11/04/2010

Londra, il primo "suicidio politico" su Twitter della campagna elettorale

Londra, il primo "suicidio politico" su Twitter della campagna elettorale

Il deputato laburista è stato sospeso dal partito. MacLennan ha scritto di voler mangiare banane coltivate da schiavi e definito gli anziani gente scampata alla bara

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LONDRA - Il primo suicidio politico via Twitter delle elezioni britanniche è già avvenuto. Appena quattro giorni dopo l'annuncio ufficiale del voto, fissato per il 6 maggio, la campagna elettorale di Stuart MacLennan, candidato del partito laburista per la circoscrizione di Moray in Scozia, si è conclusa con la sospensione dal partito. Sul suo account, seguito tra gli altri dalla moglie del premier Sarah Brown e da diversi ministri, il politico 24enne ha scritto sarcasticamente di voler mangiare «banane coltivate da schiavi» (prendeva di mira il commercio equo e solidale dicendo che quelle organiche fanno schifo), ha definito gli anziani gente che cerca di «scampare alla bara», ha descritto due signore incontrate sul treno come «un vecchio scarpone» e «una vacca egoista che si è presa tutto lo spazio per le gambe». Non mancavano gli insulti ai politici di altri partiti e del proprio: «cretino» il leader Tory David Cameron, «bastardo» il leader liberaldemocratico Nick Clegg, «una f... cretina» la deputata laburista Diane Abbott. Se l’è presa persino con l’industria di whisky scozzese che dà lavoro a migliaia di persone - suoi potenziali elettori. «Il Johnnie Walker Red Label è talmente schifoso che non possono venderlo in Scozia».

OCCASIONI PER LE GAFFE - La storia è esplosa su Twitter venerdì e dopo poche ore MacLennan è stato sospeso dal partito e dalle elezioni (e non è più su Twitter). In vista del voto moltissimi candidati si sono registrati sul sito di micro-blogging: il che significa che si moltiplicano le occasioni per fare gaffe. Dei laburisti, già da mesi, la più visibile è Sarah Brown (criticata per i tweet soporiferi)­ - l’account informale del marito (usato comunque per comunicazioni formali e non commenti personali) è stato sostituito da un account ufficiale. Tra i liberaldemocratici, c’è il leader Nick Clegg (seppure a scrivere sia, in effetti, il suo consulente per il web). Quanto ai conservatori, il leader Tory David Cameron ha snobbato il social network («Troppi tweet, fanno un twat» - cioè un idiota - ha detto in passato), però c’è il suo capo della comunicazione e poi diversi candidati. Dei tre principali partiti, è di quello conservatore che si parla di più sul social network, secondo il sito Tweetlection.co.uk che monitora giornalmente i messaggi per contenuti: in media oltre 7mila tweet al giorno sui conservatori contro i 5mila sui laburisti e i 1.700 circa sui liberaldemocratici. I laburisti comunque sono in testa per le gaffe. Un'altra l'ha fatta un paio di giorni fa l’ex vicepremier John Prescott, ri-twittando un link a una pubblicità dei Tory contro il Labour e invitando a cliccarci sopra per «svuotare le casse dei Tory» (perché ogni click costa ai Tory 50 pences). Accusato di frode dal blogger, Prescott ha cancellato il link.

LA REAZIONE DI BROWN - I politici dell’opposizione hanno accusato il Labour, dicendo che gli insulti del candidato sono specchio «della campagna disperata e sporca» dell’intero partito. Ha detto Cameron: «Questi tweet sono stati mandati ad altre persone nel governo, perché non hanno fatto qualcosa in proposito?». Un episodio assai imbarazzante per Gordon Brown, che ha definito "inaccettabili" i commenti del candidato scozzese. Chi lo difende osserva che alcuni dei commenti e insulti pubblicati su Twitter risalgono a un anno fa, quando era uno studente; altri però sono freschi del mese scorso. Si è conquistato anche qualche fan: perché "parla come fa la gente su internet" e "assicura molte LOL" (cioè laughing out loud, risate fragorose). Ma altri osservano che forse l’approccio da comico non sia la strategia migliore per vincere un seggio già quasi impossibile (il Labour era al terzo posto). Lui si è scusato: «Sono stato molto stupido e ho giustamente pagato un prezzo alto. Mi dispiace». L’Evening Standard gli riconosce però una cosa: le capacità profetiche. In uno dei suoi ultimi tweet, martedì, MacLennan aveva scritto «Ian Dale (un blogger politico, ndr) dice che le gaffe più grosse verranno probabilmente fatte dai candidati su Twitter - quante probabilità ci sono che capiti a me?».

Viviana Mazza


12/10/2009

Una coppia gay aggredita in pieno giorno nel centro di Roma

Una coppia gay aggredita in pieno giorno nel centro di Roma

 

Uno dei due è stato colpito con un casco da un gruppo di giovani che urlavano slogan neofascisti. Lo rende noto l'Arcigay

 

Un momento della manifestazione contro l'omofobia sabato a Roma (Eidon)
Un momento della manifestazione contro l'omofobia sabato a Roma (Eidon)

ROMA - Una coppia gay è stata aggredita domenica pomeriggio nei pressi di via del Corso, mentre percorreva a piedi via del Collegio Romano diretta al Pantheon. I ragazzi, sono stati avvicinati da 6 giovanissimi a bordo di 3 scooter. Il più giovane della coppia, Francesco, 25 anni, sarebbe stato aggredito con un colpo di casco sulla testa e all'inguine.

ARCIGAY - Lo ha reso noto, in un comunicato, Arcigay Roma, il cui presidente Fabrizio Marrazzo ha espresso «sconcerto e rabbia». «Abbiamo sentito le vittime dell'aggressione - ha detto Marrazzo - a cui abbiamo espresso la nostra solidarietà e forniremo loro tutto il nostro supporto. A colpirci è soprattutto l'età dei giovanissimi aggressori, e il fatto che abbiano urlato slogan neofascisti prima di scagliarsi contro la coppia gay. C'è un degrado morale di chi commette questi atti di omofobia: è indegno commettere violenza verso una coppia che si ama e si tiene per mano». Secondo il presidente di Arcigay Roma «incredibile è il fatto che l'aggressione sia avvenuta a poche ore dalla manifestazione Uguali, che sabato ha portato a Roma migliaia di persone per rivendicare pari diritti per le persone lesbiche, gay e trans. Le modalità dell'aggressione confermano la necessità di un piano culturale e formativo contro l'omofobia che parta prima di tutto dalle scuole, un invito già rivolto alle istituzioni e che ribadiamo di nuovo con forza». Gli aggrediti fanno parte dell'associazione Leather Club Roma, fondata il 20 gennaio del 1999 da «un gruppo di amici», come è scritto sul loro sito, che ha l'avvertenza di non aprirlo a minori di 18 anni perché «questo è un sito per gli adulti di orientamento gay, appassionati del genere leather, rubber, fetish, skinheads, e di pratiche sessuali forti».


04/09/2009

Insulti alla Mussolini nel film sui romeni «Chiederò risarcimento e sequestro»

Insulti alla Mussolini nel film sui romeni «Chiederò risarcimento e sequestro»

 

LA MOSTRA DEL CINEMA E LE POLEMICHE. Nella pellicola Francesca, presentata al Lido, frase contro la deputata del Pdl: «Quella t... vuole ammazzarci tutti»

 

Alessandra Mussolini

Domenico Procacci, che con la sua Fandango lo distribuirà nelle sale tra metà ottobre e novembre, ha già fatto sapere che il film Francesca, diretto da Bobby Paunescu e presentato nella sezione Orizzonti a Venezia 66, uscirà nelle sale senza subire censura alcuna salvo, s'intende, un'azione legale in tal senso. E l'evocata azione legale è già dietro l'angolo. Alessandra Mussolini. «Sindaco di Verona di m...», «la Mussolini, una t... che vuole ammazzare tutti i romeni»: è questo infatti l'inizio forte della pellicola che raccontare il sogno di una ragazza trentenne di Bucarest che spera di aprire in Italia un asilo per i figli degli immigrati e soprattutto di «cambiare la percezione» che gli italiani hanno dei romeni.

«QUESTI TONI NON SI POSSONO USARE» - In sala Perla, alla prima proiezione riservata alla stampa italiana e internazionale, la platea, che ha sottolineato le frasi "incriminate" applaudendo, ha dimostrato di apprezzare Francesca. «Quando la signora Mussolini, a seguito dell’orrendo crimine della signora Reggiani, disse che i romeni hanno lo stupro nel dna, mi sono sentito tradito, perché avendo vissuto in Italia a lungo e sentendomi metà italiano, avevo anche compreso e capito le prime reazioni a quel terribile fatto, dopo il quale infatti ho sentito fortemente l’esigenza di scrivere questa sceneggiatura» ha spiegato il regista durante la conferenza stampa. La Mussolini però non sembra voler sentire ragioni e ha annunciato che oltre al risarcimento dei danni, chiederà il sequestro della pellicola. «Ha tutto in mano il mio avvocato - ha detto la deputata Pdl -. Se è vero ciò che ho letto sulle agenzie, mi ha detto che si può chiedere, oltre al risarcimento dei danni, anche il sequestro del film. Perché un conto è l'insulto generico, ma questi toni no, non si possono usare, arte o non arte...».

«BISOGNA REAGIRE» - La Mussolini ha spiegato inoltre di aver appreso del film di Paunesco solo dopo la proiezione al Lido. La pellicola contiene anche un attacco a Flavio Tosi, primo cittadino di Verona. «Lui farà quel che vuole - speiga la nipote del Duce - ma certe cose non si possono far andare in giro così. Se i toni fossero stati un po' più 'light', ancora ancora... Ma a certi termini bisogna reagire».


24/07/2009

Donna nigeriana picchiata ai giardinetti

Donna nigeriana picchiata ai giardinetti

 

Denuncia anche parole razziste nei suoi confronti. Il figlio autistico aveva colpito con un sasso un uomo di 86 anni. Altre persone l'hanno malmenata

 

TORINO - Beatrice I., 33 anni, di origine nigeriana, ha denunciato di essere stata picchiata in un giardino pubblico, a Torino, da tre persone e presenterà una denuncia spiegando che all'origine dell'aggressione non sono estranei elementi di razzismo. La signora, sposata con un pittore italiano, Aurelio M., è madre di due figli.

L'EPISODIO - Il 15 luglio ha portato il primogenito, 7 anni, con problemi di autismo ai giardinetti tra via Osasco e via Rivalta, in borgo San Paolo. Il ragazzino ha tirato un sasso verso un gruppo di persone colpendo un uomo di 86 anni. La donna si è immediatamente scusata spiegando anche la situazione ai presenti, ma è stata aspramente rimproverata: «Porta quel bastardo di tuo figlio in manicomio» e «torna al tuo paese» sarebbero le frasi che, secondo il suo racconto, le sono state rivolte. Un uomo, poi, l'ha percossa con una pietra, e altri due sarebbero passati dalle parole alle vie di fatto. La donna ha riportato lesioni che sono state giudicate guaribili in dieci giorni. La polizia è intervenuta e ha identificato tutti i presenti e ha denunciato un uomo di 68 anni per tentate lesioni aggravate.


07/05/2009

Citazioni inventate su Wikipedia e i media di tutto il mondo ci cascano

Citazioni inventate su Wikipedia e i media di tutto il mondo ci cascano

 

LA PROVOCAZIONE IN UNA VOCE DEDICATA A UN FAMOSO MUSICISTA. Anche grandi testate giornalistiche cadono nel tranello messo a punto da uno studente irlandese


Il musicista francese Maurice Jarre. Nella voce a lui dedicata su Wikipedia è stato inserito il «falso» (Foto Afp)
Il musicista francese Maurice Jarre. Nella voce a lui dedicata su Wikipedia è stato inserito il «falso» (Foto Afp)

MILANO - Quando alla fine di marzo Jean-Michel Jarre ha dato l'annuncio della morte del padre - Maurice Jarre, autore di celebri colonne sonore di film come «Il Dottor Zivago», «Passaggio in India» e «Lawrence d’Arabia» - sui giornali di mezzo mondo sono comparsi coccodrilli dedicati al compositore, e in molti hanno riportato una frase attribuita a Jarre («Quando morirò, nella mia testa suonerà l'ultimo valzer») perfetta per un articolo con cui ricordare un grande della musica.

IL FALSO - Peccato che la citazione fosse un falso, una frase inventata da uno studente irlandese di 22 anni e da lui pubblicata assieme ad altre sulle pagine di Wikipedia, ovviamente alla voce «Maurice Jarre», il giorno della scomparsa del francese. Scopo di Shane Fitzgerald, autore dello scherzo, altro non era che dimostrare come l’enciclopedia più cliccata della rete sia sì diventata un punto di riferimento, ma che a volte può essere pericoloso fidarsi ciecamente delle informazioni che vi si reperiscono. E a quanto pare ha avuto ragione.

SENZA VERIFICA - Shane si aspettava che blog e giornali minori sarebbero caduti nel tranello, ma lui stesso è rimasto stupefatto quando si è reso conto che anche grandi testate di tutto il mondo avevano ripreso la sua frase. «Giornali prestigiosi in Inghilterra, India, America e perfino Australia hanno riportato le mie parole nelle loro notizie sulla morte di Jarre», ha detto il ragazzo, raccontando di essere rimasto scioccato nell'apprendere che quotidiani di alto livello riportano ciò che trovano su Wikipedia senza prima fare le verifiche del caso.

NON FIDARSI È MEGLIO - Il Guardian è tra quelli che si sono fidati della fonte wiki, salvo poi dover metter mano al coccodrillo per cancellare la citazione incriminata, con mille scuse, quando ad alcune settimane dalla pubblicazione Fitzgerald ha svelato a tutti la vera paternità delle frasi di Jarre. Commentando l'accaduto, Siobhain Butterworth - Editor del quotidiano britannico - ha dichiarato che la vicenda deve servire da insegnamento per i giornalisti, affinché utilizzino Wikipedia nel modo corretto. In sostanza, raccomanda Butterworth, qualora non sia possibile risalire alla fonte originaria di quanto riportato sulle pagine dell'enciclopedia online è sicuramente preferibile cercare informazioni altrove.

Alessandra Carboni


04/03/2009

E il video «scagiona» Silvio Nessuna gaffe con Sarkozy

E il video «scagiona» Silvio Nessuna gaffe con Sarkozy

 

Fraintesa la frase del premier sulla Sorbona. E la tv francese rinvia il programma. Berlusconi non alluse a Carla. Ma Canal Plus non si scusa

 

 

Soltanto quanto viene pronunciato a microfoni aperti dovrebbe fare fede, non i sussurri o la loro interpretazione, tanto più quando la traduzione linguistica potrebbe ingenerare confusione. E' vero che Silvio Berlusconi ha spesso smentito o corretto anche registrazioni ufficiali dei suoi interventi, ma questa volta risulta davvero difficile sostenere che abbia pronunciato all'orecchio di Nicolas Sarkozy la frase «C'est moi qui t'ai donné ta femme» (io ti ho dato la tua donna), con allusione greve alle origini italiane di Carla Bruni.

La battuta, durante la conferenza stampa con il presidente francese Sarkozy al termine del vertice Italia-Francia della scorsa settimana, ha fatto il giro del mondo, innescato polemiche sull'esuberanza linguistica del presidente del Consiglio e fatto piovere su Berlusconi accuse di machismo, al punto che due eurodeputate del Pd (Anna Paola Concia e Donata Gottardi) hanno portato il caso alla Corte europea di Strasburgo, con l'accusa di offesa ripetuta alla dignità delle donne. Ma se si riascolta più volte la registrazione, separando le parole con l'aiuto dei tecnici del suono, la frase effettivamente detta da Berlusconi a Sarkozy, in lingua francese e un po' distante dal microfono, risulta in tutta evidenza un'altra: «Tu sais que j'ai etudiè à la Sorbonne» (tu sai che ho studiato alla Sorbona), come del resto aveva subito precisato l'ufficio stampa di Palazzo Chigi, smentendo la trasmissione di Canal Plus che ha colto l'occasione della battutaccia per eleggere in diretta Berlusconi il «relou de l'année», definizione idiomatica di difficile traduzione, che starebbe per «uomo più greve dell'anno». Il corrispondente del Corriere della Sera è stato invitato ieri a riascoltare la registrazione e a darne un'interpretazione. La domanda fondamentale è: la parola «donna» può essere scambiata per Sorbona? Dato che in francese il nome della famosa università parigina si scrive con due enne, per il gioco degli accenti può suonare effettivamente come «donna». L'intento di Yann Barthes, il giornalista autore della trasmissione, era (ed è ancora, anche se il programma è stato rinviato) di confermare l'interpretazione iniziale, ritornando così sulla polemica con maggiori supporti tecnici e linguistici. Ma l'«accanimento sonoro» conforta l'impressione che la registrazione non possa dare adito a ulteriori equivoci.

Tanto più che la frase di Berlusconi s'inserisce nel momento ufficiale della conferenza stampa in cui Sarkozy stava dando notizia degli accordi bilaterali in materia di scambi culturali e di istruzione firmati dal ministro Mariastella Gelmini e dal suo omologo francese Xavier Dercos. E' infatti a questo punto che Berlusconi ricorda di aver studiato alla Sorbona. Interrogato sull'argomento, Barthes non ritratta e non conferma. «Abbiamo ascoltato la conferenza stampa ed eravamo sicuri di ciò che abbiamo sentito. Stiamo continuando a lavorare sulla registrazione e torneremo sull'argomento ». Insomma, almeno per ora, niente scuse né imbarazzi. In attesa di un «grand jury» del suono, è il caso di smentire una famosa battuta di Giulio Andreotti: «A pensare male si fa peccato, ma ci si azzecca». Non è sempre così.

Massimo Nava

 



12/11/2008

La frase che Bush vorrebbe cancellare, «Voglio Saddam vivo o morto»

La frase che Bush vorrebbe cancellare, «Voglio Saddam vivo o morto»

Il presidente Usa: «È il mio primo rimorso. Sbagliato anche lo striscione "missione compiuta in Iraq"»

 

 

George W. Bush (Epa)
George W. Bush

 

 

WASHINGTON - Il primo rimorso di George W. Bush? Aver pronunciato la frase «vivo o morto» su Saddam Hussein. È stato lo stesso presidente degli Stati Uniti, in scadenza di mandato, a confessarolo in un'intervista esclusiva concessa alla Cnn, la prima da quando negli Stati Uniti ci sono state le elezioni vinte da Obama.

LE FRASI - Bush, che ha parlato di vari argomenti compreso il suo incontro alla Casa Bianca con il neopresidente eletto , ha riferito di «rimpiangere» soprattutto alcune frasi ad effetto dette nel corso della sua presidenza. Come quella pronunciata riguardo a Saddam Hussein (disse che bisogna catturarlo «vivo o morto»), oppure quella riferita ai terroristi intenzionati a fare nuovi attentati sul suolo americano: «Lasciate che vengano» disse accompagnando la frase con un gesto di sfida (sottinteso, 'vedranno cosa li aspetta'). Bush ha detto di considerare un 'rimorso' anche il grande striscione esposto alle sue spalle sul castello della portaerei Lincoln in occasione di un discorso tenuto a San Diego il primo maggio del 2003. Era riferito alla guerra in Iraq e alla vittoria di una delle tante battaglie. C'era scritto: «Missione compiuta». Ma la guerra è tuttora in corso.

 


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