13/03/2009
Liberati gli ostaggi in Darfur
Liberati gli ostaggi in Darfur
Soddisfazione di Napolitano, fini e frattini. La conferma della Farnesina: tra di loro il medico italiano D'Ascanio. Erano stati rapiti due giorni fa
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| Mauro D'Ascanio (Ansa) |
MILANO - «Liberati i quattro operatori di Medici senza frontiere, tra cui il medico italiano Mauro D'Ascanio, rapiti due giorni fa in Darfur». La notizia è stata diffusa dalla Farnesina. Il direttore generale dell'associazione umanitaria di Medici senza frontiere, Kostas Moshochoritis, in un primo momento aveva confermato che la liberazione era avvenuta verso le 20 (ora italiana) e che non era stato pagato alcun riscatto. «In questi giorni abbiamo avuto contatti diretti con i sequestratori - ha spiegato Moshochoritis - ma non siamo in grado dire a che gruppo appartenessero o se fossero filogovernativi. L'unica cosa che posso assicurare è che non è stato pagato alcun riscatto». Più tardi, in serata, l'organizzazione ha però specificato che non poteva confermare l'avvenuta liberazione, ma solo di essere stati informati della loro possibile liberazione.
GLI ALTRI OSTAGGI - Insieme a D'Ascanio erano stati rapiti anche l'infermiera canadese Laura Archer, il coordinatore francese Raphael Meonier e un guardiano sudanese, mentre un altro operatore locale - e non due, come riferito giovedì - era stato rilasciato subito dopo il sequestro avvenuto a Serif Umra, nel nord del Darfur, da parte di un commando armato.
LE REAZIONI - Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha espresso viva soddisfazione per la notizia dell'avvenuta liberazione del connazionale Mauro D'Ascanio e degli altri operatori di «Medici senza frontiere». Lo riferisce l'ufficio stampa del Quirinale. Anche il ministro degli Esteri, Franco Frattini, ha accolto con «soddisfazione» la notizia. La Farnesina sottolinea come «la linea del silenzio stampa e la forte collaborazione istituzionale abbiano prodotto un risultato importante ed atteso». Il Presidente della Camera dei deputati, Gianfranco Fini, ha sottolineato il proprio «apprezzamento per la dimostrazione di professionalità ed efficienza fornita da tutte le Autorità che hanno lavorato incessantemente ed efficacemente per la positiva soluzione della vicenda». Soddisfazione anche dal presidente del Senato, Renato Schifani.
LA GIOIA DEI FAMIGLIARI - L'annuncio della liberazione è stata accolta con gioia in casa di Mauro D'Ascanio. La notizia è stata data alla mamma e ai fratelli di D'Ascanio dalla sede di Roma di Msf. I familiari del medico italiano al momento hanno preferito però non commentare l'avvenuta liberazione. «Siamo felici - risponde al telefono Andrea Pontiroli, un operatore di Msf - ma preferiamo non dire nulla per ora. I familiari di Mauro si riservano di fare una dichiarazione sabato mattina». Ad attendere notizie nella casa di Viale Milano a Vicenza c'erano la madre di Mauro, Anna Maria Di Berardino, e i due fratelli, Andrea e Paola.
GOVERNATORE SUDANESE: «STIAMO TRATTANDO» - Il governatore del Darfur, Osmane Mohammed Yousif Kibir, in precedenza aveva riferito di conoscere la località dove gli ostaggi sono tenuti, ma di stare ancora trattando per la loro liberazione.
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11/03/2009
Scoperto il messaggio segreto nell'orologio di Lincoln
Scoperto il messaggio segreto nell'orologio di Lincoln
L'annuncio del museo nazionale della storia americana. Il suo orologiaio incise una frase che segnava l'inizio della Guerra civile americana
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| Abramo Lincoln |
WASHINGTON - Data: 13 aprile 1861. Messaggio: "Fort Sumter attaccata dai ribelli. Grazie a Dio abbiamo un governo". Parole incise dall'orologiaio Jonathan Dillon all'interno dell'orologio d'oro di Abramo Lincoln. Poche frasi che segnano l'inizio della guerra civile americana. Il presidente, in verità, non ne seppe mai nulla, tanto che il "mistero" sul messaggio dell'orologio è rimasto vivo fino ai giorni nostri.
LA SCOPERTA - Mistero finalmente svelato: il messaggio esiste davvero ed è stato scoperto al Museo nazionale della storia americana. La decisione di aprire l'orologio per vedere se la frase ci fosse veramente è stata presa dopo la segnalazione del pronipote dell'orologiaio, Doug Stiles, di Waukegan, Illinois.
IL PRIMO COLPO - La Guerra civile americana iniziò quando i soldati confederati aprirono il fuoco su Fort Sumter a Charleston, in Carolina del Sud, il 12 aprile 1861. Quarantacinque anni dopo, Dillon l'orologiaio rivelò al New York Times che stava proprio riparando l'orologio di Lincoln quando sentì che il primo colpo della guerra era stata sparato. Dillon disse di aver scritto sul quadrante dell'orologio e di aver usato uno strumento appuntito per ricordare la giornata storica, aggiungendo che per quello che ne sapeva, nessuno aveva mai visto l'iscrizione. «Lincoln non ha mai visto il messaggio», ha spiegato in una nota Brent Glass, direttore del museo.
L'incisione sull'orologio di Lincoln è datata 13 aprile 1861 e si legge in parte: "Fort Sumpter attaccata dai ribelli" e "grazie a Dio abbiamo un governo" (Smithsonian National Museum of American History)
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08/03/2009
Bashir in Darfur, sfida alla corte dell'Aja
Bashir in Darfur, sfida alla corte dell'Aja
Si temono ritorsioni sulla popolazione nel caso non venga rivisto il mandato di arresto. Il presidente sudanese: «Lotteremo contro il neo colonialismo». «Espulso chi non rispetta le nostre leggi»
NAIROBI – Sfidando il mandato d’arresto della Corte Penale Internazionale, il presidente sudanese Omar Al Bashir è volato da Khartum in due capoluoghi del Dafur: El Fasher e Nyala. A El Fasher è stato accolto da manifestazioni di gioia e giubilo.
MANIFESTAZIONI «SPONTANEE» - Il corteo presidenziale era seguito da un codazzo di uomini a cavallo e a dorso di cammello. Molti i janjaweed, le milizie arabe paramilitari filogovernative che terrorizzano i civili. Ma ai lati della strada cortei di gente che sventolavano bandiere sudanesi e foto del presidente, incriminato. Sotto una dittatura non ci si può rifiutare di partecipare alle «manifestazioni spontanee». Dal palco l’uomo forte del Sudan ha tuonato contro le organizzazioni non governative, i diplomatici e la forza di pace mista Unione Africana/Nazioni Unite: «Se non rispetteranno le leggi del nostro Paese saranno espulsi tutti - ha minacciato tra gli applausi generali -. «Combatteremo contro il neocolonialismo e non permetteremo a nessuno di minare la pace e l'unitá in Sudan».
I NEGOZIATI DI DOHA - Quella di Bashir nella provincia occidentale, dilaniata da un guerra civile che ha provocato almeno 300 mila morti, è una visita dal carattere assolutamente simbolico per dimostrare ai suoi alleati (segnatamente l’Unione Africana, Lega Araba e Cina) e al mondo che il leader è sempre in sella e controlla la situazione. Negli ambienti diplomatici sudanesi corre voce che il leader di Khartoum stia preparando anche una visita a Doha, in Qatar, in previsione dell’apertura di nuovi negoziati di pace con i ribelli darfuriani, ma l’emiro locale rema perché Bashir non si presenti all’appuntamento. Per altro anche i guerriglieri hanno fatto sapere che non intendono parlare con un ricercato.
LE ESPULSIONI - Il viaggio di oggi segue anche l’espulsione di 13 organizzazioni internazionali e la chiusura di tre locali sudanesi, che aiutavano la popolazione sfollata nei campi profughi. L’accusa che viene loro rivolta è di aver collaborato con gli investigatori del tribunale internazionale. Mentre l’aereo di Bashir atterrava a El Fasher un portavoce del governo, incurante delle proteste dell’Onu perché fosse rivisto l’ordine di espulsione, ha ribadito che la decisione è irreversibile: abbiamo le prove che hanno coooperato con la Corte Penale. Le organizzazioni non governative, tra cui Medici senza Frontiere, Save the Children e Oxfam, hanno negato qualunque rapporto con gli investigatori. Resta però il fatto che questi organismi sono dei testimoni scomodi e che il governo ha sempre ostacolato il loro lavoro. L’Onu sostiene che senza le agenzie di volontariato le operazioni umanitarie (le più importanti e impegnative del mondo) crolleranno. Rischiano addirittura uno stop con conseguenze catastrofiche sulla popolazione.
RISCHIO RITORSIONI - In sei anni di conflitto si calcola che gli sfollati siano oltre 2 milioni e mezzo. Sembra quasi che sulla sorte della povera gente si giochi un braccio di ferro. Gli amici di Bashir – più o meno tutti i governi dittatoriali – hanno chiesto al Consiglio di Sicurezza che l’esecuzione dell’ordine di arresto sia procrastinata di un anno. A Khartoum negli ambienti diplomatici c’è un po’ di preoccupazione per il futuro e ci si domanda cosa succederà se l’Onu respingerà la richiesta. Il Sudan cercherà una vendetta con tutte le conseguenze del caso. Se invece il consiglio di sicurezza accetterà le richieste i sudanesi ringalluzziti dalla vittoria potrebbero ritornare a massacrare impunemente le popolazioni africane che abitano il Darfur. Il presidente sudanese, chiudendo i rubinetti degli aiuti cerca di esercitare una forte pressione perché la richiesta di rinvio sia accolta. Insomma o congelate il mandato o la gente senza più nessuna assistenza aiuto morirà.
12:22 Scritto in CRONACA ESTERA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
| Tag: darfur, al bashir, guerra civile, sfida, corte, aja, ritorsioni, tribunale internazionale, mandato di arresto, presidente, sudan | OKNOtizie |
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