06/10/2010
Uova e fumogeni contro la sede della Cisl
Uova e fumogeni contro la sede della CislAUTORI DEL GESTO ALCUNI MILITANTI DI «Action diritti in movimento». Blitz a Roma contro il sindacato di Bonanni
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23/02/2010
Manette e pugni, stangata all'Inter: 4 giocatori squalificati, tre turni a Mou
Manette e pugni, stangata all'Inter: 4 giocatori squalificati, tre turni a Mou
Al tecnico Multa da 40 mila €. e lui si difende: «sono stato male interpretato». Il giudice sportivo dopo la partita con la Samp: due turni a Cambiasso e Muntari, uno a Samuel e Cordoba
| Josè Mourinho mima il gesto delle manette durante la partita contro la Sampdoria (Ansa) |
MILANO - Stangata del giudice sportivo all'Inter, dopo la partita con la Samp. Il gesto delle manette è costato caro a Josè Mourinho. «Per aver contestato le decisioni arbitrali con atteggiamenti plateali», il tecnico dovrà saltare tre giornate e pagare una multa di 40 mila euro. Due giornate di squalifica poi a Esteban Cambiasso e Sulley Muntari: l'argentino è stato squalificato per aver tentato di colpire con un pugno un giocatore della Sampdoria nel sottopassaggio che porta agli spogliatoi durante l'intervallo, il ghanese, invece, per aver rivolto ripetutamente un'espressione ingiuriosa agli ufficiali di gara mentre usciva dal campo. Una giornata di stop per i due giocatori espulsi durante il match, Walter Samuel e Ivan Ramiro Cordoba. Inibito, infine, fino all'8 marzo e 10 mila euro di ammenda per il dirigente Gabriele Oriali. Il giudice ha anche squalificato per un turno i giocatori della Samp Giampaolo Pazzini e Nicola Pozzi.
«GESTO MALE INTERPRETATO» - Il commento alla decisione del giudice da parte di Mou non si è fatto attendere. Attraverso il suo portavoce Eladio Parames, ha fatto sapere che quello dei polsi incrociati davanti alle telecamere, all'arbitro e al pubblico è stato un gesto «male interpretato». «Non aveva nulla a che vedere con l'arbitro - racconta il portavoce di Mourinho all'Ansa -. Voleva dire una cosa diversa: "Potete anche portarmi via, arrestarmi, ma tanto la mia squadra è forte e vince lo stesso, anche se giochiamo in nove"». Da parte sua il club nerazzurro ha fatto sapere che presenterà ricorso contro le squalifiche inflitte al tecnico, a Cambiasso e a Muntari.
MORATTI - «Non ci aspettavamo una stangata così forte» ammette un Massimo Moratti visibilmente infastidito. E a proposito del silenzio stampa subito dopo la partita di campionato contro la Sampdoria, il presidente dell'Inter spiega: «Abbiamo un incontro importante (il match di Champions in programma mercoledì contro il Chelsea, ndr), cerchiamo di non alimentare le polemiche. Si tratta di un silenzio stampa rispettoso, che non è stato capito da voi giornalisti». Sulla polemica con il mondo arbitrale, dopo la partita di campionato con la Sampdoria che l'Inter ha terminato in 9 per l'espulsione di Samuel e Cordoba, Moratti si era espresso già in mattinata, prima che fossereo rese note le decisioni del giudice sportivo. «In questi giorni Candido Cannavò mi avrebbe bacchettato, perché non avrebbe capito le esibizioni di qualcuno all'interno della mia squadra» aveva detto il presidente dell'Inter, avvicinato dai giornalisti alle celebrazioni per il primo anniversario della morte dell'ex direttore della Gazzetta dello Sport, riferendosi proprio al gesto delle manette fatto da Mourinho. «Cosa significa? Lo ha fatto lui, lui lo sa e lui lo deve spiegare. Forse intendeva che vogliono fermarci», ha ipotizzato Moratti, che sabato sera ha visto la sua Inter pareggiare in nove. «Questo fatto conforta, ma anche stanca. Però condurre in porto una partita in 9 uomini può essere una carica psicologica e darci coraggio quando giochiamo in 11». Il prossimo appuntamento è la sfida di Champions mercoledì contro il Chelsea. «Giocando a Milano non dobbiamo avere complessi di inferiorità, servirà attenzione, concentrazione e un po' di fortuna», ha spiegato il numero uno nerazzurro, aggiungendo che «il criticatissimo silenzio stampa della squadra è un modo per non disperdere energie ed è figlio di un ragionamento abbastanza normale per tutti i casini che ci sono».
Redazione online
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15/12/2009
Tartaglia scrive al premier «Un atto vigliacco ed inconsulto»
Tartaglia scrive al premier «Un atto vigliacco ed inconsulto»
L'uomo che ha colpito Berlusconi a Piazza Duomo si scusa dal carcere. Ha spiegato il gesto contro Berlusconi con il forte dissenso politico. Interrogato a San Vittorio
| Massimo Tartaglia, l'uomo fermato dopo l'aggressione al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi (Ansa) |
MILANO - Massimo Tartaglia ha inviato una lettera di scuse a Berlusconi in cui esprime il suo dispiacere «per un atto superficiale, vigliacco ed inconsulto». La lettera è stata inoltrata tramite i difensori di Tartaglia, gli avvocati Daniela Insalaco e Gian Marco Rubino. Tartaglia, esprimendo il proprio «sentito dispiacere», come si legge in una nota firmata dai suoi legali - «ha dichiarato di non riconoscersi» in quello che lui stesso nella missiva ha definito come «un atto superficiale, vigliacco ed inconsulto». Nel frattempo sono in corso accertamenti sulle condizioni di salute di Massimo Tartaglia da parte di medici psichiatri nel carcere di San Vittore. Nella notte, l'uomo che ha colpito Berlusconi a Piazza Duomo, era stato trasferito nel carcere milanese, dove è in isolamento e guardato a vista.
L'INTERROGATORIO - Nelle oltre quattro ore di interrogatorio, prima del trasferimento nel carcere milanese, Massimo Tartaglia ha reso piena confessione. Davanti al pm e agli agenti della Digos, domenica sera, il 42enne che ha ferito il premier Silvio Berlusconi in piazza Duomo ha giustificato il suo gesto con motivazioni politiche: avrebbe parlato di una forte avversione nei confronti delle politiche del Pdl e in particolare della politica del premier. Martedì sarà interrogato dal gip, a San Vittore, che dovrà anche decidere se tenerlo in carcere oppure farlo custodire in una struttura specializzata. Nell' interrogatorio davanti agli inquirenti ha dichiarato «di aver agito da solo» e ha escluso «qualsiasi militanza o appartenenza politica». Gli investigatori hanno trovato nella piccola borsa dell'uomo arrestato uno spuntone di plexiglas lungo 20 centimetri, un grosso accendino da tavolo, un crocifisso di 30 centimetri e un soprammobile di quarzo del peso di diversi etti. La contestazione della premeditazione è scattata anche perché due di questi oggetti (l'accendino e lo spuntone di plexiglas) Tartaglia li aveva presi dalla propria abitazione. L'uomo è stato in cura per problemi psichici fino al 2003 al Policlinico di Milano. Nel suo racconto agli inquirenti ha spiegato che era andato al Duomo per assistere al comizio del premier e che se ne era andato quando ancora Berlusconi era sul palco, dissentendo da quello che il presidente del Consiglio stava dicendo. Il grafico 42enne stava raggiungendo la metropolitana quando ha visto la macchina del presidente del Consiglio parcheggiata, ma soprattutto ha sentito le grida di alcuni contestatori che hanno attratto la sua attenzione. A quel punto si è infilato in una strada laterale per tornare indietro e si è trovato davanti Berlusconi a cui ha lanciato il souvenir che aveva comprato poco prima su una bancarella.
IL PM PREPARA LA RICHIESTA DI CONVALIDA D'ARRESTO - Sul tavolo del procuratore aggiunto Armando Spataro è appena arrivata intanto l'informativa della Digos relativa all'aggressione a Berlusconi. Spataro sta preparando la richiesta di convalida dell'arresto del grafico 42enne al quale sono contestate le lesioni volontarie pluriaggravate. Se la prognosi del premier dovesse superare i 40 giorni si aggiungerebbe anche un'ulteriori aggravante, quella delle «lesioni gravi». Il gip che dovrebbe occuparsi del caso, e decidere sulla convalida dell'arresto, è Alessandra Cerreti.
SI INDAGA SULLE SUE CONOSCENZE - Gli inquirenti lavorano ora sulla rete di conoscenze e sulle frequentazioni dell'aggressore 42enne. Secondo alcune indiscrezioni, quello che preoccupa di più le forze dell'ordine è che, pur trattandosi apparentemente di un gesto isolato, Tartaglia, proprio perché psicolabile, possa essere stato manovrato da qualcun altro, anche se Tartaglia avrebbe ribadito anche agli agenti del carcere di San Vittore «l'ho fatto io da solo, non sono il killer di nessuno».
LA PSICOLOGA - L.M., la psicologa che saltuariamente segue Tartaglia da quando l'uomo non è più in cura al policlinico, è irremovibile nel suo silenzio e chiarisce di essere fermamente intenzionata a non parlare con i giornalisti: «Quello che ho da dire lo dirò solo ed esclusivamente alla Procura della Repubblica e alla direzione sanitaria dell'ospedale per cui lavoro. Vedranno loro cosa fare».
RISCHIA OLTRE 5 ANNI DI CARCERE - A questo punto se Massimo Tartaglia sarà dichiarato colpevole al termine del processo del reato che gli è stato contestato con l'arresto avvenuto in flagranza - lesioni personali pluriaggravate da premeditazione e dalla qualifica di pubblico ufficiale della parte offesa - rischia una pena da cinque mesi e mezzo a cinque anni e mezzo di reclusione. Questo, tuttavia, senza tener conto di attenuanti o diminuenti di cui Tartaglia potrebbe beneficiare e a prescindere da un'eventuale querela del premier dal momento che la contestazione dell'aggravante della premeditazione rende il reato perseguibile d'ufficio. Il reato di lesioni personali è punito dal codice penale con una pena da tre mesi e tre anni di reclusione. Bisognerà poi tener conto degli aumenti di pena previsti dalle due aggravanti: metà della pena per la premeditazione, un terzo per la qualifica di pubblico ufficiale di Berlusconi. Sulla quantificazione della pena avranno poi incidenza eventuali attenuanti che potrebbero essere concesse a Tartaglia: prima tra tutte le «generiche», dal momento che, secondo quanto è emerso, l'uomo non ha precedenti penali. Inoltre, bisognerà valutare se i giudici riterranno di approfondire, attraverso una perizia (circostanza molto probabile visto i lunghi periodi di cure), gli aspetti psichiatrici della personalità di Tartaglia, dalla capacità di stare in giudizio dell'uomo all'eventuale vizio parziale di mente, circostanza, quest'ultima, che avrebbe l'effetto di determinare una riduzione della pena. Il processo, tuttavia, per ora appare lontano: il primo passo dell'indagine sarà l'udienza, che il gip ha già fissato per martedì, per la convalida dell'arresto di Tartaglia, il quale sarà assistito dal difensore di fiducia. Secondo fonti giudiziarie, nel caso specifico la convalida sembra scontata, mentre è ampio il ventaglio delle ipotesi sulle mosse successive del giudice. Questi potrebbe disporre la scarcerazione di Tartaglia se non riterrà sussistenti esigenze cautelari; diversamente, potrà emettere ordinanza di custodia cautelare, in carcere (come richiesto dal pm Armando Spataro) o agli arresti domiciliari. Il gip, peraltro, valutato il quadro clinico del paziente, potrebbe anche disporre che la detenzione cautelare di Tartaglia avvenga in un luogo di cura.
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06/07/2009
Il re dei giocattoli uccide la moglie
Il re dei giocattoli uccide la moglie
Due colpi di pistola, la tragedia scoperta dal figlio. Horvat, 67 anni, si è tolto la vita dopo il delitto. Fondò il gruppo Gig. Ha lasciato un biglietto per spiegare il gesto
PIETRASANTA (Lucca) — Fino a dieci anni fa era stato il re dei giocattoli, proprietario della Gig, colosso italiano del divertimento, licenziataria di Toy’s e Nintendo. Poi erano arrivati problemi economici e Gianfranco Aldo Horvat, 67 anni, in gioventù pilota di auto sportive, nel 2000 aveva deciso di vendere a Enrico Preziosi di Giochi Preziosi. Sembrava un ritiro definitivo dal mondo degli affari e invece pochi mesi fa, l’imprenditore fiorentino, era tornato in campo come presidente e Ceo di Edison giocattoli. «Era entusiasta. Aveva molte idee e nessun problema economico», dicono gli amici. I sogni di Horvat e della moglie, Anna Grazia Satta, 64 anni, alla quale era legatissimo, si sono infranti sabato notte nella casa in affitto delle vacanze nel centro di Pietrasanta. L’imprenditore ha ucciso la moglie con due colpi di pistola, una Smith & Wesson calibro 38, alla tempia e poi si è sparato in bocca. Un omicidio suicidio oscuro, sui quali gli investigatori stanno mantenendo un riserbo assoluto. Si parla di un biglietto lasciato ai due figli nel quale l’imprenditore spiegherebbe il motivo del gesto. Dietro l’allegria e la voglia di tornare a scalare il mercato, pare si nascondesse il tormento dell’imprenditore per un tumore alla gola che lo perseguitava da tempo.
«Mesi fa era stato in una clinica degli Stati Uniti per farsi curare — racconta un amico — ma nessuno al di fuori della famiglia sapeva le sue condizioni e lui non ne parlava con nessuno». A scoprire i corpi, nella camera da letto del primo piano della palazzina di via Piastroni 53, nel centro di Pietrasanta, sono stati i vigili del fuoco. La donna era sul letto, l’uomo leggermente inclinato verso il pavimento. A dare l’allarme uno dei figli, Leonardo, 43 anni, amministratore dei beni di famiglia. Era in vacanza con i genitori e, dopo cena, era uscito con la sua Porsche. Tornato a casa intorno all’una, aveva tentato di aprire la porta di casa ma l’aveva trovata chiusa con la chiave inserita. Al primo piano la luce accesa nella camera da letto. Spenti i telefoni cellulari del padre e della madre. I coniugi Horvat, molto conosciuti a Firenze, vivevano con i figli, Leonardo e Gianluca, in una residenza d'epoca con parco sulle colline di Fiesole. Un luogo straordinario, dove ogni tanto arrivavano gli amici. Tra questi il sindaco di Firenze, Matteo Renzi. Gianfranco Aldo Horvat era stato un suo convinto sostenitore. «Non ho mai votato a sinistra — aveva detto durante una cena pubblica a sostegno del candidato — ma stavolta lo farà perché Matteo è la persona giusta per guidare Firenze » . Il sindaco Renzi ieri ha commentato con profondo cordoglio la morte dei coniugi: «Sono incredulo e sbigottito. Ricordo Horvat come un uomo appassionato e un imprenditore tenace, innamorato di Firenze ». Le indagini sono condotte dal comandante dei carabinieri di Pietrasanta, Andrea Pasquali. Marco Gasperetti.
Marco Gasperetti
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19/05/2009
Ragazzini seviziano e impiccano un cane
Ragazzini seviziano e impiccano un cane
L'autore materiale dell'uccisione dell'animale è un bambino di 9 anni. Canicattì, la scena è stata filmata dalle telecamere di sicurezza del municipio. L'Enpa: fatto sconcertante
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| Un frame del ritrovamento di un cane impiccato a Sant'Agata di Militello (da YouTube) |
MILANO - Prima lo hanno seviziato, poi gli hanno tolto la vita impiccandolo ad una maniglia. Il tutto davanti all'occhio elettronico della fotocamera di un telefono cellulare. La vittima è un piccolo cane di razza yorkshire; gli aguzzini sono tre ragazzini siciliani e a compiere materialmente l'impiccagione è stato il più piccolo dei tre, di soli nove anni (i «complici» che hanno effettuato le riprese ne hanno invece 13 e 15).
I FILMATI - A loro i carabinieri sono arrivati dopo aver visionato le telecamere installate dal Comune sulla villa comunale di Canicattì, nei pressi della quale si sono verificati i fatti. Dalle registrazioni video è emerso che ad uccidere il cane è stato un bambino di 9 anni che si è fatto filmare con un telefono cellulare dai due complici di 13 e 15 anni. Per tutti è scattata la segnalazione alla Procura dei Minori che adotterà le misure del caso.
«FATTO CHE LASCIA SGOMENTI» - «Quanto accaduto a Canicattì - commenta Carla Rocchi, presidente nazionale dell'Ente nazionale protezione animali - è un fatto sconcertante che lascia sgomenti per la giovanissima età dei tre bambini. Ci si chiede quali condizioni esistenziali possono aver portato tre minori a compiere un’azione talmente efferata che certamente non mancherà di lasciare traccia su di loro, anche negli anni a venire. Questo episodio dimostra quanto sia indispensabile una maggiore tutela dell’infanzia».
MACABRA MODA - Non è la prima volta che dei giovani vengono sorpresi a torturare animali e non è la prima volta che certe gesta vengono immortalate in un video. In YouTube, uno dei principali siti per la condivisione di filmati, digitando le parole «cane impiccato» si arriva ad un video relativo ad un macabro ritrovamento di un cane ucciso appunto per impiccagione a Sant'Agata di Militello, nel Messinese. E molti sono i video di episodi analoghi provenienti da diverse parti del mondo. Resta ora da vedere quali saranno le decisioni dei giudici dei minori relativamente al caso di Canicattì. Tutti i giovani coinvolti nella vicenda sono però di età inferiore ai 14 anni e per questo non punibili.
10:55 Scritto in CRONACA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
| Tag: gesto, follia, uccisione, animale, impiccato, cane, filmato, ragazzini, minorenni, scena, fatto sconcertante | OKNOtizie |
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12/05/2009
Sparatoria a Oslo, uccise due donne
Sparatoria a Oslo, uccise due donne
Ancora ignote le cause del folle gesto. La polizia presidia la zona. Un uomo di sessant'anni ha sparato dall'interno di un'abitazione. Poi si è tolto la vita
OSLO - Un uomo armato ha aperto il fuoco e ha ucciso «numerose persone» in una località vicino alla capitale norvegese di Oslo, l'isoletta di Nesoeya. Lo riferisce la tv locale che non specifica il numero di vittime. L'agenzia di stampa Afp parla di due donne, una cinquantenne e una più giovane, di cui non è stata precisata l'età.
LA RICOSTRUZIONE - L'uomo, un sessantenne che conosceva le due donne, avrebbe sparato dall'interno di un'abitazione. Alcune testimonianze riportate dai media locali parlano di almeno sei colpi sparati con una pistola (altre testimonianze parlano invece di un fucile). Un'ulteriore notizia, non confermata dalle autorità ma rilanciata dal sito del quotidiano Aftenposten, è che l'uomo si sarebbe rivolto contro l'arma e avrebbe fatto fuoco togliendosi la vita. Tutta la zona in cui è avvenuta la sparatoria è stata circondata da poliziotti armati.
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