17/06/2010

Figlio bocciato due volte: «Basta soldi» E il magistrato dà ragione al padre

Figlio bocciato due volte: «Basta soldi» E il magistrato dà ragione al padre

Il ragazzo aveva denunciato il genitore separato per violazione degli obblighi di legge. Alt all’assegno mensile a un diciannovenne. Il pm di Busto Arsizio: «Questo lo aiuterà a maturare»

 

Il pm Luca Gaglio: ha dato ragione al padre del 19enne «bamboccione» (foto Varese Press/ Daniele Belosio)
Il pm Luca Gaglio: ha dato ragione al padre del 19enne «bamboccione» (foto Varese Press/ Daniele Belosio)

GALLARATE (Varese) — Alla seconda bocciatura il padre ha preso una decisione drastica: «Basta, non ti darò più un soldo». Stop dunque ai 1.000 euro al mese che uno studente diciannovenne in un istituto tecnico di Gallarate incassava mensilmente dal genitore. Quei soldi gli erano dovuti per legge poiché padre e madre di Roberto, questo il nome del ragazzo, sono separati dal 2006 e la somma rappresenta l’assegno di mantenimento. Il padre si è preso una denuncia penale, ma, a sorpresa, la magistratura di Busto Arsizio - competente per territorio - ha cestinato l’esposto perché nel gesto di quel papà spazientito non ha visto «l’intenzione di violare degli obblighi, ma al contrario quella di aiutare il figlio a maturare».

Il tormentone sui «bamboccioni» e su una generazione afflitta dalla sindrome di Peter Pan si arricchisce di un nuovo capitolo: mentre in passato i giudici avevano sancito il dovere dei genitori di mantenere i figli anche «over 30» quando i pargoli non hanno ancora l’autosufficienza economica (un anno fa a Bergamo il caso più recente), stavolta la magistratura si è ispirata a un criterio differente: vedersi chiudere il rubinetto dei quattrini può essere uno stimolo a crescere. La vicenda di Roberto, sul cui sfondo c’è quella di un divorzio piuttosto conflittuale tra due ex coniugi è raccontata nelle carte che negli ultimi mesi sono finite in tribunale a Busto Arsizio; l'ultima di queste è un decreto con cui il gip Nicoletta Guerrero ha definitivamente archiviato il procedimento contro il padre del ragazzo accusato di inadempienza a un provvedimento dell’autorità giudiziaria (la sentenza di divorzio che imponeva appunto il versamento mensile dei 1.000 euro).

Lo «strappo» risale all’estate del 2009 quando, visto il non brillante rendimento scolastico del ragazzo, il padre, imprenditore, gli scrive una lettera in cui gli consiglia di trovarsi un lavoro «finalizzato a un futuro dignitoso per chi, alla tua età, deve essere considerato un uomo». Di più, il padre non si dice più disposto a versare quell’assegno «al buio», come se fosse una sorta di «pensione anticipata». Intenzione mantenuta, tanto che è Roberto a denunciare il padre. «I toni utilizzati - scrive nell’esposto l’avvocato Tatiana Ruperto, che assiste il giovane - apparentemente finalizzati a scopi educativi violano il diritto dovere dei genitori di mantenere, istruire ed educare i figli dettato dalla Costituzione ». La denuncia finisce sul tavolo del pubblico ministero Luca Gaglio, il quale però non intravede reati nello stop all’assegno di mantenimento.

Il padre, scrive il pm, «pare mosso dall’intenzione di stimolare la crescita del figlio, bocciato per due volte di seguito, prospetta al ragazzo una serie di opzioni di crescita e nel dichiarare di non corrispondere più la somma ne enuncia i motivi e manifesta la propria disponibilità ad aiutare il figlio in diversi modi». Quindi «non può affermarsi che sia mosso dall’intenzione di violare degli obblighi, ma al contrario da quelli di aiutare il figlio a maturare». Tocca al gip, successivamente, ribadire questo orientamento archiviando definitivamente il caso. Questione finita? Solo sul piano penale, perché sotto quello civile il braccio di ferro familiare continua: la sentenza di divorzio è infatti un «titolo esecutivo» ai cui obblighi nessuna delle parti può sottrarsi unilateralmente. «Vorrà dire che manderò mio figlio a casa del giudice per colazione, pranzo e cena - fa sapere la madre di Roberto, in evidente disaccordo con il verdetto - e altrettanto farò per ogni spesa di mantenimento di mio figlio».

Claudio Del Frate


11/05/2009

Uccisa al parco, ecco l'identikit

Uccisa al parco, ecco l'identikit

 

La 37enne Pasqualina Labarbuta è stata trafitta con una coltellata a Bonola. E' stato disegnato in base alle indicazioni dell’unica testimone che ha incrociato il killer nel parco

 

 

L'identikit dell'uomo che ha ucciso la 37enne al parco
L'identikit dell'uomo che ha ucciso la 37enne al parco

 

 

 

 

 

 

 

 

MILANO - È pronto l'identikit dell'aggressore di Pasqualina Labarbuta, 37 anni, la donna assassinata la settimana scorsa sulla panchina di un giardino nei pressi di via Borsa, a Milano. L'immagine è stata diffusa lunedì mattina dal dirigente della Squadra mobile di Milano, Francesco Messina. L'identikit è stato disegnato in base alle indicazioni dell’unica testimone che ha incrociato il killer nel parco. L'uomo descritto era «di carnagione scura». La donna ha sentito un urlo, si è girata e ha visto l’assassino lanciare il coltello e scappare. E' stata un'aggressione rapida, senza una lite. Gli uomini della Squadra mobile, guidati da Francesco Messina, hanno scandagliato tutte le conoscenze della vittima alla ricerca di qualcuno che potesse avercela con lei, per un motivo passionale o di lavoro, ma non hanno trovato nulla. Anche per questo si è cominciato a pensare a una rapina finita male o all’aggressione di un folle. Si potrebbe essere trattato anche di un’uccisione involontaria, magari per un movimento brusco della donna (seduta sulla panchina, col sole negli occhi), che si sarebbe alzata di scatto. Il killer ha lasciato nel prato il coltello con le impronte e questo sarebbe un indizio del fatto che è stato preso dal panico.


06/05/2009

Uccisa ai giardini dopo una lite Colpita da una coltellata al torace

Uccisa ai giardini dopo una lite Colpita da una coltellata al torace

 

In zona Gallaratese. Un'italiana di 37 anni trovata morta su una panchina. Una testimone ha visto fuggire l'aggressore

 

 

Il corpo sulla panchina (Photomasi)
Il corpo sulla panchina (Photomasi)

MILANO - E’ stata assassinata con un’unica coltellata sferrata all’altezza del cuore. Un'italiana di 37 anni è stata trovata morta su una panchina di un giardinetto nel quartiere Gallaratese, non lontano dalla fermata San Leonardo della linea rossa. L’allarme è stato dato da una donna che ha chiamato il 113: ha raccontato di aver visto la vittima, intorno alle 13 di mercoledì, discutere animatamente con un uomo, poi accasciarsi sulla panchina sanguinando copiosamente. L'uomo, descritto come di carnagione scura, si sarebbe poi allontanato a piedi velocemente. Secondo quanto è possibile apprendere dagli investigatori la donna, nata nel 1971, sarebbe stata quindi assassinata al culmine di un litigio. Sul posto, all'angolo tra via Mario Borsa e via Visconti, sono intervenuti gli investigatori della Squadra mobile della Questura.

L'arma del delitto (Photomasi)
L'arma del delitto (Photomasi)

IL COLTELLO - L'arma del delitto, un coltello a scatto con una lama di circa 9 centimetri e il manico di legno chiaro, è stata rinvenuta dagli agenti per terra vicino alla panchina. Lì accanto è stata trovata la borsetta di pelle nera tipo zainetto della donna, che conteneva il portafoglio e gli effetti personali. Un elemento che dunque sembra escludere l’omicidio a scopo di rapina e rafforza la testimonianza della signora che ha visto la 37enne, alta, magra e con una lunga coda di capelli biondi, accasciarsi sulla panchina al culmine di una animata discussione con un uomo, che si sarebbe poi rapidamente allontanato a piedi.

IN MEZZO ALLA GENTE - I giardini dove si è consumato l’omicidio sono circondati da alti palazzoni popolari e hanno alle spalle una sede distaccata dell’Università Statale e uno studentato. Il giardino è molto frequentato, soprattutto da chi porta a passeggio il cane. Sul posto sono intervenuti gli investigatori della sezione omicidi e il capo della squadra mobile, Francesco Messina, oltre al Pm Frank Di Maio. Secondo alcune indiscrezioni, che al momento non trovano conferma, la donna sarebbe di Brescia e sarebbe sposata.