06/01/2011
Ossa e resti umani in un bosco, Forse sono di una donna sparita a maggio
Ossa e resti umani in un bosco, Forse sono di una donna sparita a maggioDa mesi si era trasferita ad Ancona. Indagato per l'omicidio un poliziotto suo ex amante. Il corpo sepolto in una pineta potrebbe essere quello di Rossella Goffo, funzionaria della provincia di Rovigo
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12/06/2010
Tutti all’Harry's Bar per discutere l'appalto
Tutti all’Harry's Bar per discutere l'appaltoAppalti - I documenti. Il racconto di un funzionario. «Una nota riservata da Matteoli a Fusi»
| Gli scatti del Ros: Fusi (a destra) con De Santis |
FIRENZE — La piccola West Point toscana era solo un inizio. Leggendo le nuove carte depositate dai magistrati fiorentini sulla Scuola Marescialli si capisce che secondo loro quell'appalto— considerato pilotato dall'inizio alla fine— era il grimaldello che stava portando la procura nel complesso mondo del ministero delle Infrastrutture. Gli atti integrativi di indagine, circa 3.000 pagine, sono divisi in due parti. La prima cerca di cementare le accuse già note ad Angelo Balducci e Fabio De Santis con riscontri e ammissioni. La seconda vuole dimostrare come nessuna fase di quell'appalto, spalmato in un arco temporale che va dal 2001 al 2009, sia stata fatta nell'interesse pubblico.
IL RAPPORTO - Lo scorso 7 giugno i carabinieri del Ros di Firenze depositano una ponderosa informativa nella quale elencano le «prove documentali» ovvero i riscontri a quanto desunto dalle intercettazioni. Si tratta di un lavoro certosino che va dalle ricevute e le foto degli orologi che Francesco Piscicelli e il patron della Btp Riccardo Fusi regalano sotto Natale a Fabio De Santis, un Audemars Piquet acciaio da 4.270 euro e un Chopard da 4.063 euro, fino a un verbale di gara relativo a una gara d'appalto per il G8 della Maddalena nel quale Fusi formula un'offerta assolutamente identica a quella che gli suggerisce — «dettare» è il verbo usato dai carabinieri— Piscicelli, l'intermediario di Angelo Balducci. Nelle nuove carte vi sono testimonianze considerate fondamentali, come quella di Claudio Iafolla, capo di gabinetto del ministro Altero Matteoli, che parla della nomina «pilotata» di De Santis (che non aveva i titoli) a provveditore delle Opere pubbliche toscane. Una nomina sponsorizzata da Verdini per conto dell'amico imprenditore Riccardo Fusi e considerata come un favore a Balducci, e quindi una prova di corruzione, che Iafolla racconta così: «Me lo disse il ministro, come fa di solito dice: "ci sarebbe questo De Santis, io vorrei mandarlo al provveditorato di Firenze"». E ancora: nell'informativa ci sono documenti che provano pratiche che potrebbero essere classificate alla voce «do ut des» come l'assunzione, da parte di una azienda che ha appena vinto un appalto, della figlia di Anna Maria Pallavicini, la «zarina» del ministero delle Infrastrutture.
AL MINISTERO - Gerardo Mastrandrea è il capo ufficio legislativo del ministero delle Infrastrutture. Nella sua deposizione dello scorso 17 maggio racconta «in modo leale», parole dei pubblici ministeri, il complesso iter dell'appalto della Scuola. A cominciare dai rapporti tra l'imprenditore Fusi, il suo sponsor Denis Verdini e il ministro Altero Matteoli. «Io non vengo contattato da Verdini. Ho modo di vederlo a un pranzo... a un pranzo, che si svolge... ad ottobre, in cui mi convoca il ministro, si svolge all’Harry's Bar, intorno al 20, 25 ottobre. Dice "mi raggiunga a questo pranzo". Io vado all'Harry's Bar e vedo lì Verdini e Fusi... e il ministro Matteoli. Non sapevo di trovarmi di fronte... Io ho avuto proprio l'impressione che volesse, in qualche modo, dimostrare a Fusi che aveva fatto un lavoro di messa in contatto (...). Mi disse, mi disse il ministro "Mastrandrea, che cosa state facendo?". Ho detto "noi abbiamo avuto questa delibera dell'Autorità, adesso vedremo". Punto. Poi si son messi a parlare, tra l'altro, di politica, poi un pranzo anche molto veloce, insomma». Intorno al 24-25 novembre 2008, ricorda Mastrandrea, arriva la delibera sul cantiere da parte dell'Autorità dei Lavori Pubblici. Il funzionario viene messo in guardia dai consulenti. «Mi dicono "non prenderlo per oro colato, perché ha una visione comunque parziale del problema"». L'illegittimità del cantiere dell’Astaldi, alla quale Fusi vorrebbe fosse revocato l'appalto, non sembra così conclamata. «Mi ero un po' preoccupato perché, devo dire la verità, da giurista quella delibera l'avevo trovata, tra virgolette, un po' troppo di parte, cioè non avevo mai visto un atto in cui si prendono le ragioni di una delle due parti in causa in maniera così evidente, perciò... Però erano ragioni comunque giuridicamente sostenibili per cui alla fine... non me la sono sentita, insomma, di non dar seguito». Le pressioni per bloccare i lavori vanno avanti, dunque. Un funzionario «ribelle», Mercuri, si mette di mezzo. Verrà poi esautorato. Mastrandrea riprende coraggio: «Vado dal ministro e dico al ministro "guardi ministro non ci sono le condizioni per sospendere il cantiere, a mio avviso, perché stanno emergendo dei dati che l'Autorità dei Lavori Pubblici stranamente non sapeva, non lo so, non gliel'hanno detti, non... eccetera per cui non... a quel punto... io ministro non me la sento di farle firmare alcun atto o qualche cosa che comporti la sospensione dei lavori"». Una misura estrema, la giudica il funzionario, «del tutto spropositata». Ma inarrestabile, pare. Intanto De Santis ha ottenuto l'agognata nomina a provveditore delle Opere Pubbliche toscane. «L'ho conosciuto solo una volta che è venuto nella mia stanza assieme a Balducci. Era un appuntamento strano. Mi hanno chiesto questo appuntamento per venire da me quasi per dire... "te l'abbiamo detto"». Arriviamo nel 2009, e Mastrandrea prepara una nota riservata per il ministro, che i magistrati scoprono essere finita nelle mani dell’imprenditore Fusi. Si dimostrano molto interessati a questa fuga di notizie. Mastrandrea: «Non mi voglio sbagliare, ma quel fax è questa nota qui, che io ho dato al ministro. Non posso escludere che il ministro l'abbia data a Verdini. Verdini l'ha girata a Fusi, hanno visto che era quel contenuto e lui, Vinti (il vecchio legale di Fusi ndr), è tornato da me, o m’ha chiamato il 27 per dire “guarda che quella procedura non c’entra nulla con la cosa, perché non riguarda...", insomma era al corrente».
IL COGNATO - Pierfrancesco Gagliardi è il cognato di Piscicelli, con il quale condivide la celebre conversazione nella quale quest'ultimo «ride» davanti alle immagini del terremoto dell’Aquila. Definirlo come un pentito è forse eccessivo. Ma nell'interrogatorio del 21 maggio, il cognato ammette certe pratiche corruttive da parte della presunta «cricca». I pm chiedono se gli orologi fossero un modo per ammorbidire le persone al ministero che «non volevano dare un segnale». Risposta: «Un orologio, un regalo, a Natale, Pasqua e Capodanno come diceva e... i lavori alla villetta o se aveva preso altri accordi in termini di dazione di danaro, questo lui non me lo ha mai esplicitato (...), gli orologi erano per qualcuno lì dell’ufficio della Ferratella, per De Santis o per la dottoressa Forleo». Gagliardi, poi, conferma gli incontri del cognato con Denis Verdini. E racconta di aver consigliato a Fusi di andare a parlare con «il capo dei capi», ovvero Matteoli. Alla domanda se Gagliardi conosca davvero il ministro, la risposta è quasi una confessione di millantato credito. «Io ho preso un caffè con Altero Matteoli, una volta a giocare a calcetto, ma è questa la questione capito... la persona a cui volevamo parlare era Matteoli, ma l’avevo visto cinque minuti a pigliare un caffè in giardino lì alle Mazzette, allora... mi ero fatto bello, ecco, diciamo così...».
Marco Imarisio
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01/03/2010
Rientrata in Italia la salma di Colazzo Lo 007 ucciso con un colpo alla schiena
Rientrata in Italia la salma di Colazzo Lo 007 ucciso con un colpo alla schiena
Il funzionario dell'aise assassinato mentre dava alla polizia indicazioni sui ribelli. Aperta la camera ardente al Celio. Martedì i funerali al duomo di Galatina, la sua città
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| Il feretro di Antonio Colazzo, seguito dai familiari e portato a spalla da alcuni militari all'arrivo a Ciampino (Ansa) |
ROMA - È atterrato poco dopo le 8,30, all'aeroporto militare di Ciampino, il C130 dell'Aeronautica con a bordo la salma del funzionario dei servizi segreti Pietro Antonio Colazzo, ucciso a Kabul venerdì scorso.
UCCISO CON UN COLPO ALLA SCHIENA - Il dirigente dell'Aise in Afghanistan, è stato ucciso da almeno tre colpi di arma da fuoco. È quanto accertato dall'esame autoptico della salma presso l'Istituto di Medicina legale della «Sapienza». L'autopsia, eseguita dal professor Paolo Arbarello, ha accertato che uno dei colpi, certamente mortale, ha raggiunto Colazzo alle spalle.
LA CAMERA ARDENTE - Espletate le formalità di rito, una camera ardente è stata allestita presso l’ospedale militare del Celio . Il feretro raggiungerà quindi Galatina, città di origine di Colazzo, dove la cerimonia per l’estremo saluto avrà luogo martedì, nel duomo, con inizio alle 15.
LA RICOSTRUZIONE - Colazzo è rimasto vittima di un attacco suicida dei talebani che ha scosso venerdì mattina la capitale afgana Kabul, facendo 17 morti. Secondo il portavoce del ministero dell’Interno afgano Zemeri Bashary, tre kamikaze hanno partecipato all’attacco, anche se il portavoce dei talebani Zabiullah Mujahid nella sua rivendicazione ha parlato di cinque attentatori suicidi. Colazzo era un agente dei servizi segreti italiani dell’Aise, l’Agenzia informazioni e sicurezza esterna. Secondo quanto emerso dalle prime ricostruzioni dell’attentato, il funzionario dei servizi segreti italiani si trovava nella hall del Residence Park. Stando alle dichiarazioni del capo della polizia afgana, il generale Abdul Rahman, Colazzo sarebbe stato ucciso da alcuni colpi d’arma da fuoco mentre era al telefono con la polizia locale per informarla sulla posizione dei combattenti islamici. «Era un uomo coraggioso», ha commentato. «Stava fornendo delle informazioni grazie alle quali la polizia ha potuto evacuare sani e salvi altri quattro italiani».
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19/02/2010
Funzionario del Cardarelli intasca tangente da un imprenditore: arrestato
Funzionario del Cardarelli intasca tangente da un imprenditore: arrestato
Napoli, operazione della guardia di finanza. indagine dei pm la ragione e novelli. Ha preso una «mazzetta» da 1000 euro per un appalto alla rete informatica: aveva già incassato 14.400 euro

NAPOLI - Lo scambio di mazzette, ormai, è una vera e propria emergenza in tutta Italia. Teatro della presunta corruzione, stavolta, è l'ospedale Cardarelli di Napoli, il più grande del Sud. Giuseppe Mongirulli, napoletano di 58 anni, funzionario dell'ufficio tecnico del nosocomio, stamane è stato arrestato dopo essere stato colto in flagranza di concussione dalla Guardia di finanza che lo ha sorpreso mentre riceveva una tangente di circa 1000 euro, in piazza Medaglie d'oro al Vomero, da un imprenditore che si era aggiudicato un appalto.
LA «RATA» - Si trattava della «rata» di una mazzetta ben più consistente. Il pubblico ufficiale aveva ricevuto, infatti, nell'arco di pochi mesi, da febbraio a luglio 2009, somme di denaro per un totale di 14.400 euro più tre telefoni cellulari. L'indagine è condotta dai pm Ettore La Ragione e Giancarlo Novelli della sezione «Mani pulite» della Procura di Napoli, coordinata da Francesco Greco.
FILMATO - Gli investigatori hanno accertato che tra l'imprenditore e il funzionario nei giorni scorsi c'erano stati diversi contatti telefonici culminati nell'appuntamento di questa mattina a piazza Medaglie d'oro. L'incontro è stato filmato dalle Fiamme gialle. «Me li ha dati un amico» è stata la difesa a caldo del funzionario. Ma non ha retto. Ora saranno avviate indagini sul patrimonio di Mongirulli per appurare se il funzionario abbia intascato o meno altre mazzette, oltre quelle già note. Per questo motivo sono avvenute perquisizioni sia presso l'ufficio e il domicilio dell'arrestato sia presso un negozio di complementi di arredo gestito dalla moglie.
L'APPALTO - Riguardava la manutenzione della rete informatica e degli impianti radio e audio-video del Cardarelli. Mongirulli era stato designato quale «responsabile unico del procedimento» e direttore dei lavori.
LA DENUNCIA - Dopo che la «dazione» era diventata sempre più alta, fino a diventare insostenibile. Da settembre 2009, l'imprenditore si era venuto a trovare in crescenti difficoltà finanziarie per i ritardi nei pagamenti da parte del Cardarelli. Così Mongirulli aveva chiesto di diventare una sorta di «socio di fatto» nell'appalto, pretendendo la metà dei profitti dell'appalto che lui aveva stimato in 38.500 euro (l'importo complessivo della gara era di 125.600 euro).
Titti Beneduce
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18/02/2010
Nelle carte il manager del cinema
Nelle carte il manager del cinema
L’inchiesta. I legami tra Balducci, Anemone e il funzionario per i film La telefonata: «Abbiamo parlato con il governatore»
ROMA — L’obiettivo principale erano gli appalti pubblici, ma i componenti della «combriccola » avevano buone entrature anche in altri enti. E una corsia preferenziale Angelo Balducci e Diego Anemone —il funzionario delegato alla gestione Grandi Eventi e l’imprenditore romano finiti in carcere per corruzione — erano riusciti a imboccarla nel settore cinema del ministero dei Beni culturali. Referente era Gaetano Blandini con il quale entrambi mostrano di avere un rapporto stretto. Un legame che, nell’informativa consegnata ai magistrati di Firenze, i carabinieri mettono in relazione alla «società Erretifilm della quale Rosanna Thau e Vanessa Pascucci detengono insieme il 75 per cento». Nuovi personaggi emergono dalle carte depositate dai giudici. Anche l’ex presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo che—assicura un imprenditore—«c’abbiamo parlato e, di concerto con il Comune, sta facendo arrivare la concessione». Il suo interlocutore è Riccardo Fusi, il patron dell’azienda toscana Btp.
Il coacervo di favori
Il nome di Blandini viene fuori la prima volta nel settembre 2008. I carabinieri intercettano una conversazione tra Francesco Pintus, funzionario ai Grandi Eventi, e Angelo Balducci.
Pintus: «Direttore, chiedo scusa, quel ragazzo che ha risposto prima è quello nuovo che ci dà una mano ... dicevo ...».
Balducci: «Chi è?».
Pintus: «È quello amico di Bland, quello che ci ha mandato Blandini, quello che gli stiamo sistemando adesso». Gli investigatori annotano: «Parrebbe che in questo coacervo di scambio di favori, questo Andrea sia stato assunto presso il Dipartimento di via della Ferratella, su indicazione di Gaetano Blandini, direttore "Cinema" del ministero dei Beni culturali. E dispongono nuove verifiche. In realtà già nei mesi precedenti erano stati annotati contatti tra Blandini e Balducci quando il settimanale l’Espresso aveva pubblicato un articolo per denunciare come il ministero avesse finanziato un film dove lavorava il figlio dello stesso Balducci. Ma è con il trascorrere dei mesi che il legame viene focalizzato. E a fine settembre, ascoltando le conversazioni di Anemone, i carabinieri verificano che anche lui è in rapporti stretti con il funzionario. È un suo collaboratore, Roberto Molinelli, ad informare l’imprenditore di aver preso accordi al telefono con l’imprenditore. Anemone si agita: «Eh, ma come l’hai sentito? che c’hai parlato per telefono? hai fatto male perché non si parla per telefono!». In realtà al centro dei colloqui c’è la cessione di una macchina.
La pratica chiusa
Blandini appare disponibile a soddisfare le richieste di Anemone. Il 7 luglio del 2009 l’imprenditore viene sollecitato dal suo amico Patrizio La Bella «per avere notizie in merito ad un promesso impiego». Quella stessa sera «Blandini chiede ad Anemone quando è disponibile per un incontro. E il giorno dopo rassicura La Bella: «Senti ho visto quel signore che mi conferma metà settembre... domani mattina lo rivedo alle 8... quindi ti chiamo a seguire che mi dà tutti i dettagli... diciamo così, poi ti chiamo ». La promessa viene effettivamente mantenuta il primo ottobre.
Blandini: «Senti oggi abbiamo approvato il subentro di quelli lì quindi digli però adesso... sono stati bravi... si sono spicciati perché io... ieri hanno sistemato tutto... digli che adesso …siccome hanno poco tempo... devono essere altrettanto bravi a spicciarsi con la banca».
Anemone: «Lo chiamo subito, grazie... a prestissimo... grazie». Subito dopo avverte La Bella: «Lì tutto a posto oggi! Sì, sì al 100 per cento. Ho ricevuto adesso una telefonata, adesso vi dovete sbrigare Patrì. Pure la banca, non so, sbrigatevi... poi ’sti giorni ci vediamo». L’amico recepisce: «Okay, sì sì dobbiamo preparare tutti i documenti per novembre».
«Abbiamo parlato con Marrazzo»
La girandola di rapporti per avere i lavori spazia in tutta Italia. Il 18 giugno 2008 «l’imprenditore Alessandro Biaggetti aggiorna Riccardo Fusi, patron di Btp, sulla progressione dei comuni affari in cui è interessato anche il professor Di Miceli (in passato coinvolto in inchieste di mafia ndr), facendo riferimento a un’operazione immobiliare asseritamente in avanzata fase di sviluppo».
Biagetti: «Allora... ieri sono stato con il professore... abbiamo fatto un ulteriore passo in avanti perché si comincia a definire la data della posa della prima pietra... lui ha dato come indicazioni ottobre, novembre... stanno definendo finalmente... perché questa è la parte più rompiscatole di tutte... lo stile... cioè ... antico... moderno... contemporaneo ... con i vetri... senza i vetri ... c... e mazzi... che non è chiaramente il progetto esecutivo... ma è il discorso dello stile... ed in più... la cosa ancora più importante è che abbiamo parlato direttamente con Marrazzo... con il Presidente della Regione... e di concerto con il Comune... sta facendo finalmente arrivare una c... di...concessione. Arrivata la concessione... tu vieni a Roma... si fa la suddivisione dei lotti... e finisce la partita...
Fusi: «Ma lui come mai non ci da ... se ci danno la concessione vuol dire che ci sono dei progetti... ».
Biagetti: «No... tu chiamala come ti pare... comunque la parte finale... io ti ripeto non me ne intendo... perché ti basti soltanto che per parlare di posa della prima pietra solo in Vaticano devi passare per sei uffici quindi ovviamente è tutto estremamente a rilento».
L’appuntamento
Fusi cerca spesso contatti per la sua azienda e attraverso Denis Verdini riesce a parlare con il banchiere Fabrizio Palenzona. La telefonata tra i due avviene il 19 giugno 2008 per fissare un appuntamento. Il 2 luglio Verdini racconta a Fusi di averlo visto «e mi ha detto che per le due cose ha già provveduto, per gli alberghi e revisione, insomma. Ti volevo dare questo riscontro... io devo fare delle cose, ma insomma ci siamo».
Fiorenza Sarzanini
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| Tag: cronaca, inchiesta, marrazzo, cinema, legami, balduci, anemone, funzionario, telefonata, governatore, appalti pubblici | OKNOtizie |
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25/06/2009
Funzionario cambia sesso: «Sono fortunata, nessuna discriminazione»
Funzionario cambia sesso: «Sono fortunata, nessuna discriminazione»
HA PUBBLICATO UN LIBRO, «La dolce attesa di Eufrasia». La storia di Federico, che oggi si chiama Vittoria: ha mantenuto il posto in banca e ha avuto incentivi
| Com'è oggi Vittoria Casamassima (foto Emmevì) |
MILANO - «Vado in Brasile: o mi sposo o torno donna». Federico, 45 anni, in banca aveva la fama dello sciupafemmine. Quando il 27 dicembre di cinque anni fa, prima di partire, disse queste parole alla segretaria del suo capo, la donna si mise a ridere. E invece. Federico il rubacuori, assistente al vicedirettore generale in una filiale della Banca Regionale Europea, è tornato con i lineamenti più gentili e un seno generoso. In giacca, camicia e pantaloni però, perché gli amici sindacalisti della Camera del Lavoro di Milano, che sono stati i suoi angeli custodi nella metamorfosi, avevano consigliato un «approccio morbido coi colleghi».
«ALTRI FINISCONO IN STRADA» - Vittoria Casamassima, oggi una bella donna in abito lungo scuro e collana di perle, racconta in una conferenza stampa la sua storia «per dare coraggio a chi è come me», anche se, aggiunge, «io sono stata fortunata a trovare un ambiente di lavoro come il mio, altri sono costretti per sopravvivere ad andare sulla strada». Accanto a lei, Pierluigi Marabelli, responsabile della risorse umane dell'istituto di credito, ricorda i giorni dello shock. «All'inizio non fu affatto facile - ammette - soprattutto per chi stava seduto nelle scrivanie vicine. C'erano problemi che oggi fanno sorridere, ma all'epoca no, come l'utilizzo del bagno. Ma ho sempre pensato che Vittoria fosse una persona con una sua dignità e il diritto a essere rispettata per com'era. E come lavoratrice, beh, era in gamba prima e lo è adesso».
GLI INCENTIVI SUL LAVORO - Le difficoltà dei primi giorni, Vittoria le rievoca sorridendo. «A darmi coraggio fu una collega in ascensore, non mi aveva mai parlato. Mi disse '"Tieni duro, siamo con te". Ricordo anche chi diceva che saremmo diventati la banca dei gay, ma in generale il clima era positivo e ora non ho nessun problema». Dopo le operazioni che le hanno regalato un corpo nuovo, ha ottenuto un paio di gratifiche economiche e un viaggio premio. Ha continuato a essere valutata per quel che era, un'ottima professionista, laureata in Economia e Commercio. «Sono innamorata del lavoro in banca, da sempre, e da quando sono donna cerco di tenere ancora di più la barra dritta in ufficio: per chi non è donna biologica come me è giusto così, non essere sopra le righe». «Non sempre queste storie vanno a finire bene - commenta Massimo Mariotti, responsabile del centro Gay della Camera del Lavoro, che ha seguito ogni passo di Vittoria - spesso i transessuali vanno a finire in strada o sono discriminati nelle aziende». Per dare una speranza di successo a chi è come lei, Vittoria ha pubblicato un libro, «La dolce attesa di Eufrasia», disponibile online.
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