07/06/2009

Strage, l’autista guidava da 44 giorni consecutivi: «Fogli ferie virtuali»

Strage, l’autista guidava da 44 giorni consecutivi: «Fogli ferie virtuali»

 

Il titolare dell’azienda padovana: «Nessun falso, così fan tutti e gli stessi camionisti ce lo chiedono»

 

L'8 agosto 2008, nell'A4 di Treviso un tir salta la corsia: sette i morti(Errebi)

L'8 agosto 2008, nell'A4 di Treviso un tir salta la corsia: sette i morti
(Errebi)

 

 

CESSALTO (Treviso) - Quel tragico pomeriggio stava lavo­rando per il quarantaquattresi­mo giorno di fila. Perché i ripo­si certificati sul foglio ferie fir­mato dall’azienda, in realtà non li aveva mai goduti Ro­man Baran, il conducente del camion-killer che l’8 agosto dello scorso anno causò un’au­tentica strage sull’A4 a Cessal­to, provocando la morte di set­te persone fra cui lo stesso po­lacco. Ad ammetterlo l’altra se­ra ad Anno Zero è stato Arman­do Bizzotto, contitolare del­l’azienda di autotrasporti Bfc di Tombolo di cui il 48enne era dipendente. «Ma non era un falso e comunque lo fanno tutti», si giustifica ora l’im­prenditore.

Nella puntata di giovedì, il programma di Michele Santo­ro ha proposto il reportage «Corri bisonte corri!». Un’am­pia parte dello speciale è stata dedicata all’incidente per il quale sono attualmente inda­gati cinque rappresentanti del­l’azienda padovana e tre espo­nenti di Autovie Venete. Secon­do le consulenze disposte dal­la procura di Treviso, a deter­minare la brusca sterzata a sini­stra del tir sarebbe stato un guasto tecni­co, non un malore occor­so all’autista. Le testimo­nianze raccol­te dalla trou­pe di RaiDue gettano però un’ombra in­quietante sul­le condizioni di lavoro del camionista e dei suoi colle­ghi. A rivelarle sono stati alcu­ni ex dipendenti della Bfc, og­gi aderenti ai Cobas. Ha riferi­to uno: «Per quarantaquattro giorni Roman ha lavorato inin­terrottamente, senza mai un giorno totale di riposo». Ha commentato un altro: «È una cosa disumana». Ecco il rac­conto dei ritmi lavorativi: «Non avevamo tempo di respi­rare, non potevamo tornare a casa. Giorno e notte, ventiquat­tr’ore su ventiquattro. Qual­che momento di riposo buttati in cuccetta, ma poi basta. Ho viaggiato con Roman in Rus­sia, addirittura abbiamo ripara­to il suo camion una notte inte­ra, a meno venti-venticinque in centro a Mosca».

L’ultima chiacchierata con Baran prima della fatale partenza per la Rus­sia: «Ho detto: 'Dove stai an­dando?'. E lui: "Sto andando a Mosca, però non me la sento di andare. Guarda in che condi­zioni mi mandano via: con le gomme lesse. L’ho già detto che mi cambino le gomme, lo­ro non vogliono cambiarle. Fai un altro viaggio, mi hanno det­to". Tutto così». Ma è sui tem­pi di guida che i sindacalisti hanno lanciato le accuse più pesanti ai loro ex principali. Carte alla mano, i camionisti hanno mostrato le discrepan­ze tra i fogli ferie e le buste pa­ga di Baran e degli altri. Secondo questa denuncia, era prassi che gli autisti figu­rassero in vacanza in periodi in cui invece erano stati rego­larmente in servizio: nel caso di un controllo stradale, la sot­toscrizione del dipendente e della ditta avrebbe salvato en­trambi dalle sanzioni per lo sforamento del monte-ore.

«Ma questo è un falso materia­le », ha osservato l’inviato di Anno Zero. «No - ha replicato Bizzotto - questo è un escamo­tage che si faceva ancora pri­ma che entrassero in funzione i famosi cronotachigrafi digita­li ». E poi, zoppicando sui con­giuntivi, ma fermo sulla pro­pria posizione: «Se io mi sen­tissi in colpa, se io avessi pro­vocato delle forzature». E anco­ra: «L’autista è complice, ma non dell’orario di guida, è com­plice del tempo impiegato. La sicurezza è fatta sulle ore di guida. Quello che facciamo, d’accordo con l’autista, è di im­piegarlo più giorni in un me­se». All’indomani della trasmis­sione, l’imprenditore si difen­de: «Mi hanno massacrato, in­fangando senza un contraddit­torio noi e tutta la categoria. Ora ha in mano tutto il nostro avvocato, probabilmente de­nunceremo i nostri ex dipen­denti».

Bizzotto torna anche a sostenere la pratica dal foglio ferie «virtuale», per così dire: «È l’unico modo che abbiamo per poter lavorare, altrimenti non teniamo il ritmo della con­correnza. Ma non siamo certo gli unici. Quel documento non sarà ortodosso al cento per cento, ma non è un falso. Ma­gari su dieci giorni di ferie indi­cati, l’autista ne ha effettiva­mente goduti solo sette o otto. Ma quei due o tre che avanza, non glieli rubiamo mica: li fa­rà più avanti, accorpati ad al­tri. Sono gli stessi dipendenti a chiedercelo, perché in questo modo staccano per un periodo più lungo. Così come sono lo­ro a chiederci di fare più ore, se hanno bisogno di soldi».

Angela Pederiva