13/10/2010
''Il nome di Collina lo fece Bergamo, non Facchetti''
''Il nome di Collina lo fece Bergamo, non Facchetti''CALCIOPOLI. E' quanto emerge da una integrazione della perizia fonica depositata da Roberto Porto, il perito incaricato di esaminare e trascrivere le intercettazioni indicate dalla difesa di Moggi. Il nome dell'ex arbitro non lo fa il presidente dell'Inter ma il designatore. Intanto Rosetti racconta della telefonata di Bergamo nell'intervallo di Lazio-Fiorentina. In aula anche Nesta e Ledesma
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28/06/2010
Dossier illegali, il gup: Tronchetti inattendibile
Dossier illegali, il gup: Tronchetti inattendibileIl gup di Milano, Mariolina Panasiti, parla di totale inaffidabilità delle dichiarazioni rese dall'ex presidente di Telecom e ora numero uno di Pirelli nell'ambito del procedimento sui dossier illeciti creati da una struttura interna alle aziende
Il Gup di Milano, Mariolina Panasiti, parla di totale "inaffidabilità" delle dichiarazioni rese da Marco Tronchetti Provera nell'ambito del procedimento sui dossier illeciti creati da una struttura interna a Telecom e Pirelli.
Nelle motivazioni dell'ordinanza con cui, tra l'altro, ha fatto cadere l'accusa di appropriazione indebita per Emanuele Cipriani e Giuliano Tavaroli, il gup, inoltre, scrive: "L'attendibilità delle dichiarazioni di Tronchetti è risultata gravemente inficiata non soltanto dalle nette smentite alla sua ricostruzione degli avvenimenti fornita dalle contrarie indicazioni rese dagli altri testimoni e, in particolare, da quelli esaminati in fase di udienza; non soltanto da una valutazione logica degli avvenimenti, che conduce a ritenere che le operazioni sopra descritte ( i dossier illeciti, ndr) non potevano essere frutto di una attività autoreferenziale di Tavaroli, bensì di un pieno e soddisfatto interesse aziendale e di Tronchetti in particolare; non soltanto dall'analisi della documentazione rinvenuta quale sopra riportata; ma anche da alcune affermazioni pervenute dal predetto in udienza, che icasticamente descrivono quello che è stato durante tutte le indagini l'atteggiamento processuale del Presidente delle due società, sintetizzabile in una radicale negatoria anche degli aspetti più evidenti della vicenda, che assai difficilmente poteva non conoscere, proprio perché verificatisi in entrambe le aziende da lui dirette".
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08/06/2010
Processo Sismi: sul segreto di Stato giudice rinvia gli atti alla Consulta
Processo Sismi: sul segreto di Stato giudice rinvia gli atti alla ConsultaI due accusati devono rispondere di peculato. Il Gup di Perugia ha sollevato un conflitto di attribuzione nel dibattimento che vede alla sbarra Pollari e Pompa
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| Niccolò Pollari (Eidon) |
ROMA - Sarà la Corte costituzionale a pronunciarsi sulla legittimità della conferma, da parte del governo, del segreto di Stato, opposto dall'ex numero uno del Sismi Nicolò Pollari e dall'ex funzionario Pio Pompa, nel corso delle indagini sul presunto archivio riservato trovato in via Nazionale a Roma. Lo ha deciso il gup di Perugia nel corso dell'udienza preliminare nella quale i due sono accusati, fra l'altro, di peculato.
CONFLITTO DI ATTRIBUZIONE - Il giudice ha infatti sollevato un conflitto di attribuzione fra poteri dello Stato. Ha quindi sospeso il procedimento e inviato gli atti alla Consulta. La decisione è stata illustrata dal giudice stamani in aula. Pollari e Pompa hanno sempre rivendicato la correttezza del proprio operato, sostenendo però che per potersi difendere dalle accuse contestate dalla procura di Perugia avrebbero dovuto far riferimento a circostanze, fatti e documenti che a loro avviso sono invece coperti dal segreto di Stato. Questo è stato quindi confermato dal governo.
Lunedì Pollari e Pompa erano stati prosciolti dall'accusa di violazione della privacy nei confronti di magistrati, giornalisti ed altre persone i cui nomi erano contenuti negli archivi. Resta in piedi l'accusa di peculato, per difendersi dalla quale, come detto, Pollari e Pompa hanno chiesto di rivelare fatti e circostanze che il governo ha confermato essere coperti dal segreto di Stato. Da qui il conflitto di attribuzione che la Consulta dovrà sciogliere.
Redazione online
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26/04/2010
Calciopoli, la sentenza del gup: «Il sodalizio raggiunse tutti gli scopi»
Calciopoli, la sentenza del gup: «Il sodalizio raggiunse tutti gli scopi»Le motivazioni della condanna di giraudo. Il magistrato e l'esito del campionato 2004-2005: «La Juve vinse e la Fiorentina non retrocesse»
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| Antonio Giraudo e Luciano Moggi, in una immagine di archivio (Ansa). |
MILANO - Il sodalizio accusato di aver governato illecitamente il calcio italiano raggiunse tutti i suoi scopi. Lo sostiene il gup di Napoli Eduardo De Gregorio, nelle motivazioni della sentenza su Calciopoli emessa al termine del processo svoltosi con rito abbreviato nei confronti, tra gli altri, dell'ex amministratore delegato della Juventus Antonio Giraudo e dell'ex presidente dell'Aia Tullio Lanese. «Quanto all'efficienza del sodalizio, altro sicuro indice rivelatore della sua esistenza - scrive il gup De Gregorio - va sottolineato che esso raggiunse tutti gli scopi già programmati e quelli che, nel corso degli eventi, si propose di conseguire». Il magistrato si sofferma sull'esito del campionato 2004-2005. «Sul punto - osserva - è necessario e sufficiente rimarcare che, attraverso diversificate attività illecite, la compagine riuscì a determinare l'esito del campionato di calcio sia con riguardo all'assegnazione della vittoria finale della Juventus (all'evidenza scopo principale del gruppo), sia con riguardo alla retrocessione in serie inferiore, cui illecitamente fu sottratta perlomeno la Fiorentina».
«I componenti del gruppo che amministrava di comune accordo il campionato di calcio - scrive il gup in un altro passaggio del capitolo sul reato associativo - ebbero lo scopo comune di programmare e compiere una serie indeterminata di delitti come si ricava dalla chiara acquisizione processuale secondo la quale essi organizzarono le frodi sportive non solo con riguardo ad incontri di calcio in cui era impegnata la società juventina, ma furono aperti ad ogni altra occasione illecita, come verificatosi durante l'impresa di salvataggio della Fiorentina, cui parteciparono anche Giraudo e Moggi in modo determinante». «Detta iniziativa, in sè illecita, poiché realizzata con le attività fraudolente, a sua volta - osserva il giudice - ebbe per voluta conseguenza l'aumento del prestigio e della forza del gruppo nei confronti dell'intero settore ed in specie degli esponenti di quella società che in precedenza erano ed essi contrari». (Fonte: Ansa)
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12/02/2010
Rignano, tutti a giudizio i 5 imputati Genitori in lacrime: «E' un primo passo»
Rignano, tutti a giudizio i 5 imputati Genitori in lacrime: «E' un primo passo»
La decisione è stata presa oggi dal Gup del tribunale di Tivoli. Sono accusati di violenze e abusi su 21 bambini che frequentavano l'asilo nido del paese
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| Nella foto di archivio del 2007 un carabiniere con una bimba nella scuola materna dell'istituto comprensivo 'Olga Rovere' di Rignano Flaminio (Ansa) |
ROMA - Sono stati tutti rinviati a giudizio i cinque imputati nella vicenda delle violenze e degli abusi sui 21 bambini di un asilo nido a Rignano Flaminio, in provincia di Roma. Lo ha stabilito oggi il giudice per l'udienza preliminare del tribunale di Tivoli. E' stata accolta, dunque, la richiesta del pm Marco Mansi.
GENITORI IN LACRIME - Alcuni genitori, presenti in aula, sono scoppiati a piangere quando il giudice Balestrieri ha letto il provvedimento. In primis Antonio Cardamone e Franco Merlino secondo cui «con buona pace di chi si è stracciato le vesti per ridicolizzare questa indagine, oggi un ulteriore vaglio giudiziario ha dimostrato che le accuse hanno un valido fondamento. Affronteremo questo processo - hanno spiegato - certi della sussistenza degli abusi visto che ancora oggi i bambini stanno male e che il dibattimento è un passaggio fondamentale per impedire che queste cose si ripetano». E un'altra mamma: «Oggi è solo il primo passo per l’accertamento della verità». Dello stesso tenore l'analisi dell'avvocato Pietro Nicotera: «I familiari aspettavano con ansia questo giudizio. Per il momento sono soddisfatti di questa soluzione e confidano che il tribunale possa approfondire le responsabilità degli imputati».
GLI IMPUTATI - Il processo si celebrerà il 27 maggio a Tivoli. Le ipotesi di reato a carico degli indagati sono atti osceni, maltrattamenti, sottrazione di persone incapaci, sequestro di persona, violenza sessuale aggravata, corruzione di minorenni, violenza di gruppo e atti contrari alla pubblica decenza. Alla sbarra finiranno dunque le maestre Silvana Magalotti, Patrizia del Meglio e Marisa Pucci, Gianfranco Scancarello - marito della Del Meglio - e la bidella Cristina Lunerti. Erano già state archiviate, invece, le posizioni di un'altra maestra, Assunta Pisani, e del benzinaio Kelum Weramuni Da Silva. Gli indagati respingono le accuse e lamentano che mancano riscontri a cominciare dalla mancanza di tracce del loro Dna e delle loro impronte digitali su peluche e altri oggetti sequestrati.
LE TAPPE DELLA VICENDA - La vicende fece scalpore: secondo il mandato d’arresto, i bimbi tra il 2005 e il 2006, tutti alunni della scuola materna ’Olga Rovere’ di Rignano Flaminio, sarebbero stati prima narcotizzati e in seguito abusati sessualmente in una villa alla presenza di un uomo che filmava questi abusi.Dopo il carcere, che era stato disposto il 24 aprile del 2007, passati appena pochi giorni dai fatti, il 10 maggio 2007 il tribunale del riesame annullò gli ordini di custodia cautelare con un provvedimento che demolì le ipotesi dell’accusa. «Indizi insufficienti e anche contraddittori», scrissero i magistrati. Un giudizio duro, poi confermato in Cassazione. E la Suprema corte aggiunse che i bimbi potrebbero essere stati manipolati dai propri genitori. «Interrogati con domande inducenti» osservarono gli ermellini, i piccoli «tendono a conformarsi alle aspettative dell’interlocutore». Dopo le scarcerazioni la Procura inizia a cercare nuovi indizi attraverso l’incidente probatorio disposto dal gip Elvira Tamburelli.
I RACCONTI DEI BAMBINI - Nelle udienze, che si protraggono per mesi, oltre venti bimbi, tra i 4 e i 6 anni, raccontano del «gioco della patatina»; della «bua ai bambini», delle «cose brutte» che avvenivano in un «castello cattivissimo». Insomma «c’era una strega che si chiamava Patrizia, stava in un castello. Il castello era nero e ci andavamo con la macchina. La macchina era di Marisa, un’altra strega». Un maschietto: «Le bidelle Cristina e Patrizia facevano i giochi brutti, bruttissimi; mi picchiavano, mi facevano le punture sul pisellino e sul sedere, facevano il gioco della sedia». Le accuse sono di fatto basate sugli elementi emersi da questi racconti. Gli unici su cui gli inquirenti possono contare, perché le analisi del dna effettuate sugli oggetti sequestrati nelle case delle maestre hanno dato esito negativo. La individuazione di un casale e la descrizione di una stanza dove si sarebbero svolti alcuni incontri, sono un ulteriore tassello del quadro.
LE ACCUSE - Le accuse, per gli indagati, vanno dagli atti osceni, ai maltrattamenti, alla violenza sessuale, al sequestro, alla corruzione, allo stupro di gruppo, agli atti contrari alla pubblica decenza. Il 30 ottobre del 2009 il Gup di Tivoli nell’udienza preliminare ha accolto la costituzione di parte civile di 19 famiglie di Rignano Flaminio.
Redazione online
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11/05/2009
Calciopoli, i pm vogliono 11 condanne Chiesti cinque anni per Giraudo
Calciopoli, i pm vogliono 11 condanne Chiesti cinque anni per Giraudo
A Napoli il rito abbreviato davanti al gup De Gregorio. L'accusa per l'ex amministratore delegato della Juve è di associazione per delinquere finalizzata alla frode sportiva
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| I pm Beatrice e Narducci accerchiati dai giornalisti (Ansa) |
NAPOLI - I pubblici ministeri Filippo Beatrice e Giuseppe Narducci hanno chiesto 11 condanne nei confronti degli imputati di Calciopoli che vengono processati con rito abbreviato davanti al gup Eduardo De Gregorio. La condanna più pesante, a 5 anni di reclusione, è stata chiesta per l'ex amministratore delegato della Juventus, Antonio Giraudo.
LE RICHIESTE - Giraudo è accusato di associazione per delinquere finalizzata alla frode sportiva. Due anni di reclusione sono stati chiesti per l'ex presidente dell'Aia, Tullio Lanese. Queste le altre richieste di condanna. Per quanto riguarda gli arbitri, tre anni e 6 mesi per Tiziano Pieri, due per Stefano Cassarà, Paolo Dondarini e Marco Gabriele, un anno e quattro mesi per Domenico Messina e Gianluca Rocchi. Sul fronte assistenti, c'è la richiesta di tre anni per Duccio Baglioni, uno Giuseppe Foschetti e Alessandro Griselli.
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