28/01/2012
Il ministro Severino a Catania: «Al Paese serve la spinta nobile dei giudici». Corte d'Appello, Canzio all'attacco «La prescrizione? Un agente patogeno»
Il ministro Severino a Catania: «Al Paese serve la spinta nobile dei giudici». Corte d'Appello, Canzio all'attacco «La prescrizione? Un agente patogeno»Anno giudiziario. Il guardasigilli invita i magistrati a una giustizia efficiente e a vincere il divario tra Sud Italia e l'Europa. Difesa dell'indipendenza della magistratura. Chiara l'allusione al processo Mills, nel quale Silvio Berlusconi è imputato di corruzione in atti giudiziari
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16/06/2011
Verifica in Aula, resta il nodo fiducia Berlusconi: «Non ho paura di nessuno»
Verifica in Aula, resta il nodo fiducia Berlusconi: «Non ho paura di nessuno»Conferenza dei capigruppo di Montecitorio. Il dibattito chiesto da Napolitano. Cicchitto: porremo la fiducia solo se l'opposizione presenterà una mozione
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09/06/2011
Battisti, rigettato il ricorso dell'Italia Brasilia vota per la scarcerazione
Battisti, rigettato il ricorso dell'Italia Brasilia vota per la scarcerazioneCASO CHIUSO. Respinta la richiesta contro la scelta di non estradare presa da Lula: l'ex terrorista è libero
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25/05/2011
Ulissi vince la volata contestata
Ulissi vince la volata contestataCONTADOR SEMPRE IN ROSA. Taglia per primo Visconti, poi squalificato per una spinta
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27/04/2011
Biotestamento, il premier si mobilita
Biotestamento, il premier si mobilita«Sul fine vita non si dovrebbe legiferare, se non ci fossero certi tribunali». Lettera ai suoi deputati: «La legge serve, i giudici scavalcano le Camere»
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19/04/2011
«Lassini si ritiri», il Pdl lo scarica
«Lassini si ritiri», il Pdl lo scaricaLa lettera del coordinatore Mantovani: Necessaria una riflessione politica. La Moratti: incompatibile con la mia candidatura. Schifani: «Prendere le distanza senza se e senza ma»
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13/03/2011
Berlusconi: «I pm cittadini come gli altri» Processo breve, da Alfano una svolta
Berlusconi: «I pm cittadini come gli altri» Processo breve, da Alfano una svoltaInterventi telefonici: «Io coraggioso e temerario, forse anche eroico e matto».Il premier e la responsabilità dei magistrati: «Se sbagliano devono pagare». Il ministro: «Proporrò il ritiro della norma transitoria sul processo breve»
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19/07/2010
Napolitano: «Sarà il nuovo Csm a occuparsi della vicenda P3»
Napolitano: «Sarà il nuovo Csm a occuparsi della vicenda P3»Lettera del capo dello stato a Mancino. Il Presidente invita a non gettare ombre sui consiglieri che ebbero a pronunciarsi liberamente a favore di Marra
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| Napolitano con Nicola Mancino (Ansa) |
ROMA - Inchiesta P3 e giudici. Interviene Napolitano che, in una lettera a Nicola Mancino, precisa che «sarà il nuovo Csm, quando si insedierà, a occuparsi dei tentativi di interferire sugli orientamenti di alcuni consiglieri per favorire la nomina del presidente della Corte d'Appello di Milano, Alfonso Marra, come emerge dalle inchieste sulla cosiddetta P3.
LA LETTERA - La lettera è stata letta al Comitato di presidenza del Csm. «La richiesta prende le mosse, in particolare, dalla esistenza di investigazioni su condotte indebitamente tese a interferire sul voto di alcuni componenti di questo Consiglio in occasione della nomina del presidente della Corte di Appello di Milano. La questione, lei mi scrive, dovrebbe essere dibattuta in termini generali e propositivi prescindendo dalla esistenza di indagini penali, disciplinari e amministrative sull'episodio». La lettera così continua: «A parte la seria preoccupazione, che è lecito mantenere, di non interferire in tali indagini, ritengo da un lato che il tema non possa essere affrontato in termini "generali e propositivi" con la necessaria ponderazione nel momento terminale di questa Consiliatura, mentre è corretto lasciare alla prossima le appropriate decisioni in merito, e dall'altro che si debba essere bene attenti a non gettare in alcun modo ombre sui comportamenti di quei consiglieri che ebbero a pronunciarsi liberamente, al di fuori di ogni condizionamento, su quella proposta di nomina concorrendo alla sua approvazione».
LE PREMESSE - Il mandato dell'attuale Consiglio scade il 31 luglio prossimo. Erano stati alcuni consiglieri togati, fra i quali Livio Pepino, a sollevare la questione e a chiedere di metterla all'ordine del giorno. Su una decisione di tale delicatezza Mancino ha ritenuto opportuno acquisire il parere del presidente della Repubblica, che presiede di diritto il CSM e ne fissa l'ordine del giorno. In mattinata l'Ufficio Stampa della Presidenza della Repubblica ha reso noto il testo della lettera di Napolitano al Vice Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, Nicola Mancino, «in risposta alla informazione ricevuta sulla richiesta avanzata da componenti del Consiglio di porre all'ordine del giorno la questione delle 'regole deontologiche minimè che debbono caratterizzare i comportamenti dei Consiglieri, della quale oggi Š stata data lettura al Comitato di Presidenza del CSM». «La richiesta fa osservare Napolitano - prende le mosse, in particolare, dalla esistenza di investigazioni su condotte indebitamente tese a interferire sul voto di alcuni componenti di questo Consiglio in occasione della nomina del Presidente della Corte di Appello di Milano. La questione, lei mi scrive, dovrebbe essere dibattuta in termini generali e propositivi prescindendo dalla esistenza di indagini penali, disciplinari e amministrative sull'episodio. A parte la seria preoccupazione, che è lecito mantenere, di non interferire in tali indagini, ritengo da un lato che il tema non possa essere affrontato in termini 'generali e propositivì con la necessaria ponderazione nel momento terminale di questa Consiliatura ? mentre è corretto lasciare alla prossima le appropriate decisioni in merito - e dall'altro che si debba essere bene attenti a non gettare in alcun modo ombre sui comportamenti di quei consiglieri che ebbero a pronunciarsi liberamente, al di fuori di ogni condizionamento, su quella proposta di nomina concorrendo alla sua approvazione».
IL GIP: «CARBONI TRASFERITO IN OSPEDALE» - Intanto si è saputo che le condizioni di salute di Flavio Carboni sono a rischio e per questo si dispone il trasferimento dal carcere ad un centro diagnostico-terapeutico protetto che dovrà essere individuato dal Dap, direzione affari penitenziari. E’ questa la decisione del gip Giovanni De Donato che ha negato la revoca o la modifica della misura cautelare in atto. Carboni, 78 anni, è accusato di associazione per delinquere finalizzata alla violazione della legge Anselmi sulle società segrete, ed insieme con l’imprenditore campano Arcangelo Martino e il geometra Pasquale Lombardi, è stato arrestato l’8 luglio scorso. L’istanza era stata presentata dagli avvocati Renato Borzone e Anselmo De Cataldo. Secondo il giudice per Carboni «esiste una severa cardiopatia ischemica multivasale». Al momento, comunque, non è stata definita alcuna incompatibilità con il regime carcerario, ma risulteranno decisivi i prossimi accertamenti clinici e medici.
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05/07/2010
Brancher di fronte ai giudici: “Mi dimetto”
Brancher di fronte ai giudici: “Mi dimetto”Il ministro al Decentramento e alla Sussidiarietà ha annunciato al processo Antonveneta la propria intenzione di dimettersi e ha chiesto il rito abbreviato. Berlusconi: "Decisione condivisa con me".
MILANO - Dimissioni dal governo, rinuncia al legittimo impedimento e richiesta di rito abbreviato. Si concludono così, davanti al giudice monocratico di Milano Annamaria Gatto, i 17 giorni da ministro di Aldo Brancher. Ad annunciare la decisione di lasciare il dicastero del Decentramento della Sussidiarietà è stato lo stesso esponente del Pdl durante l'udienza del processo Antonveneta, che lo vede imputato di ricettazione e appropriazione indebita insieme alla moglie. «Comunico in questa sede la mia decisione irrevocabile di dimettermi dall'incarico di ministro», ha detto Brancher. «Ho condiviso la decisione di dimettersi da ministro» ha commentato a caldo Silvio Berlusconi. «Conosco e apprezzo ormai da molti anni Brancher e so - ha aggiunto il premier - con quanta passione e capacità avrebbe potuto ricoprire il ruolo che gli era stato affidato. La volontà di evitare il trascinarsi di polemiche ingiuste e strumentali dimostra ancora una volta la sua volontà di operare esclusivamente per il bene del Paese e non già per interessi personali» ha spiegato attraverso una nota il capo del governo. «Sono certo che superato questo momento - aggiunge Berlusconi - Brancher potrà, come sempre, offrire il suo fattivo contributo all'operato del governo e alla coalizione».
IL PRESSING DEL PREMIER - A spingere Brancher verso le dimissioni era stato lo stesso premier. Durante un vertice serale ad Arcore, il Cavaliere avrebbe convinto l'esponente Pdl della insostenibilità della situazione e dei rischi che l'immenente mozione di sfiducia avrebbe comportato sulla tenuta della maggioranza e nei rapporti con il Quirinale. La decisione di Brancher di lasciare l'incarico di governo dovrebbe a questo punto far allentare la tensione tra il presidente del Consiglio e Gianfranco Fini. E le parole di Italo Bocchino lo dimostrano. «Chapeau a Brancher. Con le sue dimissioni e la rinuncia al legittimo impedimento il ministro ha sgombrato il campo dagli equivoci e favorito la soluzione di uno dei problemi più spinosi interni al Pdl» ha detto il parlamentare vicino al presidente della Camera. «Ci fa piacere aver avuto ragione - ha aggiunto - difendendo in maniera pignola il principio di legalità che non può essere offuscato dal sospetto di una nomina vera a sottrarre l'imputato dal suo giudice naturale. Il primo atto del "ghe pensi mi" berlusconiano va incontro alle nostre richieste e siamo fiduciosi che lo stesso accadrà su intercettazioni, manovra e vita interna del Pdl».
RINUNCIA AL LEGITTIMO IMPEDIMENTO - Prima di annunciare davanti ai giudici le dimissioni da ministro, Brancher aveva rinunciato al legittimo impedimento, spiegando di aver fatto una scelta «nel rispetto della famiglia» e anche «perché finiscano le strumentalizzazioni e le speculazioni». È questo un passaggio delle dichiarazioni spontanee rese davanti al giudice della quinta sezione penale. Nel comunicare di aver rinunciato al legittimo impedimento, il ministro dimissionario ha detto anche: «Pensavo di dover privilegiare per un breve periodo gli obblighi verso il mio Paese ma siccome questa scelta è stata indebitamente strumentalizzata ho fatto diverse scelte: prima di tutto nel rispetto della mia famiglia e poi anche perchè finiscano le strumentalizzazioni e speculazioni». Poi ha confermato la rinuncia al legittimo impedimento già annunciata dai suoi legali, le dimissioni da ministro e la scelta del rito abbreviato incondizionato. Il processo è andato dunque avanti a porte chiuse. Dopo la richiesta dell'imputato di essere giudicato con rito abbreviato, il presidente della quinta sezione del tribunale ha fatto uscire i numerosi giornalisti che erano in aula per proseguire con l'udienza. Il processo a questo punto verrà celebrato allo stato degli atti, cioè in base alle carte del fascicolo processuale. In aula si è concordando il calendario. Secondo i programmi preannunciati, la sentenza dovrebbe arrivare entro fine mese. Poco dopo le 10, Brancher ha lasciato il tribunale di Milano. Uscito da una porta laterale, ha abbandonato l'aula senza incontrare i cronisti e quindi senza rilasciare dichiarazioni.
LE OPPOSIZIONI ESULTANO - Pd e Idv esultano per le dimissioni di Brancher e parlano di una vittoria delle opposizioni. «Le dimissioni del ministro Brancher dimostrano che quando l'opposizione prende una iniziativa politica al di là dei numeri e dei rapporti di forza in parlamento, può ottenere dei risultati importanti» ha detto Dario Franceschini, capogruppo del Pd alla Camera.
Redazione online
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12/06/2010
Berlusconi: le toghe di sinistra negano la democrazia
Berlusconi: le toghe di sinistra negano la democraziaNuovo affondo del presidente del Consiglio contro i giudici. Il premier promette una "imminente riforma" della giustizia e parla dei programmi Rai che definisce pollai in cui si diffama il premier: "Tutti i talk show Rai contro di noi tranne uno"
Riforma della giustizia, Rai, ici, par condicio. Questi alcuni degli argomenti affrontati da Silvio Berlusconi che sul sito forzasilvio.it ga risposto alle domande dei simpatizzanti di partito.
L'intervento più forte è quello contro la giustizia e i programmi di Viale Mazzini, pollai in cui si diffama il premier.
Le toghe politicizzate puntano a rovesciare il voto - Silvio Berlusconi ha rivolto un nuovo attacco ai magistrati: esiste una "anomalia grave", quella di una certa parte di giudici "politicizzati" che quando non condividono una legge la "impugnano" e la portano davanti alla Corte Costituzionale, che "è costituita da una maggioranza di giudici di sinistra" e la fanno abrogare. Per la necessità di "porre rimedio a questa anomalia", ha spiegato, è "ormai imminente" una "grande riforma della giustizia alla quale stiamo lavorando".
Secondo il presidente del Consiglio alcuni giudici hanno come "obbiettivo rovesciare per via giudiziaria il risultato elettorale, il voto della gente". E ha aggiunto: "Quando una legge votata da questa maggioranza non è da loro condivisa, impugnano questa legge, la portano davanti alla Corte costituzionale costituita in maggioranza da giudici di sinistra e ne ottengono l'abrogazione". "E questo la sinistra lo chiama rispetto delle regole, ma è l'esatto contrario, è la negazione della democrazia, è un'anomalia grave che non va confusa con lavoro della grande maggioranza dei magistrati che sono persone perbene".
Immediata la riposta del segretario del Pd Pierluigi Bersani. "Quando il premier parla di giustizia, non si sa mai cos'abbia in testa. La sta già azzoppando in modo molto serio con la legge sulle intercettazioni". "Combatteremo su quella - osserva Bersani riferendosi al ddl sulle intercettazioni - e se ne arriveranno altre combatteremo su altre".
I talk show Rai contro il governo - Silvio Berlusconi, sul sito Internet dei simpatizzanti del Pdl ha risposto anche a domande relative alla situazione in cui versa la tv italiana. "La sinistra continua a ripetere come un mantra che il presidente del Consiglio controlla tutte le televisioni", ma in Rai "tutti i talk show tranne uno sono contro il premier e il governo" ha affermato. Per quanto riguarda Mediaset il premier ha aggiunto che, a parte Emilio Fede "l'ultimo dei Mohicani che fa il tifo per me", tutte le altre trasmissioni sono assolutamente "super partes". E ha aggiunge: "Per apparire in Tv, il premier in Italia dispone di una conferenza stampa di fine anno oppure di uno o due talk show all'anno dove i temi sono scelti da altri e i tempi sono cosi' ristretti da impedire una comunicazione efficace". Tra l'altro c'è "una comunicazione che considero del tutto impossibile nei pollai allestiti" in alcune trasmissioni dove "si fa solo diffamazione e disinformazione a vantaggio di una stessa parte politica che è la sinistra".
Iva - A proposito dell'Iva, Berlusconi ha dichiarato che si tratta di "una promessa che il nostro governo ha mantenuto". L'Iva per cassa, ha aggiunto "è uno dei primi provvedimenti varati come governo dopo le elezioni, la complessità della materia ha reso necessario un regolamento attuativo, ma dall'aprile 2009 è vigente e, a quanto mi risulta, applicata".
Par condicio - Sul sito forzasilvio.it il presidente del Consiglio ha inoltre preannunciato una riforma della par condicio. "Per impedirmi di comunicare in tv la sinistra si è anche inventata la legge della cosiddetta par condicio"; "appena possibile dovremo rivedere da cima a fondo le regole sulla comunicazione politica in televisione".
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