03/04/2012
Benzina, frode ai distributori: otto denunce
Benzina, frode ai distributori: otto denunceNon c'era corrispondenza tra prezzi esposti e prezzi praticati. Controlli della Guardia di Finanza su 200 pompe: «Quasi una su due è irregolare». Sequestrate colonnine e pistole erogatrici
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27/03/2012
Fatture fantasma, evasione per 17 milioni
Fatture fantasma, evasione per 17 milioniIn provincia di cuneo. La Guardia di Finanza ha denunciato otto persone, al centro della frode due coniugi di Saluzzo
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16/03/2012
Frodi per 1,6 mln di euro, il "buco" della Farnesina per la rete di consulenti
Frodi per 1,6 mln di euro, il "buco" della Farnesina per la rete di consulentiL'operazione in collaborazione con il comando della guardia di finanza di roma. Nel mirino 29 esperti esterni del ministero degli Esteri
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26/09/2011
La cantante Marcella Bella indagata per un'evasione fiscale da 2,5 milioni di euro
La cantante Marcella Bella indagata per un'evasione fiscale da 2,5 milioni di euroIl coinvolgimento con il marito, l'avvocato Pessina e altre 17 persone in una presunta frode da 450 milioni
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04/08/2011
Calabria, evasione fiscale sui rifiuti Indagato l'assessore all'Ambiente
Calabria, evasione fiscale sui rifiuti Indagato l'assessore all'AmbienteIndagato anche il commissario per l'emergenza ambientale. La Guardia di finanza sequestra 90 milioni di euro
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13/10/2010
Il legale pagato due volte dallo Stato
Il legale pagato due volte dallo StatoDipendente in contemporanea di diversi enti pubblici. «Restituisca due milioni». Giovanni Pascone, ex magistrato del Tar e consulente a Palazzo Chigi, ha collezionato 62 incarichi
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04/08/2010
La maxi truffa al fisco di mille imprese cinesi
La maxi truffa al fisco di mille imprese cinesiOperazione della Guardia di Finanza dell'Emilia-Romagna che ha scoperto una frode da 300 milioni di euro. Il sistema si avvaleva della consulenza di connazionali laureati negli atenei italiani
Le 1200 aziende tessili cinesi finite nel mirino della Guardia di Finanza dell'Emilia-Romagna non erano sconosciute al Fisco, ma riuscivano ad azzerare i redditi perché compravano fatture false da una decina di altre aziende, sempre cinesi. La maxioperazione delle Fiamme gialle è partita nel 2008; si è conclusa con l'arresto di imprenditori cinesi, 24 persone denunciate per reati fiscali e sull'immigrazione, la scoperta di 77 lavoratori in nero, 62 clandestini di cui 11 arrestati.
Le aziende sono sparse su tutto il territorio nazionale, 240 solo in Emilia-Romagna, un centinaio a Bologna. Le dieci che producevano fatture false si concentrano in Emilia-Romagna, Toscana, Marche e Lombardia. Il sistema di fatture false ha fruttato un azzeramento dei redditi per 250 milioni di euro e un'evasione di Iva per altri 45 milioni. Il sospetto è che le aziende si servissero della consulenza finanziaria di commercialisti cinesi, laureati in atenei italiani e impiegati in otto studi professionali (a Bologna, Milano, Firenze e Modena).
Esisteva un vero e proprio tariffario per l'emissione di fatture false: una da 309mila euro costava all'imprenditore 600 euro. ''Siamo di fronte a una nuova forma di evasione fiscale'', commenta il tenente colonnello Fulvio Bernardini della Guardia di Finanza dell'Emilia-Romagna. Le indagini sono nate due anni fa dalla scoperta di una vera e propria cittadella cinese in provincia di Ferrara: decine di persone, anche bambini, vivevano in completo isolamento dentro un capannone industriale con abitazioni create con pannelli di compensato e tetti di stoffa.

CARLO GULOTTA
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13/04/2010
Telecom, frode da due miliardi
Telecom, frode da due miliardiIndagati Buora e il responsabile dei conti Moro. I legali: illustri pareri ci danno ragione. Fisco, la Procura chiude le indagini. La difesa: nessun reato
MILANO — Per la Procura di Milano è frode fiscale, è un reato, dunque da discutere in Tribunale. Per Telecom Italia non è invece «evasione» ma «elusione» fiscale, dunque non un illecito penale, da affrontare non in Tribunale ma se mai con l’Agenzia delle entrate. In gioco, in entrambi i casi, cifre nominalmente enormi: Carlo Buora, come ex legale rappresentante di Telecom e firmatario delle dichiarazioni dei redditi e dell’Iva nel 2003-2006, e il responsabile fiscale (allora come oggi) dell’azienda telefonica, Roberto Moro, in due distinti «avvisi di chiusura indagini e deposito degli atti» si vedono infatti contestare l’ipotesi di frode fiscale per «avere indicato, allo scopo di evadere le imposte, elementi passivi fittizi che comportavano evasione dei redditi» per 1miliardo e 67milioni di euro nel 2003, e per 535 milioni di euro sia nel 2004 sia nel 2006; nonché «evasione dell’Iva» per 12 milioni di euro nel 2003 e 11 milioni nel 2005.
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| Carlo Buora, ex ad di Telecom |
In uno dei due procedimenti penali sono al centro degli accertamenti alcuni riverberi, in termini di maxirisparmi fiscali, della fusione tra Seat-Pagine Gialle e Tin.it nel 2000 (ancora nell’era Colaninno); nell’altro procedimento i riflessi fiscali in ballo sono quelli prodotti dalla fusione tra Olivetti e la controllata Telecom Italia, che nel 2003 portò all’accorciamento della catena di controllo del gigante telefonico presieduto all’epoca da Marco Tronchetti Provera. Il pm Laura Pedio contesta a Buora e a Moro l’articolo 4 del decreto 74 del 2000, cioè le «dichiarazioni infedeli» di chi, al fine di evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto, in una delle dichiarazioni annuali indica elementi passivi fittizi, avendo superato (come in questo caso prospettato dalla verifica fiscale della Guardia di finanza nel 2007) le due soglie previste dalla legge per l’imposta evasa e per l’ammontare complessivo degli elementi passivi fittizi. La società si difende argomentando di non aver mai esposto costi passivi fittizi, ma costi eventualmente indeducibili o indetraibili, a seconda che sia corretta omeno l’alchimia fiscale interpretata da Telecom e poi contestata invece dall’Agenzia delle entrate: un confronto concluso, sul piano fiscale e non penale, con l’intesa che ha determinato l’azienda a versare circa 220 milioni di euro per chiudere con l’Agenzia delle entrate un più complessivo pacchetto di vertenze, tra le quali le due sfociate ora a Milano in una contestazione penale.
Ed è proprio l’ambito penale che Telecom, in una complessa memoria difensiva, insiste a ritenere non prospettabile dalla Procura: «Se fittizio equivale a inesistente, e l’inesistenza è la divergenza dal reale — propone l’azienda —, la fittizietà si risolve solo ed esclusivamente in una inesistenza sul piano naturalistico, in una mancata corrispondenza della dichiarazione dei redditi alla realtà economica-commerciale». Quindi non un illecito penale, ma un problema di trattamento fiscale. E a sostegno delle politiche fiscali dell’azienda, il collegio difensivo (Marta Lanfranconi, Francesco Mucciarelli e Giorgio Perroni) rimarca che Buora e Moro avrebbero fatto «legittimo affidamento» su «pareri di illustri giuristi e su precedenti della Pubblica amministrazione». Tra i primi, figura un parere di Franzo Grande Stevens, e un altro fornito anche dall’Associazione fra le società per azioni (Assonime). Tra i secondi, Telecom intende valorizzare «un caso identico» di una società che avrebbe recuperato l’Iva a fronte di varie vicissitudini contrattuali. E al pm che procede (Pedio, la stessa delle contestazioni agli stilisti Dolce e Gabbana) e che ha firmato i due avvisi di conclusione delle indagini a carico di Buora e Moro, Telecom oppone una richiesta di archiviazione del 2009 firmata, in un altro caso ma su una materia analoga, dalla sua collega Bruna Albertini e accolta dal gip Cristina Di Censo. Per un procedimento penale agli esordi, sempre in ambito Telecom un altro si avvia forse a una prima definizione: a partire da domani, infatti, entrerà nella fase finale della discussione l’udienza preliminare in corso da un anno sull’attività di dossieraggio illegale praticata dalla Security di Telecom e Pirelli sotto la direzione di Giuliano Tavaroli. Inizieranno i pm con le richieste di rinvio a giudizio o di proscioglimento degli imputati, poi toccherà alle parti civili, e quindi in maggio ai difensori degli imputati.
Luigi Ferrarella
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10/03/2010
Inchiesta Montecity: maxievasione fiscale per oltre 100 milioni di euro
Inchiesta Montecity: maxievasione fiscale per oltre 100 milioni di euro
Operazione della Guardia di Finanza. Trecento i militari impegnati. Nel mirino decine di società e studi professionali. Tra i reati contestati la frode internazionale e il riciclaggio
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| Il cantiere di Santa Giulia, Rogoredo (Fotogramma) |
MILANO - Sono in corso, da parte del Nucleo di polizia tributaria di Milano, con il supporto operativo dei Reparti delle Fiamme Gialle distribuiti sul territorio nazionale, perquisizioni nei confronti di oltre 53 società italiane e 16 studi professionali con sede in diverse regioni (Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Lazio, Campania). Oltre 300 i militari complessivamente impiegati. L'operazione riguarda una maxievasione fiscale internazionale di oltre 100 milioni di euro. Tra legali rappresentanti e titolari degli studi e delle società perquisiti, le persone indagate sono circa 80 mentre tra i reati contestati c'è la frode internazionale e il riciclaggio. L'operazione è stata disposta dai pm Laura Pedio e Gaetano Ruta nell'ambito di uno dei filoni dell'inchiesta Montecity. Le perquisizioni in corso riguardano il filone di inchiesta che lo scorso ottobre aveva portato in carcere Vincenzo Agosta e Matteo Terragni (i due ora sono ai domiciliari), ritenuti gli amministratori di fatto della Brooks and K. Europe, società con sede a Londra, sul cui conto corrente aperto presso la Barclays Bank sarebbero affluiti circa 772 mila euro. Il denaro, secondo l'accusa, deriva dalle fatture gonfiate delle bonifiche nell'area Montecity-Santa Giulia.
Lo scorso 20 ottobre cinque persone - tra cui Giuseppe Grossi, all'epoca dei fatti a.d. di Sadi, ora agli arresti domiciliari - sono state arrestate e altre due fermate dalla Guardia di Finanza di Milano nell'ambito dell'indagine su una serie di fatturazioni fasulle e riciclaggio nella bonifica di Santa Giulia, quartiere a sud di Milano al centro di interventi di recupero ambientali propedeutici a un'operazione immobiliare. Il tribunale del riesame ha poi concesso i domiciliari a Grossi, motivati con i problemi cardiaci dell'imprenditore. Gli inquirenti hanno ipotizzato che Grossi, con l'aiuto dei suoi collaboratori, si sia appropriato grazie a fatture false di disponibilità finanziarie delle sue società all'estero per fini personali. Rosanna Gariboldi - all'epoca dei fatti assessore provinciale a Pavia e moglie del deputato e vicecoordinatore nazionale del Pdl Giancarlo Abelli - anche lei tra gli arrestati nell'ottobre scorso, ha respinto le accuse e ha patteggiato a gennaio una pena di due anni di reclusione, lasciando il carcere di San Vittore.
Redazione online
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05/03/2009
Bancario fa sparire 23 milioni, arrestato
Bancario fa sparire 23 milioni, arrestato
Protagonista del maxi-furto un manager della banca della Svizzera italiana. L'istituto aveva sporto denuncia, simulava autorizzazioni per bonifici o prelievi. in manette anche due complici
MILANO - Ha "distratto" fondi per 23 milioni di euro. Fuori dai tecnicismi, ha rubato. Protagonista del maxi-furto un manager della banca della Svizzera italiana (Bsi), la più antica del Canton Ticino. Lo stesso istituto ha denunciato il fatto alla Guardia di Finanza, che ha avviato gli accertamenti facendo scattare l'operazione «Silvan», come il famoso mago. La vicenda si è conclusa con l'arresto del ladro, anche lui abile (ma evidentemente non troppo) a far sparire le cose.
ARRESTATI DUE COMPLICI - Il manager, che si occupava della gestione dei grandi patrimoni, avrebbe simulato nel tempo di aver ricevuto dai clienti della banca d’affari disposizioni di autorizzazione, orali, scritte o telefoniche, per bonifici o prelievi in contanti. L’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip Caterina Interlandi è stata eseguita dai finanzieri del Nucleo di polizia tributaria di Milano e riguarda anche due complici del bancario, anche loro accusati di associazione a delinquere finalizzata al furto aggravato dalla fraudolenza. I due, già arrestati dalla magistratura svizzera, si sarebbero occupati dell’organizzazione delle strutture societarie «per convogliare il denaro carpito con le fraudolente movimentazioni del manager bancario».
CONTI IN ITALIA E ALL'ESTERO - Secondo gli investigatori, i soldi sarebbero stati convogliati in conti di altre persone e società in Italia e all’estero, che avrebbero simulato transazioni immobiliari per giustificare i passaggi di denaro. Grazie anche alle collaborazione con le autorità elvetiche, nel corso delle indagini sono stati ricostruiti i flussi finanziari e sono stati sottoposti a sequestro, in Italia e in Svizzera, somme e titoli per un valore di oltre 12 milioni di euro. Le fiamme gialle spiegano che «nel frattempo, grazie alle informazioni quotidiane scambiate con la polizia cantonale elvetica, tre dei soggetti indagati venivano arrestati in Svizzera, lo scorso febbraio, con l’accusa di truffa, amministrazione infedele e riciclaggio».
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