25/05/2011
«Caparra per la casa di Scajola». I regali della nuova lista Anemone
«Caparra per la casa di Scajola». I regali della nuova lista AnemoneI pm: bollette, multe, perfino un frullatore
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05/05/2011
I pm di Perugia contro Bertolaso «Protezione globale» per la cricca
I pm di Perugia contro Bertolaso «Protezione globale» per la criccaInchiesta G8 - Per i magistrati negli atti la «prova incontrovertibile» dell'asservimento. Richiesta di rinvio a giudizio per 19 tra cui l'ex capo della Protezione civile e il costruttore Anemone
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10/09/2010
Scajola: «Venderò la casa, in beneficenza parte dei soldi»
Scajola: «Venderò la casa, in beneficenza parte dei soldi»L'intervista «Ho fatto la figura del deficiente ma quel che ho detto era la pura verità». L'ex ministro: «Già individuato a chi dare "quei" 900mila euro. Tornare? C'è tempo»
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21/06/2010
Appalti, Sepe: "Ho sempre agito per il bene della Chiesa"
Appalti, Sepe: "Ho sempre agito per il bene della Chiesa"L'arcivescovo di Napoli, indagato dalla procura di Perugia per l'inchiesta sui Grandi Eventi, si difende: "Mi chiesero la casa per Bertolaso, ho fatto tutto in trasparenza". Chiesta intanto l'autorizzazione a procedere per l'ex ministro Lunardi.
"Ho fatto tutto nella massima trasparenza". Il cardinale Crescenzio Sepe, in una conferenza stampa, legge una lettera dove confuta, punto per punto, gli addebiti che gli vengono fatti dalla procura di Perugia "per la responsabilità che ho avuto in quanto prefetto della Congregazione di Propaganda Fide". L'arcivescovo di Napoli parla dell'alloggio dato in uso a Guido Bertolaso, della vendita all'ex ministro Lunardi di un palazzetto in via dei Prefetti e poi dei lavori in messa in sicurezza di un lato del palazzo di Propaganda Fide in piazza di Spagna.
"Ho sempre agito secondo coscienza, avendo come unico obiettivo il bene della Chiesa", ha sottolineato il cardinale Crescenzio Sepe. "Neppure una vicenda giudiziaria può giustificare una così fredda elencazione di eventi senza mettere in campo una serie di altri elementi essenziali - prosegue il cardinale - primo tra tutti il percorso di una vita sacerdotale nel quale la Croce non è mai un intoppo ma il segno dell'appartenenza a Cristo". "Accolgo così in tutta umiltà la prova che oggi mi tocca - prosegue - ma accanto ad essa avverto la serenità che non può nascere a caso ma è maturata via via, attraverso i diversi passaggi della mia vita".
"L'esigenza" di una casa per Bertolaso , ha detto l'arcivescovo, "mi venne rappresentata dal dottore Francesco Silvano. In prima istanza, gli feci avere ospitalità presso il seminario, ma mi furono rappresentati problemi di inconciliabilità degli orari, per cui incaricai lo stesso dottor Silvano di trovare altra soluzione". Soluzione della quale, prosegue Sepe, "non mi sono più occupato né sono venuto a conoscenza sia in ordine alla ubicazione sia in ordine alle intese e alle modalità". "Come è stato scritto sui giornali - ha concluso Sepe - Bertolaso aveva bisogno di vivere in un ambiente più sereno poiché aveva qualche difficoltà".
"Ho fatto tutto avendo i bilanci puntualmente approvati dalla Prefettura per gli affari economici e dalla Segreteria di Stato la quale con una lettera inviatami a conclusione del mio mandato di prefetto volle finanche esprimere apprezzamento e stima per la gestione amministrativa".
Le accuse contestate al cardinale Crescenzio Sepe sono "inconsistenti": lo ha detto anche il legale nominato dall'arcivescovo di Napoli. "Qualunque procura può valutare l'inconsistenza dei fatti", ha detto ai giornalisti l'avvocato Bruno Von Arx lasciando la Curia di Napoli (GUARDA IL VIDEO). Von Arx, che ha parlato di "increscioso incidente", ha precisato che "il cardinale di questa storia non ne sa niente", e ha detto di augurarsi che venga sentito dai magistrati "già in settimana". A una domanda sulla possibile richiesta di trasferimento degli atti a un'altra Procura, l'avvocato ha risposto: "Anche, ma ci auguriamo prima di convincere i sostituti di Perugia". Sepe, fino al 2006 a capo della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli - la ex Propaganda Fide -, sarebbe coinvolto nella vendita a un prezzo di favore nel 2004 di un immobile della Congregazione all'ex ministro delle Infrastrutture Pietro Lunardi, per cui i pm di Perugia hanno chiesto l'autorizzazione a procedere al Tribunale dei ministri.
L'indagine in cui è coinvolto il cardinale Crescenzio Sepe riguarda la ristrutturazione e la vendita di alcuni immobili di Propaganda Fide nel 2005. Operazioni nelle quali risulterebbe coinvolto il costruttore Diego Anemone, considerato personaggio centrale dell'inchiesta sui Grandi Eventi. Il sospetto degli inquirenti perugini è che l'attuale arcivescovo di Napoli abbia ricevuto in cambio dei favori. A fare il nome del cardinale Sepe era stato il capo della Protezione civile Guido Bertolaso nel corso di un interrogatorio. In quell'occasione Bertolaso ai pm aveva detto di aver ricevuto la casa di via Giulia proprio grazie all'arcivescovo di Napoli. Intanto sul sito del Vaticano appare un link a Propaganda Fide con informazioni su attività e strutture, della congregazione presieduta da Sepe.
Per quanto riguarda l'altro indagato, l'ex ministro Pietro Lunardi, oggi è arrivata dalla procura di Perugia la richiesta dell'autorizazione a procedere. Anche per Lunardi l'accusa fa riferimento alla ristrutturazione e alla vendita di un immobile. In entrambe le operazioni sarebbe coinvolto l'ex presidente del Consiglio dei lavori pubblici Angelo Balducci, tuttora detenuto nell'ambito dell'inchiesta sulla presunta "cricca" degli appalti.
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20/06/2010
Sepe: «Collaborerò con i pm» Il Vaticano: stima e fiducia
Sepe: «Collaborerò con i pm» Il Vaticano: stima e fiduciaL'arcivescovo e l'ex ministro Lunardi indagati per corruzione. Nel mirino presunti accordi con Anemone. Il Papa: "Il sacerdozio non serva al potere personale". Il cardinale: "Ho fiducia nella magistratura".
Il cardinale Crescenzio Sepe e l'ex ministro Pietro Lunardi sono indagati dalla procura di Perugia, titolare dell'inchiesta sugli appalti per i cosiddetti Grandi eventi. Due diversi filoni d'indagine nell'ambito dei quali all'arcivescovo di Napoli e all'ex responsabile del dicastero delle Infrastrutture sono stati notificati oggi avvisi di garanzia.
Una svolta improvvisa che imprime una ulteriore accelerazione agli accertamenti. Nelle intenzioni degli inquirenti perugini c'era gia' l'intenzione di sentire in tempi brevi il cardinale Sepe e Lunardi, che ora compariranno davanti ai pubblici ministeri Sergio Sottani e Alessia Tavarnesi come indagati. Forse in tempi piu' rapidi del previsto.
In serata comunque fonti vaticane hanno sottolineato che il cardinale "aveva gia' dato la sua disponibilita' a parlare con i pm" e dunque "lo fara' e chiarira' la sua posizione". La stessa fonte ha ribadito che il card.Sepe "ha detto di essere sereno e noi auspichiamo che anche questa fase dell'inchiesta sia portata avanti in un clima altrettanto sereno".
Gli ulteriori sviluppi dell'indagine fanno riferimento entrambi alla figura del costruttore Diego Anemone, considerato personaggio centrale della presunta 'cricca'. E in entrambe le operazioni avrebbe avuto un ruolo Angelo Balducci, gia' nobiluomo di Sua Santita' e presidente del Consiglio superiore dei Lavori Pubblici. In particolare le accuse mosse al cardinale Sepe riguardano la vendita di alcuni palazzi e la ristrutturazione, sembra anche di edifici sacri, di Propaganda Fide (della quale Balducci e' stato per un periodo consultore). Operazioni, queste ultime, svolte da aziende di Anemone. Il sospetto dei magistrati e' che l'arcivescovo di Napoli - il quale all'epoca dei fatti contestati era al vertice di Propaganda Fide quello che e' considerato il dicastero piu' ricco di tutta la Santa Sede e attraverso cui transita il denaro per le missioni in tutto il mondo - abbia ricevuto favori in cambio.
E nella lista sequestrata in uno dei computer di Anemone ci sono diversi riferimenti a ristrutturazioni di edifici sacri o comunque appartamenti intestati a prelati, tra cui il duomo di Ancona e la chiesa di Santa Maria in Trivio a Fontana di Trevi.
Il nome del cardinale Sepe compare nell'inchiesta perugina anche in relazione alla casa di via Giulia a Roma nella quale per un periodo abito' il capo della protezione civile Guido Bertolaso. E' stato infatti lo stesso sottosegretario a riferire agli inquirenti che l'appartamento gli venne messo a disposizione gratuitamente dal professor Francesco Silvano, collaboratore di Propaganda Fide. Sarebbe stato proprio il card.Sepe a indirizzare Bertolaso - ha spiegato lui stesso nell'interrogatorio a Perugia - al professor Silvano. Una vicenda ancora al vaglio degli inquirenti perche' dall'indagine e' invece emerso che l'appartamento e' di proprieta' di Raffaele Curi e a pagare l'affitto nel periodo in cui abitava li' il capo della protezione civile sarebbe stato l'architetto Angelo Zampolini, accusato nell'inchiesta perugina di avere riciclato denaro di provenienza illecita che gli investigatori sospettano provenire da Anemone.
A Lunardi l'accusa di corruzione e' stata invece contestata per la vendita e la ristrutturazione di un palazzo in via dei Prefetti a Roma, che compare anche nella cosiddetta Lista Anemone, al numero 26 dei lavori fatti nel 2004. In un'intervista a Repubblica il 14 giugno scorso, e' lo stesso Lunardi a ricostruire i passaggi della vicenda. "Arriva Balducci - ha spiegato l'ex ministro - e mi dice: Propaganda Fide sta mettendo a reddito i suoi duemila appartamenti. Mi porta la lista e io scelgo via dei Prefetti, dove trovo Anemone che sta ristrutturando il palazzo per conto di Propaganda Fide. Entro e chiedo di acquistare l'appartamento ma il cardinale Sepe prende tempo e mi concede di restare". Secondo la versione di Lunardi, il card.Sepe risponde 14 mesi dopo. "In quel periodo - ha detto ancora - non ho pagato l'affitto, mi hanno fatto la cortesia di ospitarmi gratis. Quando nel 2004 arriva la risposta, una banca valuto' il palazzo 4 milioni e 160 mila euro, io ho acceso un mutuo da 2,8 milioni, piu' 600 mila euro miei. Zampolini mi ha avviato la denuncia di inizio attivita' per la ristrutturazione". Il legame tra Anemone e Lunardi nasce nel 2002-2003. Il tramite fu Balducci. Sempre nell'intervista a Repubblica, l'ex ministro ha raccontato che Anemone "voleva sdebitarsi perche', con una telefonata a un funzionario della Banca di Roma, lo avevo aiutare ad acquistare i terreni su cui avrebbe edificato il Salaria sport village". "Anemone mi ha fatto lavori per 120 mila euro - ha concluso Lunardi -, a prezzo di costo".
Redazione online
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17/06/2010
Bertolaso: «La casa di via Giulia grazie al cardinale Sepe »
Bertolaso: «La casa di via Giulia grazie al cardinale Sepe »L'ammissione del capo della Protezione civile ai pm di Perugia. Fu lui a indirizzarlo al professor Francesco Silvano collaboratore di Propaganda Fide
| Il cardinale di Napoli Crescenzio Sepe (Emblema) |
PERUGIA - Fu il cardinale Crescenzio Sepe, a lungo al vertice di Propaganda Fide, a indirizzare Guido Bertolaso al professor Francesco Silvano, collaboratore dell'organizzazione religiosa, che poi gli mise a disposizione l'appartamento di via Giulia a Roma. Emergono nuovi particolari dall'interrogatorio del capo della Protezione Civile Guido Bertolaso di martedì davanti ai magistrati di Perugia Sergio Sottani ed Alessia Tavarnesi e chiamano in causa l'attuale arcivescovo di Napoli, all'epoca responsabile dell'immobiliare del Vaticano.
PERSONALMENTE - Agli inquirenti che indagano sulla cricca degli appalti, Bertolaso ha spiegato agli inquirenti di avere contattato «personalmente» il cardinale Sepe, che conosceva da tempo. Nella primavera-estate del 2003 il sottosegretario aveva infatti chiesto e ottenuto, per vicende personali, di soggiornare presso il collegio universitario di Propaganda Fide, sempre a Roma. L'attività lavorativa del Capo del dipartimento della Protezione civile - ha sostenuto lui stesso nella nota diffusa martedì sera subito dopo l'interrogatorio - si era però «mostrata incompatibile con il regime di vita degli studenti dell'ateneo a causa degli orari imposti dalla sua attività istituzionale». Fu quindi il cardinale Sepe a indirizzare Bertolaso - secondo quanto avrebbe riferito lui stesso ai pubblici ministeri - al professor Silvano, che gli mise a disposizione l'appartamento di via Giulia. Il sottosegretario ha anche spiegato di avere soggiornato nella casa fino alla fine del 2003 quando tornò a vivere nella sua abitazione. Ma ai magistrati ha anche rivelato di avere mantenuto la disponibilità dell'appartamento, senza comunque soggiornarvi, per un altro anno, quando restituì le chiavi.
L'AFFITTO - Nel corso dell'interrogatorio, i pm hanno poi contestato a Bertolaso le dichiarazioni rese dall'architetto Angelo Zampolini, che gli inquirenti sospettano abbia riciclato denaro per Diego Anemone. È stato lui ad aver detto di aver pagato l'affitto della casa di via Giulia (per conto del costruttore, è il sospetto di chi indaga) senza però fornire date, almeno a quanto sarebbe emerso nell'interrogatorio di Bertolaso. Il capo della Protezione civile ha comunque negato che ciò sia avvenuto quando soggiornava nell'abitazione. Di questa Bertolaso ha ribadito di avere pagato le bollette ma non l'affitto. Ai pubblici ministeri di Perugia il sottosegretario ha consegnato anche alcune foto di un immobile nella zona di Positano, anche questo finito all'attenzione degli inquirenti. «Un rudere che apparteneva a mia madre» ha sottolineato Bertolaso ai magistrati.
APPALTI - Nel corso dell'interrogatorio di martedì, infine, si è parlato anche di appalti. «Non mi sono mai occupato della gestione degli appalti, con la sola eccezione di quelli per il G8 che doveva tenersi alla Maddalena» ha messo a verbale il capo della Protezione Civile. Per quanto riguarda il vertice poi spostato all'Aquila, Bertolaso ha riferito che si accorse che i costi stavano lievitando e per questo «intervenni, sostituendo come soggetto attuatore Fabio De Santis (che a sua volta aveva preso il posto di Angelo Balducci, ndr) con Gian Michele Calvi, nel novembre del 2008». Per il resto degli appalti, Bertolaso ha riferito ai pm perugini che a occuparsene era l'allora presidente del consiglio superiore pubblici Angelo Balducci.
FUGA DI NOTIZIE - Gli avvocati di Guido Bertolaso, Filippo Dinacci e Giovanni Dean, dopo la diffusione di questi passaggi dell'interrogatorio chiedono alla Procura di Firenze di fare chiarezza sull'ennesima fuga di notizie. «Prendiamo ancora una volta atto dell'abitudine di fare i processi sui giornali - dicono - e la cosa ci sorprende non poco anche in considerazione del fatto che i difensori, come nel precedente interrogatorio non hanno chiesto nè ottenuto copia dell'atto». I difensori si dicono «convinti che su questa ennesima circostanza la Procura di Perugia saprà far chiarezza. E comunque preme rilevare che la pubblicazione di contenuti per stralci di un atto, lo rende oggetto di possibili travisamenti». Quanto alle «fantasiose case» in Costa Azzurra e a Positano, gli avvocati sottolineano che «il dottor Bertolaso, pur non essendo il tema oggetto d'indagine, ha chiarito che la casa in Costa Azzurra è inesistente e che quella a Positano è un rudere di proprietà della famiglia da più generazioni».
Redazione online
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10/06/2010
Balducci, trovati conti milionari
Balducci, trovati conti milionariI pm di Perugia chiedono aiuto al Lussemburgo per le tracce dei soldi di Anemone. Somme ingenti transitate a San Marino anche sui depositi di Rinaldi
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| Angelo Balducci |
ROMA— Sono due imprenditori inseriti nella «cricca» ad aver fornito agli investigatori la traccia su una casa all’estero messa a disposizione di Guido Bertolaso. Ne parlano al telefono, in una delle intercettazioni non ancora depositate. Non è l’unica. Sono diversi i riferimenti su questa possibilità concessa al capo della Protezione Civile. Lui stesso, in un altro colloquio registrato durante le indagini, farebbe cenno ad un «appoggio» che si trova oltreconfine. Per questo i magistrati di Perugia hanno delegato nuovi accertamenti ai carabinieri del Ros, non escludendo che l’appartamento possa essere intestato a una delle società che fa capo al costruttore Diego Anemone. Nei colloqui si parla di Montecarlo e dunque ci si è orientati verso la Costa Azzurra, però non si escludono altre località, visto che si è già accertato come Angelo Balducci e lo stesso Anemone avessero effettuato investimenti all’estero, in particolare in Tunisia.
DENARO - Si cercano gli immobili, ma si cercano soprattutto i soldi. Nei giorni scorsi i pubblici ministeri Sergio Sottani e Alessia Tavarnesi hanno incontrato il Commissario della Legge di San Marino Rita Vannucci. E da lei avrebbero già avuto conferma dell’esistenza di nuovi depositi bancari intestati allo stesso Balducci e al commissario per i Mondiali di Nuoto Claudio Rinaldi. Su quei conti sarebbero transitate decine di milioni di euro e non è escluso che anche altri indagati abbiano utilizzato lo stesso meccanismo per occultare le proprie provviste finanziarie. Per scoprirlo è stata trasmessa ieri una richiesta di rogatoria alle stesse autorità sanmarinesi e quelle del Lussemburgo dove sono già stati trovati 3 milioni di Balducci e 2 di Rinaldi. Le verifiche già disposte in quei Paesi avrebbero consentito di scoprire che anche Anemone potrebbe aver portato lì una parte dei propri soldi e adesso è necessario una risposta ufficiale per poter effettuare contestazioni formali e stabilirne la provenienza.
ACCERTAMENTI - Del resto sono stati gli accertamenti compiuti dalla Guardia di Finanza a dimostrare come negli ultimi anni le imprese del costruttore abbiano quadruplicato il fatturato grazie all’aggiudicazione di numerosi appalti inseriti nel programma dei «Grandi Eventi» e dunque assegnati con procedure più rapide e sottoposte a un minor numero di controlli. Un privilegio che il costruttore avrebbe ripagato concedendo favori a numerosi interlocutori istituzionali. Oltre ai fondi messi a disposizione dell’ex ministro Claudio Scajola, del generale dei servizi segreti Francesco Pittorru e del genero del manager delle Infrastrutture Ercole Incalza per l’acquisto di appartamenti a Roma, l’imprenditore avrebbe effettuato gratuitamente anche decine di ristrutturazioni.
PAGAMENTI - Secondo i primi dati acquisiti dagli investigatori soltanto una quarantina di interventi inseriti nell’ormai famosa lista trovata in uno dei computer dell’azienda di Anemone sarebbero stati pagati. Nella maggior parte degli altri casi non sarebbe stata emessa alcuna fattura e nel caso dei lavori effettuati per il Vaticano la cifra dovuta sarebbe stata in realtà accantonata, in modo da poter contare su una provvista in contanti da utilizzare in caso di necessità. Un sistema che i pubblici ministeri hanno evidenziato ieri durante l’udienza convocata dal giudice per decidere il commissariamento di tutte le società che fanno capo all’imprenditore sollecitato dall’accusa.
«IN BIANCO» - Sono stati i magistrati a ribadire come esistesse una «disponibilità "in bianco" delle imprese a compiacere i pubblici funzionari: può trattarsi di concussioni, con i soggetti titolari di pubbliche funzioni che inducono o costringono i privati a elargire utilità indebite (ad esempio, dietro la minaccia di ritardare pagamenti dovuti per legittime spettanze degli appaltatori), ovvero di prezzi di una corruzione insita nella struttura stessa del rapporto fra i due soggetti, con il privato che già sa, nel momento in cui avanza la propria candidatura per l’aggiudicazione di un lavoro, che quel lavoro gli verrà assegnato soltanto a condizione di soddisfare qualunque richiesta del soggetto pubblico. Della prima chiave di lettura, però, ci sono solo larvati ed episodici segnali e dunque non resta che la seconda, tale da offrire della fattispecie concreta un quadro emblematico di malaffare nella gestione della cosa pubblica, dove la corruzione si annida fra le stesse condizioni poste da chi è chiamato ad amministrarla, e giunge al grottesco risultato di una assoluta bilateralità di cointeressenze».
Fiorenza Sarzanini
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09/06/2010
Case all'estero, Bertolaso replica: solo calunnie
Case all'estero, Bertolaso replica: solo calunnieIl capo della Protezione civile smentisce la notizia su un immobile all'estero messo a disposizione dal costruttore Anemone. Intanto, polemiche su Facebook per le dichiarazioni di ieri del premier sull'inchiesta sul terremoto a L'Aquila
Vergogna. Indignazione. Incredulità. Il giorno dopo le dichiarazioni di Silvio Berlusconi, che ha invitato la Protezione civile a non mandare più nessuno a L’Aquila fin quando “esisterà” l’accusa di omicidio colposo perché a qualche "mente fragile" può venre "in mente di sparare in testa" ai responsabili (sopra il video), la reazione di Facebook oscilla tra rabbia e sfiducia.
Sul gruppo Quelli che a L'Aquila alle 3:32 non ridevano, Massimo scrive: "Io sono AQUILANO non sono una mente ’fragile’”; e aggiunge: “Dico grazie di cuore per sempre a 18000 nolontari della Protezione Civile e i vigili del Fuoco che ci hanno ...aiutato. La mia casa è la loro casa”.
Sempre sul socialnetwork, su una delle pagine dedicate alla Protezione civile, c’è chi invita invece a “non tirare in ballo i morti” e chi parla di “un’altra perla di saggezza del premier”.
Nel frattempo, Guido Bertolaso ha smentito la notizia, pubblicata da alcuni quotidiani tra cui il Corriere della sera, relativa a un immobile all'estero, che sarebbe stato messo a sua disposizione dal costruttore Diego Anemone (guarda la rassegna stampa): "Assistiamo oggi ad una nuova puntata della macelleria mediatica che mi vede coinvolto in vicende che sono destituite di qualsiasi fondamento – ha detto Bertolaso - Non ho mai avuto né la proprietà, né la disponibilità di alcun immobile all'estero, né tantomeno sulla Costa Azzurra o a Montecarlo".
"Le mie proprietà immobiliari –ha aggiunto il numero uno della Protezione civile - sono desumibili facilmente dalla consultazione della denuncia dei redditi, già resa pubblica e ampiamente raccontata da tutti gli organi di stampa".
Bertolaso ha poi fatto sapere di aver presentato “venti iniziative giudiziarie per diffamazione contro altrettanti articoli ingiuriosi e sono pronto a continuare, fino a superare qualsiasi record in materia, fintanto che proseguirà questa vergognosa campagna mediatica contro la mia persona, finalizzata a distruggere una realtà che ha avuto l'apprezzamento, per la sua azione, da tutto il mondo".
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Casa all’estero per Bertolaso, ricerche in Costa Azzurra
Casa all’estero per Bertolaso, ricerche in Costa AzzurraL’alloggio citato in alcune intercettazioni telefoniche. Bankitalia: 50 transazioni sospette di Anemone e gli altri. Via dai «Grandi eventi» l’amico di Toro.
| Il capo della protezione civile Guido Bertolaso in una immagine d'archivio (Ansa) |
ROMA—Una casa all’estero a disposizione di Guido Bertolaso. La traccia per gli investigatori è arrivata ascoltando alcune intercettazioni telefoniche. E adesso la ricerca della dimora si concentra in Costa Azzurra, visto che nei colloqui si parla di Montecarlo. Chiarimenti saranno chiesti allo stesso capo della Protezione civile che sarà nuovamente interrogato la prossima settimana. L’inchiesta dei magistrati di Perugia appare entrata in una fase cruciale: dalla Banca d’Italia sono arrivate una cinquantina di segnalazioni per «operazioni sospette » riconducibili al costruttore Diego Anemone e agli altri componenti della «cricca» effettuate tra San Marino e il Lussemburgo. Ai professionisti che hanno avuto rapporti con loro sono stati invece revocati tutti gli incarichi. Tra i primi a farne le spese, l’avvocato Edgardo Azzopardi che grazie ai suoi contatti con l’allora procuratore aggiunto Achille Toro, sarebbe riuscito ad avvisare che «guai giudiziari sono in arrivo ».
Il rifugio estero
Sono centinaia le conversazioni che erano nel fascicolo e sono state trascritte nelle ultime settimane. In alcune si fa riferimento esplicito a una casa che si trova all’estero messa a disposizione di Bertolaso da Anemone. Il capo della Protezione civile non ne ha parlato nel suo precedente interrogatorio, ma questo non appare indicativo visto che aveva omesso di raccontare anche dell’appartamento di via Giulia e del contratto di consulenza che l’imprenditore aveva stipulato con sua moglie. L’ipotesi degli inquirenti è che possa essere intestata a una società e per questo sono state disposte visure sulle imprese eventualmente utilizzate per l’acquisto. I pm Sergio Sottani e Alessia Tavernesi ne chiederanno conto allo stesso Bertolaso, convocato per contestargli quanto emerso sui pagamenti dell’affitto di via Giulia. Dopo l’ammissione dell’architetto Angelo Zampolini che ha raccontato di aver versato il canone con i soldi consegnati da Anemone, è stato il proprietario del pied à terre a confermare come fosse proprio l’architetto ad eseguire i versamenti in contanti.
Tracce di altri versamenti arrivano dalle verifiche sui conti correnti gestiti dal commercialista Stefano Gazzani e intestati a prestanome. Tra loro, il suo collaboratore Fernando Mannoni e la segretaria di Anemone, Alida Lucci. Decine di milioni di euro sarebbero stati movimentati dal professionista che nel suo archivio custodiva anche una lista con una trentina di nomi di privati e istituzioni —tra gli altri l’Inps, il Viminale e il ministero della Difesa — dove le imprese Anemone portarono a termine svariati appalti. La donna è stata ascoltata nei giorni scorsi, ma ha rifiutato di fornire elementi sostenendo che «tutte le pratiche sono regolari». Per ricostruire i passaggi del denaro sarà dunque depositata una nuova richiesta di rogatoria in Lussemburgo che nelle scorse settimane ha già fornito collaborazione comunicando quanto era stato accantonato sui depositi esteri di Balducci e del commissario per i Mondiali di nuoto Claudio Rinaldi: tre milioni al primo, due al secondo.
L’amico di Toro
Revoca dell’incarico, senza pagamento dei compensi. Dopo l’allegra gestione di Balducci e dei suoi collaboratori più stretti, alla Ferratella — la struttura che gestisce i lavori per i "Grandi Eventi" — sembra essere arrivato il momento dei tagli. E uno dei primi a essere mandato via è stato Edgardo Azzopardi, l’avvocato accusato di aver ottenuto notizie sulle indagini in corso dall’ex procuratore aggiunto di Roma Achille Toro, a sua volta indagato per corruzione e rivelazione di atti. Il legale era amico di famiglia del magistrato, parlava con suo figlio Camillo che incontrò anche il 30 gennaio scorso, poco prima che scattassero gli arresti ordinati dal giudice di Firenze. Proprio quel giorno, sottolineano gli inquirenti, avvisò dei guai giudiziari in arrivo, usando un linguaggio in codice: «Piove, speriamo che non ti piova anche dentro casa». Azzopardi aveva ottenuto due contratti di consulenza per 200 mila euro: per l’Auditorium di Firenze e la Mostra del cinema di Venezia. Sono stati annullati entrambi. «Non ho ritenuto che ci fossero gli estremi per continuare — chiarisce Giancarlo Bravi, dal primo aprile nuovo responsabile della struttura—e posso dire che sono già una decina gli incarichi annullati con un risparmio di 500 mila euro. Voglio precisare che non si tratta soltanto di persone finite nelle indagini, perché non è stato questo il criterio utilizzato. Il mio obiettivo è abolire gli sprechi, per questo andrò avanti». Nelle conversazioni intercettate Azzopardi invitata il figlio di Toro, Stefano, a presentare una fattura per farsi pagare il 50 per cento dei compensi. «Non risulta che Toro abbia avuto incarichi — chiarisce Bravi—ma verificheremo se ha lavorato in società con Azzopardi».
Fiorenza Sarzanini
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07/06/2010
Gli appalti e i conti bancari segreti Trovato il prestanome di Balducci
Gli appalti e i conti bancari segreti Trovato il prestanome di BalducciÈ un collaboratore del commercialista che custodiva l’archivio di più indagati
Conti correnti bancari «riconducibili alla famiglia Balducci, ma intestati a Fernando Mannoni». Il verbale di sequestro del materiale trovato nello studio del commercialista Stefano Gazzani rivela l’esistenza di un prestanome che custodiva i soldi del Provveditore ai Lavori Pubblici. E ne svela l’identità, individuandolo come uno dei collaboratori del professionista che curava anche gli affari di Diego Anemone.
Esiste dunque una provvista di denaro che Balducci aveva intenzione di far sfuggire ai controlli. Dopo la scoperta di un conto in Lussemburgo con circa 3 milioni di euro, i carabinieri del Ros afferrano la traccia di un nuovo tesoretto. L’esame dei documenti già acquisiti presso gli istituti di credito dovrà adesso accertarne la provenienza, anche se le prime verifiche hanno già fornito dettagli di interesse investigativo su passaggi che portano direttamente al costruttore privilegiato nell’assegnazione degli appalti per i «Grandi Eventi».
La perquisizione risale a circa tre mesi fa. Quando i militari dell’Arma entrano nello studio del commercialista chiedono di poter visionare tutte le carte relative a Balducci, Anemone e Mauro Della Giovampaola, il funzionario delegato alla gestione del G8 a La Maddalena arrestato per corruzione e tornato in libertà per scadenza dei termini. Trovano gli estratti relativi e centinaia di conti e si soffermano su quelli intestati agli indagati. Analizzando le movimentazioni si accorgono però di un’anomalia che riguarda le disponibilità di Balducci e dei suoi figli. C’è un nome che ricorre, pur non avendo alcun legame evidente con loro. È, appunto, quello di Mannoni. Chiedono chiarimenti e scoprono che in realtà l’uomo è uno dei collaboratori di Gazzani. Il suo computer, insieme a chiavette Usb e altro materiale informatico, è stato appena sequestrato.
La circostanza appare subito sospetta: che motivo ha, la famiglia Balducci, di intestare i propri conti a un prestanome se la provenienza dei soldi è lecita? Ma soprattutto, come mai è stato scelto un collaboratore del commercialista che il Provveditore ha in comune con Anemone? L’ipotesi degli investigatori, che avrebbe già trovato primi riscontri, è che quei depositi siano serviti a far transitare il denaro che il costruttore versava dopo aver ottenuto gli appalti. E dunque che il prezzo di quelle assegnazioni non fossero soltanto gli appartamenti, i viaggi con l’idrovolante, le vacanze e persino i domestici assunti e messi a disposizione di Balducci e di sua moglie. A fare la differenza sarebbero stati i contanti per Balducci che Gazzani avrebbe provveduto ad occultare grazie alla disponibilità di una persona che lavorava al suo fianco.
Il commercialista, a sua volta titolare di decine di depositi, è stato segnalato dalla Banca d’Italia per alcune operazioni sospette riconducibili alla «cricca». Iniziative finanziarie che potrebbero nascondere l’acquisto di beni o il passaggio di denaro da utilizzare come tangente. Del resto lui stesso ha avuto un ruolo attivo negli interventi di ristrutturazione nelle case di politici e funzionari dello Stato: è socio con Anemone della società «Tecnowood srl» che ha effettuato numerosi lavori, compresi quelli nel villino del capo della Protezione Civile Guido Bertolaso. E dunque è a conoscenza di tutti i rapporti personali gestiti dall’imprenditore, delle frequentazioni che gli hanno consentito di ottenere poi una posizione privilegiata quando si trattava di aggiudicarsi appalti e commesse.
Le intercettazioni telefoniche hanno rivelato che proprio Gazzani si recava ad incontrare il generale della Guardia di Finanza, poi passato ai servizi segreti, Francesco Pittorru che prometteva rivelazioni sulle indagini in corso e per questa sua disponibilità ha ottenuto due appartamenti e l’assunzione della figlia presso il Salaria Sport Village.
Insieme all’architetto Angelo Zampolini, il commercialista è certamente uno degli uomini più fidati di Anemone. Dal suo studio i carabinieri del Ros hanno portato via anche 34 faldoni che documentano la contabilità delle aziende, l’elenco dei fornitori, quello dei consulenti. Migliaia di fogli che disegnano la rete dei contatti. E per questo fanno paura a molti.
Fiorenza Sarzanini
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| Tag: cronaca, indagini, inchiesta, g8, grandi eventi, appalti, trovato, collaboratore, balducci, custode, archivio, indagati | OKNOtizie |
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