27/10/2011

Scoperto un pianeta caldo come il corpo umano: 37 gradi

Scoperto un pianeta caldo come il corpo umano: 37 gradi

Grazie al telescopio spaziale Spitzer della Nasa. Si trova a 63 anni luce dalla Terra ed è comunque il più freddo trovato al di fuori del Sistema solare

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14/10/2010

Le galassie si «nutrono» di gas freddo

Le galassie si «nutrono» di gas freddo

ASTRONOMIA. E' il carburante per la nascita e la cresita di nuove stelle e dell'intera galassia. La scoperta di astronomi europei potrebbe portare a riscrivere molte teorie

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09/09/2010

Scoperto un nuovo tipo di buco nero che influenza la vita delle galassie

Scoperto un nuovo tipo di buco nero che influenza la vita delle galassie

Inseguito da anni situato in una remota galassia distante dalla Terra 300 milioni di anni luce

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19/07/2010

Svelate le prime mappe del cosmo

Svelate le prime mappe del cosmo

Lo spazio visto da herschel. Straordinarie immagini dal più grande telescopio spaziale mai costruito

 

A sinistra, l'immagine di una galassia a spirale nell'ottico (sopra) e nell'infrarosso (sotto). A destra, il confronto ottico e infrarosso in una galassia ellittica (Da Inaf).
A sinistra, l'immagine di una galassia a spirale nell'ottico (sopra) e nell'infrarosso (sotto). A destra, il confronto ottico e infrarosso in una galassia ellittica (Da Inaf).

MILANO - Galassie antichissime, lontane 10 miliardi di anni che appaiono come gocce luminose nel buio del cosmo, il primo ritratto di una culla di stelle a soli 1.000 anni luce dalla Terra, molecole di acqua e altri composti tutti indizi dell'esistenza di pianeti nella nebulosa di Orione: sono i primi risultati scientifici del più grande telescopio spaziale mai costruito, il satellite Herschel dell'Agenzia Spaziale Europea (Esa).

ORIONE E I NUOVI PIANETI IN FORMAZIONE - A queste scoperte la rivista Astronomy and AstrophysicsIstituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) e di molte università fra cui Padova, Bologna, Milano Bicocca. Le galassie visibili nelle immagini di Herschel come dense gocce luminose sono distanti da tre a dieci miliardi di anni e sono nate quando la formazione delle stelle era molto più diffusa di oggi nell'Universo. L'incubatrice di stelle invece è vicinissima, soli 1.000 anni luce nella costellazione dell'Aquila. È così ricca di polveri che finora nessun'altro telescopio a infrarossi era riuscito a osservarla. Si distinguono 700 grumi di polveri e gas: sono embrioni di stelle, 100 dei quali già alle fasi finali della loro formazione. Il satellite ha fotografato anche la nebulosa di Orione e qui ha identificato molecole di acqua, monossido di carbonio, formaldeide, metanolo, cianuro di idrogeno, ossido di zolfo: indizi di stelle e pianeti in formazione. Con il contributo dei ricercatori italiani è stato anche risolto il mistero della polvere mancante nelle galassie dell'ammasso della Vergine. In alcune zone del gigantesco ammasso della Vergine, composto da almeno 2.500 galassie distante da noi 55 milioni di anni luce, la polvere che permea lo spazio tra le stelle, l'ingrediente fondamentale per la formazione di nuovi astri, è molto carente. dedica una sezione speciale di 152 articoli, molti dei quali firmati anche da ricercatori italiani, dell'

PERCHE NASCONO POCHE STELLE - Un fenomeno drammaticamente evidente soprattutto nelle galassie ellittiche, già note per avere un bassissimo tasso di formazione di nuove stelle. Gli scienziati hanno dimostrato che la polvere viene sì prodotta continuamente nelle galassie ellittiche, ma non riesce a sopravvivere per più di 50 milioni di anni a causa degli urti fra i granelli di polvere e il gas caldo che permea queste galassie che disintegrerebbero nel tempo le particelle fino a farle sparire completamente. «Il telescopio Herschel sta eseguendo perfettamente i suoi compiti - ha osservato Barbara Negri, responsabile dell'Agenzia Spaziale Italiana per l'esplorazione e osservazione dell'Universo - e gli studi sulla polvere che permea lo spazio tra le stelle forniranno una prova fondamentale nella comprensione dei meccanismi di formazione di nuove stelle». (Fonte Ansa)


25/03/2010

Spazio: il 90% delle galassie non si vede

Spazio: il 90% delle galassie non si vede

 

La conferma è arrivata dalle osservazioni con il telescopio VLT dell’Eso, in Cile

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Misteri e domande dal mondo delle galassie. Nelle osservazioni delle isole stellari c’era il dubbio che qualcuna sfuggisse al conto. Il dubbio era legittimo perché ora con il telescopio VLT dell’Eso, in Cile, si è addirittura scoperto che il 90% delle galassie lontane non si riesce a vedere. Nella caccia si cercava di rilevare la luce emessa dall’idrogeno che gli astrofisici chiamano “riga Lyman-alfa”. Adesso si è visto che la radiazione viene intrappolata dalle galassie più remote al 90% e quindi da Terra non si scorgono. Con questa valutazione precisa si dovranno rifare i conti, scrivono gli autori sulla rivista Nature, e il cielo risulterà più affollato.

LUMINOSITA' 100 VOLTE SUPERIORE ALLA VIA LATTEA - Sempre su Nature si racconta che gli scienziati della Durham University britannica scrutando, sempre con i telescopi in Cile, quattro regioni della galassia “SMM J2135-0102” hanno trovato che ciascuna di esse è cento volte più luminosa della nostra galassia Via Lattea ai confini della quale noi abitiamo. Tuttavia, mentre rimane misterioso il motivo per cui le stelle di queste zone si formino tanto rapidamente, gli studiosi sono d’accordo nel dire che gli astri si formavano in maniera più efficiente quando l’universo era più giovane rispetto ad oggi. Allora, insomma, tutto accadeva più rapidamente. Infine su Science un gruppo di astrofisici di varie università americane, da Harvard a Tucson, indagando l’evoluzione misteriosa dei Quasar (“Quasi stelle” lontanissime che emettono segnali radio) hanno costruito un modello teorico che cerca di dare una risposta. Essi suggeriscono che essi nascano dalla collisione di due gigantesche galassie ricche di gas accendendo quel processo di accrezione al centro dello scontro (dove si ritiene si formi un buco nero) e rilevato grazie all’emissione di radiazione X . Ma la conclusione finisce con un punto di domanda. Sarà questa la vera origine?

Giovanni Caprara


12/03/2009

Il volto più violento dell'universo

Il volto più violento dell'universo

 

Il satellite Fermi svela le 10 sorgenti cosmiche più potenti di raggi gamma mai rilevate, «abbiamo visto nuovi oggetti cosmici»

 

La mappa delle sorgenti di Raggi Gamma realizzata dal satellite Fermi (Nasa)
La mappa delle sorgenti di Raggi Gamma realizzata dal satellite Fermi (Nasa)

MILANO - E’ il volto più violento dell’Universo quello che mostra la nuova prima mappa celeste raccolta dal satellite Fermi della Nasa realizzato in collaborazione con altre agenzia spaziali tra cui l’Asi italiana. Il satellite mostra la «top ten list» delle sorgenti cosmiche più potenti che lanciano radiazioni gamma. Queste sono 150 milioni di volte più energetiche delle sorgenti emesse nella luce visibile. Il lavoro presentato al The Astrophysical Journal è stato compilato sotto la supervisione del Goddard Space Flight Center della Nasa .

RAGGI GAMMA - La mappa rivela le fonti gamma più lontane con il dettaglio più elevato finora mai raggiunto. Per realizzare il nuovo catalogo celeste sono stati necessari 87 giorni di osservazioni. Sulla destra c’è un arco luminoso che è quello generato dallo spostamento del Sole. La luminosità centrale invece è prodotta dalla nostra galassia. La cosa forse più interessante sono però i trenta oggetti censiti da Fermi assieme alla Top Ten List i quali non hanno una corrispondente controparte ottica; cioè se si guarda con un telescopio ottico non si vede nulla. «Questa è una buona notizia - dice Peter Michelson che coordina le ricerche - perché significa che abbiamo visto nuovi oggetti cosmici. Ma vuol dire anche che abbiamo molto lavoro da fare per decifrarli».

Giovanni Caprara


06/03/2009

Parte Keplero, il primo cacciatore spaziale di pianeti extrasolari

Parte Keplero, il primo cacciatore spaziale di pianeti extrasolari

 

Il nuovo satellite della Nasa è dotato di un telescopio di 1,7 metri di diametro. Venerdì decollerà da Cape Canaveral e volerà su un’orbita intorno al Sole

 

 

Il satellite Keplero
Il satellite Keplero

MILANO - Keplero è pronto per la sua missione. Venerdì decollerà da Cape Canaveral e volerà su un’orbita intorno al Sole dalla quale svolgerà il suo ruolo di primo cacciatore spaziale di pianeti extrasolari. Questo satellite alto quasi cinque metri era atteso, possiamo dire, dal 1995 quando si scopriva il primo pianeta attorno ad un’altra stella. Da allora la corsa a coglierne di nuovi compiuta con osservatori terrestri ha portato alla costruzione di un catalogo di circa 340 oggetti di varia natura ma perlopiù di grossa taglia analoga al nostro Giove e per questo definiti gioviani. Qualcuno più piccolo, forse anche roccioso, sembra sia stato individuato ma si tratta sempre di ambienti più o meno infernali dove è impossibile immaginare qualche forma di vita.

LE TECNICHE - Le tecniche per scovarli sono abbastanza semplici e dicono comunque dell’esistenza senza ovviamente offrirne alcuna immagine. Una presunta foto l’ha raccolta soltanto il telescopio spaziale Hubble, ma si tratta di un’immagine più che altro simbolica capace di non raccontare poco. Le tecniche finora in grado di rilevarli si basavano o su una variazione della posizione della stella determinata dalla gravità del pianeta circostante oppure su una alterazione della sua luminosità quando il pianeta transitata davanti. Per queste ragioni si voleva andare nello spazio con un telescopio che evitasse i disturbi dell’atmosfera terrestre i quali rendevano difficile l’interpretazione dei dati.

TELESCOPIO DI 1,7 METRI - Keplero il nuovo satellite della Nasa è nato a tal scopo e con il suo telescopio di 1,7 metri di diametro e dotato di 95 milioni di pixel per registrate l’immagine punterà l’occhio verso la costellazione del Cigno sorvegliando per tre anni e mezzo e con costanza un’area ampia circa dieci gradi equivalente a 20 lune piene. In questo modo controllerà centomila stelle ogni mezz’ora rilevando le attenuazioni di luminosità date dal transito di eventuali pianeti. Nella zona ci sono già quattro dei 340 pianeti finora individuati e quindi Keplero partirà dall’osservazione di questi utilizzandoli per calibrare la sua capacità visiva.

CONFRONTO TERRESTRE - Occorreranno mesi per riuscire a individuare nuovi corpi planetari e quando si scoveranno si dovranno effettuare profonde verifiche anche con i telescopi terrestri per raccogliere ulteriori conferme. Ma le caratteristiche del satellite sono tali da consentire di scendere nella taglia delle osservazioni e trovare pianeti simili nella dimensione alla Terra. «Fra quattro anni – dice con grande ottimismo Alan Boss della Cornell University e parte del team scientifico della missione - potremo contare molte nuove terre. Rimarrà tuttavia da scoprire se queste sarebbero anche in grado di ospitare la vita». Non sarà facile ma un primo passo significativo si sta per compiere.

Giovanni Caprara


06/01/2009

La Via Lattea è più grande e veloce Ma la sua fine diventa anche più vicina

La Via Lattea è più grande e veloce Ma la sua fine diventa anche più vicina

Nuovi dati sulla galassia di cui fa parte il nostro sistema solare. Che si scontrerà con Andromeda, le scoperte dell'american atronomical society

Il grafico dello studio sulla Via Lattea

 

Per la nostra galassia Via Lattea ci sono due notizie: una buona e l’altra cattiva. La prima ci dice attraverso le indagini di Mark Reid dell’Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics, a Boston (Usa) che l’identikit della nostra isola stellare dove noi abitiamo alla periferia a circa 28 mila anni luce dal centro, è finalmente più preciso e credibile. La seconda, più amara, è che la sua fine e presumibilmente la fine del nostro sistema solare, sarà più traumatica e più vicina nel tempo, prima comunque del previsto.

DIMENSIONI - Ecco i dati presentati al meeting dell’American Astronomical Society a Long Beach in Florida. Attraverso la rete VLBI (Very Long Baseline Array) formata da dieci radiotelescopi distribuiti dalle Hawaii al New England, gli astronomi americani sono riusciti a stabilire che la rotazione della nostra galassia intorno al suo asse è più veloce di 160 mila chilometri orari rispetto al previsto. Quindi mentre prima era di 800 mila chilometri orari adesso è di 960 mila. Naturalmente questa è anche la velocità alla quale pure il nostro sistema solare, Terra compresa, gira intorno al centro galattico; giro che per essere completato richiede circa 200 milioni di anni.

 

La galassia di Andromeda
La galassia di Andromeda
SCONTRO - Ma se la Via Lattea è più rapida vuol dire – spiega Mark Reid - che ha una massa più rilevante analoga, in sostanza, alla vicina galassia di Andromeda finora ritenuta la più massiccia della nostra zona celeste. Ora sembra che il record sia passato alla Via Lattea. E qui si arriva all’infelice conclusione. Già era previsto che tra alcuni miliardi di anni Via Lattea e Andromeda attratte dalla forza gravitazionale avrebbero finito per fondersi insieme più o meno gentilmente. Adesso con le masse che le due isole si ritrovano tutto finirà non solo in uno scontro presumibilmente catastrofico ma anche prima del tempo: si calcola fra circa 2-3 miliardi di anni, un tempo tutto sommato non così remoto come potrebbe sembrare. Il nostro Sole, ad esempio, dovrebbe rimanere acceso per un periodo ben più lungo giudicato intorno ai cinque miliardi di anni. Quindi lo scontro galattico dovrebbe avvenire ben prima.

FUGA NELLO SPAZIO - Comunque sia, riportando il discorso sulla Terra che con il sistema solare sarebbe drammaticamente coinvolta, la situazione sul nostro pianeta diventerà difficile per i suoi abitanti ancora prima (alcune centinaia di milioni di anni) di questi eventi cosmici ora precisati. E la causa sarà il movimento delle placche in cui è suddivisa la crosta terrestre e che si spostano in continuazione come i terremoti certificano. Le placche scivolando le une sotto le altre distruggeranno il volto del pianeta come lo conosciamo oggi travolgendo l’umanità e tutto ciò che di buono e di cattivo avrà realizzato fino a quel momento. Dunque la specie umana per sopravvivere avrà solo una via di salvezza, certo non facile. Ed è quella di imparare a vivere nello spazio, al di fuori del pianeta d’origine. Un destino inesorabile e triste secondo una visione terrestre, ma affascinante e stimolante se pensiamo che siamo esseri dell’universo, non destinati per forza a vivere in eterno nell’angolino cosmico dove siamo nati. Se alzassimo più spesso gli occhi al cielo forse capiremmo….


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16/10/2008

PRIMA ECO DI GIGANTESCA COLLISIONE FRA GALASSIE

PRIMA ECO DI GIGANTESCA COLLISIONE FRA GALASSIE

                                               

 

 

 

 

 

 

 

 

Per la prima volta è stata "ascoltata" l'eco di una collisione fra ammassi di galassie. La scoperta, nella quale l'Italia ha un ruolo importante, è pubblicata questa settimana su Nature. Il segnale catturato dai ricercatori dell'Istituto nazionale di Astrofisica (Inaf) e dell'università di Bologna, è un'emissione radio a grande lunghezza d'onda (il cosiddetto alone) che proviene dal gigantesco sistema di ammassi di galassie Abell 521, distante quattro miliardi di anni luce dalla Terra. E' la conferma delle previsioni teoriche secondo cui le collisioni fra ammassi di galassie producono anche segnali radio a grande lunghezza d'onda. Il segnale è stato rilevato utilizzando lo strumento oggi più sensibile nella banda delle onde radio lunghe, il Giant Metrewave Radio Telescope (Gmrt) che si trova in India. Si apre così la caccia ad una nuova classe di sorgenti che potranno essere individuate con i radiotelescopi di nuova generazione, come il radiotelescopio europeo Lofar (Low Frequency Array) che potrebbe entrare in funzione tra due anni e che ha una sensibilità fino a 100 volte superiore a quella dei radiotelescopi attuali. I ricercatori sono infatti convinti che Abell 521 sia il capostipite di una classe di oggetti celesti finora non osservati, ma che sarà possibile studiare nei prossimi anni. "Pensiamo che nell'universo vi siano migliaia di aloni radio con caratteristiche simili ad Abell 521", ha osservato Gianfranco Brunetti, dell'Istituto di Radioastronomia di Bologna dell'Inaf.


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02/10/2008

Tanti auguri telescopio

Tanti auguri telescopio

 

 

Si celebrano online i 400 anni. Tanti ne sono passati dalla nascita del primo marchingegno per scrutare l'universo

 

 

 

L'osservatorio di Brera
L'osservatorio di Brera
La webzine Wired dedica le pagine odierne al compleanno del telescopio. I primi documenti ufficiali che testimoniano l'esistenza di un oggetto identificabile come dispositivo dedicato all'esplorazione delle stelle risalgono esattamente a 400 anni fa. È datata infatti ottobre 1608 la richiesta di brevetto presentata dall'olandese Hans Lippershey per un "apparecchio tramite il quale tutte le cose a grandissima distanza possono essere viste come se fossero vicine".

DALL'OLANDA A PISA - Uno strumento per l'osservazione di oggetti distanti, quindi - appunto - un telescopio. Come quello presentato l'anno seguente al Senato di Venezia da Galileo Galilei, considerato padre del telescopio rifrattore, grazie al quale lo scienziato pisano ha potuto dimostrare che la Terra non è al centro dell'universo, confermando così la teoria eliocentrica copernicana e quindi rivoluzionando completamente la visione del mondo.

L'EVOLUZIONE – Ora, a quattro secoli di distanza, i moderni telescopi sono ben diversi dai primi semplici marchingegni dotati di piccole lenti, praticamente portatili: gli apparecchi che permettono agli scienziati di oggi di guardare a grandissima profondità nell'universo sono macchinari sofisticati, tonnellate di ferro e acciaio a sostegno di specchi giganteschi. Il più grande di tutti, attualmente, è il Gran Telescopio Canarias (GTC) situato a 2.400 metri di altezza sull'isola di La Palma (Canarie): lo specchio principale pesa 17 tonnellate e misura 10,4 metri di diametro, mentre l'intera struttura è alta 41 metri, per un peso complessivo di oltre 500 tonnellate.

LE IMMAGINI – Oltre a dedicare uno spazio alla storia del telescopio - accompagnata da una mappa cronologica interattiva in cui sono evidenziati gli avvenimenti più importanti - Wired invita i suoi lettori a celebrare la ricorrenza inviando alla rivista il link alle proprie immagini preferite sull'argomento, che si tratti di foto di costellazioni o di osservatori visitati in occasione di un viaggio. Chiunque può dare il proprio contributo, è sufficiente che le immagini siano di buona qualità (almeno 800x1200 pixel) e accompagnate da una descrizione, anche tecnica.


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