30/11/2010
Tv, digitale e guai: disagi e "schermo nero"
Tv, digitale e guai: disagi e "schermo nero"Il 26 novembre il segnale della tivù analogica si è spento in Lombardia e in Piemonte. «Spariti» La7, Sportitalia, Boing. I consigli: cambiare impostazioni al decoder e togliere i filtri alle antenne.
20:44 Scritto in tecnologia | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
| Tag: tecnologia, tv, televisione, digitale terrestre, analogico, switch off, disagi, impostazioni, decoder, antenne, filtri, guai, canali | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
12/06/2010
La “talpa” di Wikileaks finisce nei guai
La “talpa” di Wikileaks finisce nei guaiUn soldato americano è accusato di aver consegnato al sito specializzato in rivelazioni scottanti il video che mostra l’uccisione di alcuni civili a Baghdad da parte di militari Usa e altri documenti top secret. Wikileaks ora si mobilita per aiutarlo
Sono passati poco più di due mesi dalla pubblicazione del controverso video (a fondo pagina), che mostra l'uccisione a Baghdad di alcuni civili iracheni, tra cui due dipendenti dell'agenzia di stampa Reuters, da parte di un elicottero militare americano. Le immagini, che risalgono al 2007 e sono state rilanciate dalla stampa di tutto il mondo, costituiscono uno dei maggiori successi di Wikileaks, sito che garantisce l'anonimato a chiunque voglia pubblicare documenti segreti e scottanti.
Tuttavia, 62 giorni dopo, il presunto autore della “soffiata” è stato scoperto. Secondo quanto riportato inizialmente da Wired e successivamente confermato dal Dipartimento della difesa statunitense, Bradley Manning, 22 anni, analista militare di stanza in Iraq, si trova in stato di arresto con l'accusa di avere rivelato all'esterno informazioni riservate. Tra queste, il famoso video iracheno e, pare, 260 mila dispacci diplomatici preparati dal Dipartimento di stato e da membri del corpo diplomatico Usa in Medio Oriente.
A denunciare il giovane soldato americano all'FBI e alle autorità militari a stelle e strisce è stato Adrian Lamo, un ex-hacker, con cui Manning si è intrattenuto via email e via chat confidando le sue imprese di “gola profonda” telematica. “Se avessi accesso alle reti di documenti riservati per 14 ore al giorno per sette giorni la settimana da più di otto mesi che cosa faresti?”, ha detto il giovane Manning a quello che considerava un interlocutore fidato e poi ha snocciolato l'elenco delle informazioni che avrebbe trasferito dai server del Pentagono a quelli di Wikileaks. Di fronte alle confessioni, Lamo, condannato in passato per essere penetrato nei computer di Microsoft e del New York Times, ha optato per la denuncia: “Non lo avrei fatto se vite umane non fossero state in pericolo”, ha detto a Wired.
Da parte sua Wikileaks, che ha raggiunto il picco della popolarità proprio con il video iracheno, non ha confermato di avere ricevuto da Manning materiali segretati, ma ha comunque deciso di sostenere il soldato: “Non sappiamo se Manning sia stato una nostra fonte”, si legge sull'account Twitter del progetto, ma “se l'esercito americano lo afferma noi lo difenderemo”. I primi passi in questa direzione sono stati un appello per cercare volontari che vogliano contribuire alla difesa del giovane e una pagina su Facebook intitolata Savebradley che ha trovato l'appoggio di più di 1200 fan. Il progetto ha inoltre avvertito le fonti di “parlare solo con Wikileaks” e non con estranei.
La natura dell'episodio, che chiama in causa la lealtà di un soldato nei confronti dell'esercito ma anche quella di un confidente rispetto alla sua fonte, ha ovviamente sollevato vari commenti in rete. Wikileaks spara a zero contro “giornalisti” come Adrian Lamo e Kevin Pulsen, il reporter di Wired che ha dato la notizia, affermando che meritano “l'inferno”.
Un esperto di sicurezza come Tom Rick, che tiene un blog sul sito della rivista Foreign Policy, si dice d'accordo con la punizione del soldato anche se invita l'esercito Usa a tenere lo stesso comportamento nei confronti dei torturatori di Abu Grahib: “hanno fatto molti più danni ai nostri valori e al nostro Paese”.
Sul filo dei distinguo corre anche l'analisi di John Daly di TechEye che non approva il comportamento di Lamo ritenendo però che Poulsen, in quanto giornalista, aveva tutto il diritto di pubblicare la storia. Per il settimanale Economist, infine, la morale della vicenda è che “nessuna tecnologia può proteggere gli informatori da se stessi”. Il riferimento è al sistema di Wikileaks che, attraverso crittografia e server sparsi in nazioni che assicurano ampie protezioni alla libertà di espressione, garantisce che nessuno possa impedire la pubblicazione dei documenti e che la fonte resti anonima. Salvo, ovviamente, che la fonte non si smascheri da sola.
Attivo dalla fine del 2006, Wikileaks è diventato famoso per una serie di importanti e talvolta controversi scoop. Tra questi, la pubblicazione, nel novembre 2009, della corrispondenza elettronica di alcuni importanti scienziati che studiano il cambiamento climatico, seguita dai 570 mila messaggi di testo inviati da cerca-persone americani il giorno degli attacchi dell'11 settembre, tra cui quelli di alcuni funzionari del Pentagono e della polizia della città di New York. Tra le sue rivelazioni più importanti ci sono anche le procedure seguite dall'esercito americano per il trattamento dei detenuti nelle prigioni di Guantanamo Bay.
Wikileaks, l'acchiappa-segreti. Il video dell'attacco americano è l'ultimo di una serie di scoop del sito nato per svelare i segreti e mettere in difficoltà i potenti. I suoi creatori sperano che la rinnovata popolarità aiuti il servizio, che ha bisogno di fondi, a sopravvivere
L'ultimo scoop ha riportato Wikileaks al centro dell'attenzione dell'opinione pubblica internazionale e potrebbe aiutare il servizio, in difficoltà economica, a sopravvivere. La rivelazione, il 5 aprile scorso, del video di un'operazione dell'esercito americano a Baghdad nella quale hanno perso la vita 12 persone, tra cui due impiegati dell'agenzia di stampa Reuters, ha infatti riacceso i riflettori sul sito che, causa mancanza fondi, negli ultimi tempi ha ridotto sensibilmente le attività.
Creato nel 2007 da un gruppo di attivisti guidati dall'australiano Julian Assange, giornalista e hacker etico, Wikileaks ambisce ad essere un porto sicuro per tutti coloro che, in possesso di documenti riservati, vogliono renderli pubblici. Agli informatori garantisce anonimato e una piattaforma sicura con server distribuiti in quei Paesi (come Stati Uniti, Belgio o Svezia) che offrono migliori garanzie per la protezione della libertà di espressione.
L'importanza del documento, che getta luce su un evento accaduto il 12 luglio 2007, è servita a riportare in primo piano l'importanza giornalistica di questo servizio, in grado di sfruttare Internet per accedere a materiali che sfuggono anche all'azione investigativa di grandi testate. Come ha ricordato il Times di Londra “nessun segreto è al sicuro da Wikileaks”. Mentre il New York Times lo ha definito “una spina nel fianco delle autorità americane e estere”. Il più popolare quotidiano del mondo descrive quel mix di “giornalismo investigativo e attivismo” che costituisce il marchio di fabbrica dell'impresa riconoscendogli un ruolo innovativo nel panorama informativo contemporaneo: “rivelando un video dal forte impatto, che i media avevano invano cercato di ottenere per vie tradizionali, Wikileaks si è inserito nella discussione nazionale sul ruolo del giornalismo nell'era digitale”.
Dopo tutto, Wikileaks non si considera in concorrenza con i media organizzati ma si pone esplicitamente al loro servizio e conta sui reporter di professione per dare visibilità ai materiali pubblicati e approfondire le questioni sollevate. In questo senso, i curatori del sito possono considerare un successo anche il ritratto, di parole e immagini, che il New York Times ha dedicato Namir Noor-Eldeen, il giovane fotoreporter ucciso nell'attacco. O il servizio di Al Jazeera che ha intervistato i due bambini feriti dall'azione Usa, mostrando sui loro corpi gli effetti, tuttora ben visibili, dei colpi partiti dagli elicotteri Apache.
Altrettanto apprezzate sono state le prime analisi sulla legalità delle azioni dei militari americani, come quelle proposte da Newsweek e dal New Yorker. Il settimanale newyorchese fa notare come la visione delle immagini ispiri più di un dubbio riguardo alla legalità di alcuni aspetti dell'operazione, in particolare, riguardo alla proporzionalità della reazione, l'identificazione dei combattenti, il ruolo del comando e il trattamento dei combattenti feriti.
La speranza della squadra di Wikileaks è ora che il clamore suscitato dal video possa aiutare l'organizzazione ad incrementare le donazioni e raggiungere quei 600 mila euro necessari, da qui a fine anno, per riprendere le attività a pieno regime. Tra i materiali in procinto di essere pubblicati, fanno sapere, ci sarebbe anche un altro video che documenterebbe un bombardamento americano in Afganistan in cui sarebbero morti 97 civili. Ma per completare l'opera di decrittazione servono fondi.
I migliori scoop di Wikileaks
Il saccheggio del Kenya
Nell'agosto 2007 Wikileaks rende pubblico un rapporto redatto dalla società di consulenza internazionale Kroll che documenta l'enorme corruzione facente capo alla famiglia di Daniel Arap Moi, l'ex leader del Paese. Il testo rivela che Moi avrebbe sottratto al patrimonio pubblico nazionale l'equivalente di oltre 1 miliardo di sterline. Il documento è la base di un'inchiesta pubblicata sulla prima pagina del quotidiano inglese The Guardian.
Le procedure di Guantanamo
Nel novembre 2007 Wikileaks pubblica una copia delle Standard Operating Procedures for Camp Delta, il protocollo seguito dall'esercito americano per il trattamento dei detenuti nelle prigioni di Guantanamo Bay. Il documento rivela, tra le altre cose, come alla Croce Rossa internazionale fosse impedito l'accesso ad alcuni prigionieri.
Le email sul riscaldamento globale
Nel novembre 2009 Wikileaks è tra quei siti che rendono pubblica la corrispondenza elettronica tra alcuni importanti scienziati che studiano cambiamento climatico. Alcune frasi ambigue presenti nelle e-mail vengono lette dal fronte degli scettici come la dimostrazione che i dati sul riscaldamento globale sono stati “aggiustati”.
Gli sms dell'11 settembre
Il 25 novembre dell'anno scorso Wikileaks rende pubblici 570 mila messaggi di testo inviati da cerca-persone americani il giorno degli attacchi dell'11 settembre. Tra questi messaggi ci sono quelli di alcuni funzionari del Pentagono e della Polizia della città di New York.
Raffaele Mastrolonardo
15:57 Scritto in ESTERI | Link permanente | Commenti (1) | Trackback (0) | Segnala
| Tag: esteri, usa, talpa, wikileaks, guai, soldato, americano, accusato, consegna, rivelazioni, segreto, video | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
24/09/2009
I guai di Cammarata. Un sindaco in barca nella tempesta di Palermo
I guai di Cammarata. Un sindaco in barca nella tempesta di Palermo
Scaricato dallo sponsor Miccichè: spero ci risparmi un dibattito sulla fiducia. Il dipendente-skipper dopo gli scandali bus e spazzatura: ora rischia
«Vattene», gli dice Gianfranco Micciché che si vantava d’essere il suo «creatore». «Vattene», gli dicono un po’ di ex alleati stufi di lui. «Vattene», gli dice la sinistra. «Vattene», gli dicono i contestatori che da due anni, fischia fischia, l’avevano spinto a rinunciare a salire sul carro di santa Rosalia. Ma lui, il (tuttora) sindaco di Palermo Diego Cammarata, non ci sente. E che sarà mai, se alla sua barca badava uno skipper pagato dal comune? Breve riassunto. Prima puntata: la sera di lunedì Striscia la notizia manda in onda un servizio di Stefania Petyx dove si racconta di un impiegato della Gesip, la società comunale addetta ai giardini, che, cercato un sacco di volte sul posto di lavoro, non c'era mai. Peggio, la troupe del programma di Antonio Ricci lo aveva trovato a bordo di una bella barca di 13 metri e mezzo ormeggiata a Marina di Villa Igiea dove l'uomo raccontava, ignaro di essere registrato da una telecamera nascosta, che lui stava sempre lì, a badare allo yacht: «Io problemi di tempo non ne ho. Lavoro qui, alla barca. Mi vengo a sedere qua tutti i giorni». Non bastasse, si offriva di affittare lo yacht ma «senza fattura, naturalmente».
Non bastasse ancora, aggiungeva che in caso di problemi con la Finanza, sarebbe stato sufficiente lasciar cadere poche parole magiche: «Ci dite: noi siamo amici del sindaco». Seconda puntata: Cammarata cerca di metterci una toppa con un comunicato all'Ansa. «La barca oggetto del servizio di Striscia la notizia è di proprietà dei miei figli che l'hanno acquistata con atto del 10 febbraio 2004. Come è ovvio ne ho piena disponibilità. Purtroppo questo avviene solo raramente. Questa estate ne ho usufruito solo per un paio di fine settimana». Aggiunge anzi che: «Dall'estate scorsa la barca è in vendita, perché neanche i miei figli hanno il tempo di usarla e quest'estate è rimasta praticamente ferma. Conosco il signor Franco Alioto da molto tempo e si è occupato occasionalmente, e fino a ieri, di verificare che la barca sia in ordine. Lo faceva in piena autonomia e fuori dall'orario di lavoro, come è naturale che avvenga. Al riguardo ho già disposto che la Gesip proceda a una indagine interna sulla presenza nel posto di lavoro di Alioto». E rifiniva la versione con un dettaglio: si era sempre trattato di una «collaborazione non continuativa, peraltro regolarmente compensata come dimostrano i pagamenti tramite assegno».
Terza puntata: ignaro di quanto aveva dichiarato il sindaco, lo skipper-giardiniere, che si chiama Franco Alioto, raccontava alla cronaca palermitana di Repubblica che per carità, lo faceva così, quasi per amicizia: «Se il sindaco mi pagava? Diciamo che mi faceva un regalo. Sì, insomma, mi dava qualcosa». Lo faceva «per arrotondare lo stipendio: ho due figli da sostenere». Com'era nato il rapporto? «Ho conosciuto il sindaco sei o sette anni fa, lui aveva una barca più piccola di quella che ha adesso. Ci siamo incontrati e ci siamo subito fatti simpatia. Quando i suoi figli hanno acquistato la barca nuova, mi ha chiesto di aiutarli e io l'ho sempre fatto volentieri». Quarta puntata: «Striscia la notizia torna alla carica recuperando una vecchia confidenza di Cammarata. Il quale, senza sapere che quelle parole lo avrebbero inguaiato, diceva che «appena esce da Palazzo delle Aquile e sale in macchina la prima telefonata è per casa dove il fidato Franco pensa a mettere su la pentola e a preparare un primo». Chi era questo Franco? «Un marinaio di Porticello che conosce il pesce come le sue tasche: Franco, per gli amici "u bellacchiu"». Tombola. Mano a mano, vien fuori di tutto. Che la cronista di Striscia ha inutilmente cercato Alioto «forse una quarantina di volte», a partire da febbraio e sempre in orario di lavoro. Che il giardiniere-skipper aveva dei fogli-presenza firmati in bianco che poi venivano gestiti direttamente «in alto loco». Che era l'unico degli addetti alla Casa Natura della Favorita a non avere il tesserino magnetico. Che era stato assunto per chiamata diretta nell'azienda comunale dei giardini pur essendo di mestiere marinaio e avendo soltanto la quinta elementare. E via così. Che razza di azienda «modello» fosse, la Gesip, si sapeva. Basti ricordare che la potatura delle piante fino a 249 centimetri di altezza tocca ai suoi giardinieri, dai 250 in su a quelli del settore ville e giardini. Col risultato finale che, come raccontavamo mesi fa, per gestire una quota di verde urbano simile, poco più di 2000 ettari, Torino spende 12 milioni di euro e Palermo più del doppio: 27.
Immaginate come potevano essere i controlli, in una municipalizzata così, sul giardiniere-skipper... Diego Cammarata, però, tiene duro. Nonostante l'ultima tegola gli sia caduta su una testa già ammaccata. Prima i guai per la gestione disastrosa dell'Amat, dove su 598 autobus in dotazione quelli in grado di muoversi erano arrivati a essere meno della metà (235) e dove alla vigilia delle «comunali» erano stati assunti 110 autisti di autobus tutti 110 senza patente. Poi i guai dell'Amia, dove dirigenti erano troppo impegnati in lussuose missioni negli emirati arabi da 800 euro a notte per rimuovere la spazzatura, fino al punto di costringere Berlusconi a spedire giù di corsa Bertolaso per evitare un disastro «napoletano» targato Pdl. Poi la rivolta dei governatori e dei sindaci di destra del Nord, con in testa Flavio Tosi per la decisione del governo di tappare un po' di buchi palermitani con un sostanzioso acconto 80 milioni: «Il Comune di Palermo dovrebbe essere immediatamente commissariato. Già quello di Catania non era un bell'esempio, ma questo è ancora più grave: Cammarata guida il Comune da più di sette anni, non ha scusanti...». Eppure, a dispetto del nome della barca, che si chiama «Molla», il sindaco pare non avere intenzione di mollare affatto. Gianfranco Miccichè, quello che per anni è stato il viceré berlusconiano in Sicilia e il suo primo inventore (quando lo candidò alcuni commentarono: «Cammarata? Ma cu è, u' sciacquino di Micciché?») lo ha scaricato: «Spero ci risparmi almeno la pena di un dibattito sulla fiducia». E con Miccichè lo hanno scaricato i lombardiani. Che punterebbero insieme a logorarlo mentre preparano la successione. Ma questo, spiegano i suoi alleati a partire da Totò Cuffaro, è un ottimo motivo per restare imbullonati alla sedia. E lo scandalo? Uffa, uno più o uno meno...
Gian Antonio Stella
Fonte: Corriere della Sera
10:54 Scritto in POLITICA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
| Tag: sicilia, sindaco, palermo, polemiche, guai, miccichè, scandalo, spazzatura, autobus, dimissioni, espulsione, partito, destra | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
02/06/2009
Il marito si fece rimborsare film porno: lascia il ministro dell'Interno britannico
Il marito si fece rimborsare film porno: lascia il ministro dell'Interno britannico
GRAN BRETAGNA. Jacqui Smith si appresta a rassegnare le dimissioni dopo lo scandalo dei rimborsi spese gonfiati
| Il ministro Jacqui Smith (Epa) |
LONDRA - Lo scandalo britannico dei rimborsi spese gonfiati ha fatto cadere la testa più importante: il ministro degli Interni, Jacqui Smith, si appresta a rassegnare le dimissioni. Lo riferisce la rete Skynews di Rupert Murdoch. La portavoce del ministro, il cui marito chiese il rimborso l'affitto di due film pornografici, non ha né confermato né smentito la notizia.
FILM PORNO - Jacqui Smith aveva detto di essere "furiosa" per i film visionati dal marito, di cui non sapeva nulla. Così, si era detta pronta a pagare le 67 sterline (circa 70 euro) per i servizi di "pay per view" inseriti «per errore» nella nota spese.
RIMPASTO - La sensazione prevalente è che Gordon Brown, una volta passata la tornata elettorale - che si preannuncia disastrosa per il New Labour - procederà con un rimpasto dei ministri per dare respiro al suo governo. Jacqui Smith era finita al centro della bufera quando si è scoperto che nella sua lista dei rimborsi pagati dai contribuenti c'erano anche due film porno noleggiati dal marito.
15:46 Scritto in POLITICA ESTERA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
| Tag: inghilterra, scuse, ministro, film, porno, marito, guai, rimborso, spese, ministero, dimissioni | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
29/03/2009
La ministra si scusa per i film porno del marito fatti pagare ai contribuenti
La ministra si scusa per i film porno del marito fatti pagare ai contribuenti
E' SUCCESSO IN INGHILTERRA. Nuovi guai per Jacqui Smith. Due pellicole hard nella richiesta di rimborso spesa compilata dal marito
![]() |
| Richard Timney, il marito del ministro dell'interno inglese Jacqui Smith (Ansa) |
MILANO - Nuovi guai per il ministro dell'Interno britannico, Jacqui Smith. Due film hard sono finiti «erroneamente» nella lista delle richieste di rimborso spesa compilate dal ministro. Si tratta di pellicole 'pay per view' del valore di cinque sterline (pari a poco più di cinque euro). Un acquisto - a quanto pare - fatto dal marito Richard Timney, suo assistente, mentre lei era impegnata a Londra.
CHIEDO SCUSA - «Sono spiacente che, chiedendo il rimborso della mia connessione a Internet, ho erroneamente allegato anche il rimborso del pacchetto tv», si legge in una nota diffusa dal ministro. «Appena la cosa mi è stata fatta presente, ho avviato subito le procedure per mettermi in contatto con le competenti autorità parlamentari e rimediare alla situazione. tutti i soldi rimborsati per il pacchetto tv saranno ridati». I film per cui ha chiesto rimborso sono in totale cinque e sono stati tutti visti nella sua abitazione a Redditch, Inghilterra centrale.
LA RABBIA - «Dire che Jacqui è arrabbiata con suo marito è un eufemismo», ha detto un amico della coppia al 'Sunday Express', che ha tirato fuori la storia. «Lei non era lì quando questi film sono stati visti. È furiosa e mortificata». La richiesta di rimborso per il pacchetto tv e la connessione a Internet (in tutto 67 sterline, circa 72 euro) era stata presentata in giugno. A febbraio la Smith era stata fortemente criticata per aver chiesto un'indennità per la seconda casa, mentre a Londra, invece, era ospitata dalla sorella. E' poi hanno il coraggio di dire che noi italiani siamo ladri.
16:52 Scritto in CURIOSITA' | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
| Tag: inghilterra, scuse, ministro, film, porno, marito, guai, rimborso, spese, ministero | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook








