06/10/2010

Big Pharma, accuse di corruzione "Pagano tangenti anche in Italia"

Big Pharma, accuse di corruzione "Pagano tangenti anche in Italia"

Inchiesta del dipartimento di giustizia. "Dalle industrie farmaceutiche mazzette a politici, funzionari e medici di tutto il mondo"

Continua...


10/07/2009

Corse e spintoni, tensione dopo la foto

Corse e spintoni, tensione dopo la foto


Al g8 a l'Aquila. Un uomo si avvicina troppo a Gheddafi dopo la foto di gruppo. E si crea il caos. Travolto Sarkozy

 

L'AQUILA - Attimi di tensione durante l'ultima foto di gruppo a L'Aquila, quella che ha concluso il vertice nel capoluogo abruzzese. Leader stretti uno accanto all'altro, membri delle delegazioni, fotografi e reporter che si avvicinano troppo ai Grandi e servizi di sicurezza che si incrociano. Un parapiglia aggravato, o forse addirittura provocato, dal fatto che una persona ha provato ad avvicinarsi al leader libico Gheddafi, mettendo in allarme le guardie del corpo del colonello.

RESSA - I capi di Stato di governo si sono schierati in bella fila per l'immagine che suggella il summit. Ma quando sono state sciolte le righe, per la prima volta in tre giorni sono saltate tutte le rigidissime misure di sicurezza osservate per la stampa. Fotografi e cameraman si sono lanciati senza più filtri verso i leader che a uno a uno salivano sui quadricicli elettrici per lasciare l'area del vertice per riprenderli finalmente da vicino. Gli uomini della sicurezza non ci hanno pensato un attimo e si sono messi a correre ognuno verso il proprio "protetto": i russi, in particolare, si sono lanciati verso il presidente Dmitry Medvedev e i libici verso Muammar Gheddafi che gli stava alla destra. Il risultato? Un po' di ressa nel grande piazzale della scuola della Guardia di Finanza di Coppito e un capannello nella zona in cui si trovava il leader libico, scortato come sempre anche da un'amazzone. I servizi d'ordine, compresi quelli nazionali, hanno faticato non poco a mettere un po' di ordine e consentire a tutti di guadagnarsi un varco verso l'uscita.

«NESSUN FERMATO» - Nel video diffuso dal circuito chiuso a disposizione dei giornalisti, si sono viste diverse persone avvicinarsi ai leader, tanto che Nicolas Sarkozy è stato travolto. Il presidente francese è stato investito dagli agenti di scorta ai colleghi. Il capo dell'Eliseo ha dovuto scansare e allontanare da se diversi energumeni che lo hanno spintonato senza tanti complimenti. Tutto comunque si è risolto senza problemi e nessuno, sottolineano fonti della sicurezza, risulta fermato.

 


Berlusconi: «In futuro le decisioni più importanti si prenderanno nel G14»

Berlusconi: «In futuro le decisioni più importanti si prenderanno nel G14»

 

Il premier: «Sono per mantenere tutti format, ma il G14 può diventare punto fondamentale per governance», «ad agosto prenderò casa all'aquila per seguire la ricostruzione»

 

L'Aquila, seconda giornata del G8: il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, arriva alla Main Conference per la riunione del G8, G5 ed Egitto (Ansa)

 

L'AQUILA - «Sempre più il G14 potrà diventare un punto fondamentale per la governance del pianeta. Tutti i format sono validi e resteranno in piedi a partire da quello del G8, costituito da paesi che fondano la loro politica su valori condivisi come la libertà e la democrazia e quindi credo che il discorso tra i leader del G8 deve essere portato avanti, ma io sono per mantenere tutte le formule G8, G14, G20. Tuttavia penso che in futuro le decisioni più importanti si prenderanno all'interno del G14» ha dichiarato il premier Silvio Berlusconi nella conferenza stampa finale del G8 dell'Aquila, in cui ha sottolineato come il vertice sia «pienamente riuscito».

 

 

Lula con Berlusconi (Ap)

Il Presidente Lula con Berlusconi

Una maglietta giallo-oro della nazionale brasiliana di calcio autografata: è questo il regalo che il presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva ha donato al presidente americano Barack Obama (Ap)

Una maglietta giallo-oro della nazionale brasiliana di calcio autografata: è questo il regalo che il presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva ha donato al presidente americano Barack Obama (Ap)

 

ECONOMIA - Poi il premier è passato a parlare della crisi economica ribadendo il suo tradizionale ottimismo: « Il G8 ha prodotto risultati tutti positivi, il più importante è la fiducia e la speranza nei confronti della crisi. Non ci sono elementi per pensare che la crisi economica si possa aggravare» ha detto Berlusconi. Il capo del governo ha espresso anche la preoccupazione per il ritorno della speculazione, in particolare per quanto riguarda i prezzi del petrolio. « Nel corso del G8 si è manifestato disappunto sul fatto che siano riprese le speculazioni internazionali. In particolare sui prezzi del petrolio, ma anche del ferro, della soia, del grano e del riso e il vertice ha dato mandato agli organismi internazionali preposti che decidano come intervenire soprattutto sugli edge fund».
L'economia non può essere governata solo su base nazionali, servono leggi valide per tutto il mondo. Per uscire dalla crisi serve l'apertura del commercio in tutto il mondo» ha spiegato ancora Berlusconi.

CLIMA - «Abbiamo parlato anche di cambiamenti climatici» ha aggiunto Berlusconi per il quale «I risultati raggiunti sul clima rappresentano un grande successo» del summit G8 dell'Aquila». Berlusconi, ha citato, tra le altre, le «aperture molto, molto importanti» da parte di Cina ed India, disposte ad «assoggettarsi ad alcuni impegni» concreti. «Sul clima India e Cina hanno detto che non avranno le nostre stesse regole, ma a nuovi impegni sono pronti ad assoggettarsi. Con una metafora ci hanno detto che è come se un uomo magro avesse la stessa dieta di un uomo grasso» ha sottolineato ancora Berlusconi. Poi il premier ha aggiunto: «L'amministrazione Usa ha cambiato sul clima la politica della precedente amministrazione e vuole essere alla testa della lotta al riscaldamento mondiale». E per questo il Cavaliere ha parlato «di successo sul clima».

POLITICA INTERNAZIONALE - «C'è stata l'unanimitá sui temi di politica internazionale. Siamo convinti che non si possa assolutamente permettere che l'Iran si doti di armi nucleari» ha detto ancora Berlusconi. Il presidente del Consiglio ha ribadito che bisogna avviare un dialogo forte con l'Iran e «i tempi del dialogo non possono essere troppo estesi».

AIUTI AI PAESI POVERI - «Avevano raggiunto attraverso una iniziativa chiamata «Aquila food security» la cifra di 15 miliardi di dollari in aiuti ma dopo le sessioni di lavoro a cui hanno partecipato anche i Paesi africani abbiamo avuto la soddisfazione di potere passare da 15 miliardi a 20 miliardi di dollari in tre anni» ha spiegato ancora Berlusconi parlando degli aiuti per i Paesi africani.

VICENDE PERSONALI - Berlusconi rispondendo alle domande dei giornalisti fa un punto sulle sue vicende private e sulle polemiche di questi giorni. «Io non ho goduto di nessuna tregua. La situazione è rientrata nella normalità, è la stampa che ha attaccato me, qualche volta qualche risposta l'ho data...», dice il premier.

RAPPORTO CON OBAMA - «Ho avuto un rapporto molto cordiale con Obama» ha detto ancora il premier . «Ieri a cena siamo stati seduti vicini - ha detto Berlusconi - ci siamo parlati in modo simpatico. Lui mi ha parlato della sua vita privata, io gli ho parlato della mia vita privata. Abbiamo aperto un discorso che potrà sfociare in una stima, simpatia, amicizia, che io credo faciliti i rapporti fra tutti i leader. Ho sempre collaborato con tutte le amministrazioni americane, con quella di Clinton, con quella di Bush, al quale ancora mi sento legato da un'amicizia personale, ma devo riconoscere che la nuova amministrazione americana non ha sbagliato un passaggio in politica internazionale e quindi complimenti ancora ad Obama». Obama, del resto, - ha aggiunto Berlusconi - ha stupito tutti. Nonostante non abbia una lunga vita politica nè fosse stato prima governatore, sta dimostrando grande buon senso, capacità di riflessione, profonda acutezza e una capacità di relazioni veramente mirabile. Non dico soltanto un pensiero che è mio - aggiunge il premier - ma un pensiero condiviso da tutti i colleghi intorno alla nuova stagione della politica americana e sul comportamento del presidente Obama».

AGOSTO ALL'AQUILA - Poi il premier ha ribadito la sua volontà di seguire la ricostruzione dell'Aquila spiegando che sarà ad agosto nel capoluogo abruzzese per seguire i lavori: «Sto cercando una casa per venire qui ad agosto: ci tengo troppo a questo risultato di consegnare le prime case entro settembre e credo sia opportuna una mia presenza: l'occhio del padrone, si dice, sappiamo cosa produce...».
«Domani sarò qui all’Aquila alla cerimonia che vedrà completata la prima casa ricostruita» ha spiegato ancora Berlusconi, aggiungendo che «i cantieri procedono con tre giorni di anticipo sul programma».
«Dopo novembre cominceremo a pensare alla ricostruzione degli edifici lesionati o distrutti» dal terremoto dell'Aquila. Nel centro storico «i tempi sono quasi artigianali e il tempo sarà contato non in mesi ma in anni. Ma ricostruiremo L'Aquila entro la legislatura».

RAPPORTO CON L'OPPOSIZIONE - Berlusconi si è poi soffermato sulla possibilità di instaurare un clima di collaborazione con l'opposizione sulla politica estera. «Se cambiamo l'opposizione certamente sì...», dice il premier rispondendo una domanda di un giornalista. «Sulla politica estera non c'è bisogno di nessun rilancio, l'Italia è stata sempre protagonista», ha concluso il premier.


23/06/2009

A Milano il Pdl si riprende la Provincia Bologna e Firenze, il Pd tiene i sindaci

A Milano il Pdl si riprende la Provincia Bologna e Firenze, il Pd tiene i sindaci

 

Affluenza in calo: per le provinciali ha votato il 45% degli elettori, per le comunali il 61,3%. Cazzola si congratula al telefono con Delbono. Renzi: ora si guardi all'Udc. La provincia di Venezia passa al Pdl

 

Guido Podestà festeggia la conquista della Provincia di Milano (Liverani)

MILANO - Il Partito democratico tiene nelle roccaforti rosse e non perde la guida di città come Bologna e Firenze o la provincia di Torino. Tuttavia si vede sfilare dal centrodestra la guida della provincia di Venezia e, soprattutto, di quella di Milano: il candidato del centrosinistra, Filippo Penati, ha recuperato terreno sul Pdl rispetto ai risultati del primo turno, ma questo non è stato sufficiente per mantenere la guida dell'ente, che cinque anni fa riuscì a strappare a Ombretta Colli. Il nuovo numero uno di Palazzo Isimbardi è dunque l'ex europarlamentare forzista Guido Podestà, che come primo atto dopo la proclamazione della vittoria ha scelto di dedicare il risultato ottenuto a Silvio Berlusconi.

AFFLUENZA IN PICCHIATA - Intanto dopo la chiusura delle urne si registra un primo dato certo: il drastico calo dell'affluenza, che si è attestata poco sopra il 45% alle provinciali e il 61,3% alle comunali (al primo turno l'affluenza era stata rispettivamente del 70 e del 76%). Di certo ha influito la campagna per l'astensione al referendum elettorale che non ha raggiunto il quorum del 50% dei votanti.

LE PROVINCE - Per la provincia di Milano (dove si è registrata un'affluenza del 44,95%), come detto, la vittoria è andata a Guido Podestà, candidato del centrodestra. Ma non è stato l'unico risultato positivo per il Pdl: anche la provincia di Venezia ha cambiato colore e il presidente uscente, Davide Zoggia, ha dovuto cedere il testimone alla leghista Francesca Zaccariotto. Alla Provincia di Torino, Antonino Saitta (centrosinistra) ha visto la riconferma riuscendo a vincere su Claudia Porchietto (centrodestra). Per la provincia di Parma, Vincenzo Bernazzoli (centrosininstra) conduce su Giampaolo Lavagetto. Tra gli altri dati significativi il testa a testa per la provincia di Prato, dove lo spoglio ha visto l'alternarsi in vantaggio del candidato del Pdl e quello del Pd: una vittoria del centrodestra sarebbe considerata storica.

Giovanni Galli e Matteo Renzi durante la diretta di Corriere Tv

I COMUNI - A Bologna il candidato del centrosinistra, Flavio Delbono, ha avuto la meglio sullo sfidante Alfredo Cazzola: è stato lo stesso Cazzola a riconoscere la vittoria del suo avversario con una telefonata, attorno alle 19, a spoglio ancora in corso ma con i dati ormai stabilizzati con una distanza di oltre venti punti percentuali, con la quale si congratulava con Delbono per il risultato. Impietoso però il giudizio sui cittadini bolognesi: «L'aver raggiunto e superato il quorum per i referendum - ha detto - è la prova provata che Bologna rimane una città bulgara ferma a prima del 1989». E ancora: «Non c'è proprio speranza, la maggioranza dei bolognesi sarà sempre di un'obbedienza cieca, pronta ed assoluta ai comandi del partito, anche quando si tratta di compiere delle cose insensate come quella di votare nei referendum elettorali».
A
Firenze è invece stato eletto Matteo Renzi (centrosinistra) che ha vinto su Giovanni Galli (centrodestra). «Congratulazioni a Renzi ma d'ora in avanti io sarò il suo peggior incubo» ha detto Galli intervenendo in diretta su Corriere Tv proprio al fianco del neosindaco del capoluogo toscano. «E' finita una fase della segreteria Franceschini - ha invece commentato Renzi rispondendo ad una domanda del direttore Ferruccio de Bortoli sulla costruzione di un nuovo rapporto con l'Udc -. Così com'è il Pd non vincerà le elezioni politiche, occorre il coraggio di battere nuove strade. E' proprio questo il tema del congresso del Pd».
A
Bari ha vinto il sindaco uscente Michele Emiliano, centrosinistra, sullo sfidante del centrodestra Simeone Di Cagno Abbrescia. A Padova Flavio Zanonato (centrosinistra) ha vinto la sfida con Marco Marin. Ad Ancona Fiorello Gramillano (centrosinistra) ha prevalso su Giacomo Bugaro (centrosinistra). Tra gli altri dati significativi va segnalato il passaggio al centrodestra del comune di Prato con l'elezione ormai quasi certa di Roberto Cenni.

 


08/06/2009

La Serracchiani fa il pieno in Friuli

La Serracchiani fa il pieno in Friuli

 

Con quasi 74mila preferenze supera anche Berlusconi. Il segretario locale del Pd, Zvech: «Risultato eclatante», «in questi mesi franceschini ha fatto un miracolo»

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Con le sue quasi 74mila preferenze, Debora Serracchiani, fa tirare un sospiro di sollievo al Pd. La 39enne avvocato e vice capogruppo nel Consiglio provinciale di Udine, numero tre della lista Pd nella circoscrizione Italia Nord Orientale, supera in Friuli anche i voti del capolista Pdl Silvio Berlusconi (64.286). «Mi sveglio, un occhio ai dati e... in Friuli Venezia Giulia Debora batte "papi" 73.910 a 64.286» si legge sulla pagina di Facebook della candidata. Notevole il distacco, sempre su scala regionale, anche con il capolista Pd Luigi Berlinguer, fermo a 11.244 preferenze.

RISULTATO STREPITOSO - Lei, originaria di Roma ma trapiantata a Udine, parla di risultato strepitoso. «Sono molto soddisfatta non solo nel vedere che tanti credono in me, ma anche perché in Friuli Venezia Giulia ho ottenuto 9mila preferenze in più rispetto a Silvio Berlusconi». In tutto il Nordest la Serracchiani ha finora ottenuto 101mila preferenze e mancano ancora i dati di parte del Veneto e dell'Emilia Romagna. Quanto ai programmi futuri, «aspettiamo l'ufficialità dei dati - dice Serracchiani -. Le idee per l'Europa sono tante: competitività, innovazione e ricerca». «Le forze fresche con cui affrontare le prossime sfide non mancano» commenta il deputato triestino del Pd Ettore Rosato. E il segretario del Pd friulano, Bruno Zvech: «Debora Serracchiani sarà sicuramente tra i primi candidati eletti nella circoscrizione Nord Orientale. Il dato è eclatante in sé perché, pur avendo 40mila voti in meno di lista rispetto al Pdl, Serracchiani prende migliaia di voti più di Berlusconi e il doppio di Giovanni Collino. Per cui è un risultato di proporzioni straordinarie. Quando il rinnovamento si lega alla competenza, alla passione civile, culturale e politica, i risultati si vedono».

L'INTERVENTO A ROMA - Debora Serracchiani, che sul suo sito si definisce «semplicemente democratica», è salita alla ribalta a marzo, dopo l'assemblea dei circoli democratici a Roma. In quell'occasione, da perfetta sconosciuta (anche se a livello locale è attiva da diversi anni), era salita sul palco e aveva criticato i dirigenti del partito («incapaci di avere una linea unica»), Franceschini in primis. Il quale aveva apprezzato: «Ha dimostrato grande energia, qualità, competenza. Anche se come voto mi ha dato 6-. È stata diretta anche nei miei confronti e ha fatto bene, questo rende vitale il partito». Ma adesso, a elezioni fatte, il giudizio della 39enne sul segretario è positivo: «Credo che Dario Franceschini in questi mesi abbia fatto quasi un miracolo. Mi sembra che il Pd abbia tenuto piuttosto bene, e che il Pdl non abbia sfondato. Credo che il Pdl sia stato punito perché non sta dando soluzioni, in particolare non si occupa della crisi come dovrebbe. Non so quanto abbiano pesato le vicende legate all'etica pubblica del presidente del Consiglio, però credo che più che altro inizino a pesare le mancate soluzioni del governo rispetto ai problemi del Paese».


Europee: il Pdl non sfonda, il Pd arranca

Europee: il Pdl non sfonda, il Pd arranca

 

Per le amministrative ha votato il 76,70 per cento. Ue, partecipazione al minimo storico. Crescono Idv e Lega, cala Udc. Sinistra radicale fuori da Europarlamento. Affluenza globale al 65% (estero 7%)

 

MILANO - Il Pdl cresce rispetto alle precedenti Europee ma non realizza lo sfondamento del 40% auspicato alla vigilia del voto, anzi perde rispetto alle precedenti politiche; il Pd perde consensi ma resta vicino alla soglia psicologica del 27% indicata come livello minimo di sopravvivenza. Lega Nord e Italia dei valori in netta crescita, così come l'Udc. Sinistra radicale esclusa anche dal Parlamento europeo dopo essere già scomparsa, con le elezioni politiche di un anno fa, dagli scranni di Camera e Senato. Quando mancano più di 500 sezioni da scrutinare (63.821 su 64.328 sezioni complessive in Italia e all'estero) il Pdl risulta al 35,26%, il Pd al 26,13%, la Lega al 10,20%, l'Idv al 7,99% e l'Udc al 6,51%. L'alleanza di Sinistra europea-Prc-Pdci al 3,38%, Sinistra e libertà-Verdi si è fermata al 3,12%. Entrambe le forze della sinistra radicale, dunque, non superano lo sbarramento del 4% al di sotto del quale non si conquista alcun seggio per l'Assemblea di Strasburgo e Bruxelles. Stessa sorte per i radicali, che si fermano al 2,42% e per gli autonomisti del Pda insieme a Pensionati e La Destra, al 2,22%. Tutti gli altri partiti sono sotto l'uno percento. Sulla base di questi dati, il Pdl potrebbe contare su 29 eurodeputati, il Pd su 22. La Lega potrebbe portare all’Europarlamento 8 eletti, l’Idv 7, l’Udc 5.

LE REAZIONI - Seppure con tutte le cautele del caso, nell'attesa dei risultati definitivi, le forze politiche hanno già iniziato a dare le valutazioni del caso. Mentre il Pdl cerca di minimizzare sul proprio risultato al di sotto delle aspettative, facendo notare il maggiore calo percentuale registrato dal Pd e recriminando sul forte astensionismo, nel fronte dell'opposizione va registrata la forte esultanza dell'Italia dei valori. Altamente soddisfatta la Lega, che ritiene di aver avuto consensi soprattutto per la battaglia contro i clandestini. Casini, invece, legge nel risultato del voto un rifiuto del bipartitismo da parte degli elettori. Le sinistre divise sono rimaste fuori dall'Europa. Ferrero infatti parla di una «scissione di troppo». I radicali, infine, lamentano la loro sostanziale assenza nei programmi incormativi della tv pubblica e si rendono protagonisti di una lite in diretta con Bruno Vespa durante lo speciale di Porta a Porta.

L'AFFLUENZA - Quello che è già certo è che si accentua il calo dell'affluenza alle urne. Complessivamente, su scala europea, si è raggiunto il minimo storico del 43,02%: nel 2004 la partecipazione era stata del 45,47 per cento. Ma seppure con numeri più incoraggianti, l'affluenza è in calo anche in Italia: 65,04% degli elettori alle urne (66,46% in Italia, e solo il 7,1% all'estero) rispetto al 73,9% delle europee del 2004, con un calo quindi dell'8,87% dei votanti, un record se si guarda all’affluenza media del continente, ma un primato «in negativo» per le consuetudini della penisola. Anche in questa tornata elettorale «si conferma la maggiore affluenza nelle circoscrizioni del nordovest con il 72,75%, nordest con il 71,89% e centro con il 72,13%». Lo ha detto il ministro dell'interno, Roberto Maroni, commentando dati non ancora del tutto definitivi. Si registra invece «un'affluenza più bassa nell'Italia meridionale (64,21%), molto molto bassa - ha proseguito - nell'Italia insulare (47,33% contro 64,75% delle precedenti elezioni europee)». Il ministro dell'interno ha poi sottolineato che «quest'anno per la prima volta tutti i dati sono on-line e quindi anche quelli relativi all'affluenza sono aggiornati in tempo reale e possono essere consultati da tutti».

AMMINISTRATIVE - Invece l'affluenza alle urne per il rinnovo delle amministrazioni comunali è stata del 76,70 per cento, contro il 79,33 per cento della precedente consultazione. Il dato finale del ministero dell'Interno indica un calo del numero dei votanti di -2,63 per cento.

TUTTO REGOLARE - «Le operazioni di voto si sono svolte regolarmente, non ci sono stati incidenti rilevanti di nessun tipo». Lo ha detto al Viminale il ministro dell'Interno, Roberto Maroni. «Anche gli scrutini procedono regolarmente», ha aggiunto. «Le operazioni di voto si sono svolte regolarmente, non ci sono stati incidenti rilevanti di nessun tipo». Ai seggi, aperti dalle 7 (sabato si è votato dalle 15 alle 22), gli elettori italiani si sono recati per scegliere i 72 componenti del Parlamento europeo spettanti all'Italia, i presidenti e i consigli di 62 Province e i sindaci e di consigli di 4.281 Comuni (di cui 30 capoluogo). Per le Europee sono stati chiamati al voto in Italia oltre 49 milioni di elettori, mentre le elezioni amministrative interessano quasi 33 milioni e mezzo di elettori.

 

REAZIONI

 

LITE TRA GASPARRI E UNA CRONISTA DEll'UNITA'. La Russa: «Puniti dall'astensionismo».Il coordinatore del Pdl: «Berlusconi? In Veneto ha fatto campagna per la Lega. Ha esagerato»

 

ROMA - Il Pdl potrebbe essere stato punito dalla bassa affluenza alle urne al Sud e nelle isole e nel Veneto finisce di un punto avanti alla Lega (29,33% contro 28,38%, con la Lega però davanti in quattro province su sette: Verona, Vicenza, Treviso e Belluno). Se vengono confermati questi dati il «Pdl perde due punti rispetto alle politiche, quasi integralmente pareggiati dall'aumento della Lega. Berlusconi negli ultimi giorni ha fatto campagna per il Pdl e per la Lega, facendo anche arrabbiare i nostri in Veneto». Lo dice Ignazio La Russa a «Porta a porta». Se i dati venissero confermati, spiega il coordinatore del Pdl «bisognerebbe leggere come mai abbiamo avuto meno voti rispetto alle previsioni. La mia spiegazione arriva dalle parole del ministro dell'Interno sull'affluenza: ha votato il 67% italiani, che non è egualmente distribuito. Bene al nord e al centro, insufficiente al sud e catastrofico in Sicilia e Sardegna», dove ha votato la metà delle persone che hanno votato alle politiche. «Questo costa al Pdl due punti in percentuale», sottolinea il ministro della Difesa. «L'abbassamento generale e in particolare al sud e alle isole spiega il risultato. Il Pdl sta andando male rispetto ai sondaggi e alle previsioni, ma se si fanno i paragoni con i dati reali sono soddisfatto».

 

(Denis Verdini (Jpeg)

VERDINI - «L'astensionismo del Sud potrebbe averci punito», lo conferma anche Denis Verdini, coordinatore del Pdl commentando nella sede del Pdl a Via dell'Umiltà le proiezioni sui risultati delle elezioni europee. «I dati non sono negativi - aggiunge - ma non è quello che ci aspettavamo». A proposito del risultato della Lega, il coordinatore del Pdl aggiunge: «Questo avanzamento del Carroccio non è così eclatante. Comunque aspettiamo, i dati sono ancora parziali. Una delusione il 35%? Non parlerei di delusione, anche perché lo stacco tra governo e opposizione probabilmente crescerà». A chi gli chiede un commento sul distacco dal Pd, il coordinatore del Pdl risponde: «i dati confermano che la politica del Governo viene premiata e c'è un divario con l'opposizione. Bisogna comunque aspettare perchè le proiezioni danno dei dati differenti». Ai cronisti che gli chiedono se sia deludente non raggiungere il 40% Verdini aggiunge: «se guardiamo i dati di adesso siamo distanti ma stiamo parlando di una proiezione del 5% non è un punto di vista attendibile. Dobbiamo aspettare ancora»

GASPARRI - Anche il capogruppo del Pdl al Senato Maurizio Gasparri invita alla calma: «Aspettiamo i dati definitivi. Ma se questi fossero i dati, sarebbe una catastrofe totale del centrosinistra e qualcuno stasera dovrebbe lasciare l’incarico». Ma che serpeggia un certo nervosismo tra le file del Pdl lo conferma poi una battuta di Gasparri a una cronista de L'Unità: «Ma stia zitta, ancora con queste domande, vada a fare il funerale a Franceschini...». Intanto continua l'attesa al quartier generale del partito: a via dell'Umiltà sono riuniti il sottosegretario e portavoce del premier Paolo Bonaiuti, il sindaco di Roma, Gianni Alemanno e il coordinatore nazionale del partito, Denis Verdini. La sala stampa è gremita di cronisti e telecamere in attesa che i primi esponenti del Popolo della Libertà scendano a dichiarare.

 

L'EX PM: «ORA NON BISOGNA PERDERE TEMPO». Di Pietro : raddoppiati i consensi. Il leader Idv: «Da domani siamo alternativa al governo Berlusconi che per noi resta fascista, piduista e razzista»

 

Antonio Di Pietro (Emblema)

ROMA - L'Italia dei valori raddoppia i consensi. E il suo leader Antonio Di Pietro prima esulta e poi attacca la maggioranza di governo.

IL COMMENTO - «È indubbio che il risultato indica che Italia dei Valori sta dalla parte dei cittadini perchè abbiamo raddoppiato i nostri risultati» spiega Di Pietro le prime proiezioni. «Ma io - prosegue il leader dell'Idv - mi proietto già verso il domani. Da domani non saremo più parte dell'opposizione ma della alternativa al governo Berlusconi che per noi resta fascista, piduista e razzista». L'ex pm si dice sicuro «che ci sono le condizioni per costruire l'alternativa: vedremo con quale partito e con quali uomini. Sentiamo - sottolinea Di Pietro - la responsabilità di non perdere tempo per essere i cofondatori di una nuova coalizione».

VIA IL NOME - «Italia dei Valori che ha raddoppiato i consensi rispetto alle ultime politiche e quasi quadruplicato quelli rispetto alle precedenti europee non è più un partito personale ma dimostra di essere un partito popolare pronto a costruire l'alternativa al modello di governo berlusconiano. E il 22 giugno prossimo l'esecutivo nazionale deciderà di togliere il mio nome di fondatore dal simbolo allo scopo di favorire la costruzione di un nuovo partito su base universale» conclude Di Pietro.

 

Cota: «Il voto della Lega è la vittoria della linea Maroni sui clandestini». Il viceministro Roberto Castelli: «Il risultato del voto? Nel governo non cambia niente»

Roberto Cota (Newpress)

ROMA - «Siamo soddisfatti. Dalle proiezioni emerge un dato molto positivo: il raddoppio rispetto alle precedenti elezioni europee e una crescita rispetto alle Politiche dell'anno scorso». Così il capogruppo alla Camera della Lega Nord, Roberto Cota, commenta con il quotidiano online Affaritaliani.it i primi risultati delle elezioni europee. «Questi dati corrispondono a quelli che ci arrivano attraverso i nostri militanti nei seggi. In Europa faremo un'azione decisa per il no all'ingresso della Turchia in Europa - aggiunge -, perché ha un sistema culturale e produttivo completamente diverso rispetto al nostro e perchè è un pericolo per la nostra identità. Il voto è anche un premio per l'azione di contrasto all'immigrazione clandestina e un sostegno all'operato del ministro Maroni. Anche l'Unione Europea ora dovrà muoversi in modo deciso per fermare l'immigrazione clandestina».

CASTELLI - «Il risultato del voto? Nel governo non cambia niente» ha detto il viceministro Roberto Castelli rispondendo a una domande dei giornalisti che gli chiedevano se il risultato del voto che si sta delineando possa avere degli effetti sul governo italiano. Castelli ha così ribadito il concetto espresso nel pomeriggio di domenica dal leader della Lega Umberto Bossi il quale aveva detto che all'indomani del voto non sarebbe cambiato nulla nel governo.


 

 

Casini: «Dura lezione al bipartitismo». Il leader dell'Udc: «Il governo non è in discussione, continuerà»

Pierferdinando Casini e Azzurra Caltagirone escono dal seggio elettorale Elezioni Europee (Eidon)

ROMA - «Se i risultati saranno confermati noi siamo stati premiati e il bipartitismo, che non c'è, ha avuto una dura lezione». È il commento del presidente dei deputati Udc Pier Ferdinando Casini, dopo le ultime proiezioni del voto europeo. «Quello che è successo a Lega e Idv -osserva- sta nel novero delle cose. Di Pietro ha giocato togliendo voti al Pd e la Lega è l'alleato ideale. Chi vota Lega al nord, infatti, vota per un partito di protesta e di governo. Ecco perché si è gonfiato». «Se saremo confermati -ribadisce Casini- siamo contenti perché avevamo chiesto un voto in più per capire se la nostra sfida, considerata da alcuni, e non a torto temeraria, aveva le gambe per andare avanti e se questo Partito della nazione che abbiamo in progetto di fare può avere una prospettiva futura».

FUORI DAI BLOCCHI - Per Casini, si tratta di un risultato tanto più «soddisfacente» perchè la campagna elettorale è stata fatta «senza potere locale, senza potere nazionale e in una condizione in cui il partito si trova fuori dai due blocchi». Il presidente dei deputati dell'Udc evidenzia inoltre che i dati finora disponibili mostrano che c'è «un 15% di elettori che non ha rappresentanza». Il Pd e il Pdl -fa notare- hanno il 60% e quindi non è il caso di continuare a parlare di bipartitismo. Il Pdl paga -prosegue nella sua analisi Casini- la scelta di avere individuato nella Lega un alleato privilegiato ed esclusivo. Noi abbiamo parlato di problemi reali degli italiani con serietà, costanza e in modo silenzioso. Non abbiamo parlato di veline, di gossip o di problemi giudiziari di Berlusconi ma abbiamo parlato dei problemi degli italiani«. Se i dati si confermano, «siamo stati premiati» e perciò «siamo sereni, addirittura contenti, è un dato soddisfacente». Non nasconde la sua soddisfazione il presidente dell'Udc Pierferdinando Casini che, in collegamento con Porta a Porta, richiama a una lettura politica del voto: «Il bipartitismo che non c'è, ha avuto una dura lezione». Detto questo, a giudizio dell'esponente centrista «il governo non è in discussione, continuerà».

CON IL PDL - E i rapporti con il Pdl nei prossimi mesi? «Sconti non ne facciamo a nessuno - dice il leader Udc -. È importante essere seri con gli impegni con gli elettori».

 

 

Polemica sull'informazione sulla lista Bonino data dalla Tv pubblica. Spazi in tv, lite in diretta radicali-Vespa. Cappato: «Se fosse per Porta a Porta saremmo allo 0%». Il conduttore: «Non è vero, avete avuto il 7,1% di spazi»


ROMA - I radicali sono dati nelle proiezioni al 3%, ma «fosse stato per Vespa o per Porta a porta potevamo andare tranquillamente sotto lo zero per cento». L'europarlamentare uscente Marco Cappato, in collegamento con la trasmissione di Raiuno attacca a testa bassa Bruno Vespa per lo spazio che la tv pubblica ha riservato al partito radicale in campagna elettorale.

LA REPLICA DI VESPA - Pronta la replica del conduttore, che ricorda: «I dati pubblicati indicano che nelle trasmissioni di approfondimento della Rai il partito radicale ha avuto il 7,1%. Questi sono i dati, tutto il resto sono menzogne», sottolinea Vespa. L'europarlamentare radicale replica pronto, accusando Vespa di dire «cosa false». «I dati di cui parla riguardano il periodo immediatamente successivo alle condanne dell'autorità garante», incalza Cappato. Vespa di rimando assicura di non aver ricevuto alcuna condanna dall'authority.

 

 


19/04/2009

Pd e province: lo spettro del numero 15

Pd e province: lo spettro del numero 15

 

Nelle amministrative di giugno le province governate dal Pd potrebbero scendere da 50 a 15.

 

Se nelle amministrative di giugno gli elettori si comportassero come alle politiche, le province governate dal Pd scenderebbero da 50 a 15. Per carità, non facciamone un dramma. Ma il 6 e il 7 di giu­gno non si vota solo per l’Euro­pa. Di mezzo ci sono 4200 co­muni, 219 con più di 15.000 abi­tanti e 30 capoluogo, alcuni dei quali per un motivo o per l’altro importantissimi. E 64 province.

Per carità, non facciamone un dram­ma. Ma di queste 64 province oggi più di 50 sono governate dal centrosinistra, so­lo 10 dal centrodestra. E si capisce. Le ele­zioni amministrative del 2004 per il cen­trosinistra furono un trionfo, per il cen­trodestra, ancora percorso dalle divisio­ni tra Forza Italia e la Lega, un disastro. Persino al Nord. Altri tempi. Adesso, leg­giamo sull’Unità in un documentatissi­mo articolo di Andrea Carugati, nel Pd cominciano a preoccuparsi per le elezio­ni provinciali persino di più che per le elezioni europee. Perché, ragiona il re­sponsabile per gli enti locali Paolo Fonta­nelli, se a giugno gli elettori si compor­tassero come nelle politiche (e, dal pun­to di vista del Pd, c’è da temere che si comportino molto peggio), sarebbe un disastro. Al Nord, ma non soltanto al Nord. Della cinquantina di amministra­zioni provinciali attuali, al Pd ne reste­rebbero 15. Quasi tutte concentrate in quelle che una volta si chiamavano Re­gioni rosse.

Per carità, non facciamone un dram­ma. Le province sono quasi universal­mente considerate dei carrozzoni inutili: Ugo La Malfa ne chiedeva la soppressio­ne più di 40 anni fa, a maggior ragione i riformatori più coerenti si indignano og­gi perché non vengono abolite. Ma per­derne 35 o giù di lì in una botta sola per il Pd sarebbe un bel guaio lo stesso. Per­sino se nelle elezioni europee riuscisse a contenere i danni. E non solo perché ba­sterebbe la vista di Emilio Fede che in tv, quasi a simboleggiare un passaggio d’epoca, appone sulla carta d’Italia 35 bandierine del Pdl su province sin qui amministrate dal centrosinistra a gettare nella costernazione più nera militanti ed elettori.

Per carità, non facciamone un dram­ma. Però, fossimo nei dirigenti del Pd, alle preoccupazioni di Fontanelli darem­mo molto ascolto. In politica i simboli e, come si dice adesso, l’immagine conta­no, eccome. Ma qui non si tratta solo di simboli e di immagine. Ci sarà pure un motivo se quelli della Lega, che sono dei politici eminentemente pratici, al solo sentir parlare di superamento delle pro­vince reagiscono con lo stesso, efficacis­simo fuoco di sbarramento con cui han­no replicato alla proposta di accorpare il referendum sulla legge elettorale alle ele­zioni del 7 giugno. Potranno anche esse­re inutili, o peggio, le province. Ma in ter­mini di consenso e di potere sono impor­tanti. E perderne una trentina, specie per un partito che voglia essere radicato nel territorio, e che si affidi in larga misu­ra a dei professionisti della politica (tra­dizionali o di tipo nuovo in questo caso non conta), vuol dire lasciare senz’arte né parte un esercito di assessori, di elet­ti, di presidenti e di consiglieri di enti pubblici e semipubblici, di consulenti e via di questo passo, con tutte le conse­guenze del caso. Se i partiti fossero delle associazioni culturali, e gli elettori votas­sero solo per motivi d’opinione, il proble­ma non sarebbe poi così terribile. Ma le cose sono un tantino più complicate: e sarebbe il caso di ricordarselo.

Per carità, non facciamone un dram­ma. I dirigenti del Pd interpellati dal­l’Unità dichiarano di fare comunque affi­damento, oltre che sulle nuove candida­ture (auguri), sulla buona qualità degli amministratori uscenti. L’argomento è storicamente fondato, perché è grazie al­la buona amministrazione che, molto spesso, il centrosinistra nelle elezioni lo­cali è riuscito a sfangarla anche quando, sul piano politico, gli soffiava addosso un forte vento contrario. Stavolta, però, il vento contrario non è forte: è fortissi­mo. E difficilmente il Pd può pensare di potergli resistere da solo, o quasi, in no­me di una vocazione maggioritaria che, se non è più conclamata come nel recen­te passato, non è stata neanche realistica­mente archiviata. Solo nella metà delle province (e dei comuni) in cui si vota il Pd si presenta nella coalizione del 2004 e del 2006. Spesso manca all’appello Rifon­dazione comunista, talvolta l’Italia dei Valori, più raramente Sinistra e Libertà; e, quanto all’Udc, sempre dall’Unità ap­prendiamo che «al Nazareno ci si conso­la constatando che Casini correrà da so­lo in moltissime realtà, dal Piemonte al Veneto alla Puglia, togliendo voti prezio­si alla destra». Certo il Pd non poteva ve­nire a capo in poche settimane di una questione chiave per la sua identità e il suo futuro come quella delle alleanze. Ma la scelta di non scegliere gli complica terribilmente la vita. Anche nelle provin­ce. Utili o inutili che siano.

Paolo Franchi