12/07/2009
Il vicesindaco mette alla gogna i writer
Il vicesindaco mette alla gogna i writer
Perplesso il presidente di Assoedilizia: «meglio il silenzio». Filmati i due graffitari che imbiancano il muro da loro imbrattato: il video sarà proiettato a Palazzo Marino
MILANO - E' una vera e propria gogna mediatica quella decisa dal vicesindaco Riccardo De Corato nei confronti dei due improvvisati graffitari che, l'estate scorsa, avevano imbrattato con alcune scritte il muro della scuola di via Tabacchi. Il 3 giugno scorso i ragazzi, per ottenere l'estinzione del reato, si erano impegnati davanti al giudice di pace a ripulire il muro. Il lavoro è stato eseguito sabato: il filmato che mostra i due writer all'opera sarà proiettato lunedì in conferenza stampa a Palazzo Marino, sede del Comune, e sarà quindi distribuito ai mezzi di informazione.
Il vicesindaco De Corato assiste all'operazione di ripulitura del muro della scuola di via Tabacchi, a Milano, da parte dei due giovani che l'avevano imbrattato con scritte. L'intera operazione è stata filmata: il video proiettato in Comune e distribuito alla stampa (Fotogramma)
LA PUNIZIONE - «Ci sembra un mezzo opportuno - ha commentato il vicesindaco Riccardo De Corato, che ha reso noti i dettagli della vicenda - per dissuadere i writer dal reiterare questo comportamento». I due giovani erano stati sorpresi il 20 luglio dell'anno scorso dagli agenti della Polizia locale mentre imbrattavano con vernice spray il muro della scuola comunale di via Tabacchi. Il 3 giugno il giudice di pace ha stabilito che i due - che avevano chiesto di poter riparare al danno - ripulissero il muro.
IL RISARCIMENTO - Il Comune ha ottenuto inoltre il pagamento di 1000 euro a titolo di risarcimento per il danno di immagine e di un'altra cifra che comprende i materiali utilizzati per l'intervento, oltre al consenso dei due responsabili per le riprese video. De Corato ha spiegato che il Comune è «soddisfatto perché il danno è stato riparato» e anche perché «è stato ottenuto un risarcimento per l'impegno e le spese profuse in questa battaglia contro il degrado». De Corato ha anche sottolineato che il ddl sicurezza, non appena entrerà in vigore, sanzionerà i writer in modo molto più severo, visto che punisce gli imbrattamenti di beni immobili anche con la reclusione fino a un anno per edifici di interesse storico-artistico.
ASSOEDILIZIA: MEGLIO IL SILENZIO - Si definisce invece «perplesso» il presidente di Assoedilizia, Achille Colombo Clerici. «La legge sul reato di imbrattamento è cambiata - afferma Colombo Clerici in una nota - sicché lo stesso ricade sotto la competenza del giudice ordinario, e ne vedremo gli effetti». «Ma qui - prosegue - si finisce per dare una pubblicità gratuita a giovani che probabilmente non van cercando nulla di meglio. La notizia circostanziata della loro punizione è già stata diffusa oggi e ne conseguirà l'effetto deterrente. Si copra il resto con un bel silenzio, che è il giusto coronamento di una punizione che voglia essere esemplare».
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| Tag: milano, vicesindaco, guerra, graffitari, writer, muri, graffiti, imbrattare, sentenza, giudice di pace, ripulire, condannati, imbiancare | OKNOtizie |
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07/06/2009
Graffiti sul sacrario del Risorgimento tra disegni osceni e invettive politiche
Graffiti sul sacrario del Risorgimento tra disegni osceni e invettive politiche
Nell’ossario ci sono resti di milanesi, veneti, trentini, toscani, e giovani del Sud. Tra i combattenti anche Collodi, l’inventore di Pinocchio. A fine mese Napolitano e Sarkozy a San Martino della Battaglia
SAN MARTINO DELLA BATTAGLIA (Brescia) — La Francia considera sacra Verdun, l’America non permetterebbe mai che fosse profanato il nome di George Washington, l’Inghilterra tiene al villaggio belga di Waterloo al punto da aver chiamato così la stazione dove arrivavano i treni da Parigi. Anche noi abbiamo una battaglia fondativa. Un luogo, San Martino, e una data, 24 giugno 1859, un secolo e mezzo fa: prima l’Italia non c’era, e dopo sì. Ma non si può dire che noi italiani ne abbiamo rispetto.
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| «Se Garibaldi se ne stava a casa era meglio per tutti» |
L’affresco racconta che fu re Vittorio Emanuele a comandare le cariche, e la scritta a fianco che Maurizio ama Sonia (o almeno la amava il 2/3/89). Qui Garibaldi guida i Mille, e accanto Luciano ha inciso la data delle nozze con Patrizia (25/10/2008). Lassù Cadorna e i bersaglieri aprono la breccia di Porta Pia, e «la famiglia Sala grida: forza Inter!». Decine, centinaia, migliaia di scritte, graffiti, incisioni si sono accumulati da più di vent’anni nel sacrario che celebra San Martino, dove Napolitano e Sarkozy verranno tra due settimane per il centocinquantesimo anniversario della battaglia che vide italiani e francesi sconfiggere gli austriaci e dare a un popolo una patria.
Il luogo è bellissimo, una torre su un colle che guarda il Garda, e lungo la scala grandi affreschi che ricordano tutte le guerre d’indipendenza, e anche il conflitto ’15-‘18. Ma è divenuto il ricettacolo d’ogni bizzarria di generazioni di visitatori. Scritte vagamente politiche: «Le guerre fanno tutte schifo», «se Garibaldi se ne stava a casa sua era meglio per tutti», e ovviamente «Padania libera » (più volte). Ma anche insulti, profferte sessuali, disegni osceni, motti di spirito — «qui Deborah e Marco tentarono di fare un figlio ma furono disturbati da un visitatore» —, citazioni Anni ’80 di Bob Marley e recentissime di Jovanotti, una firma di Renato Zero si spera apocrifa, e una grande statua di re Vittorio Emanuele II con una ragnatela sulla spada, un’altra sull’orecchio destro, una terza lungo i calzoni… L’altoparlante che diffonde il Va pensiero e l’Inno di Mameli rende il quadro se possibile più surreale.
La colpa è di tutti, quindi di nessuno. Certo non dell’associazione «Solferino e San Martino» e del comune di Desenzano, che anzi hanno appena restaurato le lapidi del viale che porta all’ossario, con le iscrizioni in cui le cariche sono ovviamente «impetuose» e le fanterie «eroiche» (qui si intravede «strenua artiglieria», qui «indomito valore»). Non dell’amministrazione provinciale e regionale che certo hanno cose più urgenti cui badare, così come il ministero della Difesa. Ma neppure le migliaia di grafomani probabilmente hanno creduto di profanare qualcosa di sacro, o almeno di importante. Devono aver pensato che in fondo lo fanno tutti, e che il loro nome non vale meno di quelli dei generali sabaudi o dei volontari napoletani incisi nella pietra; loro, oltretutto, sono vivi.
Il Risorgimento non è di moda. Lo sono molto di più i briganti, i Borboni, il Papa Re. Cavour è stato ribattezzato Cavour in mezza Italia. Vengono rivalutate le insorgenze, si cita spesso la Napoli- Portici prima ferrovia della penisola (omettendo di ricordare che serviva a portare i cortigiani da una reggia all’altra), si piange sugli zuavi pontifici. Degli 846 caduti di San Martino — cui vanno aggiunti i 375 morti nei giorni successivi per le ferite, i 3707 mutilati, i 774 prigionieri o dispersi — non sembra importare quasi a nessuno.
Peccato, perché è una storia affascinante, di quelle da raccontare ai bambini. Due imperatori in campo, di là Francesco Giuseppe, di qua Napoleone III (molti visitatori sono francesi, che vanno ancora giustamente fieri della prova offerta dall’Armée, piene le città di vie dedicate a Solferino, a San Martino, a Mac Mahon). Un re popolano, Vittorio Emanuele II, che alle esangui dame dell’aristocrazia europea preferisce la figlia di un tamburino. Brigate che portano nomi piemontesi — la Casale, la Pinerolo, la Acqui, la Cuneo, la Savoia, la Aosta, oltre ai granatieri di Sardegna — ma rafforzate da volontari venuti da tutta Italia. L’ossario custodisce resti di milanesi, veneti, trentini, toscani e anche giovani del Sud, che forse non afferrarono tutte le parole che Vittorio Emanuele gridò in dialetto — «o gli prendiamo San Martino o ci fanno fare sanmartino» (sanmartino in piemontese è il trasloco, dal giorno in cui scadevano i contratti dei mezzadri) —, ma che dovettero aver compreso benissimo quel che il re intendeva dire. Tra i volontari toscani c’era Collodi, l’inventore di Pinocchio. E tra i testimoni ci fu lo svizzero Henri Dunant, che — impressionato dai lamenti dei feriti lasciati senza soccorso, qui e a Solferino — disse a se stesso che quella sarebbe stata l’ultima battaglia tanto crudele. Così il 24 giugno 1859 nasceva, con l’Italia, la Croce Rossa.
Più che il Risorgimento, forse è l’idea di patria a essere ancora fuori moda, o comunque non del tutto rivalutata. Ciampi in particolare ha lavorato molto sui simboli dell’unità nazionale: il tricolore, l’inno di Mameli, il Vittoriano. Quel che continua a sfuggirci è l’idea del bene comune, di una storia condivisa, di un valore che ci riguarda tutti e nello stesso tempo ci trascende. Perciò, per un governo che ha dichiarato guerra ai graffiti, i primi da cancellare sono quelli di San Martino.
Aldo Cazzullo
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18/04/2009
Cisgiordania, il muro innalzato per separare adesso unisce
Cisgiordania, il muro innalzato per separare adesso unisce
I soldi verranno usati per progetti di un’organizzazione giovanile non-profit di Ramallah. Graffitari palestinesi dipingono sulla barriera i messaggi che giungono dal web
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| Il muro che separa Israele dalla Cisgiordania (dal sito www.sendamessage.nl) |
L’idea è di avvicinare il mondo ai palestinesi. Attraverso la barriera di separazione costruita da Israele che separa la Cisgiordania dal mondo. È un progetto olandese-palestinese. Il sito «Send a message» (con versioni in varie lingue, tra le quali l’italiano) consente di inviare un testo online: al costo di 30 euro, verrà dipinto da graffitari palestinesi sul muro. Il committente riceverà tre foto dell'opera. «Tu paghi 30 euro, i palestinesi pittano»: è l’invito sulla versione italiana del sito.
IL PROGETTO NON-PROFIT - Le richieste pervenute finora sono 910, tra le quali molti messaggi d’amore e battute scherzose, ha detto alla Cnn Justus van Oel, uno sceneggiatore olandese che lo gestisce gratis. Caspar Nieuwenhuis, un direttore di teatro olandese, l’ha usato per chiedere alla fidanzata di sposarlo. Il piano era di far mandare in onda la foto della sua proposta di matrimonio in tv. Non ha funzionato. Alla fine, l’ha mostrata alla fidanzata dal desktop del portatile. Lei ha pianto e ha detto di sì. I soldi verranno usati per progetti del «Peace and Freedom Forum», un’organizzazione giovanile non-profit con sede a Ramallah. Tra questi: la costruzione di un parco per bambini, l’acquisto di biciclette, un servizio di lavanderia per gli studenti dell’università palestinese di Bir Zeit. Ma il messaggio più lungo è una lettera aperta ai palestinesi commissionata dal sito all’intellettuale sudafricano Farid Esack. Il 10 maggio verrà scritta sul muro a El-Ram, nei pressi di Ramallah. È composta da 1.998 parole. «Send a message» invita i lettori a sponsorizzare una delle 1.662 sezioni di 1 metro e mezzo ciascuna del messaggio, inviando 20 euro (il nome degli sponsor sarà indicato sotto ciascuna sezione).
LO SCRITTORE MUSULMANO - «Una volta nella mia terra alcune persone pensarono di poter costruire la propria sicurezza sull’insicurezza altrui», scrive Esack. «Vengo dal Sudafrica dell’apartheid. Arrivando nella vostra terra, la terra di Palestina, è inevitabile un senso di deja vu. Sono colpito dalle somiglianze. In un certo senso, siamo tutti figli delle nostre Storie. Ma possiamo anche decidere di restare colpiti dalla Storia altrui. Forse questa abilità si chiama moralità». Esack è uno scrittore musulmano e attivista politico che nel 1996 Nelson Mandela nominò alla guida di una commissione per l’uguaglianza tra i sessi. Il quotidiano israeliano Haaretz, riportando la notizia della lettera aperta, nota che il testo, critico nei confronti delle «uccisioni mirate (da parte di Israele, ndr) di coloro che osano resistere», «non fa alcun riferimento all’ideologia antisemita di Hamas, né al lancio di razzi da parte dei palestinesi sui civili israeliani o ai kamikaze». Israele, che ha iniziato a costruire la barriera di separazione nel 2002, afferma che ha permesso di prevenire gli attacchi terroristici palestinesi. I palestinesi dicono che costituisce un’appropriazione illegale della loro terra, perché non segue il confine precedente alla guerra del 1967 e, in diversi punti, penetra profondamente all'interno della Cisgiordania per integrare le colonie israeliane. Nel 2004 la Corte internazionale di giustizia dell'Aja ha dichiarato che la barriera viola il diritto internazionale.
Viviana Mazza
23:28 Scritto in CRONACA ESTERA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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