14/02/2012

Roma 2020, Monti dice no

Roma 2020, Monti dice no

IL TERMINE SCADE MERCOLEDI' 15 FEBBRAIO. Il premier incontra Alemanno e il comitato promotore dei Giochi e boccia la candidatura della Capitale alle Olimpiadi

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03/11/2010

Il ragazzo del poker che punta a vincere nove milioni di dollari

Il ragazzo del poker che punta a vincere nove milioni di dollari

Azzardo. Sfida di due giorni. Battuti 7.310 giocatori. Da Cagliari a Las Vegas a 26 anni

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19/08/2010

Il Sudoku più difficile del mondo

Il Sudoku più difficile del mondo

LOGICA MATEMATICA. Bisogna "pensare" otto o nove mosse in anticipo. Ha 23 caselle già riempite. E una sola soluzione. Ha richiesto tre mesi per compilarlo. Ci vorrà molto di più per risolverlo

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24/07/2010

Monopoly, guerra all’ultimo voto tra i comuni italiani

Monopoly, guerra all’ultimo voto tra i comuni italiani

Dalla Romagna alla Puglia, le amministrazioni locali scendono in campo per conquistare una casella sulla prossima edizione italiana del gioco da tavola. Grandi città (per ora) escluse. Ma a Milano hanno deciso che quando il gioco si fa duro...

 

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Appelli al voto in diretta tv. Banner lampeggianti sui siti istituzionali. Sindaci che cambiano la toponomastica della propria città. Assessori al Turismo impegnati ad organizzare un evento dietro l’altro.

Di mezzo non c’è nessuna emergenza pubblica o avviso straordinario. Ma solo l’ultima guerra scoppiata tra le amministrazioni pubbliche italiane per accaparrarsi un posto sulla prossima edizione speciale di
Monopoly, il gioco da tavola che da 75 anni ha appassionato oltre un miliardo di utenti in tutto il mondo.

In occasione delle celebrazioni per l’Unità di Italia, la casa di distribuzione Hasbro ha deciso di lanciare una nuova versione, in cui al posto di Parco della Vittoria o Vicolo Stretto (i nomi dell’edizione originaria del 1935, scelti a partire dalla toponomastica di Milano), ci saranno quelli di piccole e grandi città del Belpaese. A decidere chi avrà l’onore di campeggiare sul tabellone saranno gli utenti stessi, che fino al 28 luglio potranno votare sul sito
www.monopolyitalia.it le 22 località da inserire.

Quella che in origine doveva essere solo una campagna di marketing in salsa 2.0, si è presto trasformata in una vera e propria battaglia politica, che ha fatto irruzione negli ordini del giorno dei Consigli Comunali e mobilitato decine di Giunte lungo lo stivale.


A lanciare il guanto di sfida è stata l’amministrazione di Sanremo, organizzando lo scorso maggio una serie di eventi (tra cui una serata di gala al Casinò in cui l’unico protagonista era Monopoli) per far salire le quotazioni della città dei fiori.


Ad attirare ancora più attenzione (e polemiche) era stato il recente appello del Sindaco di Milano, Letizia Moratti.
Ai cronisti che le chiedevano novità sulle aree dove si svolgerà l’Expo 2015 ha risposto con un perentorio: “Milano è al momento fuori dalle 22 città che entreranno nel gioco e quindi faccio un appello ai cittadini milanesi perché votino la loro città perché Milano sia presente in questo bellissimo gioco”. Oggi  in piazza San Carlo è stato organizzata una mobilitazione per il rilancio della candidatura: allestiti 50 tabelloni dove adulti e bambini si sfidano a colpi di dadi nella costruzione di case e alberghi tra vicolo Stretto e parco della Vittoria. Così Milano è riuscita a scalare numerose posizioni e, ad oggi, ha raggiunto il 21/o posto in graduatoria. Ma le preferenze conquistate non la rendono ancora immune dal rischio di sorpassi dell'ultima ora. "La nostra presenza, con i simboli tradizionali all'interno di un gioco storico che conoscono tutti, dai nonni ai nipoti - ha affermato l'assessore Alessandro Morelli - rappresenta un'opportunità importante di comunicazione e promozione per far entrare Milano nelle case di tutto il Paese". Alla faccia di chi lo considera solo un gioco!

Anche perché la concorrenza è spietata. Soprattutto da parte delle piccole località che riescono a far leva su un forte campanilismo.
Grazie al tam tam su Facebook e sulla stampa locale, al momento il podio è presidiato da Barletta, Isola d'Elba e Andria. Per Catanzaro sembrava aver contribuito molto la campagna lanciata dall’amministrazione comunale sui siti isituzionali, dove banner lampeggianti invitano i cittadini a votare per la provincia calabrese, ma il capoluogo calabrese è ormai scivolato oltre il ventesimo posto.

Se non altro per la forte omonimia, anche la cittadina pugliese di Monopoli ha deciso di fare le cose in grande. Tra il 19 e il 20 luglio, il sindaco ha promosso un festival di due giorni all’insegna del motto “Monopolyzziamo Monopoli”. Le vie del centro sono state ribattezzate con quelle del gioco da tavola e così pure l’insegna all’ingresso della città (da Monopoli a Monopoly), mentre nella piazza principale è stato montato un mega-tabellone di 150 metri quadrati con tornei “viventi”.


Dal Piemonte alla Riviera Romagnola, per arrivare alle più piccole località del Sud, l’ingresso su Monopoli continua a tenere banco nel dibattito politico. A Torino è scesa in campo la Lega Nord che, attraverso il segretario provinciale Stefano Allasia,
ha invitato i cittadini a spingere su le località piemontesi. E non ha perso l’occasione per lanciare una frecciatina al Pd locale: “Ci aspettavamo una proposta del genere anche dalla sinistra, che tante volte ha presentato Torino come città laboratorio, ma ciò non è avvenuto. Notiamo con rammarico che il Pd torinese è più attento a far fare brutte figure alla propria città e a sperperarne il denaro pubblico, piuttosto che a promuoverne l’immagine”. Il Partito Democratico si è comunque fatto sentire a Rimini e Riccione, dove l’assessore provinciale al Turismo Fabio Galli ha lanciato un appello proprio su Facebook: "E' un gioco e come tale va preso... ma chi di noi non ha mai fatto una partita a Monopoli? E se nel prossimo monopoli rinnovato ci fossero le caselle Rimini e Riccione anziché vicolo corto e via della vittoria? È un modo anche questo per essere alla ribalta”.

Sarà pure solo un divertissement estivo, fatto sta che vedere piccoli e grandi comuni sfidarsi a colpi di appelli e trovate promozionali, ricorda tanto la battaglia che si è innescata negli Stati Uniti per convincere Google ad avviare nella propria città i primi test per la banda larga superveloce. Anche lì c’è stato chi ha cambiato il nome in Google-City, sindaci che si sono buttati nelle acque ghiacciate di un lago
o in mezzo a un branco di squali. Sarebbe bello (oltre che molto più utile per il rilancio del turismo e dell’economia), vedere i politici nostrani mostrare lo stesso attivismo anche per offrire connessioni più veloci ai propri cittadini.

 

Nicola Bruno


17/06/2010

Web 2010, boom di porno e giochi

Web 2010, boom di porno e giochi

L’ultima ricerca che censisce i contenuti del cyberspazio. Esplosione dei siti per adulti: più di un sito su tre porta a contenuti a luci rosse. Anche i giochi crescono del 212%

 

MILANO – Sarà l’anonimato (relativo), sarà la voglia di svago che il web continua a suggerire. Sta di fatto che i frequentatori del cyberspazio continuano a spendere molto del loro tempo a gironzolare, tra il serio e il faceto, per siti hard (soprattutto gli uomini), tanto che nel cyberspazio più di un sito su tre porta a contenuti a luci rosse. Dall'inizio del 2010 i materiali e siti pornografici sul web sono cresciuti infatti del 17 per cento e oggi rappresentano il 37 per cento del totale dei contenuti internet secondo i dati di una ricerca di Optenet. Ma sono i giochi a crescere più di tutti esponenzialmente, trainati da quelli di ruolo che hanno segnato nel primo trimestre un aumento del 212 per cento, mentre i siti legati al terrorismo sono cresciuti dell'8,5% e quelli con materiali violenti del 10,8%.

INTERNET E HARD - Il legame tra internet e porno è noto da tempo; esistono siti che sono in grado di intrappolare gli utenti, in larghissima maggioranza maschi, violandone il diritto alla privacy ed esponendoli al rischio di attacchi da parte di hacker. Uno studio della International Secure Systems Lab, pool formato da tre laboratori di ricerca specializzati in sistemi di sicurezza, ha dimostrato che molti dei siti a luci rosse contenevano adware, spyware e virus in grado di danneggiare i computer degli incauti visitatori.

LO STUDIO - Optenet è un'azienda leader dei sistemi di sicurezza dedicati al mondo della comunicazione e attualmente circa metà degli operatori sparsi per il mondo adotta sue tecnologie di difesa. Nel corso della ricercareport sottolinea inoltre come molti giochi disponibili online siano basati su comportamenti ad alto tasso di violenza, anche a sfondo sessuale, e mettano a disposizione dei giocatori numerosi canali di comunicazione, come chat, forum e Voip, che possono trasformarsi in vie d'accesso per cyber-bullismo e molestie sessuali rivolte ai minori. sono stati presi in considerazione 4 milioni di Url e il risultato dell'esame ha rivelato che nel primo quadrimestre del 2010 i siti per adulti e quelli con contenuti illeciti (pedo-pornografia e vendita di farmaci illegali) hanno avuto una crescita del 17% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Secondo Ana Luisa Rotta, direttore dei progetti di protezione dei bambini di Optenet, «se si considera che più di un terzo del materiale reperibile sulla Rete è pornografico e si combina questo dato con il numero di giovani e giovanissimi liberi di navigare su internet e la facilità con la quale si può accedere a qualunque tipo di sito, diviene un imperativo, per gli adulti, assumersi la responsabilità della gestione della sicurezza del pc di casa». Il

NON SOLO PORNO - Fortunatamente non tutti gli internauti rivolgono la loro attenzione a siti hard o illegali. Siti correlati a giochi di ruolo come World of Warcraft, Grand Theft Auto 4 e Final Fantasy hanno registrato un incremento di contatti pari al 212% rispetto all'anno precedente. Tra gli altri contenuti più ricercati spiccano lo shopping online (+9%), viaggi e turismo (+5,7%) computer science e sport (+4,2%) e svago e divertimento (+3,6%).

Emanuela Di Pasqua


23/02/2010

Facebook, chiuso il gruppo contro i bimbi Down

Facebook, chiuso il gruppo contro i bimbi Down

 

In rete Rivolta contro il sito del «tiro al bersaglio». La polizia postale: «Ci siamo riusciti perché hanno collaborato le autorità americane»

 

ROMA — Oscurato. Il gruppo di Facebook «Giochiamo al tiro al bersaglio con i bambini Down», che domenica sera contava oltre 1.700 iscritti tra uomini e donne, non è più sulla rete. La polizia postale ne ha ottenuto la chiusura ieri mattina. Mentre le decine di siti di rivolta nati spontaneamente sul web continuano a raccogliere consensi. Ieri sera contava oltre 100mila adesioni l'appello lanciato per primo su Facebook a «chiudere» il gruppo anti-bambini Down. E quasi altrettanti avevano seguito il principale gruppo «contro». La «tempestività» della rimozione ha ottenuto il plauso unanime. Ma come è stato possibile raggiungere così in fretta un risultato altre volte rincorso invano?

COLLABORAZIONE DAGLI USA - «Su alcuni temi anche gli americani sono particolarmente sensibili», risponde il direttore della polizia postale, Antonio Apruzzese. «Solo il server, che è a Palo Alto, può decidere di rimuovere i gruppi. Noi li abbiamo allertati subito e contestualmente abbiamo avvertito l'autorità giudiziaria. Due procure, Catania e Pescara, stanno procedendo», aggiunge. L'ipotesi di reato potrebbe essere istigazione a delinquere. Ma per rintracciare i responsabili occorrerà sempre attendere elementi dalla California. Spiega Apruzzese: «Bisogna vedere quali tracce saranno riusciti a "congelarci" sul server. Il problema della rete è che è transnazionale. Quindi l'unica cosa che serve è la cooperazione tra Stati». La prova "congelata" attesa è la connessione del «vendicatore mascherato» come si definiva l'ideatore del gruppo.

I COMMENTI - Loda la polizia postale il ministro Mara Carfagna, subito intervenuta contro il gruppo «inaccettabile, non degno di persone civili, pericoloso». Chiede «pene esemplari» il ministro dell'Agricoltura, Luca Zaia. Si offre per rieducare i responsabili nella propria comunità l'associazione Papa Giovanni XXIII di don Benzi. Nel pdl c'è chi invita a non scambiarli «per l'utente tipo della rete». Chi, come Anna Maria Bernini suggerisce un «codice etico della rete». E chi come Giuseppe Esposito si dice pronto a sostenere una legge anti «imbecilli». Un genere che non è solo nel web. Sono fresche le polemiche per l'uso della parola «mongoloide» intesa come insulto tra gli inquilini del Grande Fratello e per la denuncia di un genitore di Treviso che in pizzeria si era sentito dire: «Se vostra figlia è così, tenetela a casa». Parlano di ennesima «provocazione di ignoranti» blog, siti web e diari digitali. Da un lato c'è chi invoca una condanna esemplare, magari creando leggi ad hoc per evitare l'impunità dell'anonimato online. Dall'altro chi invita a ignorare il fatto, perché «gli scemi sono sul web così come nella vita reale».

Federico Cella
Virginia Piccolillo


22/02/2010

Follie e minacce su Facebook: «Tiro al bersaglio sui bambini Down»

Follie e minacce su Facebook: «Tiro al bersaglio sui bambini Down»

 

Internet. Oltre mille gli iscritti. Delirio in Rete: «Un peso per la nostra società». Scoppia la rivolta, poi il gruppo chiude

 

MILANO – Alla fine il gruppo è scomparso. Chiuso da Facebook oppure direttamente da chi lo aveva architettato, magari per paura delle conseguenze, dopo una improvvisa notorietà: non c'è più il gruppo «Giochiamo al bersaglio con i bambini down», che contava attorno alle 19 di domenica oltre 1300 iscritti (anche se si deve tenere conto che nelle ultime ore c'era stato un boom di iscritti per protestare contro gli ideatori). Il gruppo era attivo da qualche giorno e ovviamente ha subito richiamato l’attenzione di genitori e di familiari di persone disabili che attraverso il passaparola del social network hanno immediatamente attivato la procedura che prevede la segnalazione di un gruppo che incita alla violenza. Una procedura però che passa attraverso il filtro oltre Oceano dei responsabili di Facebook, come ha subito spiegato la Polizia Postale, che in Italia è preposta a vigilare sul web. In questo caso, dunque, sembrava impossibile in tempi brevissimi oscurare questa pagina, nata sicuramente dal delirio mentale di pochi. Il fondatore infatti, con un profilo anonimo, si chiamava nientemeno che «Il vendicatore mascherato», non si capiva da dove scrivesse, e comunque può contare su 288 «amici». La descrizione del gruppo era aberrante e sgrammaticata: «I bambini down sono solo un peso per la nostra società... Dunque cosa fare per risolvere il problema? Come liberarci di queste creature in maniera civile? Ebbene si signori... io ho trovato la soluzione: Esso consiste nell'usare questi esseri come bersagli, mobili o fissi, nei poligoni di tiro al bersaglio». Riportiamo questa frase per rendere l'idea di che cosa si possa partorire utilizzando il web e il social network come luogo di sfogo pubblico, anche se virtuale, delle peggiori aberrazioni.

LA REAZIONE – La reazione è stata immediata, sempre su Facebook: nasce il gruppo «Segnaliamo il gruppo : GIOCHIAMO AL TIRO AL BERSAGLIO CON I BAMBINI DOWN», che subito vince in numero di iscritti, e raggiunge quota 5247 membri alle 19 di domenica. Un commento fra i tanti nella bacheca di questo gruppo, scrive «La Gottina»: «a parte la dolcezza che possono avere.... o le persone in se che sono...io ho una sorella down.... e guai a chi me la tocca.... ma a quelle persone ignoranti che si sono permesse di creare un gruppo del genere..gli auguro il peggio. e che la loro vita sia piena di sofferenza. IGNORANTI!, tutti che sottolineano vicinanza e affetto alle persone con sindrome di Down.

CARFAGNA - «Un gruppo inaccettabile, non degno di persone civili, pericoloso. E, soprattutto, un reato che, in quanto tale, sarà perseguito»: era arrivata a stretto giro la presa di posizione di Mara Carfagna, ministro per le Pari Opportunità: «L'istigazione a delinquere, ovunque questa avvenga e in qualunque forma, è un reato e, di conseguenza, verrà certamente perseguito dalla Magistratura. I responsabili stiano certi che saranno individuati e denunciati, che la Polizia postale sta facendo il massimo per togliere di mezzo questo gruppo». E non è da escludere che la chiusura del gruppo sia avvenuta sotto la pressione combinata del web e di questo pronunciamento tempestivo.

I PRECEDENTI - Questo ultimo episodio di uso improprio di Facebook segue però di poche settimane la polemica sul continuo uso del termine «mongoloide», come insulto reciproco, fra i concorrenti del Grande Fratello, un episodio denunciato dall'Associazione Italiana Persone Down, fino alle scuse, piuttosto formali, della conduttrice Alessia Marcuzzi. E ancora prima, a Treviso, un genitore aveva segnalato al giornale della città di aver dovuto abbandonare una pizzeria, dopo che la sua bambina down aveva suscitato l'irritata reazione di un avventore: «Se vostra figlia è così, tenetela a casa», era più o meno la frase rivolta al papà. Segnali che non vanno sottovalutati, sintomo di insofferenza probabilmente nei confronti di una crescente e giusta visibilità delle persone con sindrome di Down, e più in generale, con problemi di disabilità, in una società che sempre più prevede forme di inclusione nella vita normale di tutti, dalla scuola al tempo libero. D'altronde anche su Facebook sono moltissime le testimonianze positive, e i gruppi che nascono attorno alle esperienze delle associazioni e dei singoli. A riprova che le tecnologie e internet sono solo degli strumenti, che possono diventare buoni o cattivi a seconda di chi ne fa uso.

Franco Bomprezzi


11/02/2010

I Giochi proibiti di Sarah, la bionda regina del freestyle

I Giochi proibiti di Sarah, la bionda regina del freestyle

 

Non ammessa a Vancouver perché le sue specialità non ci sono, è lì come volontaria

 

Sarah Burke

VANCOUVER - Nei panni gentili di una volontaria qualsiasi che si aggira per Cypress Mountain si fa fatica a riconoscere una delle 100 donne (lei è al numero 91) più sexy del Nordamerica secondo la rivista Fhm, per cui ha posato con una lingerie bianca e ridottissima. Sarah Burke, bellezza bionda di 27 anni, è qui per una prova con se stessa. Non solo perché vive a Squamish, sulla strada. Sarah è uno dei miti di chi ama le discipline fuori pista, quelle che hanno la loro Olimpiade negli X Games. Sarah li ha vinti 3 volte, Sarah ha vinto tutto. È ricca e famosa. Quando non gareggia, gira filmati, fa la protagonista di spot o posa per campagne pubblicitarie. Ha tutto, ma non ha l’Olimpiade. Destino crudele, il suo. «È frustrante pensare a molti dei miei amici, quelli con i quali vivo sul circuito, in gara e io con le pantofole davanti alla tv». Per cui si è infilata gli scarponcini e si è accreditata come volontaria. Per dimostrare a se stessa che è capace di sopportare da vicino l’ingiustizia di non essere ammessa all’Olimpiade come atleta perché le sue specialità del freestyle, superpipe e slopestyle, non ci sono. Forse nel 2014, a Sochi. Forse. Ma Sarah è tenace. Tra le sue virtù la migliore è la tenacia. Ogni tanto se lo dice. «Guarda dove è arrivata una ragazzetta di Midland, Ontario». Laggiù Sarah ha messo gli sci a 5 anni, crescendo dietro una pista. Ma le discipline classiche l’annoiavano. Ogni mattina, prima di scuola, sgattaiolava nel budello dell’halfpipe, riservato allo snowboard e proibito a chi come lei aveva gli sci. Per anni ha servito i suoi ghirigori a chi aspettava le gare maschili, poi, nel 2003 gli X Games aprirono al superpipe. Fu subito oro, successo, copertina. Non ha mai approfittato del suo charme, della sua avvenenza, sebbene ammetta che «con questa riesco ad aprire qualche porta in più, anche se per i ragazzi è più facile fare soldi e diventare famosi basandosi solo sul talento; una donna deve offrire il pacchetto completo». Pratica, diretta al punto, pronta a cominciare il suo percorso iniziatico per dimostrare a se stessa di poter sopportare l’Olimpiade a casa sua senza gli sci ai piedi.

Roberto Perrone

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13/08/2009

Muore a 10 anni dopo una scazzottata

Muore a 10 anni dopo una scazzottata

 

PALERMO. Le lesioni interne sono compatibili con le botte ricevute da un ragazzo più grande

 

PALERMO - Un bambino di dieci anni è morto ieri sera all'Ospedale dei bambini di Palermo. Il piccolo era stato ricoverato martedì sembra in seguito ai traumi interni provocati dalle botte ricevute da un compagno di giochi un pò più grande di lui. Lo scontro tra i due era avvenuto il venerdì precedente. I genitori si sono rivolti alla polizia per accertare le cause della morte e la procura di Palermo ha aperto un'inchiesta.

Secondo il padre, che lavora in un bar di Bagheria, il figlio ha cominciato a sentirsi male martedì mattina. La pediatra, che lo aveva in cura anche per problemi di asma, ha dapprima consigliato un farmaco. Quindi, dal momento che i dolori continuavano, i genitori hanno deciso di portarlo alla guardia medica di Bagheria, ma anche lì i medici non si sono accorti di nulla. Il bambino in serata ha perso conoscenza ed è stato portato all'Ospedale dei bambini del capoluogo sicialiano, dove è giunto in coma. I medici hanno accertato che fegato e reni erano lesionati e a quel punto i genitori si sono ricordati della lite avuta tra il figlio e un amico il venerdì precedente. Di quello scontro tra ragazzi aveva parlato con la madre e con la sorella di due anni più grande. Le ecchimosi sul corpo del bambino sono compatibili con le conseguenze di alcuni colpi che potrebbero aver determinato lesioni interne.

Il procuratore aggiunto di Palermo, Maurizio Scalia, ha precisato questa mattina che «al momento non vi sono elementi per sostenere che la morte del bambino sia stata causata dalle botte di un altro ragazzino. L'ecografia e la Tac non hanno evidenziato lesioni gravi a organi interni». Scalia ha aggiungo che il bambino deceduto aveva un soffio al cuore e che sulla sua schiena sono stati riscontrati dei lividi. Inoltre, ha confermato che padre ha parlato con gli inquirenti di «una lite che il bambino avrebbe avuto venerdì scorso nel corso di una partita di pallone con un ragazzino più grande». Una prima risposta sulle cause della morte arriverà dopo l'autopsia che verrà eseguita nel pomeriggio all'Istituto di medicina legale del Policlinico.


29/06/2009

E la PlayStation Portable si sdoppia e diventa cellulare

E la PlayStation Portable si sdoppia e diventa cellulare

 

INDISCREZIONI. La Sony intende sviluppare un apparecchio che combini la consolle dei giochi con i telefonini Sony Ericsson

 


La consolle PSP (Sony)
La consolle PSP (Sony)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

MILANO - Telefonare con la PSP? La giapponese Sony intende sviluppare un apparecchio che combini la consolle PlayStation Portable (PSP) con i telefonini Sony Ericsson. E' quanto riferisce il quotidiano nipponico «Nikkei Business Daily». Lo scopo principale: tenere testa all'agguerrito e sempre più popolare iPhone della Apple, soprattutto tra gli sviluppatori di videogame. Uno strumento ibrido tra console portatile e telefono cellulare destinato a scombinare il mercato dei cellulari. E' quanto ha in cantiere la Sony. Entro il prossimo mese un team di tecnici si metterà al lavoro per sviluppare il gadget, riporta il giornale.

NO COMMENT - Come sempre in questi casi, Sony non ha voluto commentare la notizia, ma ha insistito sulla progressiva implementazione dei servizi offerti su PlayStation Portable. Le indiscrezioni sull'avvento di un «telefono PSP» non sono nuove: già nel 2007 la casa giapponese ha presentato un brevetto dal quale risultava chiaro il desiderio di unire le funzioni del telefono alla PSP, scrive il portale tecnologico CNet. «Molte case di videogiochi, tra le quali Capcom e Square Enix, stanno infatti sviluppando applicazioni per l'iPod e la Sony non vuole certo essere da meno». La Sony sta preparando tra l'altro la partenza della nuovissima generazione della sua PlayStation Portable. La PSP Go, presentata a inizio giugno alla fiera videoludica di Los Angeles dell'E3, arriverà in Europa e sugli scaffali dei negozi americani il prossimo 1. ottobre.

E.B.