12/04/2011

È ufficiale: Fukushima come Chernobyl Nuova scossa, evacuato l'impianto

È ufficiale: Fukushima come Chernobyl Nuova scossa, evacuato l'impianto

La decisione dell'agenzia per la sicurezza nucleare e industriale. Alzato il livello di gravità a 7, come nel disastro del 1986. «La fuoriuscita di radiazioni potrebbe essere superiore»

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28/07/2010

Marea Nera, nuovo incidente nelle acque della Louisiana

Marea Nera, nuovo incidente nelle acque della Louisiana

Una chiatta ha urtato un pozzo petrolifero nella baia di Barataria in Louisiana rompendo le tubature da cui esce un getto di gas e greggio ad altissima pressione che si aggiunge alla Marea Nera della falla più a largo della Deepwater Horizon

 

 

Piove sul bagnato nel Golfo del Messico. C'è stato un incidente in un pozzo di petrolio, pochi chilometri a nord rispetto all'area dove era situata la piattaforma Bb, danneggiata da un'esplosione lo scorso aprile. Secondo la Guardia Costiera, un peschereccio di piccole dimensione è finito contro il pozzo, danneggiandolo. Ancora non si hanno stime precise sulla quantità di petrolio fuoriuscita. L'incidente è avvenuto nel Mud Lake, un piccolo lago sulla costa della Louisiana. Nessuna persona è rimasta ferita.


19/07/2010

Marea nera senza fine: individuata una nuova perdita

Marea nera senza fine: individuata una nuova perdita

Ancora brutte notizie per la Bp: gli ingegneri del colosso petrolifero hanno individuato un'altra fuoriuscita di greggio sul letto oceanico vicino al pozzo Macondo. Ed è emergenza petrolio anche in Cina dopo l’esplosione di una raffineria a Dalian

 

 

 

Ancora brutte notizie per la Bp: gli ingegneri del colosso petrolifero hanno individuato un'altra fuoriuscita di greggio sul letto oceanico vicino al pozzo Macondo: e adesso il timore è che la fuga sia dovuta alla cupola di contenimento collocata la scorsa settimana sul pozzo danneggiato della Bp. L'annuncio è stato dato domenica notte dalle autorità statunitensi le quali, molto preoccupate, hanno chiesto all'azienda britannica di accertare la situazione e tenersi pronta alla riapertura del pozzo appena sigillato. 

Poche ore prima l'azienda britannica si era detta ottimista sul funzionamento del dispositivo che ha contribuito a sigillare il pozzo dal quale, da settimane, fuoriesce petrolio nel Golfo del Messico. In serata tuttavia il governo ha diffuso una lettera dell'ex ammiraglio della Guardia Costiera Ted Allen, responsabile statunitense della pulizia, indirizzata a Bob Dudley, capo delle operazioni in loco della Bp, nel quale si fa riferimento a una nuova perdita e ad altre "anomalie" di natura sconosciuta. "Vi invito pertanto a fornirmi al più presto una procedura scritta per riaprire la valvola (del pozzo Macondo), qualora la fuoriuscita di idrocarburi presso il pozzo fosse confermata".


La Bp ha installato la scorsa settimana un'enorme campana sull'orifizio da cui fuoriesce greggio nel mare e che, da giovedì, funziona come una specie di tappo. Sempre da giovedì l'azienda sta realizzando anche i test di pressione per verificare se il pozzo sia in buono stato. Allen ha fatto notare che i livelli di pressione sono inferiori al previsto e ha esortato a capire i motivi. Le cause, ha spiegato, potrebbero essere due: o è diminuita la quantità di petrolio nel pozzo o ci sono potenziali fughe dovute a danni nella struttura. Il timore del governo Usa è che il tappo possa spingere il petrolio a defluire da altri punti se la struttura del pozzo è fragile.


Intanto anche in Cina scoppia l'emergenza marea nera. E' lotta contro il tempo a Dalian per arginare la chiazza di petrolio di 50 chilometri quadrati riversatosi in mare dopo l'esplosione di due condutture nel porto nordorientale del Paese. Il colosso petrolifero PetroChina, che controlla le due più grandi raffinerie a Dalian, ha messo a punto un piano d'emergenza. "Il porto è stato chiuso subito dopo l'esplosione", ha spiegato l'amministratore delegato della societa' petrolifera, "abbiamo attivato un piano d'emergenza di una settimana, ma speriamo che la marea nera possa essere ripulita al più presto possibile". L'incidente - ha sottolineato la società - non ha causato alcun danno diretto ai principali impianti petroliferi ed è limitato alle strutture collaterali. "Sono ancora da valutare l'entità dei danni e le perdite di petrolio provocate dall'incidente", ha aggiunto la società. Centinaia di vigili del fuoco hanno lottato per oltre 15 ore per spegnere l'incendio scoppiato nella notte di venerdì, dopo l'esplosione di una conduttura per il trasporto del greggio da una nave a un serbatoio di stoccaggio. Nell'incidente, che non ha causato vittime, è esploso anche un secondo oleodotto. La televisione di Stato ha fatto sapere che il petrolio ha contaminato le acque al largo della provincia di Liaoning e i soccorritori stanno utilizzando apparecchiature di filtraggio e disperdenti per ripulire il porto e le zone circostanti. Non sono ancora chiare le cause dell'incidente, avvenuto mentre una nave petrolifera battente bandiera liberiana stava scaricando il greggio nell'impianto di stoccaggio.


30/05/2010

Marea nera, fallisce operazione «Top kill»

Marea nera, fallisce operazione «Top kill»

Ora si tenterà di aspirare il greggio. La Bp ha fatto sapere che l'ultima manovra per fermare la fuoriuscita di petrolio nel Golfo del Messico è fallita

 

NEW ORLEANS -  Top Kill è ufficialmente morta: tre giorni e 35 mila barili di fluidi dopo l'inizio del pompaggio, l'ultima manovra di Bp per fermare la marea nera nel Golfo del Messico è stata abbandonata. "Siamo ovviamente delusi", ha detto il controammiraglio della Guardia Costiera Mary Landry dopo che in una conferenza stampa a Robert in Louisiana Doug Suttles, il Chief Operating Officer della multinazionale del petrolio, aveva annunciato il nuovo fiasco.

Bp passa adesso a una nuova manovra per cui si è data quattro giorni, forse più, di tempo: si chiama Lower Marine Riser Package (LMRP), nella sostanza un 'cappuccio' o una 'mini-valvola' posizionato sopra la supervalvola che non ha funzionato in aprile e collegato alla nave di appoggio in superficie con cui Bp si augura di catturare il grosso del greggio e del gas che escono dal pozzo danneggiato 40 giorni fa.


La nuova battuta d'arresto - la terza dopo il fallimento della cupola e del 'siringone' - e l'annuncio del 'piano D' hanno chiuso una giornata contrassegnata da indignazione crescente. Proteste in Louisiana, proteste a New York: ipnotizzati dalla 'spill-cam', la telecamera che trasmette immagini del fiotto di greggio 24 ore su 24, gli americani fanno il conto alla rovescia mentre l'indignazione dilaga a vista d'occhio e a Washington il Dipartimento della Giustizia sta valutando azioni legali a carattere penale.


A Manhattan, ieri, 200 manifestanti si sono imbrattati di finto petrolio fatto di cioccolata e vernice davanti a una pompa di benzina. In Louisiana guida la polemica contro Bp, ma anche contro il governo federale, l'ex stratega di Bill Clinton James Carville: "La gente qui crede in quel che vede. Mi sembra che il presidente Obama sia più arrabbiato con i suoi critici che con Bp", ha detto Carville, che è di New Orleans, guadagnandosi un rimbrotto del portavoce della Casa Bianca Robert Gibbs: "James non conosce i fatti".


Era da venerdi che negli stati del Golfo cresceva il pessimismo sull'esito di Top Kill, e anche adesso non ci sono certezze. E mentre in Lousiana crescono le polemiche perchè, secondo le autorità locali (smentite da Bp), la multinazionale del petrolio ha organizzato soccorsi da palcoscenico in occasione della visita di Obama su una spiaggia di Grand Isle, il Dipartimento della Giustizia ha mosso i primi passi verso un'azione penale contro Bp per i comportamenti prima e dopo il disastro.


Una squadra di procuratori e di investigatori guidata dagli Assistant Attorney General Ignacia Moreno e Tony West hanno cominciato a raccogliere prove in Louisiana per verificare se Bp abbia violato regole di sicurezza federali e fuorviato le autorità assicurando che era in grado di contenere rapidamente la perdita di greggio.

L'indagine del Dipartimento della Giustizia è un passo preliminare prima di decidere l'apertura formale di una inchiesta, ma ad ogni buon conto l'amministrazione ha chiesto al Congresso dieci milioni di dollari per finanziarla.

Redazione online


29/05/2010

Marea Nera: 48 ore per uscire dall'emergenza

Marea Nera: 48 ore per uscire dall'emergenza

Top Kill, l'operazione per fermare la fuoriuscita di petrolio, va avanti, ma bisognerà aspettare almeno due giorni per sapere se sarà efficace. Intanto il New York Times rivela alcuni malfunzionamenti


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Top Kill, l'operazione  per chiudere la falla nella piattaforma petrolifera Deepwater Horizon  va avanti ma bisogna avere pazienza. Lo ha detto il Chief Operating Officer di Bp Doug Suttles secondo cui i risultati dell'operazione non si potranno conoscere prima delle prossime 48 ore. Suttles ha confermato che l'operazione prosegue a singhiozzo tra fasi di pompaggio e fasi di osservazione. 

Il New York Times intanto ha rivelato che l'operazione sarebbe stata sospesa per una seconda volta in  due giorni. L'ultima sospensione sarebbe avvenuta alle 2.30 di notte, seguita a quella di mercoledì dopo undici ore di attivazione. Gli stop denunciati dal tecnico, che ha chiesto di rimanere anonimo, non sono invece stati resi noti dalla società che continua a dare segnali positivi. Un portavoce di Bp, Andy Gowers, aveva fatto sapere che  BP non aveva comunque intenzione di commentare 'passo passo' l'operazione.

Ieri è stato il giorno della visita di Barack Obama nella zona colpita dal disastro ambientale. Il presidente americano, citando Truman, si è assunto la responsabilità della gestione della crisi. "Sono il presidente è il compito spetta a me" ha detto, prima di aggiungere che "Dobbiamo agire immediatamente, senza ulteriori  ritardi. Siamo concentrati su questo, dobbiamo  rispondere in maniera adeguata".

Obama ha poi concluso sottolineando che "non sappiamo bene quali saranno i risultati della procedura "top kill": se funzionerà sarà una buona notizia, se no una squadra composta dai massimi scienziati del mondo guidati dal ministro dell'Energia sta esplorando ogni  possibile piano di contingenza. Continueremo a dispiegare tutti i  nostri sforzi" per arginare "la perdita più grande della storia americana".


27/05/2010

Marea nera, il petrolio non esce più

Marea nera, il petrolio non esce più

Top Kill funziona. Grazie all'operazione nel Golfo del Messico per sigillare il pozzo petrolifero della Bp, la fuoriuscita di greggio si è fermata.

 

 

 

Grazie all'operazione 'Top Kill', in corso nel Golfo del Messico per sigillare il pozzo petrolifero della Bp, la fuoriuscita di greggio si è per il momento fermata. L'incubo che avvelena le acque potrebbe dunque essere finito.

L''Ammiraglio Thad Allen, responsabile per le operazioni di contenimento, ha infatti annunicato alla tv della Lousiana WWL che "hanno fermato il flusso di idrocarburi, sono stati in grado di stabilizzare la testa del pozzo e stanno immettendo fanghi" nel pozzo con forte pressione.  Lo precisando però che è troppo presto ancora per cantare vittoria.


La procedura del mega-sifone posto in profondità dei mari del Golfo del Messico per iniettare tonnellate di cemento e fango per tappare i buco della piattaforma Deepwater Horizon è iniziata giovedì 26 maggio alle 20 italiane ed è ancora in corso.

Si tratta dell'ultima 'chance' del la compagnia petrolifera britannica sotto i fucili puntati di tutto il mondo, di farsi 'perdonare' del devastante incidente. "
Segui in streaming sul sito della Bp
l'operazione top kill.

Mentre la Bp lavora senza sosta continua il pressing di Obama preoccupato che la marea nera si trasformi in un boomerang come il caso 'Katrina' per Bush. Venerdì il presidente, che aveva perso la pazienza e detto senza mezzi termini alla Bp di "tappare il buco", sarà sul luogo del disastro mentre oggi ha annunciato ufficialmente di prolungare di altri sei mesi la moratoria sulle trivellazioni in alto mare.


17/05/2010

La Bp: «Il siringone funziona bene Bloccheremo la falla entro 10 giorni»

La Bp: «Il siringone funziona bene Bloccheremo la falla entro 10 giorni»

IL NYTIMES: «IL GREGGIO IN SUPERFICIE È SOLO UNA MINIMA PARTE». La compagnia: «Stiamo pompando parte del flusso che fuoriesce dal pozzo. Ma agiamo con prudenza»


Mentre i lunghi tentacoli di greggio color ruggine tingono di morte il Golfo del Messico, dove gran parte della 'macchia nera' sarebbe concentrata nei fondali, affiorano le prime speranze. Grazie al "siringone" introdotto nel braccio flessibile del pozzo della British Petroleum, gli ingegneri al lavoro per arginare quella che rischia di trasformarsi nella più grande marea nera della storia sono riusciti a pompare in superficie quantità di greggio e di gas naturale. Fonti della compagnia riferiscono infatti che al secondo tentativo il sistema del cosiddetto tubo-siringa inserito ad oltre 1.500 metri di profondità sta «funzionando estremamente bene». La Bp ha annunciato che «oltre a pompare in superficie il greggio», tenterà di «iniettare fanghi pesanti nella falla per bloccarla permanentemente entro 7-10 giorni». In questo momento, ha aggiunto un portavoce, la siringa sta pompando «parte» del flusso che fuoriesce dal pozzo e il dispositivo sta «funzionando come previsto». La Bp sta agendo però con grande prudenza, per evitare, come è successo nella notte tra sabato e domenica, che la siringa di stacchi dal tubo flessibile del pozzo. Per ottenere risultati significativi occorreranno giorni, forse oltre una settimana. «Continueremo ad aumentare le quantità » di petrolio estratto, ha precisato il vicepresidente, e «ci vorrà un certo tempo».

SUL FONDO
- Alcuni ricercatori, citati dal New York Times, riferiscono però che il greggio in superficie sulle acque del Golfo del Messico è solo una minima parte di quello che si cela nelle acque profonde e che resta occultato alla vista. Gli studiosi hanno trovato diversi 'pennacchi' di petrolio fuoriusciti dalla falla aperta a 1.525 metri dall'esplosione della piattaforma Deepwater Horizon il 20 aprile scorso. In un caso è stata individuata una chiazza lunga 16 chilometri e larga 5 e spessa 100 metri. «C'è una allarmante quantità di petrolio sul fondo a paragone di quello che vediamo in superficie», ha spiegato Samantha Joye, dell'università della Georgia.

L'IRA DI OBAMA
- Il presidente Usa, Barack Obama, era stato durissimo nei giorni scorsi con le compagnie petrolifere coinvolte nella massiccia perdita di greggio nel Golfo del Messico per lo «spettacolo ridicolo» nel rimpallarsi la responsabilità dell'incidente. Nei commenti dopo una riunione del gabinetto per discutere gli sforzi per bloccare la perdita e limitarne l'impatto sulle comunità della costa del Golfo, Obama ha detto di essere arrabbiato e frustrato per la perdita, che minaccia di essere un disastro ecologico ed economico.

06/04/2010

Il sindaco chiude la centrale La Procura indaga per omicidio

Il sindaco chiude la centrale La Procura indaga per omicidio

L'INCIDENTE NELL'IMPIANTO DI TORREVALDALIGA. La decisione nel giorno dello sciopero degli operai per ricordare Sergio Capitani, 34 anni, morto sabato

 

La centrale Enel di Civitavecchia (Ansa)
La centrale Enel di Civitavecchia (Ansa)

ROMA - Il sindaco Giovanni Moscherini ha deciso la chiusura della centrale di Torrevaldaliga Nord, a Civitavecchia. Nel giorno dello sciopero dei lavoratori per commemorare Sergio Capitani, il collega 34enne morto nell'incidente avvenuto sabato scorso il primo cittadino ha preso un provvedimento che rende omaggio alle morti bianche. Gli operai riuniti nella sala consiliare hanno accolto con soddisfazione la decisione del sindaco facendo un lungo applauso anche come segno di solidarietà per il collega scomparso. L'Enel prende atto della decisione del primo cittadino e intanto la Procura di Civitavecchia indaga per omicidio colposo 10 dirigenti dell'azienda. La procedura è un atto dovuto in quanto la magistratura ora deve accertare se ci sono responsabilità penali e chi debba risponderne.

Il sindaco Giovanni Moscherini (Ansa)
Il sindaco Giovanni Moscherini (Ansa)

CHIUSURA PER LE VERIFICHE - Il sindaco Moscherini ha spiegato che l’ordinanza di chiusura della centrale Enel di Torrevadaliga è condivisa dal sindaco di Tarquinia e dalla Provincia di Viterbo insieme con i rappresentanti della Provincia di Roma che hanno partecipato all’incontro di martedì pomeriggio. L’ordinanza dunque porterà ad un periodo di chiusura dell’impianto per il tempo necessario alle verifiche, che il sindaco ha definito «a freddo»: i controlli che saranno fatti mentre la centrale non è in funzione. Lo stabilimento sarà poi riaperto con decisione che spetterà anche all’Inail e all’Asl quando i tecnici istituzionali «avranno finito il loro lavoro e avranno tutto il tempo per farlo». Successivamente partirà una seconda fase «a caldo» con riattivazione della produzione. Moscherini ha poi spiegato che da mercoledì partiranno inoltre tutte le procedure necessarie per venire incontro ai lavoratori, tra cui anche la cassa integrazione, che saranno predisposte con accordo sindacale. «Qualora l’indagine dovesse accertare - ha aggiunto Moscherini - una responsabilità diretta di Enel il Comune, insieme al Comune di Tarquinia, ha deciso di costituirsi parte civile».

Gli operai in sciopero (Ansa)
Gli operai in sciopero (Ansa)

LO SCIOPERO -Braccia incrociate, cartelli e striscioni di protesta. In silenzio. Lo sciopero di otto ore dei lavoratori è iniziato la mattina di martedì. Gli operai della centrale, tra il dolore e la rabbia, hanno protestato per le carenze della sicurezza con uno sciopero proclamato dalle segreterie territoriali di Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm Uil. I sindacati si dicono «stanchi di denunciare le situazioni di pericolo. Queste tragedie devono essere evitate mediante una completa riorganizzazione del lavoro e delle relative procedure di sicurezza».

LA CHIUSURA E LA CASSA INTEGRAZIONE - Gli operai coinvolti dalla chiusura della centrale sono circa 1.500 di cui 1.100 lavorano per le ditte appaltatrici e circa 350 direttamente per Enel. Il sindaco ha spiegato che proprio sul versante ditte subappaltatrici sarà condotta una verifica parallela per accertare che non ci siano abusi e per verificare anche se il livello salariale sia adeguato. Nel periodo di chiusura della centrale «utilizzeremo gli ammortizzatori sociali, probabilmente la cassa integrazione, per garantire un reddito ai lavoratori» ha detto il sindaco.

GLI ALTRI OPERAI FERITI - Per giovedì invece è stata disposta l'autopsia sul corpo della vittima che dovrebbe aiutare a chiarire la dinamica dell'accaduto sulle cui cause è in corso l'indagine disposta dalla Procura di Civitavecchia e condotta dai carabinieri. Per quanto riguarda gli altri tre operai rimasti feriti, per fortuna in maniera non grave ma che comunque hanno riportato lievi ustioni, uno è stato dimesso dall'ospedale martedì, gli altri due torneranno a casa a breve. Nei giorni di ricovero i tre uomini sono stati costantemente assistiti dai familiari che, insieme ai medici, li hanno aiutati a superare le conseguenze psicologiche dell'incidente e della morte del loro giovane collega.

LA RICOSTRUZIONE DELL'INCIDENTE - Come sosteneva l'Enel - che ha avviato un'indagine interna - l'incidente «non è stato causato dallo scoppio di una tubazione» bensì «da una fuoriuscita di acqua e ammoniaca. Il flusso è uscito da un tubo aperto da entrambi i lati sul quale la squadra di tecnici stava intervenendo per rimuovere una ostruzione». Gli inquirenti, infatti, avrebbero escluso qualsiasi esplosione della condotta di portata dell'ammoniaca. La ricostruzione della dinamica dell'incidente costato la vita a Capitani, dipendente della ditta Guerrucci, ribadisce che si sarebbe verificata un'apertura improvvisa della tubazione che ha prodotto la fuoriuscita con violenta pressione l'ammoniaca mista ad acqua. Il getto ha colpito direttamente la vittima togliendogli, per la potenza, le protezioni da dosso (la maschera tipo maschera anti-gas) e scaraventandola addosso ad un palo sul quale ha battuto la testa. Scartata, dunque, l'ipotesi di uno scoppio: l'incidente sarebbe legato al cedimento di una giuntura della tubazione che sembra fosse parzialmente otturata.
Le indagini devono fare luce anche sul rispetto delle procedure e degli standard di sicurezza e su eventuali responsabilità di terzi. Alcuni indizi potrebbero venire dall’esame autoptico della vittima disposto dal magistrato, che si terrà giovedì 8 aprile a Roma. Intanto i carabinieri hanno fatto i primi rilievi, iniziato ad ascoltare i testimoni e a raccogliere elementi utili all’inchiesta. Questa è la terza morte bianca registrata nella centrale.

Redazione online


03/04/2010

Civitavecchia: incidente a impianto Enel, morto un operaio, tre intossicati

Civitavecchia: incidente a impianto Enel, morto un operaio, tre intossicati

 

Per la rottura di una tubatura è fuoriuscita ammoniaca. Sergio Capitani, 34 anni, è deceduto. Gli altri feriti non sono in gravi condizioni

 

CIVITAVECCHIA - Incidente sul lavoro all'interno dell'impianto Enelgreenpower del Gruppo Enel a Torrevaldaliga Nord presso Civitavecchia, all'interno del polo industriale della città portuale sul litorale a nord di Roma. Sergio Capitani, 34 anni, è morto e tre altri operai sono rimasti intossicati a causa dell'ammoniaca che è fuoriuscita per la rottura di una tubatura. Sul posto sono intervenuti cinque squadre dei vigili del fuoco e l'impianto è stato messo in sicurezza. L'Enel riferisce che i feriti sono stati subito soccorsi dagli operatori del presidio medico presente nell'impianto e che l'operaio deceduto dopo il suo trasporto in ospedale era dipendente di una ditta esterna.

INCIDENTE - Gli operai rimasti intossicati sarebbero in condizioni stabili: ad alcuni è stato applicato un respiratore, altri avrebbero già ripreso le normali attività respiratorie. Uno, invece, colpito agli occhi dai vapori, sarà trasportato in ambulanza all'Oftalmico di Roma per consulenza. Secondo la prima ricostruzione dell'accaduto, gli operai stavano lavorando su un'impalcatura a 15 metri d'altezza a una condotta a pressione che trasporta acqua e ammoniaca per abbassare le emissioni del monossido di azoto che si sviluppano durante il processo produttivo. Gli operai avrebbero aperto una valvola della condotta e sarebbero stati investiti dal getto delle esalazioni. L'operaio deceduto, di Tarquinia, è stato investito al volto e sbalzato su un palo contro cui ha sbattuto violentemente la testa.

ENEL: «CAUSE DA ACCERTARE» - L'Enel ha avviato un'indagine interna. Secondo un comunicato dell'azienda l'incidente si è verificato «per ragioni ancora da accertare, in prossimità di alcune tubazioni contenenti ammoniaca, nell'area del quarto gruppo di generazione. Sono stati coinvolti quattro lavoratori, di cui un dipendente Enel e tre di una impresa esterna. Uno di questi è deceduto poco dopo l'incidente. I feriti sono stati immediatamente soccorsi dal presidio medico dell'impianto ed è stato anche richiesto l'intervento di un'eliambulanza». Enel «ha immediatamente costituito un comitato di crisi e ha attivato un'indagine interna per chiarire le dinamiche dell'accaduto. Sul posto si sono recati i responsabili della direzione produzione, generazione e safety di Enel».

Redazione online