25/10/2010

Il Garante obbliga Google a segnalare gli itinerari delle auto di Street View

Il Garante obbliga Google a segnalare gli itinerari delle auto di Street View

Privacy. Non più riprese "a sorpresa". Macchine riconoscibili con cartelli o adesivi. Percorsi pubblicati sul web, su giornali e radio locali. Sanzioni fino a 180mila euro. La regola italiana è il prima in Europa

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16/02/2010

Nessun buco nei conti pubblici

Nessun buco nei conti pubblici

 

Le indiscrezioni di stampa: debito di 9 miliardi di euro verso la banca d'italia mai saldato. Tremonti: «Non esiste alcun tipo di buco, c'è solo un fatto di contabilizzazione assolutamente noto»

 

Giulio Tremonti (Ap)
Giulio Tremonti (Ap)
MILANO - «Non esiste alcun tipo di buco, c'è solo un fatto di contabilizzazione assolutamente noto». Così il ministro dell'Economia Giulio Tremonti sulle voci di un possibile buco da 9 miliardi.

LA RISPOSTA - La risposta di Tremonti arriva dopo che un articolo di Milano Finanza aveva parlato di un potenziale buco da 9 miliardi. Secondo il quotidiano economico la Corte dei Conti avrebbe rilevato che il ministero dell'Interno non ha ancora saldato un debito di 8,896 miliardi con la Banca d'Italia, che dal 1997 al 2002 ha anticipato agli enti locali soldi per pagare gli stipendi dei dipendenti.

CANDIDATURA BCE - Tremonti è poi intervenuto sul tema del futuro presidente della Bce. «Quando tra venti mesi si porrà la questione l'Italia ha e avrà un ottimo candidato» ha detto il ministro dell'Economia.

PENSIONI - Tremonti si è poi soffermato anche sulla questione pensioni e ha spiegato: «Molti in Europa hanno problemi con le pensioni, ma in Italia non è un problema. Noi la riforma l'abbiamo già fatta».

Redazione online


05/01/2010

LA CURIOSITA'. Cile, il palco crolla sotto i piedi del candidato Frei

LA CURIOSITA'. Cile, il palco crolla sotto i piedi del candidato Frei

 

Il 67enne senatore democristiano si trovava nella cittadina di Puerto Montt per un comizio elettorale

 

 

 

A due settimane dal ballottaggio per le elezioni presidenziali in Cile, l'ex presidente e candidato Eduardo Frei ha letteralmente «toccato il fondo», scherza la stampa del Paese. Il 67enne senatore democristiano, in corsa per la coalizione di centro-sinistra al governo, si trovava nella cittadina di Puerto Montt per un comizio elettorale. Salito sul palco, questo si è completamente frantumato sotto i suoi piedi. Due assistenti hanno dovuto estrarre di peso il politico che si era infilato nella fessura, rimanendo praticamente bloccato dalla cinta in giù. Fortunatamente Frei non ha riportato ferite. La figuraggia invece ha fatto il giro sulle tv cilene.

BALLOTTAGGIO - Quasi 8 milioni di cileni sono chiamati ad eleggere il 17 gennaio prossimo il successore di Michelle Bachelet. Al primo turno di metà dicembre per la presidenza del Cile nessuno dei candidati aveva raggiunto la maggioranza assoluta. I sondaggi danno per favorito il candidato conservatore, il miliardario Sebastian Pinera. Tuttavia, il principale sfidante Frei, che ha governato tra il 1994 e il 2000, ha incassato in questi giorni l'appoggio della nota scrittrice cilena Isabel Allende.

Elmar Burchia

corriere.it


15/11/2009

Sarkò picconatore a Berlino? La Rete lo castiga con le foto burla

Sarkò picconatore a Berlino? La Rete lo castiga con le foto burla

 

Il caso. L'immagine del presidente francese a Berlino scatena la fantasia degli internauti

 

Le foto brula in Rete: sopra Sarkozy nell’affresco di Michelangelo

 

PARIGI - Tutto è cominciato con la pubblicazione di una foto su Facebook. L'immagine, che sarebbe stata scattata il 9 novembre del 1989 e postata dallo stesso Nicolas Sarkozy, ritrae l'attuale presidente francese mentre piccona una sezione del Muro di Berlino. Alcuni internauti, già a poche ore dalla pubblicazione della foto, hanno subito messo in discussione l'autenticità dell'immagine e molti hanno sottolineato di non credere che in quella giornata storica di 20 anni fa il Presidente fosse a Berlino. Alcuni buontemponi invece hanno immediatamente ideato le contromosse. Hanno creato diversi gruppi su Facebook e su Twitter in cui prendono in giro il Presidente francese dimostrando, prove (fasulle) alla mano, che Nicolas Sarkozy, nei momenti più importanti della storia dell'umanità, è sempre stato al posto giusto nel momento giusto.

IL PRESIDENTE ONNIPRESENTE - Grazie alla fantasia del popolo del web, Sarkò diventa non solo il principale protagonista degli eventi che hanno segnato la storia francese (dalla presa della Bastiglia fino ai mondiali di calcio del 1998 vinti dalla nazionale transalpina), ma anche delle più famose vicende internazionali. Sul blog "Coups droits" di Alain Auffray, giornalista del quotidiano di sinistra Liberation, l'utente Hunter scrive che da oggi in poi «la storia dell'umanità deve essere riscritta». Infatti dalle immagini postate sulla rete si evince che il Presidente Francese è il vero artefice della storia. Egli sostituisce addirittura Dio e nell’affresco La Creazione di Adamo di Michelangelo lo vediamo, con vistosi occhiali da sole e circondato dagli angeli, dare vita al primo essere umano. La volontà di Sarkò può tutto: come mostrano le immagini postate sul web è lui che crea da solo le tre Piramidi di Cheope, Chefren e Micerino a Giza, in Egitto. È lui che scopre l'America al posto di Colombo nel 1492 ed è alla guida del popolo parigino durante la Rivoluzione Francese. È la sua sagoma quella vicino a Winston Churchill a Yalta durante il celebre summit della Seconda Guerra Mondiale nel 1945. È sempre l'attuale Presidente francese il primo essere umano a mettere piede sulla Luna. E poi è lui che ferma i carri armati in Piazza Tienanmen. Infine Sarkò è anche il protagonista di scoperte scientifiche e di eventi più «popolari». Ad esempio la vera mente che inventa la penicillina è quella del Presidente francese. E nonostante tutti gli impegni che ha, riesce anche a diventare il quinto membro dei Beatles e il vincitore di una medaglia olimpica.

COMMENTI IRONICI - I commenti ironici sul web la fanno da padrone: «Peccato che quel giorno Sarkò fosse in Inghilterra per registrare canzoni insieme ai Beatles - scrive un utente che usa il nickname "Franpi Barriaux" su Twitter - Sicuramente avrebbe impedito l'uccisione di Kennedy». E tornando alla notte dei tempi un altro utente spiega: «Giocando con due pietre, Sarkozy scoprì il fuoco». E ancora: «Fu proprio lui ad accordare la chitarra di Jimmy Hendrix prima del concerto di Woodstock>. Per adesso Sarkozy non ha ancora rilasciato nessun commento e nessuno sa se sia infastidito dalla burla multimediale. Sulla sua pagina di Facebook sono arrivati molti commenti violenti. Molti accusano il presidente di essere un bugiardo per aver scritto che la notte del 9 novembre del 1989 era a Berlino: «Ecco un'altra bugia del nostro presidente» taglia corto un utente di Facebook, mentre altri usano l'ironia: «Sicuramente signor presidente. La credo. Anch’ io, assieme a mio fratello, quel giorno, ho distrutto il muro. Ma nel mio giardino». Anche il giornalista francese Alain Auffray ha definito «una menzogna» il post del presidente pubblicato sul social network: «È impossibile che Sarkozy fosse a Berlino quel giorno - scrive il redattore di Liberation sul suo blog -. La mattina del 9 novembre nessuno né a Parigi, né a Berlino, poteva immaginare che il muro sarebbe crollato. Solo alle 20 si è cominciato a parlare di libera circolazione dei berlinesi. E non prima delle 23 i cittadini di Berlino Est hanno cominciato ad ammassarsi davanti alla frontiera».

 

LA FOTOGALLERY

Francesco Tortora

corriere.it


Francia: polemica su una foto di Sarkozy a Berlino alla caduta del Muro

Francia: polemica su una foto di Sarkozy a Berlino alla caduta del Muro

 

Siti e giornali francesi smentiscono il presidente sulla data: non era là il 9 novembre 1989. Ma il primo ministro Fillon assicura di averlo incontrato tra la porta di Brandeburgo e il check-point Charlie

 

Sarkozy piccona il Muro (da Libération.fr)
Sarkozy piccona il Muro (da Libération.fr)

PARIGI - Scoppia la polemica in Francia sulla presenza di Nicolas Sarkozy a Berlino il 9 novembre 1989 quando cadde il Muro. Il presidente francese domenica ha messo su Facebook il ricordo di quel giorno e una foto che lo ritrae mentre sta picconando la divisione in cemento armato, ma molti giornali e siti internet mettono in dubbio l'autenticità non tanto della foto in sé, ma la data esatta.

LE MONDE - Secondo "Le Monde", Sarkozy si sarebbe "sbagliato" di una settimana, visto che il suo viaggio a Berlino risalirebbe al 16 novembre 1989. In particolare, un'agenzia AFP, datata 17 novembre, riferiva di un viaggio di Nicolas Sarkozy, Alain Juppé e Jean-Jacques de Peretti a Berlino il 16 novembre. Proprio M. de Peretti, che in un primo tempo aveva confermato la versione di Sarkozy, ha confermato di non essere stato a Berlino «due volte». E lo stesso Alain Juppé, in una sua biografia, parla del 16 novembre.

FILLON: «ERA A BERLINO, L'HO VISTO» - A difendere il presidente è il primo ministo François Fillon, che assicura di aver incrociato Sarkozy a Berlino proprio la sera del 9 novembre 1989. «Ero a Berlino dal 7 novembre per partecipare a un dibattito sulle relazioni Est-Ovest», ha spiegato Fillon, che a quei tempi faceva parte della commissione Difesa dell'Assemblea nazionale. «Abbiamo passato tutto il pomeriggio e la serata ad assistere alle prime grandi manifestazioni nei pressi del Muro. Verso le 23 abbiamo incrociato tra la porta di Brandeburgo e il check-point Charlie Alain Juppé (allora primo ministro), che era accompagnato da Nicolas Sarkozy e da Philippe Martel, responsabile delle relazioni internazionali del Rpr (l'ex partito gollista)», ha detto il premier.


16/10/2009

Napolitano: «Rispettare pluralismo tv Distinguere democrazia da dispotismo»

Napolitano: «Rispettare pluralismo tv Distinguere democrazia da dispotismo»

 

Vilipendio, il quirinale auspica l'abolizione. «Libertà d'espressione richiede analisi in sede europea, i giornalisti non sottovalutino responsabilità del lavoro»

 

Napolitano (Lapresse)
Napolitano (Lapresse)

ROMA - Rispettare l'insostituibile valore del pluralismo nella stampa e nella tv, in particolare quella pubblica. È l'invito lanciato dal presidente Giorgio Napolitano, in occasione della Giornata dell'informazione celebrata al Quirinale con promotori e vincitori dei premi giornalistici che hanno ottenuto l'adesione della presidenza della Repubblica. Il capo dello Stato ribadisce «il carattere discriminante che l'esistenza di una stampa e di una informazione pluralistiche e libere assume, per distinguere la democrazia dal dispotismo».

TEMPI DIFFICILI - Napolitano ha sottolineato che la libertà d'espressione e il suo uso richiedono analisi e proposte in sede europea, invitando i giornalisti a non sottovalutare i limiti e le responsabilità del proprio lavoro. Il presidente spiega che «i giornalisti vivono oggi tempi difficili in Italia e nel mondo occidentale, per effetto di accelerate trasformazioni tecnologiche, di ricadute della crisi finanziaria economica globale e di processi più a lungo termine di ristrutturazione del potere economico anche in campo editoriale».

VILIPENDIO - Il capo dello Stato ha parlato anche del reato di vilipendio, auspicandone l'abolizione. Napolitano ha invitato chiunque abbia titolo per esercitare l'iniziativa legislativa a proporre l'abrogazione dell'art. 278 del Codice penale. Il presidente fa questa «postilla telegrafica», come la definisce, alla fine del suo discorso per la cerimonia al Quirinale per la Giornata nazionale dell'informazione. «Giudichino i cittadini che cosa è libertà di critica e che cosa non lo è nei confronti delle istituzioni - ha concluso -, che dovrebbero essere tenute fuori dalla mischia politica e mediatica». Il riferimento al vilipendio è di stretta attualità dopo che la Procura di Roma ha aperto un fascicolo a carico del leader dell'Idv, Antonio Di Pietro, e del direttore di Libero Maurizio Belpietro. Il presidente della Repubblica ha ricordato che il vilipendio «non è stato toccato dalla riforma dei reati di opinione di pochi anni fa».

SENSO DELLA MISURA - Infine Napolitano ha invocato «senso della misura», per se stesso e in maniera implicita anche per gli altri attori della politica e delle istituzioni. «A conclusione di una settimana incredibilmente densa, che mi ha visto impegnato in più occasioni di intervento pubblico - ha detto -, non mi soffermo, anche per senso della misura, su temi generali di carattere politico-istituzionale».


27/09/2009

Rai/ Campagna del Giornale e Libero per disdire il canone

Rai/ Campagna del Giornale e Libero per disdire il canone

 

Rai, perché pagare per Santoro? Firmate con noi per abolire il canone


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Basta col canone Rai? Si può fare e costa pure poco: appena 5,16 euro. Ma non chiamiamola evasione fiscale, altrimenti si arrabbia anche l’ex pm Antonio Di Pietro che l’altro giorno l’ha detto: «Non pago più, disdico e guardo solo Sky». È piuttosto «disubbidienza» con la u, come la definì nel 1981 l’allora leader radicale Francesco Rutelli.
La disdetta
Basta una raccomandata con ricevuta di ritorno intestata all’Agenzia delle Entrate, Ufficio Torino 1 - Sat sportello abbonamenti tv Casella postale 22, 10121 Torino. Il sottoscritto eccetera, residente in via eccetera «chiede la cessazione del canone tv e di far suggellare il televisore detenuto presso la propria abitazione», facendo presente che non si possiede «nessun altro apparecchio atto e adattabile alla ricezione delle radioaudizioni». Perché se tecnicamente è vero che computer, Playstation portatili o i telefonini di ultima generazione di fatto possono ricevere il segnale tv, il ministero delle Comunicazioni (interpellato dall’Agenzia delle Entrate dopo un ricorso dell’Aduc - consultabile sul sito www.aduc.it) non ha ancora sciolto ufficialmente le sue riserve. Alla richiesta bisogna aggiungere una tassa da 5,16 euro per la disdetta, sulla quale indicare il numero dell’abbonamento, e soprattutto bisogna aggiungere questo passaggio: «Dichiaro altresì di non essere più in possesso del libretto di abbonamento e chiedo a norma degli art. 2 e 8 della legge 241/90 quale procedimento amministrativo intende seguire l’Urar tv ai fini del completamento di quanto disposto dall’art. 10 del Regio Decreto n° 246 del 21 febbraio 1938».
Che cosa si rischia
Che cosa può succedere dopo questa lettera? Tutto o niente. Leonardo Facco, autore dell’Elogio dell’evasore fiscale (Aliberti editore), che la lettera l’ha mandata nel 1992 sorride: «Non lo pago da allora. Ho ricevuto un paio di visitine di qualche giovanotto inesperto, poi niente più». I casi più eclatanti sono due: nel 1996 un signore di Verderio Superiore, E.V., si vide pignorare alcuni beni dalla società di riscossione Rileno per conto della Rai dopo un’ingiunzione della Urar. Negli stessi anni l’allora parlamentare leghista Gipo Farassino mise provocatoriamente all’asta la sua chitarra Ovation (valore sei milioni) per pagare dieci anni di interessi su «una tassa anticostituzionale». Fine.
Le ispezioni
Dal ’94 chi compra una tv non è più tenuto a dare le generalità per incrociare possesso e tassa. E quando nel ’95 si scoprì che la Rai chiedeva comunque l’elenco di chi comprava una tv in cambio di un bonus da 70mila lire (in caso di nuovo canone) scattò l’esposto del Codacons all’Authority per la Privacy. I controlli sono spesso a campione, su dati inaffidabili. Negli anni Ottanta la Rai chiese il canone a un bambino di 9 anni di Gela. Sempre il Codacons denunciò il caso di una cittadina che, pur non possedendo alcun apparecchio radiotelevisivo, aveva ricevuto una lettera nella quale gli veniva chiesto di pagare il canone tv perché così risultava da un fantomatico «censimento». Tutto falso, spese rimborsate e Rai con le pive nel sacco. Negli anni Novanta la palma del comune «decanonizzato» andò a Casapesenna, un comune del Casertano dove solo l’1,66% dei 7mila abitanti era in regola. Sanzioni? Non pervenute.

I precedenti
L’invito alla «disubbidienza fiscale» ha precedenti illustri. Oltre a Rutelli e Di Pietro si ricorda la Lega Nord, Paolo Cento nel 2002, persino l’Associazione italiana Sordi, Adriana Poli Bortone e Maurizio Gasparri ai tempi dell’Msi e Mino Martinazzoli nel ’93 dopo un servizio del Tg3 sulla Dc. Giuliano Ferrara bruciò in diretta tv l’abbonamento Rai, il presidente dell’Associazione familiari delle vittime della strage di Bologna, Paolo Bolognesi, strappò il canone dopo un film prodotto dalla Rai su Rebibbia con Valerio Fioravanti. E il referendum radicale che ne chiedeva l’abolizione non venne neppure ammesso. Ma il vero genio resta l’ex ministro delle Finanze Vincenzo Visco. Nel ’97 voleva «accorpare» bollo auto e canone. Qualche anno dopo stabilì che il mancato pagamento del canone dovesse essere a carico agli eredi se «l’evasore» era morto. Cose dell’altro mondo.

 

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04/09/2009

Berlusconi all'attacco: «Sulla stampa tutto il contrario della realtà»

Berlusconi all'attacco: «Sulla stampa tutto il contrario della realtà»

 

IL PREMIER SUL CASO BOFFO. Non si placano le polemiche. «Abbeveratevi della disinformazione di cui siete protagonisti».

 

Silvio Berlusconi (Eidon)
Silvio Berlusconi (Eidon)

MILANO - «Credo possiate leggere i giornali di oggi dove c'è tutto il contrario della realtà. Abbeveratevi della disinformazione di cui siete protagonisti. Povera Italia, con un sistema informativo come questo»: così il premier Silvio Berlusconi, lasciando il Coi ha risposto a chi chiedeva di commentare le dimissioni del direttore di Avvenire Dino Boffo.

LA POLEMICA - Dopo l'addio di Boffo al quotidiano che dirigeva da 15 anni in seguito alle le accuse del Giornale di Vittorio Feltri, non si placano dunque le polemiche e la bufera politica sulla libertà d'informazione non sembra mostrare segni di schiarita. Il premier Silvio Berlusconi si è detto dispiaciuto per la vicenda ed ha sostenuto di essere la prima vittima di questo clima. Le opposizioni attaccano: basta killeraggi, il centrodestra replica no ai doppiopesismi, non accettiamo lezioni sulla libertà di informazione.
Di Pietro attacca: la 'velina' non è altro che l'olio di ricino usato nel ventennio. «L'Italia dei valori - spiega - insiste nel chiedere al Copasir di aprire una istruttoria per verificare il dossier, perchè, con l'andata in porto delle dimissioni di Boffo, domani ce ne sarà un altro e un altro ancora, fino a dittatura completa». Per Il portavoce del Pdl, Daniele Capezzone invece la «violenza inaudita», di cui aveva parlato Boffo nel rassegnare le dimissioni, è quella usata da Repubblica contro Feltri. «Le espressioni contenute nell'articolo di oggi di Giuseppe D'Avanzo contro Vittorio Feltri (cito fior da fiore: 'delitto', 'sicario', 'assassino, 'bastone chiodato', 'spacca la testa', 'morto') supera - afferma Capezzone - i limiti a mia memoria mai toccati nel giornalismo italiano. Esprimo tutta la mia solidarietà a Vittorio Feltri; constato ancora una volta il doppiopesismo e l'ipocrisia di chi vede la pagliuzza nell'occhio degli altri ma non la trave nel proprio; e mi auguro, a titolo personale, che Feltri e Il Giornale valutino l'opportunità di assumere adeguate azioni legali nei confronti di D'Avanzo e di Repubblica per le inqualificabili e insultanti parole che abbiamo letto stamattina».

SCHIFANI - Il presidente del Senato, Renato Schifani, alla Festa del Pd, afferma che«Fini ha ragione quando parla di imbarbarimento, questa fase deve essere superata. Io non penso che agli italiani piaccia che i quotidiani si occupino solo di vicende private e dicerie invece di affrontare le proposte della maggioranza e le controproposte dell'opposizione. Esprimo solidarietà umana a Boffo, una vicenda che si inquadra in una tensione senza precedenti nel mondo dell'informazione che è contiguo alla politica. L'Italia deve uscirne e al più presto per fare le riforme istituzionali e modernizzare il Paese».


BOSSI-VATICANO - Intanto proprio ieri nel giorno di maggiore turbolenza, Umberto Bossi ha incontrato il cardinale Bagnasco. «Lega: partito del dialogo», titola la Padania, «eccellenti rapporti con chiesa». «Una risposta - spiega il quotidiano - alle polemiche strumentali montate ad arte di questi mesi. Una prova di eccellenti rapporti che caratterizzano il movimento leghista e la Chiesa cattolica. Ma non solo: l'incontro di giovedì sera in Vaticano tra Umberto Bossi, Roberto Calderoli e il presidente della Conferenza episcopale italiana, Angelo Bagnasco, non è stato un semplice scambio di cortesie tra protagonisti del nostro Paese. È stato molto di più».


07/08/2009

Il «Sunday Times» sarà il primo sito a pagamento di Murdoch

Il «Sunday Times» sarà il primo sito a pagamento di Murdoch

 

MEDIA. L'iniziativa dovrebbe preludere alla trasformazione del sistema mediatico del magnate

 

 

Il «Sunday Times»
Il «Sunday Times»

MILANO - Il Sunday Times sarà il primo sito news a pagamento di Rupert Murdoch, agendo da banco di prova della rivoluzione on line del magnate australiano. Il proprietario del colosso mediatico News Corporation ha infatti annunciato di voler avviare il prossimo anno l'accesso a pagamento per tutti i suoi siti di informazione, dando così inizio alla trasformazione del sistema mediatico, accelerata in questi ultimi mesi dalla crisi economica e dal collasso della pubblicità.

A NOVEMBRE - Secondo fonti del gruppo ascoltate dallo stesso Times di Londra, il gruppo di Murdoch lancerà alla fine di novembre il sito autonomo del Sunday Times, oggi legato alla piattaforma del Times. Tuttavia, non è ancora chiaro se News International, l’affiliata che controlla i giornali britannici di Murdoch, avvierà da subito abbonamenti o addebiterà gli accessi. Al momento, soltanto il Wall Street Journal fa pagare l'accesso al suo sito.


11/07/2009

Di Pietro scrive anche al Guardian

Di Pietro scrive anche al Guardian

 

“Mi scuso con voi per la reazione di Berlusconi. Spero che continuerete ad informare il pubblico, in Italia i mezzi di comunicazione non lo fanno più”

 

Di Pietro ha scritto al Guardian una lettera dal titolo «Apology to the Guardian for Berlusconi» in cui si scusa col giornale inglese per le reazioni espresse dal presidente del Consiglio italiano e dal ministro degli Esteri Franco Frattini sulle accuse a proposito della preparazione del summit del G8: «Il Guardian fa del suo meglio per tenere il pubblico informato. In Italia questo governo non è abituato alla libera discussione».

Il leader dell’Italia dei Valori spiega qual’è lo stato della libertà di stampa in Italia: «La Freedom House, mette l’Italia al 73esimo posto per la libertà di stampa. Il vero problema è che l’informazione è saldamente nelle mani di una persona, il Primo ministro Silvio Berlusconi. Questo è uno dei peggiori casi di conflitto di interessi mai registrati in un qualsiasi paese del mondo occidentale».

Antonio Di Pietro spiega meglio in che modo Berlusconi controlla i media: «Il controllo sui media, è esercitato attraverso la proprietà della più grande casa editrice italiana, la Mondadori, così come attraverso il controllo di sei reti televisive. Il quasi totale controllo dei mezzi di informazione, gli fornisce anche una fonte inesauribile di entrate che contribuiscono a consolidare la sua posizione dominante. I governi precedenti, hanno tacitamente approvato tutto questo, rifiutandosi rifiutato di affrontare la questione del conflitto di interessi».

L’ex magistrato attacca le leggi “incostituzionali” che Berlusconi si sarebbe fatto per sé. «La prima legge, è nota come lodo Alfano ed è stata ordinata da Silvio Berlusconi come primo atto dopo l’avvento al potere. La legge vieta il perseguimento del primo ministro e delle altre tre cariche più alte dello Stato. Questo significa il non dover comparire in un processo nel quale egli è stato accusato di corruzione. David Mills, è stato condannato a quattro anni e sei mesi di reclusione per aver accettato una tangente. Il 6 ottobre prossimo, la Corte costituzionale emetterà una sentenza per giudicare la costituzionalità della lodo Alfano e, qualora il giudice decida per l’incostituzionalità, Berlusconi sarà obbligato ad essere processato con l’accusa di aver corrotto Mills».

«Vorrei concludere con un appello affinché i media stranieri non abbassino i riflettori sull’Italia, continuando a svolgere lo stesso compito di vitale importanza che hanno sempre svolto in passato, ossia il compito di informare il pubblico, un ruolo che la maggior parte dei mezzi di comunicazione in Italia hanno abdicato perché non più autorizzati a fare il proprio lavoro» conclude la lettera. E sul sito del giornale inglese sono già arrivati più di 200 commenti alla notizia.