29/03/2012
Lombardo, imputazione coatta per mafia. Il governatore: «Non mi dimetto, vado avanti»
Lombardo, imputazione coatta per mafia. Il governatore: «Non mi dimetto, vado avanti»SICILIA. L'imputazione è concorso esterno in associazione mafiosa. La decisione del gip di Catania per il presidente siciliano Raffaele Lombardo e il fratello Angelo nell'inchiesta «Iblis»
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03/01/2012
Gaetano Riina, arresto annullato: il gip «copia e incolla» l'atto dei pm
Gaetano Riina, arresto annullato: il gip «copia e incolla» l'atto dei pmMa il fratello del boss di cosa nostra resta in carcere. Il giudice avrebbe ripreso il testo senza neanche cambiare le parole «questo pm» con «questo gip»
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28/01/2011
Vendita della Roma, arrestato in Austria l'agente Fifa Fioranelli
Vendita della Roma, arrestato in Austria l'agente Fifa FioranelliIl gip aveva emesso contro di lui e l’avvocato svizzero Volker Flick un ordine di custodia cautelare per aggiotaggio. I due avrebbero ottenuto illecitamente denaro da istituti finanziari per acquistare azioni della Roma
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13/07/2010
Elettrosmog, perizia del gip sulle onde di Radio Vaticana: nesso con i tumori
Elettrosmog, perizia del gip sulle onde di Radio Vaticana: nesso con i tumoriL'INCHIESTA. Rispetto alle morti avvenute tra il ’90 e il 2003 per le quali erano indagate 6 persone per omicidio colposo: «Rischio di malattia per leucemia e linfomi nei bambini»
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| Le antenne e il centro abitato (Foto Ansa) |
ROMA - «Lo studio suggerisce che vi sia stata una associazione importante, coerente e significativa tra esposizione residenziale alle strutture di Radio Vaticana ed eccesso di rischio di malattia per leucemia e linfomi nei bambini, e che le strutture di MariTele, in modo limitato e additivo, abbiano plausimibilmente contribuito all’incremento di quel rischio». Così si legge nella superperizia disposta dal gip del tribunale di Roma, rispetto alle morti da elettrosmog avvenute tra il ’90 e il 2003, nell’ambito dell’inchiesta per omicidio colposo, nella quale erano indagate 6 persone.
L'INCHIESTA - L'inchiesta aveva avuto origine dalle denunce presentate nel 2001 dagli abitanti di Cesano, piccolo centro a Nord di Roma, secondo le quali la morte di residenti per leucemia sarebbe legata alle emissioni elettromagnetiche. Tra i documenti presentati con l'esposto al vaglio degli inquirenti, i comitati dei familiari delle vittime avevano presentato un rapporto dell'Agenzia di Sanità Pubblica del Lazio secondo cui il tasso di mortalità per leucemia infantile a Cesano, situato nei pressi degli impianti di Radio Vaticana, era tre volte superiore rispetto ad altre zone della capitale. I magistrati avevano disposto una perizia. Radio Vaticana si è sempre difesa sostenendo di avere prodotto onde elettromagnetiche entro i limiti fissati a livello internazionale e ha negato la scientificità delle ricerche mediche - prodotte dalle associazioni degli abitanti di Cesano - che mostravano un aumento di tumori nella zona attorno agli impianti.
«CONDIZIONI DI PROVA VERIFICATE» - Le conclusioni del rapporto di 139 pagine sono firmate dal professor Andrea Micheli. L’accertamento è stato disposto dal gip Zaira Secchi nel maggio 2005, ed è stato svolto in sede di incidente probatorio per quel che riguarda l’incidenza della mortalità da leucemia nelle zone di Cesano e La Storta. «Per quanto concerne lo studio di mortalità relativo alle strutture di Radio Vaticana, le condizioni di prova richiesta si sono verificate», si spiega.
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| (Foto Ansa) |
ECCESSO DI LEUCEMIE E LINFOMI NELLA ZONA - Stando alla perizia, poichè la leucemia è una patologia «relativamente rara» negli adulti, l'esposizione di lungo periodo (oltre dieci anni) alle antenne di Radio Vaticana per i bambini sino a 14 anni di età, che hanno abitato nella fascia tra 6 e 12 km, ha determinato un eccesso di incidenze di leucemie e linfomi. Nei casi di decessi di adulti, invece, gli esperti nominati dal giudice hanno evidenziato «un'associazione importante, coerente e significativa» tra i malati e quelli che hanno abitato a poca distanza da Radio Vaticana, associazione che non sembra sia stata supportata da prove decisive nel caso degli impianti della Marina.
LE PERSONE INDAGATE - Nelle pagine della perizia gli esperti danno conto degli aspetti anagrafici della popolazione investigata, della storia di tabagismo (fumo attivo e passivo), dell'esposizione da alcol sulle patologie familiari e sui decessi complessivamente avvenuti negli ultimi anni nelle aree vicine a Radio Vaticana (137 morti) e a Maritele (141). L'inchiesta della procura, prima che venisse affidata la perizia, chiamava in causa Roberto Tucci, Pasquale Borgomeo e Costantino Pacifici (responsabili dell'emittente della Santa Sede) e Gino Bizzarri, Vittorio Emanuele Di Cecco e Emilio Roberto Guarini, della Marina Militare. I primi tre, tra l'altro, erano finiti sotto processo per «getto pericoloso di cose», in relazione all'emissione nociva di onde elettromagnetiche provenienti dagli impianti radiofonici di Santa Maria di Galeria. Pacifici, però, era stato assolto in primo grado, mentre per Tucci e Borgomeo (poi deceduto) la corte d'appello, dopo una prima assoluzione annullata dalla Cassazione, aveva dichiarato il «non doversi procedere» per prescrizione del reato.
Redazione online
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13/11/2009
Cosentino parla con il premier: «Io mantengo la candidatura»
Cosentino parla con il premier: «Io mantengo la candidatura»
Il sottosegretario accusato di essere vicino alla camorra: «L'ho detto a Berlusconi e lui ha preso atto», «il leader del pdl non mi ha chiesto un passo indietro». l'opposizione chiede le dimissioni
| Nicola Cosentino (LaPresse) |
MILANO -ROMA - Nessun passo indietro. Nemmeno sulla volontà di candidarsi per la carica di presidente della Regione Campania. Nonostante le durissime parole del presidente della Camera Gianfranco Fini che aveva dichiarato che ormai «la sua candidatura non è più nel novero delle cose possibili». «Io mantengo la candidatura: l'ho detto a Berlusconi e lui ha preso atto». Così il sottosegretario all'Economia Nicola Cosentino, uscendo da Palazzo Grazioli, dove ha incontrato il presidente del Consiglio, a proposito della candidatura a governatore della Campania. E il Cavaliere cosa le ha detto? Gli è stato chiesto. «Ha preso atto e comunque non mi ha chiesto un passo indietro». «Il presidente - ha riferito Cosentino - mi ha espresso solidarietà. Conosceva le carte processuali e lo stesso avvocato Niccolò Ghedini le aveva viste», ha aggiunto parlando dell'inchiesta della procura di Napoli che ha portato alla richiesta di misure cautelari nei suoi confronti. «Io gli ho detto che mantengo la candidatura», ha proseguito il sottosegretario al termine dell'incontro nella residenza-ufficio del Cavaliere, sottolineando di aver spiegato al premier «le ragioni del territorio e soprattutto ho sostenuto che non possono essere alcuni procuratori a decidere l'evoluzione democratica. Io sono l'espressione dell'intera regione Campania e quindi mantengo la mia candidatura che è ancora più forte di prima dopo quello che è successo». Insomma, ha aggiunto, «qualsiasi decisione dovrà avere il territorio come protagonista».
L'OPPOSIZIONE VUOLE LE DIMISSIONI - Cosentino è accusato dalla procura di Napoli di aver appoggiato il clan dei casalesi, la potente associazione camorristica del casertano, tanto da averne chiesto l'autorizzazione all'arresto alla Camera dei deputati. Un'accusa che ha scatenato l'ira dell'opposizione. «Nicola Cosentino non può rimanere al suo posto di sottosegretario. Ho inviato una lettera a tutti i capigruppo dell'opposizione per presentare una mozione di sfiducia nel caso la Camera respinga la richiesta d'arresto». Lo afferma in una nota il capogruppo dell'Italia dei Valori alla Camera Massimo Donadi. «Il sottosegretario all'Economia - aggiunge Donadi - è accusato di reati gravissimi, di collusione con il clan dei Casalesi e la procura ha chiesto il suo arresto. Cosentino dovrebbe avere la dignità di dimettersi e il governo quella di rimuoverlo, invece nel centrodestra tutti fanno finta che non stia succedendo niente». «Il braccio di ferro - conclude il capogruppo Idv - sulla candidatura di Cosentino alla presidenza della Campania, infine, è stata una farsa. Un minuto dopo la sua eventuale elezione, infatti, Cosentino verrebbe arrestato, perchè perderebbe l'immunità parlamentare».
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11/11/2009
L'ordinanza del gip su Cosentino «Sostegno elettorale dai Casalesi»
L'ordinanza del gip su Cosentino «Sostegno elettorale dai Casalesi»
Il sottosegretario all'economia è accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, «pressioni su enti prefettizi per incidere sul rilascio delle certificazioni antimafia»
| Nicola Cosentino (LaPresse) |
MILANO - Nicola Cosentino «contribuiva, sin dagli anni '90 a rafforzare vertici e attività del gruppo camorrista facente capo alle famiglie di Bidognetti e Schiavone (..) Da tale sodalizio Consentino riceveva puntuale sostegno elettorale». È quanto si legge nel capo di imputazione per concorso esterno in associazione mafiosa emesso dal gip Raffaele Piccirillo nei confronti del sottosegretario all'Economia e coordinatore regionale del Pdl. L'ordinanza di custodia cautelare in carcere, 351 pagine in tutto, è stata trasmessa alla Camera per l'autorizzazione all'esecuzione. «È stata notificata questa mattina al presidente della Camera la richiesta di custodia in carcere per Cosentino» ha confermato Gianfranco Fini. Che in merito al destino politico del leader del Pdl campano ha opposto un severo alt: «La sua candidatura non è più nel novero delle cose possibili». Pare, d'altra parte, che il coordinatore campano del Pdl abbia anche avuto un colloquio telefonico con Berlusconi. Il premier avrebbe invitato Cosentino a tenere duro e ad andare avanti.
«SOSTEGNO ELETTORALE» - Nelle 351 pagine dell'ordinanza, il gip Piccirillo parla di un vero e proprio sodalizio tra il sottosegretario e le famiglie Bidognetti e Schiavone. Da tale legame Cosentino, si legge, «riceveva puntuale sostegno elettorale in occasione delle elezioni a cui partecipava quale candidato diventando consigliere provinciale di Caserta nel 1990, consigliere regionale della Campania nel 1995, deputato per la lista Forza Italia nel 1996 e, quindi, assumendo gli incarichi politici prima di vice coordinatore e poi di coordinatore del partito di Forza Italia in Campania, anche dopo aver terminato il mandato parlamentare del 2001». Cosentino avrebbe in particolare «garantito il permanere dei rapporti tra imprenditoria mafiosa, amministrazioni pubbliche e comunali».
«INDEBITE PRESSIONI» - Nel capo di imputazione si fa riferimento, inoltre, a «indebite pressioni nei confronti di enti prefettizi per incidere, come nel caso della Eco4 spa (società che operava nel settore dei rifiuti, ndr) nelle procedure dirette al rilascio delle certificazioni antimafia». Cosentino è anche accusato di aver creato e cogestito «monopoli d'impresa, quali l'Eco4 spa e nella quale Cosentino esercitava, in posizioni sovraordinata a Giuseppe Vitiello, Michele Orsi (ucciso poi in un agguato di camorra, ndr), e Sergio Orsi, il reale potere direttivo e di gestione, così consentendo lo stabile reimpiego dei proventi illeciti, sfruttando delle attività di impresa per scopi elettorali, anche mediante l'assunzione di personale e per diverse utilità».
«ASSUNZIONI MASSICCE IN CONCOMITANZA DELLE ELEZIONI» - Uno dei capitoli affrontati dal gip Piccirillo nell'ordinanza è quello delle assunzioni «massicce» in coincidenza con le scadenze elettorali. Il magistrato riporta alcuni brani di un interrogatorio reso dall'imprenditore Michele Orsi (titolare della Eco4 ucciso in un agguato di camorra) il 15 giugno. In quella circostanza Orsi «confermava il rapporto politico privilegiato allacciato sin dagli albori della società mista, a suo dire su sollecitazione del presidente Valente, con Nicola Cosentino e Mario Landolfi». Michele Orsi «descriveva - spiega il giudice - i termini essenziali dello scambio instaurato con i detentori del potere politico». L'accaparramento dei contratti di raccolta dei rifiuti solidi urbani presso tutti o quasi tutti i Comuni consorziati e la promozione di un ciclo integrato alternativo - osserva il magistrato - era l'impegno che i politici assumevano verso gli uomini del Consorzio. Massicce assunzioni (Orsi parla del 70% delle risorse umane) di personale inutile e talvolta del tutto inoperoso, effettuate in concomitanza con le scadenze elettorali o per conquistare il favore di persone che potevano tornare utili in ragione del ruolo professionale o politico rivestito rappresentavano la contropartita che i protettori politici richiedevano e puntualmente ottenevano dagli imprenditori mafiosi della ECO4 s.p.a.».
LE RIVELAZIONI DI UN PENTITO - Di sostegno elettorale da parte dei clan a Cosentino parla anche l'imprenditore casertano Gaetano Vassallo, che dal 2008 collabora con i magistrati dopo essere stato arrestato nell'ambito delle inchieste sulle infiltrazioni dei clan nella gestione dello smaltimento rifiuti in Campania. In un interrogatorio reso ai magistrati il primo aprile dello scorso anno, Vassallo racconta che fu il boss Francesco Bidognetti a indicargli la necessità di procurare voti all'attuale sottosegretario. «Ebbi modo - spiega Vassallo - di conoscere Nicola Cosentino proprio attraverso Francesco Bidognetti, proprio nel periodo antecedente all'arresto di quest'ultimo. Mi ero aggiudicato il servizio di raccolta dei rifiuti solidi urbani sul comune di San Cipriano con la Setia Sud, intestata a mio fratello Salvatore, e un giorno Francesco Bidognetti mi convocò affinchè indicessi una riunione con le maestranze per sostenere il candidato Nicola Cosentino per le elezioni provinciali. Me lo presentò come suo amico e io personalmente ebbi a prelevare Cosentino insieme al fratello minore e a portarlo presso il deposito dove erano riunite le maestranze, invitandole al voto secondo le indicazioni di Francesco Bidognetti». A partire da allora, continua il pentito, «ebbi modo di incontrare Cosentino anche dopo la sua elezione a parlamentare».
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02/07/2009
«Spartacus End»: ultimo colpo al clan dei Casalesi
«Spartacus End»: ultimo colpo al clan dei Casalesi
Camorra. Quindici ordinanze emesse dal gip per una serie di omicidi avvenuti dopo la scomparsa di Bardellino
Il boss Nicola Caterino
CASERTA - Sono quindici le ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dal gip, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia di Napoli, nell’ambito del’inchiesta «Spartacus End», condotta dalla Dia, che ha fatto luce su una serie di omicidi commessi alla fine degli anni ’80 dal clan dei Casalesi, nell’ambito nella lotta di potere scatenatasi nel Casertano per la sostituzione del «boss» Antonio Bardellino, a seguito della sua morte.
LOTTA PER LA SUCCESSIONE - L’ultimo omicidio «eccellente» che consacrò l’affermazione sul territorio del gruppo Schiavone-Bidognetti, allora emergente, e sul quale la Dia ha fatto ora luce, grazie anche alle dichiarazioni di collaboratori di giustizia, è quello di Vincenzo De Falco, soprannominato «o' fuggiasco». Quest’ultimo avrebbe voluto insediarsi al posto di Bardellino, ma il gruppo guidato da Francesco Schiavone, «Sandokan» e da Francesco Bidognetti, «Cicciotto ’e mezzanotte», lo uccise e si pose definitivamente a capo della camorra casertana. La Dia ha svelato anche i risvolti di un quadruplice omicidio, avvenuto in quegli anni, nei confronti di esponenti della Nuova camorra organizzata, all’epoca guidata da Raffaele Cutolo. L’operazione di stamane chiude definitivamente l’inchiesta «Spartacus» che, negli anni scorsi, portò, in vari scaglioni, all’arresto di circa 800 persone, molte delle quali furono poi condannate in un mega processo.
LA DIA ARRIVA ALL'ALBA - L'operazione è iniziata all'alba. Le persone contro le quali sono stati emessi i provvedimenti della magistratura sono accusate di numerosi omicidi commessi negli ultimi anni dall’organizzazione camorristica casertana per ottenere il controllo egemonico del territorio. Tra gli esponenti in manette anche il boss Nicola Caterino che guidava, nell'area di Cesa, il clan Caterino-Ferraro
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