11/02/2012

Neve al Centro-Sud e paesi isolati. Fiumicino, cancellati il 50% dei voli a partire dalle 17 di sabato

Neve al Centro-Sud e paesi isolati. Fiumicino, cancellati il 50% dei voli a partire dalle 17 di sabato

MALTEMPO. Situazione critica nelle Marche, in Abruzzo e Basilicata. Rinviate due partite. Neve anche a Pantelleria, peggioramenti in serata. Voli, già 60 saltati dal pomeriggio del 10. Trenta aerei in fila sulla pista per ore. Duecento persone dirette in Brasile bloccate da 16 ore

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11/03/2010

Aereo bloccato per 8 ore sulla pista di Venezia in attesa dello sghiacciamento

Aereo bloccato per 8 ore sulla pista di Venezia in attesa dello sghiacciamento

 

Nello scalo erano presenti solo tre macchine per completare l'operazione. E' partito solo nella tarda serata di mercoledì il volo Swiss Air per Zurigo con a bordo 130 passeggeri

 

MILANO - È partito alla fine solo alle 22.53 di mercoledì dall'aeroporto Marco Polo il volo della Swiss Air Venezia-Zurigo rimasto bloccato dalle 14.45 con 120-130 passeggeri infuriati a bordo in attesa delle operazioni di sghiacciamento delle ali. Un'attesa lunghissima, che ha esasperato gli animi dei passeggeri sequestrati a bordo dell'aereo, dovuta all'emergenza maltempo che, secondo quanto si è appreso, ha mandato in tilt l'organizzazione degli interventi di sghiacciamento dei velivoli. Secondo quanto riferiscono alcuni operatori dell'aeroporto, nella giornata di emergenza-gelo le uniche tre macchine per togliere il ghiaccio dagli aeromobili hanno dovuto lavorare a pieno ritmo e a farne le spese sono stati soprattutto i passeggeri del volo Venezia-Zurigo.

LA TESTIMONIANZA - A bordo dell'aereo Venezia-Zurigo, che sarebbe dovuto partire alle 14.45 c'era anche un giornalista di una emittente locale: «Siamo rimasti bloccati per ore, all'inizio ci hanno fatto aspettare perchè dovevano togliere il ghiaccio dalle ali - racconta Andrea Marcato di Telechiara -, l'attesa si è prolungata e una trentina di passeggeri, tra cui un gruppo di tifosi del Milan diretti a Manchester via Zurigo, ha voluto scendere a tutti i costi. Si è perso altro tempo e il ghiaccio si è formato di nuovo sulle ali, ma nessuno è più intervenuto per moltissimo tempo».

 

Redazione online


20/02/2010

Leonardo, gelo su Berlusconi «Basta una parola e vado via»

Leonardo, gelo su Berlusconi «Basta una parola e vado via»

 

NERVI TESI AL MILAN. Dopo le critiche al gioco. «Se il presidente vuole che mi metta da parte...». «Alla squadra serve tranquillità»

 

Leonardo, primo anno sulla panchina del Milan (Ap)
Leonardo, primo anno sulla panchina del Milan (Ap)

MILANO - «Sono sempre molto tranquillo, i nostri accordi sono molto ma molto chiari. C'è stata una politica stabilita e io non ho nessun problema: se il presidente vuole che mi metta da parte, basta una sua parola»: così il tecnico rossonero Leonardo ha commentato le affermazioni sul gioco del Milan fatte da Silvio Berlusconi durante una cena con parlamentari del Pdl: «È una bella squadra se solo la facessero giocare bene». «Per andare avanti - prosegue Leonardo - ci vuole la cosa più importante, ci vuole tranquillità e queste cose non fanno bene alla squadra. Ma neanche male, perché è una squadra matura. Sono un allenatore e verrò valutato per questo. La mia libertà è intoccabile. Io lavoro con la mia testa, la mia autonomia e la mia libertà».

LA GARA COL MANCHESTER - «Sono da 13 anni in questa società e basta una parola del presidente, una. Non ho problemi di contratto - ha proseguito - la società non pagherà mai due allenatori. Nel frattempo, voglio essere concentrato sulla squadra che va difesa perché loro quest'anno hanno fatto cose eccezionali, tutti. La squadra ha prodotto in un certo periodo un gioco straordinario e questo va difeso; contro il Manchester ha giocato meglio e questo va difeso: abbiamo perso ma le cose vanno analizzate con logica».


13/01/2009

La Moratti va alla guerra Ed è gelo con Berlusconi

La Moratti va alla guerra Ed è gelo con Berlusconi

Il retroscena. Lo sfogo del primo cittadino in tv dopo lo scontro con Colaninno. Il premier: dal sindaco attacco personale, fa il gioco della Lega

 

 

Letizia Moratti
Letizia Moratti
La «guerra di Letizia» era iniziata giovedì scorso, quando il sindaco di Milano si era presentata scura in volto nell’abitazione romana del premier, scagliandosi contro l’intesa Alitalia-Air France e il ridimensionamento di Malpensa. Ma Berlusconi non avrebbe mai immaginato che la Moratti si sarebbe espressa allo stesso modo in tv. Perché domenica in tv la Moratti ha utilizzato gli stessi concetti, le stesse parole brandite nel colloquio con il premier. Quell’affondo pubblico contro il governo e i «patrioti» dell’ «operazione Az» è stato vissuto dal Cavaliere come un vero e proprio «attacco personale», argomentato con espressioni «ingenerose» e «gratuite».

La «guerra di Letizia» ha messo in subbuglio i palazzi romani della politica e quelli più felpati del mondo economico milanese. Dai vertici societari filtra una «forte irritazione» verso la Moratti, stato d’animo che accompagna il premier da lunedì della scorsa settimana, quando il sindaco si recò nella sede del Carroccio di via Bellerio, dove Umberto Bossi aveva riunito lo stato maggiore leghista per intestarsi la battaglia a difesa di Malpensa e degli «interessi del Nord»: «Che c’è andata a fare? Che bisogno c’era? È sbagliato correre dietro alla Lega. Non è così che si compete con loro. Così si accredita invece l’idea che solo loro rappresentino il Nord». Perciò Berlusconi uscì allo scoperto, perciò pose l’altolà al Senatùr: «Al Nord ci penso io», disse.

Doveva contrastare quelle «manovre elettorali» che danneggiavano la sua immagine e aprivano la competition in vista delle Europee. L’intervista della Moratti a Lucia Annunziata incide, se possibile, in modo ancor più pesante: perché è dal sindaco di Milano —non dall’opposizione e nemmeno dalla Lega—che giungono critiche severe al progetto su cui il premier ha messo la faccia. Non è un caso se tra Berlusconi e la Moratti sia calato il gelo. D’altronde già quel giovedì della scorsa settimana il sindaco aveva interpretato il mancato invito a pranzo con Bossi come un gesto politico prima che di «scortesia». A muso duro era iniziato e si era concluso anche il rendez vous con Colaninno, incontrato a palazzo Grazioli insieme al sindaco di Roma Gianni Alemanno.

La Moratti a più riprese aveva insistito perché tornasse in gioco la compagnia aerea tedesca. «Guarda che non ci hanno offerto nulla, Letizia ». «No Roberto, voi state affossando Malpensa». È stato un crescendo rossiniano. «Noi punteremmo su Malpensa se Linate fosse ridimensionata, altrimenti non si può fare». «Lufthansa è interessata a entrambi gli scali». «È interessata solo a far fallire la trattativa con Air France». «Non è vero, dovete insistere». A quel punto un Colaninno esasperato, ha chiuso il discorso provocatoriamente: «Va bene, Letizia. Se le cose stanno così, chiama subito il presidente di Lufthansa. Chiamalo ora. Digli che sono pronto a cedergli la mia quota di Alitalia, se vuole. Ottanta milioni e la facciamo finita». Sembrava dovesse finire lì, invece la «guerra di Letizia» è proseguita in tv. «È stato imbarazzante ascoltare certe cose dal mio sindaco», commenta il forzista Mario Valducci, che fa capire l’umore nell’inner circle del Cavaliere: «È andata eccessivamente sopra le righe. È stata irriconoscente verso Berlusconi ».

Eppure alla Moratti era chiaro fin da giovedì che sarebbe stata una battaglia solitaria, l’aveva intuito facendo capolino al vertice tra il premier e Bossi, che si erano intanto messi d’accordo sull’intesa Az-Air France e sull’emendamento a favore di Malpensa, presentato poi nel dl anti-crisi. Perciò non si capisce il motivo per cui non si sia fermata. C’è chi rammenta che si è candidata alla guida della città da indipendente, facendo balenare l’incredibile scenario di una rottura con Berlusconi. Ma il Cavaliere, per quanto irritato, troverà il modo di ricucire lo strappo. C’è poi chi, più semplicemente, ricorda il carattere della Moratti. «Letizia è fatta così», commenta olimpico il ministro della Difesa, Ignazio La Russa: «Giovedì scorso mi ha chiamato alle sette di sera. Milano era bloccata sotto la neve e lei aveva bisogno subito di 400 militari per pulire le strade. Mi sono attivato. Mi avesse detto grazie...».

In realtà, al fondo delle tensioni con Berlusconi resta il contenzioso su Expo 2015, quando la Moratti non si è sentita sostenuta dal premier nel braccio di ferro con Giulio Tremonti, che ha accentrato sull’Economia i meccanismi di controllo dei fondi pubblici. Anche Tremonti è stato colpito dagli strali in tv della Moratti. Vecchie ruggini tra i due. Nel 2001, «Giulio» fu sarcastico nel centellinare i soldi per la riforma scolastica: «Letizia, devi capire. Questo è il governo, mica tuo marito». Qualche tempo fa si è ripetuto con una battuta che ha fatto il giro dei ministri: «Politicamente non ne azzecca una. In Francia aveva puntato su Ségolène Royale, in America su Hillary Clinton...».

 


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