10/02/2011

«Al Sud più veloci i moscerini dei treni»

«Al Sud più veloci i moscerini dei treni»

«Bisognava fare il viaggio per rendersene conto». Tremonti ironizza dopo essere appena tornato da un viaggio in treno da Reggio Calabria fino a Roma

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13/05/2010

Ferrovie, ritardi e concorrenza lite a distanza Montezemolo-Moretti

Ferrovie, ritardi e concorrenza lite a distanza Montezemolo-Moretti

L'ex presidente Fiat sottolinea in pubblico il ritardo accumulato dal suo treno, le Fs replicano e attaccano, «nei giorni scorsi molti stop causati dalla Ntv sulla Roma-Firenze»

 

Luca Cordero di Montezemolo (Ap)
Luca Cordero di Montezemolo (Ap)

PADOVA - «Ieri sera mi avevano detto che forse c'era la nuvola islandese e allora abbiamo deciso di venire in treno invece che in aereo. Sono partito alle 7.30 e il treno ha avuto un'ora di ritardo. Mi dispiace». Così il presidente della fondazione Telethon Luca Cordero di Montezemolo al suo arrivo all'hotel Sheraton di Padova per la giornata «Ricerca, l'Italia che merita», ha spiegato il suo ritardo cogliendo quindi l'occasione per sottolineare che «sui treni di sicuro ci vuole concorrenza, nell'interesse dei cittadini di poter scegliere. D'altra parte, una volta si diceva che la concorenza è l'anima del commerciò e quindi con la concorrenza migliorerà il servizio, e quindi ben venga».

Mauro Moretti, ad delle Fs (Ansa)
Mauro Moretti, ad delle Fs (Ansa)

LA REPLICA DELLE FS - Le parole di Montezemolo, rilanciate dalle agenzie di stampa, hanno indotto le Fs a replicare: «Siamo assolutamente d'accordo con Luca Cordero di Montezemolo: la concorrenza fra operatori efficienti e competitivi fa bene perchè spinge tutti a migliorare sempre più. Va però detto che il ritardo registrato dal convoglio di Trenitalia sul quale viaggiava Montezemolo poco aveva a che fare con la concorrenza, perchè era stato determinato da un problema dell'infrastruttura e non del treno: qualsiasi altra impresa ferroviaria quindi, oltre a Trenitalia, ne sarebbe stata penalizzata». La risposta della società guidata da Mauro Moretti è stata affidata ad una nota in cui si le ferrovie di stato non hanno rinunciato alla polemica, sottolineando che «hanno invece molto a che fare con la concorrenza i pesanti ritardi registrati qualche giorno fa da 36 convogli Trenitalia proprio a causa di un treno della società di Montezemolo, la NTV, impegnato in un test sulla linea Roma-Firenze: continui stop e rallentamenti per malfunzionamenti vari, con pesanti ripercussioni sui convogli Trenitalia che seguivano e conseguenti disagi a migliaia di nostri clienti. Forse la dichiarazione rilasciata dal dottor Montezemolo, "con la concorrenza migliorerà il servizio"', si riferiva all'efficienza del servizio che in futuro offrirà la sua impresa ferroviaria».


12/10/2009

Trascina Trenitalia in tribunale: «Impossibile fare lo studente-pendolare»

Trascina Trenitalia in tribunale: «Impossibile fare lo studente-pendolare»

 

Un giovane denuncia l'azienda delle Fs: sulla linea Bassano-Padova treni sporchi, senza climatizzazione e sempre in ritardo

 

Azione legale contro Trenitalia (archivio)

Azione legale contro Trenitalia (archivio)

 

VENEZIA - Dopo aver ricevuto le proteste di molti pendolari veneti, il Movimento consumatori del Veneto ha deciso di avviare alcune azioni pilota nei confronti di Trenitalia per chiedere il risarcimento dei danni subiti a causa dei disagi arrecati ai propri passeggeri. La prima azione legale riguarda il caso di uno studente pendolare che si è rivolto al Movimento consumatori per chiedere la tutela dei propri diritti di viaggiatore. N. M., queste le iniziali del giovane, per anni ha utilizzato il treno per recarsi all’università «subendo innumerevoli disservizi - rileva l’associazione in una nota - tra i quali ritardi cronici nelle ore di punta, interminabili attese nelle gelide sale delle stazioni d’inverno, treni sporchi e maleodoranti, climatizzazione senza controllo, treni eccessivamente sovraffollati, e assenza di personale a cui chiedere assistenza». La linea in questione è la Venezia-Bassano. «I pendolari di questa tratta, così come quelli di molte altre linee ferroviarie regionali - commenta Monica Multari, presidente regionale del Movimento Consumatori - sono costretti a viaggiare in condizioni insostenibili. Molti utenti ci inviano ogni settimana segnalazioni lamentandosi dei disagi, spesso anche gravi, che sono costretti a subire sui treni». Peraltro, secondo Multari, «le azioni della Regione Veneto a tutela dei pendolari si sono rilevate finora poco efficaci».


08/08/2009

Basta appalti oscuri, ora treni più puliti

Basta appalti oscuri, ora treni più puliti

 

L’intervista «Sulle gare 31 ricorsi, quasi tutti vinti. Investiremo due miliardi per i nuovi vagoni». Moretti: pagavamo per dodicimila addetti, lavoravano in seimila

 

ROMA - Amministratore delegato delle Fs, che proprio sinonimo di Ma­stro Lindo non è mai stato, Mauro Mo­retti esordisce: «In un’azienda normale la pulizia non dovrebbe essere un pro­blema».
Evviva la sincerità. Le Ferrovie non sono un’azienda normale?

«Non era normale quello che succede­va. Quando ho assunto l’incarico e abbia­mo iniziato a discutere la questione del­le pulizie, ci siamo dovuti porre innanzi­tutto il problema di come questi lavora­tori venivano pagati, quanti erano...»

Non sapete quanti sono quelli che puliscono i treni e le stazioni?
«Non lo sapevamo allora. Secondo le informazioni che ci avevano dato dove­vano essere fra dieci e dodicimila. E già questo era un bel problema. Perché c’è una differenza di duemila esseri uma­ni » .

La spiegazione?
«Si trattava di un mondo non chiaro, dove prosperavano i subappalti, magari anche il lavoro poco legale o nero. A quel punto abbiamo preteso la tracciabi­lità degli stipendi, i cartellini con le fo­to » .

Che intende con tracciabilità?
«Che dovevano pagare i lavoratori con assegni o con bonifici bancari, ma non più con i contanti».

Pagavano davvero in contanti?
«C’è di più. Quando siamo riusciti a ottenere la situazione reale, si è scoper­to che invece di dieci o dodicimila, gli addetti alle pulizie erano meno di seimi­la. La metà. E i treni erano in condizioni inaccettabili » .

Sfido.
«Siccome i treni erano sporchi si ap­plicavano penali a go-go. Ma poi i soldi venivano restituiti alle stesse ditte per­ché i treni dovevano essere puliti. E si andava avanti così. Interrompendo que­sto meccanismo è saltato fuori che la so­lidità finanziaria delle ditte, due o tre gruppi che avevano in mano tut­to, era nulla. Quindi abbia­mo fatto gare separate suddivise in 55 lotti, consentendo a molte medie impre­se di partecipare, con vincoli precisi e in­troducendo una clausola sociale».

Di che cosa si tratta?
«Nei bandi era previsto che chi vince­va doveva assumere i dipendenti delle vecchie ditte. Mossa decisiva perché ha separato la vita delle ditte da quella dei lavoratori » .

Da quello che si sa, non è andato proprio tutto liscio come l’olio.
«Abbiamo subito ben 31 ricorsi al Tar e al Consiglio di Stato, quasi tutti vinti. Ma questo ci ha rallentati e ha ficcato in testa a qualcuno che si potesse tornare indietro » .

Per esempio ai responsabili dell’ag­gressione nello Scalo San Lorenzo a Roma?
«Si mettano l’anima in pace: indietro non torniamo. I treni devono essere puli­ti e gli addetti devono poter lavorare se­renamente » .

Auguri. Che dice però dei ritardi, dell’affollamento, dei disagi dei pendo­lari?
«Il risultato di cose non fatte nel pas­sato che ora dobbiamo fare. Trenitalia aveva un buco di quasi due miliardi, un miliardo di capitale e sei miliardi di debi­ti netti».

Deve spiegarlo ai viaggiatori...
«Il trasporto pendolare è un proble­ma di tutto il Paese. Abbiamo treni me­diamente anziani, non suffi­cienti. Nelle aree metropolita­ne e nelle ore di punta la no­stra offerta di spazio è inferio­re anche del 50% rispetto alla domanda » .

Meglio le sardine.
«Il treno è pieno zeppo, è difficile salire e scendere, si ac­cumulano ritardi sistematici. Ecco perché nel documento che presentai al governo di Ro­mano Prodi proponevo di com­prare mille treni nuovi, per aumentare l’offerta del 70% in cinque anni. Dissi che servivano 6,4 miliardi».

Non si misero a ridere?
«Spiegai che di quella somma avrei potuto coprirne autonomamente 5 mi­liardi ».

Come li avrebbe trovati?
«Adeguando gli introiti del trasporto regionale. Fra biglietti e contributi incas­savamo 11,6 centesimi di euro al chilo­metro per passeggero, contro i 20 della Germania e i 22 della Francia. Portando­li a 14,5 centesimi, e grazie al piano di razionalizzazioni e tagli che poi abbia­mo realizzato arrivando al pareggio di bi­lancio, avrei ricavato 4,9 miliardi per gli investimenti » .

Avrebbe dovuto aumentare le tarif­fe. Le sembra possibile, considerando la qualità del servizio?
«Facemmo notare che il trasporto su gomma gode di tariffe e contributi più elevati: 15,5 centesimi».

E loro?
«Mi mostrarono le difficoltà della fi­nanza pubblica ma mi dissero di andare avanti » .

E lei?
«Sono andato avanti. Ho fatto contrat­ti veri con le Regioni. Contratti con dura­ta certa e capitolati precisi. Vogliono i treni nuovi? Vogliono l’aria condiziona­ta nelle carrozze? È semplice: pagano di più » .

Come gli optional sulle auto. Scom­metto che chiedono tutti il modello ba­se.
«C’è stata una negoziazione aspra, nessuno aveva soldi sufficienti. Però ab­biamo fatto i contratti con tutte le Regio­ni. Eccetto il Piemonte, che vuole la gara europea » .

Forse Mercedes Bresso pensa di ave­re un servizio migliore.
«Allora mi permetto di darle un consi­glio: con i soldi del grattacielo della Re­gione ci compri i treni dei pendolari».

Intanto non cominciate voi?
«Cominceremo. Purtroppo i 14,5 cen­tesimi sono rimasti un miraggio. Con i contratti siamo arrivati a 12,6. Però è già qualcosa. Troveremo il modo di inve­stire 2 miliardi per i pendolari, compre­si 500 milioni che il governo ci ha assicu­rato » .

Due miliardi. Che cosa si devono aspettare?
«Compreremo 150 locomotive e car­rozze a due piani. Treni che potranno trasportare 1.500 persone relativamente comode » .

È quel «relativamente» che lascia perplessi. Sulla Freccia rossa stanno comodi «assai».
«Smettiamola. Dicono che mi occupo soltanto dell’Alta velocità, ma da quan­do sono qui per quella non ho speso un euro, mentre per il trasporto regionale abbiamo investito 450 milioni per 150 locomotive » .

Ed è convinto che sia migliorato qualcosa per i pendolari?
«Un po’ la puntualità. Ma capisco che i miglioramenti non siano percepiti. In questi due anni ho dovuto garantire l’esistenza in vita del servizio. Se non si risanava, come ha certificato anche la Corte dei conti, Trenitalia doveva chiu­dere. Adesso, grazie anche alle Regioni che hanno ricostruito con noi un rappor­to di fiducia, si passa dalla speranza ai risultati concreti».

Verificheremo.
«Sfonda una porta aperta. Io il pendo­lare l’ho fatto davvero».

Masochista?
«Ferroviere».

Sergio Rizzo