14/09/2010
Verona, sequestrate 10 milioni di uova conservate tra topi ed escrementi
Verona, sequestrate 10 milioni di uova conservate tra topi ed escrementiOperazione dei Nas nei magazzini di una ditta che riforniva note industrie dolciarie nazionali, riscontrate «diffuse situazioni di sporcizia»
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07/07/2010
I costi per restare Madonna
I costi per restare MadonnaStar sYstem - il sistema per mantenersi divi. 12mila euro al mese la fornitura di acqua. 1.800 a vasetto per crema protettiva, 75mila l'anno solo per sieri antietà. Più economici, fisioterapista e chiropratico: sui 18 mila
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Avere 52 anni fra poco più di un mese (li compirà il 16 agosto) e dimostrarne almeno 15 di meno: questo l’obiettivo di Madonna che ha dichiarato guerra al tempo che passa a colpi di palestra, dieta ferrea e qualche “ritocchino”. Un “tagliando” annuale che le costa la bellezza di 562.600 sterline, ovvero 676mila euro, come ha conteggiato il Daily Mirror . E non potrebbe essere altrimenti per una che ha sempre sostenuto di essere una “Material Girl” e che, perciò, non può accontentarsi di una semplice crema per il contorno occhi prima di andare a letto, ma deve ricoprirsi interamente il corpo con una lozione da 500 sterline (600 euro) a vasetto, senza contare la crema solare a protezione totale da 1500 sterline (1800 euro) e tutti gli altri sieri anti-età che ha nel beauty e che le costano qualcosa come 62.600 sterline (oltre 75mila euro) l’anno.
48MILA EURO PER PIALLARE LA CELLULITE - Una donna, insomma, che non può bere della banale acqua di rubinetto, ma deve avere nel bicchiere solo della purissima acqua Kabbalah, la cui fornitura mensile si aggira sulle 10mila sterline (12mila euro). E che dire dell’odiosa cellulite? Anche la regina del pop non ne è immune e la combatte grazie ad una speciale macchina da 40mila sterline (48mila euro) che “pialla” le temute fossette a buccia d’arancia e con massacranti sedute di “Gyrotonic Expansion System”, noto come GEX, che le costano altre 20mila sterline l’anno (24mila euro).
360EURO L'ORA LO YOGA - Lo yoga resta la sua vera passione, a maggior ragione se fatto con un istruttore di Ashtanga Yoga da 300 sterline l’ora (360 euro) che, moltiplicate per le 12 ore settimanali del suo regime fitness, portano il totale a 156mila annuali (poco meno di 190mila euro). Più economici (si fa per dire) il fisioterapista e il chiropratico (150 sterline a settimana che diventano 15.600 in un anno, ovvero quasi 18.750 euro), mentre per i trattamenti ayurvedici bisogna aggiungere altre 2.500 sterline (3mila euro) e altre 90mila (108mila euro) se ne vanno fra chef personale e nutrizionista. E laddove non possono palestra e rimedi naturali, ecco il provvidenziale “aiutino”, sotto forma di filler alle mani per aumentare il volume del tessuto che se n’è andato con il passare degli anni: iniezioni costanti e continue per le quali Madonna sborsa 3.500 sterline (4.200 euro) ogni 12 mesi. Nessun dato economico certo, invece, sul conto pagato per le altre parti del corpo “ritoccate”, perché la cantante non ha mai ammesso di essere ricorsa al chirurgo estetico, spiegando piuttosto come la sua eccezionale forma fisica dipendesse dai geni, dall’esercizio fisico e dalla kabbalah. Sarà anche così (il beneficio del dubbio si dà a tutti), ma a guardarla bene viene quasi da chiedersi “Who’s That Girl?”.
Simona Marchetti
19/10/2009
Il laptop da 100 dollari ricomincia dall’Uruguay
Il laptop da 100 dollari ricomincia dall’Uruguay
Ma anche il Ruanda sta puntando molto sul programma One Laptop. Il Paese latino-americano sarà il primo al mondo a fornirlo tutti i bambini delle elementari
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| Il laptop ideato da Nicholas Negroponte |
Un computer per ogni bambino delle elementari. Non è la proposta del solito paese scandinavo iper-tecnologizzato, bensì un progetto appena realizzato in Uruguay. Nei giorni scorsi – come riferito da BBC - il presidente Tabaré Vàzquez ha infatti ufficialmente consegnato gli ultimi portatili. Sono più di 360mila i bambini coinvolti, oltre a 18mila insegnanti. Lo stato latinoamericano ha aderito in modo massiccio a One Laptop per Child (OLPC), il programma fondato dal professore del Mit Nicholas Negroponte per favorire l’alfabetizzazione informatica (ma spesso l’alfabetizzazione tout court) nei Paesi in via di sviluppo o nelle aree più remote. Era il sogno del laptop da 100 dollari, che non è mai riuscito a raggiungere davvero quella cifra, ma che in questi anni, tra alti e bassi, ha conseguito comunque una serie di successi.
LAPTOP DA 260 DOLLARI - Il programma uruguaiano (ribattezzato Plan Ceibal) è costato 260 dollari per laptop, che comprendono la manutenzione, le riparazioni, la formazione dei maestri e le connessioni internet. Di fatto la spesa totale rappresenta meno del 5 per cento del budget dedicato all’istruzione. Il governo di Montevideo sta puntando molto sui laptop OLPC – noti come XO-1 – anche in vista delle imminenti elezioni politiche, e i toni sono ovviamente trionfalistici, ma il programma si è scontrato con varie difficoltà, a partire dalla ritrosia di molti insegnanti. C’è poi il problema di come connettere questi computer, visto che l’acceso a internet in molte zone è ancora un miraggio.
IL PROGETTO E GLI OSTACOLI - Di ostacoli l’OLPC ne ha incontrati parecchi negli ultimi anni. L’idea, quando venne lanciata, era tanto ambiziosa quanto brillante: creare un portatile a basso costo specificamente orientato all’istruzione. Ed ecco nascere gli XO, i computer bianchi e verdi, con memoria flash al posto dell’hard drive, il sistema operativo basato su Linux e un’interfaccia originale e accattivante, Sugar. «Costeranno 100 dollari e ne produrremo 7 milioni», si era lanciato Negroponte. Non è andata proprio così: oggi per costruire uno XO (li fa la taiwanese Quanta) ci vogliono ancora 180 dollari; poi vanno aggiunti la formazione, il mantenimento e via dicendo. A oggi ne sono stati distribuiti 1,5 milioni. Ma il colpo di grazia sembrò arrivare con la carica dei netbooks, i mini-laptop economici prodotti dai vari Acer, Asus: un mercato che paradossalmente era stato aperto proprio dall’OLPC.
GIVE ONE GET ONE - Tant’è vero che la promozione Give One Get One – una maratona di solidarietà che sotto Natale con 399 dollari permetteva di comprare uno XO e di regalarne un altro a un bambino – l’anno scorso è stata un fallimento. «Il primo anno con Give One Get One ne abbiamo venduti 200mila. L’anno scorso molto pochi, forse 15mila», ha commentato al Corriere Matt Keller, direttore per la Global Advocacy dell’OLPC. «Le ragioni sono due: la concorrenza dei netbooks e la crisi economica».
IL MODELLO RUANDA - Eppure, proprio mentre sulla stampa internazionale stava crescendo la disillusione verso il sogno di Negroponte, il progetto OLPC sembra essere ripartito di slancio. Le sue roccaforti sono l’America Latina (dove il Perù sta imitando l’Uruguay) e il Ruanda. In particolare il Paese africano punta sulla tecnologia per alimentare ulteriormente la crescita economica e seppellire per sempre i fantasmi del genocidio di 15 anni fa. Di XO ne ha ordinati 120mila, con l’obiettivo di distribuirli a quante più scuole possibili, finanziandosi in parte con la vendita delle licenze di telefonia mobile. Tra gli stati africani è il primo a investire decisamente sui laptop di Negroponte, e potrebbe fare da apripista. Non a caso l’OLPC ha appena spostato il suo principale programma di training dal Massachusetts a Kigali, la capitale ruandese. «Le cose vanno alla grande in quel Paese – racconta Keller – Stiamo reclutando gli abitanti per diventare dei formatori di tecnologia e di pedagogia per l’Africa sub-sahariana. È tutto molto eccitante. Quando vedi quello che fanno i bambini con i laptop – programmare, creare contenuti, connettersi al mondo – hai l’impressione che questa generazione di studenti sarà molto diversa da quella precedente».
PROSSIMA TAPPA: GAZA - L’obiettivo dell’OLPC è in parte mutato. Non ha più tanto a che fare con la produzione di laptop a basso costo, quanto con la diffusione di una filosofia educativa. Certo, Keller assicura che di XO ne saranno distribuiti un altro milione il prossimo anno. Ma a essere diffusa sarà soprattutto l’idea della «natura trasformativa dell’educazione, così come l’importanza di accedere all’informazione e alla connessione, qualcosa che per la maggior parte della popolazione mondiale è ancora un sogno». La prossima tappa del programma – già presente in una trentina di Paesi – sarà Gaza. Per novembre è prevista la distribuzione di 5mila laptop alle scuole palestinesi della striscia. Come ha scritto recentemente Negroponte in un’appassionata difesa del suo progetto: «Aspettate e vedrete».
Carola Frediani
Corriere.it
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| Tag: hi-tech, informatica, laptop, fornitura, scuole elementari, uruguay, presidente, ufficializzato, computer, bambini, insegnanti, alfabetizzazione, paesi | OKNOtizie |
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25/03/2009
Greenpeace: legno "protetto" rischia di finire nel metrò di Roma
Greenpeace: legno "protetto" rischia di finire nel metrò di Roma
Blitz degli ambientalisti a Ravenna blocca un carico proveniente dalla Liberia. Il materiale è stato acquistato dalla società che ha vinto , il bando per la fornitura a MeT.Ro Roma Spa
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| Greenpeace davanti alla Metro di Roma |
ROMA - Dal 23 settembre 2002 Roma è una “città amica delle Foreste”, avendo aderito alla campagna di Greenpeace che prevede un'attenta verifica sulla provenienza delle materie prime utilizzate nei lavori pubblici, per evitare ogni provenienza che non abbia una certificazione ambientale. Ma, proprio secondo Greenpeace, adesso c'è qualcosa che non va: potrebbe essere infatti in corso un acquistato di legno venduto illegalmente dalla Liberia, che potrebbe finire nella manutenzione e nell'ampliamento delle metrò A e B della capitale. Attivisti dell'associazione ambientalista hanno srotolato un enorme striscione alla stazione metro del Colosseo a Roma con il messaggio “African forest destruction sponsored by Metro” per informare i cittadini del rischio che per i lavori di ristrutturazione e ampliamento della metropolitana di Roma si usi legno illegalmente tagliato in Liberia.
BLITZ AL PORTO DI RAVENNA - Nel frattempo al porto di Ravenna gli attivisti dell'associazione ambientalista sono intervenuti per marchiare le oltre 660mila tonnellate di legname arrivate sulla nave “Rio mare” di una compagnia italiana di trasporti marittimi, lo scorso 17 febbraio. Questo legno è stato tagliato illegalmente durante la guerra civile in Liberia e messo al bando dall’embargo stabilito dalle Nazioni Unite, nei confronti del legno proveniente dal Paese. A causa della storia sanguinosa che questi tronchi rappresentavano l'Autorità Liberiana per lo Sviluppo delle Attività Forestali decise che questo legno doveva essere venduto ed utilizzato solo ed esclusivamente a livello locale. Ma le cose evidentemente non sono andate così e 600mila tonnellate sono arrivate in Italia, acquistate dall’azienda Interwood Srl. E questa società, proprio il 17 febbraio, ha vinto un appalto di 720 mila euro con MeT.Ro Roma Spa, responsabile della gestione e dell’ampliamento della metropolitana di Roma, in parte controllata proprio dal comune della "Città amica delle foreste». Secondo Chiara Campione, responsabile della campagna Foreste di Greenpeace, proprio qui sta il problema centrale: «Nel bando del Comune di Roma, vinto dalla Interwood, non c'è nessun riferimento alla certificazione ambientale, a differenza di quanto prevede l'adesione al progetto di Greenpeace». Quindi, vista la coincidenza di date, nessuno può escludere che quel legno liberiano arrivato a Ravenna, finisca nelle traversine della metropolitana di Roma. Anzi, sono molti a credere che, se nessuno interviene, sia probabile che ci finisca.
LA INTERWOOD: «QUEL LEGNO NON VA ALLA METROPOLITANA» - Questa ipotesi è smentita invece categoricamente da Paolo Giampa, uno dei tre soci di Interwood: «L'acquisto di questa partita di legname, che abbiamo fatto attraverso la società intermediaria Unitimber, che peraltro ci ha fornito regolare documentazione delle autorità liberiane, è avvenuto nell'agosto 2008, quindi molto prima che sapessimo di aver vinto il bando per la fornitura alla metropolitana di Roma»
CORPO FORESTALE - Dopo il blitz di Greenpeace al porto di Ravenna e alla metro Colosseo di Roma il corpo forestale dello Stato ha accolto formalmente le accuse di Greenpeace e Fsc Italia, impegnandosi a presentarle alla Procura generale della Repubblica. Lo ha reso noto un comunicato degli ambientalisti.
Stefano Rodi
17:44 Scritto in CRONACA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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