28/01/2009
Sgominata banda di spacciatori Tra loro un assistente di San Vittore
Sgominata banda di spacciatori Tra loro un assistente di San Vittore
Trenta gli arrestati, quasi tutti residenti nel quartiere «Di Vittorio» di San Donato. L'uomo, addetto ai colloqui, portava ai detenuti messaggi, cocaina e tessere telefoniche
MILANO - Sgominata all'alba di mercoledì una banda di trafficanti di droga che operava in tutta la zona a sud-est di Milano: fra i trenta arrestati c'è anche un assistente della polizia penitenziaria, addetto ai colloqui a San Vittore, che portava ai detenuti messaggi, cocaina e tessere telefoniche. L'operazione è stata condotta dai carabinieri della Compagnia di San Donato Milanese insieme con quelli di Lodi, Pavia, Piacenza, Milano e Lecco. Le ordinanze di custodia cautelare in carcere riguardano un gruppo criminale che gestiva il traffico e lo spaccio di sostanze stupefacenti, in particolare cocaina ed hashish.
MESSAGGI E COCA - Gli arrestati, molti dei quali già pregiudicati per reati specifici, sono tutti italiani tranne due nordafricani, e vivono in gran parte in un’area di San Donato Milanese, il quartiere «Di Vittorio», noto per la commissione di reati legati agli stupefacenti. L’indagine, coordinata dal Sostituto Procuratore della Repubblica di Milano Ester Nocera, è durata quasi due anni e ha permesso di disarticolare un sodalizio criminale di trafficanti e soprattutto spacciatori che si avvalevano anche della collaborazione di un assistente della polizia penitenziaria, addetto ai colloqui del carcere di San Vittore. L'assistente portava messaggi, cocaina e tessere telefoniche ai detenuti indicatigli, permettendo alla banda di mantenere i contatti con chi veniva, di volta in volta, arrestato.
10:46 Scritto in CRONACA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
| Tag: spacciatori, san vittore, milano, assistente, arrestato, banda, galera | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
02/11/2008
MEGLIO CARCERE DELLA FAMIGLIA, FINALMENTE FINISCE IN GALERA
MEGLIO CARCERE DELLA FAMIGLIA, FINALMENTE FINISCE IN GALERA
NAPOLI - Per evitare litigi con i familiari era evaso perché voleva tornare in carcere. Risottoposto ai domiciliari, la polizia lo ha arrestato. Rispedito oggi in galera, Massimiliano Ambrosio, napoletano è riuscito a scappare dal suo vero 'carcere', la sua famiglia. L'uomo, 32 anni, sottoposto al regime degli arresti domiciliari, a causa di continui litigi con i familiari, aveva chiamato la polizia del commissariato di Frattamaggiore supplicando gli agenti di tornare in carcere.Nel far rientro a casa, al termine della sua giornata di lavoro come fioraio nell'esercizio di un parente con l'autorizzazione del gip del Tribunale di Napoli, si era visto negare l'ingresso nell'abitazione dove viveva con la sorella ed il cognato. Inutile il tentativo di mediazione dei poliziotti per una riappacificazione. Ambrosio, per farsi arrestare, era uscito dalla sua abitazione di via Patricelli dirigendosi a piedi in via Pirozzi ove gli agenti erano stati costretti ad ammanettarlo per il reato di evasione.
Processato, con rito per direttissima, l'assoluzione e di nuovo ai regime degli arresti domiciliari. La Corte di Appello di Napoli, invece, ha ritenuto che comunque Ambrosio, in quella circostanza, avesse infranto le prescrizioni alle quali era sottoposto ed ha emesso, nei suoi confronti, un provvedimento di sostituzione della misura degli arresti domiciliari con, finalmente, la custodia cautelare in carcere.
Parenti meschini e aggressivi: la storia che ha portato alla ribalta la vicenda di Massimiliano Ambrosio, il pregiudicato napoletano di 32 anni che ha fatto di tutto, riuscendovi, per tornare in carcere pur di sfuggire alla galera rappresentata dalla sua famiglia, era stata in qualche modo anticipata in un film con Toto' protagonista, dal titolo Dov'e' la liberta', del 1954, con la regia di Roberto Rossellini.
La storia e' quella di Salvatore Lojacono, un barbiere che ha scontato 20 anni di carcere per un delitto passionale, avendo ucciso l'uomo che insidiava la moglie. A casa viene accolto con affetto dai cognati che addirittura gli propongono di sposare una giovane carina, Agnesina. Tanta insistenza non insospettisce Salvatore che solo alla fine viene a sapere che la ragazza e' incinta di uno dei due cognati che intendono risolvere con queste nozze riparatorie il pasticcio combinato. A quel punto, Toto', di nascosto ritorna in carcere, in un mondo molto migliore di quello che ha trovato all'esterno.
17:20 Scritto in famiglia | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
| Tag: carcere, ritorno, felicità, litigi, famiglia, galera | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
19/09/2008
Niente celle, ammanettato a un palo
Niente celle, ammanettato a un paloImmigrato «detenuto» nel corridoio del commissariato. agenti: condizioni vergognose
Monza: foto-denuncia del Siap, un sindacato dei poliziotti
MILANO — Le serrature delle celle di sicurezza sono così malandate, trasandate, rabberciate, che si possono aprire dall'interno. Ma il ragazzo che vedete nella foto tonda, un immigrato, nelle celle di sicurezza non c'è mai entrato. Non c'era posto. Erano strapiene. E così gli agenti l'hanno ammanettato dove capitava. A un palo, una qualunque colonna nel corridoio d'ingresso. Tra persone con in mano denunce, tra gente in attesa del rinnovo del passaporto, tra poliziotti e bicchieri di caffé, interrogatori, faldoni, inchieste aperte e inchieste chiuse.
![]() |
| La foto choc dell'immigrato ammenettato a un palo del commissariato |
Sempre secondo quanto raccontato dal Siap, l'immagine risale allo scorso inizio anno, ma da allora a oggi «è ricapitata altre volte». Succede così, in certi giorni: le celle di sicurezza, probabilmente in conseguenza di una tornata di arresti e di retate nel corso della notte, non sono fruibili. La pattuglia rientra. In compagnia di un fermato. Il suo posto, sarebbe nelle celle di sicurezza. «No, lì no, non si può». E allora, dove? Dove capita. Ecco, per esempio qui. C'è una colonna, è un punto di passaggio, sì, ma non troppo, magari non dà eccessivamente nell'occhio. L'immigrato viene ancorato alla colonna. E lasciato così. Se più tardi, casomai, qualcuno verrà portato via, magari, ci sarà il trasferimento nelle celle di sicurezza. In ogni modo, «non c'è soltanto il caso di Monza. Questa è una situazione comune a molti commissariati». E però, «oltre alle celle di sicurezza fuori uso, quello di Monza conta altri nodi irrisolti». Sebbene gli archivi siano stipati di carta e faldoni, l'impianto antincendio è fuori norma e come se non bastasse il personale in servizio è «sottodimensionato rispetto alle esigenze»
16:07 Scritto in CRONACA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
| Tag: celle, galera, manette, ammanettato, palo | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook






