25/10/2009

Per la prima volta nella storia l'Italia sorpassa l'inghilterra, e i sudditi restano scioccati

Per la prima volta nella storia l'Italia sorpassa l'inghilterra, e i sudditi restano scioccati

 

"Vergogna. Noi inglesi sorpassati dall’Italia"

 

foto-id=564019-x=198-y=149.jpg

La festa è finita. «The party is over». Ma anche il Labour «party», il partito del premier Gordon Brown, è ormai moribondo, come suggerisce il gioco di parole sempre più in voga a Londra. Se gli inglesi aspettavano una risposta rassicurante alla domanda che qualche tempo fa, quando la recessione era appena cominciata, veniva posta da commentatori politici e analisti economici - «il nostro Paese sta cadendo a pezzi?» - la replica peggiore, a sorpresa, è arrivata dall’Istituto nazionale di Statistica. L’economia del Regno Unito è in calo per il sesto trimestre consecutivo, ha subìto un’ultima contrazione dello 0,4% fra luglio e settembre: la più lunga dal secondo dopoguerra. Da quando la recessione è iniziata la Gran Bretagna ha lasciato sul piatto 5,9 punti percentuali di Pil. Ma quel che è peggio - sottolineava ieri il Telegraph - è che è stata battuta dall’Italia. È la prima volta in oltre dieci anni. Uno choc per i cittadini d’Oltremanica. Una débâcle per il governo di Gordon Brown che ha sborsato oltre mille miliardi per la banche, che porterà entro il prossimo anno il deficit pubblico alla cifra record di 175 miliardi ma che non riesce a limitare i danni di una recessione a causa della quale sono andati persi 600mila posti di lavoro dall’inizio della crisi.
«L’economia inglese continua a contrarsi e fa assomigliare sempre più questa recessione a una depressione», dice il presidente del Cipd britannico, il principale istituto europeo per lo Sviluppo. Una «depressione» anche in senso psicologico, si direbbe. Le bottiglie di champagne sono rimaste chiuse ieri nella City. Un doppia beffa per gli inglesi, a cui nel 2001 l’allora cancelliere dello Scacchiere - responsabile dell’Economia - e attuale primo ministro vantava orgoglioso il sorpasso del Regno Unito su Italia e Francia e a cui ha ripetuto senza sosta negli ultimi mesi che Londra avrebbe superato la tempesta meglio di altri Paesi.
È lo choc del «sorpasso» per i sudditi di Sua maestà dopo quella prima volta nell’87, quando l’economia italiana batté quella inglese fra lo stupore generale. Ora ci risiamo. Un durissimo colpo all’orgoglio British, ferito anche dal crollo della sterlina - simbolo per eccellenza dei fasti dell’ex impero - sia sull’euro che sul dollaro, ancora una volta a un passo dalla parità. Per il premier Gordon Brown potrebbe essere il de profundis.
Artefice delle glorie della Cool Britannia, padre insieme con l’ex premier Tony Blair dei fasti e degli eccessi del decennio di crescita sotto il New Labour, Gordon Brown è ormai un «dead man walking», un premier con le ore contate. Non è un caso che George Osborne, rampollo della più snob aristocrazia britannica, sia ora il cavallo su cui puntano gli uomini d’affari, in attesa che i conservatori di David Cameron conquistino Downing street e lui - che per le politiche del prossimo anno avrà 39 anni - prenda in mano le redini dell’Economia dopo aver promesso il congelamento degli stipendi dei dipendenti pubblici e la cancellazione dei benefici fiscali alle famiglie con redditi oltre i 55mila euro. Sì, la festa è proprio finita.


05/06/2009

Dimissioni e voto, Brown nella bufera Governo inglese costretto al rimpasto

Dimissioni e voto, Brown nella bufera Governo inglese costretto al rimpasto

 

Agli Interni dovrebbe andare il ministro della Sanità Johnson. Il premier lavora a una nuova squadra dopo le dimissioni del sesto esponente dell'esecutivo, il ministro Hutton

 

Il ministro della Sanità, Alan Johnson: secondo indiscrezioni dovrebbe rimpiazzare il ministro dell'Interno dimissionario Jacqui Smith (Ansa)
Il ministro della Sanità, Alan Johnson: secondo indiscrezioni dovrebbe rimpiazzare il ministro dell'Interno dimissionario Jacqui Smith (Ansa)

LONDRA - Ora è ufficiale: Gordon Brown procederà a un rimpasto di governo. Una fonte interna a Downing Street ha infatti confermato che il primo ministro britannico sta lavorando alla nuova composizione del gabinetto, dopo lo scandalo rimborsi che ha travolto il suo esecutivo. Nel frattempo continuano a cadere le teste a Downing Street: anche il ministro della Difesa, John Hutton, ha presentato le sue dimissioni a Brown, che perde così il quarto ministro del suo governo (oltre a Hutton, hanno rinunciato al portafoglio Purnell, la titolare delle Comunità, Hazel Blears, e degli interni, Jacqui Smith) e il sesto componente dell'esecutivo, travolto dallo scandalo dei rimborsi. Hutton, un grande alleato dell'ex premier Tony Blair diventato ministro lo scorso ottobre, ha affermato di dimettersi per «ragioni personali». Secondo il Daily Mirror sarà sostituito nel rimpasto che il premier potrebbe annunciare nelle prossime ore da Shaun Woodward, attuale sottosegretario per l'Ulster.

LE ANTICIPAZIONI - Il rimpasto di governo che Gordon Brown vuole mettere in atto come salvataggio in extremis dalla crisi politica è cominciato. Stando a indiscrezioni della Bbc, il ministro della Sanità, Alan Johnson, rimpiazzerà il ministro dell'Interno dimissionario Jacqui Smith, mentre Alistair Darling resterà al timone dell'economia come cancelliere dello Scacchiere: sono le anticipazioni sul rimpasto che il premier britannico Gordon Brown annuncerà nelle prossime ore, dopo lo scandalo dei rimborsi gonfiati che si dovrebbe tradurre in una batosta elettorale per i laburisti nel voto di giovedì scorso per il rinnovo di 34 comuni e in vista delle Europee. Secondo quanto riferito dalla Bbc, ci saranno ampi cambiamenti nella squadra di governo. Darling resterà al suo posto dopo che ha rifiutato uno spostamento all'Interno che avrebbe portato un fedelissimo di Brown, Ed Balls, a diventare il nuovo cancelliere dello Scacchiere. La Bbc ha riferito che a James Purnell, dimessosi giovedì sera da ministro del lavoro con un appello a Brown perché lasci l'incarico, era stata offerta la poltrona di ministro dell'Istruzione.


08/05/2009

Londra, scandalo per le spese dei ministri

Londra, scandalo per le spese dei ministri

 

Imbarazzo per il premier Gordon Brown. Il quotidiano Daily Telegraph rivela cifre e dettagli sui rimborsi spese «gonfiati» a spese dei contribuenti

 

Il Primo ministro inglese Gordon Brown (Ap)
Il Primo ministro inglese Gordon Brown (Ap)

MILANO - Lo scandalo delle note spese gonfiate di ben 13 ministri del governo britannico riempie i giornali inglesi. Il Daily Telegraph dedica ben 9 pagine alla vicenda che sta travolgendo il primo ministro Gordon Brown. La notizia domina i media britannici da quando -giovedì sera- il sito del quotidiano ha pubblicato una lunga e dettagliata inchiesta sulle spese dei ministri.

SPESE «PAZZE» - Il ritratto che ne esce dell’esecutivo laburista è ben poco lusinghiero. Il primo scandalo risale al marzo 2008, quando si scoprì che il ministro dell’Interno, Jacqui Smith, si era fatta rimborsare le spese per i filmini porno acquistati dal marito. Ma l’episodio non è servito d’avvertimento ai colleghi che hanno continuato a gonfiare le note spese. Lo stesso primo ministro, ha rivelato il Telegraph, si faceva rimborsare dai contribuenti la donna delle pulizie che divideva con il fratello Andrew, alto dirigente di Edf Energy. Brown rimborsava infatti al fratello le oltre seimila sterline spese per le pulizie dei loro due appartamenti del quartiere londinese di Westmister. Un portavoce di Brown ha confermato inoltre che il premier aveva ricevuto un rimborso di 150 sterline (circa 168 euro) nel 2006 per un intervento idraulico, affermando però che si era trattato di un errore prontamente rimborsato da Brown, «non appena ne è giunto a conoscenza». Ma il Telegraph insiste. Il ministro della Giustizia, Jack Straw, è riuscito a farsi rimborsare delle imposte locali che non aveva nemmeno pagato. Straw, in effetti, si è scusato per «l’errore», affermando che «la contabilità» non è mai stata il suo forte.

GLI «ESCAMOTAGE» DEI MINISTRI - Al centro di molti dei «trucchetti» ministeriali c’è la legge che autorizza i parlamentari al rimborso spese per i costi di una seconda residenza, quando vengono eletti in un collegio fuori Londra. I ministri sembrano non essersi lasciati sfuggire la «scappatoia»: come il ministro degli Esteri David Miliband, che si è fatto rimborsare quasi 30,000 sterline (circa 33,600 euro) in cinque anni per la residenza nel suo collegio elettorale, una proprietà del valore di 120,000 sterline. Non mancano le richieste di rimborso per spese «stravaganti»: sempre il ministro degli Esteri ha chiesto 180 sterline a trimestre per lavori di giardinaggio nella sua villa sulla costa a South Shields. O il sottosegretario con delega per il Galles Paul Murphy, che si è fatto rimborsare oltre 3.000 sterline per un nuovo sistema di acqua calda per la sua seconda casa: ha inviato una lettera all’Ufficio spese del parlamento spiegando che l’acqua usciva troppo calda dai rubinetti. Secondo il Telegraph, per garantirsi comodità a spese dei contribuenti alcuni ministri sarebbero ricorsi a trucchi elaborati e illeciti. Come il ministro degli Alloggi Margaret Becket che ha cambiato casa tre volte e ogni volta si è «regalata» un televisore nuovo: dichiarava la sua prima casa come residenza secondaria per farsi rimborsare le spese.

RIFORMA DEI BENEFIT - Dalla prospettiva italiana verrebbe da sorridere. I ministri non hanno infranto di fatto nessuna legge con le loro note spese; ma le rivelazioni del Telegraph sono imbarazzanti per un premier che -in un momento di grave crisi economica per il paese- si è impegnato a riformare il sistema dei benefit parlamentari limitando gli sprechi. Le note spese avrebbero dovuto essere rese pubbliche in luglio, il Telegraph ne ha avuto un' anticipazione. Il «Guardian», uno dei quotidiani concorrenti, ha osservato che «una copia del Cd con tutti i dettagli delle spese è stata offerta negli ultimi mesi a una serie di quotidiani per una somma a sei cifre». Ovvero, il Telegraph è il solo che ha accettato di pagare oltre centomila sterline per averla. Intanto il Daily Telegraph, per par condicio, promette altre rivelazioni: sabato, il quotidiano intende occuparsi dei rimborsi spese dei parlamentari dell’opposizione conservatrice.