06/06/2010

A caccia del tesoro di Napoleone Uno storico: "So dove l'ha sepolto"

A caccia del tesoro di Napoleone Uno storico: "So dove l'ha sepolto"

Via agli scavi nelle campagne di Mosca. Ottanta tonnellate d´oro furono saccheggiate dai francesi nel freddo autunno del 1812

 


MOSCA - Il tesoro di Napoleone, ottanta tonnellate d'oro saccheggiate dall'esercito francese nell'autunno del 1812, sarebbe ancora intatto, sepolto sotto un cumulo di terra a poche centinaia di chilometri da Mosca. Che sia vero o meno, la caccia è già cominciata e giornali e tv si stanno preparando per seguire le prime operazioni di scavo la mattina del 12 giugno. Le guiderà lo storico Aleksandr Serjoghin che è convinto di aver finalmente localizzato, con un metodo che definisce "alla codice da Vinci", un patrimonio da restituire al governo russo. Segretissime, per ovvii motivi, le coordinate dell'area di scavo. Il più fidato collaboratore di Serjoghin, Vladimir Poryvajev, precisa solamente che "si trova in un triangolo tra le città di Smolensk, Elnja e Kaluga. A circa trecento chilometri dalla capitale".

Il dibattito sull'esistenza del tesoro di Napoleone è cominciato più o meno subito dopo la disfatta dell'esercito francese. Di sicuro, nella sua avanzata estiva del 1812, il gigantesco esercito napoleonico, composto da 800mila uomini, aveva saccheggiato tutto il saccheggiabile nelle città e nei villaggi conquistati. Secondo la ricostruzione degli storici russi, i soldati francesi avevano accumulato nei loro zaini un piccolo tesoro privato tra gioielli e monete di almeno dieci chili a testa. Ma il saccheggio vero e proprio avvenne dopo il 14 settembre quando, pur fiaccato dalle sanguinose battaglie di Smolensk e di Borodino, l'esercito francese entrò a Mosca. Come è noto i russi avevano incendiato edifici, magazzini, scorte di viveri nella cosiddetta "operazione terra bruciata". Rendendosi conto dell'inutilità di occupare una città deserta, senza cibo e rifornimenti Napoleone ordinò la ritirata. Ma prima, forse per rabbia, forse per vocazione, fece compiere uno dei più minuziosi saccheggi che la storia ricordi. Sui famosi 200 carri furono caricati gioielli, candelabri, cornici e dipinti preziosi, perfino il grande crocifisso d'oro del campanile "Ivan il terribile" nel cuore del Cremlino.


Della ritirata nell'inverno russo si sa tutto. I soldati percorsero la Staraja Smolenskaja, verso Smolensk, soffrendo la fame, il gelo e gli attacchi della cavalleria cosacca. Ed è lungo la Staraja Smolenskaja che per anni si è cercata traccia dei duecento carri di bottino mai arrivati in Francia. In epoca sovietica furono trovati una decina di zaini pieni di refurtiva, ma niente di più. Adesso Serjoghin avrebbe scoperto che durante la fuga un piccolo contingente di militari francesi si sarebbe allontanato dagli altri per nascondere il tesoro in un luogo sicuro. Nell'area top secret individuata sono state trovate cinture, bottoni e munizioni di soldati napoleonici. Inoltre gli abitanti della zona avrebbero affermato di aver sentito la leggenda popolare di un centinaio di francesi apparsi dal nulla che avrebbero scavato per una notte intera nelle campagne per poi dileguarsi. Serioghjn è convinto di avere una mappa precisa di quel luogo. Il tutto grazie a un matematico russo emigrato in Francia, Roman Aleksandrovic, che ha scovato in un archivio il ritratto di un funzionario napoleonico celebre per aver sempre curato la custodia dei valori.


Il quadro presenta due singolarità: il cappello a tricorno insolitamente posato per terra e un cielo stellato dipinto persino con più cura dei dettagli del resto del quadro. Secondo Aleksandrovic, cappello e posizione delle stelle nasconderebbero il segreto. Il team russo è sicuro del successo ed è già in vena di dediche e di scelte simboliche. "Cominceremo il 12 giugno - spiega Serjoghin - proprio perché è il 198esimo anniversario dell'invasione francese". Errore grossolano per uno storico. Il 12 giugno è la data del calendario giuliano allora in vigore. In realtà la data corretta sarebbe il 23 giugno. Ma è probabile che, una volta diffusa la notizia, si voglia fare in fretta. Ottanta tonnellate d'oro potrebbero scatenare troppe tentazioni.

NICOLA LOMBARDOZZI


16/02/2010

Pullman di studenti francesi si ribalta su A12. Tre vittime

Pullman di studenti francesi si ribalta su A12. Tre vittime

 

L'incidente si è verificato intorno alle 5:30 nei pressi dell'uscita di Massa Carrara, forse per un colpo di sonno del conducente. Secondo le prime informazioni sarebbero morti un 13enne, un accompagnatore e l'autista del bus. Almeno sei i feriti gravi

 

 

Un pullman di studenti francesi in viaggio sulla A12 si è rovesciato intorno alle 5,30 in una scarpata di circa 4 metri, nei pressi dell'uscita di Massa Carrara. Stando alle prime informazioni, un ragazzo di 13 anni, un accompagnatore e uno dei conducenti del bus sono deceduti.
Sei almeno i feriti gravi, si trovano ricoverati tra gli ospedali di Massa e Carrara. Altri feriti, di entità lieve, sono stati trasportati all'ospedale Versilia di Lido di Camaiore dove dopo i primi controlli e visite stanno per essere dimessi. Sul posto, oltre ai mezzi di soccorso, anche vigili del fuoco arrivati da Viareggio oltre che da Massa e Carrara. La Polizia stradale di Viareggio sta effettuando i rilievi dell'incidente.

Secondo quanto ha riferito a SKY TG24 il vice questore aggiunto della polizia stradale di Lucca, Marco Tangorra, il bus, con  la scolaresca francese era partito ieri da Bordeaux. All'origine  dell'incidente forse per un colpo di sonno del conducente. Lo svincolo di Massa è chiuso in entrata e uscita, mentre la circolazione autostradale è regolare.


15/11/2009

Sarkò picconatore a Berlino? La Rete lo castiga con le foto burla

Sarkò picconatore a Berlino? La Rete lo castiga con le foto burla

 

Il caso. L'immagine del presidente francese a Berlino scatena la fantasia degli internauti

 

Le foto brula in Rete: sopra Sarkozy nell’affresco di Michelangelo

 

PARIGI - Tutto è cominciato con la pubblicazione di una foto su Facebook. L'immagine, che sarebbe stata scattata il 9 novembre del 1989 e postata dallo stesso Nicolas Sarkozy, ritrae l'attuale presidente francese mentre piccona una sezione del Muro di Berlino. Alcuni internauti, già a poche ore dalla pubblicazione della foto, hanno subito messo in discussione l'autenticità dell'immagine e molti hanno sottolineato di non credere che in quella giornata storica di 20 anni fa il Presidente fosse a Berlino. Alcuni buontemponi invece hanno immediatamente ideato le contromosse. Hanno creato diversi gruppi su Facebook e su Twitter in cui prendono in giro il Presidente francese dimostrando, prove (fasulle) alla mano, che Nicolas Sarkozy, nei momenti più importanti della storia dell'umanità, è sempre stato al posto giusto nel momento giusto.

IL PRESIDENTE ONNIPRESENTE - Grazie alla fantasia del popolo del web, Sarkò diventa non solo il principale protagonista degli eventi che hanno segnato la storia francese (dalla presa della Bastiglia fino ai mondiali di calcio del 1998 vinti dalla nazionale transalpina), ma anche delle più famose vicende internazionali. Sul blog "Coups droits" di Alain Auffray, giornalista del quotidiano di sinistra Liberation, l'utente Hunter scrive che da oggi in poi «la storia dell'umanità deve essere riscritta». Infatti dalle immagini postate sulla rete si evince che il Presidente Francese è il vero artefice della storia. Egli sostituisce addirittura Dio e nell’affresco La Creazione di Adamo di Michelangelo lo vediamo, con vistosi occhiali da sole e circondato dagli angeli, dare vita al primo essere umano. La volontà di Sarkò può tutto: come mostrano le immagini postate sul web è lui che crea da solo le tre Piramidi di Cheope, Chefren e Micerino a Giza, in Egitto. È lui che scopre l'America al posto di Colombo nel 1492 ed è alla guida del popolo parigino durante la Rivoluzione Francese. È la sua sagoma quella vicino a Winston Churchill a Yalta durante il celebre summit della Seconda Guerra Mondiale nel 1945. È sempre l'attuale Presidente francese il primo essere umano a mettere piede sulla Luna. E poi è lui che ferma i carri armati in Piazza Tienanmen. Infine Sarkò è anche il protagonista di scoperte scientifiche e di eventi più «popolari». Ad esempio la vera mente che inventa la penicillina è quella del Presidente francese. E nonostante tutti gli impegni che ha, riesce anche a diventare il quinto membro dei Beatles e il vincitore di una medaglia olimpica.

COMMENTI IRONICI - I commenti ironici sul web la fanno da padrone: «Peccato che quel giorno Sarkò fosse in Inghilterra per registrare canzoni insieme ai Beatles - scrive un utente che usa il nickname "Franpi Barriaux" su Twitter - Sicuramente avrebbe impedito l'uccisione di Kennedy». E tornando alla notte dei tempi un altro utente spiega: «Giocando con due pietre, Sarkozy scoprì il fuoco». E ancora: «Fu proprio lui ad accordare la chitarra di Jimmy Hendrix prima del concerto di Woodstock>. Per adesso Sarkozy non ha ancora rilasciato nessun commento e nessuno sa se sia infastidito dalla burla multimediale. Sulla sua pagina di Facebook sono arrivati molti commenti violenti. Molti accusano il presidente di essere un bugiardo per aver scritto che la notte del 9 novembre del 1989 era a Berlino: «Ecco un'altra bugia del nostro presidente» taglia corto un utente di Facebook, mentre altri usano l'ironia: «Sicuramente signor presidente. La credo. Anch’ io, assieme a mio fratello, quel giorno, ho distrutto il muro. Ma nel mio giardino». Anche il giornalista francese Alain Auffray ha definito «una menzogna» il post del presidente pubblicato sul social network: «È impossibile che Sarkozy fosse a Berlino quel giorno - scrive il redattore di Liberation sul suo blog -. La mattina del 9 novembre nessuno né a Parigi, né a Berlino, poteva immaginare che il muro sarebbe crollato. Solo alle 20 si è cominciato a parlare di libera circolazione dei berlinesi. E non prima delle 23 i cittadini di Berlino Est hanno cominciato ad ammassarsi davanti alla frontiera».

 

LA FOTOGALLERY

Francesco Tortora

corriere.it


Francia: polemica su una foto di Sarkozy a Berlino alla caduta del Muro

Francia: polemica su una foto di Sarkozy a Berlino alla caduta del Muro

 

Siti e giornali francesi smentiscono il presidente sulla data: non era là il 9 novembre 1989. Ma il primo ministro Fillon assicura di averlo incontrato tra la porta di Brandeburgo e il check-point Charlie

 

Sarkozy piccona il Muro (da Libération.fr)
Sarkozy piccona il Muro (da Libération.fr)

PARIGI - Scoppia la polemica in Francia sulla presenza di Nicolas Sarkozy a Berlino il 9 novembre 1989 quando cadde il Muro. Il presidente francese domenica ha messo su Facebook il ricordo di quel giorno e una foto che lo ritrae mentre sta picconando la divisione in cemento armato, ma molti giornali e siti internet mettono in dubbio l'autenticità non tanto della foto in sé, ma la data esatta.

LE MONDE - Secondo "Le Monde", Sarkozy si sarebbe "sbagliato" di una settimana, visto che il suo viaggio a Berlino risalirebbe al 16 novembre 1989. In particolare, un'agenzia AFP, datata 17 novembre, riferiva di un viaggio di Nicolas Sarkozy, Alain Juppé e Jean-Jacques de Peretti a Berlino il 16 novembre. Proprio M. de Peretti, che in un primo tempo aveva confermato la versione di Sarkozy, ha confermato di non essere stato a Berlino «due volte». E lo stesso Alain Juppé, in una sua biografia, parla del 16 novembre.

FILLON: «ERA A BERLINO, L'HO VISTO» - A difendere il presidente è il primo ministo François Fillon, che assicura di aver incrociato Sarkozy a Berlino proprio la sera del 9 novembre 1989. «Ero a Berlino dal 7 novembre per partecipare a un dibattito sulle relazioni Est-Ovest», ha spiegato Fillon, che a quei tempi faceva parte della commissione Difesa dell'Assemblea nazionale. «Abbiamo passato tutto il pomeriggio e la serata ad assistere alle prime grandi manifestazioni nei pressi del Muro. Verso le 23 abbiamo incrociato tra la porta di Brandeburgo e il check-point Charlie Alain Juppé (allora primo ministro), che era accompagnato da Nicolas Sarkozy e da Philippe Martel, responsabile delle relazioni internazionali del Rpr (l'ex partito gollista)», ha detto il premier.


21/07/2009

La goccia di pioggia scoppia ancor prima di toccare il suolo

La goccia di pioggia scoppia ancor prima di toccare il suolo

 

SCOPERTA. Ricercatori francesi svelano in un video il «mistero» della caduta delle gocce di pioggia

 

goccia_mini.jpg

 


MILANO - Frammentazione in caduta libera: le gocce di pioggia si disintegrano ancora prima di toccare terra. E' questa la scoperta fatta da un team di ricercatori francesi, che ha pubblicato lo studio sull'ultimo numero della rivista scientifica «Nature Physics». Le immagini riprese con l'ausilio di una videocamera ad alta risoluzione mostrano come una goccia di pioggia formatasi nella nuvola, dapprima perfettamente sferica, tende ad appiattirsi durante la sua caduta a terra. Causa l'aria che determina una certa resistenza la goccia si trasforma in una pallina vacua, schiacciata nella sua parte inferiore, prima di gonfiarsi e scoppiare infine in goccioline piccolissime.

FILMATO - Perché le gocce che cadono sulle nostre teste hanno tutte forme differenti? Gli scienziati hanno cercato di trovare una risposta a questo quesito sin dagli inizi del secolo scorso. Ora, grazie anche a tecnologie moderne e sofisticate, questo «mistero» potrebbe essere stato risolto. E' ciò che hanno provato a dimostrare un gruppo di fisici attorno a Emmanuel Villermaux e Benjamin Bosso dell'Università di Aix-Marseille a Marsiglia. La prova: uno spettacolare filmato cattura una gocciolina di pioggia durante la sua caduta in una frazione di secondo. Le immagini al rallentatore rivelano come la forma finale sia causata dallo scoppio di singole gocce. Una scoperta inaspettata, sostiene Villermaux.

LACRIMA - Se chiediamo a dei bambini di disegnare la pioggia cadere durante un temporale, otterremo certamente disegni molto vari per colori e contenuto. Il più delle volte la goccia viene raffigurata con la classica «lacrima». In realtà non ha mai questa forma. Fino ad oggi si pensava infatti che la forma delle gocce di pioggia fosse causata da una serie di collisioni fra goccioline che cadono dalle nubi. Tuttavia, il meccanismo risulta essere molto più semplice, come dimostrato ora dagli scienziati francesi. La grandezza della goccia dipende da svariati fattori come dall'altezza di caduta; dalla pressione dell'aria e dalla velocità del vento.

UTILITÀ - Capire l'origine e la distribuzione delle gocce di pioggia può risultare importante. Un esempio pratico: «quando si spruzzano pesticidi», scrivono i ricercatori. Perchè a volte può bastare «una leggera brezza e metà del pesticida finisce sul campo del vicino».

Elmar Burchia


09/11/2008

Carla Bruni: «Felice di non essere più italiana, dopo le parole di Berlusconi»

Carla Bruni: «Felice di non essere più italiana, dopo le parole di Berlusconi»

La première dame francese sulla "abbronzatura" di Obama. «Voglio aiutare a cambiare le élite culturali troppo bianche». Episodio di razzismo in Usa con Naomi

 

 

Carla Bruni (Lapresse)
Carla Bruni

 

 

PARIGI - Carla Bruni ha detto di essere felice di non essere più italiana dopo le frasi di Silvio Berlusconi che aveva definito «abbronzato» Barack Obama. La moglie di Nicolas Sarkozy a febbraio ha ottenuto la nazionalità francese. «Quando sento Berlusconi prendere questa cosa alla leggera e scherzare sul fatto che Obama è "sempre abbronzato", mi fa strano. Lo si metterà sull'umorismo... Ma spesso, sono molto felice di essere diventata francese», ha dichiarato la Bruni in un'intervista apparsa domenica su Le Journal du Dimanche.

CAMBIARE LE ÉLITE IN SENSO MULTICULTURALE - La première dame di Francia nell'intervista ha detto inoltre che, dato il suo ruolo di moglie del presidente, non ritiene più opportuno firmare petizioni, ma desidera impegnarsi per l’uguaglianza, aiutando le élite a cambiare. «Se fossi soltanto ’la cantante’ Carla Bruni, firmerei senza problemi il manifesto per l’uguaglianza reale in Francia, ma mi chiamo Bruni-Sarkozy e il mio nome mi appartiene meno». La modella-cantante si è però detta d’accordo con le linee generali di questo testo: «Mi sono spesso chiesta da dove veniva il blocco delle nostre società che fa in modo che siamo così bianchi, nelle élite, in Parlamento, nei circoli dirigenti (la musica, la moda sono una cosa diversa) mentre la società è un incrocio», ha proseguito, «Siamo paralizzati dalle abitudini. Il potere ha spesso avuto la stessa testa, uomini bianchi e piuttosto vecchi. Le abitudini, alla fine, diventano una sclerosi.. Mio marito non è Obama. Ma i francesi hanno votato per il figlio di immigrato ungherese, il cui padre ha un accento, la cui madre è di origine ebrea; e ha sempre rivendicato di essere un po’ un francese venuto da altrove. E anch'io non corrispondo al profilo di première dame: sono un artista, nata italiana!».

RAZZISMO CON NAOMI - Poi Carla Bruni ha parlato di un episodio di razzismo avvenuto nel 1992 negli Stati Uniti. «Siamo stati in Sud Carolina diversi giorni per un servizio fotografico. Ma io e Naomi Campbell abbiamo sempre pranzato nella nostra roulotte, anche se lì vicino c'era un buon ristorante. Quando ho chiesto il motivo, mi hanno risposto che Naomi non l'avrebbero mai fatta entrare, perché di pelle nera. Veder vincere Obama, è stata quindi una gioia immensa».

 


12/10/2008

Sondaggio: due francesi su 3 pronti a lavorare di domenica

Sondaggio: due francesi su 3 pronti a lavorare di domenica

Consultazione di «Le Journal du Dimanche»: ma solo il 17% lo farebbe ogni settimana, la percentuale dei cittadini che lavorerebbe nei festivi e' in crescita rispetto al 2007

PARIGI - Lavorare anche nel giorno di festa. I due terzi dei francesi sarebbero pronti a lavorare la domenica, stando a un sondaggio pubblicato da Le Journal du Dimanche nel suo ultimo numero. Dall'inchiesta è emerso che il 67% dei francesi è favorevole al lavoro domenicale, rispetto al 33% che invece si oppone. L'idea del lavoro di domenica sembra riscuotere attualmente un consenso più largo, visto che lo scorso anno i favorevoli erano il 59%, a fronte di un 41% di contrari. Tuttavia, solo il 17% dei francesi sarebbe disposto a lavorare tutte le domeniche, rispetto al 50% che lo farebbe «di tanto in tanto». Curiosamente però, se i francesi sono pronti a rinunciare al riposo domenicale, solo una maggioranza risicata, il 52% contro il 48%, chiede l'apertura dei negozi la domenica. Ma se a Parigi e nella regione circostante i tre quarti degli abitanti vorrebbero vedere i negozi aperti tutti i giorni, in provincia a volerlo è solo un abitante su due.

 


16:05 Scritto in LAVORO | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: lavoro, francesi, domenica, festività | OKNOtizie | |  del.icio.us | | Digg! Digg |  Facebook