07/07/2010

Ecco «il mostro» dei Los Zetas

Ecco «il mostro» dei Los Zetas

I fuorilegge si sarebbero ispirati a veicoli usati nella guerra in iraq. Il mezzo blindato dei narcotrafficanti messicani viene usato negli assalti a più alto tasso di rischio

 

«Il mostro» dei Los Zetas
«Il mostro» dei Los Zetas

WASHINGTON (USA) - E’ “il mostro” dei Los Zetas. Un camion blindato in modo artigianale dall’organizzazione criminale messicana. Il mezzo, usato durante un assalto in una cittadina della regione di Taumalipas (centro/nord est), è stato però messo fuori uso ed incendiato dopo un feroce combattimento. I meccanici dei Los Zetas lo avevano dotato di protezioni laterali, attorno alla cabina di guida e sul tetto: in questo modo i banditi potevano sparare senza il timore di essere colpiti.

ARMI E MEZZI BLINDATI - Le bande dei narcos ricorrono molto spesso all’uso di mezzi blindati. Di solito grossi Suv americani o giapponesi sui quali sono applicate piastre e vetri speciali. Inoltre installano a bordo mitragliatrici e fucili di precisione – tipo i micidiali Barrett calibro 50 - con i quali ingaggiano gli avversari a lunghe distanze. Ma il camion ha rappresentato una novità: sembra che i Los Zetas si siano ispirati ai veicoli impiegati in Iraq e nella guerra civile nello Sri Lanka. Come ci ha confermato una fonte della sicurezza a Tucson (Arizona), le gang si muovono in lunghe colonne di mezzi che «investono» l’obiettivo da più direttrici: un quartiere rivale, un villaggio, una caserma della polizia vengono presi d’assalto con un intenso tiro. Oppure incrociano i cortei rivali tentando di bloccarne l'avanzata. I miliziani sono armati con Kalashnikov, Ar 15, mitragliette di origine europea e granate. E per potere sostenere conflitti a fuoco prolungati ricorrono - per i loro Ak - a caricatori a tamburo che contengono 75 proiettili. I mitra, in questa configurazione, ricordano quelli dei gangster degli anni ’30 a Chicago. Tra le formazioni criminali i Los Zetas sono considerati tra i più temibili. Il nucleo originale era composto da soldati delle forze speciali passati poi con i narcos. Oggi nelle loro file contano anche ex membri di unità scelte guatemalteche, i «kaibiles». Per lungo tempo i Los Zetas hanno rappresentato il braccio armato del Cartello del Golfo ma se ne sono poi distaccati mettendosi in proprio gestendo traffici di droga, clandestini e petrolio.

Guido Olimpio


02/04/2009

«Oscura» i cellulari in classe: arrestato preside canadese

«Oscura» i cellulari in classe: arrestato preside canadese

 

Esasperato, ha acquistato un dispositivo illegale capace di schermare il «campo», «non sapevo fosse uno strumento fuorilegge»

 

L’uso del cellulare a scuola è uno dei problemi più comuni e delicati che gli insegnanti e i dirigenti scolastici devono affrontare ogni giorno. Spesso vietarne l’uso durante le lezioni o per tutta la giornata di studio è insufficiente; per questo il preside di una scuola di Vancouver ha deciso di usare un sistema drastico e alternativo, schermando il campo dei telefonini con un «jammer», dispositivo in grado di oscurare le radiofrequenze.

IN CARCERE PER L’ISTRUZIONE - Peccato però che il congegno sia illegale (in Canada come negli Stati Uniti e nella maggior parte dei Paesi europei), e che il dirigente scolastico sia stato arrestato dopo pochi giorni dal primo utilizzo del jammer. Gli studenti infatti si sono accorti subito che qualcosa non andava nella ricezione dei loro cellulari e, dopo una rapida ricerca online (suggerita dal preside stesso), hanno identificato il metodo usato. Ma non solo: hanno scoperto che utilizzare un dispositivo per schermare le onde elettromagnetiche è illegale. Una sorpresa anche per il dirigente Steve Gray, che ignorando l’Atto sulle comunicazioni radio vigente in Canada, aveva acquistato online il dispositivo da un rivenditore cinese, utilizzando i fondi scolastici (115 dollari).

VIETARE O NON VIETARE - Gray, intervistato in merito alla vicenda, ha dichiarato: «C’era un continuo problema di gestione delle classi. C’era sempre qualche cellulare confiscato agli studenti perchè lo usavano in aula contro le regole della scuola». «(Il dispositivo) ha immediatamente bloccato le prestazioni dei cellulari. Era solo un piccolo progetto per vedere cosa sarebbe accaduto, sono rimasto sorpreso per come funzionasse bene. Ma una volta scoperto che era illegale l’ho subito spento». Robert Holmes, presidente del Consiglio consultivo dei genitori, non sostiene la scelta del preside: «Posso capire quali fossero i suoi livelli di frustrazione, ma non avrebbe dovuto farlo. I bambini avrebbero dovuto seguire le regole». D’altra parte però a volte sono gli stessi genitori a non rispettare il regolamento della scuola, telefonando ai figli negli orari di lezione, controbatte Mary-Lou Donnelly, presidente della Federazione canadese degli insegnanti. Questa vicenda ha comunque un risvolto positivo, avendo portato nuovamente in primo piano il problema di una concreta regolamentazione sull’utilizzo dei telefonini nelle scuole. Interessante la proposta di Richard Smith, del dipartimento di comunicazione all’Università Simon Fraser, secondo il quale è inutile combattere l’uso del cellulare, in quanto parte integrante della nostra cultura: «La sfida per gli insegnanti è trovare il modo di integrare i telefonini nelle classi, insegnando e cercando un compromesso con i ragazzi su come e quando è appropriato usarli o meno».

Valentina Tubino