06/02/2012

Italia sotto zero, risveglio a -10 a Milano. Gelo record: le temperature arrivano a -12

Italia sotto zero, risveglio a -10 a Milano. Gelo record: le temperature arrivano a -12

Allerta meteo nelle regioni centro-settentrionali: emilia romagna, marche, abruzzo. Diciotto morti nel week end, allarme per i senza-tetto. Un camionista trovato senza vita ad Avezzano

SOTTO ZERO. Sono 1.700 le persone ospitate nei centri di accoglienza. Esplode l'influenza: circa 700, domenica, le telefonate in ospedale

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02/02/2012

Neve, ancora difficile viaggiare in treno. Alemanno: rischio neve, stop alle lezioni

Neve, ancora difficile viaggiare in treno. Alemanno: rischio neve, stop alle lezioni

Treni e maltempo. Per i disagi la regione Liguria denuncia Trenitalia e Rfi. Il Campidoglio decide la sospensione delle lezioni in tutti gli istituti per venerdì e sabato: potrebbe nevicare a Roma

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19/12/2010

Dopo la neve, ghiaccio e nebbia sulle strade

Dopo la neve, ghiaccio e nebbia sulle strade

Nuova allerta in Toscana per via del gelo. Ancora chiuso il tratto della Firenze-Siena tra Bargino e il capoluogo toscano, riaperta la Firenze-Pisa-Livorno. Nuova allerta in Emilia-Romangna. Istruttoria dell'Antitrust sulla gestione dell'emergenza

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13/07/2010

Polo Nord: si scioglie il ghiaccio e la pesca distrugge l'ambiente marino

Polo Nord: si scioglie il ghiaccio e la pesca distrugge l'ambiente marino

Greenpeace ha chiuso la missione di due mesi nell'oceano artico. Le flotte industriali approfittano dell'innalzamento delle temperature per salire sempre più a nord

polo nord 1.jpg

SVALBARD (Norvegia) – Dopo due mesi di ricerche scatta un nuovo allarme sul Polo Nord: mentre il cambiamento climatico sta causando lo scioglimento dei ghiacci e l'acidificazione delle acque l'Oceano Artico è sempre più minacciato dall'espandersi di attività industriali, tra cui la pesca e le esplorazioni per idrocarburi liquidi e gassosi. Sono queste le prime conclusioni, dopo due mesi di navigazione al Polo Nord, della spedizione “Arctic Under Pressure” di Greenpeace. Durante la spedizione, a bordo del rompighiaccio “Esperanza”, l'associazione ambientalista è andata a investigare i problemi che minacciano il fragile ecosistema dell’Oceano Artico. Ed ha documentato con immagini l’incredibile vita marina dei fondali a nord delle Isole Svalbard, ricchi di coralli molli, anemoni di mare e tunicati, che potrebbe essere distrutta dall’espandersi della pesca a strascico.

polo nord 2.jpgLE FLOTTA DA PESCA APPROFITTANO DELLO SCIOGLIMENTO DEI GHIACCI - «Permettere alle flotte da pesca industriali di sfruttare lo scioglimento dei ghiacci per espandersi verso nord – avverte Giorgia Monti, responsabile campagna Mare di Greenpeace - mette a rischio gli incredibili habitat dell’Oceano Artico, ancor prima che possano essere propriamente studiati». A bordo dell’Esperanza una troupe di scienziati dell’istituto di ricerca tedesco IFM-GEOMAR ha svolto il più grande esperimento mai condotto prima sull’acidificazione degli oceani, un processo causato dall’aumento dei livelli di CO2 dovuto all’utilizzo di combustibili fossili e alla distruzione delle foreste. «L’esperimento - afferma il Professor Ulf Riebesell, a capo del progetto - è stato un successo. Adesso non solo siamo in possesso del più completo set di dati mai avuto rispetto agli impatti dell’acidificazione sulle acque artiche, ma da questo esperimento abbiamo anche imparato che l’acidificazione degli oceani in queste acque ha un preciso impatto sulla base della catena alimentare, che potrebbe avere delle implicazioni per l’intero ecosistema».

IMPEDIRE NUOVI DISASTRI COME NEL GOLFO DEL MESSICO - I ricercatori dell'associazioni chiedono con urgenza che le lezioni appresepolo nord 3jpg.jpgdal collasso di specie ittiche, come il merluzzo dell’Oceano Atlantico, o dalla devastazione causata dal disastro del Golfo del Messico, siano usate per proteggere l’Oceano Artico. «L’Artico, un ambiente polare ancora selvaggio e incontaminato, deve essere protetto dalla doppia minaccia del cambiamento climatico e dello sfruttamento delle risorse. I Governi - continua Monti - devono stabilire controlli più severi per proteggere quest’area, includendo una moratoria internazionale su ogni attività industriale».


09/12/2009

Davanti alle coste australiane spunta un iceberg gigantesco

Davanti alle coste australiane spunta un iceberg gigantesco

 

Secondo un ricercatore è parte di un lastrone che si è staccato dieci anni fa dall'Antartide

 

Le immagini satellitari della Nasa e dell'agenzia europea Esa mostrano il colosso bianco, chiamato «B17B», che si trova a circa 1700 chilometri a sud del continente australiano

 

Diciannove per sette chilometri: una montagna di ghiaccio, grande come Bologna, è stata scoperta davanti alle coste a sud dell'Australia. «È un iceberg molto, molto grosso», ha spiegato il ricercatore australiano Neal Young. Come evidenziano le immagini satellitari della Nasa e dell'agenzia europea Esa, il colosso bianco si trova a circa 1700 chilometri a sud del continente australiano.

Il ricercatore ha spiegato ai media del Paese che l'iceberg, chiamato «B17B», fa parte di un lastrone di ghiaccio con una superfice di 400 chilometri quadrati, staccatosi dieci anni fa dall'Antartide, più precisamente dalla piattaforma di Ross. L'iceberg è alla deriva in mare aperto da circa un anno. Per gli scienziati si tratta di un avvenimento sensazionale.

IL FENOMENO - Appena poche settimane fa due giganti di ghiaccio sono stati avvistati navigare per il Pacifico, in corrispondenza tra il Circolo polare antartico e l'Australia. Più esattamente al largo dell'isola di Macquarie, una zona in cui, gli iceberg, sono più unici che rari. Oltre un centinaio di frammenti, invece, si sono diretti verso la Nuova Zelanda. È un fenomeno molto particolare, ha aggiunto Young. Tuttavia, ha sottolineato il ricercatore, fatti come questo saranno sempre meno isolati: «Se l'andamento dei cambiamenti climatici continua a questa velocità, finiremmo col trovarci iceberg in zone in cui non dovrebbero assolutamente esserci».

 

 

 

Immagine dal satellite (Gsfc)

Immagine dal satellite (Gsfc)

 

Elmar Burchia

 

 


14/11/2009

La Nasa conferma: «C'è acqua sulla Luna»

La Nasa conferma: «C'è acqua sulla Luna»

 

Un mese fa la sonda LCROSS aveva lanciato missile-proiettile contro un cratere alla ricerca di riserve idriche, «significativa quantità»

 

(Afp)
(Afp)

MILANO - Una «significativa quantità» di acqua ghiacciata è stata trovata sulla Luna. Lo ha annunciato la Nasa a poco più di un mese dal lancio da parte della sonda LCROSS di un missile-proiettile contro il cratere Cabeus al polo Sud lunare. L'analisi spettrografica della nuvola di detriti provocata dall'impatto del missile ha confermato la presenza di acqua allo stato ghiacciato.

ACQUA - «I primi dati emersi dall'indagine lunare», si legge in una nota della Nasa, «indicano che la missione ha con successo scoperto l'acqua in un cratere nel lato non visibile della Luna». Una scoperta, afferma la Nasa «che apre un nuovo capitolo nello studio del territorio lunare». Nel cratere, secondo quanto riferito dal responsabile della missione Doug Cooke, c'erano circa 90 litri di acqua. «Non abbiamo scoperto un pochino d'acqua, ma una quantità importante», ha commentato Anthony Colaprete, responsabile della missione LCROSS (Lunar CRater Observation and Sensing Satellite). L'acqua era già stata individuata sulla Luna dalla sonda indiana Chandrayaan-1 e da altre missioni, ma in quantità molto



25/09/2009

Ghiaccio sulla Luna, arriva la seconda prova da una sonda indiana

Ghiaccio sulla Luna, arriva la seconda prova da una sonda indiana

 

Il prossimo 9 ottobre un esperimento chiarirà ulteriormente l'ipotesi. Gli scienziati: «Se c’è davvero, la quantità possibile ricavabile è comunque minima»

 

Le zone in blu del polo Sud lunare indicano un'alta concentrazione di idrogeno (da Nasa)
Le zone in blu del polo Sud lunare indicano un'alta concentrazione di idrogeno (da Nasa)

La sonda indiana Chandrayaan-1 in orbita lunare ha regalato un altro indizio circa la possibile presenza di ghiaccio d’acqua nei primi millimetri superiori delle sabbie seleniche. In passato le sonde Clemetine del Pentagono e Lunar Prospector della Nasa avevano fornito un altro tipo di prova. Ora Carle Pieters della Brown University di Providence (Usa) analizzando i dati trasmessi dalla sonda di New Delhi assieme a quelli raccolti da altre due sonde americane (Cassini nel 1999 mentre era in viaggio verso Saturno e Deep Impact nel giugno 2009 in volo verso la cometa Hartley), ha scoperto la possibile esistenza di molecole d’acqua e di idrossile nei primissimo strato superiore della superficie. Lo studio uscirà sulla rivista Science.

IPOTESI - Gli atomi di idrogeno portati dal vento solare si combinano con atomi di ossigeno presenti nel suolo e formano molecole d’acqua, oppure si accoppiamo con altri materiali ricchi di ossigeno formando idrossili. La loro esistenza sarebbe suggerita da una lunghezza d’onda assorbita della radiazione solare. Misurando quale e quanta luce viene riflessa si nota l’assorbimento che sarebbe, appunto determinato, dalla presenza dei due tipi di molecole. «È interessante, affascinante e utile in prospettiva, questo risultato. Si apre un nuovo campo di studi che pone molte domande a cui bisogna trovare delle risposte», dice con cautela Paul Spudis, uno dei più importanti specialisti americani della geologia lunare. «Se c’è davvero, la quantità possibile ricavabile è comunque minima», nota Carle Pieters, «e quella ricavabile con metodi estrattivi ancora da inventare da un’estensione pari a un campo di calcio potrebbe riempire a malapena un bicchierino».

 

 

PROVE - Un altro aspetto è legato alla località dove si troverebbe. Questa molecole sono state notate nelle zone dove si registra il sorgere e il tramontare del Sole. La sua quantità è variabile sia nel tempo che nel luogo. Ci può essere in un momento e scomparire in un altro. Quindi se in teoria si pensa a una risorsa utilizzabile da future colonie di astronauti il dato è interessante ma anche molto contenuto nel significato. Finora con i radar da terra e con le ricognizioni di Clemetine e Lunar Prospector si era rilevato un flusso di neutroni che si ipotizzano essere emessi dall’idrogeno presente nel ghiaccio d’acqua conservatosi nei crateri dei poli lunari dove non arriva mai la luce del Sole. Proprio con questa premessa si è organizzata una spedizione che avrà il momento più importante il 9 ottobre prossimo quando in un cratere del polo Sud (finora è stato identificato un gruppo di possibili crateri a poca distanza fra loro, ma non ancora il cratere preciso come qualche fonte di informazione ha affermato nei giorni scorsi) verranno fatti schiantare l’ultimo stadio di un razzo Atlas V e una sonda (LCROSS) i quali solleveranno una gigantesca nube di polvere che sarà analizzata prima dalla stessa LCROSS e poi anche da un’altra sonda (LRO) in orbita lunare. Ad esse si aggiungeranno osservazioni con i telescopi terrestri. Questa sarà la prova più importante per l’eventuale ghiaccio esistente nei crateri che sarebbe stato portato da antiche comete. Se così fosse la quantità di acqua disponibile sarebbe ben maggiore per la futura colonia rispetto a quello volatile ed effimero forse esistente nei primi millimetri di regolite lunare. Fra poco sapremo la risposta. Intanto la sonda indiana Chandrayaan-1 ha smesso di funzionare nell’agosto scorso dopo dieci mesi di osservazioni e non potrà fornire ulteriori supporti all’ipotesi ad essa legata.

Giovanni Caprara


21/01/2009

Scandalo sul ghiaccio per la pattinatrice

Scandalo sul ghiaccio per la pattinatrice

 

GLI EUROPEI A HELSINKI: Esibizione sexy per la russa Rubleva. Il vestito cede e spunta il seno. Lei: «Molto imbarazzante».

 

 

Ekaterina Rubleva (Ap)
Ekaterina Rubleva
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
HELSINKI - Per un attimo hanno sgranato gli occhi gli spettatori agli europei di pattinaggio su ghiaccio a Helsinki – e non per le doti sportive di un'atleta. Nel corso di una performance, la coppia di russi composta dalla ventitreenne Ekaterina Rubleva e Ivan Shefer, che gareggia fianco a fianco dal 1994, ha dato infatti un piccolo spettacolo a luci rosse.

GHIACCIO BOLLENTE - Durante la loro sinuosa esibizione sui pattini la spallina destra del vestito della Rubleva ha ceduto mettendo in bella evidenza un seno dell'atleta di Odessa. «Ovviamente è stato molto imbarazzante», il suo commento dopo lo spogliarello involontario, immortalato da innumerevoli fotografi. Ciò nonostante ha continuato a ballare fino alla fine piazzandosi in ogni caso al dodicesimo posto.

05/12/2008

Nave bloccata in Antartico

Nave bloccata in Antartico

Ha lanciato l'Sos dopo essere rimasta intrappolata nel ghiaccio, «La nave sta imbarcando una quantità minima di acqua e perdendo combustibile»: 127 a bordo

 

 

La «Ciudad de Ushuaia» (Reuters)
La «Ciudad de Ushuaia»
 
 
BUENOS AIRES - Una nave da crociera argentina, la «Ciudad de Ushuaia», battente bandiera panamense, con 127 persone a bordo, ha lanciato l'Sos dopo essere rimasta bloccata nel ghiaccio in Antartico per aver cozzato contro una roccia affiorante.
È accaduto attorno a mezzogiorno ora locale (le 15 in Italia) e il capitano è stato costretto a inviare immediatamente un segnale d'allarme satellitare. »Tutti bene, ma stiamo imbarcando acqua e perdendo combustibile da due cisterne«, ha fatto sapere lo stesso capitano Jorge Aldengueri. Messaggio captato dalla base antartica argentina Comodoro Marambio, situata a 300 chilometri a sud ovest del luogo del incidente, la splendida Bahia Guillermina, non lontana dall'isola Brabante. Ed altrettanto immediatamente, il Centro di coordinamento delle ricerche e dei salvataggi marini della Base navale della marina argentina della città di Ushuaia, capitale della Terra del Fuoco, ha dato il via alle operazioni di soccorso.

SOCCORSI - Un dispiegamento di prim'ordine anche alla luce del fatto che, come non mai, per l'Argentina, la stagione delle navi da crociera e perfino delle mega-navi si annuncia, nonostante la crisi, eccezionale: in pratica 124 imbarcazioni, il 25% in più dell'anno scorso, quasi la metà delle quali, appunto, avranno come meta l'Antartide.

L'EVACUAZIONE - Intanto il capitano della «Ciudad de Ushuaia», Jorge Aldegueri, ha assicurato al quotidiano «Clarin» che la nave sarà evacuata il prima nelle prime ore dell'alba di venerdì da due imbarcazioni della marina militare cilena. Quando, attorno al mezzogiorno locale (le 15 in Italia), attraverso un segnale di allarme satellitare inviato dalla «Ushuaia», la marina argentina è venuta a conoscenza dell'incidente, ha immediatamente dato il via alle operazioni di soccorso, facendo partire una nave passeggeri verso il posto, chiedendo l'appoggio della marina cilena ed inviando un aereo a perlustrare la zona. La nave è stata costruita 40 anni fa dall'Agenzia statunitense per le ricerche oceanografiche e poi trasformata in una di lusso con 41 cabine e suite. 

 


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13/09/2008

BLOCCO DI GHIACCIO CADE DAL CIELO E SFONDA UN AUTO

BLOCCO DI GHIACCIO CADE DAL CIELO E SFONDA UN AUTO

Si sarebbe staccato dalle ali di un jet in atterraggio a Linate. Blocco di ghiaccio cade dal cielo e sfonda auto
L'episodio è avvenuto in una caserma della Guardia di finanza. I militari: «Prima un sibilo, poi un botto terribile»  

Il cofano della Ford Focus
Il cofano della Ford Focus
Del blocco di ghiaccio di dieci chili, una parte è rimasta sul cofano che aveva appena colpito, piegato, rovinato. L'altro pezzo è rimbalzato, ha superato un muro di cinta di tre metri e mezzo, è volato in diagonale per dieci metri e ha chiuso la corsa contro il muro della caserma. La caserma è del Pronto impiego della Guardia di finanza, in via Ramusio, tra le vie Ferrari e Ripamonti. Il cofano è dell'auto di un militare, una Ford Focus acquistata due anni fa e parcheggiata all'esterno della struttura, che dista sei chilometri da Linate. Un'annotazione geografica, quest'ultima, fondamentale nella storia di ieri mattina, alle 11.30, che avrebbe potuto ammazzare.
Vicino, vicinissimo alla Focus c'era un gruppo di finanzieri.«Prima un sibilo, poi un botto tremendo», hanno raccontato (incolumi). Il blocco, forse, s'è staccato da un aereo in fase di atterraggio. In particolare, si potrebbe essere staccato dai portelloni del carrello. Non vi sono certezze. Indizi? Zero. O quasi: i finanzieri, ai fini del risarcimento assicurativo per lo sfortunato collega, dicono che quel che è rimasto del blocco sta lì, in via Ramusio, ben conservato in freezer. In ogni modo, spiega Valerio Mascagna, fisico, che prendendo in esame il peso del meteoritino, ossia dieci chili, e ipotizzando un punto di partenza della discesa di 100 metri, i dieci chili possono raggiungere velocità prossime a 150 all'ora. Figurarsi da più in alto.
E in alto di quanto, chi lo sa: di certo, dice un pilotadell'Alitalia, considerata la distanza da Linate di sei chilometri, i metri d'altezza potrebbero essere stati anche 900. Prime ufficiose indagini parlano della «responsabilità» di un aereo arrivato dall'Est Europa, dai Balcani, che ieri mattina hanno vissuto ore di turbolenza, temporali, freddo e conseguente gelo ad altissima quota. Aggiunge Mascagna che, data per buona l'ipotesi, peraltro la più probabile, del blocco staccatosi dall'aereo, può capitare che a causa di correnti fredde a bassa quota, dunque in fase di atterraggio, sul velivolo rimangano blocchi di ghiaccio. Che, scendendo progressivamente, allentano la presa, traballano, volano giù.
La spiegazione ci sta. E però, aggiunge il pilota dell'Alitalia, la presenza di ghiaccio è una possibilità non rara sugli aerei che scendono a Tokyo dopo aver attraversato la Siberia, ma non certo a Linate. Uno scalo per velivoli di media percorrenza, non con rotte su distanze siderali. Domanda: ma se aereo non è stato, siamo davanti a un «giallo»? Boh. I blocchi di ghiaccio che calano in picchiata sul pianeta terra e rischiano di centrarci in pieno e buonanotte al centrato, alimentano, da tempo, leggende.
Leggende che toccarono l'apice per frequenza e intensità nel Duemila. Allora, ci furono talmente tanti episodi che un pubblicitario si disse disposto a pagare cinque miliardi (di lire) per l'esclusiva delle immagini, in diretta. Non ce la fece. E dire che di blocchi ne venivano avvistati città dopo città, regione dopo regione. A volte erano veri. A volte erano profondi misteri. Come il mistero di ieri. Una roba sulla quale indagare davvero. E mica perché riguarda la Guardia di finanza, anzi le è finito addosso.


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