27/04/2012

La Cina e il mistero dell'attivista cieco

La Cina e il mistero dell'attivista cieco

Chen Guangcheng dovrebbe essere fuggito dalla sua abitazione nel nordest del paese. Secondo voci non confermate sarebbe nell'ambasciata americana a Pechino: si è battuto contro gli aborti forzati

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06/10/2010

Finge di essere milionario su Facebook e ritrova il figlio rapito dall'ex moglie

Finge di essere milionario su Facebook e ritrova il figlio rapito dall'ex moglie

Sotto mentite spoglie contatta la ex moglie sul social network. Il piccolo Jobe ora è affidato al padre

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26/09/2010

Lite tra vicini di casa: trentenne prende a bastonate pregiudicato

Lite tra vicini di casa: trentenne prende a bastonate pregiudicato

L'uomo colpito, ubriaco, aveva iniziato la lite con una aggressione, ma è stato disarmato. Operato al cervello

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08/08/2010

Carabiniere uccide la moglie a Genova Sette coltellate in cucina poi la fuga

Carabiniere uccide la moglie a Genova Sette coltellate in cucina poi la fuga

Con 6 coltellate di cui 5 alle spalle e una mortale alla gola. L'uomo, 48 anni, fuggito a bordo di una moto, è stato poi bloccato dai colleghi. Arrestato nei pressi del cimitero

 

Mara Basso, la vittima (Ansa)
Mara Basso, la vittima (Ansa)

GENOVA - Ennesima tragedia familiare di questa estate legata ad una crisi di coppia: un maresciallo dei carabinieri, Fabrizio Bruzzone, di 40 anni, ha ucciso nel primo pomeriggio con sette coltellate nella cucina di casa a Pegli la moglie dalla quale stava separandosi, Mara Basso, 38 anni, commessa di un supermercato.

Fabrizio Bruzzone, prestava servizio a Palazzo di Giustizia a Genova (Ansa)
Fabrizio Bruzzone, prestava servizio a Palazzo di Giustizia a Genova (Ansa)

LA FUGA - Fuggito in ciabatte in sella alla sua moto, è caduto dopo qualche centinaio di metri, si è rialzato ed è sparito per qualche ora. È stato rintracciato nei pressi del cimitero di Pegli, nel ponente cittadino. In stato confusionale e ferito ad una gamba, si è fatto ammanettare dai suoi stessi colleghi senza opporre esistenza. Non era armato: l'arma del delitto, un coltello da cucina, è stato trovato col manico spezzato poco distante dal cadavere della moglie; la pistola d'ordinanza era stata lasciata negli uffici di polizia giudiziaria del tribunale, dove il maresciallo Bruzzone prestava servizio. Una tragedia forse temuta dagli stessi familiari della coppia. «Lo sapevo che l'avrebbe ammazzata!» ha esclamato la madre di Mara Basso accorrendo sul luogo del delitto. Le due figlie della coppia, di otto e dodici anni, non erano per fortuna in casa. Proprio per i continui litigi dei genitori erano ospiti da qualche giorno dai nonni materni. Fabrizio e Mara erano da tempo ai ferri corti ed avevano avviato le pratiche per la separazione. Oggi il maresciallo ha pranzato dalla madre, che abita in un appartamento dello stesso caseggiato di via Vespucci, a Pegli. Quindi è sceso in casa sua dicendo: «Chiedo a Mara di andare insieme in piscina». Probabilmente il diniego della donna ha scatenato la furia del carabiniere. Afferrato un grosso coltello, ha colpito selvaggiamente la moglie in cucina: cinque colpi alla schiena, uno al torace, un altro alla gola. Per la forza messa nel colpire, il manico del coltello si è spezzato.

Le ciabatte per strada dopo la fuga del carabiniere (Ansa)
Le ciabatte per strada dopo la fuga del carabiniere (Ansa)

IN CIABATTE - Quindi il maresciallo Bruzzone, in ciabatte, è uscito di casa, mentre la madre, allarmata dal trambusto si affacciava. Lo ha visto con le mani insanguinate e si è precipitata nell'appartamento di sotto, trovando il cadavere della nuora in un lago di sangue. Il sottufficiale ha inforcato la sua moto Bmw ed è partito. Ma fatto un centinaio di metri è caduto, urtando un'auto in sosta. Si è rialzato ed è sparito, guidando la moto a piedi nudi. Le ricerche dei carabinieri, avvertiti dalla madre del maresciallo, sono durate circa tre ore: vi hanno preso parte numerose pattuglie ed anche un elicottero. Il maresciallo Bruzzone è stato trovato, inebetito, a pochi chilometri di distanza, nei pressi del cimitero di Pegli, dove si trova la tomba del padre. «La scia di sangue legata alle tragedie familiari continua - sottolinea l'Associazione Avvocati Matrimonialisti -. Negli ultimi due mesi si è registrata una recrudescenza di violenza legata spesso a procedure di separazione e divorzi». «Al di là della 'conta dei mortì che spetta agli statistici», gli avvocati matrimonialisti ritengono che sia «arrivato il momento di garantire, alle coppie che si separano e che divorziano, un sostegno psicologico necessario per elaborare il 'luttò per la fine del matrimonio». «Ogni 10 giorni in Italia un marito/compagno in via di separazione progetta il cosiddetto 'suicidio allargatò; la fascia di età più a rischio va dai 42 ai 50 anni», afferma Gian Ettore Gassani, presidente dell'Ami. (fonte: Ansa)

Redazione online


06/08/2010

Los Angeles, inseguimento in diretta tv

Los Angeles, inseguimento in diretta tv

Gli agenti di polizia seguono la fuga in auto di un malvivente. Riescono ad accerchiarlo e poi fermarlo. Alla fine scattano le manette e le percosse.

 

 

Un uomo fugge in auto e percorre diversi chilometri in contromano. Gli agenti gli sono alle calcagna. Lo accerchiano e infine scattano le manette e il pestaggio.
Un inseguimento in piena regola quello proposto dalla tv di Los Angeles, che manda in onda le immagini, a tratti crude, che testimoniano la fine della fuga di un malvivente.

Lui, in evidente stato confusionale, non rispetta l’ordine della polizia di uscire dalla auto. Gli agenti circondano il veicolo, gli puntano contro le loro armi. Con i manganelli spaccano i vetri dell’abitacolo e infine, l’uomo pare arrendersi; è in piedi, ha le mani in alto, ma continuano le percosse da parte degli agenti.

A quanto si apprende, il malvivente poco prima era entrato in una stazione di polizia e aveva minacciato alcuni poliziotti.


04/08/2010

La banca fantasma, parla Cacciapuoti «Il truffato sono io, temo per la mia vita»

La banca fantasma, parla Cacciapuoti «Il truffato sono io, temo per la mia vita»

L'ideatore della Popolare del Meridione dal suo nascondiglio. «Mi sono fidato e mi hanno tradito. Pronto a risarcire tutti»

 

NAPOLI - «Dove mi trovo? Non posso dirlo, non mi sento al sicuro. Mi rifarò vivo al momento giusto. quando avrò fatto chiarezza in questa vicenda. Non sono un delinquente. E allora si vedrà che di tutto questo maledetto imbroglio io sono soltanto una vittima. Me ne sono andato perchè temo per la mia vita». Raffaele Cacciapuoti, 44 anni, fondatore e presidente della Banca Popolare del Meridione, messo sotto accusa da soci e sottoscrittori dell'Istituto (che gli contestano la sparizione di 8 dei 10 milioni di euro raccolti dalla banca tra oltre 800 sottoscrittori), racconta al Denaro (oggi in edicola) la sua verità.

«Innanzittutto - spiega - non è vero che c'è un ammanco di 8 milioni di euro. Il buco ammonta a molto meno, forse a un quarto». La fuga? «Ho ricevuto delle minacce. E poi ho bisogno di tempo e calma per valutare la mia posizione anche sotto il profilo giudiziario».

Raffaele Cacciapuoti si dice pronto a collaborare con i magistrati. «È nel mio interesse - dice - Io non sono un imbroglione. Non ho nè truffato nè rubato. Dico di più: laddove dovessero verificarsi degli ammanchi sono il primo ad essere disponibile a risarcire eventuali sottoscrittori che non si vedono le quote intestate».

«Voglio collaborare - aggiunge - per spiegare come sono andate le cose. E dimostrare che anche io sono stato truffato. Ho preparato una memoria difensiva in cui spiego con prove documentate e non chiacchiere come sono andate le cose. Ho incaricato i miei legali di fare il punto della situazione, prima di presentarmi in Procura e parlare con i magistrati».

«Sono stato imprudente - dice ancora Caccuapuoti - mi sono fidato di persone sbagliate, ho fatto delle confessioni a chi non dovevo. Hanno utilizzato la mia buona fede e poi mi hanno gettato in pasto ai lupi come capro espiatorio. La situazione è poi degenerata quando alcuni attori di questa vicenda, invece di chiudersi a riccio ed impegnarsi per trovare una soluzione, hanno preferito dare tutto in pasto ai giornali, facendomi passare come un imbroglione. Ma ai magistrati racconterò tutto».


10/07/2010

In manette i "killer di aziende" arrestati 7 manager per bancarotta

In manette i "killer di aziende" arrestati 7 manager per bancarotta

L'unico a non essere finito in manette è Samuele Landi, ex presidende del cda di Agile e amministratore di Eutelia. È a Dubai, dove si cercherà di prenderlo

 

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ROMA - «Killer di aziende. Hanno messo in strada i dipendenti deliberatamente, c'era un patto dietro il fallimento della società». Arresti e 22 perquisizioni in tutta Italia per la bancarotta milionaria Agile-Eutelia, importante gruppo societario nel settore delle telecomunicazioni e dell'information technology. Otto le ordinanze di custodia cautelare, sette eseguite, l'unico a non essere finito in manette è Samuele Landi, ex presidende del cda di Agile e amministratore di Eutelia. È a Dubai, dove si cercherà di prenderlo.

Nel novembre dell'anno scorso era entrato nella sede romana di Eutelia, occupata dai lavoratori, capeggiando un gruppo di vigilantes e minacciando i dipendenti. Il suo blitz, immortalato dai tg, è uno degli elementi d'accusa nell'ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip di Roma, Elvira Tamburelli. «Samuele Landi - scrive il giudice - noncurante della dismissione seppure soltanto formale da cariche del cda, fa irruzione in azienda sprezzante nei confronti dei dipendenti che tentavano di far valere le loro ragioni e che per effetto dei reati da lui commessi hanno perso il lavoro». Landi e un gruppo di soci «hanno acquistato diverse società organizzando una colossale operazione dolosa con l'obiettivo di provocare, tra l'altro, il fallimento di Agile». Un esempio? «I crediti invece di essere riscossi sono stati ceduti per garantire le obbligazioni di un'altra società del gruppo, la Omega».


La cricca, scrive il giudice,
si è mossa «con lo scopo di spogliare Agile dei suoi asset, svuotando la cassa, caricandola di debiti e sottraendo garanzie ai creditori, soprattutto ai 1.992 lavoratori messi in strada». Per questo la procura di Roma ha chiesto e ottenuto gli arresti dei vertici di Eutelia, Agile e Omega. In manette Pio Piccini, Leonardo Pizzichi, Claudio Marcello Massa, Marco Fenu, Salvatore Riccardo Cammalleri, Antonangelo Liori, Isacco Landi.
I magistrati contestano «la distrazione di 11.179.989 milioni dalla Agile srl e la sottrazione di crediti della stessa società, ceduti senza garanzia ad altri soggetti, per 5.529.543 milioni». L'indagine nasce dal lavoro svolto dai custodi giudiziari nominati dal tribunale fallimentare di Roma nel febbraio scorso.

I rappresentanti di Agile avevano chiesto un concordato ma offrendo fideiussioni false, chi le aveva garantite era la Cofiar, altra società sotto inchiesta. Dalle intercettazioni i finanzieri del valutario e i pm coordinati da Nello Rossi hanno scoperto che il gruppo ha tentato di avvicinare i custodi giudiziari offrendo consulenze. Al telefono si parla con disinvoltura di documenti falsi, delle manovre per svuotare la società con l'intento di avviare nuove imprese in Italia e in Romania. Infischiandosene di quanti perdevano il lavoro. La prova in una intercettazione dell'aprile scorso. Antonangelo Liori racconta al fratello di aver incontrato i sindacati ai quali ha detto: se c'è fallimento «io continuo ad avere la mia macchina, il mio autista, il mio elicottero, la mia villa.... Tutto uguale e loro non ce l'hanno un lavoro... Questa è la storia».

ELSA VINCI


07/06/2010

Porno attore uccide collega con una spada Inseguito, cade da un dirupo e muore

Porno attore uccide collega con una spada Inseguito, cade da un dirupo e muore

Nella San Fernando Valley, in California. Ripresa dalle telecamere la tragica fine di un 34enne. Il raptus sul set, dopo aver saputo del licenziamento

 

 

 

MILANO - Uccide un collega con una spada da samurai e ne ferisce altri due sul set di un film a luci rosse, poi tenta una fuga disperata, inseguito da polizia e telecamere. Alla fine precipita da un dirupo: morte in diretta tv. E' degna di un copione hollywoodiano la tragica fine di Stephen Clancy Hill, 34 anni, noto nel mondo della pornografia con lo pseudonimo di «Steve Driver». Il porno attore stava girando un film nella San Fernando Valley, in California, località conosciuta negli Usa come «Porn Valley» per l'industria di film per adulti. La furia di Hill si è scatenata, riportano i quotidiani locali, quando gli è stato comunicato il suo licenziamento in tronco; avrebbe anche dovuto lasciare immediatamente l'alloggio messogli a disposizione dalla produzione. L'uomo, preso da un raptus, ha brandito una spada da samurai che ha trovato sul set e si è scagliato su tutti quelli che ha incontrato. Il suo collega attore Herbert Hin Wong, che si era intromesso per cercare di salvare la vita a uno dei presenti, è stato colpito da un fendente ed è morto; altre due persone sono rimaste ferite. Hill, che aveva già un precedente per aggressione armata nel marzo del 1999 nel Maryland, è fuggito a bordo del suo Suv.

Stephen Clancy Hill
Stephen Clancy Hill

LA FINE - Il porno attore è stato raggiunto dalla polizia dopo che si era arrampicato su una parete rocciosa nel distretto di West Hills, nella San Fernando Valley. Hill è rimasto lì, seduto sul ciglio di un burrone e circondato da decine di agenti, per circa 8 ore, sempre inquadrato dalle telecamere. Minacciava di uccidersi, e intanto preparava una corda per tentare di calarsi più in basso. All'improvviso è precipitato ed è morto. Forse è stato colpito da un'arma stordente usata da un agente, ma Kirk Albanese, vice capo della SWAT di Los Angeles, ha rifiutato di discutere i dettagli: non è chiaro se il colpo abbia raggiunto Hill e l’abbia fatto precipitare di sotto o se il colpo sia andato a vuoto e Hill si sia gettato intenzionalmente. Immediati, ma inutili, i soccorsi. Tutta la scena è stata ripresa da più angolazioni, anche da un elicottero. Proprio come in un film, ma di quelli che finiscono male.

Redazione online


06/06/2010

Bari, tragica rapina: il benzinaio spara, muore un ladro

Bari, tragica rapina: il benzinaio spara, muore un ladro

Un 23enne è morto per un colpo di pistola sparato dal gestore di una stazione di servizio che aveva assaltato insieme a un complice riuscito a fuggire. Per terra i militari hanno recuperato tre bossoli. Non si è appreso se i rapinatori fossero armati

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Un giovane rapinatore di 23 anni è morto sabato sera per un colpo di pistola, che l'ha raggiunto al fianco, sparato dal gestore di una stazione di servizio che aveva assaltato assieme con un complice riuscito a fuggire. Il ragazzo, nato nel quartiere periferico San Paolo di Bari, è morto in ospedale dove è stato trasportato dopo essere stato abbandonato in una cava di calcestruzzo poco distante dal luogo della rapina. Il suo ritrovamento è stato reso possibile da una telefonata anonima al 112.

La vittima e il complice erano giunti nella stazione di rifornimento Tamoil in sella ad una motocicletta. Non si è appreso se fossero armati. Secondo la prima ricostruzione dei carabinieri, quando hanno intimato al gestore di consegnare l'incasso sono stati affrontati dall'uomo armato con una pistola il quale ha sparato contro di loro. Per terra i militari hanno recuperato tre bossoli.


30/05/2010

Milano, caccia al pirata della strada che ha ucciso 1 pedone

Milano, caccia al pirata della strada che ha ucciso 1 pedone

Continua senza sosta la ricerca dell'automobilista, che a Robecco sul Naviglio ha travolto due passanti, ammazzandone uno. Subito dopo l'incidente, lo sconosciuto è scappato senza prestare soccorso


 

 

E' caccia al pirata della strada che, all'1.30 del 30 maggio, ha travolto due pedoni, uccidendone uno. L'incidente è avvenuto sulla strada, che unisce Robecco sul Naviglio a Cassinetta di Lugagnano, località a una trentina di chilometri a ovest di Milano. Subito dopo l'incidente, l'automobilista è scappato senza prestare soccorso.

Come spiegato dai carabinieri di Abbiategrasso, intervenuti sul posto, i due ragazzi, entrambi 26enni, sono stati investiti, mentre camminavano sul ciglio della strada. Uno dei due giovani è deceduto, dopo essere stato trasportato in ospedale. L'altro, invece, è in osservazione all'ospedale di Magenta, ma non è in pericolo di vita.