20/09/2010
Nasce il giro del mondo in dirigibile
Nasce il giro del mondo in dirigibileAl vincitore un premio di almeno 500mila dollari. Partirà da Londra il 23 settembre 2011 e dovrebbe concludersi nel marzo 2012
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28/08/2009
Velista 13enne non farà il giro del mondo
Velista 13enne non farà il giro del mondo
Laura Dekker bloccata da tribunale olandese e affidata ai servizi sociali: l'impresa sarebbe durata due anni, voleva partire a settembre. Due giorni fa il record è andato a un inglese
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| Laura Dekker (Afp) |
Laura Dekker, olandese di 13 anni, non può realizzare il suo sogno, almeno per il momento: circumnavigare il globo in barca a vela in solitaria. Motivo: è troppo giovane. Laura voleva partire a settembre, per diventare la più giovane velista ad aver realizzato l'impresa che sarebbe durata due anni.
SOTTO TUTELA - Lo stop è arrivato dalla giustizia olandese: il tribunale dei minori di Utrecht ha sospeso la patria potestà dei genitori per due mesi e ha deciso l'apertura di un'inchiesta per valutare l'impatto che una simile esperienza può avere sullo stato fisico e psichico della ragazza. Per due mesi i genitori dovranno negoziare tutte le decisioni importanti riguardanti la figlia. «Questo - spiega il tribunale - significa che Laura non può cominciare il suo viaggio intorno al mondo senza il consenso dei servizi sociali». La ragazza non era in aula. Il padre ha ascoltato la sentenza, ma non ha voluto rilasciare dichiarazioni. Erano stati proprio i servizi di protezione dell’infanzia a chiedere l’affidamento temporaneo, dopo che il padre aveva chiesto a luglio un’autorizzazione per dispensarla per due anni dall’obbligo scolastico.
NATA SU UNA BARCA - Laura Dekker aveva fatto parlare di sé anche in Gran Bretagna. A maggio, scrivono i media olandesi, era stata bloccata dalle autorità portuali di Lowestoft, che non volevano farla ripartire da sola sulla sua barca "Guppy". La ragazza il mare ce l'ha nel sangue, essendo nata da genitori patiti della vela. Non solo: quando è venuta al mondo, al largo delle coste neozelandesi, i genitori erano impegnati in un giro del mondo durato sette anni. Una famiglia davvero cosmopolita, tanto che Laura ha tre nazionalità: olandese, tedesca e neozelandese. Aveva pensato di trasferirsi in Nuova Zelanda per salpare sul suo "Guppy", ma le autorità olandesi hanno fatto sapere che i servizi di tutela dei minori del Paese avrebbero avuto lo stesso atteggiamento. Ma Laura non demorde: «Da quando ho dieci anni so che mi piacerebbe tantissimo fare il giro del mondo. Mi sembra una cosa molto carina», ha detto in tv. Un giorno il suo sogno diventerà realtà.
RECORD A UN INGLESE - Per il momento però il record di skipper più giovane ad aver girato il mondo in solitaria spetta a Mike Perham, inglese di 17 anni. Partito il 15 novembre 2008 da Portsmouth, ha viaggiato per 30mila miglia attraversando l'Atlantico, fino al Capo di Buona Speranza, raggiungendo poi l'Australia e la Nuova Zelanda. Da qui è ripartito verso nordest fino al Canale di Panama tornando così nell'Atlantico. Un viaggio in cui Perham ha sfidato il vento e le onde, affrontando anche numerosi problemi tecnici che lo hanno costretto a diverse soste. Dopo nove mesi, due giorni fa ha tagliato il traguardo situato tra Lizar Point, in Cornovaglia, e Ushant in Francia, scortato dalla Royal Navy che ha certificato la realizzazione del record. Anche Mike viene da una famiglia di appassionati navigatori. Il precedente record era stato stabilito dal 18enne australiano David Dicks.
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09/11/2008
Soli con la barca a vela, serve lo psicologo
Soli con la barca a vela, serve lo psicologoAl via dalla Francia il Vendée Globe, giro del mondo in solitaria. Non più di metà delle imbarcazioni taglierà il traguardo dei 45 mila km. A bordo Bibbia, iPod e cibo liofilizzato

MILANO - La metà della flotta, trenta barche, non concluderà la regata. Statistiche, altro che vento del pessimismo. Perché per il Vendée Globe, giro del mondo a vela in solitario e senza scali, 6ª edizione, si salpa oggi da Les Sables d’Olonne, golfo di Biscaglia, senza sapere quando, e se, si torna. «Passeggera clandestina», chiamano la paura i capitani coraggiosi (17 francesi, 7 inglesi tra cui due donne, Dee Caffari e Samantha Davies, 2 svizzeri, uno spagnolo, un austriaco, un canadese e un americano) che hanno scelto questo viaggio dentro se stessi lungo 45 mila chilometri, la prova estrema della grande vela oceanica, tre mesi al timone parlando con la barca per non impazzire.
Un team di specialisti, medici e psicologi, assisterà i concorrenti da terra via radio. Ma a nulla servirono i loro sforzi, nel 2001, per risollevare dallo stato di prostrazione psicologica la giovane Ellen Mac Arthur, che l’Inghilterra adottò dopo averla sentita singhiozzare in diretta sulla Bbc e che solo i genitori, in collegamento dalla casa nel Derbyshire, riuscirono a dissuadere dal ritiro. Il corso di sopravvivenza pre-regata è obbligatorio. L’assicurazione sulla vita, caldamente consigliata. Il rischio è dietro ogni onda. Nel ’96 Pete Goss trasse in salvo il rivale Raphaël Dinelli, alla deriva sul gommone di salvataggio nel terribile Oceano Indiano, e in quell’edizione maledetta il canadese Gerry Roufs sparì nel nulla, inghiottito dal Pacifico del Sud, che sei mesi dopo sputò gli avanzi della sua barca sulle coste del Cile. Bertrand de Broc, infortunato, si ricucì la lingua seguendo le istruzioni del dottore. Rambo, in confronto, era un pivello.
Salpare per il Vendée, significa buttarsi con un paracadute bucato. Può andar bene, oppure no. «E se sopravvivi, diventi un amuleto ambulante» scherza ma non troppo Vincent Riou, recidivo (seconda Vendée) e campione in carica, stella dello squadrone francese che vivrà l’evento con la passione di un Mondiale di calcio, l’uomo che sussurra alle vele e che punta ad abbassare il record: mettersi il mare in tasca in meno di 80 giorni (il primato, che gli appartiene dal 2005, è di 87 giorni, 10 ore, 47’55’’), alla faccia del buon senso e della fantasia di Jules Verne. La sfida è tecnica, fisica e psicologica. L’assenza di scali ne aumenta il coefficiente di difficoltà: se l’affidabilità dello scafo è già un’incognita, la solidità mentale dei solitari nei Quaranta ruggenti e nei Cinquanta urlanti, navigando tra il 40˚ e il 50˚ parallelo dell’Emisfero Sud e doppiando i tre Capi (Buona Speranza, Leeuwin, Horn), sarà la variabile sulla quale costruire un’avventura indimenticabile o un viaggio senza ritorno. «Laggiù non c’è sole, il mare è grigio, fa freddo, il vento soffia a 60 kmall’ora e le onde possono raggiungere otto metri d’altezza - ricorda Isabelle Autissier, leggenda francese di una vela che non esiste più ma che conserva ottima memoria -. Laggiù ti senti lontanissimo dal resto del genere umano. Il Vendée è come guardare in faccia un fantasma per cento giorni. L’equilibrio è fondamentale».
Loïck Peyron, il più giovane della dinastia di fratelli velisti, non si terrà tutto dentro: «Il terzo giorno di regata comincio a confidarmi con il mio scafo e non mi fermo più». Dee Caffari studierà il francese: «Al mio ritorno desidero parlarlo perfettamente». C’è chi ha imbarcato, in una cambusa prevalentemente di cibi liofilizzati per non appesantire troppo la barca, orsetti di peluche, foto dei figli, sciroppo di menta per mascherare il gusto dell’acqua desalinizzata, resistenze elettriche da usare tra gli iceberg, l’iPod, la Bibbia. Gonfiare le vele di fede, oltre che di vento, scalda l’anima. E, forse, anche un po’ le mani.
13:01 Scritto in SPORT ESTREMI | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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