11/06/2011
Tutti i colori dell'Europride: 40 carri e finale con Lady Gaga
Tutti i colori dell'Europride: 40 carri e finale con Lady GagaSABATO 11 GIUGNO. Appuntamento per la sfilata al via all 13,30. Per il grande pubblico in piazza della Repubblica alle 15
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30/07/2010
Il partito del sesso scompiglia l'Australia
Il partito del sesso scompiglia l'AustraliaNo a qualsiasi tipo di censura, compresa quella su internet. Sì al diritto all'eutanasia, alla depenalizzazione dell'uso personale di droghe, ai matrimoni omosessuali. Ma soprattutto, un'inchiesta sulla pedofilia nella Chiesa. Il programma del Sex Party
Si chiama Partito del Sesso e già dal nome si capisce che non ama gli eufemismi. Soprattutto, ha evitato di ricorrere a terminologie sdolcinate (ricordate il Partito dell'Amore di ciccioliniana memoria?). E anche il suo programma elettorale brilla per chiarezza.
Quarto incomodo della campagna elettorale australiana ormai entrata nel vivo - le elezioni si terranno il 21 agosto - l'Australian Sex Party è pronto a scompigliare la scacchiera politica federale, dominata da uno scontro tra i laburisti, attualmente al governo con Julia Gillard e dati per favoriti, e il centro-destra di Tony Abbott, con i verdi a fare da ago della bilancia.
Così, mentre i politici dei principali schieramenti si scannano sull'immigrazione e sulle tasse al settore minerario, il Partito del Sesso cambia le carte in tavola con un programma estremamente libertario, che parte dagli interessi dell'industria erotica, in particolare della Eros Association, di cui la formazione politica è quasi una diretta emanazione, per allargarsi ai diritti civili e ad altre questioni scottanti. "Faremo drizzare i capelli a Tony Abbott, e a Julia Gillard, li faremo ingrigire", ha promesso battagliera la presidente del partito Fiona Patten, quando due giorni fa ha lanciato la campagna nazionale da un bar di Melbourne.
Il programma? No alla censura su contenuti erotiestci, ovviamente. Ma anche una ferma opposizione a filtri e limitazioni che riguardino internet, e ad altre forme di controllo da parte dei fornitori di connettività. E poi la depenalizzazione dell'uso personale di qualsiasi droga; la legalizzazione dell'eutanasia; l'introduzione del matrimonio per gli omosessuali e più in generale la loro completa parità di diritti. Infine, la richiesta di una commissione per indagare sugli abusi sessuali sui minori commessi dalle Chiese australiane (la cattolica e l'anglicana si spartiscono la maggioranza dei fedeli).
Ma a che risultato puntano? "Al meglio che possiamo fare", commenta a Sky.it il cofondatore del partito Robbie Swan, eclettico lobbista dell'industria erotica e dei diritti civili, giornalista satirico, vegetariano militante e insegnante di meditazione trascendentale ("ho fatto un corso anche in Italia, a Livigno", specifica). "Lo scorso dicembre abbiamo partecipato a due elezioni locali straordinarie in cui siamo diventati il maggiore tra i partiti minori, con circa il 3 e mezzo per cento dei voti. Un 4 per cento quindi sarebbe un risultato eccellente".
La partenza, per il Sex Party, era stata tutta in salita. La registrazione, lo scorso agosto, era avvenuta solo dopo una battaglia durata mesi, in cui i religiosi più militanti sostenevano che usare il termine "sesso" come nome di una formazione politica fosse osceno. Ma il partito si è presto smarcato da un'immagine pruriginosa, per battere l'accento sulle libertà personali, pronto a scontrarsi frontalmente con chiese e confessioni. "Qui in Australia siamo ancora sotto l'influsso di un cattolicesimo retrogrado”, commenta ancora Swan. “Noi riteniamo che la religione non debba influenzare la politica".
Obiettivo del partito è intercettare il voto di protesta e degli indecisi, ma anche di chi, sulle libertà personali, ritenga verdi e laburisti troppo moderati. In quanto alle questioni calde dell'attuale campagna elettorale, il Sex Party non si pronuncia: “Non abbiamo un programma sull'immigrazione o le tasse, ma per il futuro non lo escludo”, dice Swan. “In fondo siamo appena nati”.
Carola Frediani
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09/09/2009
Rissa in tv per Luxuria e la Santanchè
Rissa in tv per Luxuria e la Santanchè
Luxuria e Santanchè salgono sul ring. Prima tele-rissa della stagione
ROMA (8 settembre) - Su canale 5, durante la prima puntata di 'Pomeriggio cinque', è stato trattato l'episodio che ha visto una coppia omosessuale aggredita nei giorni scorsi a Rimini, dando luogo a una vivace discussione in studio tra Alessandro Meluzzi, Daniela Santanchè e Vladimir Luxuria. Quando poi Luxuria afferma: «Se io vedo un uomo e una donna che si baciano, a me questa cosa mi procura gioia» si apre un battibecco tra tutti e tre, che tra l'altro, dicono: Santanchè, «Dipende da come si baciano». Luxuria, «Perchè avete problemi con la vostra sessualità? Probabilmente avete qualcosa di represso». Meluzzi, «La sessualità è qualcosa di sacrale e meraviglioso, non può essere svenduto come al banco di un mercato». Luxuria, «Il ragazzo che è stato accoltellato non stava facendo sesso, si stava baciando con un ragazzo». Santanchè, «Ma se fate le vostre manifestazioni con il sedere di fuori, siete voi che vi ridicolizzate». Santanchè ha anche affermato che «il Gay Pride fa diventare la sessualità ridicola. Non partecipate al Gay Pride, non diventate strumento di chi ha altre mire rispetto alla vostra libertà sessuale». E Meluzzi, da parte sua, ha aggiunto: «Vorrei che il mondo sessuale si interrogasse su perchè un popolo tollerante come gli italiani sta diventando così intollerante»
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23/04/2009
Il Comune nega il patrocinio al Gay Pride Alemanno: manifestazione di tendenza
Il Comune nega il patrocinio al Gay Pride Alemanno: manifestazione di tendenza
PREVISTA IL 23 GIUGNO. Il sindaco: non dà voce a tutte le idee. L'Arcigay: venga con noi e vedrà che si sbaglia
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| Il Gay Pride 2008 (Ansa) |
Il Campidoglio non darà il proprio patrocinio al Gay Pride perché si tratta di una manifestazione «di tendenza». Lo ha detto il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, questa mattina a margine della presentazione della biblioteca itinerante Bibliobus. «Non daremo il patrocinio al Gay Pride - ha detto Alemanno - così come non l’abbiamo dato l’anno scorso perchè lo consideriamo una manifestazione di tendenza. Ci sono molte richieste specifiche - ha spiegato - che possono essere condivise o non condivise. Faremo il possibile - ha continuato - perché si svolga in maniera tranquilla con tutto il supporto dei servizi comunali come per tutte le manifestazioni. Il patrocinio va dato quando non si tratta di manifestazioni di tendenza ma che danno voce a tutte le idee e i punti di vista e nel caso del Gay Pride non è così».
L'OPPOSIZIONE - Duro il Pd comunale all'annuncio di Alemanno. Il consigliere comunale Paolo Masini dice: «In tutte le grandi Capitali europee il Gay Pride rappresenta un'occasione per l'affermazione dei diritti di tutti e per questo viene sostenuto dalle istituzioni che vedono nella manifestazione una straordinaria opportunità di promozione della città». Il sindaco, continua, «ancora una volta ha perso l'occasione di guardare al futuro, rifugiandosi in affermazioni e in idee nostalgiche Così come per la sfilata dei legionari di qualche giorno fa, Alemanno descrive una Roma che esiste solo nella sua testa, perché la nostra città è sempre stata plurale. Come possiamo affrontare le innovazioni che questo momento storico richiede con un sindaco che non conosce o che non ha il coraggio di affrontare la realtà?». E Massimiliano Valeriani (Pd) aggiunge: «Strana la logica di Alemanno: concede il logo del Comune alle iniziative organizzate da Casa Pound, che fa proselitismo dell'ideologia fascista, mentre non vuole dare il patrocinio al Gay Pride, manifestazione pacifica che si batte contro le discriminazioni di tipo sessuale. Insomma, patenti istituzionali ai fascisti, chiusure agli omosessuali».
ARCIGAY - Interviene poi l'Arcigay con il presidente Fabrizio Marrazzo: «Invitiamo il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, a prendere parte alla manifestazione del Gay Pride. Così facendo, si renderebbe conto che non si tratta di una manifestazione di parte, ma sui diritti e le libertà di tutti. Vedrebbe di persona delle istanze della comunità lesbica, gay, trans e delle persone che partecipano al corteo, al di fuori di ogni colore politico. Crediamo che la conoscenza di questo evento può far capire che determinate tematiche sono patrimonio di tutti, in particolare nel 2009, anno in cui si celebrano i 40 anni del movimento lesbico, gay e trans».
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