27/01/2010
Giornata della Memoria, il premio Nobel Eli Wiesel oggi alla Camera. Benedetto XVI: fu odio razzista e nazista
Giornata della Memoria, il premio Nobel Eli Wiesel oggi alla Camera. Benedetto XVI: fu odio razzista e nazista
Schifani con la stella gialla: «Oggi sono ebreo anche io». Scritte antisemite a Roma, «Ricordare il passato, serve ai vivi». Napolitano: «Una tragedia che insegna»
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| L'ingresso del campo di sterminio di Auschwitz, simbolo dell'olocausto. Nel giorno che ricorda la sua liberazione, avvenuta 65 anni fa ad opera dell'Armata Rossa, si celebra la Giornata della Memoria (Ansa) |
MILANO - Appuntamenti, celebrazioni, mostre, commemorazioni. Un programma variegato che ruota attorno ad un unico grande obiettivo: non dimenticare gli orrori del nazismo, le deportazioni nei campi di concentramento e lo sterminio di massa compiuto nei lager con sistematica ferocia. Tutta l'Europa celebra il Giorno della Memoria. Lo fa nei luoghi simbolo della tragedia, le baracche di Auschwitz e degli altri campi - tra cui la Risiera di San Sabba a Trieste - dove furono concentrati gli uomini e le donne destinati alla morte o ad una lunga prigionia fatta di stenti e sofferenze. Lo fa nelle capitali delle nazioni che hanno vissuto in prima persona il dramma delle deportazioni. Lo fa nel giorno in cui avvenne, 65 anni fa, la liberazione proprio del campo di Auschwitz Birkenau, che della tragedia è diventato il tragico e più noto emblema.
«ESPERIENZA CHE INSEGNA» - Al Quirinale è stato il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, a presiedere le celebrazioni. La Shoah, ha detto il capo dello Stato, è «una tragica esperienza carica di insegnamenti e di valori». Questa pagina di storia «é ancora" piena di insegnamenti» ha detto il presidente rivolgendosi in modo particolare ai giovani presenti all’iniziativa e dicendosi «confortato dall’aver ascoltato le riflessioni degli studenti sulla Shoah». Napolitano ha anche ricordato la «lotta per la libertà e il pieno riconoscimento dei diritti dei popoli, e in particolare per il diritto dello Stato di Israele di vivere in sicurezza».
«ODIO RAZISTA E NAZISTA» - Papa Benedetto XVI, parlando in tedesco nel corso dell'udienza generale del mercoledì, ha invece parlato di «orribile crimine», di «megalomania disumana» e di «odio razzista dell’ideologia nazista». «Il ricordo di questi fatti, in particolare la tragedia della Shoah che ha colpito il popolo ebraico, così come la testimonianza di tutti coloro che si sono opposti a questa follia a rischio della propria vita - ha detto il pontefice -, ci ricorda sempre più all’assoluto rispetto della dignità della persona e della vita umana».
«OGGI SONO EBREO» - Il presidente del Senato, Renato Schifani, ha invece preso parte alle commemorazioni alla risiera di San Sabba, a Trieste, indossando una stella gialla come quella che era appuntata sugli abiti dei deportati: «Ogni uomo oggi è ebreo. Anche io oggi sono ebreo - ha detto il numero uno di Palazzo Madama -. Mai più Shoah per gli ebrei, ma anche per coloro che, ancora adesso, alcuni di noi si ostinano a ritenere diversi. La diversità deve essere bandita. L'odio razziale, la xenofobia che purtroppo albergano in taluni sono veicolo di pericolosi pregiudizi, di falsi convincimenti che possono degenerare in violenza morale e fisica».
«PRESIDIO MORALE E CIVILE» - Alla Camera la cerimonia protocollare è stata incentrata sull'intervento di Eli Wiesel, ex internato a Auschwitz e premio Nobel per la pace nel 1986. A Montecitorio al fianco del presidente della Camera, Gianfranco Fini, sono presenti il premier Silvio Berlusconi e lo stesso Giorgio Napolitano. Fini ha esortato a «guardare con viva preoccupazione all'indifferenza che ancora in questi giorni circonda il rinnovarsi di fenomeni antisemiti, razzisti, xenofobi, e anche, sembra incredibile ma è vero, il rinnovarsi di minacce di sterminio». Per Fini «rendere testimonianza dello sterminio del popolo ebraico non è solo il doveroso ricordo di milioni di nomi e di storie» ma anche «un presidio morale e civile, affinchè mai più accada che l'aberrante logica di un potere totalitario si abbatta sugli inermi, sugli innocenti, su interi popoli contro i quali decretare le discriminazioni più odiose per motivi di razza, di religione, di genere, di condizione sociale, in una folle progressione criminosa capace di raggiungere il genocidio». In precedenza Silvio Berlusconi aveva spiegato che le istituzioni hanno «il compito di rendere omaggio alle vittime e di proteggere le future generazioni da deliranti ideologie ispirate dall'odio razziale».
«RICORDARE PER I VIVI» - «Non dobbiamo consentire che il nostro passato diventi il futuro dei nostri figli» ha invece detto Elie Wiesel, concludendo il suo intervento nell'Aula di Montecitorio. In un passaggio del suo discorso, Wiesel ha espresso anche un certo rammarico: «I testimoni hanno parlato, ma il mondo si è rifiutato di ascoltare, altrimenti non si spiegherebbero i genocidi che sono avvenuti nel dopoguerra. Se Auschwitz non ha guarito il mondo dall'antisemitismo, cosa potrà guarirlo?». Il Premio Nobel per la Pace ha poi spiegato che «il razzismo è stupido, e l'antisemitismo un'infamia». Inaugurando la mostra su Auschwitz Birkenau al Vittoriano aveva invece spiagato che «per i morti ormai è troppo tardi, ma non lo è per vivi» e che «la memoria è per loro e ricordare è l'unica cosa che ci può aiutare a vivere con dignità, onore e magari anche gioia».
SCRITTE ANTISEMITE A ROMA - Ma il pericolo è anche il rigurgito di antisemitismo. A Roma nella notte sono comparse scritte antisemite davanti a un ex luogo di tortura trasformato in Museo della Liberazione. «Olocausto propaganda sionista» hanno scritto, in particolare, ignoti su un muro di via Tasso, a pochi passi dalla Basilica di San Giovanni. La scritta, vergata con spray nero, è stata firmata con due croci celtiche e una svastica, dice la polizia, che è intervenuta sul posto all'1.50 di oggi.
Redazione Online
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17/11/2009
Uova, slogan e proteste: studenti in piazza contro la scuola della Gelmini
Uova, slogan e proteste: studenti in piazza contro la scuola della Gelmini
Mobilitazione studentesca nella Giornata internazionale del diritto allo studio. A Milano scontri con la polizia, 4 fermati. Il ministro: «Sono dei centri sociali, non rappresentano chi studia»
| Un poliziotto ha bloccato uno studente a Milano (Newpress) |
MILANO - «Il futuro è nostro, riprendiamocelo». È lo slogan di uno dei tanti striscioni degli studenti italiani che sono scesi in piazza in 50 città italiane in occasione della Giornata internazionale del diritto allo studio. L'iniziativa quest’anno viene rappresentata con la frase «Education is not for sale»: la scuola non è in vendita. In Italia ci sono stati almeno 50 cortei, e poi presidi e occupazioni simboliche. E non sono mancati scontri e momenti di tensione, in particolare a Milano. Ma anche a Torino c'è stato un lancio di uova contro il ministero e l'occupazione del rettorato, mentre numerose città sono rimaste paralizzate per il traffico.
GELMINI: SONO DEI CENTRI SOCIALI - «I centri sociali non rappresentano gli studenti italiani - ha commentato il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini, bollando così le manifestazioni -. Gli studenti italiani hanno capito che bisogna avere il coraggio di guardare al futuro, di cambiare la nostra scuola, di fare scelte coraggiose. Riproporre vecchi slogan, come se fossimo ancora negli anni '70 certamente non contribuisce a rendere la nostra scuola più moderna. I manifestanti, per lo più legati al mondo dei centri sociali, non rappresentano certo i milioni di ragazzi che studiano e si impegnano e che sperano di trovare nelle scuola, non un luogo di indottrinamento ideologico ma un'istituzione che li prepari a un vero lavoro».
GLI SCONTRI A MILANO - A Milano sono quattro gli studenti fermati durante il corteo che stamane ha preso il via da Largo Cairoli. Proprio nelle fasi iniziali ci sarebbero stati una serie di scontri con tanto di cassonetti ribaltati. Almeno quattro ragazzi sono stati fermati e portati in questura per l'identificazione e per decidere eventuali misure cautelari nei loro confronti. Il corteo ha continuato il suo percorso lungo le strade del centro.
TORINO, LANCI DI UOVA - Nel capoluogo del Piemonte gli studenti hanno lanciato uova contro la sede regionale del Miur per protestare contro la riforma Gelmini. Al corteo partecipano migliaia di studenti degli istituti superiori e dell'università. Alla partenza, in piazza Arbarello, i manifestanti hanno dedicato un lungo applauso a Vito Scafidi, lo studente di 17 anni morto il 22 novembre dello scorso anno sotto le macerie della contro-soffittatura della sua classe, la 4a D del liceo scientifico Charles Darwin di Rivoli. Il serpentone colorato ha poi raggiunto la sede del Miur, dove oltre alle uova sono stati lanciati alcuni rotoli di carta igienica, e poi si è diretto alla sede dell'amministrazione provinciale. Occupato il rettorato dell'Università: tra i numerosi striscioni che sono stati esposti nel cortile e sulla balconata quelli con la scritta 'Riforma Gelmini: nove mesi per attuarla, non facciamola nascere", "Chi dorme nella democrazia si sveglia nella dittatura", "Riprendiamoci il nostro futuro" e "Blocchiamo la riforma". A manifestare sono, oltre agli studenti medi e agli universitari, anche i precari della ricerca e i precari tecnici e bibliotecari dell'Università.
FIRENZE - Un corteo di 600 studenti a Firenze hanno effettuato una manifestazione con corteo non preavvisata, che, con partenza da piazza San Marco, ha attraversato alcune vie cittadine, per concludersi in piazza Bambini e Bambine di Beslan. Gli studenti hanno sostato per circa 20 minuti sotto la sede della Questura, invocando la liberazione di Francesco Mannucci, aderente al mondo antagonista cittadino e arrestato lo scorso 6 novembre per il coinvolgimento nell’esplosione di un ordigno all’ingresso dell’Agenzia delle entrate di Firenze lo scorso maggio. All’altezza della stazione di S. Maria Novella un gruppo di studenti è entrato all’interno dello scalo ferroviario. Dopo aver percorso la sede dei binari 15 e 16, liberi da convogli e avere acceso due fumogeni, gli studenti hanno poi sostato per circa 10 minuti sulla sede dei binari 13 e 14 dove si trovavano in sosta alcune carrozze destinate al deposito, ed il treno regionale Firenze-Arezzo, che ha riportato 17 minuti di ritardo. A Pisa invece gli studenti di Scienze sono saliti sul tetto.
ROMA: «SIAMO DIECIMILA» - Al grido «ci prendiamo Roma» nella Capitale hanno protestato insieme studenti delle scuole superiori e universitari sfilando in corteo affinché siano garantiti più fondi per il diritto allo studio. «Siamo in diecimila» - hanno detto i manifestanti - «contro la Repubblica delle banane». I ragazzi romani erano accompagnati anche da una delegazione di studenti iraniani. L'Unione degli Studenti ha brandito delle vere banane e con lo striscione che aperto il corteo che recita: «Il futuro è nostro riprendiamocelo sciopero generale studentesco». Gli studenti scesi in piazza si oppongono al disegno di legge del ministro Gelmini e chiedono più fondi da destinare al diritto allo studio per garantire a il diritto agli studi per tutti. Intanto i ragazzi di piazza Vittorio hanno annunciato l'occupazione del liceo Cavour. il corteo degli studenti si è mosso da piazza Vittorio con destinazione La Sapienza dove si terrà un'assemblea pubblica.
TRAFFICO PARALIZZATO A NAPOLI - Traffico paralizzato anche Napoli per la manifestazione degli studenti che si oppongono in particolare ai tagli della riforma Gelmini. Due i cortei partiti martedì mattina. L’Unione studenti si è data appuntamento alle ore 9 in piazza Mancini, i collettivi studenteschi alle 9.30 in piazza del Gesù. Entrambi i cortei hanno poi raggiunto, attraversando le vie del centro cittadino, piazza Plebiscito. Paralisi del traffico veicolare nell’intera city, disagi per residenti e passeggeri dei mezzi pubblici che hanno dovuto attendere ore per poter usufruire di tram e autobus. La situazione è resa ancora complicata dalle decine di cantieri aperti nelle strade principali e non solo del capoluogo campano.
PALERMO, OCCUPATO ASSESSORATO - A Palermo gli studenti universitari e medi del movimento «Onda Anomala» hanno occupato contemporaneamente a Palermo l'assessorato regionale alla Pubblica istruzione e l'istituto magistrale Regina Margherita, con un'impennata della protesta che era iniziata in mattinata con un corteo. Un centinaio di universitari delle Facoltà di Lettere e filosofia e di Scienze sono entrati nei locali dell'assessorato regionale per manifestare contro il nuovo ddl Gelmini e chiedere alla Regione Siciliana di non recepire la riforma e anzi di potenziare con investimenti nella la ricerca pubblica. Gli studenti medi hanno invece occupato la succursale del «Regina Margherita», in piazza Guzzetta, dove hanno organizzato dibattiti e spettacoli contro la Gelmini.
LA PROTESTA NEL MONDO - Ma la protesta si è estesa ben oltre l'Italia. Sono migliaia gli studenti in tutto il mondo scesi in piazza per chiedere garanzie sul diritto all’istruzione da mantenere come un bene pubblico e non privatizzato, come sta accadendo, invece, in diversi paesi via di sviluppo. Intanto a Bruxelles si svolge un’assemblea internazionale, cui partecipa anche una delegazione di nostri studenti. In Italia la mobilitazione - cui hanno aderito l’Unione degli universitari, il coordinamento degli studenti universitari «Link», l’Unione degli studenti e la Rete degli studenti - interessa la maggior parte degli atenei italiani, ma anche il mondo della scuola. Oltre che nelle città principali manifestazioni e cortei si svolgono ad Ancona, Padova, Forlì, Torino, Parma, Ferrara, Catania, Perugia, Lecce, Cagliari, Genova, Pavia.
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14/04/2009
Scossa al 4,9, nuova notte di paura
Scossa al 4,9, nuova notte di paura
Bertolaso a Sulmona, dove è stato previsto un sisma devastante nei prossimi 10 anni. La terra trema ancora. Il card. Bagnasco ai pompieri: «Siete sempre i primi ad arrivare»
MILANO - All'Aquila la terra continua a tremare con diverse scosse, la più intensa delle quali, lunedì sera alle 23,14, ha raggiunto magnitudo 4.9. Secondo le rilevazioni dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, si è trattato della scossa più forte dopo quella distruttiva della notte del 6 aprile, di magnitudo 5.8, e quelle del 7 e del 9 aprile, rispettivamente di magnitudo 5.3 e 5.1. Nell'ambito dello sciame sismico in corso, una nuova replica è stata poi avvertita dalla popolazione nella mattinata di martedì. Le località prossime all'epicentro sono Rocca di Cambio, Villa S. Angelo e San Panfilo D'Ocre. Secondo i rilievi dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia l'evento sismico è stato registrato alle 11.08 con magnitudo 3.2.
L'ARRIVO DI BAGNASCO - Nel frattempo è arrivato in Abruzzo il presidente della Conferenza episcopale italiana, cardinale Angelo Bagnasco, che ha una fitta agenda di incontri con autorità, organizzazioni di volontariato e sfollati. La prima tappa per il capo dei vescovi italiani è stata all'ospedale da campo dell'Aquila, dove il porporato ha scambiato alcune parole con i vigili del fuoco: «Complimenti a voi - ha detto Bagnasco -: siete sempre i primi nelle situazioni peggiori per cercare di renderle migliori». Il presidente della Cei ha vissuto «in diretta» l'attività dell'ospedale, mentre visitava il reparto di pronto soccorso. È infatti arrivata un'emergenza che ha costretto il cardinale ad accelerare l'uscita dal reparto per consentire l'ingresso di un malato urgente, trasportato in autoambulanza. Quindi, il presidente della Cei ha incontrato i malati in uno dei reparti-tenda allestiti dinanzi al «San Salvatore». Bagnasco visiterà anche il centro storico del capoluogo, pranzerà con i volontari della Protezione civile e visiterà la sede Caritas a Pettino. Poi alle 15 incontrerà Bertolaso presso la Guardia di Finanza e alle 16, sempre accompagnato dall'arcivescovo dell'Aquila, Giuseppe Molinari, celebrerà una messa nella grande tendopoli di Piazza d'Armi.
«DAREMO ALTRI 2 MILIONI» - Bagnasco ha annunciato anche un nuovo contributo economico da parte della Chiesa italiana. «Dopo i 3 milioni di euro gia destinati, abbiamo deciso di destinare altri 2 milioni, oltre alla colletta nazionale di domenica prossima» ha annunciato. «La mia presenza - ha poi aggiunto - era doverosa a nome di tutti i vescovi». «Questa nostra gente aquilana - ha poi commentato - mostra una grande voglia di resistere e di superare questo evento drammatico all’insegna di una energia e di una grande ispirazione di fede, di religiosità che sprigiona dalle loro parole e dai loro volti».
L'INCHIESTA - Intanto l'inchiesta, aperta dalla Procura per accertare eventuali responsabilità penali nei crolli avvenuti con la scossa di una settimana fa, ha mosso i primi passi: un pool di esperti è stato incaricato di effettuare perizie su palazzi pubblici e privati. I primi dati resi noti dai tecnici incaricati degli accertamenti ha permesso di stabilire che circa il 50% degli edifici sin qui esaminati avrebbe condizioni di agibilità, mentre il 30% degli stessi risulterebbe irreparabilmente danneggiato. Un tecnico della provincia di Milano che partecipa ai rilievi, ai microfoni di Radio Popolare, ha però spiegato che anche laddove vi sarebbe l'agibilità teorica degli immobili sarà necessario attendere la fine dell'attività sismica: «E' difficile restare in un'abitazione che si muove anche se questa può resistere alle scosse. E' stato problematico anche per noi che queste scosse le abbiamo sentite durante i rilievi». Nel pomeriggio è previsto l'arrivo all'Aquila anche del direttore generale dell'Abi, Giuseppe Zadra, che illustrerà le misure adottate dalle banche per aiutare le famiglie colpite dal terremoto.
TIMORI A SULMONA - Il capo della Protezione Civile, Guido Bertolaso sarà invece in mattinata a Sulmona, dove la gente è preoccupata per quanto dichiarato dai geologi, che ipotizzano un sisma devastante nella Valle Peligna entro i prossimi dieci anni. «Ho detto e parlato solo di prevenzione futura, non di rischio sismico immediato a Sulmona» ha però tenuto a chiarire il geologo Enrico Miccadei, spiegando che «la Valle Peligna sorge su depositi lacustri, fluviali e di versante e per questo meritano ulteriore attenzione nel pianificare sul territorio. Queste sono le stesse condizioni geologiche di Onna - ha aggiunto - Da studioso della Valle Peligna chiedo solo di fare prevenzione per le società e gli uomini futuri. Bisogna educare la gente al fatto che esistono studi geologici precisi e che servono per la prevenzione del rischio sismico, idrogeologico e vulcanico. Credo anche che i geologi in questo debbano esser ascoltati di più».
«VIA ENTRO L'INVERNO» - Intanto il presidente della Regione Abruzzo, Gianni Chiodi, ha spiegato che l'obiettivo prioritario deve essere quello è di «portare via dalle tende e dagli alberghi le persone che vi sono rifugiate». «È un intervento - ha spiegato Chiodi a Canale 5 - che deve essere assolutamente compiuto prima dell'inizio dell'inverno, che qui è molto rigido». Il «governatore» abruzzese ha anche annunciato che la Regione è pronta a costituirsi parte civile al processo contro eventuali responsabili dei crolli per il terremoto.
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10/12/2008
Il 2008 si allunga di un secondo
Il 2008 si allunga di un secondoSan Silvestro durerà di più. L'osservatorio di Washington: colpa del rallentamento della rotazione della terra
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MILANO — Il 2008, con tutti suoi guai economici, non vuol proprio finire. E ci farà soffrire (ma qualcuno certamente gioirà) un secondo di più. Il Naval Observatory di Washington che governa il tempo americano, ma di fatto quello del pianeta perché controlla buona parte degli orologi atomici di riferimento nel mondo, ha deciso di aggiungere alle 24 ore del 31 dicembre un altro secondo quando nella capitale degli States saranno le 18, 59 primi e 59 secondi.
«Guarderemo l'orologio, ma siamo sicuri che non succederà nulla — precisa Geoff Chester, portavoce dell'Osservatorio — sarà soltanto una celebrazione anticipata dell'anno nuovo». In Italia, per la differenza del fuso orario, l'aggiornamento sposterà di un secondo il brindisi della mezzanotte. Tenendo conto che quest'anno era anche bisestile, il 2008 è da record. L'intervento degli scienziati americani è necessario per tener conto del progressivo rallentamento della rotazione della Terra causato da fatti naturali come l'azione di marea esercitata dalla forza gravitazionale della Luna, oppure dal Sole, ma anche da grandi eventi analoghi allo tsunami in Indonesia nel dicembre 2004. È tutto normale, comunque: lo studio dei depositi mareali di circa novecento milioni di anni fa raccolti in varie parti del mondo, dallo Utah all'Indiana, dall'Alabama all'Australia, dimostrano che allora il giorno era di circa 18 ore. E quindi continuando a rallentare, fra qualche centinaio di milioni di anni il giorno sarà di addirittura di un paio di mesi. Tutto cambia inesorabilmente. Oggi, però, il tempo è diventato un riferimento importante perché ogni marchingegno elettronico ha a che fare con l'orologio: dai computer ai satelliti, ai cellulari. Ed è stata la diffusione di queste tecnologie che ha reso necessario da una parte misurare meglio il tempo e dall'altra aggiornare il suo scandire secondo i ritmi astronomici.
Per questo nel 1949 il National Bureau of Standard negli Stati Uniti installava il primo orologio atomico il quale calcolava il secondo in base alla frequenza di risonanza di un atomo. Solitamente si è impiegato il cesio, ma ora sui satelliti di navigazione europei Galileo si farà ricorso per la prima volta al maser a idrogeno più preciso e tra l'altro costruito dalla società italiana Selex Galileo con l'Osservatorio di Neuchatel in Svizzera. Intanto dagli anni Cinquanta i vari organismi internazionali discutevano su come intervenire. Proprio per rispondere a queste necessità il Naval Observatory, un luogo celebre perché sotto la sua cupola Hasaph Hall scopriva i due satelliti di Marte, Phobos e Deimos, e ora ospita l'International Earth Rotation Service, dal 1972 iniziava a tener conto del rallentamento della rotazione terrestre adeguando il battito degli orologi atomici al fine di mantenerli in sintonia con il comportamento del pianeta. Da allora a giugno o in dicembre gli astronomi resettavano i quadranti digitali aggiungendo un secondo. È accaduto quasi tutti gli anni: l'intervallo più lungo in cui non sono intervenuti è stato dal 1998 al 2005, l'anno dell'ultimo aggiornamento, il ventitreesimo (nel 1972 ne hanno compiuti due). E con il 2008 hanno «regalato» 24 secondi al valore medio storico che stabiliva la lunghezza del giorno in 86.400 secondi, valido, però, nel 1820. Il tempo scorre l'uomo e la Terra lo devono rincorrere. E la frontiera per dominarlo è rappresentata da orologi su un chip a ioni di mercurio. I progettisti del National Institute of Standard and Technology statunitense ne hanno sperimentato un prototipo in laboratorio e dicono che sbaglia solo di un secondo ogni 4,5 miliardi di anni, l'età della Terra.
12:52 Scritto in CURIOSITA' | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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