26/02/2011

Corona entra dalla finestra in casa Scazzi, spavento per la mamma di Sarah

Corona entra dalla finestra in casa Scazzi, spavento per la mamma di Sarah

«Non è vero: mi ha fatto entrare lei per un servizio». La donna ha presentato denuncia per violazione di domicilio nei confronti del fotografo

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23/08/2010

Bari, fotografo torvato morto nel suo studio

Bari, fotografo torvato morto nel suo studio

Mario Scanni, 66 anni, è stato ucciso con quattro colpi alla nuca inferti con un oggetto contundente. Il corpo è stato scoperto dal figlio che, non avendolo visto rientrare per pranzo, era andato a cercarlo. Non sembra si tratti di una rapina

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19/05/2010

Bangkok, ucciso fotografo italiano. La violenza non si placa

Bangkok, ucciso fotografo italiano. La violenza non si placa

Fabio Polenghi, 45 anni, è stato colpito durante gli scontri. Le Camicie Rosse annunciano la resa ma l’esercito non si ferma. L’ambasciatore italiano: “Non abbiamo notizie di altri connazionali in difficoltà”.

 

 

 

C'è anche una vittima italiana tra i morti degli scontri tra l'esercito thailandese e le camice rosse. Si chiama Fabio Polenghi ed era un fotografo milanese di 45 anni (qui il suo profilo su Facebook). Polenghi è stato colpito al cuore e all'addome. Il fotografo è stato riconosciuto da una amica attraverso le immagini diffuse dalla tv del suo trasporto in ospedale. Ma poco dopo è arrivata anche la conferma dalla Farnesina. Polenghi era single e viveva a Milano. Si trovata in Thailandia per conto di una rivista europea.

Oltre a Polenghi la contro-offensiva dell'esercito thailandese avrebbe provocato altri quattro morti, tra cui forse anche un cittadino olandese. La Borsa di Bangkok è in fiamme e diversi blackout hanno colpito alcune zone della capitale thailandese, mentre bruciano diversi centri commerciali. Anche la sede dell'emittente televisiva Canale 3 è stata data alle fiamme e all'interno sono rimaste intrappolate 130 persone.


Il governo intanto va alla stretta finale a obbliga le tv thailandesi a trasmettere una programmazione speciale decisa dalle autorità militari. Lo ha annunciato Panitan Wattanayagorn, portavoce del governo, spiegando che il provvedimento "consentirà alla popolazione di essere informata in modo migliore". Al momento, alcune emittenti stanno proseguendo con la copertura giornalistica degli eventi, mentre altre hanno già iniziato a proporre in sequenza dei video che inneggiano alla riconciliazione nazionale.


La situazione resta molto tesa. L'esercito thailandese ha abbattuto con le ruspe la barricata di Ploen Chit, sul fronte orientale dell'accampamento delle "camicie rosse" ormai in via di svuotamento e sta entrando nell'ex cittadella rossa con gli artificieri. Bangkok sarà sotto coprifuoco dalle 20 di stasera (le 15 in Italia) alle 6 di domattina.


L'esercito thailandese è stato autorizzato a sparare a vista se ci sarà resistenza da parte delle camicie rosse che ancora occupano il presidio nel quartiere commerciale di Bangkok. Lo ha riferito la polizia.


Intanto i leader delle camicie rosse hanno annunciato la resa e lo scioglimento del presidio che dal 3 aprile occupa il centro di Bangkok nell'area di Ratchaprasong. Uno dei principali leader della protesta, Jatuporn Prompan, ha parlato ai sostenitori dal palco dell'accampamento: "Mi scuso con voi, ma non voglio altre vittime. Anch'io sono distrutto. Ci arrenderemo". Jatuporn Prompan e Nattawut Saikua, due dei maggiori leader delle "camicie rosse", sono stati portati via dall'accampamento scortati dalla polizia, senza opporre resistenza.


Un portavoce del governo ha riferito che i militari hanno ripreso il pieno controllo del quartiere commerciale, che era da un mese e mezzo era occupato dai sostenitori dell'ex premier Thaksin Shinawatra.


I soldati sono avanzati con i blindati sfondando la barricata eretta a Silom e sono penetrati nell'accampamento dove si trovavano gli ultimi 2mila rivoltosi. Alcuni militari sono penetrati nel presidio dai binari della metropolitana sopraelevata Skytrain. Solo all'inizio c'e' stata una certa resistenza, con spari e lanci di molotov, poi l'esercito si e' fatto agevolmente strada con i gas lacrimogeni. Due edifici sono in fiamme. Le operazioni proseguiranno per tutta la giornata anche in altre zone della capitale thailandese, ha fatto sapere il governo. Molti rivoltosi sarebbero fuggiti.

Fabio Polenghi, un fotoreporter in giro per il mondo. Viveva a Milano, ma si trovava nel sud est asiatico da circa tre mesi. Il fotografo italiano morto a Bangkok aveva lavorato con diverse agenzie ed era conosciuto e stimato anche all’estero. Il ricordo di un’amica.

 

 

 

Fabio Polenghi - il fotoreporter morto - viveva a Milano ma si trovava nel sud est asiatico da circa tre mesi. Ultimamente, secondo alcuni conoscenti, faceva spesso base a Delhi. Polenghi lavorava dal 2004 come free lance ed era molto conosciuto tra i suoi colleghi.

Era legato più alla fotografia di moda e a quella pubblicitaria che al giornalismo di inchiesta e di guerra, tanto che tra le testate che avevano pubblicato i suoi lavori ci sono Vanity Fair, Vogue, Marie Claire, Elle. Le sue immagini erano state in mostra alla Citè des Sciences et de l'Industrie e alla Expo del libro, entrambe a Parigi. Aveva realizzato reportage, ritratti e aveva diretto un documentario di 52 minuti, “Linea Cubana” che racconta di un padre, campione olimpico di pugilato e di suo figlio, campione nazionale nella stessa disciplina, realizzato a Cuba e distribuito dalla francese Finalement.


Aveva viaggiato in decine di Paesi, soprattutto in America centrale e meridionale: Brasile, Bahamas, Cuba, Honduras, Haiti, Giamaica e Messico. Dal 2004 lavorava come free lance e per l'agenzia Grazia Neri svolgeva servizi in "assignement".


Ed è proprio di Grazia Neri uno dei primi commenti arrivati dopo la sua morte. “No, non ho parole. Anche Fabio. E' terribile, un altro che se ne va", le sue prime parole. "Ognuna di queste notizie mi prende il cuore. Ho in mente il suo viso. Proprio ieri ero a World press photo e commentavo con i colleghi come i fotografi siano sempre più vicino al pericolo, sempre più dentro...". Rientrava per un periodo, magari perche' gli scadevano dei permessi, e poi ripartiva".


Il fotoreporter Fabio Polenghi? Uno di quelli che "trovavi in ogni luogo ci fosse qualcosa da documentare", racconta un altro amico e collega che aveva lavorato con lui all'agenzia Grazia Neri. "Io l'ho incontrato in Afghanistan e al G8 - ricorda l'amico - ma non c'era bisogno di chiedersi se Fabio si sarebbe trovato o meno in un certo luogo. Se accadeva qualcosa, lui era di quelli che si sa che si troveranno, prima o poi saltava fuori".


Il fotografo francese Fabrice Laroche lo ricorda così: "Non era una persona che raccontava delle storie o che voleva politicizzare tutto ad ogni costo. Cercava le emozioni nella gente e non parteggiava per nessuno. Non aveva affatto l'abitudine di battersi per una causa, voleva essere piuttosto un testimone. Era una persona eccezionale e io sono davvero scosso dalla notizia della sua morte". "Veniva dal mondo della moda e per vocazione, io credo, ha scelto poi di lavorare in ambiti più personali e sulle relazioni umane. Abbiamo lavorato insieme ad un documentario su Cuba, abbiamo cercato di raccontare una storia familiare. Lui era uno che amava molto parlare delle relazioni personali".


19/08/2009

Berlusconi: «Mai organizzato festini Da me solo cene simpatiche»

Berlusconi: «Mai organizzato festini Da me solo cene simpatiche»

 

Il premier risponde ai vescovi con un’intervista su «Chi». Il premier: ««Io e Veronica 30 anni d’amore. Mai frequentato minorenni»

 

Silvio Berlusconi
Silvio Berlusconi


TUNISI — Una visita «priva­ta », così l’ha voluta definire. Nella quale c’è stato comun­que spazio sia per un sopralluo­go agli studi cinematografici di Jebel Jeloud, set dell’ultimo film di Tornatore che ha visto ricostruita una Bagheria degli anni ’50 fedelissima all’origina­le, sia per una passeggiata tra gli antiquari di Soukra, sia per un lungo saluto alla redazione della televisione satellitare Nes­sma Tv, che parla a tutta l’area del Maghreb. Non è stato in­somma un passaggio in sordi­na o blindato quello di Silvio Berlusconi, che ieri è volato a Tunisi per incontrare il suo «vecchio e caro amico» presi­dente Ben Alì, con il quale ha pranzato e parlato — probabil­mente anche di affari persona­li — per tutta la giornata. Ai giornalisti però il pre­mier non si è concesso nean­che per un minuto, tenendo ce­lato ogni suo spostamento, e le sue parole pronunciate a Tuni­si arrivano attraverso i raccon­ti del suo entourage: «Vorrei passar alla storia — ha detto parlando delle bellezze della Si­cilia — come il premier che ha sconfitto la mafia». E poi, tra un saluto ai costumisti del­la tivù del suo amico Ben Ammar, presente alla visita, e un inna­moramento virtua­le per una statua di bronzo raffiguran­te Giovanna d’Ar­co, Berlusconi ha fatto sapere che con il presidente tunisino non ha parlato di cose ita­liane.

L’aveva fatto am­piamente, d’altronde, il giorno prima, quando ha affidato ancora una vol­ta al settimanale di famiglia Chi un suo lungo sfogo sul sex-gate che lo ha travolto, sui rapporti con i suoi figli, sulle polemiche che vedono prota­gonista Bossi. E su ogni tema, accorato, Berlusconi ha voluto quasi gridare la sua verità, che è totalmente diversa da quella che — s’infuria — raccontano i giornali. I festini nelle sue ville che hanno provocato anche la rea­zione di giornali cattolici come l’ Avvenire ? «Sono anche loro caduti nel tranello delle calun­nie contro di me, prendendo per vere notizie false», assicu­ra il Cavaliere. Che smentisce ogni legame con Noemi o coe­tanee: «Non ho mai avuto rela­zioni con minorenni», e nega che si siano tenute nelle sue re­sidenze altro che «cene simpa­tiche, ma ineccepibili per mo­ralità e eleganza» perché lui mai ha «invitato consapevol­mente a casa mia per­sone poco serie». Ha voglia di difendersi e contrattaccare il premier, come se considerasse il passa­to niente affatto alle spalle, e il futuro carico di minacce.

E in­fatti eccolo scagliarsi di nuovo contro i paparazzi che hanno violato la sua privacy a Villa Certosa (che non intende ven­dere), per i quali invoca pene severe. Ed eccolo parlare come chi ha ancora una ferita che sanguina. Per il matrimonio fi­nito: «È difficile prendere atto che dopo trent’anni molto è cambiato nella propria vita. So­prattutto quando si è vissuta una vera storia d’amore. Trent’anni non sono un gior­no ». Per i suoi figli: Marina e Barbara date in cattivi rapporti per via di un’intervista della se­conda nella quale rivendicava un ruolo in Mondadori. Intervi­sta secondo Berlusconi «stru­mentalizzata », che non ha crea­to «contrapposizioni tra me e Barbara», ma che è stata l’enne­simo esempio di come «anche la mia famiglia, i miei affetti più cari sono stati usati come arma politica contro di me, e questo è il punto più basso del degrado della vita politica». Ma è per Marina che il pre­mier ha parole di stima e rico­noscimento da investitura ad erede: «Io e lei ci assomiglia­mo molto, ci riconosciamo nel giudizio sugli altri. Abbiamo la stessa passione per i risultati che nascono dalla creatività, dall’impegno e dal lavoro. E ci vogliamo tantissimo bene».

Si chiude con una battuta sui muscoli guizzanti di Aznar che il premier non invidia per­ché «anch’io non sono male», e soprattutto un difesa dell’alle­ato Bossi. Per il quale, dice Ber­lusconi «ho affetto fraterno, le sue parole sono carezze per la sua gente e il popolo della Le­ga ». Poi certo vanno frenate quando possono creare proble­mi, come sull’inno, tema spino­so nella ricorrenza dei 150 an­ni dell’Unità d’Italia. Insomma, non si cambia nulla. Neanche nel rapporto con l’opposizio­ne, con la quale sarebbe bello fare le riforme, se solo fosse di­versa da come è.

Paola Di Caro


02/08/2009

Scatti erotici in una chiesa anglicana Fotografo accusato di blasfemia

Scatti erotici in una chiesa anglicana Fotografo accusato di blasfemia

 

Scandalo nella diocesi di Truro, in Cornovaglia. Sul sito di Andy Craddock il servizio fotografico osé realizzato senza permesso nell'edificio sacro

 

Foto erotiche in una chiesa anglicana. Ha provocato scandalo e indignazione la trovata del fotografo inglese Andy Craddock, che recentemente ha trasformato la chiesa di St Michael Penkivel, un villaggio della Cornovaglia nella diocesi di Truro, in un set fotografico «hot». Assieme alla sua compagna e a due modelle 21enni, Craddock si è recato senza permesso nella chiesa - costruita nel XIII secolo - in un giorno in cui non vi erano funzioni religiose e ha fotografato le giovani in atteggiamenti erotici. Le immagini successivamente sono state pubblicate sul sito web del fotografo e sono state viste anche dal parroco Andrew Yates, responsabile della chiesa. Adesso i legali di quest'ultimo, dopo aver scritto una lettera a Craddock in cui l'accusano di blasfemia, stanno valutando se esistono le condizioni per portarlo in tribunale. Anche la diocesi di Truro deplora il fatto e parla di immagini «profondamente offensive» per le persone che frequentano la chiesa.

SDRAIATE SULL'ALTARE - Lo scatto che ha più indignato il reverendo è quello in cui si vedono le due modelle seminude che mimano un amplesso lesbo sdraiate proprio sull'altare della Chiesa. Ma sono diverse le immagini che potrebbero scandalizzare. In una foto s'intravede una ragazza semisvestita che «riposa» su una tomba; in un'altra le due modelle, sempre coperte da pochi indumenti, stanno quasi per baciarsi mentre alle loro spalle s'intravede una Bibbia aperta; in un altro una delle due modelle finge di leggere la Bibbia mostrando le mutandine. E ancora, c'è uno scatto in cui una modella seminuda e con il viso dipinto «emerge» dal fonte battesimale. Gli avvocati del reverendo Yates attaccano Craddock: «Il parroco è convinto che si tratti di materiale blasfemo», hanno aggiunto nella lettera inviata al fotografo. Dello stesso avviso un portavoce della diocesi di Truro che al Daily Mail conferma: «Le foto potrebbero essere giudicate molto offensive dalla gente che frequenta regolarmente il luogo di culto».

LA DIFESA DEL FOTOGRAFO - Craddock non accetta le accuse e si difende: «Non sono un satanista, anch’io ho le mie convinzioni religiose. Non volevo offendere nessuno». Poi ricorda che la stessa chiesa fu usata nel 2005 come set del film «La famiglia omicidi» con Dame Maggie Smith e Kristin Scott-Thomas. La pellicola narrava la storia di un serial killer che vive in un villaggio tranquillo. «Ho scelto quella chiesa perché avevo visto il film e mi ero innamorato della sua architettura. Per la comunità religiosa è considerato peggiore chi si spoglia in una chiesa o chi usa lo stesso luogo di culto per un film che ha come protagonista un pluriomicida e la morte? Se i fedeli sono indignati per aver visto delle ragazze nude sull'altare, dovrebbe essere altrettanto scandalizzati per il film sul serial killer». Kate Blacker, una delle due modelle che ha partecipato alle foto «artistiche», difende Craddock: «Fare quelle foto in chiesa è stato divertente. Non mi creava problemi essere in una chiesa e non ci vedo niente di offensivo, ho considerato la cosa dal punto di vista artistico».

Francesco Tortora


05/06/2009

Le foto di Villa Certosa online su El Pais

Le foto di Villa Certosa online su El Pais

 

Tutte le facce sono oscurate, tranne quella del Cavaliere. Il quotidiano spagnolo pubblica cinque scatti di Antonello Zappadu, denunciato dal premier. Risalgono al 2008

Il quotidiano spagnolo El Pais pubblica sul suo sito internet alcuni degli scatti realizzati dal fotografo Antonello Zappadu a Villa Certosa nel maggio 2008: i volti sono stati oscurati, tranne quello di Silvio Berlusconi. Le foto sono state sequestrate dopo che il premier ha denunciato Zappadu per violazione della privacy e tentativo di truffa (da www.elpais.com)

Il quotidiano spagnolo "El Pais" pubblica sul suo sito internet alcuni degli scatti realizzati dal fotografo Antonello Zappadu a Villa Certosa nel maggio 2008: i volti sono stati oscurati, tranne quello di Silvio Berlusconi. Le foto sono state sequestrate dopo che il premier ha denunciato Zappadu per violazione della privacy e tentativo di truffa (da www.elpais.com)

 

MILANO - Dopo tanto discutere, ecco le foto. Quegli scatti realizzati da Antonello Zappadu a Villa Certosa nel maggio 2008, quando tra gli altri era ospite del premier l'ex primo ministro ceco Mirek Topolanek, finiscono sul web. E in particolare sul sito del quotidiano spagnolo El Pais, che pubblica cinque scatti in cui si vedono belle ragazze in abiti più o meno succinti, il presidente del Consiglio e altri ospiti non identificati. Tutte le facce sono oscurate, tranne quella del Cavaliere. Le immagini sono state sequestrate dopo che Berlusconi ha denunciato Zappadu per violazione della privacy e tentativo di truffa.

(da www.elpais.com)

 

(da www.elpais.com)

 

 

(da www.elpais.com)

 

(da www.elpais.com)

«A RISCHIO L'ITALIA» - «Le foto censurate da Berlusconi» è il titolo dell’articolo, corredato dall'editoriale «Berlusconi messo a nudo». «Le immagini - spiega l’editoriale - non svelano la privacy del primo ministro ma la sua deriva autoritaria. Se fino ad ora le sue uscite erano state prese come uno scherzo, oggi esistono nuovi e gravi motivi per avvertire che ciò che il premier sta mettendo a rischio è il futuro dell’Italia come Stato di diritto», prosegue l’editoriale, sottolineando come «un’Italia che scivoli lungo la china verso la quale la sta trascinando Berlusconi non è un motivo di preoccupazione solo per gli italiani, ma per tutti gli europei». Le fotografie ritraggono gli ambienti della residenza sarda del premier, indagato per l'uso di voli di Stato a scopo privato, in particolare per il trasferimento dei suoi invitati alle feste a Villa Certosa. Il quotidiano riporta le dichiarazioni del fotografo secondo il quale «ogni weekend» voli di Stato sotto la guida della Aeronautica Italiana sono arrivati in Sardegna con artisti, veline e altri amici di Berlusconi. «Nell’agosto 2008 - scrive El Pais - il premier italiano ha cambiato la legge per consentire ai suoi invitati privati di utilizzare i voli di Stato. Le fotografie dimostrano che quattro mesi prima di questo modifica normativa, Berlusconi aveva già viaggiato con il suo amico Mario Apicella e una ballerina di flamenco».


30/05/2009

E Berlusconi scrive al Garante «Bloccate le foto di Villa Certosa». La procura di Roma sequestra le foto scattate a Villa Certosa

E Berlusconi scrive al Garante «Bloccate le foto di Villa Certosa». La procura di Roma sequestra le foto scattate a Villa Certosa

 

Testo di 4 pagine firmato di suo pugno dal capo del governo. Nelle immagini la visita dell’allora primo ministro ceco e ragazze in bikini e topless. Dopo la denuncia del legale di Berlusconi Niccolò Ghedini. Iscritto sul registro degli indagati per violazione della privacy e tentata truffa il fotografo Antonello Zappadu

 

Il premier Berlusconi (Ansa)
Il premier Berlusconi (Ansa)

Adesso saltano fuori le foto. C’è la prova che esistono delle immagini scattate da un fotografo sardo durante la festa di Capodanno a Villa Certosa, alla quale avrebbe partecipato Noemi Letizia insieme ad altre ragazze. Ma non solo. Il reporter sostiene di avere ben 700 istantanee. Alcune documentano la vacanza trascorsa nel maggio del 2008 nella residenza del premier Silvio Berlusconi dall’allora primo ministro della Repubblica Ceca Mirek Topolanek e dalla sua delegazione, altre mostrano gli eventi mondani organizzati nella splendida dimora di Porto Rotondo. Tre giorni fa, per cercare di bloccarne la pubblicazione, il presidente del Consiglio ha presentato un ricorso al Garante della privacy. Quattro pagine firmate di suo pugno per chiedere «tutti i provvedi­menti che riterrà opportuni e in particolare l’inibizione di qualsivoglia utilizzo o pubbli­cazione del materiale fotogra­fico ». Una denuncia è stata in­vece depositata alla Procura di Roma. Il Garante ha avvia­to l’istruttoria e ha chiesto al­le parti una relazione su quan­to accaduto. Ne è seguita una querelle con tanto di controdeduzioni inviate all’ufficio dell’Autori­tà della privacy dal fotografo Antonello Zappadu, che svela­no come la trattativa per l’ac­quisto di alcune foto sia co­minciata nel dicembre scor­so, dunque ben prima che esplodesse il «caso Noemi». È stato lo stesso reporter ad of­frirle a Panorama, il settima­nale di proprietà di Berlusco­ni. La sua proposta è stata ri­fiutata, ma il 26 maggio scor­so ci sarebbe stato un nuovo incontro a Milano con il gior­nalista Giacomo Amadori per trattare le immagini scattate «nel periodo fra Natale 2008 e gli inizi dell’anno 2009», dunque nel corso della vacan­za offerta a Noemi Letizia e ri­velata in un’intervista al quo­tidiano La Repubblica dal suo ex fidanzato Gino Flaminio. Prezzo richiesto: un milione e mezzo di euro.

La stessa cifra che sarebbe stata negoziata anche con il settimanale della Rusconi Gente. A questo punto il reporter racconta di essere stato chia­mato da Amadori e da Miti Si­monetto. È la curatrice del­l’immagine della famiglia Ber­lusconi. Proprio lei, nel 2006, fu contattata da Fabrizio Coro­na per la vendita di alcune fo­to che ritraevano la figlia del premier Barbara all’uscita di una discoteca milanese insie­me ad un ragazzo. «Mi disse­ro di interrompere le altre trattative», dice. Le immagini cominciano a circolare nelle redazioni dei giornali. I collaboratori di Zappadu sostengono di aver ricevuto offerte da tabloid in­glesi, si parla anche di perio­dici francesi che potrebbe­ro essere inte­ressati. Alcu­ne ritraggono l’arrivo di Sil­vio Berlusconi in un aeropor­to — che presumibilmente è quello di Olbia — a bordo del­l’aereo di Stato.

Con lui c’è il fedele Mariano Apicella, ri­tratto mentre scende dalla scaletta del velivolo dell’Aero­nautica Militare con le inse­gne della «Repubblica italia­na » ben visibili. Il cantante napoletano che alla feste del premier è una presenza fissa ha gli occhiali scuri, il volto sorridente proprio come Ber­lusconi. In un’altra immagine l’ex posteggiatore è ritratto mentre carica i bagagli su una delle auto del corteo pre­sidenziale. Dovrebbe trattarsi di un periodo estivo: le perso­ne sono ritratte con abiti leg­geri, si vede una donna di spalle che indossa sandali in­fradito. Poi ci sono le foto dei giar­dini di Villa Certosa con ragaz­ze in bikini o in topless, altre sotto le docce all’aperto, altre vestite accanto a Berlusconi nel patio delle residenze desti­nate agli ospiti. Lo stesso Ber­lusconi spiega nel suo ricorso che alcune foto fatte circolare con i volti 'oscurati', «verosi­milmente ritraggono nel mag­gio del 2008 la delegazione ce­ca oltre a una serie di soggetti che erano stati ufficialmente convocati per le serate di in­trattenimento offerte a Topo­lanek ».

Il premier affronta poi il ca­pitolo che riguarda le ultime vacanze natalizie: «Si tratta di soggetti ripresi in momenti di assoluta intimità del tutto leciti e senza alcun particola­re rilievo o connotazione, ad­dirittura mentre si trovavano all’interno delle abitazioni po­ste a loro disposizione e ritrat­te mediante potenti e intrusi­vi mezzi di riproduzioni delle immagini». Una tesi che Zappadu con­testa nella relazione inviata al Garante, ventilando l’ipotesi che in giro possano anche es­serci altre immagini. «Nella mia disponibilità — scrive in­fatti il fotografo — ci sono fo­tografie riprese lecitamente, in diverse circostanze di tem­po e luogo, nello svolgimen­to della professione giornali­stica. Non ho ricevuto e visio­nato le fotografie alle quali il dottor Berlusconi può fare ri­ferimento, che possono an­che essere estranee a quelle nella mia disponibilità. Quin­di mi riservo ogni valutazio­ne sulla paternità, luogo, tem­po, tecniche e modalità di ac­quisizione delle immagini co­nosciute dall’onorevole Berlu­sconi una volta avuta contez­za delle medesime immagi­ni ».

 

Una vista dell'interno di Villa Certosa (Ap)
Una vista dell'interno di Villa Certosa (Ap)

ROMA - La procura di Roma ha disposto il sequestro di centinaia di foto scattate lo scorso Capodanno a Villa Certosa, in Sardegna, durante la festa del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, alla quale avrebbero partecipato decine di ragazze tra cui Noemi Letizia. Il sequestro, che sarebbe eseguito in queste ore, è stato ordinato dal procuratore Giovanni Ferrara e dal pm Simona Maisto che hanno iscritto sul registro degli indagati per violazione della privacy e tentata truffa il fotografo Antonello Zappadu, autore delle foto e di un altro servizio relativo anche alla festa di Capodanno del 2008.

LA DENUNCIA DI GHEDINI - Secondo quanto si è appreso a denunciare Zappadu è stato l'avvocato del premier Niccolò Ghedini dopo che anche il premier ha scritto al garante della privacy chiedendo il blocco degli scatti. All'attenzione dei magistrati c'è in particolare una mail nella quale Zappadu, proponendo l'acquisto delle foto a Panorama per oltre un milione di euro, avrebbe spiegato al settimanale che c'era un'altra proposta di acquistare il fotoservizio da parte del settimanale Gente, circostanza falsa secondo i primi accertamenti e da qui l'accusa di tentata truffa. Le foto sarebbero stati scattate da una terrazza e non autorizzate secondo la procura di Roma. Un esposto è stato presentato da Berlusconi anche al Garante della Privacy.

GHEDINI - La decisione della Procura di Roma «è assolutamente condivisibile e fa seguito ad una esplicita richiesta che noi avevamo avanzato». Lo dice il parlamentare del Pdl e legale di Silvio Berlusconi, Niccolò Ghedini: «la decisione della Procura dovrebbe chiudere la vicenda, anche se naturalmente la decisione spetterà all'autorità giudiziaria».

NESSUNA INDAGINE SU FRASI VERONICA - Al contrario non è stato aperto alcun fascicolo sulle frasi pronunciate da Veronica Lario, moglie del premier Silvio Berlusconi, riguardo ad una presunta frequentazione di «minorenni» da parte dello stesso Berlusconi. Lo afferma il procuratore della Repubblica di Roma, Giovanni Ferrara interpellato dall'Ansa. La circostanza è riportata sabato su qualche quotidiano ed era stata ventilata venerdì dal sito Dagospia che affermava che la dichiarazione della moglie di Berlusconi «verrebbe considerata come vera e propria «notitia criminis», ne seguirebbe l'atto dovuto dell'apertura di indagini il quale, a suo volta «potrebbe portare ad un avviso di garanzia anche prima delle elezioni europee». Il procuratore Ferrara ha spiegato che a Piazzale Clodio sono giunte «alcune mail anonime» nelle quali si fa riferimento ad articoli di giornale che riportano le affermazioni di Veronica Lario. «Si tratta di anonimi - ha spiegato il procuratore Ferrara - che come noto non vengono presi in considerazione». Niccolò Ghedini, deputato del Pdl e avvocato del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi su questa notizia ha detto già venerdì che si tratta dell'ennesimo diffamatorio tentativo pre-elettorale di delegittimare il presidente Berlusconi: «Nei confronti di tale ennesima, non vera, notizia diffamatoria saranno esperite tutte le azioni giudiziarie del caso».

Fiorenza Sarzanini


19/03/2009

«Ho fotografato quattro Ufo»

«Ho fotografato quattro Ufo»

 

Da un operaio che stava lavorando su un tetto a LONDRA. Con il cellulare ha ripreso il panorama della capitale, solo quando le ha scaricate sul pc ha visto la squadriglia

 

Gli Ufo su Londra (da Telegraph.co.uk)
Gli Ufo su Londra (da Telegraph.co.uk)

 

 

LONDRA - Un operaio che stava lavorando sul tetto di un palazzo di Convent Garden, a Londra, ha fotografato con il cellulare quello che lui ritiene sia una squadriglia di oggetti volanti non identificati (Ufo). Il bello è che non se ne era nemmeno accorto. Solo dopo aver scaricato sul computer le foto del panorama della capitale britannica, oltre al Big Ben, Westminster e il London Eye sono apparsi ben quattro-Ufo-quattro.

«SONO STATO FORTUNATO» - Le istantanee di Derek Burton sono state pubblicate dal Daily Telegraph. Burton stava lavorando al 16esimo piano dell'Orion House quando ha deciso di prendersi una tazza di caffè e scattare con il cellulare alcune foto della città vista dall’alto, per portarle alla moglie che non frequenta spesso il centro della capitale. Soltanto dopo qualche giorno ha individuato quattro dischi volanti. La fonte assicura di non aver ritoccato le foto né di avervi notato all’inizio nulla di strano: «Penso di essere stato solo fortunato. Queste forme non erano visibili a occhio nudo, quindi non le ho nemmeno centrate con l’obiettivo», ha dichiarato al Telegraph.


21/11/2008

Bogotà: minacce a fotografo italiano

Bogotà: minacce a fotografo italiano

Simone Bruno poche settimane fa ha pubblicato sul Corriere un servizio di violenze della polizia sugli indios. «Se vuoi fare il martire con molto piacere ti accontentiamo»

 

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La minaccia è arrivata giovedì, nel primo pomeriggio italiano (le nove del mattino a Bogotà) attraverso un messaggio di Facebook. «Guardo il nome, Sol Dussan, non è tra i miei amici, penso a una vecchia conoscenza che vuole ricontattarmi» (questo mittente poi sparirà dalla rete). Ma il testo è tutt'altro che amichevole: «Mamertico de mierda se esta metiendo con fuerzas que lo van a aplastar muy valiente tirando piedras y agrediendo agentes del estado en la maria si quiere ser un martir con mucho gusto le cumplimos el deseo rece malparido».

In italiano: «Sinistrorso di m... ti stai mettendo con forze che ti schiacceranno, hai fatto il coraggioso tirando sassi e aggredendo agenti dello Stato alla Maria. Se vuoi fare il martire con molto piacere ti accontentiamo...». È un avvertimento. Gli attivisti per i diritti umani colombiani ci sono abituati, tartassati da minacce costanti, costretti quotidianamente a guardarsi le spalle. Più difficile che l'obiettivo sia, come in questo caso, un fotoreporter italiano, Simone Bruno, 36 anni, da cinque residente a Bogotà. Simone lavora per il sito di informazioni di Emergency «Peacereporter», scrive per la riviste italiane Carta e Diario, pubblica col mensile svizzero Galatea. Poche settimane fa ha collaborato anche con il Corriere della Sera, autore di una galleria fotografica e di alcuni immagini sul quotidiano a corredo di un servizio sulla marcia che ha portato (il 25 ottobre) migliaia di indios a Cali (adesso sono arrivati a Bogotà) per reclamare i propri diritti.

Il testo della minaccia fa riferimento a un avvenimento di qualche settimana prima, quando negli scontri con la polizia antisommossa all'avvio della marcia, nei pressi della riserva indigena di La Maria due indios sono stati uccisi, molti feriti. Il governo in un primo momento ha negato che la polizia fosse armata, salvo poi dover ammettere (in seguito a un video diffuso dalla Cnn) che qualcuno in divisa ha sparato. Le foto di Simone già prima del video della Cnn mostravano indigeni feriti da colpi di arma da fuoco. «È in atto una campagna intimidatoria contro diversi esponenti dei movimenti sociali», spiega un avvocato del Colectivo di difesa delle vittime della violenza di Stato al quale si è rivolto il giornalista italiano, «in particolare molti leader studenteschi della capitale sono stati individuati e minacciati di morte proprio in concomitanza con l'arrivo della marcia indigena a Bogotà». Molti degli avvertimenti sono firmati dalle Aguilas Negras, sigla di un gruppo paramilitare emergente. «Ci attendiamo adesso un'altra ondata di minacce, proprio per la forza che sta acquistando il movimento indigeno», conclude l'avvocato.