08/08/2010

Incendi, la grande fuga da Mosca

Incendi, la grande fuga da Mosca

E’ ancora emergenza in Russia. Il fumo, che ha raggiunto la stratosfera, minaccia le centrali nucleari presenti sul territorio. E cresce l’allarme per la situazione sanitaria.

 

 

 

Cresce l'allarme per la situazione sanitaria a Mosca, stretta nella morsa del fumo che si sprigiona dagli incendi delle regioni circostanti e di un caldo soffocante. Monumenti simbolo come le torri del Cremlino risultano invisibili da breve distanza mentre il fumo acre che soffoca la città da giorni non dà tregua.

Mosca è immersa da uno smog che non ha precedenti a memoria d'uomo e la responsabile per i diritti del consumatori ha confermato che nella capitale russa è aumentato il tasso di mortalità. Le persone più a rischio sono quelle con patologie cardio-vascolari e polmonari, ma anche i bambini. Chi può, se ne va, ma decine di voli hanno subito ritardi nelle ultime ore.


Gli incendi hanno provocato una crisi che non ha precedenti in
Russia centrale e le autorità faticano a rispondere ai vari fronti di crisi. A rischio sono i principali siti strategici, tra cui il più grande impianto di ricerca nucleare, quello di Sarov; ma il Ministero della Difesa ha annunciato, secondo l'agenzia Interfax, che i pompieri sono riusciti a spegnere il rogo che lo minacciava.

L'aeroporto più colpito, quello di
Domodedovo, a sud di Mosca, dove circa 2.000 passeggeri in partenza sono rimasti bloccati e solo alcuni aerei sono riusciti ad atterrare. "I passeggeri devono capire che i ritardi sono inevitabili", ha detto Sergei Iswolsky, del comitato statale dell'aviazione, spiegando che i ritardi possono variare da 30 minuti a diverse ore. E se gli abitanti di Mosca cercano di fuggire dalla capitale, le agenzie di viaggio segnalano il tutto esaurito per i pacchetti vacanze verso mete come l'Egitto, il Montenegro e la Turchia.


29/12/2009

Fallito attentato Usa, ecco le foto della bomba

Fallito attentato Usa, ecco le foto della bomba

 

Un paio di mutande bruciacchiate e una busta con l'esplosivo cucita sull'indumento: è quello che resta del tentativo del nigeriano legato ad Al Qaeda che ha cercato di far saltare in aria un volo della Delta Airlines. Le immagini diffuse dalla Abc

 

 

L'emittente americana Abc ha diffuso delle immagini che mostrano come Umar Farouk Abdulmutallab sia riuscito a portare materiale esplosivo a bordo del volo Amsterdam-Detroit della Delta Airlines. Il 23enne nigeriano si sarebbe imbarcato con un contenitore di plastica, legato nella zona inguinale e contenente Petn, un tetranitrato più sensibile del tritolo. Abdulmutallab intendeva, verosimilmente, far esplodere la sua bomba liquida in prossimità del pavimento, per provocare una rapida depressurizzazione così da danneggiare i comandi che passano tra la cabina passeggeri e il vano bagagli.


27/12/2009

Fallito attentato, il terrorista già segnalato alla Cia

Fallito attentato, il terrorista già segnalato alla Cia

 

Il volo Delta Airlines stava atterrando a Detroit con 278 persone a bordo. L'uomo è stato fermato dai passeggeri. Il nigeriano che ha fatto esplodere una carica: "Sono di Al Qaeda". Il padre lo aveva denunciato all'antiterrorismo

 

 

Le autorità Usa hanno incriminato oggi il nigeriano Abdul Faruk Abdulmutallab per aver tentato di far saltare in aria il volo Delta 253 usando una sostanza esplosiva nascosta nei suoi indumenti intimi. Il responsabile della strage mancata di Natale, che ha 23 anni, ha confessato agli inquirenti di avere trascorso un mese in un campo di addestramento di Al Qaida nello Yemen dove ha ricevuto dalla organizzazione terrorista un paio di mutande con due tasche segrete. Si è scopetro che il padre dell'attentatore aveva denunciato il ragazzo, ma l'antiterrorismo Usa aveva ignorato la segnalazione.


26/12/2009

Fallito attentato su volo per Detroit Il terrorista: «Appartengo ad Al Qaeda»

Fallito attentato su volo per Detroit Il terrorista: «Appartengo ad Al Qaeda»

 

L'aereo è atterrato senza problemi. La Casa Bianca: «Tentato atto di terrorismo. Un nigeriano, subito neutralizzato, ha cercato di far esplodere un ordigno: a bordo una fiammata e fumo

 

 

L'incubo terrorismo torna negli Stati Uniti nel giorno di Natale. Umar Faruk Abdulmutallab, passeggero nigeriano di un aereo della Northwest Airlines, che copriva la tratta tra Amsterdam e Detroit, nel Nord degli Stati Uniti, ha tentato venerdì sera di far esplodere l’aereo prima dell’atterraggio. L’uomo, studente 23enne in ingegneria a Londra, ha cercato di attivare un ordigno sull'aereo con a bordo 278 persone a bordo. Ma è stato neutralizzato da alcuni passeggeri: il velivolo è riuscito ad atterrare senza intoppi e il sospetto è stato arrestato e sottoposto a interrogatorio dagli inquirenti. L’episodio, dai contorni ancora da decifrare, ha comunque provocato un grande allarme e il presidente Barack Obama ha coordinato dalle Hawaii, dove si trova in vacanza, una riunione sulla sicurezza. La Casa Bianca ha parlato apertamente di un «una tentata azione di terrorismo» e gli Stati Uniti hanno chiesto alle compagnie aeree di tutto il mondo intero di adottare misure di sicurezza supplementari. Perquisizioni a Londra, dove l'attentatore studia. «Siamo in contatto con le autorità americane e perquisizioni sono in corso a Londra», ha precisato un portavoce di Scotland Yard, senza dare precisazioni sugli edifici interessati dai controlli.

LA RICOSTRUZIONE - Il jet, con i colori della Delta ma registrato come Northwest, aveva iniziato la discesa su Detroit quando un uomo di colore, seduto al posto 19 A, ha cercato di attivare un ordigno. C’è stata una piccola fiammata, seguita da fumo. Qualcuno ha gridato «Cosa stai facendo?» all’uomo, che intanto aveva i pantaloni in fiamme. Qualcuno gli ha buttato dell’acqua addosso e subito dopo un passeggero – sembra un olandese – lo ha immobilizzato mentre l’equipaggio ha soffocato il principio di incendio. Per alcune persone sono stati momenti di panico. Chi invece era nel retro del jet non si è quasi accorto di nulla. L’attentatore è stato quindi trasferito in prima classe e legato al posto numero 1, guardato a vista da steward e passeggeri. L’uomo con estese ustioni al bacino e alle gambe è rimasto in silenzio, senza dire nulla.

L'ATTENTATORE - Il nigeriano fermato, un 23enne che studia a Londra, ustionato e trasferito in ospedale, ha detto di essere membro di Al Qaeda, di essersi procurato l'esplosivo nello Yemen e di aver ricevuto ordini su quando utilizzarlo. Stando al suo visto di ingresso - rilasciato il 16 giugno scorso - stava viaggiando dalla Nigeria agli Stati Uniti per partecipare a una cerimonia religiosa. L'Fbi sta indagando sull'episodio. Il sospetto avrebbe detto di essere un membro di Al Qaida, di essersi procurato procurato l'esplosivo nello Yemen e di aver ricevuto ordini su quando utilizzarlo. Dopo l’atterraggio il jet è stato confinato in un’area sicura dell’aeroporto. Fbi e polizia hanno preso in consegna il cittadino nigeriano mentre gli altri passeggeri – con l’eccezione di due rimasti feriti - sono stati trasferiti in sala del terminal e interrogati a lungo. Gli investigatori hanno accertato che Abdulmutallab è partito da Lagos (Nigeria) per Amsterdam e qui si è imbarcato sul volo per Detroit. Nello scalo olandese avrebbe superato i controlli senza suscitare sospetti: è possibile che l’ordigno fosse scomposto in due parti e formato da liquido e polvere sfuggiti ai metal detector. Fonti Usa, inoltre, hanno sostenuto che il nominativo dell’uomo non era nella lista “no-fly” ma era invece indicato in un database Usa come un elemento vicino ad ambienti integralisti. Non è chiaro se questa informazione fosse nota anche alla polizia olandese. Altro interrogativo riguarda il visto americano rilasciato nel giugno di un anno fa: come è stato possibile se il nigeriano era segnalato come pericoloso?

LA SICUREZZA - Il presidente Barack Obama, in vacanza alle Hawaii, è stato subito messo al corrente dell'accaduto dai suoi consiglieri militari, e - ha riferito il portavoce della Casa Bianca - ha «dato istruzioni affinchè vengano prese tutte le misure appropriate per potenziare la sicurezza aerea». Gli Stati Uniti hanno anche chiesto a tutte le compagnie aeree del mondo di rafforzare la sicurezza sui voli. «Le misure di sicurezza rafforzate saranno applicate a tutti i voli nel mondo diretti negli Stati Uniti per un periodo di tempo illimitato», si legge nel comunicato diffuso dall'ente di coordinamento anti-terrorismo dell'Aja.

L'ENAC - Anche l'Enac , l'Ente nazionale di aviazione civile, ha disposto l'intensificazione di tutti i controlli sui voli in partenza dagli aeroporti nazionali con destinazione Usa, aumentando anche i controlli manuali su tutti i passeggeri, così come richiesto anche dal Tsa (Transport security administration), l'autorità statunitense per la sicurezza.


01/09/2009

«Siamo italiani, no al fumo verde» Prove cancellate per le Frecce

«Siamo italiani, no al fumo verde» Prove cancellate per le Frecce

 

 

ITALIA-LIBIA, IL CASO. La risposta alle richieste dei libici per l'esibizione a Tripoli

 

 

Le frecce tricolori
Le frecce tricolori

TRIPOLI — «Shut down the engine, you have a delay». Per ben due volte il comandante delle Frecce Tricolori, Massimo Tammaro, che stava rullando sulla pista dell'aeroporto militare di Maitiga ha ricevuto dalla torre di controllo l'ordine di spegnere i motori degli Aermacchi. Con la terza comunicazione è giunto anche l'ordine di rientrare perché l'esercitazione era cancellata. Quella di ieri, sul cielo di Tripoli, doveva essere la prova generale della manifestazione acrobatica che la nostra pattuglia — che tutto il mondo ci invidia per la sua abilità — avrebbe dovuto fare per i festeggiamenti odierni in occasione dei 40 anni della rivoluzione verde che portò al potere il colonnello Muhammar Gheddafi. E il colore verde potrebbe essere all'origine della cancellazione. Da tempo, infatti, le autorità libiche chiedono che le Frecce scarichino scie di fumo verde durante le acrobazie previste per i festeggiamenti in onore dei 40 anni di potere del Raìs. Ma la risposta è sempre stata la stessa: un cortese ma fermo no. Anche ieri, durante il consueto briefing che precede un'esercitazione, Tammaro si è sentito fare la medesima richiesta. E anche ieri ha risposto: «Noi siamo italiani e abbiamo una disposizione ferrea. I fumi che possiamo scaricare sono bianchi o tricolori, come la nostra bellissima bandiera».

Insomma, tutto lascia intendere che potrebbe essere questo diniego all'origine della decisione libica di sospendere i voli acrobatici. Anche se ufficialmente nessuno vi fa riferimento, nemmeno gli italiani. Lo stesso Tammaro, in una improvvisata conferenza stampa nella nave albergo che ospita gli uomini della pattuglia, spiega che la ragione è «tecnica» dopo essersi consultato con lo stato maggiore dell'aeronautica militare italiana, l'ambasciatore Francesco Tupiano e il ministro della Difesa Ignazio La Russa. «In una zona della città, di fronte al mare, — dice l'ufficiale — è ancora in corso il vertice dei capi di Stato africani e quindi per motivi di sicurezza ci è stato comunicato che tutti i voli erano stati sospesi». Tutti i nostri, militari e politici, ne prendono atto. Ragioni di opportunità invitano ad accettare per buono quanto hanno sostenuto i libici perché è del tutto plausibile la loro tesi visto che sul lungomare, sotto una tensostruttura, la stessa che domenica ha ospitato la cena tra Gheddafi e Silvio Berlusconi, si svolge il vertice dei leader dell'Unione africana.

Dal punto di vista diplomatico si vogliono evitare incidenti perché si sa quanto siano imprevedibili i dirigenti libici e quanto talvolta paiono capricciose se non addirittura eccessive le loro richieste. Ecco perché si fa finta di credere a questa versione e ci si dimentica che ieri mattina, proprio sulla stessa porzione di cielo prospiciente la zona del summit panafricano hanno volteggiato per una buona mezzora tre aerei leggeri di fabbricazione francese. I rapporti di buon vicinato e la possibilità di fare buoni affari consigliano quindi di essere prudenti. Ecco perché, a meno di impreviste novità, il programma messo a punto per lo show delle nostre Frecce resta inalterato e si compone di sette «figure», alcune come il giro della morte «a triangolone» ripetuto due volte. I nove Aermacchi concluderanno con un passaggio spettacolare che mette i brividi per la sua bellezza. In formazione «Alona con carrello estratto» scaricheranno una fumata tricolore sulle note del «Vincerò» cantate da Luciano Pavarotti.

Lorenzo Fuccaro

Fonte: Corriere della Sera


20/06/2009

Los Angeles: atterraggio d'emergenza per l'aereo di Schwarzenegger

Los Angeles: atterraggio d'emergenza per l'aereo di Schwarzenegger

 

Nessun problema per il governatore della california e il suo staff. Il pilota ha informato i controllori di volo di avere fumo in cabina ed ha raggiunto rapidamente la pista

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LOS ANGELES (USA) - Un po' di paura, ma in fondo niente che non avesse già affrontato, almeno nella finzione cinematografica. Atterraggio d'emergenza per un aereo con a bordo il governatore della California Arnold Schwarzenegger dopo che il pilota ha informato i controllori di volo di avere fumo in cabina di pilotaggio. Lo ha reso noto un comunicato dell'ufficio stampa del governatore, ripreso dal Los Angeles Times.

TUTTO BENE - Mancavano dieci minuti al previsto atterraggio all'aeroporto di Santa Monica quando il pilota ha visto uscire fumo dal pannello degli strumenti. È quindi rapidamente sceso di quota ed è atterrato all'aeroporto Van Nuys, nella San Fernando Valley. Nella nota dell'ufficio stampa l'operazione è stata definita «veloce, ripida e sicura». Sulla pista erano già schierati i mezzi antincendio, ma l'atterraggio si è svolto senza ulteriori problemi. «L'equipaggio - è scritto - ha fatto un ottimo lavoro e tutti sono sbarcati in sicurezza e senza danni». Schwarzenegger subito dopo si è diretto alla sua abitazione nei pressi di Santa Monica e, aggiunge il Los Angeles Time, ha postato sulla sua pagina personale in Twitter una foto dell'aereo affiancato da tre gialle autopompe dei vigili del fuoco.


06/06/2009

Messico: decine di bambini morti nell'incendio di un asilo

Messico: decine di bambini morti nell'incendio di un asilo

 

I piccoli avevano da pochi mesi a tre anni. La tragedia a Hermosillo, capitale dello Stato di Sonora. Le vittime asfissiate durante il riposo pomeridiano

 

CITTÀ DEL MESSICO - Orrore in Messico dove un incendio in un asilo di Hermosillo, capitale dello Stato di Sonora, ha causato la morte di almeno 31 bambini durante il riposo pomeridiano. I piccoli, tra i pochi mesi mesi e i due-tre anni, sono morti in gran parte asfissiati dal fumo che si è propagato rapidamente nella struttura che solitamente ospita circa 200 piccoli. Quando è scoppiato l'incendio, alle tre del pomeriggio ora locale, nella struttura c'erano almeno una sessantina di bambini, affidati alle cure di cinque o sei maestre. Altri 26 piccoli sono stati ricoverati con ustioni gravi e sintomi di asfissia in diversi ospedali della città, situata a 1959 chilometri a nord-ovest della capitale; ma le autorità stanno verificando la possibilità di spostare i più gravi in Arizona.

DEPOSITO DI COMBUSTIBILE - Le fiamme sono scoppiate in un garage limitrofo, dove erano custodite le auto degli uffici del Comune. La voracità dell'incendio è stata accelerata dal fatto che, insieme alle auto, c'erano vari depositi di combustibile e materiale infiammabile. I vigili del fuoco hanno lottato un'ora e mezza per domare le fiamme tra scene drammatiche dei genitori disperati per non riuscire a raggiungere i piccoli. L'asilo «ABC», che ospitava figli di madri lavoratrici o con scarsi mezzi, non aveva uscite d'emergenza. A peggiorare la scena dantesca, il fatto che porte e finestre fossero chiuse dall'interno e i soccorritori hanno dovuto sfondare le pareti con camion e auto.

Un bambino viene salvato (Epa)

Un bambino viene salvato

Una catena umana per il salvataggio dei bambini (Ap)

Alcuni volontari cercano di salvare altri bimbi

Il fumo esce dall'asilo (Ap)

Il fumo che esce dal'asilo


Parenti dei bambini fuori dell'ospedale (Reuters)

Parenti fuori dell'ospedale


16/05/2009

Lite con la compagna, appicca incendio Muoiono nonna e nipotina di 5 anni

Lite con la compagna, appicca incendio Muoiono nonna e nipotina di 5 anni

 

Il compagno della 50enne si è buttato dalla finestra: ferito gravemente. Lerici, folle gesto di un 43enne con precedenti: è stato arrestato. Vittime i villeggianti del piano di sopra

 

 

La palazzina dell'incendio (Ansa)
La palazzina dell'incendio (Ansa)

LA SPEZIA - Una bambina di cinque anni, Rebecca Gerasolo, e la nonna cinquantenne, Antonella Geracitano, sono morte, soffocate dal fumo, in un incendio doloso appiccato nella notte tra venerdì e sabato in un caseggiato nel centro storico di Lerici (La Spezia), in via Giacopello 24, dove la piccola era ospite per il fine settimana. Ad appiccare l'incendio, intorno alle 3.30 di notte, è stato un 43enne senza fissa dimora e con precedenti per droga, Matteo Acerbi, la cui compagna viveva al pianterreno dell'abitazione storica (tre piani, ciascuno di una sola stanza). Il compagno di Antonella Geracitano, Michele Cuscuna, 55 anni, si è gettato dalla finestra per sfuggire al fumo e alle fiamme: è ricoverato in rianimazione al pronto soccorso della Spezia in condizioni gravissime. Alcuni pakistani, che l'hanno visto sporgersi dalla finestra, hanno cercato di attutirne la caduta con alcune reti di plastica arancione prese da un vicino cantiere, ma la caduta è stata comunque rovinosa. Si è salvato un ragazzo di 25 anni, che occupava l’appartamento all'ultimo piano: si è arrampicato sul tetto, dal quale poi è stato recuperato dai pompieri. La piccola Rebecca, che abitava con i genitori di origini calabresi a Bardonecchia (Torino), era ospite dei nonni per il fine settimana, nell'appartamento che questi avevano affittato a Lerici.

«HO COMBINATO UN GUAIO» - Secondo una prima ricostruzione, Acerbi nella notte tra venerdì e sabato ha litigato per telefono con la sua ex, una barista che occupava l'appartamentino al piano terra della palazzina. Pensando di farle un dispetto, e non considerando le conseguenze del suo gesto folle, l'uomo si è introdotto dell'appartamento vuoto, ha dato fuoco al materasso del letto, ha aperto le bombole del gas - che fortunatamente non sono esplose - e si è allontanato. Rifugiatosi in un appartamento del vicino paese di Tellaro, ha chiamato il 113 ed ha confessato il suo gesto: «Aiutatemi, ho combinato un guaio». Intanto però le fiamme si erano diffuse e il fumo aveva invaso il piano superiore.

L'ORRORE - Ai Vigili del Fuoco che sono entrati nella palazzina, si è presentata una scena terrificante: in un bagnetto dell'appartamento del terzo piano Antonella Geracitano giaceva sul pavimento con la nipotina Rebecca tra le braccia, entrambe prive di conoscenza. I pompieri le hanno portate all'aperto ma i sanitari del 118, accorsi con tre auto mediche e cinque ambulanze della pubblica assistenza della zona, dopo prolungati tentativi di rianimazione hanno dovuto constatarne la morte. È toccato alla mamma lo straziante compito di riconoscere il cadavere della piccola, nell'obitorio dell'ospedale Sant'Andrea della Spezia. La donna è arrivata in auto da Bardonecchia, mentre altri parenti sono in viaggio dalla Calabria.

L'ARRESTO - Gli agenti della Volante si sono messi alla caccia di Acerbi e l'hanno bloccato a Tellaro, frazione Bellavista, in un punto da cui si poteva vedere lo stabile incendiato. Portato alla questura della Spezia, l'uomo dovrà rispondere di incendio doloso e provocato omicidio. Il sindaco di Lerici, Emanuele Fresco, ha proclamato il lutto cittadino e perciò sono state revocate le manifestazioni programmate per la giornata di sabato, una regata di vela e la notte bianca. Sono in corso le verifiche sullo stabile e al momento cinque persone risultano senza tetto.


14/03/2009

Atterraggio di emergenza a Chicago per airbus della nuova Alitalia

Atterraggio di emergenza a Chicago per airbus della nuova Alitalia

 

Un volo diretto dallo scalo Usa a Roma. Problema con gli strumenti di pressurizzazione. Il fumo ha invaso la cabina dei piloti e la carlinga dei passeggeri

 

CHICAGO - Atterraggio di emergenza a Chicago per un airbus 330 della compagnia ex Airone (ora Cai). Sul volo AP 629 diretto a Roma, poco dopo il decollo, a 3.000 piedi, si sarebbe verificato un problema con gli strumenti di pressurizzazione e il fumo avrebbe invaso la cabina di pilotaggio e la carlinga dei passeggeri, che erano 240. Impossibile utilizzare le mascherine dell'ossigeno.

IL RIENTRO - Il mezzo viaggiava col pieno di carburante. L'emergenza sarebbe stata risolta nel migliore dei modi, con il rientro in aeroporto, grazie al pilota, Emidio Isidoro, di Pescara. L'episodio è avvenuto alle 22.30 ora locale.


09/02/2009

La marijuana aumenta il rischio di cancro ai testicoli

La marijuana aumenta il rischio di cancro ai testicoli

 

RICERCA AMERICANA. L’uso in alte dosi, frequente o prolungato nel tempo, favorisce lo sviluppo della forma più aggressiva

 

 
MILANO - Fumare erba aumenta significativamente la probabilità di cancro ai testicoli. Già sospettata da tempo di compromettere la fertilità maschile, la marijuana (ad alte dosi, per uso frequente o prolungato) è stata da più studi ritenuta colpevole anche di effetti collaterali sulla psiche, sul sistema endocrino, sul cuore e sulla circolazione, nonché causa di alterazioni psicomotorie. All’elenco ora andrebbe aggiunto il rischio di sviluppare la forma più aggressiva di tumore del testicolo, il non seminoma.

LO STUDIO - Lo sostengono, in uno studio pubblicato sul numero del 9 febbraio della rivista Cancer , ricercatori del Fred Hutchinson Cancer Research Center, che hanno analizzato i casi di 369 uomini tra i 18 e i 44 anni con una neoplasia testicolare confrontandoli con quelli di 979 coetanei sani. Hanno così scoperto che il rischio di sviluppare questa forma di cancro fra quanti hanno dichiarato di utilizzare canapa indiana è superiore del 70 per cento e risulta particolarmente elevato (circa il doppio in confronto a chi non ha mai fumato erba) fra quanti hanno rivelato di fumare marijuana almeno una volta alla settimana e/o ne hanno fatto uso per un lungo periodo iniziando dall’adolescenza.

LA FORMA PIU’ AGGRESSIVA - Il pericolo, inoltre, pare legato esclusivamente al non seminoma, la variante meno diffusa di neoplasia testicolare (circa il 40 per cento dei casi), ma che cresce con maggiore rapidità e tende a colpire i ragazzi giovani, fra 20 e 35 anni. «Dobbiamo ampliare lo studio e approfondire le analisi – ha detto Stephen Schwartz, epidemiologo autore della ricerca -, per capire bene quali siano i legami fra la malattia e l’uso di canapa indiana e perché risulti una relazione con un tipo soltanto di tumore delle ghiandole genitali maschili». L’altro tipo di tumore testicolare, il seminoma, è più frequente, con un’evoluzione più lenta e interessa solitamente uomini fra i 30 e i 40 anni.

ANCORA DA SCOPRIRE GLI EFFETTI COLLATERALI DELL’ERBA – «Quello che è importante far capire ai ragazzi – sottolineano gli autori della ricerca – è, soprattutto, che si sa ancora molto poco delle conseguenze a lungo termine del fumo di marijuana, specialmente per chi ne fa un uso massiccio. Quindi è un "divertimento" azzardato, di cui è bene conoscere i pericoli». Fra l’altro, quello dei testicoli è sì definito un tumore raro (sono circa mille i nuovi casi ogni anno in Italia), ma è la neoplasia più frequente nei giovani maschi adulti: soltanto l’1 per cento, infatti, interessa uomini sopra i 40 anni. Il tasso di guarigioni fortunatamente è altissimo (intorno al 90 per cento) e le strategie di cura ormai consolidate, sia mediche che chirurgiche, garantiscono ai pazienti un’ottima qualità di vita futura.

AUTOPALPAZIONE PER UNA DIAGNOSI PRECOCE - I fattori di rischio certi della malattia includono il criptorchidismo (la mancata discesa dei testicoli nello scroto), lo sviluppo anormale delle ghiandole genitali e la familiarità. L’auto-palpazione, così come avviene per il tumore al seno nelle donne, è fondamentale per ottenere una diagnosi precoce. La presenza di un nodulo oppure l’indurimento di un testicolo rispetto all’altro deve suonare come campanello d’allarme e consigliare di ricorrere all’aiuto dello specialista.

 


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