11/05/2009

Uccisa al parco, ecco l'identikit

Uccisa al parco, ecco l'identikit

 

La 37enne Pasqualina Labarbuta è stata trafitta con una coltellata a Bonola. E' stato disegnato in base alle indicazioni dell’unica testimone che ha incrociato il killer nel parco

 

 

L'identikit dell'uomo che ha ucciso la 37enne al parco
L'identikit dell'uomo che ha ucciso la 37enne al parco

 

 

 

 

 

 

 

 

MILANO - È pronto l'identikit dell'aggressore di Pasqualina Labarbuta, 37 anni, la donna assassinata la settimana scorsa sulla panchina di un giardino nei pressi di via Borsa, a Milano. L'immagine è stata diffusa lunedì mattina dal dirigente della Squadra mobile di Milano, Francesco Messina. L'identikit è stato disegnato in base alle indicazioni dell’unica testimone che ha incrociato il killer nel parco. L'uomo descritto era «di carnagione scura». La donna ha sentito un urlo, si è girata e ha visto l’assassino lanciare il coltello e scappare. E' stata un'aggressione rapida, senza una lite. Gli uomini della Squadra mobile, guidati da Francesco Messina, hanno scandagliato tutte le conoscenze della vittima alla ricerca di qualcuno che potesse avercela con lei, per un motivo passionale o di lavoro, ma non hanno trovato nulla. Anche per questo si è cominciato a pensare a una rapina finita male o all’aggressione di un folle. Si potrebbe essere trattato anche di un’uccisione involontaria, magari per un movimento brusco della donna (seduta sulla panchina, col sole negli occhi), che si sarebbe alzata di scatto. Il killer ha lasciato nel prato il coltello con le impronte e questo sarebbe un indizio del fatto che è stato preso dal panico.


06/05/2009

Uccisa ai giardini dopo una lite Colpita da una coltellata al torace

Uccisa ai giardini dopo una lite Colpita da una coltellata al torace

 

In zona Gallaratese. Un'italiana di 37 anni trovata morta su una panchina. Una testimone ha visto fuggire l'aggressore

 

 

Il corpo sulla panchina (Photomasi)
Il corpo sulla panchina (Photomasi)

MILANO - E’ stata assassinata con un’unica coltellata sferrata all’altezza del cuore. Un'italiana di 37 anni è stata trovata morta su una panchina di un giardinetto nel quartiere Gallaratese, non lontano dalla fermata San Leonardo della linea rossa. L’allarme è stato dato da una donna che ha chiamato il 113: ha raccontato di aver visto la vittima, intorno alle 13 di mercoledì, discutere animatamente con un uomo, poi accasciarsi sulla panchina sanguinando copiosamente. L'uomo, descritto come di carnagione scura, si sarebbe poi allontanato a piedi velocemente. Secondo quanto è possibile apprendere dagli investigatori la donna, nata nel 1971, sarebbe stata quindi assassinata al culmine di un litigio. Sul posto, all'angolo tra via Mario Borsa e via Visconti, sono intervenuti gli investigatori della Squadra mobile della Questura.

L'arma del delitto (Photomasi)
L'arma del delitto (Photomasi)

IL COLTELLO - L'arma del delitto, un coltello a scatto con una lama di circa 9 centimetri e il manico di legno chiaro, è stata rinvenuta dagli agenti per terra vicino alla panchina. Lì accanto è stata trovata la borsetta di pelle nera tipo zainetto della donna, che conteneva il portafoglio e gli effetti personali. Un elemento che dunque sembra escludere l’omicidio a scopo di rapina e rafforza la testimonianza della signora che ha visto la 37enne, alta, magra e con una lunga coda di capelli biondi, accasciarsi sulla panchina al culmine di una animata discussione con un uomo, che si sarebbe poi rapidamente allontanato a piedi.

IN MEZZO ALLA GENTE - I giardini dove si è consumato l’omicidio sono circondati da alti palazzoni popolari e hanno alle spalle una sede distaccata dell’Università Statale e uno studentato. Il giardino è molto frequentato, soprattutto da chi porta a passeggio il cane. Sul posto sono intervenuti gli investigatori della sezione omicidi e il capo della squadra mobile, Francesco Messina, oltre al Pm Frank Di Maio. Secondo alcune indiscrezioni, che al momento non trovano conferma, la donna sarebbe di Brescia e sarebbe sposata.


17/04/2009

Aggredita nei giardini di via Palestro «Mi hanno violentata, aiutatemi»

Aggredita nei giardini di via Palestro «Mi hanno violentata, aiutatemi»

 

La donna è rimasta tutto il giorno in stato confusionale, Senza mai smettere di piangere. Una trentenne denuncia lo stupro: erano le otto del mattino. Ferita e sotto choc: «E’ stato un incubo»


 

I giardini pubblici di via Palestro, in pieno centro
I giardini pubblici di via Palestro, in pieno centro

MILANO - E’ entrata nel bar in lacri­me. Tremante. Con i pantalo­ni leggermente abbassati. E, con un filo di voce ha conti­nuato a ripetere: «Aiutatemi, datemi una mano, mi hanno violentata». E’ l’invocazione di una don­na di 30 anni, di Milano, ag­gredita alle otto di mattina di giovedì al­l’interno dei giardini di via Pa­lestro, in porta Venezia. Immediato è scattato l’allar­me. Il titolare del locale ha av­vertito i carabinieri che, dopo aver soccorso e accompagna­to la vittima alla Mangiagalli, hanno raccolto la sua denun­cia. Un vero incubo che la don­na ha in parte rimosso. E’ ri­masta per l’intera giornata in stato confusionale. Senza mai smettere di piangere. Sul cor­po diversi graffi e alcuni tagli superficiali sul petto, sulle braccia e sulla pancia, «com­patibili con una lametta o un con un punteruolo».

«Ho attraversato il parco — è il racconto che la donna fa ai detective dell’Arma — perché dovevo sbrigare alcu­ne commissioni. All’improv­viso mi sono sentita afferrare alle spalle. Stringere fino a far­mi mancare il fiato. Quell’uo­mo mi ha graffiato il petto. Ho sentito dolore, ma ero co­me paralizzata e sono svenu­ta ». Quando si riprende, sotto una pioggia battente, ha i pan­taloni in parte abbassati ed è ferita. Intorno non vede nes­suno. Raccoglie le forze e si rialza. Afferra i jeans con una mano, tirandoli su come può. E cammina lentamente, co­me un’automa. Con la testa piena di pensieri e di paura. Non riesce ad urlare. Quando vede il bar, entra e chiede aiu­to.

Adesso i carabinieri cerca­no di comporre il mosaico di un’aggressione forse termina­ta in stupro. Sarà il referto dei medici della clinica Man­giagalli che darà la certezza di una violenza sessuale. La don­na non collabora né con gli in­vestigatori, né con i parenti che nel pomeriggio di ieri so­no andati a trovarla. Nonostante il maltempo il parco era discretamente illu­minato. Qualcuno non aveva rinunciato al jogging. Altri erano con il cane a fare il gi­retto. Ma nessuno ha visto, né sentito. Come nell’ottobre del ’95, in pieno giorno, quando due sconosciuti bloccarono una donna di 33 anni all’uscita dei giardinetti e la sequestra­rono per poi violentarla in una baracca vicino Porta Gari­baldi. La vittima riuscì a scap­pare e a farli arrestare: due ro­meni, clandestini, con prece­denti penali.

Michele Focarete