07/09/2011

Il crollo dei mercati Ma se "inventassimo" un euro di serie B?

Il crollo dei mercati Ma se "inventassimo" un euro di serie B?

Il passaggio a una valuta mediterranea presenterebbe più rischi che vantaggi. E i mutui andrebbero alle stelle

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02/11/2010

Addio alle borse di studio tagliato il 90% dei soldi

Addio alle borse di studio tagliato il 90% dei soldi

Ridotti i fondi per gli atenei: per il 2011 la Gelmini prevede solo 26 milioni. Oltre 180 mila studenti hanno diritto all'assegno, ma otto su dieci non lo riceveranno

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14/10/2010

«Non ci sono fondi per i ricercatori» Slitta la riforma dell'Università

«Non ci sono fondi per i ricercatori» Slitta la riforma dell'Università

La ragioneria dello stato boccia alcune norme: nuovo stallo. Il nodo riguarda le coperture di alcuni emendamenti Fli: «Trovare le risorse o rinviare il ddl»

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22/07/2010

Manichini al posto degli agenti E i detenuti fuggono dal carcere

Manichini al posto degli agenti E i detenuti fuggono dal carcere

Pochi fondi, personale all'osso. Non funziona l'espediente adottato dalle guardie di un penitenziario argentino, «Abbiamo usato dei palloni al posto delle facce, ci siamo ispirati a Tom Hanks».

 

Una delle torri di guardia del carcere
Una delle torri di guardia del carcere

NEUQU ÈN (ARGENTINA) - Un taglio estremo dei fondi nelle carceri argentine ha permesso a due criminali una facile fuga: nessuno si è accorto, infatti, quando i prigionieri hanno scavalcato un muro di cinta del penitenziario e indisturbati sono fuggiti verso la libertà. Solo pochissime torri di guardia della prigione erano controllate da sorveglianti in carne ed ossa. Nelle altre c'erano dei pupazzi le cui sagome avrebbero dovuto trarre in inganno i malintenzionati.

IMBARAZZO - L'evasione è avvenuta sabato scorso. I due detenuti, Walter Pozo e Cesar Andres, che dovevano scontare una pena per rapina a mano armata, sono fuggiti senza problemi da un carcere situato nella parte occidentale dell'Argentina: si sono arrampicati su un muro, in tutta tranquillità hanno tagliato il filo spinato e si sono infine calati dall'altra parte riuscendo così a scappare. Anche perchè la torre di guardia più vicina era occupata, appunto, da un bambolotto che avrebbe dovuto fungere da guardia. La circostanza è stata confermata con non poco imbarazzo dalle autorità della provincia di Neuquén.

Il signor Wilson, il pallone che Tom Hanks in «Cast Away» ha trasformato nel proprio compagno di solitudine
Il signor Wilson, il pallone che Tom Hanks in «Cast Away» ha trasformato nel proprio compagno di solitudine

LA PALLA WILSON - «Abbiamo fabbricato il manichino usando semplicemente un pallone da calcio. Ci abbiamo dipinto una faccia e gli abbiamo messo un berretto da ufficiale del carcere. I detenuti vedevano l'ombra del bambolotto e dovevano credere di essere sorvegliati», ha spiegato uno dei veri agenti di polizia penitenziaria al quotidiano Rio Negro. Il secondino ha poi aggiunto: «Lo abbiamo chiamato Wilson, come il compagno di Tom Hanks nel film Cast Away». Insomma, un espediente degno del migliore blockbuster hollywoodiano.

TELECAMERE FUORI USO - Solo due delle 15 torri di guardia erano piantonate da personale in carne ed ossa. «In realtà ci sono anche una quarantina di telecamere di sorveglianza nel carcere, alcune per monitorare il muro. Ma il più delle volte non funzionano», ha sottolineato il capo della polizia locale, Juan Carlos Lepen. Già perchè molte telecamere e monitor di sicurezza sono difettosi e non possono essere riparati per mancanza di fondi. Drasticamente tagliato negli anni è stato pure il personale di sicurezza. Solo nella tarda serata di sabato è scattato l'allarme nell'Unità penale numero 11 della provincia di Neuquén, ma le ricerche si sono dimostrate vane: i detenuti evasi avevano oramai un largo vantaggio sui loro inseguitori.

Elmar Burchia


09/04/2010

«A giugno manovra da 4-5 miliardi» Tremonti: «Voci senza fondamento»

«A giugno manovra da 4-5 miliardi» Tremonti: «Voci senza fondamento»

Ma per alcuni non è escluso che l'intervento sui conti pubblici sia anche più consistente. Tra i fondi necessari, quelli per il rifinanziamento delle missioni all'estero. Ma il ministro smentisce

 

Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti (Fotogramma)
Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti (Fotogramma)

MILANO - Sarebbe, se confermato, il ritorno di un evergreen della prima Repubblica: la «manovrina». Sarebbe infatti in arrivo a giugno una manovra correttiva dei conti pubblici. A quanto si è appreso da fonti parlamentari, è necessario reperire per le sole spese correnti almeno 4-5 miliardi di euro. Tra i fondi necessari, quelli per il rifinanziamento delle missioni all'estero per il secondo semestre 2010 oltre ad alcune spese correnti. Non è escluso, quindi, che il valore della manovra possa crescere. La manovra bis che, secondo le indiscrezioni, sarà varata con decreto legge prima dell'estate, probabilmente a giugno, è un intervento di manutenzione della Finanziaria triennale, come già fatto nel 2009. Il quadro macroeconomico, che consentirà una definizione più esatta dei tendenziali e dell'entità della manovra bis, sarà messo a punto con la Relazione economica e finanziaria in arrivo a fine aprile. Come sottolineano le fonti interpellate, l'intervento non è al momento mirato a una correzione dei conti ma solo al finanziamento delle spese correnti. Una valutazione ancora più approfondita potrà essere fatta a fine maggio, con il quadro dell'andamento delle entrate fiscali.

TREMONTI - Sulla questione interviene però il ministro dell'Economia Giulio Tremonti che conferma «l'impegno del Governo con la Commissione Ue per una correzione dello 0,5% del Pil sul 2011». Tremonti però, proprio a proposito delle indiscrezioni circolate in Parlamento sull'ipotesi di una manovra bis, ha risposto ai giornalisti: «Confermiamo l'impegno con l'Europa e smentiamo le vostre voci». La correzione del deficit tendenziale 2011 sarà realizzata con «la legge di stabilità», ha concluso Tremonti.

LA SMENTITA DI VEGAS - «Mai saputo niente» aveva detto in precedenza il viceministro dell'Economia, Giuseppe Vegas, liquidando così l'indiscrezione parlamentare. Tuttavia le stesse fonti che l'avevano fatta trapelare, secondo quanto riferito dall'agenzia Radiocor, riferivano successivamente che la notizia sarebbe stata anticipata mercoledì dal Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, durante una riunione di partito.

IL QUADRO DELLA FINANZA PUBBLICA - Intanto, sul fronte dei conti pubblici a fine aprile dovrebbe essere presentata la Relazione unificata sull’economia e la finanza pubblica che aggiorna il quadro macroeconomico dell’Italia. L’ultima revisione risale al patto di stabilità presentato dal Tesoro a fine gennaio che stima per quest’anno un Pil all’1,1%, un debito al 116,9% e il deficit al 5%. Dall’anno prossimo, per effetto della nuova legge di contabilità pubblica, la Ruef (relazione unificata sull’economia e la finanza pubblica) diventerà Ref (relazione sull’economia e la finanza pubblica) e conterrà sempre l'aggiornamento delle previsioni macroeconomiche e di finanza pubblica. Per il Dpef, invece, le novità scattano già da quest’anno: non sarà più presentato entro luglio, ma entro il 15 settembre e si chiamerà Decisione di finanza pubblica (Dfp). Sulla base delle previsioni tendenziali e degli obiettivi indicati nella Dfp, entro il 15 ottobre sono presentati al Parlamento il disegno di legge di stabilità (la vecchia Finanziaria), e il ddl Bilancio.

Redazione online


19/03/2010

Sì al dl incentivi, fondo da 300 milioni Previsti sconti per l'acquisto di cucine

Sì al dl incentivi, fondo da 300 milioni Previsti sconti per l'acquisto di cucine

 

I soldi per finanziare il fondo saranno trovati con il recupero dell'evasione fiscale. Il Cdm vara il decreto che finanzia il fondo a sostegno dei settori in crisi. Bersani: «Queste cose non servono»

 

MILANO - Via libera del Consiglio dei ministri al decreto legge sugli incentivi. Il fondo che sarà attivato allo Sviluppo economico per sostenere i settori colpiti dalla crisi sarà di 300 milioni, che dovrebbero arrivare dal recupero dell'evasione fiscale. Il decreto è piuttosto contenuto: solo 5 articoli, compreso l'ultimo che stabilisce l'entrata in vigore della legge. Il fondo - prevede sempre il provvedimento - potrà essere però successivamente incrementato con altre risorse da parte del ministero dello Sviluppo Economico, di concerto con il ministero dell'Economia. Per il ministro della Pubblica amministrazione e l'Innovazione, Renato Brunetta, il decreto approvato dal governo rappresenta «un importante provvedimento di rilancio dei settori economici in crisi». Critico invece il leader del Pd Pier Luigi Bersani. «Non credo che siano queste le cose che servono, serve spingere sull'innovazione, sui problemi strutturali della piccola impresa e dare degli orizzonti, aiutare la ricerca e l'internazionalizzazione» ha detto il segretario dei democratici.

SCONTI SULLE CUCINE - Il decreto, stando a quanto contenuto nella bozza, prevede fino a 1.000 euro di sconto sulle cucine. È previsto un contributo, sotto forma di riduzione, «per il 10% del costo e nel limite massimo di singolo contributo pari a 1.000 euro, per la sostituzione dei mobili per cucina in uso con cucine componibili ed elettrodomestici da incasso ad alta efficienza».

PORTI - Nel decreto legge incentivi è stato previsto tra le altre cose, un fondo con una dotazione iniziale di 80 milioni di euro destinato a finanziare, da subito, le opere infrastrutturali nei porti di rilevanza nazionale. Lo ha spiegato il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Altero Matteoli, aggiungendo anche che «il fondo sarà ripartito con decreto interministeriale tenendo conto della gestione più virtuosa dei porti. Si tratta indubbiamente - osserva Matteoli in una nota - di un ulteriore segnale dell'attenzione che il governo vuole dedicare ai porti e al loro rilancio, in particolare allo sviluppo degli investimenti in infrastrutture per competere in un mercato complesso e globale che registra i primi sintomi di ripresa».

Redazione online


18/03/2010

Più disoccupati tra i laureati E gli stipendi sono «leggeri»

Più disoccupati tra i laureati E gli stipendi sono «leggeri»

 

Rapporto - I dati di AlmaLaurea. «Colpa anche dei pochi fondi per la ricerca». Senza lavoro per anni. Colpiti anche i neo ingegneri

 

ROMA—Sempre più difficile trovare lavoro per i laureati, indipendentemente dalle sedi e dalla tipologia del diploma. Non fanno eccezione neppure i titoli tradizionalmente «forti», per esempio ingegneria, conquistati dopo 5 o più anni di studi universitari. Il dodicesimo rapporto sulla condizione occupazionale di AlmaLaurea, la banca dati alla quale aderiscono 60 atenei, ha appena tirato le somme sul destino di 210 mila ragazzi che hanno tagliato il traguardo nel 2008. Il risultato è un sensibile aumento del tasso di disoccupazione rispetto al 2007. Per le lauree di primo livello, è passato dal 16,5 al 21,9 per cento. Per le specialistiche (tre anni più due) sale dal 13,9 al 20,8. Per le specialistiche a ciclo unico, (medici, architetti, veterinari) dall’8,9 al 15%. A un anno dal conseguimento della laurea, il tasso di occupazione tra i laureati di primo livello è pari al 62%, per quelli di secondo livello, al 45,5%.

Il mercato del lavoro stenta ad assorbire anche a tre e a cinque anni dal conseguimento del titolo. «Purtroppo anche all’Università —dice il presidente della Conferenza dei rettori (Crui), Enrico Decleva — si riflette la crisi più generale che il Paese sta attraversando. Una crisi che ha raggiunto il capitale umano meglio formato in misura preoccupante». Per Andrea Cammelli, direttore di AlmaLaurea, se le imprese assorbono meno laureati ciò dipende anche dalla scarsità dei finanziamenti, pubblici e privati, destinati alla ricerca, il principale motore dello sviluppo economico di un Paese. In Europa l’Italia risulta agli ultimi posti per quanto riguarda la spesa per ricerca e sviluppo in rapporto al Pil: 1,2 per cento, contro l’ 1,3 della Spagna e dell’Irlanda, il 2,5 della Germania e 3,6 della Svezia. La situazione non cambia se si prende in esame la spesa per l’istruzione universitaria: investiamo lo 0,80 del Pil contro lo 0,95 della Spagna, l’1,11 della Germania, l’1,84 della Svezia e il 2,27 della Danimarca.

Lo stato di sofferenza del Paese è confermato dal calo delle richieste di profili di laureati che il mondo produttivo rivolge alla banca dati. Nei primi due mesi del 2010, rispetto allo stesso periodo del 2009, la diminuzione delle domande è stata del 31 per cento e ha riguardato tutti i percorsi: meno 37 per cento nel gruppo Economico-statistico, meno 9 per cento in Ingegneria. Diminuiscono le opportunità di lavoro e le buste paga diventano più leggere. Il guadagno mensile netto ad un anno dal «pezzo di carta» è di 1.109 euro per le lauree di primo livello, di 1.057 per le specialistiche e di 1.110 per le specialistiche a ciclo unico. Ma rispetto alla precedente rilevazione, le retribuzioni nominali risultano in calo rispettivamente del 2, del 5 e del 3 per cento. Dopo 5 anni dalla laurea lo stipendio medio è di circa 1.328 euro, con differenze sostanziali secondo le professioni. Un medico porta a casa oltre duemila euro, un ingegnere si attesta a 1.620, in fondo all’elenco insegnanti (1.099) e psicologi (1.038).

Giulio Benedetti


14/11/2009

Finanziaria ok, ma senza la banca del sud

Finanziaria ok, ma senza la banca del sud

 

Ora la parola passa all'aula della Camera per la seconda lettura. Non trovano spazio nella manovra anche i fondi per i giovani ricercatori. Non passa il mini-taglio all'Irap

 

Il presidente del Senato, Renato Schifani, con il capogruppo Pdl, Gasparri, e il suo vice, Quagliariello (Lapresse)
Il presidente del Senato, Renato Schifani, con il capogruppo Pdl, Gasparri, e il suo vice, Quagliariello (Lapresse)

ROMA - - L’Aula del Senato ha approvato la manovra di bilancio per il 2010 che passa adesso alla Camera per la seconda lettura. L'assemblea ha approvato la manovra introducendo solo le modifiche contenute nel maxi-emendamento presentato dal relatore Maurizio Saia. I senatori dopo aver approvato il ddl Finanziaria con 149 sì, 122 no e 3 astenuti, hanno dato anche il via libera alla Nota di variazione e al ddl Bilancio (148 voti a favore, 112 contrari e nessun astenuto). Il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, si è detto sodisfatto dello «straordinario e responsabile lavoro fatto in questi giorni» tuttavia ha spiegato in una nota che «alla Camera, in seconda lettura, non mancheranno occasioni per ulteriori comuni approfondimenti e riflessioni».

RICERCATORI SENZA FONDI - Il rush finale per la manovra al Senato ha visto la cancellazione della banca del sud e dei fondi previsti per l'assunzione di giovani ricercatori. Due temi, questi, destinati a tenere vivo il dibattito politico. Lo stanziamento per i ricercatori era stato previsto in un emendamento, inizialmente presentato da Guido Possa del Pdl e poi ritirato. Era allora stato fatto proprio dal Pd. La proposta di modifica prevedeva la spesa di 80 milioni di euro per assumere 4.200 ricercatori ma è stato bocciato e accolto dal governo solo come ordine del giorno. Ora la finanziaria è stata approvata dal Senato e i fondi non ci sono. L'Osservatorio della Ricerca, un gruppo trasversale di scienziati e ricercatori italiani, è sul piede di guerra e chiede spiegazioni al ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini. Per Ignazio Marino, senatore del Pd, «un Paese che non investe nei giovani scienziati è un Paese che svende il proprio futuro. È uno scandalo che non deve passare sotto silenzio. Dopo tante dichiarazioni di questo governo sull'importanza della ricerca nel nostro Paese, i fatti dimostrano una totale mancanza di una visione strategica per l'innovazione e lo sviluppo». L'ex candidato alla segreteria dei democratici fa anche una proporzione con quanto avvene oltre confine: «Per la prima volta - sottolinea- i fondi per la ricerca, innovazione e sviluppo scendono in Italia sotto l'1 per cento del Pil mentre in Paesi come la Francia e la Germania superano ampliamente il 2 per cento».

LO STOP ALLA BANCA DEL SUD - La banca del Sud, invece, è saltata in quanto la misura è stata giudicata inammissibile dal presidente Renato Schifani, che ha respinto anche le norme sui tartufi, mentre ha "salvato" il comma sulla possibilità di vendere gli immobili confiscati alla mafia. L’accelerazione sulla Banca del Sud, voluta dal ministro Tremonti, è stata bloccata dal numero uno di Palazzo Madama «per estraneità di materia». La questione pregiudiziale era stata sollevata in commissione Bilancio, prima, e in Aula, poi, dal senatore del Pd, Enrico Morando, che aveva chiesto formalmente a Schifani di dichiarare l'inammissibilità. Richiesta accolta dal presidente del Senato in quanto sia il regolamento che la prassi parlamentare di Palazzo Madama prevedono l'inammissibilità in Aula di emendamenti non affrontati in Commissione. Schifani ha precisato che «da uomo del Sud» ha deciso «a malincuore», ma ha anche sottolineato di non essere «mai stato fiscalissimo nell'attribuzione della concessione dei tempi»: «Sarei stato pronto a dare alla Commissione ulteriore tempo per discutere questo emendamento, che formalmente è inammissibile, se ci fosse stata la volontà di tutte le parti in deroga a dichiaralo ammissibile soltanto dietro una condivisione». Che però non c'è stata.

NIENTE TAGLIO ALL'IRAP - L'Aula del Senato ha anche bocciato gli emendamenti alla Finanziaria presentati dal presidente della Commisione Finanze, Mario Baldassarri, che prevedevano il mini-taglio dell'Irap, l'introduzione della cedolare secca sugli affitti e l'avvio del quoziente familiare. I gruppi di opposizione avevano votato a favore degli emendamenti, che sono stati respinti per via delle numerose astensioni da parte di esponenti della maggioranza.

I BENI CONFISCATI ALLA MAFIA - Tra le misure introdotte c'è lo stanziamento di fondi per la sicurezza (100 milioni), che saranno coperti, in parte, dalla vendita di immobili confiscati alla mafia. Un comma dell'emendamento prevede infatti la possibilità di vendere i beni che non sono utilizzabili a fini sociali e destinare le entrate per il 50% al ministero dell'Interno e per il 50% al ministero della Giustizia «per assicurare il funzionamento e il potenziamento degli uffici giudiziari e degli altri servizi istituzionali».

LE ALTRE MISURE - È poi previsto lo stanziamento di 15 milioni di euro l'anno (per il 2010-2011) e 20 milioni di euro (per il 2012) per le regioni del sud che incentivano i progetti coordinati dal consiglio nazionale delle ricerche in materia di tecnologie avanzate per l'efficienza energetica, tutela dell'ambientale, metodologie innovative per il made in Italy agroalimentare, produzione di farmaci biotecnologici. Anche quest'anno arrivano in Finanziaria alcune 'micro-misurè. Vengono stanziati quattro milioni di euro per la diffusione di defibrillatori semiautomatici e automatici esterni, che diventano 2 milioni per i successivi due anni. Arriva inoltre il divieto di utilizzare i marchi delle forze armate sanzionato con multe comprese tra 1.000 e 5.000 euro per chi non rispetta la norma. Per le regioni che sono state colpite dal maltempo, il 6 giugno di quest'anno, arrivano 10 milioni di euro. Per i prodotti a lunga stagionatura viene autorizzata la spesa di 10 milioni di euro per «il riconoscimento dei contributi alla produzione». Vengono salvati i contributi alle testate giornalistiche che hanno cambiato denominazione sociale, come il Secondo l'Italia che dopo la fusione di An e Forza Italia nel Pdl non è più organo di partito. Per il settore agricolo è prevista una proroga delle agevolazioni contributive, che vale 154,5 milioni. Ma dall'altra parte vengono tagliate le agevolazioni sulle accise sul biodiesel, prevedendo un gettito di 88,7 milioni.

MAGGIORANZA DIVISA - Il braccio di ferro sulla Finanziaria era cominciato già durante l’esame in commissione Bilancio del Senato. Il presidente della commissione Finanze di Palazzo Madama, Mario Baldasarri deposita, insieme ad alcuni colleghi del Pdl, un pacchetto di emendamenti che contiene un mix di tagli alle tasse e riduzioni di spesa. Il giorno dopo il premier, Silvio Berlusconi, davanti alla platea della Cna, aveva annunciato un taglio graduale dell’Irap sino alla sua soppressione. Alla fine, alla prova del voto nell’Aula del Senato, le proposte più significative del pacchetto Baldassarri (Irap, quoziente familiare e cedolare affitti) vengono bocciate, ma il «no» è sul filo di lana. Sugli affitti i voti favorevoli sono 128 (le opposizioni più Baldassarri), i contrari 117 e le astensioni, che a Palazzo Madama valgono come ’no’, sono ben 29 e arrivano dal Pdl, con i finiani in testa. Sull’Irap, votazione quasi fotocopia: 128 sì, 120 i no e 26 gli astenuti tutti del Pdl. Stesso discorso per l’Irpef: 126 voti favorevoli, 126 contrari e 22 astenuti.


21/10/2009

«Io, ancora precaria e single a 41 anni con dieci contratti da ricercatrice»

«Io, ancora precaria e single a 41 anni con dieci contratti da ricercatrice»

 

Laureata nel '94, maria grazia di certo lavora al cnr. La delusione dello stop alla stabilizzazione nel 2007. «Non guardo al futuro»

 

Maria Grazia Di Certo
Maria Grazia Di Certo

ROMA — La pazienza la avverti già nel tono della voce, disteso e per­sino rassicurante, con cui Maria Gra­zia Di Certo, romana, 41 anni, ricer­catrice in biotecnologie al Cnr, pre­caria da 15 anni, racconta la propria storia vissuta «sul filo». Quando si è abituati a camminare in bilico lassù, probabilmente non si solleva nem­meno più lo sguardo per scorgere l'approdo sicuro. Ci si concentra sul centimetro trattenendo il fiato, così come Maria Grazia fa ogni giorno, guardando con il microscopio il suo vetrino in una battaglia più grande di lei, quella contro le malattie gene­tiche.

In fondo il sogno era questo qui, quando Maria Grazia ha iniziato fre­quentando, a Roma, Scienze biologi­che. La laurea è arrivata nel 1994, nello stesso anno in cui a vincere il Nobel per la Medicina è Martin Rod­bell, biochimico, scopritore delle proteine G. «Mi sono specializzata in patologia clinica — racconta Ma­ria Grazia — e poi ho preso il dotto­rato di ricerca a L’Aquila in biotecno­logie ».

Comincia così un percorso insta­bile tra borse di studio e primi con­tratti: «Per carità, tutti noi sappia­mo che la gavetta è lunga — spiega la ricercatrice —. Io arrotondavo fa­cendo il rappresentante farmaceuti­co ». Da lì alla dura realtà dei co.co.co, i collaboratori coordinati e continuativi introdotti nel 1995 con la riforma Dini e istituzionalizzati due anni dopo dal «pacchetto Treu», il passo è breve: «Di quei con­tratti ne avrò collezionati almeno una decina!».

Poi una luce in fondo al tunnel: nel 2007 la Finanziaria Prodi intro­duce una graduale stabilizzazione dei precari. C’è la possibilità di ap­prodare al mitico posto fisso, al con­tratto a tempo indeterminato, a una casa propria e forse, chissà, a una fa­miglia. Maria Grazia si mette in fila per la regolarizzazione ed è a un pas­so dall’ottenerla, quando cambia il governo e la sanatoria viene blocca­ta. «Io non ce l’ho fatta, ma 3 o 4 col­leghi, sì. Erano in 4 mila a sperarci, ce l’avranno fatta, sì e no, un miglia­io ». La delusione è fortissima: «L’unica consolazione è che sono stata inquadrata come articolo 23, contratto a termine, questo signifi­ca almeno non avere più uno stipen­dio da fame...». Cioè? «Guadagno 1.700 euro al mese netti. Sono fortu­nata. Gli altri faticando come me tut­to il giorno, senza riconoscimento di straordinari, in media ne prendo­no 500 in meno».

Adesso però si schiude un’altra possibilità: «Il Cnr dopo 10 anni ria­pre i bandi per le assunzioni: spero di farcela anche se i posti sono po­chissimi e ci sono anche i giova­ni... ». In che senso? «Nel concorso l’anzianità vale, ma fino a un certo punto. Così può accadere che i più giovani ti passino avanti. È come se si saltasse una generazione: quella dei quarantenni come me. Lo trovo ingiusto. Va bene il merito, ma an­che l’esperienza è importante».

E cosa succederà se non supererà il concorso? «Ah, non lo so. Il mio contratto è rinnovabile per 5 anni e io sono al terzo. Tra due anni, o an­che prima, potrei tornare a fare la co.co.co.». Ma se potesse ricomincia­re oggi, rifarebbe tutto Maria Grazia: «Andando a lavorare all’estero però. In Italia la preparazione è ottima, ma dopo mancano i fondi. Si lavora in pochi ma non puoi giocare una parti­ta in tre quando le altre squadre so­no da 11 come accade in altri Paesi. Di sicuro non puoi vincerla».

Difficile parlare di prospettive di vita in queste condizioni. A dispetto del suo cognome, Di Certo, Maria Grazia ha pochi punti fermi: «Io non guardo al futuro: come potrei? Non ho un posto fisso e in banca il mutuo per la casa non me lo fanno. Sto in affitto». Ha una famiglia? Sor­ride: «Mediamente non ci si fa la fa­miglia con questo lavoro... statistica­mente è difficile farsela. Praticamen­te mi dedico al lavoro e continua a piacermi moltissimo».

Con il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, che ha fatto l’elo­gio del posto fisso, Maria Grazia si trova d’accordo: «Non si discute: la mobilità è negativa se non porta al­la costruzione di qualcosa di stabile. E questo vale poi per l’intera socie­tà ». In che senso? «Penso che il mi­nistro abbia visto che tanta gente non riesce ad arrivare a fine mese. Gente così non può permettersi di spendere un euro in più perché non ha prospettive, non ha neppure la tredicesima a Natale. Tremonti avrà pensato che l’economia non riparte senza garanzie per il futuro. È lapa­lissiano ».

Ma? C’è un «ma»? «Be’, aspetto di capire in che cosa si tradurrà questo pensiero: insomma si torna alla sta­bilizzazione dei precari? Io spero di sì. Mi auguro di poter continuare questo lavoro senza sentirmi border­line a 41 anni. Io non credo che in Italia si possano fare miracoli. Ma si può migliorare, un passo dopo l’al­tro. La pazienza di aspettare ce l’ho».

Antonella Baccaro

corriere.it


09/10/2009

Fondi (LATINA), il governo commissaria ma non per infiltrazioni mafiose

Fondi (LATINA), il governo commissaria ma non per infiltrazioni mafiose

 

POLITICA & 'NDRANGHETA. Il prefetto aveva chiesto lo scioglimento del Comune. Di Pietro: «Maroni si dimetta e Napolitano non firmi»

 

 

Manifestaione dell'Idv davanti Palazzo Chigi nello scorso settembre (Fotogramma)
Manifestaione dell'Idv davanti Palazzo Chigi nello scorso settembre (Fotogramma)

FONDI - Ci si aspettava un pronunciamento definitivo da parte del consiglio dei ministri in merito alla richiesta di scioglimento per infiltrazioni mafiose nel comune di Fondi. Ma la decisione dell'esecutivo si è limitata a ratificare il commissariamento - già in atto da lunedì- a seguito delle dimissioni di sindaco e consiglieri avvenute sabato scorso. Il ministro dell'Interno ha reiterato la proposta di un commissariamento per infiltrazioni mafiose, ma la relazione è stata bocciata da alcuni membri dell'esecutivo.

ELEZIONI A MARZO - Il Consiglio dei Ministri, ha spiegato il ministro per l'Attuazione del programma di Governo, Gianfranco Rotondi, ha scelto «la via ordinaria» del commissariamento per il comune di Fondi e il ministro dell'Interno Roberto Maroni ha dichiarato che per il comune di Fondi si voterà a marzo, persumibilmente in contemporanea alle regionali. Maroni su Fondi afferma: «Abbiamo scelto di ridare la parola al popolo sovrano piuttosto che imporre un commissariamento di 18 mesi».

«COLLUSIONE MAFIA E POLITICA» - «Chiediamo le dimissioni del ministro Maroni. È vergognoso che questo governo non abbia sciolto il comune di Fondi. È un atto gravissimo che conferma la collusione fra la politica e la mafia». Lo afferma il presidente dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, commentando la decisione del Consiglio dei ministri di commissariare e non di sciogliere il comune di Fondi. «La legalità, la trasparenza e il rispetto delle istituzioni sono un optional per questo esecutivo- aggiunge Di Pietro- che continua a calpestare le più elementari regole di civiltà. L'Italia dei Valori che sin dal primo giorno ha denunciato le connivenze pericolose dell'amministrazione di Fondi, certificate anche dal Prefetto, sta dalla parte dei cittadini onesti e continuerà a battersi, senza se e senza ma, a difesa della legalità». L'ex pm conclude: «Non ci si nasconda dietro una foglia di fico: con la decisione presa oggi il governo Berlusconi dà il via libera alla candidatura, per le prossime elezioni, al sindaco e ai consiglieri dimissionari». Il senatore dipietrista Pedica che ha potuto assistere alla riunione dell'esecutivo su invito del segretario generale Manlio Strano aggiunge: «Il Prefetto Frattasi e il ministro Maroni hanno perso, ha vinto la camorra. A questo tutti i comuni prenderanno questo caso ad esempio: si dimetteranno un giorno prima dello scioglimento». L'iter dello scioglimento per infiltrazioni mafiosi sarebbe dunque decaduto, il senatore invita il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano «a non firmare il provvedimento di commissariamento».

«DECISIONE VERGOGNOSA» - «Decisione vergognosa nel metodo e nel merito», la definisce Luisa Laurelli del Pd, presidente della commissione di sicurezza della Ragione Lazio. «Una manovra - dice Laurelli - che consentirà, di fatto, agli amministratori uscenti, alcuni dei quali indagati, di potersi ricandidare alla guida del Comune alle prossime elezioni senza che, nel frattempo, il commissario designato abbia ricevuto il mandato di agire in profondità per liberare l'amministrazione comunale dalle infiltrazioni che la infestano. Commissariare il Comune per motivi di mafia avrebbe significato, infatti, il riconoscimento da parte del Governo della gravità della situazione in tutto il sud pontino, dove la criminalità organizzata è ormai una presenza stanziale.

MAFIA, L'ITER DECADE POSSIBILITA' DI CANDIDARSI - A questo punto gli amministratori che hanno presentato le dimissioni pochi giorni fa, potranno ricandidarsi alle amministrative di marzo.

Michele Marangon

Fonte: Corriere.it