23/02/2012

Super-stipendi , le resistenze dei manager

Super-stipendi , le resistenze dei manager

Il dossier. Scovare nomi e paghe dei burocrati è una specie di nascondino. E il salva Italia è pieno di eccezioni

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25/01/2011

Mazzette alla Motorizzazione esami facili e pratiche truccate, 51 arresti

Mazzette alla Motorizzazione esami facili e pratiche truccate, 51 arresti

Tre funzionari e 48 titolari di autoscuole e di agenzie di disbrigo pratiche sono accusati di aver formato un vero e proprio cartello per escludere le agenzie che non volevano pagare le tangenti. Alla fine, un imprenditore ha denunciato e le telecamere piazzate dalla squadra mobile negli uffici di via Fonderia Oretea hanno svelato il passaggio delle tangenti


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17/10/2010

Ombre di corruzione si allungano sui Mondiali di calcio del 2018

Ombre di corruzione si allungano sui Mondiali di calcio del 2018

Rivelazione del Sunday Times rilanciata dalla Bbc. La FIFA ha aperto un'inchiesta. Due alti funzionari avrebbero chiesto soldi in cambio del loro voto a favore degli Usa come sede ospitante

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06/10/2010

Big Pharma, accuse di corruzione "Pagano tangenti anche in Italia"

Big Pharma, accuse di corruzione "Pagano tangenti anche in Italia"

Inchiesta del dipartimento di giustizia. "Dalle industrie farmaceutiche mazzette a politici, funzionari e medici di tutto il mondo"

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23/04/2010

Wall Street e la crisi, scandalo Sec: guardavano video porno invece di vigilare

Wall Street e la crisi, scandalo Sec: guardavano video porno invece di vigilare

Per ore sul web a scaricare filmati hot. Nei guai diversi funzionari dell'agenzia di controllo sulle attività della Borsa

 

WASHINGTON - Alcuni funzionari della Sec ( Securities and Exchange Commission), l'agenzia di controllo sulle attività di Wall Street, guardavano video porno su Internet invece di vigilare sulle malefatte di "signori della finanza" come Bernie Madoff. Lo ha scoperto una commissione di inchiesta del braccio investigativo della stessa Sec. L'indagine è stata commissionata dal senatore repubblicano Chuck Grassley e i suoi risultati sono stati ottenuti dalla Abc. La Sec dovrebbe essere il "poliziotto" del sistema finanziario ma, secondo il dossier ottenuto dalla Abc, molti impiegati passavano il loro tempo su siti come naughty.com, skankwire, youporn. L'inchiesta ha scoperto 31 casi gravi negli ultimi due anni e mezzo (e dunque nel bel mezzo della crisi). L'ultimo caso risale ad appena un mese fa. Fra i dipendenti coinvolti figurano anche 17alti funzionari, con stipendi tra i 100.000 e i 222.000 dollari all'anno.

CASI SIMBOLO - La Abc fa alcuni esempi. Un legale della Sec al quartier generale di Washington aveva passato fino a otto ore al giorno scaricando immagini porno, che hanno occupato tutto lo spazio disponibile sul suo computer. Una contabile aveva tentato di accedere a siti a luci rosse 1.800 volte in due settimane e aveva 600 immagini a rischio sul suo hard drive. Un altro dipendente era riuscito a superare un filtro di Google per accedere a siti "proibiti": si è dimesso dopo esser stato scoperto.


18/02/2010

Varese: «Servono 50mila euro» Arrestati due funzionari del fisco

Varese: «Servono 50mila euro» Arrestati due funzionari del fisco

 

L'operazione dei carabinieri. sorpresi nell'atto di ricevere una mazzetta di 15.000 euro. La richiesta di un commercialista ad un imprenditore per evitare controlli degli ispettori dell'Agenzia delle Entrate

 

MILANO - Due funzionari dell'Agenzia delle Entrate di Varese sono stati arrestati dai Carabinieri nell'ambito di una indagine coordinata dal Sostituto Procuratore della Repubblica di Varese Agostino Abate. L'inchiesta era scaturita dalla denuncia presentata a fine gennaio di quest'anno da un imprenditore del varesotto titolare di una ditta di installazione di impianti elettrici, il quale aveva spiegato di aver ricevuto dal proprio commercialista di Varese la richiesta di 50.000 euro, destinata ad evitare un controllo da parte di non meglio identificati ispettori dell'Agenzia delle Entrate di Varese. Il timore della verifica da parte dell'imprenditore partiva da un accertamento valutario avvenuto nel 2007 presso il Valico di frontiera di Ponte Tresa, nel corso del quale l'imprenditore era stato trovato in possesso di documenti attestanti conti correnti e movimenti bancari nonchè la presenza di un'ingente somma di denaro presso una Banca Svizzera.

LA RICHIESTA - L'imprenditore, per regolarizzare gli adempimenti fiscali, aveva poi consegnato al commercialista la documentazione relativa all'accertamento subito e lo aveva incaricato di seguire la vicenda presso l'Agenzia delle Entrate. Dopo alcuni mesi il commercialista aveva consigliato l'imprenditore di far rientrare i capitali depositati all'estero sfruttando lo scudo fiscale appena approvato dal Governo chiedendo all'assistito 10.000 euro, quali oneri necessari per definire la pratica presso l'Agenzia delle Entrate. Ma non si trattava altro che della prima tranche di una mazzetta necessaria per i funzionari dell'Agenzia, per impedire l'esecuzione del controllo fiscale prima del rientro in Italia dei capitali dell'imprenditore. L'imprenditore aveva consegnato i 10.000 euro al commercialista, convinto che ciò avrebbe concluso ogni eventuale problematica fiscale. Intanto i capitali erano stati fatti rientrare in Italia alla fine dello scorso anno. A fine gennaio il commercialista aveva chiesto altri 50.000 euro per sanare definitivamente la pregressa situazione con l'Agenzia delle Entrate. A quel punto l'imprenditore ha deciso di denunciare l'accaduto ai Carabinieri. Dalle indagini è emerso che il denaro era effettivamente destinato a funzionari dell'Agenzia delle Entrate, che si erano detti disponibili a bloccare tutti gli accertamenti di natura fiscale a carico dell'imprenditore in cambio di una congrua somma in danaro. Martedì scorso i funzionari venivano sorpresi dai Carabinieri di Varese proprio nell'atto di ricevere dal commercialista una mazzetta di 15.000 euro, scena ripresa da registrazione audio e video. Arrestati con l'accusa di concussione continuata in concorso i due funzionari sono ora rinchiusi nella casa circondariale di Varese a disposizione dell'Autorità Giudiziaria.

Redazione online


15/08/2009

Inchiesta, la fabbrica delle Onlus "vampire"

Inchiesta, la fabbrica delle Onlus "vampire"

 

In Sicilia è un’industria: oltre 400 casi in un anno

 

«Richiesta di cancellazione Onlus». Ogni giorno i funzionari dell’Agenzia delle entrate della Sicilia scrivono questa frase almeno su una pratica. In un anno hanno raccolto 415 casi di sospette truffe al fisco da parte di associazioni di volontariato e le hanno girate all’Agenzia competente.
Onlus è l’acronimo di «organizzazione non lucrativa, associazioni di volontariato e di utilità sociale». Per arrivare a una domanda di annullamento, significa che l’associazione segnalata ha scavalcato il confine tra lucro e non lucro, guadagno e non guadagno. È diventata società commerciale a tutti gli effetti: da eliminare quindi dal registro del volontariato. Questo dato è contenuto nell’ultimo dossier consegnato dall’Agenzia per le Onlus al governo: un documento datato 6 luglio in cui una trentina di pagine sono dedicate al lavoro di istruttoria sulle organizzazioni non profit che raggirano lo Stato.
L’Agenzia delle entrate ha inviato 1.027 segnalazioni di Onlus irregolari nel 2008: una media di tre al giorno. Le indagini sono partite da una sospetta evasione fiscale ma in alcuni casi hanno messo in luce fabbriche di soldi e di reati. Sono emerse Onlus-bed and breakfast, Onlus-ristoranti. E anche Onlus che speculano su questo marchio che è sinonimo di beneficenza per conquistare ignare donazioni: la squadra mobile di Venezia ha smantellato in tre città - Padova, Pesaro e Treviso - un’intera rete di finte associazioni non profit che vendevano spazi pubblicitari sotto il buon nome della ricerca contro i tumori.
È un campo d’indagine relativamente nuovo, perché le organizzazioni senza fini di lucro sono state istituite per legge soltanto dodici anni fa (con il decreto 460 del 1997). Ma è anche terreno fertile per una serie di reati che possono portare fino all’associazione per delinquere e che inizia ad essere tenuto sotto controllo da tutte le forze di polizia, e anche dalla Corte dei Conti. L’11 giugno proprio i giudici contabili della Puglia hanno condannato un sacerdote a pagare allo Stato oltre 133mila euro per rendiconti di spesa ritenuti falsi nella gestione del centro di accoglienza per immigrati Regina Pacis da parte dell’omonima Onlus, a Melendugno. Il direttore del centro avrebbe dichiarato numeri gonfiati di extracomunitari per ottenere più sovvenzioni pubbliche.
Acquisire lo stato di Onlus comporta una serie di agevolazioni fiscali: le organizzazioni non lucrative non devono pagare imposte dirette per le loro attività, non sono tenute a emettere scontrini, sono esentate dall’imposta di bollo e dalle tasse sulle concessioni governative. Possono partecipare alla corsa al 5 per mille, il contributo dei cittadini attraverso una piccola quota dell’Irpef. Una Onlus ha un ruolo sociale fondamentale, perché è una piccola cellula che fa beneficenza, formazione, assistenza sanitaria, e per questo viene sostenuta dallo Stato con numerosissimi canali di finanziamento. È aiutata dal fisco. Ma le più recenti verifiche stanno svelando una zona oscura del «terzo settore» che vive di sovvenzioni pubbliche sottratte a chi merita.
Le organizzazioni senza fini di lucro in Italia sono più di 200mila, e dunque la percentuale di quelle abusive si mantiene bassa. L’ultimo rapporto dell’Agenzia al governo indica però un aumento dei casi di Onlus sospette negli ultimi due anni. Le segnalazioni erano 838 nel 2007, duecento in meno rispetto al 2008. Dal 2004 le richieste di cancellazione sono state più di 6mila. Circa la metà delle domande sono arrivate quindi lo scorso anno dall’Agenzia delle entrate della Sicilia. Seguono Lombardia (236 richieste di annullamento) e Campania (226). L’Agenzia per le Onlus si è occupata di 828 casi degli oltre mille da analizzare e per 768 ha deciso la necessaria cancellazione. Le situazioni più gravi sono state girate alla Guardia di Finanza. A marzo il comando delle Fiamme Gialle di La Spezia ha accertato che una falsa Onlus aveva evaso oltre un milione di euro e aveva impiegato 488 falsi volontari in nero. Quella non era un’associazione ma un’impresa, travestita da ente di volontariato grazie al nome fittizio.

Circa la metà delle Onlus segnalate all’Agenzia per la cancellazione, rileva il dossier, lavoravano nel settore dell’assistenza sociale e sociosanitaria: appartenevano a questa categoria 496 delle organizzazioni non lucrative accusate di non possedere i requisiti


05/05/2009

Spray al peperoncino, la nuova arma

Spray al peperoncino, la nuova arma

 

Da difesa per le donne a strumento per i rapinatori I funzionari di polizia: è un favore alla criminalità

 

Milano, 11 marzo 2009: un uomo in scooter avvicina una ragazza, le spruzza sul volto spray urticante e le strappa la borsetta.

Sampierdarena, 22 febbraio 2009: un uomo della Repubblica Ceca di 35 anni viene denunciato dai carabinieri con l’accusa di avere spruzzato con una bomboletta una sostanza urticante nel condotto dell’aria condizionata della discoteca Virgo.

Roma, 10 febbraio 2009: dopo la partita Roma- Genoa, due giovani tifosi rossoblù che viaggiavano su un treno in direzione Civitavecchia sono stati feriti da un gruppetto di teppisti armati di coltelli e spray urticanti.

Modena, 16 maggio 2008: un cittadino marocchino di 19 anni è stato arrestato con l’accusa di violenza sessuale e rapina in danno di una donna di 40 anni. L’uomo le si è parato davanti e l’ha tramortita con uno spray urticante.

Treviso, 9 luglio 2007: Fabio Benotto, 42 anni, è stato condannato a cinque anni e sei mesi di reclusione per aver sequestrato e violentato la sua ex fidanzata. Una perizia ha stabilito che soffre di un vizio parziale di mente. L’uomo si era recato a casa di lei con la scusa di prendere dei libri e l’aveva aggredita con uno spray urticante, prima di ammanettarla e stuprarla.

Doveva essere l’arma di difesa per donne e soggetti deboli. E invece quanto avvenuto negli ultimi mesi dimostra che lo spray urticante, più conosciuto come «spray al peperoncino», viene usato sempre più spesso da chi non è riuscito a procurarsi un’arma vera e lo usa per compiere furti, rapine, stupri. In commercio ne esistono attualmente due modelli autorizzati dal Viminale nel 1998 e nel 2008, il key defender e il palm defender. Ma entro breve «molti altri modelli potrebbero entrare in commercio ed essere venduti liberamente». A lanciare l’allarme è il segretario dell’Associazione funzionari di polizia, Enzo Letizia, che ha già consegnato un dossier al ministro dell’Interno, Roberto Maroni, per chiedere di modificare un articolo contenuto nel disegno di legge sulla sicurezza che da oggi è all’esame della Camera.

La norma contestata
L’articolo 20 del provvedimento, già approvato dal Senato, rimanda ad un regolamento che dovrà essere emanato dal Viminale per definire «le caratteristiche tecniche degli strumenti di autodifesa che nebulizzano un principio attivo naturale a base di oleoresin capsicum e che non abbiano l’attitudine a recare offesa alla persona».

Ed è proprio su questo che l’Associazione va all’attacco. «L’approvazione—spiega Letizia—si basa sulla suggestiva motivazione che vere e proprie armi vengano invece definite “dispositivi d’autodifesa” e ritenute innocue, anche se poi non si capisce come mai, se davvero fossero inoffensive, vengano ritenuti efficaci a respingere le aggressioni. La verità è che si sta facendo un favore alla criminalità, soprattutto alla delinquenza da strada. Il balordo, che oggi può essere fermato e denunciato per porto d’armi, domani potrà avere con sé tali prodotti senza temere alcuna conseguenza in caso di controlli da parte delle forze dell’ordine».

Per questo i tecnici hanno già pronto un emendamento che affida al questore «la facoltà, con possibilità di delega ai funzionari di pubblica sicurezza dirigenti di commissariato, di dare licenza per il porto di bombolette spray a base di oleoresin capsicum destinate alla difesa personale, purché di tipologia conforme al regolamento emanato dal ministero dell’Interno».

Commessi anche due omicidi
Nel dossier sono elencati tutti gli episodi che hanno segnato gli ultimi anni e vengono evidenziati i numeri. «Ci sono stati 144 episodi dove risulta utilizzato questo tipo di spray: 116 aggressioni, 11 soggetti pregiudicati o presi in flagranza e 17 tentativi di difesa. Gli episodi di aggressioni sono stati suddivisi in 3 tipologie, che classificano il tipo di offesa: 60 rapine o tentate rapine; 50 aggressioni o molestie; 4 violenze carnali; 2 omicidi, prima di essere uccise le vittime sono state stordite con lo spray urticante».

I due delitti risalgono al 2007. Nel primo caso la vittima era uno spacciatore di Bologna che fu stordito con lo spray urticante e poi accoltellato da due tunisini che volevano rubargli le dosi di cocaina. Ma a fare grande impressione fu il caso di Giorgia Busato, 28 anni, e Dalia Saiani, 33, le due ragazze italiane stuprate e poi sepolte vive nell’isola Sal di Capo Verde. Fu l’ex fidanzato di Dalia a portarle in un palmeto, spruzzare uno spray in faccia ad entrambe, trascinarle fuori dall’auto e poi stuprarle e colpirle con una pietra.

«Servono 80.000 maschere antigas»
Nella lettera inviata al ministro Maroni insieme al dossier, l’Associazione sottolinea tra l’altro «quel che avverrebbe se, esclusa per legge la vera natura di armi, tali oggetti potessero essere portati liberamente in occasione di manifestazioni o riunioni pubbliche, ovvero negli stadi o in loro prossimità».

Letizia lo spiega con chiarezza: «È evidente che questi singolari “dispositivi per l’autodifesa” potrebbero essere usati da più persone riunite in gruppo per neutralizzare le forze di polizia, con effetti facilmente prevedibili. Per questo chiedo: il ministero dell’Interno è pronto ad acquistare 80.000 maschere antigas per dotare tutto il personale impiegato in ordine pubblico, in vigilanza, scorte di personalità, e tutti gli altri compiti che riguardano la sicurezza?».

Ma il segretario dei funzionari di polizia pone anche un problema che riguarda l’efficacia di queste bombolette per difendersi dalle aggressioni. «Ho forti dubbi — spiega — che una persona normale riesca a neutralizzare il delinquente e, anzi, credo che durante il tempo necessario per cercare in una tasca o in una borsetta la confezione di spray urticante il malvivente possa avere buon gioco ad aggredire la vittima. E poi c’è un altro timore forte: l’operazione di ricerca della bomboletta può essere fraintesa e scatenare nel criminale l’istinto di una reazione armata, con conseguenze che, nella maggioranza dei casi, non sarebbero favorevoli all’aggredito».

Fiorenza Sarzanini

La norma

Sono previsti come «dispositivi di autodifesa» nel disegno di legge sulla sicurezza. Regolamento del Viminale

I numeri

Ci sono stati, dicono i poliziotti, 144 reati commessi con il gas Oc: aggressioni, violenze, rapine, anche due omicidi

La licenza

Spray al peperoncino, la nuova arma La richiesta al ministro Maroni: affidare al questore la facoltà di dare la licenza per il porto di bomboletta spray


Gli studi.Effetti del gas: lesioni agli occhi e rischio di infarto. Negli Stati Uniti sono state realizzate molte ricerche sulle possibili conseguenze della bomboletta

Chi pensa che lo spray al peperoncino, in fondo, brucia soltanto un po’ gli occhi, quel tanto che basta a far fuggire il malintenzionato, si sbaglia. Se poi la libera vendita di prodotti all’oleoresin capsicum finisce con l’avere un effetto contrario a quello voluto, e cioè invece che di difesa, di attacco per stupratori, delinquenti e rapinatori, lo scenario diventa ancora più inquietante.

Gli spray urticanti antiaggressione sono di quattro tipi: c’è la bomboletta, che è illegale ma è comunque possibile riuscire a procurarsi, e ci sono quelli legali, con tanto di autorizzazione ministeriale, che si trovano in commercio liberamente. Sono le penne e i portachiavi che al loro interno hanno lo spray urticante. Il palm defender e la key defender, abbastanza simili, sono come portachiavi dalla forma allungata e costano dai 45 ai 53 euro circa. La penna, prodotta da una ditta di Taipei, ha del tutto l’aspetto di una penna e può facilmente ingannare un gioielliere, per esempio, al quale un cliente-rapinatore fa finta di firmare un assegno. Gli studi più recenti, eseguiti negli Stati Uniti e sottoposti, in Italia, dall’Associazione nazionale funzionari di polizia al ministro dell’Interno Roberto Maroni, ne hanno tracciato finalmente l’identikit più conforme alla realtà: lo spray al peperoncino è tutt’altro che innocuo, si tratta di un’arma vera e propria, con conseguenze piuttosto serie sulla salute di chi ne è vittima, conseguenze che vanno dalle lesioni a carico delle vie respiratorie alla displasia epiteliale (iniziale trasformazione delle cellule in cellule tumorali), dall’aumento della pressione arteriosa e del rischio di infarto alla perdita della vista, fino alla morte. Questi sistemi cosiddetti di autodifesa hanno effetti irritanti persistenti persino superiori agli stessi lacrimogeni di cui sono dotati i poliziotti.

Non a caso negli Stati Uniti i prodotti al capsicum sono inseriti tra gli anti riot control agents, ovvero agenti chimici antisommossa. L’accecamento e l’irritazione provocati da portachiavi e penne al peperoncino sono tanto forti da provocare incapacità temporanea a difendersi anche piuttosto persistente, con blocco di ogni possibile reazione fisica anche di 35-40 minuti. Inoltre, sempre secondo il dossier americano, questi prodotti spacciati per naturali contengono sostanze infiammabili, tossiche, cancerogene e mutagene e possono provocare gravissimi problemi respiratori, con broncospasmi che a persone anziane, cardiopatici, malati di asma o di allergie respiratorie, o con Bpco (broncopneumopatia ostruttiva cronica) possono persino portare alla morte per asfissia e per infarto. Anche nei soggetti che fanno uso di droghe i rischi sono elevatissimi. Naturalmente questi spray non sono stati mai testati su soggetti cardiopatici o con malattie respiratorie e nessun medico autorizzerebbe una simile sperimentazione. Ma è stato possibile in diversi casi collegare gli effetti dell’irrorazione urticante alle malattie di cui soffrivano le vittime. Uno studio del dipartimento di farmacologia e tossicologia dell’Università dello Utah del 2003 su ratti e cellule epiteliali bronchiali umane in coltura cellulare ha provato lesioni a carico delle vie respiratorie e displasia epiteliale. Tutto questo spruzzando un quantitativo di liquido all’oleoresin capsicum uguale a quello che riceverebbe un individuo durante 5-7 secondi di esposizione. Un altro studio, della Texas Criminal Justice Coalition, ha provato come effetti dello spray il panico, la perdita del controllo motorio, l’aumento della frequenza cardiaca e della pressione arteriosa, mentre una ricerca del dipartimento di emergenza di medicina di Raleigh (North Carolina) ha documentato 7 casi di lesioni permanenti alle cornee su 100. Il capsicum provoca anche la morte: di 63 decessi esaminati da uno studio dell’Università del Texas in seguito a colluttazione con le forze di polizia che hanno usato anche spray al peperoncino, in 7 casi la morte per asfissia è stata provocata dalla posizione di costrizione dell’arrestato irrorato con il liquido (mani dietro la schiena, faccia a terra, corpo ricurvo), in 5 casi l’azione del peperoncino si è aggiunta a preesistenti malattie cardiache, in 2 casi ha provocato grave broncospasmo in soggetti asmatici.

Mariolina Iossa

 


17/04/2009

Rio: è scandalo per un video che mostra gli addetti della metro picchiare i passeggeri

Rio: è scandalo per un video che mostra gli addetti della metro picchiare i passeggeri

 

Enorme clamore in Brasile per le immagini mostrate da Globonews tv, i dipendenti della società supervia hanno usato ogni mezzo per far chiudere le porte

 

Un'immagine delle violenze in metropolitana a Rio de Janeiro
Un'immagine delle violenze in metropolitana a Rio de Janeiro

RIO DE JANEIRO (BRASILE) - Gia' la situazione era pessima, visto il quarto giorno consecutivo di sciopero sulle ferrovie extraurbane di Rio de Janeiro. Ma le immagini trasmesse da Globonews Tv sono riuscite a peggiorare ulteriormente le cose. Come si può vedere nel video, alcuni funzionari della società SuperVia si sono serviti di metodi a dir poco inusuali per costringere i passeggeri ad ammassarsi nelle carrozze e permettere la chiusura delle porte: spinte, pugni, calci, colpi di cinghia. E guai a reagire, perché in quel caso scatta immediata la rappresaglia.

IMMAGINI SCONCERTANTI - Del resto i seguitissimi notiziari del mattino di Rede Globo non parlavano d'altro, mescolando i disagi dello sciopero con lo sconcerto per le immagini riviste decine di volte. «Dobbiamo rivedere il nostro sistema di addestramento», ha ammesso imbarazzato il presidente della società concessionaria SuperVia Alves Murad, che si è detto sorpreso da un simile comportamento (ma molti passeggeri hanno denunciato che non e' la prima volta che una cosa del genere succede). Murad ha anche annunciato il licenziamento di quattro dipendenti incastrati dalle telecamere a circuito chiuso delle stazioni di Madureira e Deodoro, zona nord di Rio. Non sono tuttavia mancate le accuse ai passeggeri, il cui comportamento (secondo SuperVia) impedisce la chiusura delle porte. Molti treni, infatti, sono partiti con le porte aperte e i viaggiatori pericolosamente appesi all'infuori. Inconvenienti dello sciopero, è la scusa ufficiale: i pochi convogli disponibili sono pieni all'inverosimile.

Tommaso Pellizzari