14/03/2011

Gelmini: «Più bidelli che carabinieri, ma aule sporche»

Gelmini: «Più bidelli che carabinieri, ma aule sporche»

Il ministro dell'Istruzione polemico: chi era in piazza manda i figli alle private. «Gli insegnanti sono pagati poco? È vero, il problema è che sono troppi»

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16/08/2010

L'America vuole il prof italiano dell'anno "E pensare che la Gelmini mi ha tagliato"

L'America vuole il prof italiano dell'anno "E pensare che la Gelmini mi ha tagliato"

Luca Piergiovanni era stato premiato per una serie di progetti dedicati al podcast didattico
"Un illustre docente statunitense mi ha offerto di collaborare quando ha saputo della mia situazione"

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10/04/2010

Il liceo musicale fa subito il pieno

Il liceo musicale fa subito il pieno

Le iscrizioni - I primi dati al ministero. Cresce l’interesse per il linguistico, al Nord preferita l’istruzione tecnica. Posti esauriti, necessari i test d’ammissione. Piace lo scientifico senza latino


ROMA — Molto bene lo scientifico, ma quello senza latino. Bene il linguistico, così e così il nuovo artistico. E tutto esaurito al musicale e al coreutico. Sono questi i primi dati — non ancora ufficiali — dei nuovissimi licei della Riforma Gelmini che partirà a settembre. Alla domanda, come la riforma cambia gli equilibri tradizionali delle superiori, la risposta fin qui potrebbe essere quella di un rafforzamento generale dell’area scientifica e tecnica.

Ma non solo. La vera novità è costituita dall’interesse per i licei musicali e coreutici: in tutto il Paese a settembre partiranno 30 nuove sezioni. Pur scontando difficoltà organizzative, legate anche alla novità dell’indirizzo, hanno avuto un numero di richieste che ha abbondantemente superato i posti disponibili. E questo nonostante, in molte città, l’avvio dei corsi sia rimasto incerto fino ad appena due settimane dalla chiusura delle iscrizioni. Un ritardo che ha indotto una parte delle famiglie interessate a rinunciare e ad orientarsi su altri percorsi di scuola superiore. Ma non ha scoraggiato gli altri, tanto che in alcune zone il numero di iscrizioni è il doppio dei posti disponibili. Per i ragazzi che lo hanno scelto a fine maggio è prevista una prova selettiva: entreranno soltanto quanti dimostreranno di avere delle basi di cultura musicale. ù

Se guardiamo gli altri indirizzi, sempre con l’avvertenza che si tratta di dati non definitivi, salta agli occhi il rafforzamento dei tecnici e dei professionali, dai contenuti rinnovati, in Lombardia e nel Nord Est. Dove esiste un tessuto produttivo che funziona, nonostante la crisi, le famiglie non hanno avuto dubbi: in Lombardia, secondo i dati dell’ufficio scolastico regionale, dopo le medie gli studenti che scelgono la strada dell’istruzione tecnica e professionale sono il 56.8 per cento, mentre «solo» il 43.1 punta sul sistema dei licei. Che mantengono invece le loro posizioni, soprattutto al Centro e al Sud. Da Viale Trastevere, dove stanno ancora arrivando i risultati delle iscrizioni al primo anno delle superiori che si sono chiuse a fine marzo, nessun commento.

Se i primissimi risultati saranno confermati, di qui a qualche anno potremmo probabilmente assistere al consolidamento di un indirizzo di liceo — sarebbe la prima volta nella storia della nostra scuola —dedicato ai ragazzi che amano la matematica, la fisica e la chimica. Ma che rinunciano volentieri alle lingue classiche, cioè al latino. Il nuovo scientifico potrebbe esercitare in futuro una forte concorrenza a quello tradizionale. Il successo di questo nuovo indirizzo, caratterizzato dall’intensificazione delle materie scientifiche, significa anche che per decenni i nostri ragazzi più versati in quelle discipline hanno atteso invano un’offerta formativa adatta a loro. Il buon risultato del liceo linguistico— per decenni relegato in sperimentazioni prima solo nelle paritarie e poi anche nelle statali—conferma l’interesse che le famiglie hanno mostrato per questo indirizzo che grazie alla riforma Gelmini garantisce, oltre allo studio delle lingue, anche una discreta formazione scientifica.

Giulio Benedetti


08/03/2010

Daniele escluso dalla gita perché disabile. Il ministro Gelmini invia un bus attrezzato

Daniele escluso dalla gita perché disabile. Il ministro Gelmini invia un bus attrezzato

 

L'intervento decisivo dopo che la storia è stata riportata dai siti del Corriere. La «numero uno» del ministero assicura: lo studente potrà andare a Praga con i suoi compagni di classe

 

Il ministro Gelmini

 

BARI - Interviene il ministro delle Pubblica Istruzione, Maria Stella Gelmini, e la vicenda di Daniele, lo studente disabile diciottenne dell'istituto tecnico commerciale, «Romanazzi», che non poteva andare in gita con i compagni a Praga dal 22 al 27 marzo, a causa della mancanza di un mezzo adeguato, sta per avere un «happy end».

IL MINISTRO - «Questa mattina - riferisce il portavoce della Gelmini - il ministro ha letto la storia riportata dal Corriere.it e dal Corriere del Mezzogiorno.it e si è immediatamente attivato. Ha chiamato la preside Pirolo e le ha assicurato che saranno inviati due bus per consentire a Daniele di partecipare all'iniziativa scolastica all'estero. Uno degli automezzi è completamente attrezzato per consentire il viaggio del giovane che soffre di disabilità motoria». Un intervento davvero tempestivo per una storia che rischiava di emarginare e discriminare il diciottenne studente.

LE AZIENDE LOCALI - La mamma di Daniele, Annarita Sansone, aveva denunciato che le aziende locali di trasporto, contattate dall'istituto, non erano in grado di mettere a disposizione un bus «speciale», con tanto di pedana e attrezzature in grado di fra viaggiare i disabili. «Io so che la scuola ha fatto il possibile - spiegava la mamma - ma davvero non è accettabile che un ragazzo come Daniele non possa partecipare ad una gita scolastica perché è su una sedia a rotelle. Nel 2010 ci sono ancora situazioni come questa che vengono affrontate con troppa leggerezza». Daniele frequenta il quinto anno e vive su una sedia a rotelle per una disabilità motoria. «La scuola - prosegue Annarita - ci aveva comunicato l’impossibilità di fare partecipare Daniele alla gita. In realtà ci sono state proposte delle soluzioni, ma non sono soddisfacenti».

MILLE FIRME - Da qui la raccolta di quasi mille firme da parte degli studenti e dei professori e la corsa contro il tempo per trovare un mezzo idoneo. Una delle agenzie aveva proposto di mettere un autista supplementare su un mezzo e di aiutare, quindi, Daniele a salire sul pullman senza ricorrere alla pedana. Ma la madre avrebbe dovuto firmare una dichiarazione che sollevava l’agenzia e la scuola da qualsiasi responsabilità. «Io non me la sono sentita - concludeva la signora Sansone - ragazzi come Daniele incontrano ogni giorno tantissime difficoltà e questo non è giusto».
Ora l'intervento decisivo del ministro Gelmini che restituisce il giusto diritto a Daniele di partecipare alle attività didattiche, anche se queste si svolgono «on the road».

La storia di Daniele

BARI — Gita negata a Daniele, uno studente diciottenne disabile. Accade nell’istituto tecnico commerciale Romanazzi: le aziende di trasporto che si occupano delle visite di istruzione non hanno messo a disposizione pullman adatti per questo tipo di esigenza. A denunciare l’accaduto è la madre dello studente, Annarita Sansone. «Io so che la scuola ha fatto il possibile - spiega - ma davvero non è accettabile che un ragazzo come Daniele non possa partecipare ad una gita scolastica perché su una sedia a rotelle. Nel 2010 ci sono ancora situazioni come questa che vengono affrontate con troppa leggerezza». Daniele ha 18 anni, frequenta il quinto anno nell’istituto tecnico commerciale Romanazzi, vive su una sedia a rotelle per una disabilità motoria. Una condizione che non gli permetterà di partecipare alla visita di istruzione che la scuola ha organizzato per Praga dal 22 al 27 marzo. «La scuola - prosegue la mamma - ci ha comunicato l’impossibilità di fare partecipare Daniele alla gita. In realtà ci sono state proposte delle soluzioni, ma non sono soddisfacenti».

La preside Cecilia Pirolo ha inviato mesi fa una lettera a tutte le agenzie che si occupano di trasporto per le visite di istruzione per individuare quella che poteva fornire un mezzo adatto alle esigenze di Daniele, con una pedana per la sedia a rotelle e un posto all’interno del pullman. Mezzo che nessuna delle aziende pugliesi ha a disposizione. Da qui la raccolta di quasi mille firme da parte degli studenti e dei professori e la corsa contro il tempo dell’istituto per trovare un mezzo idoneo. L’altra soluzione sarebbe stata quella di pagare un secondo pulmino, più piccolo. Ma Daniele avrebbe dovuto viaggiare quasi completamente da solo. «Non so se questa situazione è stata gestita male - prosegue Annarita Sansone - e non so di chi siano le responsabilità. So solamente che mio figlio non partirà con gli altri perché non gli è stato messo a disposizione un pullman». Una delle agenzie aveva proposto di mettere un autista supplementare su un mezzo e di aiutare quindi Daniele a salire sul pullman senza ricorrere alla pedana. Ma la madre avrebbe dovuto firmare una dichiarazione che sollevava l’agenzia e la scuola da qualsiasi responsabilità. «Io non me la sono sentita - conclude Sansone - ragazzi come Daniele incontrano ogni giorno tantissime difficoltà e questo non è giusto. Mio figlio dovrebbe avere le stesse possibilità degli altri». La preside del Romanazzi è dalla parte della mamma di Daniele. «Noi come scuola abbiamo fatto davvero il possibile - spiega - e sono dispiaciuta per come sono andate le cose. Non è concepibile che in Puglia non ci sia un’azienda che metta a disposizione pullman attrezzati. Neanche una abbiamo trovato».

Risposta del Provveditore

 

 

 

Il direttore dell’Ufficio scolastico provinciale Giovanni Lacoppola
Il direttore dell’Ufficio scolastico provinciale Giovanni Lacoppola

BARI — «E’ inaccettabile che si verifichino situazioni come questa. I diritti dei disabili devono essere tutelati». Il direttore dell’Ufficio scolastico provinciale Giovanni Lacoppola è su tutte le furie. E lunedì (oggi, ndr) scriverà una lettera alla preside dell’istituto tecnico commerciale Romanazzi, Cecilia Pirolo, per fare in modo che Daniele, 18 enne, disabile su una sedia a rotelle, partecipi come i suoi compagni, alla visita di istruzione a Praga.

A denunciare l’accaduto è stata la mamma del ragazzo, Annarita Sansone. «Non è vero che non ci sono mezzi con pedane adatte al caso - ribadisce Lacoppola - i ragazzi come Daniele viaggiano per tutto il mondo sui pullman, perché in questo caso non deve essere possibile?». Lacoppola chiederà ai suoi uffici di fare in poche ore una ricerca di mercato per individuare l’azienda adatta. «Credo sia stata compiuta una leggerezza da parte della scuola - prosegue Lacoppola - che forse non si è impegnata come avrebbe dovuto per permettere a Daniele di andare in visita di istruzione. Presenterò io stesso l’elenco delle agenzie che hanno questo tipo di mezzi. Il pullman non deve arrivare per forza dalla Puglia, può essere inviato anche da Roma. Non vedo proprio dove sta il problema». Non è il primo caso che però si è verificato nelle scuole di Bari e provincia.

Già l’anno scorso il provveditore Lacoppola inviò una circolare a tutti gli istituti, ribadendo il diritto allo studio degli alunni, con particolare riferimento ai ragazzi diversamente abili. «Ci sono stati istituti ad esempio - prosegue Lacoppola - che non hanno fatto partecipare i ragazzi disabili alle manifestazioni teatrali, o alle visite di istruzione. Ho inviato una circolare con la quale mi sono impegnato a denunciare al ministero simili atteggiamenti. Da allora i casi sono diminuiti. Fino a scomparire. Questo del Romanazzi è il primo che mi viene presentato dall’inizio dell’anno. Interverrò per garantire il diritto del ragazzo». Daniele, 18 anni, è al quinto anno nell’istituto tecnico commerciale di Bari. La sua scuola ha organizzato un viaggio di sei giorni per Praga. Ma c’era bisogno di reperire un mezzo con pedana, cosa che, secondo la preside Cecilia Pirolo, non è stata possibile. «Noi come scuola - ha dichiarato la dirigente - abbiamo avviato una ricerca su tutta la regione, ma nessuna agenzia aveva un pullman con pedane per poter portare il ragazzo. Ci hanno proposto un pulmino più piccolo, ma non ci sembrava giusto che Daniele viaggiasse in disparte dagli altri. Noi abbiamo davvero fatto il possibile ed è assurdo che in tutta la regione non ci siano agenzie sensibili alle esigenze dei diversamente abili».

La preside aveva inviato anche una lettera a Comune e Provincia chiedendo un intervento rapido. Ma non ha ricevuto risposta. «Farò di tutto - conclude Lacoppola - per fare partecipare Daniele. Soprattutto perché esperienze come queste sono importanti per la crescita dei ragazzi. E leggerezze come queste non possono essere accettate».

(ha collaborato Samantha Dell'Edera)


21/01/2010

Apprendisti a 15 anni: l’ultimo anno di scuola si potrà fare a bottega

Apprendisti a 15 anni: l’ultimo anno di scuola si potrà fare a bottega

 

Approvato l’emendamento Cazzola al ddl lavoro. Via libera di Confindustria, contrari

Pd e Cgil. Il ministro Gelmini: "Vogliamo favorire  l'occupazione rapida dei giovani"

 

 

L’ultimo anno di scuola si potrà svolgere non in classe ma «a bottega». Lo stabilisce l’emendamento al ddl collegato alla Finanziaria del relatore Giuliano Cazzola (Pdl), approvato dalla commissione Lavoro della Camera, dove si legge che «l’obbligo di istruzione si assolve anche nei percorsi di apprendistato per l’espletamento del diritto dovere di istruzione e formazione». La norma vale per tutte le scuole: di fatto si potrà cominciare a lavorare come apprendisti già a 15 anni, e questa esperienza varrà come ultimo anno di obbligo scolastico. Il provvedimento lunedì approderà in Aula a Montecitorio, per poi tornare al Senato per il via libera definitivo.

Soddisfazione, intanto, è stata espressa da Cazzola per «il lavoro svolto ed il clima di collaborazione trovato in commissione» sul ddl delega. Secondo Cazzola, «la norma consente di contrastare l’evasione dell’obbligo scolastico che è molto diffusa nell’ultimo anno». E in questo senso la legge anche Emma Marcegaglia: «Chi lascia la scuola deve continuare ad avere formazione», sostiene il numero uno di Confindustria.

Ma l’apprendistato a 15 anni non piace a tutti. La maggioranza e il ministro Sacconi «hanno deciso di fare carta straccia dell’obbligo scolastico», afferma Giuseppe Fioroni, responsabile Pd area Welfare. Diverse le reazioni dei sindacati: «È l’ultimo atto dello smantellamento di un vero obbligo scolastico», commenta il segretario della Flc-Cgil, Mimmo Pantaleo, mentre il segretario generale della Uil scuola, Massimo Di Menna, invita il governo a rivedere la norma e il segretario confederale della Cisl Giorgio Santini parla di misura «frettolosa», da correggere prima dell’approvazione in aula.

Critiche «ideologiche», replica il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, che da tempo insiste sulla necessità di riscoprire l’apprendistato come strumento formativo che integra apprendimento e lavoro. «Non si tratta per nulla di anticipare l’età di lavoro - continua il ministro - , ma di consentire il recupero di un giovanissimo demotivato a seguire gli altri percorsi educativi attraverso una più efficace modalità di apprendimento in un contesto lavorativo». E il ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, si dice «favorevole ad ogni iniziativa che permetta un rapido inserimento dei giovani nel mondo del lavoro».

In particolare si aprono interessanti prospettive nell’artigianato, dove l’apprendistato rappresenta, oggi come in passato, il principale strumento di inserimento: nel 2008 un apprendista su tre era occupato in un’impresa artigiana. E proprio l’apprendistato è stato protagonista dell’ultimo convegno di Confartigianato, dedicato al piano Italia 2020 per rilanciare l’occupazione giovanile messo a punto dal ministero del Welfare e da quello dell’Istruzione: «Abbiamo trovato con il ministro Sacconi una comunanza di vedute - spiega il presidente di Confartigianato, Giorgio Guerrini - , che va nella direzione da noi indicata già da tempo: riportare attenzione su un meccanismo, l’apprendistato, che era stato “scolarizzato” dai governi precedenti e ora viene rimesso nel luogo dove deve stare, l’impresa.

In un momento economico ancora difficile come quello attuale, la proposta approvata oggi (ieri ndr) dà speranza a tanti giovani che potranno trovare qualificazione nel mondo del lavoro, anziché rimanere fuori dal sistema scolastico. Da sempre l’apprendistato nelle nostre imprese offre sia un’occasione di formazione dal punto di vista tecnico e non solo, sia prospettive di lavoro concreto». Secondo i dati dell’Ufficio studi di Confartigianato, infatti, nel 2009, nonostante la crisi, una impresa artigiana su quattro ha avuto difficoltà a reperire personale qualificato.


16/01/2010

Parte la riforma dei licei, iscrizioni entro fine marzo

Parte la riforma dei licei, iscrizioni entro fine marzo

 

SCUOLA. Via libera anche alle iscrizioni per elementari e medie. Critici Pd, Cgil e studenti: rinviare

 

Bambini a scuola (Eidon)
Bambini a scuola (Eidon)

MILANO - Scatta il conto alla rovescia per l'avvio della riforma della scuola superiore voluta dal ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, anche se Pd, Flc Cgil e l'Unione degli studenti ribadiscono la richiesta di un rinvio di un anno dell'avvio dei cambiamenti.

È comunque finita l'attesa di famiglie e dello stesso mondo della scuola. Viale Trastevere ha dato infatti il via libera alle iscrizioni al prossimo anno 2010-2011, varando l'apposita circolare ministeriale: per la scuola primaria (elementari) e per la secondaria di I grado (le medie) le iscrizioni si svolgeranno entro il 27 febbraio. Per la secondaria di II grado, ovvero licei e istituti tecnici e professionali, le iscrizioni si svolgeranno dal 26 febbraio al 26 marzo, per «consentire un'adeguata informazione alle famiglie sulla riforma delle superiori». L'entrata in vigore della riforma ha avuto un via libera dal Consiglio di Stato che con tre diversi dispositivi ha dato il «parere positivo» sui regolamenti. Tra alcuni giorni, spiega il ministero dell'Istruzione, «dopo il parere delle commissioni parlamentari, sarà resa nota la versione definitiva dei regolamenti con i quadri orari». Lo stesso ministero procederà poi ad una «massiccia campagna di informazione verso le scuole e le famiglie sulle novità introdotte». «La riforma dei licei - spiegano dal ministero della Gelmini - può essere considerata epocale. L'impianto rivede complessivamente la legge Gentile del 1923. Si introducono due nuovi licei: il musicale-coreutico e quello delle scienze umane. Vengono inoltre rivisti e aggiornati i vecchi licei. Si supera la frammentazione che ha caratterizzato gli ultimi decenni della scuola italiana. Le famiglie sono disorientate dalla miriade di indirizzi sperimentali, addirittura 396. Dal 2010 gli indirizzi saranno solo 6. L'obiettivo è quello di coniugare tradizione e innovazione».

I nuovi tecnici si divideranno in 2 settori (economico e tecnologico) e 11 indirizzi. «Più inglese, più ore di laboratorio, maggiore sinergia con il mondo del lavoro. I nuovi istituti professionali saranno articolati in 2 settori (Servizi e Industria e artigianato) e 6 indirizzi. Ci saranno più ore di laboratorio, saranno previsti tirocini e ore dedicate all' alternanza scuola-lavoro, per superare la sovrapposizione con l'istruzione tecnica e garantire una formazione immediatamente spendibile nel mondo del lavoro». Per Manuela Ghizzoni e Giovanni Bachelet del Pd, che chiedono il rinvio di un anno della riforma, «dopo il pronunciamento del Consiglio di Stato, si rafforza la richiesta già avanzata dal Pd di rinviare di un anno l'entrata in vigore della riforma della scuola superiore. Se questo non accadesse, la riforma comincerebbe nell'incertezza più assoluta, alimentando le preoccupazioni dei docenti, delle famiglie e degli studenti».

Per Mimmo Pantaleo, segretario generale della Flc-Cgil, «è opportuno il rinvio di un anno dell'entrata in vigore dei regolamenti sulla secondaria superiore e che i ritardi accumulati, i cambiamenti ordinamentali di orari e programmi, in assenza di un quadro certo producono conseguenze negative sulle scelte degli alunni e delle famiglie, anche per l'impossibilità di definire un piano di offerta formativa serio». Critica anche l'Unione degli studenti: «Ulteriore rinvio delle iscrizioni a marzo, parere del Consiglio di Stato con molte negatività, parere delle commissioni parlamentari ancora non pervenuto: cosa altro deve succedere perchè il ministro Gelmini si renda conto che la riforma delle scuole superiori non può partire dal prossimo anno? L'insistenza con cui il ministro vuole avviare da subito la riforma dimostra come l'unico scopo di tutta questa operazione sia solo finalizzato al risparmio, senza nessun obiettivo didattico o educativo» concludono.

(Fonte Ansa)


08/01/2010

La Gelmini: «Basta classi ghetto» Tetto del 30% di stranieri per classe

La Gelmini: «Basta classi ghetto» Tetto del 30% di stranieri per classe

 

Dal prossimo anno scolastico il limite previsto entrerà in vigore in modo graduale. Il ministro: «Favorirà l'integrazione»

 

Mariastella Gelmini (Ansa)
Mariastella Gelmini (Ansa)

MILANO - Dal prossimo anno scolastico scatterà il tetto del 30% per gli alunni stranieri nelle classi. Lo prevede una nota inviata dal ministero dell'Istruzione a tutte le scuole.

QUANDO - Il limite previsto entrerà in vigore in modo graduale: verrà infatti introdotto a partire dalle classi prime sia della scuola primaria sia della scuola secondaria, di primo e di secondo grado. «Stabilire un tetto - ha spiegato Mariastella Gelmini - è un modo utile per favorire l'integrazione, perché grazie a questo limite si evita la formazione di «classi ghetto» con soli alunni stranieri».

IL PROVVEDIMENTO - La nota («Indicazioni e raccomandazioni per l'integrazione di alunni con cittadinanza non italiana») prevede che il ministero assegnerà risorse finanziarie ad hoc alle scuole per l'inserimento di bambini stranieri e ulteriori finanziamenti saranno previsti per le scuole dei territori con alta presenza di cittadini stranieri. Nella nota si ribadisce che i minori stranieri sono soggetti all'obbligo d'istruzione e che le modalità di iscrizione sono le stesse previste per i minori italiani. Per evitare concentrazioni di iscrizioni di alunni stranieri si dovranno realizzare accordi di rete tra le scuole e gli Enti locali.

IL TETTO - Gli Uffici scolastici regionali, di intesa con gli Enti territoriali, comunque, potranno autonomamente definire quanti bambini stranieri per classe si potranno iscrivere alle scuole del proprio territorio. Il limite del 30% potrà essere innalzato a fronte della presenza di alunni stranieri (come può frequentemente accadere nel caso di quelli nati in Italia) già in possesso delle adeguate competenze linguistiche. E lo stesso limite potrà, invece, essere ridotto a fronte della presenza di alunni stranieri che dimostrino all'atto dell'iscrizione una padronanza della lingua italiana ancora inadeguata a una compiuta partecipazione all'attività didattica, e comunque a fronte di particolari e documentate complessità. A

STRANIERI PROBLEMA DIDATTICO - Per il ministro Gelmini, la presenza di alunni stranieri nella scuola italiana «non è certo un problema di razzismo ma un problema soprattutto didattico» aggiungendo come spesso nel dibattito sul tema ci si è divisi «agitando una ingiustificata polemica di tipo ideologico». «La scuola deve essere il luogo dell'integrazione. I nostri istituti - assicura il ministro - sono pronti ad accogliere tutte le culture e i bambini del mondo. Alla stesso modo la scuola italiana deve mantenere con orgoglio le proprie tradizioni storiche e insegnare la cultura del nostro Paese». La presenza di stranieri in classe ha risvolti prevalentemente didattici. «Lo sanno - osserva Mariastella Gelmini - le molte mamme che vedono la classe dei loro figli procedere a due velocità, con alcuni studenti che rimangono indietro e altri che riescono ad andare avanti meglio». «I bambini stranieri devono essere inseriti nelle classi con i bambini italiani per evitare, come accade in molte città - prosegue - che si formino scuole e classi composte solo da stranieri. Gli alunni non italiani hanno bisogno di stare con quelli italiani per potersi integrare al meglio. Credo che su questo punto sia destra che sinistra siano d'accordo, come dimostrano le esperienze di tante amministrazioni locali». Oltre al tetto, secondo il ministro, è fondamentale prevedere «classi di inserimento» di durata limitata per poter insegnare la nostra lingua a chi è appena arrivato in Italia. «Questi momenti di inserimento - spiega il ministro - si svolgeranno sia la mattina sia il pomeriggio, mentre nella scuola media una parte di ore della seconda lingua potrà essere usata per lo studio dell'italiano». «È necessario aiutare gli studenti stranieri a imparare bene la nostra lingua, perchè questa - conclude Mariastella Gelmini - è l'elemento fondamentale che consente ai ragazzi stranieri di non sentirsi in difficoltà e in imbarazzo con i compagni e di realizzare un primo importante passo verso la completa integrazione».


17/11/2009

Uova, slogan e proteste: studenti in piazza contro la scuola della Gelmini

Uova, slogan e proteste: studenti in piazza contro la scuola della Gelmini

 

Mobilitazione studentesca nella Giornata internazionale del diritto allo studio. A Milano scontri con la polizia, 4 fermati. Il ministro: «Sono dei centri sociali, non rappresentano chi studia»

 

Un poliziotto ha bloccato uno studente a Milano (Newpress)
Un poliziotto ha bloccato uno studente a Milano (Newpress)

MILANO - «Il futuro è nostro, riprendiamocelo». È lo slogan di uno dei tanti striscioni degli studenti italiani che sono scesi in piazza in 50 città italiane in occasione della Giornata internazionale del diritto allo studio. L'iniziativa quest’anno viene rappresentata con la frase «Education is not for sale»: la scuola non è in vendita. In Italia ci sono stati almeno 50 cortei, e poi presidi e occupazioni simboliche. E non sono mancati scontri e momenti di tensione, in particolare a Milano. Ma anche a Torino c'è stato un lancio di uova contro il ministero e l'occupazione del rettorato, mentre numerose città sono rimaste paralizzate per il traffico.

GELMINI: SONO DEI CENTRI SOCIALI - «I centri sociali non rappresentano gli studenti italiani - ha commentato il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini, bollando così le manifestazioni -. Gli studenti italiani hanno capito che bisogna avere il coraggio di guardare al futuro, di cambiare la nostra scuola, di fare scelte coraggiose. Riproporre vecchi slogan, come se fossimo ancora negli anni '70 certamente non contribuisce a rendere la nostra scuola più moderna. I manifestanti, per lo più legati al mondo dei centri sociali, non rappresentano certo i milioni di ragazzi che studiano e si impegnano e che sperano di trovare nelle scuola, non un luogo di indottrinamento ideologico ma un'istituzione che li prepari a un vero lavoro».

GLI SCONTRI A MILANO - A Milano sono quattro gli studenti fermati durante il corteo che stamane ha preso il via da Largo Cairoli. Proprio nelle fasi iniziali ci sarebbero stati una serie di scontri con tanto di cassonetti ribaltati. Almeno quattro ragazzi sono stati fermati e portati in questura per l'identificazione e per decidere eventuali misure cautelari nei loro confronti. Il corteo ha continuato il suo percorso lungo le strade del centro.

TORINO, LANCI DI UOVA - Nel capoluogo del Piemonte gli studenti hanno lanciato uova contro la sede regionale del Miur per protestare contro la riforma Gelmini. Al corteo partecipano migliaia di studenti degli istituti superiori e dell'università. Alla partenza, in piazza Arbarello, i manifestanti hanno dedicato un lungo applauso a Vito Scafidi, lo studente di 17 anni morto il 22 novembre dello scorso anno sotto le macerie della contro-soffittatura della sua classe, la 4a D del liceo scientifico Charles Darwin di Rivoli. Il serpentone colorato ha poi raggiunto la sede del Miur, dove oltre alle uova sono stati lanciati alcuni rotoli di carta igienica, e poi si è diretto alla sede dell'amministrazione provinciale. Occupato il rettorato dell'Università: tra i numerosi striscioni che sono stati esposti nel cortile e sulla balconata quelli con la scritta 'Riforma Gelmini: nove mesi per attuarla, non facciamola nascere", "Chi dorme nella democrazia si sveglia nella dittatura", "Riprendiamoci il nostro futuro" e "Blocchiamo la riforma". A manifestare sono, oltre agli studenti medi e agli universitari, anche i precari della ricerca e i precari tecnici e bibliotecari dell'Università.

FIRENZE - Un corteo di 600 studenti a Firenze hanno effettuato una manifestazione con corteo non preavvisata, che, con partenza da piazza San Marco, ha attraversato alcune vie cittadine, per concludersi in piazza Bambini e Bambine di Beslan. Gli studenti hanno sostato per circa 20 minuti sotto la sede della Questura, invocando la liberazione di Francesco Mannucci, aderente al mondo antagonista cittadino e arrestato lo scorso 6 novembre per il coinvolgimento nell’esplosione di un ordigno all’ingresso dell’Agenzia delle entrate di Firenze lo scorso maggio. All’altezza della stazione di S. Maria Novella un gruppo di studenti è entrato all’interno dello scalo ferroviario. Dopo aver percorso la sede dei binari 15 e 16, liberi da convogli e avere acceso due fumogeni, gli studenti hanno poi sostato per circa 10 minuti sulla sede dei binari 13 e 14 dove si trovavano in sosta alcune carrozze destinate al deposito, ed il treno regionale Firenze-Arezzo, che ha riportato 17 minuti di ritardo. A Pisa invece gli studenti di Scienze sono saliti sul tetto.

ROMA: «SIAMO DIECIMILA» - Al grido «ci prendiamo Roma» nella Capitale hanno protestato insieme studenti delle scuole superiori e universitari sfilando in corteo affinché siano garantiti più fondi per il diritto allo studio. «Siamo in diecimila» - hanno detto i manifestanti - «contro la Repubblica delle banane». I ragazzi romani erano accompagnati anche da una delegazione di studenti iraniani. L'Unione degli Studenti ha brandito delle vere banane e con lo striscione che aperto il corteo che recita: «Il futuro è nostro riprendiamocelo sciopero generale studentesco». Gli studenti scesi in piazza si oppongono al disegno di legge del ministro Gelmini e chiedono più fondi da destinare al diritto allo studio per garantire a il diritto agli studi per tutti. Intanto i ragazzi di piazza Vittorio hanno annunciato l'occupazione del liceo Cavour. il corteo degli studenti si è mosso da piazza Vittorio con destinazione La Sapienza dove si terrà un'assemblea pubblica.

TRAFFICO PARALIZZATO A NAPOLI - Traffico paralizzato anche Napoli per la manifestazione degli studenti che si oppongono in particolare ai tagli della riforma Gelmini. Due i cortei partiti martedì mattina. L’Unione studenti si è data appuntamento alle ore 9 in piazza Mancini, i collettivi studenteschi alle 9.30 in piazza del Gesù. Entrambi i cortei hanno poi raggiunto, attraversando le vie del centro cittadino, piazza Plebiscito. Paralisi del traffico veicolare nell’intera city, disagi per residenti e passeggeri dei mezzi pubblici che hanno dovuto attendere ore per poter usufruire di tram e autobus. La situazione è resa ancora complicata dalle decine di cantieri aperti nelle strade principali e non solo del capoluogo campano.

PALERMO, OCCUPATO ASSESSORATO - A Palermo gli studenti universitari e medi del movimento «Onda Anomala» hanno occupato contemporaneamente a Palermo l'assessorato regionale alla Pubblica istruzione e l'istituto magistrale Regina Margherita, con un'impennata della protesta che era iniziata in mattinata con un corteo. Un centinaio di universitari delle Facoltà di Lettere e filosofia e di Scienze sono entrati nei locali dell'assessorato regionale per manifestare contro il nuovo ddl Gelmini e chiedere alla Regione Siciliana di non recepire la riforma e anzi di potenziare con investimenti nella la ricerca pubblica. Gli studenti medi hanno invece occupato la succursale del «Regina Margherita», in piazza Guzzetta, dove hanno organizzato dibattiti e spettacoli contro la Gelmini.

LA PROTESTA NEL MONDO - Ma la protesta si è estesa ben oltre l'Italia. Sono migliaia gli studenti in tutto il mondo scesi in piazza per chiedere garanzie sul diritto all’istruzione da mantenere come un bene pubblico e non privatizzato, come sta accadendo, invece, in diversi paesi via di sviluppo. Intanto a Bruxelles si svolge un’assemblea internazionale, cui partecipa anche una delegazione di nostri studenti. In Italia la mobilitazione - cui hanno aderito l’Unione degli universitari, il coordinamento degli studenti universitari «Link», l’Unione degli studenti e la Rete degli studenti - interessa la maggior parte degli atenei italiani, ma anche il mondo della scuola. Oltre che nelle città principali manifestazioni e cortei si svolgono ad Ancona, Padova, Forlì, Torino, Parma, Ferrara, Catania, Perugia, Lecce, Cagliari, Genova, Pavia.


 


28/10/2009

Conti affidati ai manager e meritocrazia Cambia il volto dell'Università in Italia

Conti affidati ai manager e meritocrazia Cambia il volto dell'Università in Italia

 

Norme più rigide anche sul reclutamento. I rettori in carica non più di 8 anni. Docenti giudicati dagli studenti e contributi parametrati alla qualità degli insegnamenti. Stop ai ricercatori a vita

 

 

Via libera dal governo alla riforma dell'Università

ROMA - Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera al disegno di legge sull'università del ministro Mariastella Gelmini. La figura del ricercatore diventa a tempo determinato, cambiano le modalità di elezione dei rettori, arrivano il fondo per il merito degli studenti più bravi e anche i codici etici anti-parentopoli.

Quando la riforma sarà approvata le università avranno 180 giorni per rivedere i loro statuti, snellire consigli di amministrazione e senato accademici, ridurre le facoltà, inserire personale esterno nei nuclei di valutazione.

Tremonti. I finanziamenti della riforma, ha assicurato il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, ''saranno disponibili con la Finanziaria, e dentro la sua meccanica sarà fondamentale la priorità nei fondi del rimpatrio dei capitali'', cioè dall'utilizzio prioritario delle risorse dello scudo fiscale a favore della riforma degli atenei.

Entro sei mesi dall'approvazione della legge le università dovranno approvare statuti con queste caratteristiche.

Adozione di un codice etico. Ci sarà un codice etico per evitare incompatibilità, conflitti di interessi legati a parentele. Alle università che assumeranno o gestiranno le risorse in maniera non trasparente saranno ridotti i finanziamenti del ministero.

Mandato rettori. Limite massimo complessivo di 8 anni al mandato dei rettori, con valenza retroattiva.

Senato e Consiglio d'Amministrazione. Il Senato avanzerà proposte di carattere scientifico, ma sarà il cda ad avere la responsabilità chiara delle spese, delle assunzioni e delle spese di gestione anche delle sedi distaccate. Il cda non sarà elettivo, ma fortemente responsabilizzato e competente, con il 40% di membri esterni. Il presidente del cda potrà essere esterno. Il direttore generale avrà compiti di grande responsabilità e dovrà rispondere delle sue scelte, come vero e proprio manager dell'ateneo.


Nucleo di valutazione d'ateneo. Il nucleo di valutazione dovrà avere una maggiore presenza di membri esterni per garantire una valutazione oggettiva e imparziale.

Gli studenti valuteranno i professori. Questa valutazione sarà determinante per l'attribuzione dei fondi alle università da parte del ministero

Possibilità per gli atenei di fondersi o aggregarsi.
Ci sarà la possibilità di unire o federare università vicine, anche in relazione a singoli settori di attività, di norma in ambito regionale, per abbattere costi e aumentare la qualità di didattica e ricerca.

Riduzione dei settori scientifico-disciplinari. Dagli attuali 370 alla metà (consistenza minima di 50 ordinari per settore), i settori scientifico-disciplinari saranno ridotti per evitare che si formino micro-settori, che danneggiano la circolazione delle idee e danno troppo potere a cordate ristrette.

Riorganizzazione interna degli atenei. Riduzione molto forte delle facoltà che potranno essere al massimo 12 per ateneo.

Abilitazione nazionale. Il ddl introduce l'abilitazione nazionale come condizione per l'accesso all'associazione e all'ordinariato. L'abilitazione è attribuita da una commissione nazionale sulla base di specifici parametri di qualità. I posti saranno poi attribuiti a seguito di procedure pubbliche di selezione bandite dalle singole università, cui potranno accedere solo gli abilitati.

Questi i punti salienti: commissioni di abilitazione nazionale autorevoli con membri italiani e, per la prima volta, anche stranieri; cadenza regolare annuale dell'abilitazione a professore al fine di evitare lunghe attese e incertezze; attribuzione dell'abilitazione, a numero aperto, sulla base di rigorosi criteri di qualità stabiliti con decreto ministeriale, sulla base di pareri dell'Anvur e del Cun; distinzione tra reclutamento e progressione di carriera.

Entro una quota prefissata (1/3), i migliori docenti interni all'ateneo che conseguono la necessaria abilitazione nazionale al ruolo superiore potranno essere promossi alla luce del sole con meccanismi chiari e meritocratici; messa a bando pubblico per la selezione esterna di una quota importante (2/3) delle posizioni di ordinario e associato per ricreare una vera mobilità tra sedi, oggi quasi azzerata; procedure semplificate per i docenti di università straniere che vogliono partecipare alle selezioni per posti in Italia.

Accesso di giovani studiosi. Il ddl introduce interventi volti a favorire la formazione e l'accesso dei giovani studiosi alla carriera accademica.

Questi i punti salienti: revisione e semplificazione della struttura stipendiale del personale accademico per eliminare le penalizzazioni a danno dei docenti più giovani; revisione degli assegni di ricerca per introdurre maggiori tutele con aumento degli importi; abolizione delle borse post-dottorali; nuova normativa sulla docenza a contratto, con abolizione della possibilità di docenza gratuita se non per figure professionali di alto livello; riforma del reclutamento con l'introduzione di un sistema di tenure-track: contratti a tempo determinato di 6 anni (3+3).

Al termine dei sei anni se il ricercatore sarà ritenuto valido dall'ateneo sarà confermato a tempo indeterminato come associato. In caso contrario terminerà il rapporto con l'università maturando però dei titoli utili per i concorsi pubblici. Questo provvedimento si rende indispensabile per evitare il fenomeno dei ricercatori a vita e determina situazioni di chiarezza fondate sul merito.

Inoltre il provvedimento abbassa l'età in cui si entra di ruolo in università da 36 a 30 anni con uno stipendi che passa da 1300 euro a 2100; chiarificazione delle norme sul collocamento a riposo dei docenti; valutazione complessiva delle politiche di reclutamento degli atenei ai fini della distribuzione del Fondo di finanziamento ordinario.

Gestione finanziaria. I bilanci dovranno rispondere a criteri di maggiore trasparenza. Debiti e crediti saranno resi più chiari nel bilancio. Commissariamento e tolleranza zero per gli atenei in dissesto finanziario

Valutazione degli atenei. Le risorse saranno trasferite dal ministero in base alla qualità della ricerca e della didattica. Fine della distribuzione dei fondi a pioggia. Obbligo di accreditamento, quindi di verifica da parte del ministero, di tutti i corsi di laurea e di tutte le sedi distaccate per evitare che si creino insegnamenti e strutture non necessarie. Valutazione dell'efficienza dei risultati conseguiti da parte dell'Anvur.

I docenti avranno l'obbligo di certificare la loro presenza a lezione. Viene per la prima volta stabilito un riferimento uniforme per l'impegno dei professori a tempo pieno per il complesso delle attività didattiche, di ricerca e di gestione, fissato in 1500 ore annue di cui almeno 350 destinate ad attività di docenza e servizio per gli studenti.

Scatti di stipendio solo ai professori migliori.
In caso di valutazione negativa si perde lo scatto di stipendio e non si può partecipare come commissari ai concorsi.

Diritto alla studio e aiuti agli studenti meritevoli. Delega al governo per riformare organicamente la legge 390/1991, in accordo con le Regioni. Obiettivo: spostare il sostegno direttamente agli studenti per favorire accesso agli studi universitari e mobilità. Inoltre sarà costituito un fondo nazionale per il merito al fine di erogare borse di merito e di gestire su base uniforme, con tassi bassissimi, i prestiti d'onore.

Mobilità personale. Sarà favorita la mobilità all'interno degli atenei. Possibilità per chi lavora in università di prendere 5 anni di aspettativa per andare nel privato senza perdere il posto.

 


08/10/2009

Inchiesta sulle università nel mondo

Inchiesta sulle università nel mondo

 

Le top 100 università al mondo. Italia esclusa.


NEW YORK – Università Ivy League addio. Nell’hit parade delle 100 migliori università del mondo compilata annualmente dal Times Higher Education scende per la prima volta il numero di quelle nordamericane (42 nel 2008; 36 nel 2009) mentre cresce la presenza delle università europee (39 sono rappresentate tra le top 100 contro 36 del 2008).

 

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Nel nuovo mondo globale vacilla insomma il predominio delle esclusive università nordamericane tradizionalmente elitarie della East Coast. Soltanto Harvard mantiene saldamente il primo posto, mentre Yale viene scalzata dal secondo al terzo e Princeton deve accontentarsi dell’ottavo. Ben quattro istituzioni inglesi si piazzano nella top ten: Cambridge, seconda, la University College of London, al quarto posto prima dell’ Imperial College London e Oxford (quinte ex equo). Seguono, a ruota, la University of Chicago, il Massachusetts Institute of Technology (MIT), e il California Institute of Technology (Caltech).

 

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Ma dal boom del vecchio continente, purtroppo, è completamente esclusa l’Italia. L'unica università del Bel Paese presente nelle top 200 è infatti l'Università di Bologna che si piazza al 174° posto, davanti alla Sapienza (la più grande università italiana) che è rimasta al 205°, come lo scorso anno. Dalla graduatoria emerge che la performance media delle italiane è peggiorata quest’anno, anche se Bologna e Il Politecnico di Milano hanno entrambe migliorato la propria posizione.

Buone notizie invece per i francesi: la prima università  specialistica di Ingegneria al mondo si conferma l’ École Normale Supérieure – Paris mentre la prima università  specialistica di Scienze Sociali ed Economiche è la London School of Economics. Bene anche l’Asia. Rispetto allo scorso anno due nuove università asiatiche si classificano tra le prime 100, per un totale di 16. (L' Università di Tokio, prima tra le nipponiche, è al 22° posto)

 

 

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Ormai giunta alla sesta edizione, la classifica pubblicata da THE – QS è usata non solo da studenti e genitori per scegliere il percorso di studio migliore, ma anche dalle aziende per identificare le università dalle quali assumere neolaureati e dagli accademici per selezionare le istituzioni dove lavorare e quelle con cui formare collaborazioni.

Le autorità italiane farebbero bene a riflettere sull'ennesima brutta figura (la graduatoria completa, che include 500 università, tra cui molte italiane, sarà disponibile a partire dalle ore 00:01 GMT del 9 ottobre all'indirizzo www.topuniversities.com.) Magari si può cercare di migliorarla prima del 2010?

Gelmini: «La classifica del Times conferma l'urgenza della riforma». Il ministro: «L'obiettivo sarà promuovere la qualità, premiare il merito e abolire gli sprechi»

Il ministro Gelmini (Fotogramma)
Il ministro Gelmini (Fotogramma)
MILANO - La classifica del Times «conferma clamorosamente quello che abbiamo sempre sostenuto, cioè che il sistema universitario italiano va riformato con urgenza». Lo afferma il ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, riferendosi alla graduatoria, riportata oggi dal Corriere della Sera, che colloca agli ultimi posti gli atenei italiani.

TRA GLI ULTIMI - «Siamo agli ultimi posti nelle classifiche mondiali. Per questo motivo - sottolinea - presenteremo a novembre la riforma dell'Università, con l'obiettivo di promuovere la qualità, premiare il merito, abolire gli sprechi e le rendite di posizione. È risibile il tentativo di qualcuno di collegare la bassa qualità dell'Università italiana alla quantità delle risorse erogate. Il problema, come ormai hanno compreso tutti, non è quanto si spende (siamo in linea con la media europea) ma - osserva il ministro - come vengono spese le risorse destinate all'università. Spesso per aprire sedi distaccate non necessarie e corsi di laurea inutili. Tutto questo deve finire. Mi auguro di non dover più vedere in futuro - conclude - la prima università italiana al 174mo posto».

 

 

Fonte: Corriere.it

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