10/03/2009

REAGAN PROVO' A CONVERTIRE GORBACIOV?

REAGAN PROVO' A CONVERTIRE GORBACIOV?

 

NEW YORK - Ronald Reagan era convinto che Mikhail Gorbaciov, un ateo dichiarato, nutrisse in realtà sentimenti religiosi. Secondo il politologo americano James Mann, nei vertici della seconda metà degli anni Ottanta che posero fine alla Guerra Fredda, il presidente americano cercò di convertire il capo del Cremlino convincendolo dell'esistenza di Dio.

Autore tra l'altro di un saggio sulla guerra in Iraq ("L'ascesa dei Vulcani: La storia del consiglio di guerra di George W. Bush"), Mann insegna alla Johns Hopkins School of Advanced Studies: la sua ricostruzione, anticipata oggi sul 'Wall Street Journal' e al centro di un nuovo libro, si basa sui verbali dei summit tra i capi delle due superpotenze rivali dal 1985 al 1988: pagine e pagine d'archivio da poco aperti al pubblico nella Biblioteca presidenziale Ronald Reagan a Simi Valley, in California.

"Via via che si conoscevano meglio, Reagan si convinse che l'uso di frasi idiomatiche da parte di Gorbaciov del tipo 'Dio ti benedica' fossero una sorta di espressione inconscia di una fede religiosa", scrive il politologo in "La Ribellione di Ronald Reagan: Una storia della fine della Guerra Fredda": "Il presidente americano era convinto che Gorbaciov fosse capace di cambiare il sistema sovietico e che la religione potesse essere la chiave per questa trasformazione", afferma Mann. "Finalmente, durante il quarto vertice nel 1988, Reagan si lanciò in una conversazione a quattr'occhi con il leader sovietico. Un dialogo talmente segreto che lui stesso promise al leader dell'Urss che avrebbe sempre smentito che fosse avvenuto".

I memorandum di questa conversazione, redatti da Rudolph Perina e Thomas Simons, sono quelli consultati da Mann a Simi Valley. "Pensava di poter convertire Gorbaciov, fargli vedere la luce", ha detto Perina, all'epoca esperto di affari sovietici al Consiglio per la Sicurezza Nazionale. L'incontro si aprì con gentilezze reciproche ma a un certo punto Reagan cambiò argomento e passò a parlare di religione: "Cosa pensava Gorbaciov della libertà religiosa come diritto umano fondamentale?".

Il capo del Cremlino glissò la domanda, sostenendo che la religione non era un problema in Urss. Lui stesso, sia pure battezzato, non era credente, "e questo rifletteva una certa evoluzione nella società sovietica". Reagan però insisteva, voleva parlare di Dio: verso la fine del colloquio, il presidente americano divenne più diretto e personale. Osservando che anche suo figlio Ron non era credente, aggiunse che da tempo voleva sottoporlo a una prova: "Cucinargli un buonissimo pasto, fargli godere il pranzo e poi chiedergli se davvero non credeva nell'esistenza del cuoco".


03/11/2008

Berlino, si rifà il look l'ultimo pezzo del muro

Berlino, si rifà il look l'ultimo pezzo del muro

Iniziati i lavori di ristrutturazione dei 1300 metri lungo il fiume Sprea. Nel 1990 è stato dipinto da 118 artisti provenienti da 22 Paesi diversi ma turisti e maltempo lo hanno sgretolato

 

 

BERLINO - Fermata Ostbahnhof, quartiere Friedrichshain. Da qui si snoda, per un 1.300 metri lungo il fiume Sprea, l’ultimo tratto rimasto in piedi del muro di Berlino. Dopo 19 anni dalla caduta della Cortina di Ferro, è l’unica traccia significativa della divisione della capitale tedesca in blocco occidentale e blocco orientale, anche perché le due parti si sono amalgamate quasi completamente. Ma pioggia, vento, inquinamento e raggi ultravioletti, foga graffitara dei turisti e mania del souvenir, stanno sgretolando progressivamente questo cimelio della Guerra Fredda, che nel 1990 è stato dipinto da 118 artisti provenienti da 22 paesi di tutto il mondo e posto sotto tutela monumentale dal Governo tedesco nel 1992. Per evitare la distruzione completa di questo serpente in cemento, sono appena iniziati i lavori di ristrutturazione, che riporteranno all’antico splendore i 106 dipinti entro il 9 novembre del 2009, data che segna i venti anni dalla caduta del muro.

IL PROGETTO DI RESTAURO - La ristrutturazione della East Side Gallery, così viene chiamato il monumento, costerà 2,5 milioni di euro e verrà sovvenzionata grazie ai fondi dell’Unione Europea, della Lotteria nazionale e del governo locale e federale. È stata chiesta a grande voce dall’associazione degli artisti che hanno dipinto i murales. «Se non lo restauriamo adesso, sarà troppo tardi», ha spiegato Kani Alavi, un pittore di origine iraniana che nel 1990 dipinse “Accadde a novembre”, un murales rappresentante il passaggio a fiume dei berlinesi da est a ovest. «Vogliamo ridipingere tutte le immagini”, ha aggiunto. “È stato difficile rintracciare i pittori, anche perché alcuni sono morti, ma in generale c’è molto entusiasmo per il progetto. Finora ha risposto positivamente l’80 per cento”.

MURALES IN ROVINA - Grazie a questa opera di restauro, dovrebbero tornare all’antico splendore dipinti simbolo di libertà e democrazia, divenuti famosi in tutto il mondo. Memorabile la macchina Trabant che sfonda il muro, o il bacio sulla bocca che Erich Honecker e Leonid Breznev si scambiarono nel 1979. Oggi sono quasi irriconoscibili, coperti dalle firme dei turisti, sbiaditi e scrostati. Per rimettere a nuovo gli 821 frammenti di muro e i 106 murales, verrà parzialmente rimosso il calcestruzzo e sostituito con materiali più resistenti, mentre i murales tornati a nuovo verranno ricoperti da una patina che eviterà le abrasioni.

IL PIU' VASTO MUSEO ALL'APERTO - La East Side Gallery è considerata la galleria “open air” più grande del mondo. Unica testimonianza dei 160 chilometri di muro innalzati a partire dal 1961 e che per 28 anni hanno reso impossibile la vita dei berlinesi. 133 persone vennero uccise dalle sentinelle della Germania dell’est, nel tentativo di fuggire. Per attraversare il muro e farla alla Ddr, se ne escogitarono di tutti i colori. Un esperto subacqueo passò da una sponda all’altra sott’acqua; un altro con un sottomarino; un altro ancora grazie a un deltaplano costruito con il motore di una Trabant. Dal Checkpoint Charlie riuscirono a passare persone nascoste nella tappezzeria delle macchine o al posto del motore, attraverso tunnel o come contorsionisti, dentro piccole valigie, o dentro le casse di un amplificatore.

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