28/01/2009

In tv poco prima dello stupro intervistato da Studio Aperto

In tv poco prima dello stupro intervistato da Studio Aperto

 

Davide Franceschini, il ragazzo che ha confessato la violenza sessuale di Capodanno. Lanciava un appello: «Non bevete e poi portate la macchina dopo quello che è successo a Civitavecchia»

 

Ecco Davide Franceschini accusato dello stupro avvenuto a capodanno (Foto di Ferdinando Mezzelani - Gmt)
Ecco Davide Franceschini accusato dello stupro avvenuto a capodanno
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
ROMA - Davide Franceschini, il ragazzo che ha confessato la violenza ai danni di una ragazza in zona Fiera di Roma la notte di Capodanno, era stato intervistato poche ore prima. Studio Aperto ha mostrato le immagini esclusive dal tg di Italia 1.

IL SERVIZIO - Il filmato, che è stato acquisito dagli investigatori della mobile e che è servito anche a identificare Davide, è stato mandato in onda dopo aver accertato con gli investigatori che questo non pregiudicherà in alcun modo le indagini. Nel servizio che proponeva commenti sulla serata più attesa dai giovani, Franceschini aveva lanciato un appello ai suoi coetanei: «Nel 2009 c'è da divertirsi, c'è questa festa che si chiama "Amore" io e la mia cugina, l'amore mio.. noi ci divertiamo qua». Sono appena passate le 23 e Davide invita i giovani a «non bevete e poi portate la macchina dopo quello che è successo a Civitavecchia… Noi ci divertiamo qua e poi là… ». E dopo poche ore violentava una sua coetanea.

 

 


25/01/2009

Stupro Capodanno, lo sfogo della vittima: «Incredibile, io disperata e lui già a casa»

Stupro Capodanno, lo sfogo della vittima: «Incredibile, io disperata e lui già a casa»

 

La ragazza di Genzano: «Ma che giustizia è mai questa?». La madre: «Vorremmo capire, ma non ci riusciamo. I domiciliari? Che significa? Ci sentiamo abbandonati»

 

Davide Franceschini (Ferdinando Mezzelani / GMT)
Davide Franceschini
ROMA - In strada, a Genzano, lo «struscio» sereno e caotico del sabato pomeriggio. Ma lei, la ragazza di Capodanno, è chiusa in casa. Con il suo dolore e la sua delusione. «Ma che giustizia è mai questa? Come è possibile che sia già tornato a casa?», si chiede disperata. Per lei la serenità, il divertimento, le uscite con gli amici e il lavoro da barista, «e tutti i sacrifici fatti da sempre per essere indipendente e non pesare sui genitori», come ha raccontato la zia con orgoglio, rappresentano un passato che non può tornare. Almeno per il momento.

È trascorso meno di un mese dalla terribile notte al veglione alla Fiera di Roma, dall’aggressione selvaggia accanto ai bagni chimici portata a termine da un ragazzo con un tatuaggio sul collo, conosciuto qualche ora prima fra la musica techno e le luci della discoteca. E adesso è arrivato un altro duro colpo per la ragazza di Genzano. «Mi hanno abbandonata — protesta —, lasciata sola. Ma come? Prima lo arrestano, danno la notizia a tutti, poi gli permettono di tornare a casa come se nulla fosse...». La giovane dai lunghi capelli scuri è arrabbiata, offesa, delusa. L’altro ieri, dopo aver appreso dalla polizia la notizia dell’arresto del violentatore reo confesso, Davide Franceschini, aveva commentato «lo voglio proprio vedere, voglio vederlo in faccia».

A quella rabbia ora si è aggiunta altra rabbia. «Non bastava quello che ha dovuto subire — interviene la mamma —, adesso ci si mette anche la giustizia. Ma quale giustizia? Quella che permette a uno stupratore di uscire dal carcere dopo che ha confessato? Ma cos’è stato, una specie di messinscena? E noi?». In strada i ragazzi scherzano, ridono. Piove, fa freddo, ma stanno tutti a passeggio. Lei no. Deve rimanere in casa. Protetta dalla sua famiglia, che le sta vicina, e dai suoi amici. «Sono stati splendidi, non l’hanno lasciata un momento, le sono sempre stati accanto», conferma la zia. «Quello ha rovinato lei e un’intera famiglia!», grida da lontano la nonna della giovane. «Vorremmo capire, ma non ci riusciamo — aggiunge la mamma —. Gli arresti domiciliari? Che significa per uno che ha fatto una cosa terribile come questa? È vero, ci sentiamo abbandonati... ».

Dopo il lavoro, ieri pomeriggio, la madre della ragazza ha fatto la spola fra la casa dei parenti e l’abitazione dove la figlia è rimasta dopo essere stata dimessa dall’ospedale San Camillo. Più di una settimana di ricovero per le gravi ferite riportate nell’aggressione. Ma quelle nell’animo sono vive. E lo resteranno. «Mia nipote è sempre stata una ragazza allegra, solare, amante della musica — racconta ancora la zia —; una brava ragazza, insomma, che ha anche lavorato tantissimo. Si è sempre data da fare. Adesso è a terra. Abbattuta, delusa. Speriamo che il sindaco Alemanno mantenga la sua promessa e le dia presto un nuovo lavoro». Ma tutto il paese è con lei.

Non c’è bar, negozio, luogo di ritrovo di Genzano dove la notizia dei domiciliari a Franceschini non sia arrivata. Sui muretti delle comitive come attorno ai tavolini, i sentimenti sono gli stessi: indignazione, incredulità. «È una vergogna, solo una vergogna — attacca un abitante del centro, al tavolino di un bar —; quella ragazza deve essere tutelata in qualche modo. Non è possibile che per uno stupratore sia sufficiente mostrarsi pentito per quello che ha fatto, dare la colpa all’alcol e alla droga che ha preso, per poter tornare a casa poche ore dopo aver confessato. Ma che sta succedendo in Italia?».