26/02/2010
Giovanardi, «Annozero vergognoso»
Giovanardi, «Annozero vergognoso»
Lettera a Zavoli: una tv di Stato non può fare propaganda agli stupefacenti. Il sottosegretario: «E' stato un inno alla droga». Critiche anche per la trasmissione di Chiambretti su Italia Uno
| Morgan ad Annozero |
ROMA - Annozero fa il botto di ascolti, accende i riflettori sul tema della droga ospitando in studio il cantante Morgan (escluso da Sanremo dopo la sua ammissione di fare uso di stupefacenti) e fa andare su tutte le furie Carlo Giovanardi, sottosegretario responsabile del Dipartimento nazionale antidroga.
LETTERA A ZAVOLI - L'esponente del governo ha scritto al presidente della Commissione di vigilanza della Rai, Sergio Zavoli, per denunciare la «scandalosa» trasmissione di Annozero di ieri sera. «Una tv di stato - ha affermato Giovanardi - ha fatto la propaganda alla droga. Sembrava una specie di fumeria d'oppio». Il sottosegretario ha criticato, per lo stesso motivo, anche la trasmissione di Piero Chiambretti su Italia1. Nel corso del programma Morgan ha avuto modo di cantare la canzone che avrebbe presentato al Festival e ha ricevuto il sostegno da Adriano Celentano. Tuttavia l'ex leader dei Bluvertigo ha ribadito come il crack funzioni effettivamente come antidepressivo.
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| Il sottosegretario Giovanardi (Lapresse) |
«NIENTE INNI ALLA DROGA» - «È inutile - ha però spiegato Giovanardi, intervenendo ad un convegno sulla sicurezza stradale - che il dipartimento faccia politiche attive per la formazione e la prevenzione dell'uso di droghe. Che i Sert e le comunità siano impegnati al recupero di 150 mila ragazzi se poi, come ieri sera, nella trasmissione di Santoro assistiamo ad una sorta di fumeria d'oppio, di elogio della droga. La stessa cosa si può dire della trasmissione di Chiambretti su una rete Mediaset. È come se di fronte ad un'epidemia, si incita la gente ad ammalarsi». A suo avviso, si tratta di «disinformazione ed inno alla droga». Fra l'altro, Annozero «ha dato rilievo ad un personaggio come Morgan e ad un filosofo da strapazzo, persone che danno messaggi contrari alle conoscenze scientifiche». Di fronte a questi messaggi tv, «mi chiedo quindi, cosa dobbiamo fare noi?». Giovanardi, ricordando che l'uso di alcol e di droghe è una delle prime cause degli incidenti stradali, ha anche reso noto di aver convocato il parlamentino del dipartimento con all'ordine del giorno proprio questo argomento.
LA POSIZIONE DELL'AIART - Anche l'associazione dei telespettatori cattolici Aiart ha preso posizione sulla puntata: «Annozero ha sbagliato nel continuare a presentare il consumo di droga come un antidepressivo, come un'usanza in voga tra molti giovani. Serve più accortezza nell`affrontare tali temi» ha detto il presidente Luca Borgomeo. «Riportare poi Morgan in tv ci sé sembrato superfluo - continua Borgomeo - Probabilmente ha ottenuto più popolarità in questo modo che con le sue canzoni».
LE REAZIONI POLITICHE - Non è passato molto prima che vi fossero reazioni alle parole del sottosegretario. «Giovanardi non perde occasione per tacere - ha detto il presidente dei deputati dell'Idv, Massimo Donadi - e le spara sempre più grosse, dicendo un mare di sciocchezze. L'attacco ad Annozero è strumentale ed ingiustificato e dimostra ancora una volta che il governo sulle droghe fa solo demagogia». «Chi grida allo scandalo fa solo ipocrisia - ha invece commentato Alessandro Pignatiello, coordinatore della segreteria del Pdci -. Solo l'ipocrisia e l'ignoranza di certa destra politica ultraproibizionista, Giovanardi in primis, può salire sul carro dell'inquisizione e muovere crociate da medioevo. Con la sua azione e le sue leggi fuori dal mondo, Giovanardi è stato solamente capace di criminalizzare diverse generazioni di italiani, senza combattere la criminalità organizzata e il narcotraffico. La strada maestra è differenziare le sostanze stupefacenti, informare, prevenire e legalizzare le droghe leggere». Il diretto interessato, Michele Santoro, preferisce invece non fare polemiche: «Non dico niente. Ogni commento è legittimo».
Redazione online
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22/01/2010
Haiti, il governo semplifica le procedure per le adozioni dei bambini senza famiglia
Haiti, il governo semplifica le procedure per le adozioni dei bambini senza famiglia
Mandato alla carfagna e a giovanardi. Il Consiglio dei ministri ha deciso di accelerare le procedure di autorizzazione alle adozioni internazionali
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| La distribuzione degli aiuti ad Haiti (Olycom) |
ROMA - Svolta del governo nella politica verso l'adozione dei bambini orfani di Haiti. «Nella dolorosa e drammatica vicenda del sisma di Haiti, il Consiglio dei ministri ha discusso e concordato circa l'opportunità di semplificare ed accelerare le procedure di autorizzazione alle adozioni internazionali ed ha dato mandato in tal senso al ministro per le pari opportunità, Mara Carfagna, ed al sottosegretario di Stato delegato alle politiche per la famiglia, Carlo Giovanardi». È quanto si legge nel comunicato finale del Consiglio dei ministri. (Fonte: Agi)
Quindi, come già spiegato nell'articolo pubblicato qualche giorno fa per coloro che mi chiedevano come fare per adottare un orfano di haiti il governo si è mosso in tal senso è potete fare domanda di adozione.
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20/01/2010
Le adozioni iter ed enti preposti
Le adozioni iter ed enti preposti
Come e quali sono i metodi e l'iter per adottare un orfano

Grazie a coloro che hanno scritto e che vogliono informazioni per adottare bimbi orfani del terremoto di haiti. L’Italia si mobilita per tutti i bimbi che hanno perso i genitori ad Haiti. Sono tante le famiglie nostrane che si sono fatte avanti per salvare i piccoli che vagano tra le macerie di Port au Prince ad Haiti.
A darne notizia è il sottosegretario Carlo Giovanardi, presidente della Commissione per le adozioni internazionali.
Intanto, la direttrice di uno dei più grandi orfanotrofi di Haiti, che ospita 152 bambini, ha lanciato un appello ai governi di tutto il mondo affinchè possano accogliere subito gli orfani haitiani. I funzionari che si occupavano dei vari casi potrebbero essere infatti dispersi, feriti o impegnati nelle operazioni di soccorso e quindi i procedimenti per le adozioni sono bloccate.
Martedì la Commissione si riunirà e all’ordine del giorno ci sarà proprio questo problema. «Le adozioni ad Haiti – ha spiegato Giovanardi – vengono fatte soprattutto dai francesi. L’Italia ha solo un ente accreditato e l’anno scorso è stata fatta una sola adozione in quel Paese. Per altre due sono state avviate le procedure e stiamo verificando in queste ore cosa ne è stato dei due bambini interessati». Negli ultimi giorni, alla linea della Commissione sono giunte numerose telefonate ed e-mail di coppie che chiedono informazioni sulla possibilità di adottare minori provenienti da quel Paese, ma il sottosegretario ha invitato alla prudenza.
«Serve – ha sottolineato – un coordinamento internazionale. Non è pensabile che ogni Paese si muova per conto suo. È assolutamente indispensabile un raccordo per fare in modo che le procedure seguite, soprattutto in momenti di grande confusione come questi, offrano tutte le garanzie possibili per la sicurezza e la tutela dei minori». Martedì, ha aggiunto, «è previsto che la vice presidente della Cai presenti una relazione tecnica in modo che le indicazioni possano tradursi, nel più breve tempo possibile, in interventi concreti». In questi casi è necessario attendere che, nelle zone colpite dalla calamità, la situazione rientri nella normalità, affinchè siano ristabilite le condizioni per accertare l’effettivo stato di abbandono dei minori residenti nelle aree colpite (le cui famiglie potrebbero essere solo temporaneamente disperse) e le procedure di adozione degli orfani possano essere realizzate nel pieno rispetto delle norme nazionali e internazionali.
Colpito dal dramma dei bimbi haitiani anche il ministro della Difesa, Ignazio La Russa. «Mio figlio Leonardo, di 7 anni – ha raccontato – mi ha chiesto se possiamo far venire a casa nostra due bambini delle migliaia di Haiti che vagano per le strade dopo il terremoto. Se fosse per me a bordo della portaerei Cavour che probabilmente invieremo ricovererei solo bambini e penserei poi alla possibilità di adozione o di affido a cittadini italiani». Francesco Totti, ambasciatore Unicef, ha rivolto un appello attraverso un video-messaggio ed uno spot radiofonico: «dobbiamo tutti dare il nostro contributo per aiutare i bambini che sono rimasti soli, che hanno perso i loro genitori, che non hanno più una casa dove dormire, una scuola dove tornare».
Per avere informazioni più dettagliate di come e cosa fare potete visitare il sito della commissione per le adozioni.
Ringrazio coloro che mi hanno scritto e che le informazioni cui avete bisogno siano state esaurienti. per qualsiasi altra informazione scrivetemi pure farò il possibile per accontentare tutti. Mille grazie.
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09/11/2009
Test antidroga per i parlamentari, Casini: «Un atto di responsabilità»
Test antidroga per i parlamentari, Casini: «Un atto di responsabilità»
L'idea era stata rilanciata dal ministro La Russa. L'iniziativa su base volontaria. Giovanardi: «Nessuna demagogia». Cicchitto: «Dico no, spirale perversa»
| Pier Ferdinando Casini si sottopone al test (Ansa) |
MILANO - Era stato La Russa a (ri)lanciare l'idea: «È giusto che i politici si sottopongano volontariamente ai test volontari antidroga». Detto fatto: il ministro della Difesa aveva subito effettuato le analisi che sono praticate normalmente dalle pattuglie sul territorio. Risultato? Negativo. Così come per il sindaco di Milano, Letizia Moratti, e per il vicesindaco, Riccardo De Corato, che avevano aderito all'iniziativa durante la festa dell'Unità Nazionale e delle Forze Armate, a Milano.
CASINI - L'idea è piaciuta a Carlo Giovanardi: il sottosegretario alla presidenza del Consiglio ha messo a disposizione i locali del Dipartimento per le politiche di contrasto agli stupefacenti. I parlamentari che lo vogliano, possono fin da ora effettuare il test. Tra i primi a farlo Pier Ferdinando Casini che, alle 11, si è presentato in via del Moretto 13, dove si trova il presidio sanitario di Palazzo Chigi. Il leader Udc si era fatto promotore nella scorsa legislatura di un battaglia antidroga, dopo il caso Mele (il deputato centrista scoperto in un noto albergo della Capitale durante un 'festino' a base di coca) e il servizio delle «Iene» che svelò la positività di alcuni parlamentari a un test antidroga. «L'Udc aveva proposto una legge che lo rendeva obbligatorio per i parlamentari, ma il provvedimento è stato bocciato in Parlamento - spiega il leader dell'Udc - Bisogna che ciascuno si assuma le sue responsabilità. Oggi questo test è meglio di niente, anche se è solo un fatto simbolico».
REAZIONI - Lo stesso Giovanardi sottolinea a «24 Mattino», su Radio, 24 che nell'iniziativa «non c'è alcuna demagogia. Ho solo dato un'opportunità ai parlamentari di fare il test e dire ai cittadini 'io faccio il legislatore, devo essere una persona equilibrata'. Negli Stati Uniti lo stato di salute del candidato presidente è un affare nazionale. Per la dignità di un parlamentare, è giusto potersi sottoporre a un test, se lo vuole fare». Di diverso avviso Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione comunista, per il quale «il test è totalmente demagogico, è una presa in giro. Giovanardi dovrebbe dire che se un onorevole venerdì si è fatto dieci piste di coca, nell'analisi del capello lunedì non se ne troverà traccia. Le tracce di cocaina svaniscono molto prima, così come è assurdo che in giro per le stazioni ci sono i cani antidroga allenati per le droghe leggere mentre non riconoscono le droghe pesanti. Il sistema repressivo è tutto basato verso le droghe leggere perché l'altra, essendo la droga degli strati alti, viene lasciata correre». Replica secco Giovanardi: «Le tracce nel capello restano sei mesi, caro Ferrero: sei rimasto indietro».
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04/11/2009
Giovanardi all'attacco, promosso test antidroga per i parlamentari
Giovanardi all'attacco, promosso test antidroga per i parlamentari
Droga, controlli in parlamento: si parte lunedì
Roma - I primi furono quelli delle Iene che nel 2006 si misero davanti a Montecitorio a raccogliere campioni di sudore di deputati ignari. Li fecero analizzare e scoprirono che un eletto su quattro si faceva le canne. Poi arrivò Carlo Giovanardi che, con una veste più di partito che istituzionale, promosse un vero test antidroga. L’attuale esponente del governo era un parlamentare dell’Udc e si fece promotore, insieme a Pier Ferdinando Casini, di un test volontario tra i deputati. Aderirono in 122. Era uno screening su saliva e urine effettuato da un centro diagnostico di Roma. I deputati risultarono negativi ad anfetamina, cocaina, marijuana, metanfetamina, oppiacei e fenciclidina.
Ora è sempre Giovanardi ad andare all’attacco, questa volta in veste di sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, con una delega proprio sui problemi della droga. Anche questo sarà un test volontario riservato alla classe politica. Da lunedì 9 a venerdì 17 novembre, deputati e senatori potranno decidere se sottoporsi a un drug test immediato sulle urine. Gli uffici del dipartimento per le politiche antidroga della Presidenza del Consiglio, che si trova in via della Vite a Roma, saranno a disposizione dei parlamentari che intendono sottoporsi al test. Il Dipartimento potrà anche fornire l’indicazione delle strutture specialistiche accreditate presso le quali è possibile effettuare un ulteriore test di riscontro sul capello.
Iniziativa, quella dell’esponente del Pdl, che forse è indipendente dai fatti di cronaca, ma che è cascata proprio all’indomani delle prime ammissioni di Piero Marrazzo sull’uso di cocaina e delle relative reazioni. Proprio ieri il Codacons ha lanciato in 100 città italiane una raccolta firme per presentare una legge che preveda che parlamentari nazionali, componenti del governo e amministratori di Regioni,
Province e Comuni siano sottoposti a test antidroga. E, già che ci sono, di cultura generale. Analoga richiesta dalle opposizioni di centrodestra al Consiglio regionale del Lazio che hanno proposto l’analisi del capello per i politici locali e hanno incassato qualche sì anche nella giunta che un tempo era guidata da Marrazzo.
Una crociata molto trasversale quella contro l’uso delle sostanze stupefacenti da parte di politici. Tanto che a invocarla ieri erano due politici che, in altre occasioni, se le danno di santa ragione: Ignazio La Russa e Antonio Di Pietro. Il ministro della Difesa ha annunciato di avere chiesto «ai capigruppo del Pdl l’adesione a una mia iniziativa, che sarebbe volontaria e non obbligatoria, che prevede che i parlamentari si facciano analizzare un capello per testimoniare che chi è eletto dal popolo non ha assunto droghe negli ultimi sei mesi».
L’ex pubblico ministero, leader di Italia dei valori, è sulla stessa linea: «Un politico drogato non fa bene il suo mestiere, oltre ad essere ricattato. Ad ogni persona che amministra la cosa pubblica farei il test anti-droga per sapere se è drogato o meno, anche in Parlamento, perché anche lì gira la droga», ha spiegato parlando a RaiDue.
L’iniziativa di Giovanardi dovrebbe accontentare tutti, anche se servirà più che altro a dare la patente di affidabilità a tutti quei parlamentari che non fanno uso di droghe. Si tratta infatti di un test volontario ed è difficile che eletti dediti alle sostanze decidano di aderire. D’altro canto è impensabile che un test di questo genere per la classe politica possa essere obbligatorio (anche se per altre categorie è previsto). Farlo all’insaputa dei diretti interessati, poi, può essere pericoloso. Lo sanno bene quelli delle Iene. La messa in onda del servizio fu bloccata dal Garante per la Privacy, il programma di Italia Uno fu anche condannato dalla Corte di Cassazione.
Per la cronaca i risultati del test delle Iene (prelevarono il sudore dalla fronte dei deputati con un tampone) furono i seguenti: il 32 per cento degli intervistati risultò positivo. Di questo il 24 per cento (12 persone) alla cannabis e l’8 per cento (4 persone) alla cocaina.
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