01/02/2009
«Quei 4 erano ubriachi. Li abbiamo aiutati»
«Quei 4 erano ubriachi. Li abbiamo aiutati»
Nel rifugio segreto dei due scarcerati. «Li abbiamo picchiati quando abbiamo saputo tutto»

ROMA—In tanti a Guidonia ora vorrebbero stare qui, davanti a loro: averceli sotto mano, nove giorni dopo lo stupro. In questo stanzone freddo e disadorno, appartamentino senza finestre, dove sono arrivati da poche ore grazie al giudice che li ha scarcerati. Appena tre notti in cella e già fuori, agli arresti domiciliari in un posto segreto. I due fiancheggiatori del branco, Mugurel e Anton, anche adesso, quando parlano di donne, non vanno tanto per il sottile: «Io non le stupro, le donne, perché non ne ho bisogno — dice Mugurel Goia, 31 anni, seduto in ciabatte sul divano, gli occhi cerchiati e le mani nodose da muratore —. Alla mia fidanzata col sesso gli faccio di tutto...».
E conclude la frase con un gesto dell' avambraccio molto eloquente. Luce fioca che sale dal muro, non c’è lampadario. Entrando a sinistra un cucinino a gas, a destra il divano, in mezzo un tavolino con la tovaglia cerata, a fiori. «Io al giudice l’ho detto, io con lo stupro non c’entro, fatemi la macchina della verità e vedrete che è vero», prova a discolparsi l’altro, Anton Ionut Barbu, 29 anni, grande e grosso, due spalle da lottatore, una maglia verdina e un pezzo d’ovatta infilato nell’orecchio destro. Martedì scorso, all’uscita della caserma di Guidonia, la folla tentò di linciarli tutti: i quattro del branco e i due fiancheggiatori. Senza fare troppe distinzioni. Le gazzelle dei carabinieri, con loro dentro, furono prese a pugni, calci e ombrellate. Non solo.
In città, poi, s’è scatenata la caccia al romeno. Caccia indiscriminata: una molotov contro un bar, una bomba-carta dentro una macelleria. Giustizia fai-da-te. «Quei quattro quella sera erano completamente ubriachi, quando in caserma ho saputo quello che avevano combinato ho dato un calcio in bocca a uno di loro, anche Mugurel davanti al giudice ha dato uno schiaffo a un altro, i carabinieri ci hanno dovuto separare...», continua Anton Barbu, il padrone della Bmw, l’uomo che lunedì notte filava a tutta velocità insieme a Mugurel Goia e a due del branco in direzione Padova. Spegne una Winston sul tavolo, sembra a disagio ma insiste, prova comunque a spiegare: «Mirel è l’unico dei quattro che avevo conosciuto, perché viveva a Tivoli, a casa della zia di Mugurel. Ci aveva detto di aver trovato un lavoro a Padova in un cantiere, per questo aveva chiesto un passaggio in macchina. La gasolina la pagava lui e in più mi doveva dare 100 euro. Così ci siamo accordati per quella sera. Nei giorni precedenti era sembrato tranquillo, senza niente da nascondere... ».
Secondo gli investigatori, però, la storia è molto diversa. Loro, la Bmw, la seguivano già da qualche giorno e avevano notato che faceva la spola tra una casa e l’altra, tra Tivoli e Castel Madama, dove vivevano i ricercati. I carabinieri, inoltre, avevano intercettato i telefonini e ascoltavano frasi come queste: «State attenti, state lontani dalle finestre, non fatevi vedere in giro... ». Insomma, i quattro del branco non erano per niente isolati, ma godevano nella zona di precise complicità. Ora, però, i due compari fanno di tutto per prendere le distanze dagli altri: «I giornali hanno scritto tante cose sbagliate, hanno scritto che ho 22 anni e invece ne ho 31, vivo in Italia da sei e ho fatto un sacco di lavori, anche a Viterbo, il muratore, il commesso in un supermercato. Ho fatto dei lavoretti pure a casa del maresciallo di Castel Madama, lui ve lo può confermare », dice Mugurel Goia, occhi pesti e graffi sulle gambe («Mi sono fatto male cadendo», taglia corto). «Io in Romania ho una figlia di 5 anni, Irina, che ha bisogno di cure, per questo tre mesi fa sono venuto in Italia, a Rimini, perchè i salari in Romania erano bassi...», aggiunge Anton Barbu. Un piccolo cane yorkshire sta in braccio a sua moglie, Alina, silenziosa e sottomessa, romena come lui, di Bucarest. In casa c’è pure il fratello minore di Mugurel, Andrej, un tipo svelto, con gli occhiali. «Quando Mirel ha raccontato che doveva andare a Padova per un cantiere—continua Barbu—io ci ho creduto: quella notte abbiamo caricato il portabagagli con i trapani, i frollini, altri attrezzi da lavoro... ».
Tutta una messinscena, per i carabinieri: in realtà quegli attrezzi sarebbero serviti per le rapine a Guidonia. E poi è arrivato il momento dell’arresto. «Lunedì notte — racconta ancora Barbu — al casello di Tivoli, quando ho visto i carabinieri, non sono fuggito. Ho preso il biglietto dell’autostrada e sono ripartito con la Bmw. Poi loro mi hanno chiuso e io ho aperto lo sportello per scendere, capito?, non ho mica reagito. Perché non avevo niente da nascondere...». Mugurel vicino a lui fa un cenno d’assenso. Si capisce che entrambi vorrebbero trovare negli occhi dell’interlocutore uno straccio di comprensione. La porta si chiude e loro restano dentro. Convinti, forse, che il peggio è passato.
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31/01/2009
Stupro di Guidonia, due scarcerati
Stupro di Guidonia, due scarcerati
Concessi i domiciliari per l'accusa di favoreggiamento. I Radicali: picchiati in cella. Il pm protesta: «Hanno cercato di far scappare il gruppo romeno». Il giudice:«Ma sono incensurati»
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| Uno dei romeni arrestati per lo stupro di Guidonia |
NON ENTRERANNO IN CARCERE - Torniamo alla scarcerazione di Mugurel Goia, 22 anni, e Ionut Barbu, di 30. Secondo indiscrezioni, il gip avrebbe motivato la decisione con l'incensuratezza degli immigrati e con l'osservazione che, al termine del processo, difficilmente non otterranno la sospensione condizionale della pena. In altre parole, secondo il giudice è probabile che, se non commetteranno reati dello stesso tipo, non entreranno mai in un penitenziario per scontare la condanna di favoreggiamento per i fatti di Guidonia. La Procura si è inutilmente battuta perché rimanessero a Rebibbia: tra gli altri elementi a sostegno della tesi che non dovessero essere scarcerati, anche il pericolo che reiterino i reati e l'accuratezza con la quale avevano organizzato il tentativo di scappare dei connazionali con l'obiettivo di raggiungere Padova, dove contavano di continuare a farli tenere nascosti da qualcuno con cui erano in contatto. De Ficchy ha deciso di ricorrere al Tribunale del riesame ma i tempi di un eventuale, nuovo arresto si allungano a dismisura.
LA DENUNCIA DEI RADICALI - La giornata di tensione si era aperta con la denuncia della parlamentare dei Radicali, Rita Bernardini, e del segretario dell'associazione «Nessuno tocchi Caino», Sergio D'Elia, che in mattinata avevano visitato i romeni in carcere. «Abbiamo potuto constatare di persona — hanno spiegato — che risultano confermate le segnalazioni di maltrattamenti, segnalazioni che ci hanno spinto a effettuare la visita ispettiva». In particolare, hanno aggiunto Bernardini e D'Elia, «su uno di loro, che zoppicava vistosamente, erano visibili i segni di percosse su un occhio, sulle gambe e sull'anca destra. Altri due avevano gli occhi pesti, ma affermavano uno di essere caduto e un altro di essersi picchiato da solo per la disperazione». E ancora: «Da quanto abbiamo potuto ascoltare, il pestaggio sarebbe avvenuto, a più riprese, nelle celle di sicurezza della caserma dei carabinieri di Guidonia. Sono terrorizzati. I romeni, che parlano italiano, ci hanno spiegato che stavano in sei celle diverse e ogni tanto qualcuno entrava e li picchiava». Un'accusa grave, che finirà nell'interrogazione parlamentare presentata ai ministri della Difesa e della Giustizia: sarà chiesto, ha aggiunto la deputata Bernardini, «il riscontro delle cartelle cliniche d'ingresso» a Rebibbia. «Non possiamo escludere che i romeni possano aver subìto maltrattamenti anche in carcere, seppure di minore intensità e violenza fisica — ha detto la parlamentare radicale — ma a Rebibbia non si respira assolutamente aria di contestazione da parte degli altri detenuti, come ci ha assicurato anche il direttore dell'istituto di pena». Decisa la replica del sindaco Gianni Alemanno alla denuncia: «Non penso che debba essere commentata». Mentre il sindaco dimissionario di Guidonia, Filippo Lippiello, ha osservato come «nella notte degli arresti i sei romeni abbiano fatto resistenza ai carabinieri: ci sono stati due ufficiali feriti, con tanto di referto medico».
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29/01/2009
Guidonia, bomba carta contro un negozio romeno
Guidonia, bomba carta contro un negozio romeno
Attentato incendiario. Serranda distrutta e vetrina in frantumi. L'azione nella stessa cittadina dello stupro
| Foto di degrado a Guidonia |
ROMA - Bomba carta contro una macelleria gestita da un cittadino romeno a Villalba di Guidonia. L'esplosione ha divelto la serranda del negozio, in via Toscani, e ha mandato in frantumi l'intera vetrina. L'attentato incendiario è avvenuto poco prima della mezzanotte.
LO STUPRO - L'azione è avvenuta nella stessa cittadina alle porte di Roma dove la scorsa settimana è stata stuprata una ragazza da una banda di romeni, fermati due giorni fa dai carabinieri.
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27/01/2009
Guidonia, presi i 4 stupratori In manette una banda di romeni
Guidonia, presi i 4 stupratori In manette una banda di romeni
FERMATI ANCHE ALTRI DUE ROMENI: AVREBBERO COPERTO LA FUGA DEI CINQUE. Fermato il gruppo che ha violentato una 21enne picchiando il fidanzato. La vittima: «Fine di un incubo»
ROMA - Svolta nelle indagini sullo stupro di gruppo a Guidonia. I carabinieri del comando provinciale di Roma del gruppo di Frascati hanno arrestato nella notte la banda di romeni che ha violentato nella notte tra giovedì e venerdì scorso una giovane di 21 anni picchiando brutalmente il suo fidanzato nella cittadina alle porte di Roma. Sono sei i romeni fermati per lo stupro della ragazza di Guidonia. Quattro per aver violentato la giovane impiegata, e altri due per favoreggiamento. «È la fine di un incubo, ringrazio i carabinieri» è stato il commento a caldo della vittima. La ragazza, ancora sconvolta per l'aggressione e la violenza subite, in lacrime ha voluto ringraziare i carabinieri. «È fatta giustizia: ora non faranno più male a nessuno, non faranno a un'altra donna quello che hanno fatto a me», ha avuto la forza di aggiungere visibilmente scossa.
BLITZ- I quattro romeni arrestati (assieme ai due fermati e sospettati di aver coperto la loro fuga) sono, in questo momento, interrogati nella caserma di Guidonia dal magistrato della procura di Tivoli che coordina l'inchiesta. Sono accusati di violenza sessuale e rapina aggravata. Il blitz dei carabinieri è scattato nella notte in quasi tutta la provincia di Roma, soprattutto nella zona di Tivoli, Guidonia e Monterotondo.
INTERCETTAZIONI DECISIVE - Ancora una volta sono state avanzatissime indagini tecnologiche a consentire ai carabinieri di individuare la banda di romeni ritenuti responsabili della violenza sessuale di Guidonia. Stando a quanto si apprende, infatti, decisive sono risultate le intercettazioni telefoniche. Individuato il presunto gruppo di stupratori, la magistratura di Tivoli ha disposto le intercettazioni sui cellulari degli indagati in fuga e proprio le cellule dei telefonini hanno permesso di localizzarli e di assicurarli alla giustizia.
CONFRONTO - La Procura di Tivoli in giornata potrebbe disporre un confronto tra la ragazza vittima dello stupro e i romeni arrestati, per acquisire anche l'esito del confronto nell'ambito degli accertamenti per la convalida dei fermi. L'accertamento avrà le modalità del confronto all'americana ovvero tra la vittima e i sospettati ci sarà un vetro: la ragazza potrà vedere i romeni ma loro non potranno vedere lei. Altri accertamenti invece saranno disposti su tutte le armi e gli indumenti sequestrati durante il blitz nei centri dell'hinterland romano che gravitano attorno a Guidonia.
ALEMANNO E LIPPIELLO - Plauso alle forze dell'ordine per il lavoro svolto da parte del sindaco di Roma Gianni Alemanno e del primo cittadino dimissionario di Guidonia, Filippo Lippiello.
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23/01/2009
ROMA: ANCORA VIOLENZA. STUPRO CAPODANNO, PRESO
ROMA: ANCORA VIOLENZA. STUPRO CAPODANNO, PRESO
Ha confessato il ragazzo fermato perché sospettato di essere l'autore dello stupro di una ragazza avvenuto la notte di San Silvestro durante una festa alla Fiera di Roma. Il fermato è un ragazzo di 22 anni di Fiumicino, figlio di una famiglia perbene. Ad aiutare gli inquirenti nell'identificazione del ragazzo alcuni particolari forniti dalla vittima come i tatuaggi, una canottiera nera e la felpa bianca. L'aggressore la sera dello stupro era ubriaco e sotto effetto di stupefacenti: aveva conosciuto la vittima proprio alla festa, aveva ballato con lei e poi i due si sono appartati nei bagni del locale dove l'incontro occasionale ha avuto il violento epilogo. L'arrestato, che era già stato fermato la sera dello stupro uscendo dal locale durante una serie di controlli delle forze dell'ordine ha confessato oggi. Tre giorni fa nel corso di un interrogatorio aveva mostrato i primi segni di cedimento.
COPPIA AGGREDITA, LEI STUPRATA DA CINQUE VICINO ROMA
Hanno prima picchiato e chiuso nel bagagliaio lui, poi in cinque hanno violentato a turno la sua fidanzata. E' successo questa notte a Guidonia dove una coppia é stata aggredita da cinque uomini, forse dell'Est. La violenza è avvenuta intorno all'una di notte: la coppia si era appartata in auto in una stradina isolata di Guidonia quando è stata avvicinata dai malintenzionati che prima hanno violentemente malmenato il giovane di 24 anni, lo hanno chiuso nel portabagagli e poi hanno stuprato a turno la ragazza di 21 anni. La giovane è stata medicata all'ospedale Pertini di Roma. Sull'accaduto stanno indagando i Carabinieri della compagnia di Tivoli.
Quattro dei cinque stupratori che la scorsa notte hanno aggredito una coppia di fidanzati a Guidonia, vicino a Roma, avevano il volto coperto. A riferirlo è stata la ragazza di 21 anni che ha ricostruito con i carabinieri la dinamica di quanto avvenuto ieri in via della Selciatella, una strada di campagna in un'area periferica del piccolo centro alle porte di Roma. I cinque si sono avvicinati all'auto dei due fidanzati armati di un cacciavite e di un coltello: dopo aver sfondato il lunotto anteriore dell'auto hanno afferrato il ragazzo di 24 anni malmenandolo e legandolo, forse con una sciarpa per poi rinchiuderlo nel portabagagli. I cinque sono quindi saliti a bordo dell'auto, hanno proseguito per via della Selciatella per 300 metri, hanno raggiunto un posto ancor più isolato e hanno abusato della ragazza a turno fuggendo poi a piedi. In base a quanto riferiscono fonti investigative le vittime avrebbero riferito dettagli sull'unico aggressore a volto scoperto. Secondo quanto affermato, inoltre, i cinque parlavano con accento dell'Est.
DOPO LO STUPRO LA RAPINA
In via della Selciatella dove la scorsa notte è avvenuta l'aggressione ad una coppia di fidanzati è al lavoro anche il Gruppo Cinofilo dei carabinieri. Gli inquirenti sperano infatti che gli aggressori abbiano lasciato piccole tracce grazie alle quali poter risalire alla loro identità. In base a quanto si apprende, inoltre, i cinque stupratori hanno sottratto ai due fidanzati anche i cellulari e i pochi soldi. Rimasta senza telefonini la coppia è riuscita a chieder aiuto raggiungendo a piedi un albergo nelle vicinanze del luogo dell'aggressione.
MARONI; FATTO GRAVE, PIU' CONTROLLI
"Ci sono indagini in corso sulla violenza sessuale di Roma. Ne abbiamo parlato in Consiglio dei ministri. Si tratta di fatti molto gravi che richiedono un maggior controllo del territorio, in modo da prevenire questi reati". Lo ha detto il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, in una conferenza stampa a Palazzo Chigi. Maroni ha ricordato che "abbiamo dispiegato 3.000 militari nelle città con eccellenti risultati, è stato avviato il processo di realizzazione di sistemi di sicurezza urbana, come la videosorveglianza: occorre continuare ed intensificare l'azione".
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