15/01/2010
Il Codacons lancia le prime tre class action contro la pubblica amministrazione
Il Codacons lancia le prime tre class action contro la pubblica amministrazione
Già notificate le tre diffide. I temi: il pagamento dei vaccini contro il virus H1N1, la messa in sicurezza di 9 comuni e le classi troppo affollate
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| Carlo Rienzi, presidente del Codacons (Ansa) |
MILANO - Al via le prime tre class action contro la Pubblica amministrazione. Con la prima si chiede il blocco del pagamento dei vaccini contro il virus H1N1, con la seconda di mettere in sicurezza le aree a rischio frana in nove comuni dichiarati a rischio, e con la terza di risarcire le famiglie i cui ragazzi sono costretti a studiare in classi troppo affollate come «pollai». Lo rende noto il Codacons comunicando di aver notificato oggi - data di entrata in vigore della normativa relativa alla Pubblica amministrazione - tre azioni collettive contro altrettante amministrazioni statali.
NOTIFICA - Oggi infatti l'Ufficiale giudiziario ha notificato le tre diffide, previste dalla legge, cui seguirà dopo 90 giorni il ricorso al Tar del Lazio per la condanna delle amministrazioni ove non ottemperino alla diffida. Con la prima class action - spiega l'associazione - si chiede al Ministero della salute, al Ministero dell'Economia e al Direttore Generale della sanità Fabrizio Oleari di risolvere subito il contratto con le industrie farmaceutiche relativo alla fornitura di vaccini contro l'Influenza A per il nostro paese. L'azione mira a far ottenere agli utenti del Ssn (oltre 60 milioni di cittadini) i soldi già pagati dall'Italia per l'acquisto di 24 milioni di dosi del vaccino, soldi che rappresentano una spreco immane vista la scarsa adesione alla vaccinazione e l'allarme legato al virus H1N1 che fin dall'origine, non sussistendo i presupposti di una «pandemia» come definita dall'Oms, era del tutto infondato ed esagerato. Il risarcimento è pari ai 186 milioni di euro spesi per l'acquisto dei vaccini inutilizzati e corrispondente alla somma della frazione di spettanza per ciascuno degli iscritti al Ssn (fonte Istat: 60.067.070 persone) dell'importo di 3 euro circa, oltre a 50 euro di risarcimento «simbolico» per ogni iscritto, per un totale di oltre 9,3 miliardi di euro.
SECONDA AZIONE - Con la seconda class action si chiede al responsabile del Dipartimento della Protezione Civile, ai Sindaci, alle Province e alle Regioni interessate di mettere in sicurezza, entro 90 giorni, alcune zone a rischio frana già individuate dalle pubbliche autorità (Roccaraso, Noli, Civitanova del Sannio, Erice, AciCastello, Santa Marinella, Mandatorriccio, San Lorenzo Maggiore, Gavazzana), e di disporre un risarcimento in favore degli abitanti di questi comuni a rischio, per i pericoli corsi ancora oggi a causa del dissesto del proprio territorio. La misura del risarcimento stimata dal Codacons è pari a 100.000 euro a famiglia, e i cittadini interessati sono oltre 75.000, per un totale di circa 7,5 miliardi di euro, oltre ai costi sostenuti per «mettere in sicurezza» da soli la propria casa.
TERZA AZIONE COLLETTIVA - Con la terza azione collettiva si chiederà - sempre decorsi i 90 giorni dalla diffida - al Tar del Lazio di ordinare al Ministero della Pubblica istruzione e ai 20 direttori scolastici regionali di rispettare il limite previsto dalle leggi vigenti di 25 alunni per aula. I genitori degli studenti costretti a fare lezioni in classi sovraffollate e dove il numero di alunni supera le 25 unità, così come i docenti, possono aderire alla class action e chiedere un risarcimento che il Codacons stima in 250 euro a studente. Nel ricorso si chiede la restituzione alle famiglie di una parte della tassa scolastica pagata in proporzione al minore spazio a disposizione di ciascun alunno, oltre il danno connesso al rischio per la sicurezza e la diminuzione del servizio istruzione reso ridicolo da classi pollaio di 35-40 alunni a causa dei tagli agli organici del personale docente.
Redazione online
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12/12/2009
Virus A, si vaccinano in pochi Utilizzata solo una dose ogni 70
Virus A, si vaccinano in pochi Utilizzata solo una dose ogni 70
Immunizzato il 14% del personale sanitario e l’11% delle donne incinte. Contagi in calo, ma Fazio avverte: «Può arrivare una seconda ondata»
MILANO - L'estate scorsa il Ministero della salute parlava di 48 milioni di dosi di vaccino anti-influenza A da somministrare alla popolazione italiana in due tranche , una prima di Natale e una dopo. E firmava il primo contratto di acquisto. Obiettivo: proteggere 24 milioni di cittadini dal virus H1N1. Al 6 dicembre 2009, le persone vaccinate risultavano 689.172, 5.730 di queste anche con la seconda dose, come previsto dall’Agenzia italiana per il farmaco. In altre parole: finora è stata utilizzata circa una dose ogni 70 ordinate. I dati sono ufficiali e si possono leggere nel comunicato n˚ 586 del Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali, rintracciabile anche sul sito Internet. Se si guardano le cifre più nel dettaglio, si scopre che la copertura delle categorie a rischio si aggira attorno al 14% per gli operatori sociosanitari (compresi i medici) e all’11 per le donne in gravidanza. Gli italiani non hanno creduto, finora, nella vaccinazione contro l’influenza A e, di fronte a un’epidemia che potrebbe rivelarsi la più mite della storia — secondo dati ottimistici, ma supportati da una accurata ricerca dell’università Usa di Harvard pubblicata su Plos —, hanno preferito lavarsi le mani. Letteralmente, perché sembrano avere avuto più successo dell’immunizzazione i suggerimenti «igienici» di Topo Gigio.
Non solo in Italia
Ma gli italiani non sono i soli ad avere snobbato il vaccino. Gli australiani, che per primi si sono confrontati con il nuovo virus nei mesi scorsi, resistono alla campagna di immunizzazione gratuita, prevista dal governo contro un’eventuale seconda ondata di infezioni. Anche in Germania la vaccinazione si è rivelata un flop e solo il 5% della popolazione si è vaccinata (il 15% dei medici), così il governo sta progettando di vendere il surplus delle 50 milioni di dosi acquistate a Paesi che ne hanno bisogno; per esempio l’Ucraina, che ha mostrato un certo interesse. E in tutta Europa, tranne che in Francia, l’influenza ha ormai raggiunto il suo picco, secondo i dati dell’Oms.
Il contratto
C’è da chiedersi adesso che cosa succederà in Italia. Il primo contratto che il governo ha stipulato con un’azienda produttrice, la Novartis, è datato 21 agosto 2009 e si riferisce al prodotto Focetria (la seconda azienda fornitrice di vaccini è la Sanofi Pasteur che produce il Celvapan). Un contratto in parte «segreto »: la cifra che lo Stato deve pagare alla ditta farmaceutica per l’acquisto è «omissis» (secondo indiscrezioni si aggirerebbe attorno ai 200 milioni di euro, come riferito da un articolo del Corriere del 15 ottobre), ma in compenso lo Stato si accolla i risarcimenti per eventuali danni da vaccinazione. Adesso il rischio è quello di buttare via soldi e vaccino, nonostante il viceministro Fazio abbia appena firmato un’ordinanza per estendere l’offerta vaccinale anche ai sani, fra i sei mesi e i 17 anni di età, e agli adulti a rischio sopra i 65 anni, convinto che nel nuovo anno «il virus si ripresenterà con un altro picco». Se il vaccino non verrà utilizzato, non potrà, presumibilmente, essere conservato per l’anno prossimo dal momento che, come il virus dell’influenza stagionale, anche quello della nuova influenza andrà incontro a modificazioni che via via richiederanno aggiustamenti nella composizione del vaccino stesso. Ma perché la vaccinazione è andata a rilento e le persone non hanno risposto all’invito delle autorità sanitarie? Il Ministero della salute, interpellato, non commenta, ma si possono ipotizzare alcune spiegazioni. «La prima sta in un problema tecnico — dice Ovidio Brignoli, vicepresidente della Simg, la società italiana che raccoglie i medici di famiglia, e membro dell’Unità di crisi per l’influenza del ministero —. L’intenzione del ministero era quella di coinvolgere i medici di famiglia, poi sono entrate in gioco le Regioni. Il vaccino è multidose e si rischiavano sprechi, coinvolgendo i medici invece che i servizi delle Asl». Soltanto la Regione Toscana ha delegato ai medici la vaccinazione, e la percentuale, in termini di adesione alla campagna, non è risultata diversa da quella delle altre Regioni. «Quando i problemi organizzativi sono stati superati — continua Brignoli — i casi di influenza hanno cominciato a diminuire. E parallelamente la richiesta di vaccinazione. Rischiamo così di ritrovarci in casa milioni di dosi di antinfluenzale inutilizzabili».
La diffidenza
Si ha però l’impressione che una certa diffidenza della gente nei confronti del vaccino, a fronte di un’epidemia tutto sommato — e almeno finora — lieve, abbia contribuito al flop della campagna, in Italia come all’estero. Complici siti Internet e blog che hanno rilanciato dubbi e preoccupazioni su adiuvanti, tipo squalene, e additivi, tipo tiomersale, che hanno ipotizzato connivenze fra industrie e governi e che hanno accusato l’Organizzazione Mondiale della Sanità di avere esagerato con gli allarmismi. «Sicuramente va registrata una certa perdita di fiducia nella medicina e nell’informazione ufficiale — conclude Brignoli — a vantaggio di chi offre pareri sul Web, spesso non 'accreditati'».
Adriana Bazzi
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01/12/2009
Virus A, morto a Lecce bimbo di due anni
Virus A, morto a Lecce bimbo di due anni
Il bambino è deceduto all'ospedale Vito Fazzi dove era ricoverato da sabato in condizioni gravissime. Il piccolo, a quanto si è appreso, non era affetto da altre patologie
| Una foto di archivio di siringhe per il vaccino H1N1 (Ansa) |
LECCE - Un bambino di due anni affetto dall'influenza A H1N1 è morto nell'ospedale Vito Fazzi di Lecce, dove era ricoverato in condizioni gravissime da sabato scorso. Il bimbo, di San Pancrazio Salentino (Brindisi), a quanto si è appreso, non era affetto da altre patologie. Aveva manifestato il primi sintomi la sera di venerdì scorso. Poi la febbre era rapidamente salita tanto che l'indomani mattina il pediatra aveva fatto ricoverare il bambino nel vicino ospedale di Manduria. Viste le gravi condizioni del piccolo paziente, i medici ne hanno successivamente disposto il trasferimento a Lecce dove il bimbo è giunto in stato di coma. Già ieri era intervenuta la morte cerebrale e il bimbo era tenuto in vita dalle macchine.
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30/11/2009
Influenza A: anche in Italia mutazione del virus
Influenza A: anche in Italia mutazione del virus
IL VACCINO RESTA EFFICACE. Lo ha reso noto il ministero del Welfare. Per ora un solo caso. È stata riscontrata in un paziente ricoverato a fine agosto a Monza, con polmonite grave, poi guarita
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ROMA - Anche in Italia, come in Norvegia e in altri Paesi nel mondo, è stata rilevata una mutazione del virus A/H1N1. La conferma arriva dal ministero del Welfare, dopo che l'Istituto superiore di sanità si è messo a lavoro per stanare eventuali «metamorfosi» del virus che ha innescato la pandemia influenzale. «Circa una settimana fa - ricorda il dicastero in una nota - le autorità sanitarie norvegesi hanno segnalato l'identificazione di una singola mutazione dell'emoagglutinina (proteina virale di superficie) del virus della nuova influenza A/H1N1, consistente nel cambiamento di un unico aminoacido (una glicina al posto di un acido aspartico), in alcuni pazienti affetti da una grave polmonite. Casi sporadici della stessa mutazione sono stati riportati, a partire da aprile, in diversi Paesi del mondo sia in pazienti con polmoniti gravi che in pazienti con decorso benigno della malattia».
IL VACCINO RIMANE EFFICACE - «A seguito di tali segnalazioni, l'Istituto superiore di sanità ha rivalutato le sequenze di oltre 100 ceppi virali identificati da altrettanti pazienti diagnosticati negli ultimi mesi in diverse regioni italiane - prosegue la nota - La mutazione è stata rinvenuta sino ad ora in un solo paziente, affetto da una grave forma di polmonite risolta a seguito di trattamento con ECMO», ovvero la macchina salva-polmoni, «eseguito in terapia intensiva. Nessuno degli altri pazienti esaminati, inclusi quelli con manifestazioni gravi o letali, presentava detta mutazione. I dati italiani confermerebbero quindi che la mutazione in oggetto non appare per ora predominante nei casi gravi o letali di nuova influenza; inoltre, la stessa mutazione ha un carattere sporadico e non sembra allo stato attuale in fase di diffusione». «Tale mutazione - ribadisce il ministero - non influisce sull'efficacia del vaccino nè sull'efficacia del trattamento con farmaci antivirali. A questo proposito si ricorda che, secondo i dati dell'Iss, su oltre 160 pazienti analizzati sinora, si è riscontrato un unico caso di resistenza a oseltamivir», il medicinale antivirale usato per contrastare la nuova influenza. «Tale resistenza - puntualizza il ministero - è insorta a seguito del trattamento prolungato di un paziente affetto da gravi patologie preesistenti ed è rimasta isolata, non avendo dato seguito ad episodi di trasmissione del ceppo resistente».
FAZIO: «MUTAZIONI POSSIBILI, BISOGNA VACCINARSI» - «Le mutazioni possono avvenire e la vaccinazione ci protegge da un virus incattivito e da eventuali cambiamenti». Così il viceministro alla Salute, Ferruccio Fazio, oggi, a Torino, a margine di un incontro sul «Rischio clinico e libera professione», ha risposto ai giornalisti a proposito del caso di mutazione del virus dell'influenza A di cui si è venuti a conoscenza. «È una situazione - ha detto - che abbiamo riscontrato in un paziente ricoverato a fine agosto a Monza, che ha avuto una polmonite grave da cui poi si è ripreso. Quanto è avvenuto è la dimostrazione di quello che abbiamo sempre detto: che il virus muta». A questo proposito il viceministro Fazio ha sottolineato la raccomandazione della vaccinazione «proprio perchè - ha detto - anche se questa è una mutazione che poi non si è trasmessa e si è verosimilmente verificata durante la degenza, le mutazioni possono avvenire e le vaccinazioni ci proteggono». Il viceministro Fazio, inoltre, ha ricordato che «il Governo ha stanziato 25 milioni di euro per mettere in piedi una rete per l'emergenza respiratoria, che prevede 14 centri nazionali d'intesa con le Regioni. Il nostro Paese si sta dotando di tutti i sistemi necessari per poter controbattere le fasi più difficili dell'epidemia». A proposito di nuovi picchi dell'epidemia Fazio ha precisato: «Ce n'è stato uno, ce ne potrebbe essere un altro adesso che arriva il freddo, o forse a febbraio. In una pandemia i picchi procedono a focolai».
LE PROSPETTIVE - Il primo caso italiano di mutazione del virus dell'influenza A riscontrato dall'Istituto Superiore di Sanità «non desta preoccupazione e non deve allarmare». Il virologo Fabrizio Pregliasco invita a «non leggere in modo negativo» i dati resi noti dal ministero del Welfare e spiega: «la mutazione c'è stata, ma per ora si tratta di una variante minimale e come tale va considerata». Certo, conclude, «la situazione deve essere tenuta sotto controllo nel caso in cui la mutazione si diffondesse in una seconda ondata influenzale. Ma al momento non desta alcuna preoccupazione».
«È un virus camaleontico - spiega l'esperto - ecco perchè è fondamentale non abbassare la guardia e vaccinarsi. La "metamorfosi" registrata in Italia rende il virus più aggressivo, anche se non lo rende maggiormente contagioso. Guardando al passato, però - afferma - vediamo che i virus pandemici sono stati sempre contraddistinti da ondate distinte. Non ci sono automatismi, ma c'è la possibilità che questa mutazione, tra l'altro attesa, dia il "la" a nuove ondate».
CHE COSA CAMBIA NEL VIRUS - La mutazione registrata nel nostro Paese, dello stesso tipo stanata in Norvegia, «ha come caratteristica quella di legare i recettori a livello di più proteine, minando maggiormente i polmoni» chiarisce ancora Pregliasco. La mutazione, in particolare, si è registrata «in un aminoacido, il D225G, presente nell'emoaglutinina, ovvero l'uncino con cui il virus va ad agganciare le cellule a livello polmonare». Si tratta, tuttavia, di un cambiamento «che è stato correlato anche a casi più blandi, e la variazione non va ad intaccare l'efficacia di vaccini e antivirali». Ma il virus, riconosce l'esperto, potrebbe mutare ulteriormente e diventare più aggressivo. «Ecco perchè - fa notare - è fondamentale vaccinarsi per rallentare la sua corsa».
«SISTEMA DI MONITORAGGIO FUNZIONA BENE» - La «frenata» che l'influenza A sembrava avere avuto nelle ultime settimana «non deve farci assolutamente abbassare la guardia» continua il virologo. «È possibile che lo scenario muti, speriamo che ciò non avvenga ma certo non possiamo escluderlo». Più che la mutazione, a preoccupare è la «possibile ricombinazione del virus, un fenomeno in cui si verifica - continua Pregliasco - lo scambio di materiale genetico tra due virus differenti che si trovano ad infettare la stessa cellula. Ma si tratta solo di ipotesi, e non è detto che lo scenario cambi». La nota positiva «è che queste prime mutazioni - fa notare - mostrano che il sistema è in grado di monitorare il virus costantemente, tenerlo sott'occhio passo dopo passo». E la corsa alla vaccinazione «è un assist fondamentale - ribadisce il virologo - per fronteggiare la pandemia». Chi ha fatto il vaccino con lo squalene, «l'adiuvante finito sotto accusa - conclude - può sentirsi ancora più sicuro perchè maggiormente protetto da eventuali mutazioni. L'adiuvante ha infatti la funzione di accelerare la risposta immunitaria dell'organismo, e rende più trasversale la difesa dal virus».
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21/11/2009
H1N1, mutazioni del virus in Norvegia. Oms: vaccino funziona
H1N1, mutazioni del virus in Norvegia. Oms: vaccino funziona
Registrati tre nuovi casi di mutazione del virus responsabile dell'Influenza A: due i i morti. Un'evoluzione dell'agente patogeno che al momento non sembra preoccupare gli esperti
Quello che temevano i virologi si sta avverando. Il virus H1N1, responsabile dell'influenza A, sta mutando. In Norvegia sono stati identificati tre casi nei quali il virus ha subito una mutazione, ha annunciato l'Organizzazione mondiale della sanità. L'Oms ha reso noto inoltre che mutazioni si erano già verificate in Brasile, Cina, Giappone, Messico, Ucraina e negli Usa, ma finora non erano mai state rese pubbliche. Le mutazioni, afferma l'Oms, «sembrano verificarsi in modo sporadico e spontaneo. Finora non sono stati trovati legami tra il piccolo numero di pazienti contagiati con il virus mutato e la mutazione non sembra diffondersi», ma ammette che «l'informazione è ancora incompleta» e quindi «il significato di tutto questo per la salute pubblica è percio non chiaro».
VACCINO RESTA EFFICACE - Secondo le autorità norvegesi, però, le mutazioni non dovrebbero avere implicazioni nell'efficacia dei vaccini contro il virus H1N1. Anche Gianni Rezza, epidemiologo dell'Istituto superiore di sanità, ha affermato che le mutazioni non hanno effetto sui vaccini. «Sembrerebbe una mutazione associata a polmoniti, ma che potrebbe conferire minore contagiosità al virus. Al momento si tratta di una mutazione che lascia inalterata l'efficacia di antivirali e vaccino», ha affermato. «Comunque c'è bisogno di maggiori approfondimenti per valutare le implicazioni che potrebbe avere questa mutazione».
TRE CASI - In Norvegia due casi sono stati riscontrati in persone che sono già decedute, il terzo su una gravemente ammalata. I tre casi coinvolgono persone tra le prime che sono state contagiate nel Paese scandinavo. «La mutazione potrebbe interessare la capacità del virus entrare più in profondità nel sistema respiratorio e causare una malattia più grave», ha dichiarato in una nota l'Istituto norvegese di sanità pubblica. Secondo Geir Stene Larsen, direttore dell'Istituto, non ci sono prove che il virus mutato sia in circolazione tra la popolazione, ma si tratterebbe «di mutazioni spontanee avvenute nei tre pazienti, anche se si tratta di casi di particolare interesse». Nelle analisi su succcessive vittime causate dal virus H1N1 queste mutazioni non sono state ritrovate. La Norvegia in proporzione ha un numero di vittime (23 confermate) superiore alla media degli altri Paesi europei. Secondo gli studiosi questo è dovuto al fatto che nella nazione, a causa del clima, l'influenza A si è propagata prima che fosse avviato il piano di vaccinazione.
RESISTENZA - Le autorità sanitarie britanniche stanno approfondendo cinque casi verificatisi in un ospedale del Galles in cui una varietà del virus resistente al farmaco Oseltamivir si è propagata con un contagio da persona a persona. Tre persone hanno contratto il virus da altri due pazienti mentre erano ricoverate per altre ragioni. Casi di pazienti che sviluppavano resistenza all'antivirale erano già noti, ma a parte un contagio, mai confermato, da persona a persona negli Usa, questa sarebbe la prima volta che una variante resistente del virus viene trasmessa da un malato a una persona sana. Secondo quanto riporta la Bbc, due pazienti sono guariti, due sono ricoverati e uno è in condizioni gravi. «L'insorgere di varianti dell'influenza A resistenti all'antivirale non è inaspettato nel caso di pazienti affetti da altri problemi di salute il cui sistema immunitario è compromesso e che risultano quindi positivi ai test per il virus nonostante il trattamento», ha detto Roland Salmon, direttore del centro di monitoraggio per le malattie contagiose della sanità pubblica gallese, aggiungendo: «In questo caso, la variante resistente non sembra essere più grave del virus che circola da aprile». Altre quattro persone in Nord Carolina sono risultate positive a un tipo di virus della nuova influenza resistente all'Oseltamivir nelle ultime sei settimane. Lo hanno detto le autorità sanitarie statunitensi.
USA - Secondo dati che arrivano dagli Stati Uniti, la pandemia avrebbe raggiunto il suo picco negli Usa e starebbe declinando, dicono fonti sanitarie ufficiali, secondo le quali uno dei motivi è da ricercarsi nell'avviata vaccinazione. Finora negli Stati Uniti sono state contagiate 22 milioni di persone e si sono verificati 3.900 decessi, tra i quali 171 bambini tra i casi confermati e 500 tra quelli non ancora confermati.
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05/11/2009
Influenza A, muore bimba di 7 anni
Influenza A, muore bimba di 7 anni
Il virus h1n1 si è aggiunto a un quadro clinico molto compromesso. La piccola, di Desio, era affetta da una grave disabilità ed era stata colpita da broncopolmonite
MILANO - Una bambina di sette anni, affetta da una grave disabilità, è morta all'ospedale di Desio. La piccola, residente a Lentate sul Seveso, era stata ricoverata nel reparto di terapia intensiva il 31 ottobre scorso per una grave forma di broncopolmonite. A questo quadro clinico si è aggiunto il virus dell'influenza H1N1. Le sue condizioni si sono progressivamente aggravate e ieri notte sono subentrate gravi complicazioni ai bronchi e ai polmoni che hanno portato alla morte. Salgono così a 5 le persone decedute in Lombardia risultate positive al tampone che accerta la presenza del virus H1N1.
RARA MALATTIA - La piccola, residente a Lentate sul Seveso - riferisce una nota dell'Azienda ospedaliera di Desio e Vimercate - soffriva di Sindrome di Angelman: una malattia rara che si manifesta, tra l'altro, con una grave cerebropatia e con numerosi episodi di infezione polmonare, che anche a domicilio avevano spesso richiesto l'ausilio dell'ossigeno. La bambina era stata ricoverata il 31 ottobre in Pediatria a Desio per broncopolmonite sinistra. Data la particolare condizione di base della bimba, e a seguito degli esami ematochimici eseguiti - spiega Roberto Besana, direttore del Reparto di pediatria - si è deciso di avviare la terapia antivirale con Tamiflu, anche se il test rapido per influenza A era risultato negativo. Il 3 novembre si è verificato però un aggravamento delle condizioni generali della paziente, sottolinea l'ospedale, con insorgenza di una grave insufficienza respiratoria che ha portato al decesso della piccola ieri alle 8.12. La morte è avvenuta per insufficienza respiratoria grave e scompenso cardiaco in broncopolmonite acuta.
IL TAMPONE - I genitori avevano espresso la volontà di non procedere a nessun accanimento terapeutico. Riferisce il direttore generale dell'Ao di Desio e Vimercate, Maurizio Amigoni: «Il tampone faringeo eseguito a conferma del test rapido, che era risultato negativo, ha invece evidenziato, in data odierna, la positività al virus A/H1N1. Ma, come già avvenuto per gli altri decessi registrati in Italia, la bambina era affetta da una rara sindrome che la rendeva fragile e suscettibile alle infezioni».
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22/09/2009
Influenza A, donna morta a Messina: venti avvisi di garanzia per i medici
Influenza A, donna morta a Messina: venti avvisi di garanzia per i medici
Giovanna Russo è deceduta dopo essere stata ricoverata per il virus a H1N1. I provvedimenti sono un atto dovuto prima dell'autopsia. Al lavoro anche gli ispettori del Ministero della Salute
| L'ospedale "Papardo" dove è avvenuto il decesso (Emmevi) |
MESSINA - Venti avvisi di garanzia sono stati firmati dal sostituto procuratore di Messina, Adriana Sciglio, per gli accertamenti relativi alla morte di Giovanna Russo, deceduta sabato scorso all'ospedale 'Papardo', dov'era ricoverata dal 30 agosto per il virus dell'influenza di tipo A H1N1. I provvedimenti sono stati notificati a tutti i medici che hanno avuto in cura la donna dal momento del ricovero, prima nel reparto di Malattie dell'apparato respiratorio e successivamente in quello di Rianimazione. Alcuni degli avvisi di garanzia sono stati notificati anche nei confronti di chi, nel Centro di riferimento regionale di Palermo, ha analizzato i due tamponi faringei inviati dal nosocomio messinese: il primo prelievo del 31 agosto aveva dato esito positivo e indicato la presenza del virus A H1N1, mentre il secondo, del 5 settembre, era risultato negativo e non aveva cioè rilevato la presenza del virus. I provvedimenti sono un atto dovuto, a tutela dei destinatari, perché propedeutici all'esecuzione dell'autopsia, che è un atto irripetibile.
IL POOL - Nel pomeriggio il sostituto Adriana Sciglio, alla quale il procuratore Guido Lo Forte ha assegnato l'incarico di aprire un fascicolo d'ufficio, «per tutelare l'interesse della collettività per quello che potrebbe essere il primo caso in Italia di morte diretta da influenza A ma anche degli stessi familiari della vittima», conferirà l'incarico per l'autopsia ad un pool di consulenti dell'Università di Palermo. Al 'Papardo', intanto, sono al lavoro gli ispettori del Ministero della Salute e dell'assessorato Regionale alla Sanità che dovranno esaminare il decorso clinico e verificare l'uso corretto dei protocolli d'intervento stabiliti per fronteggiare la pandemia.
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Influenza A, muore paziente a Cesena: aveva altre gravi patologie
Influenza A, muore paziente a Cesena: aveva altre gravi patologie
Una donna di 57 anni, ricoverata dal 31 agosto, è deceduta in ospedale
CESENA (Forlì-Cesena) - È morta al "Bufalini" di Cesena la paziente di 57 anni affetta da influenza A H1N1 ricoverata dal 31 agosto dopo una grave sindrome respiratoria che ha determinato irreversibili complicanze. La donna era affetta da altre gravi patologie ed era, al momento del ricovero, residente in una comunità per disabili in quanto affetta dagli esiti di una patologia congenita. Risulta inoltre che la paziente avesse sofferto in precedenza di episodi di broncopolmonite.
ALTRI CASI - Nella stessa comunità - informa sempre l'Ausl - si sono verificati altri 10 casi di influenza, di cui 9 risolti senza ricovero ospedaliero e uno recentemente dimesso dal Reparto di Malattie Infettive ove era stato ricoverato per la presenza di altre patologie che potenzialmente ne potevano aggravare il decorso clinico. L'indagine epidemiologica condotta nella comunità interessata dal Dipartimento di Sanità Pubblica a partire dal 1° settembre, a seguito della prima segnalazione di caso, ha comportato l'immediata adozione delle misure di prevenzione atte a contenere la diffusione dell'infezione e della profilassi antivirale per i soggetti a rischio di complicanze. Dal giorno 9 settembre non si sono più verificati all'interno della comunità ulteriori casi: poiché il periodo di incubazione di questa influenza è di circa 7 giorni dalla comparsa della sintomatologia, come descritto in letteratura, si ritiene concluso il focolaio epidemico all'interno della comunità.
VACCINO - La paziente di Cesena è la terza vittima in Italia dell'influenza H1N1, dopo una donna di 46 anni morta a Messina sabato scorso e un 51enne a Napoli. «Di influenza A si può morire, - afferma il viceministro alla Salute, Ferruccio Fazio - possono morire anzitutto persone con altre malattie intercorrenti o quelle che possono sviluppare polmoniti interstiziali, però i tassi di mortalità stimati sono meno della metà di quelli dell'influenza normale». Fazio sottolinea in ogni caso «l'efficacia dei provvedimenti disposti», che hanno consentito «di ritardare almeno di un mese, rispetto alle stime realizzate dagli esperti, la diffusione della pandemia». Secondo il viceministro, il vaccino per contrastare il virus A/H1N1, «verosimilmente dovrebbe essere distribuito alle Regioni già a partire dal mese di ottobre». E la campagna vaccinale per mettere al tappeto la nuova influenza «partirà appena ci sarà il via libera dell'Emea, atteso tra il 15 ottobre e metà novembre».
I NUMERI - Fazio ha reso noto che in Italia sono 8.133 i casi stimati di nuova influenza fino a questo momento. Di questi, quelli confermati sono soltanto 2.384. Nel mondo, ha aggiunto Fazio, i casi sono circa 300mila, con 3.500 decessi, mentre in Europa sono 53mila, con 158 decessi.
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08/09/2009
Anche San Gennaro soffre per l'influenza: niente bacio sulla teca del suo sangue
Anche San Gennaro soffre per l'influenza: niente bacio sulla teca del suo sangue
Il virus h1n1 a napoli. «Giro di vite» per le cerimonie religiose: neanche le autorità potranno baciare l'ampolla del patrono

NAPOLI - Quando la psicosi non rispetta neppure la fede. Non bastava che i becchini indossassero le mascherine e che per i funerali di «Gaetanone», il «paziente zero», morto giovedì notte di influenza A, fossero desertioi per la paura del contagio. Non bastava neppure l'invito ai fidanzati - neanche tanto velato - di evitare di baciarsi. Ora, a finire nel «bigino» del virus H1n1 è anche San Gennaro. Ai fedeli che il prossimo 19 settembre affolleranno il Duomo di Napoli, in occasione della festività del santo patrono, non sarà consentito di baciare la teca con le ampolle con il sangue di San Gennaro. La misura, (peraltro già adottata da alcuni anni), è stata confermata oggi nel corso di un incontro tra l’abate della Cappella del Tesoro, don Vincenzo De Gregorio, e il vice presidente della deputazione di San Gennaro, don Fabio Albertini dei Principi di Cimitile.

La misura, come conferma con don VincenzoDe Gregorio, era già stata presa negli anni scorsi ed è stata confermata tenendo conto dei casi di nuova influenza che si sono registrati. Ai fedeli l’ampolla viene mostrata e solo a richiesta viene posta sulla fronte. In genere viene offerta al bacio solo alle autorità presenti. Ma anche per queste - stavolta - non ci sarà deroga: niente bacio. L’ampolla viene esposta per sette giorni successivi dal quello della festa del santo patrono. Ai fedeli viene mostrata al termine delle funzioni religiose presiedute a turno dai prelati del santo. La teca è solitamente custodita in cassaforte e viene esposta in occasione del «miracolo» di settembre, del «miracolo» di maggio e di quello di dicembre.

Una misura che arriva proprio nel giorno in cui la situazione a Napoli - uno degli epicentri italiani della pandemia - sembrava in via di miglioramento. Sei sei ricoverati, tre erano ormai in via di guarigione, mentre per altri tre si attendono i risultati definitivi dei test.

L'ampolla contenente il sangue del santo

Un dipinto raffigurante il santo decapitato
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04/09/2009
Influenza A: primo morto a Napoli
Influenza A: primo morto a Napoli
L'uomo aveva una sepsi da stafilococco aureo e la broncopolmonite. E' deceduto nella notte D. G. il paziente di 51 anni ricoverato all'ospedale Cotugno
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| Ospedale Cotugno a Napoli (Emmevi) |
NAPOLI - Anche l'Italia ha il suo primo morto a causa dell'influenza A. Non ce l'ha fatta infatti D.G. il paziente napoletano di 51 anni ricoverato da giorni all'ospedale Cotugno di Napoli. Il direttore sanitario dell'ospedale Cotugno, Cosimo Maiorino ha diffuso una breve nota che conferma la morte del paziente: «Alle ore 24,00 - è il testo del comunicato - il paziente D. G. è deceduto per sepsi da stafilococco aureo e broncopolmonite complicata da insufficienza renale acuta in paziente con grave cardiomiopatia dilatativa, diabete mellito in oligofrenico con infezione da virus A H1 N1».
IL DECESSO - D. G. la prima vittima in Italia dell'influenza che sta provocando la morte di centinaia di persone in ogni parte del mondo, anche se, in questo primo caso italiano, il virus è soltanto in parte responsabile del decesso che è stato determinato, soprattutto, dalle gravi patologie che già da diverso tempo affliggevano il paziente. L'uomo, un soggetto oligofrenico, soffriva infatti da tempo di miocardiopatia dilatativa e di una forma molto grave di diabete. Il quadro clinico, di recente, si era ulteriormente complicato a causa di una insufficienza renale e di una sepsi da stafilococco aureo. Le condizioni di D.G. hanno subito un ulteriore, brusco peggioramento verso le ore 23 di giovedì. Il personale medico e paramedico in servizio nel reparto di rianimazione del Cotugno è immediatamente intervenuto, praticando tutte le iniziative previste dai protocolli terapeutici. In breve tempo i medici hanno però constatato una crescente bradicardia, cioè un progressivo rallentamento del battito del cuore, finchè non è subentrata la fibrillazione e, infine, l'arresto. I medici del Cotugno hanno proseguito con le manovre di rianimazione per altri 45 minuti, fin quando non si è dovuta constatare la morte del paziente.
LA STORIA - Le condizioni dell'uomo - che abitava con l'anziana madre nel quartiere Secondigliano - si erano rivelate molto critiche sin dal momento del suo ricovero nell'ospedale per la cura delle malattie infettive di Napoli. I medici, in realtà, non avevano mai nutrito troppe speranze che riuscisse a sopravvivere. Sin dal momento del suo arrivo in ospedale, martedì scorso, D.G. era stato sottoposto a respirazione assistita ed al monitoraggio dal punto di vista emodinamico e respiratorio, con elettrocardiogramma, controllo della pressione arteriosa e dei livelli di gas nel sangue. D.G. è stato sin dal primo momento sottoposto anche ad emofiltrazione renale. L'uomo era stato ricoverato inizialmente nell'ospedale Cardarelli, dove gli erano state diagnosticate gravi insufficienze cardiorespiratoria e renale e per questo era stato intubato. Successivamente era stato trasferito nell'ospedale Cto e, dopo gli esami, gli era stato diagnosticato il virus N1H1 dell'influenza A. A quel punto era stato portato al Cotugno. D.G. non è mai stato all'estero e, a causa delle tante patologie da cui è affetto, era stato ricoverato in passato in vari ospedali e case di cura di Napoli. I medici del Cotugno hanno però escluso che possa aver contratto il virus N1H1 proprio durante uno di questi ricoveri.
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