23/02/2010
Facebook, chiuso il gruppo contro i bimbi Down
Facebook, chiuso il gruppo contro i bimbi Down
In rete Rivolta contro il sito del «tiro al bersaglio». La polizia postale: «Ci siamo riusciti perché hanno collaborato le autorità americane»
ROMA — Oscurato. Il gruppo di Facebook «Giochiamo al tiro al bersaglio con i bambini Down», che domenica sera contava oltre 1.700 iscritti tra uomini e donne, non è più sulla rete. La polizia postale ne ha ottenuto la chiusura ieri mattina. Mentre le decine di siti di rivolta nati spontaneamente sul web continuano a raccogliere consensi. Ieri sera contava oltre 100mila adesioni l'appello lanciato per primo su Facebook a «chiudere» il gruppo anti-bambini Down. E quasi altrettanti avevano seguito il principale gruppo «contro». La «tempestività» della rimozione ha ottenuto il plauso unanime. Ma come è stato possibile raggiungere così in fretta un risultato altre volte rincorso invano?
COLLABORAZIONE DAGLI USA - «Su alcuni temi anche gli americani sono particolarmente sensibili», risponde il direttore della polizia postale, Antonio Apruzzese. «Solo il server, che è a Palo Alto, può decidere di rimuovere i gruppi. Noi li abbiamo allertati subito e contestualmente abbiamo avvertito l'autorità giudiziaria. Due procure, Catania e Pescara, stanno procedendo», aggiunge. L'ipotesi di reato potrebbe essere istigazione a delinquere. Ma per rintracciare i responsabili occorrerà sempre attendere elementi dalla California. Spiega Apruzzese: «Bisogna vedere quali tracce saranno riusciti a "congelarci" sul server. Il problema della rete è che è transnazionale. Quindi l'unica cosa che serve è la cooperazione tra Stati». La prova "congelata" attesa è la connessione del «vendicatore mascherato» come si definiva l'ideatore del gruppo.
I COMMENTI - Loda la polizia postale il ministro Mara Carfagna, subito intervenuta contro il gruppo «inaccettabile, non degno di persone civili, pericoloso». Chiede «pene esemplari» il ministro dell'Agricoltura, Luca Zaia. Si offre per rieducare i responsabili nella propria comunità l'associazione Papa Giovanni XXIII di don Benzi. Nel pdl c'è chi invita a non scambiarli «per l'utente tipo della rete». Chi, come Anna Maria Bernini suggerisce un «codice etico della rete». E chi come Giuseppe Esposito si dice pronto a sostenere una legge anti «imbecilli». Un genere che non è solo nel web. Sono fresche le polemiche per l'uso della parola «mongoloide» intesa come insulto tra gli inquilini del Grande Fratello e per la denuncia di un genitore di Treviso che in pizzeria si era sentito dire: «Se vostra figlia è così, tenetela a casa». Parlano di ennesima «provocazione di ignoranti» blog, siti web e diari digitali. Da un lato c'è chi invoca una condanna esemplare, magari creando leggi ad hoc per evitare l'impunità dell'anonimato online. Dall'altro chi invita a ignorare il fatto, perché «gli scemi sono sul web così come nella vita reale».
Federico Cella
Virginia Piccolillo
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22/02/2010
Follie e minacce su Facebook: «Tiro al bersaglio sui bambini Down»
Follie e minacce su Facebook: «Tiro al bersaglio sui bambini Down»
Internet. Oltre mille gli iscritti. Delirio in Rete: «Un peso per la nostra società». Scoppia la rivolta, poi il gruppo chiude
MILANO – Alla fine il gruppo è scomparso. Chiuso da Facebook oppure direttamente da chi lo aveva architettato, magari per paura delle conseguenze, dopo una improvvisa notorietà: non c'è più il gruppo «Giochiamo al bersaglio con i bambini down», che contava attorno alle 19 di domenica oltre 1300 iscritti (anche se si deve tenere conto che nelle ultime ore c'era stato un boom di iscritti per protestare contro gli ideatori). Il gruppo era attivo da qualche giorno e ovviamente ha subito richiamato l’attenzione di genitori e di familiari di persone disabili che attraverso il passaparola del social network hanno immediatamente attivato la procedura che prevede la segnalazione di un gruppo che incita alla violenza. Una procedura però che passa attraverso il filtro oltre Oceano dei responsabili di Facebook, come ha subito spiegato la Polizia Postale, che in Italia è preposta a vigilare sul web. In questo caso, dunque, sembrava impossibile in tempi brevissimi oscurare questa pagina, nata sicuramente dal delirio mentale di pochi. Il fondatore infatti, con un profilo anonimo, si chiamava nientemeno che «Il vendicatore mascherato», non si capiva da dove scrivesse, e comunque può contare su 288 «amici». La descrizione del gruppo era aberrante e sgrammaticata: «I bambini down sono solo un peso per la nostra società... Dunque cosa fare per risolvere il problema? Come liberarci di queste creature in maniera civile? Ebbene si signori... io ho trovato la soluzione: Esso consiste nell'usare questi esseri come bersagli, mobili o fissi, nei poligoni di tiro al bersaglio». Riportiamo questa frase per rendere l'idea di che cosa si possa partorire utilizzando il web e il social network come luogo di sfogo pubblico, anche se virtuale, delle peggiori aberrazioni.
LA REAZIONE – La reazione è stata immediata, sempre su Facebook: nasce il gruppo «Segnaliamo il gruppo : GIOCHIAMO AL TIRO AL BERSAGLIO CON I BAMBINI DOWN», che subito vince in numero di iscritti, e raggiunge quota 5247 membri alle 19 di domenica. Un commento fra i tanti nella bacheca di questo gruppo, scrive «La Gottina»: «a parte la dolcezza che possono avere.... o le persone in se che sono...io ho una sorella down.... e guai a chi me la tocca.... ma a quelle persone ignoranti che si sono permesse di creare un gruppo del genere..gli auguro il peggio. e che la loro vita sia piena di sofferenza. IGNORANTI!, tutti che sottolineano vicinanza e affetto alle persone con sindrome di Down.
CARFAGNA - «Un gruppo inaccettabile, non degno di persone civili, pericoloso. E, soprattutto, un reato che, in quanto tale, sarà perseguito»: era arrivata a stretto giro la presa di posizione di Mara Carfagna, ministro per le Pari Opportunità: «L'istigazione a delinquere, ovunque questa avvenga e in qualunque forma, è un reato e, di conseguenza, verrà certamente perseguito dalla Magistratura. I responsabili stiano certi che saranno individuati e denunciati, che la Polizia postale sta facendo il massimo per togliere di mezzo questo gruppo». E non è da escludere che la chiusura del gruppo sia avvenuta sotto la pressione combinata del web e di questo pronunciamento tempestivo.
I PRECEDENTI - Questo ultimo episodio di uso improprio di Facebook segue però di poche settimane la polemica sul continuo uso del termine «mongoloide», come insulto reciproco, fra i concorrenti del Grande Fratello, un episodio denunciato dall'Associazione Italiana Persone Down, fino alle scuse, piuttosto formali, della conduttrice Alessia Marcuzzi. E ancora prima, a Treviso, un genitore aveva segnalato al giornale della città di aver dovuto abbandonare una pizzeria, dopo che la sua bambina down aveva suscitato l'irritata reazione di un avventore: «Se vostra figlia è così, tenetela a casa», era più o meno la frase rivolta al papà. Segnali che non vanno sottovalutati, sintomo di insofferenza probabilmente nei confronti di una crescente e giusta visibilità delle persone con sindrome di Down, e più in generale, con problemi di disabilità, in una società che sempre più prevede forme di inclusione nella vita normale di tutti, dalla scuola al tempo libero. D'altronde anche su Facebook sono moltissime le testimonianze positive, e i gruppi che nascono attorno alle esperienze delle associazioni e dei singoli. A riprova che le tecnologie e internet sono solo degli strumenti, che possono diventare buoni o cattivi a seconda di chi ne fa uso.
Franco Bomprezzi
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02/02/2010
Dinho, la festa prima del derby-flop
Dinho, la festa prima del derby-flop
Il fantasista si è allenato poco e male e contro l'Inter ha deluso. Notti folli in una suite di un grande albergo. Il prezzo: 75 mila euro
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| Ronaldinho (Liverani) |
MILANO — Una cosa l'abbiamo capita. Ronaldinho non è un pantofolaio: difficilmente sceglie di trascorrere a casa le sue serate guardando «Porta a Porta» con una tisana in mano e le gambe allungate sul tavolino. Preferisce i ristoranti brasiliani, suonare i bonghi nei locali di samba, far tardi con gli amici. E pazienza se il giorno dopo c'è un allenamento da affrontare o il ritiro di una gara di campionato da sopportare. Non di rado è stato avvistato in discoteche, festival latino-americani, a fare baldoria da solo, con compagni o colleghi di altre squadre. Qualche volta la società gli ha tirato le orecchie, in altre occasioni ha semplicemente preso atto dell'accaduto. Del resto finora il rendimento del brasiliano è stato di alto livello: ha segnato 9 gol in campionato, risultando il miglior marcatore della squadra; ha realizzato una splendida tripletta con il Siena e in molte occasioni ha trascinato il Milan alla vittoria.
Ronaldinho è così, prendere o lasciare. A Torino ha fatto l'alba per festeggiare il compleanno del fratello Roberto fra churrasco e musica: ma siccome aveva demolito la Juve poche ore prima (2 gol nel 3-0 rossonero), nessuno si è sognato di avanzare pubbliche reprimende. Ora invece dopo la sconfitta subita nel derby, e i conseguenti sogni di gloria evaporati, un gossip maligno circola da qualche giorno per Milano. «Ronaldinho ha fatto festa per tutta la settimana prima della partita con l'Inter» dicono. Possibile? Possibile. Il brasiliano, l'uomo in più del Milan di Leonardo, il giocatore più amato dal presidente Berlusconi e capace di segnare cinque gol in otto giorni tra Juventus e Siena, ha folleggiato per tre notti consecutive in uno degli hotel più lussuosi ma anche più in vista della città. Ha affittato per sé e per gli amici una suite da mille e una notte, abbandonata in tutta fretta solo sabato in tarda mattinata per raggiungere Milanello per l'allenamento della vigilia e il ritiro con la squadra. I tre giorni di festa sono costati 75 mila euro come l'equivalente di un Suv di lusso o di un garage in centro a Milano. Affari suoi, verrebbe da dire. Verissimo. Un dubbio però sorge spontaneo: la sua condotta nei giorni precedenti alla sfida che può indirizzare la stagione ha influito sul rendimento in gara? Il Corriere della Sera gli ha rifilato 5 in pagella, voto decretatogli anche dalla Gazzetta dello Sport. Dinho si è fatto parare un rigore al 47' della ripresa, ma più in generale ha offerto una prestazione opaca.
«Era più dispiaciuto per aver perso il derby che per aver fallito il tiro dal dischetto» ha commentato sabato Leonardo alla vigilia della gara con il Livorno. Ma comunque non si ha la riprova che il Milan avrebbe battuto l'Inter se l'irrequieto Dinho fosse andato a letto per tutta la settimana alle 22 dopo aver visto un bel dvd nel soggiorno di casa sua. E siccome ciascuno trascorre il tempo libero come meglio crede, Clarence Seedorf la prossima settimana su invito di Kofi Annan, Bob Geldof e Desmond Tutu, arcivescovo sudafricano e premio Nobel per la Pace, interverrà a Londra al convegno «One Young World». Un summit, dove si danno convegno giovani under 25, che si candidano a diventare i leader di domani. Seedorf terrà un discorso e diverrà ambasciatore dell'organizzazione mondiale. Partirà lunedì 8 febbraio e tornerà il 10: la dirigenza milanista ha concesso al giocatore il permesso di intervenire perché si tratta di una iniziativa che dà lustro e prestigio anche allo stesso club. Ma la presenza del centrocampista per la gara con l'Udinese (in programma venerdì 12 febbraio, per consentire ai rossoneri di preparare al meglio la sfida di Champions con il Manchester del 16) è in forte dubbio.
Monica Colombo
17:02 Scritto in SPORT | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
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29/11/2008
Usa: sconti folli per il «Black friday», commesso travolto da Wal-Mart
Usa: sconti folli per il «Black friday», commesso travolto da Wal-MartI tradizionali acquisti per Natale dopo il Giorno del ringraziamento. Duemila persone alle 5 del mattino hanno superato i cancelli e ostacolato i soccorsi. Alcune erano in fila da 24 ore.
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| La folla in coda da Macy's a New York |
NEW YORK - Il Black friday, il tradizionale venerdì di acquisti negli Stati Uniti che segue il giovedì del Giorno del Ringraziamento, ha provocato una vittima. A Valley Stream, un sobborgo di New York, un dipendente della catena Wal-Mart è morto travolto dalla folla. Alle 4,55 del mattino, cinque minuti prima dell'apertura, le circa 2 mila persone assiepate davanti all'ingresso del supermercato, alcune da giovedì mattina, hanno sfondato i cancelli e travolto Jdimypai Damour, 34 anni, originario della Giamaica. La gente, incurante della vittima, un impiegato temporaneo, ha anche ostacolato i soccorsi dei colleghi di Damour pur di poter passare e arraffare le migliori occasioni dagli scaffali. I clienti hanno continuato a entrare anche dopo l'arrivo dell'ambulanza e della polizia. Gli agenti hanno riferito che nella calca altre quattro persone sono rimaste ferite, tra questi una donna incinta di 8 mesi ricoverata in ospedale per accertamenti.
SCONTI - Quest'anno, per fronteggiare la crisi, i negozi hanno proposto sconti «folli» su prodotti limitati pur di attirare la clientela. Ma, nonostante questo, alla fine i negozianti sono stati contenti ma non estusiati. In America è stato dato il nome di Venerdì nero non per malaugurio, ma al contrario perché è la giornata in cui i commercianti escono dal «rosso» nei conti, cioè iniziano a guadagnare: si stima che in questo giorno vengano realizzate il 40% delle vendite annuali. Negli Usa il Black friday è un importante indicatore sulla propensione dei consumatori a spendere per le festività natalizie. La differenza riscontrata quest'anno è una maggiore propensione all'uso del contante e delle carte di debito rispetto alle carte di credito.
SPARATORIA - In un altro episodio avvenuto venerdì, ma non legato alla frenesia degli acquisti, due persone sono state uccise in una sparatoria tra gang rivali in un negozio di giocattoli della catena Toys R Us di Palm Desert, in California.
16:06 Scritto in ESTERI | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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02/11/2008
Carta di credito con diamante Kazakistan, follie e miracoli
Carta di credito con diamante Kazakistan, follie e miracoliNel regno di Nazarbayev, che vuole dare alla capitale il suo nome. Città design e crescita boom: il Paese degli eccessi
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| Il presidente del Kazakistan Nursultan Nazarbayev |
Quelli di Mastercard, scrive il Financial Times, pensano di piazzarne 30 al mese. Da noi c'è chi fa la fila agli sportelli per mettere i soldi nel materasso. Da loro, invece, passano in cassa con la Diamond card. Forse vale la pena di seguire il consiglio di Silvio Berlusconi: «Sono passato in Kazakistan — ha detto qualche giorno fa ai commercianti — ed è una cosa incredibile, c'è uno sviluppo del 12 per cento. Andate lì a fare una vacanza». Per questo il Cavaliere si è beccato il tormentone di Radio radicale, che manda e rimanda le sue parole seguite da quelle di Borat: «Questa casa di me. Questo è il registra voce...» bofonchia il giornalista un po' selvatico che al cinema ci ha fatto vedere un Kazakistan di baracche, capre spelacchiate e miseria. Nulla a che vedere con le meraviglie che Berlusconi ha raccontato in stile depliant: «Ho visto un'enorme diga a forma di fiore, bastava premere un tasto per illuminare tutta una città. Ho pensato di fare la stessa cosa in Sardegna».
Tra B & B, tra Borat e Berlusconi, ha ragione Berlusconi. Da dieci anni l'economia di questo Paese cresce a ritmi più che cinesi. E da granaio d'Europa è diventato petroliera del mondo, oltre 200 mila barili al giorno. Ma si sa, quando arriva tutta in una volta la ricchezza non è democratica. Negli ultimi tre anni l'importazione di champagne è aumentata del 1300 per cento, ma la bevanda più diffusa è ancora il latte fermentato d'asina. E simbolo di questa crescita scomposta è proprio la nuova capitale, Astana. La torre di 97 metri di Norman Foster, gli skilift in periferia, i viali alberati in stile parigino: 20 miliardi di euro per tirare su una specie di Dubai nel bel mezzo della steppa. Poi non se n'è fatto nulla ma quest'anno doveva cambiare nome e diventare Nursultan, dal nome di battesimo del presidente- padrone Nazarbayev. «Un mio amico — dice sempre Berlusconi — ha il 91% dei voti, e ha fatto cose straordinarie ». Tra le cose straordinarie: trasformare il suo incarico a vita, sciogliere la Corte costituzionale, attribuirsi il potere di nomina di giudici e sindaci, far piazzare numerose statue di sé medesimo, e trasformare in reato le critiche della stampa. Rischio teorico, perché a controllare metà dell'informazione kazaka è la figlia Dariga. Ecco, semmai il pericolo per questo ex metalmeccanico già al potere ai tempi dell'Urss, arriva proprio dalla famiglia.
A fargli le scarpe ci ha provato il genero Rakhat Aliyev che per punizione è stato spedito a fare l'ambasciatore a Vienna. E, visto che insisteva, è stato anche accusato di due omicidi (ricordate chi nomina i giudici?). Ricchi di petrolio, poveri di democrazia e pure tormentati da una dynasty del Caucaso. Oltre al potere, dicono che la vera passione del presidente- padrone siano le canzoni dell'italiano vero, Toto Cotugno. Non resta che consolarci così. Anzi, già che ci siamo: l'anno scorso è arrivata a Milano Ljuba Maliakova, miss Kazakistan. Mano nella mano con Valerio Merola, l'italico merolone. Altro che Diamond card.
13:02 Scritto in DISASTRO | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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