12/03/2010

Gioca al tiro al bersaglio dalla finestra e spara ad un 15enne in gita scolastica

Gioca al tiro al bersaglio dalla finestra e spara ad un 15enne in gita scolastica

 

I COLPI DA UNA PALAZZINA DI VIA MANIN. Arrestato un italiano: provava la pistola nuova mirando ai passanti. Sette giorni di prognosi per lo studente

 

 

ROMA - Giocava al tiro al bersaglio sparando ai passanti dalla finestra. Tragedia sfiorata a Roma, in via Manin, dove i poliziotti del commissariato Viminale, intervenuti per la segnalazione di colpi d’arma da fuoco, hanno trovato un ragazzo di 15 anni, a Roma per una gita scolastica insieme ai compagni di scuola, seduto a terra con una ferita all’orecchio sinistro.

SPARI DALLA FINESTRA - Dal racconto dei ragazzi, gli agenti hanno focalizzato la loro attenzione su una palazzina di fronte, dalla quale secondo loro erano partiti 4 colpi di pistola, dei quali il primo aveva colpito il loro compagno, poi accompagnato al pronto soccorso con una prognosi di 7 giorni per ferita lacero contusa alla testa. Perquisendo la stanza i poliziotti hanno trovato e sequestrato, nascosta nell’armadio sotto una coperta, una pistola Beretta calibro 4,5 mm priva del tappo rosso, con incorporato un cilindro contenente gas CO2; nascosti poi dentro una valigetta c’erano più di 600 proiettili di metallo e 10 capsule di CO2, utilizzate per alimentare l’arma e documenti rubati.

ARRESTATO ITALIANO - La pistola in questione, replica di una Beretta, è considerata di libera vendita, con l’unico obbligo del rivenditore di annotare su un apposito registro le generalità dell’acquirente: l’uomo, interrogato dagli agenti, ha raccontato di aver comprato la pistola in un armeria della capitale e che voleva provarla senza l’intenzione di colpire qualcuno. D.L.P. , italiano di 39 anni, è stato arrestato con le accuse di lesioni dolose aggravate, ricettazione e porto abusivo di strumento atto ad offendere. In attesa del rito direttissimo. Da alcune testimonianze raccolte sul posto, la Polizia ha appreso che altri passanti sono stati oggetto di «tiro al bersaglio» da parte dell’arrestato. (fonte Apcom)


08/03/2010

Daniele escluso dalla gita perché disabile. Il ministro Gelmini invia un bus attrezzato

Daniele escluso dalla gita perché disabile. Il ministro Gelmini invia un bus attrezzato

 

L'intervento decisivo dopo che la storia è stata riportata dai siti del Corriere. La «numero uno» del ministero assicura: lo studente potrà andare a Praga con i suoi compagni di classe

 

Il ministro Gelmini

 

BARI - Interviene il ministro delle Pubblica Istruzione, Maria Stella Gelmini, e la vicenda di Daniele, lo studente disabile diciottenne dell'istituto tecnico commerciale, «Romanazzi», che non poteva andare in gita con i compagni a Praga dal 22 al 27 marzo, a causa della mancanza di un mezzo adeguato, sta per avere un «happy end».

IL MINISTRO - «Questa mattina - riferisce il portavoce della Gelmini - il ministro ha letto la storia riportata dal Corriere.it e dal Corriere del Mezzogiorno.it e si è immediatamente attivato. Ha chiamato la preside Pirolo e le ha assicurato che saranno inviati due bus per consentire a Daniele di partecipare all'iniziativa scolastica all'estero. Uno degli automezzi è completamente attrezzato per consentire il viaggio del giovane che soffre di disabilità motoria». Un intervento davvero tempestivo per una storia che rischiava di emarginare e discriminare il diciottenne studente.

LE AZIENDE LOCALI - La mamma di Daniele, Annarita Sansone, aveva denunciato che le aziende locali di trasporto, contattate dall'istituto, non erano in grado di mettere a disposizione un bus «speciale», con tanto di pedana e attrezzature in grado di fra viaggiare i disabili. «Io so che la scuola ha fatto il possibile - spiegava la mamma - ma davvero non è accettabile che un ragazzo come Daniele non possa partecipare ad una gita scolastica perché è su una sedia a rotelle. Nel 2010 ci sono ancora situazioni come questa che vengono affrontate con troppa leggerezza». Daniele frequenta il quinto anno e vive su una sedia a rotelle per una disabilità motoria. «La scuola - prosegue Annarita - ci aveva comunicato l’impossibilità di fare partecipare Daniele alla gita. In realtà ci sono state proposte delle soluzioni, ma non sono soddisfacenti».

MILLE FIRME - Da qui la raccolta di quasi mille firme da parte degli studenti e dei professori e la corsa contro il tempo per trovare un mezzo idoneo. Una delle agenzie aveva proposto di mettere un autista supplementare su un mezzo e di aiutare, quindi, Daniele a salire sul pullman senza ricorrere alla pedana. Ma la madre avrebbe dovuto firmare una dichiarazione che sollevava l’agenzia e la scuola da qualsiasi responsabilità. «Io non me la sono sentita - concludeva la signora Sansone - ragazzi come Daniele incontrano ogni giorno tantissime difficoltà e questo non è giusto».
Ora l'intervento decisivo del ministro Gelmini che restituisce il giusto diritto a Daniele di partecipare alle attività didattiche, anche se queste si svolgono «on the road».

La storia di Daniele

BARI — Gita negata a Daniele, uno studente diciottenne disabile. Accade nell’istituto tecnico commerciale Romanazzi: le aziende di trasporto che si occupano delle visite di istruzione non hanno messo a disposizione pullman adatti per questo tipo di esigenza. A denunciare l’accaduto è la madre dello studente, Annarita Sansone. «Io so che la scuola ha fatto il possibile - spiega - ma davvero non è accettabile che un ragazzo come Daniele non possa partecipare ad una gita scolastica perché su una sedia a rotelle. Nel 2010 ci sono ancora situazioni come questa che vengono affrontate con troppa leggerezza». Daniele ha 18 anni, frequenta il quinto anno nell’istituto tecnico commerciale Romanazzi, vive su una sedia a rotelle per una disabilità motoria. Una condizione che non gli permetterà di partecipare alla visita di istruzione che la scuola ha organizzato per Praga dal 22 al 27 marzo. «La scuola - prosegue la mamma - ci ha comunicato l’impossibilità di fare partecipare Daniele alla gita. In realtà ci sono state proposte delle soluzioni, ma non sono soddisfacenti».

La preside Cecilia Pirolo ha inviato mesi fa una lettera a tutte le agenzie che si occupano di trasporto per le visite di istruzione per individuare quella che poteva fornire un mezzo adatto alle esigenze di Daniele, con una pedana per la sedia a rotelle e un posto all’interno del pullman. Mezzo che nessuna delle aziende pugliesi ha a disposizione. Da qui la raccolta di quasi mille firme da parte degli studenti e dei professori e la corsa contro il tempo dell’istituto per trovare un mezzo idoneo. L’altra soluzione sarebbe stata quella di pagare un secondo pulmino, più piccolo. Ma Daniele avrebbe dovuto viaggiare quasi completamente da solo. «Non so se questa situazione è stata gestita male - prosegue Annarita Sansone - e non so di chi siano le responsabilità. So solamente che mio figlio non partirà con gli altri perché non gli è stato messo a disposizione un pullman». Una delle agenzie aveva proposto di mettere un autista supplementare su un mezzo e di aiutare quindi Daniele a salire sul pullman senza ricorrere alla pedana. Ma la madre avrebbe dovuto firmare una dichiarazione che sollevava l’agenzia e la scuola da qualsiasi responsabilità. «Io non me la sono sentita - conclude Sansone - ragazzi come Daniele incontrano ogni giorno tantissime difficoltà e questo non è giusto. Mio figlio dovrebbe avere le stesse possibilità degli altri». La preside del Romanazzi è dalla parte della mamma di Daniele. «Noi come scuola abbiamo fatto davvero il possibile - spiega - e sono dispiaciuta per come sono andate le cose. Non è concepibile che in Puglia non ci sia un’azienda che metta a disposizione pullman attrezzati. Neanche una abbiamo trovato».

Risposta del Provveditore

 

 

 

Il direttore dell’Ufficio scolastico provinciale Giovanni Lacoppola
Il direttore dell’Ufficio scolastico provinciale Giovanni Lacoppola

BARI — «E’ inaccettabile che si verifichino situazioni come questa. I diritti dei disabili devono essere tutelati». Il direttore dell’Ufficio scolastico provinciale Giovanni Lacoppola è su tutte le furie. E lunedì (oggi, ndr) scriverà una lettera alla preside dell’istituto tecnico commerciale Romanazzi, Cecilia Pirolo, per fare in modo che Daniele, 18 enne, disabile su una sedia a rotelle, partecipi come i suoi compagni, alla visita di istruzione a Praga.

A denunciare l’accaduto è stata la mamma del ragazzo, Annarita Sansone. «Non è vero che non ci sono mezzi con pedane adatte al caso - ribadisce Lacoppola - i ragazzi come Daniele viaggiano per tutto il mondo sui pullman, perché in questo caso non deve essere possibile?». Lacoppola chiederà ai suoi uffici di fare in poche ore una ricerca di mercato per individuare l’azienda adatta. «Credo sia stata compiuta una leggerezza da parte della scuola - prosegue Lacoppola - che forse non si è impegnata come avrebbe dovuto per permettere a Daniele di andare in visita di istruzione. Presenterò io stesso l’elenco delle agenzie che hanno questo tipo di mezzi. Il pullman non deve arrivare per forza dalla Puglia, può essere inviato anche da Roma. Non vedo proprio dove sta il problema». Non è il primo caso che però si è verificato nelle scuole di Bari e provincia.

Già l’anno scorso il provveditore Lacoppola inviò una circolare a tutti gli istituti, ribadendo il diritto allo studio degli alunni, con particolare riferimento ai ragazzi diversamente abili. «Ci sono stati istituti ad esempio - prosegue Lacoppola - che non hanno fatto partecipare i ragazzi disabili alle manifestazioni teatrali, o alle visite di istruzione. Ho inviato una circolare con la quale mi sono impegnato a denunciare al ministero simili atteggiamenti. Da allora i casi sono diminuiti. Fino a scomparire. Questo del Romanazzi è il primo che mi viene presentato dall’inizio dell’anno. Interverrò per garantire il diritto del ragazzo». Daniele, 18 anni, è al quinto anno nell’istituto tecnico commerciale di Bari. La sua scuola ha organizzato un viaggio di sei giorni per Praga. Ma c’era bisogno di reperire un mezzo con pedana, cosa che, secondo la preside Cecilia Pirolo, non è stata possibile. «Noi come scuola - ha dichiarato la dirigente - abbiamo avviato una ricerca su tutta la regione, ma nessuna agenzia aveva un pullman con pedane per poter portare il ragazzo. Ci hanno proposto un pulmino più piccolo, ma non ci sembrava giusto che Daniele viaggiasse in disparte dagli altri. Noi abbiamo davvero fatto il possibile ed è assurdo che in tutta la regione non ci siano agenzie sensibili alle esigenze dei diversamente abili».

La preside aveva inviato anche una lettera a Comune e Provincia chiedendo un intervento rapido. Ma non ha ricevuto risposta. «Farò di tutto - conclude Lacoppola - per fare partecipare Daniele. Soprattutto perché esperienze come queste sono importanti per la crescita dei ragazzi. E leggerezze come queste non possono essere accettate».

(ha collaborato Samantha Dell'Edera)


19/04/2009

Il bus delle (aspiranti) mogli In 44 per ripopolare la campagna

Il bus delle (aspiranti) mogli In 44 per ripopolare la campagna

 

Spagna, gita in cerca di scapoli. «Abbiamo intenzioni serie». L’idea di un broker assicurativo: «Due, tre successi ogni viaggio». Gli incontri fra scherzi e timidezze

 

 

SAN CRISTOBAL ENTREVIÑAS (Castiglia e Leon) — Quarantaquattro spose per ventidue fratelli. Venti, al mo­mento della verità, perché due non reg­gono l’emozione o la fifa, e si defilano appena il pullman granturismo, maci­nati i 270 chilometri di distanza da Ma­drid, si staglia all’inizio della nazionale 630 che attraversa il paese di San Cristo­bal Entreviñas, provincia di Zamora, a un passo dal confine portoghese. Porta un altro carico di donne disposte a «ri­popolare » uno dei tanti spicchi di Spa­gna rurale che non approfitta dell’asse­gno bebé di Zapatero. O a confortare la routine solitaria dei campesinos, rima­sti ad arare la terra e a coltivare le vigne senza altro diversivo di un maschio bic­chierino, la sera al bar. Uomini tranquil­li, troppo per i gusti del romantico bro­ker assicurativo Manolo Gozalo Her­nando, 53 anni, che da 14, nel tempo libero, si dedica a organizzare « carava­nas de mujeres » nei villaggi ad alta den­sità di scapoli irriducibili, non tanto per scelta quanto per scarsità di compa­esane. Quasi tutte partite appena mag­giorenni a lavorare in città; e laggiù, più o meno definitivamente, accasate.

Le hanno aspettate invano di ritor­no. Per la stessa strada, però in senso inverso, spuntano ora altre carovane di emigranti. Non cercano un impiego sta­gionale, ma un contratto a vita. Qualcu­na un passaporto europeo. Hanno i ca­pelli freschi di parrucchiere e, talvolta, di quella tinta biondo-platino improba­bile per le loro origini latinoamericane. Ridono troppo, per essere davvero alle­gre, sulla corriera dell’amore diretta a stanare nel farwest castigliano qualche maturo John Wayne dimenticato. E, se Dio vuole, meno misogi­no. La statistica di Manolo è di due o tre successi a viaggio. Oltre 50 primavere sulle spalle e pochi grilli per la testa cor­vina: Madrid, per l’ecuadoriana Ma­ria del Carmen, si­gnifica 12 ore quoti­diane, dalle 7 alle 19, festivi inclusi, di dedi­zione a un’anziana si­gnora non più autosuffi­ciente. Per un giorno di gi­ta con l’agente Cupido ha ba­rattato il primo maggio. Pazien­za.

Si è passata sulle labbra un rosso car­minio e, sulle palpebre, un ombretto turchese; e si è accomodata nella prima fila del pullman: «Per distrarmi e fare nuove amicizie. Non spero di trovare un marito. Il mio mi ha lasciato dopo 24 anni, con tre figli. Li ho fatti laureare tutti, l’ultimo in ingegneria meccanica. Vivono a Quito, e quest’anno non potrò pagarmi i 2.300 euro del biglietto aereo per andare a trovarli». Così ne ha inve­stiti 20 in questa scampagnata, che in­clude pranzo, cena e pomeriggio dan­zante nelle sale del ristorante di Clara, perché a San Cristobal Entreviñas non c’è altro, a parte la chiesa romanica. Che chissà mai, possa rivelarsi utile più avanti. «Perché no?» chiosa Jany, la miss del­la comitiva, monumentale parrucchie­ra dominicana di 36 anni, chiome dai riflessi fucsia, jeans bianchi attillati che fanno crollare molte mandibole maschi­li. «Ho intenzioni serie e sono pronta a trasferirmi in campagna» garantisce al microfono della tivù locale. Sì, ma ha notato l’età media dei pretendenti? «Non importa, per l’amore non c’è età». E poi mancano ancora i timidi. I ventidue, meno due, del comitato d’ac­coglienza sono soltanto un’avanguar­dia.

Un’altra trentina si fa coraggio al bar, sempre di Clara, ridendo dei « solte­ros », i zitelloni già partiti all’attacco. Co­me Mariano, bel sessantenne dagli oc­chi blu: non si ritrae nemmeno davanti alla colombiana Rosa, che si presenta con un pancione di sette mesi e una pre­tesa imbarazzante, «cerco un papà per il mio bambino». Lui accenna un paso doble e promette: «Non farò doman­de ». Tanto scoprirà prima di pranzo che là sotto c’è un cuscino. Uno scher­zo architettato in pullman. Manuel, il sensale, è alla 44ª spedi­zione, da 41 scortato dalla moglie domi­nicana, Venecia, conosciuta alla terza: «Manolo — lo redarguisce lei — cam­bia musica, basta salsa!». Prima di ce­na, al bar, Mariano rimugina i perché della sua affezione al celibato: «Le don­ne... Vogliono soltanto divertirsi». Già, John Wayne non l’avrebbe detto me­glio.


26/10/2008

Bono, gita «piccante» a Saint Tropez Le foto finiscono su Facebook

Bono, gita «piccante» a Saint Tropez Le foto finiscono su Facebook

Bar e yacht di lusso per il cantante degli U2. Immortalato in Costa Azzurra con due ragazze 19enni che poi si «confessano» sul celebre social network

 

 

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 Qui con la moglie a ritirare un premio 

Soprannominato «San Bono» per le sue campagne umanitarie, quando non è in servizio il cantante degli U2 (all’anagrafe Paul David Hewson) non sembra disdegnare il sapore del peccato: almeno, le foto pubblicate dal settimanale britannico Mail on Sunday lo ritraggono insieme a due giovani donne che in comune hanno 19 anni di età, un costume decisamente succinto e il fatto di non essere sua moglie.

Il 48enne vocalist è stato sorpreso dagli obbiettivi in un bar di St Tropez, insieme all’amico e musicista Simon Carmody, alla aspirante modella statunitense Andrea Feick e alla di lei amica britannica Hannah Emerson; Feick ha confidato al Mail di conoscere Bono da alcuni anni ma ha insistito che il loro rapporto non ha mai superato la linea dell’amicizia, spiegando con diplomazia che «con qualcuno così più vecchio di me... No grazie».

Le due ragazze hanno postato le foto della gita su Facebook: dopo il Nikki Beach Bar la compagnia si è spostata sul «Cyan», lo yacht da 12 milioni di sterline di proprietà del chitarrista degli U2, The Edge (David Evans, che come il resto del gruppo non condivide l’entusiasmo umanitario di Bono) per finire all’Oxybar di Saint Tropez. Difficile prevedere le ricadute matrimoniali, conclude il Mail: l’unione fra Bono e la moglie Ali dura saldamente da 26 anni e i due, ha spiegato il cantante, non si separano mai per più di tre settimane: «È una specie di regola».

 

 

 


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