12/03/2012

Massacro a Homs, in un video l'orrore dei corpi mutilati di donne e bambini

Massacro a Homs, in un video l'orrore dei corpi mutilati di donne e bambini

VIOLENZA SENZA FINE IN SIRIA. Uccisi dai miliziani lealisti dopo i colpi di artiglieria

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20/10/2011

Berlusconi: «Sic transit gloria mundi». Hillary Clinton: «La morte di Gheddafi non significa la fine dei combattimenti»

Berlusconi: «Sic transit gloria mundi». Hillary Clinton: «La morte di Gheddafi non significa la fine dei combattimenti»

La Russa: «Dobbiamo gioire». E il leghista Borghezio lo esalta: «Un templare di Allah». Le reazioni alla morte di Gheddafi. Il premier italiano: guerra finita. Frattini: «E' una vittoria del popolo libico». LE REAZIONI INTERNAZIONALI. Barroso e Van Rompuy: «Finisce di un'era di dispotismo». Medvedev: «La Libia diventi uno Stato democratico»

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17/06/2011

Clinton: «Gheddafi usa lo stupro come arma»

Clinton: «Gheddafi usa lo stupro come arma»

Sulla questione aperta anche un'inchiesta presso la Corte penale internazionale. L'accusa della Clinton: il Colonnello utilizza la violenza contro le donne come strumento di guerra

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05/05/2011

Frattini: «L'Italia resta nelle missioni» Clinton: «La lotta al terrorismo continua»

Frattini: «L'Italia resta nelle missioni» Clinton: «La lotta al terrorismo continua»

Vertice a Roma / Il Segretario di Stato Usa: «Bin Laden, i 38 minuti più intensi della mia vita». Vertice a Roma. Il ministro italiano: confermiamo il nostro impegno al fianco degli Usa

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01/12/2010

Clinton a Berlusconi: «L'amico migliore»

Clinton a Berlusconi: «L'amico migliore»

CHIARIMENTO DOPO LE RIVELAZIONI DI WIKILEAKS. Il segretario di Stato incontra il premier ad Astana. «Dall'Italia coerente sostegno a tre presidenti Usa»

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20/07/2010

La Clinton a Kabul: «Il 2011 è l'inizio di nuova fase»

La Clinton a Kabul: «Il 2011 è l'inizio di nuova fase»

Il Segretario di Stato americano alla conferenza dei Paesi donatori che si è aperta a Kabul, «non finisce il nostro impegno e non dimenticheremo le donne afgane»

 

Hillary Clinton e il presidente afgano Karzai (Ap)
Hillary Clinton e il presidente afgano Karzai (Ap)

KABUL - A Kabul si è aperta la conferenza internazionale dei Paesi donatori e il segretario di Stato americano Hillary Clinton ha detto che la data di luglio 2011, fissata dal presidente Barack Obama per l'avvio del ritiro delle truppe americane, «è l'inizio di una nuova fase e non la fine del nostro impegno». La Conferenza appoggia il piano del governo afgano di far assumere «alle sue forze di sicurezza la responsabilità delle operazioni militari in tutte le province del Paese entro la fine del 2014».

DONNE - Clinton ha detto inoltre che la comunità internazionale non dimenticherà le donne afgane. Il ministro degli Esteri Usa e l’Alto rappresentante per la Politica estera dell’Unione europea, Catherine Ashton, hanno spiegato alle leader femministe a Kabul che l’occidente non consentirà che l’Afghanistan ritorni all’epoca del regime dei talebani. «Questo è un mio impegno personale», ha detto Clinton rivolgendosi a un gruppo di circa quindici attiviste per i diritti umani. La pace in Afghanistan, ha aggiunto, «non può arrivare a spese delle donne e delle vite delle donne».

KARZAI - Il presidente afghano Hamid Karzai ha detto che il Paese si prepara «ad assumere le responsabilità della sua sicurezza all'orizzonte del 2014» e ha chiesto alla comunità internazionale di «appoggiare il nostro piano di reintegrazione e riconciliazione. Noi vogliamo convincere a unirsi a noi quegli oppositori che accetteranno di rispettare la Costituzione e romperanno i loro rapporti con Al Qaeda», ha aggiunto il capo di Stato afgano. Il governo di Kabul ha presentato i progetti ministeriali di cinque settori (sviluppo economico e rurale, valorizzazione delle risorse umane, governance, sicurezza e infrastrutture) su cui chiede ai Paesi donatori di far convergere le risorse già stanziate. L'ambizione del governo è di ottenere dalla comunità internazionale che almeno il 50% di quegli aiuti nei prossimi anni (13 miliardi di dollari) siano convogliati attraverso le casse dello Stato.

BAN KI-MOON - Il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, ha sostenuto che «con questa conferenza abbiamo segnato l'autentico inizio della transizione in Afghanistan». Il massimo responsabile delle Nazioni Unite ha rivolto anche un appello agli afgani «a unirisi, a lavorare insieme, nel mutuo rispetto e per la sovranità del governo. Avete sofferto molto e ora è il momento di costruire insieme un nuovo Paese».


22/01/2010

Internet e diritti, Pechino protesta: «Rapporti a rischio con gli Stati Uniti»

Internet e diritti, Pechino protesta: «Rapporti a rischio con gli Stati Uniti»

 

E dal web spariscono gli articoli critici. Dura replica dopo la presa di posizione del segretario di Stato Clinton sulla rottura tra Cina e Google

 

La sede di Google a Pechino (Ap)
La sede di Google a Pechino (Ap)

PECHINO - Continua il braccio di ferro tra Pechino e Washington. Il governo cinese ha replicato duramente all'intervento di Hillary Clinton contro la censura su internet, definendolo «dannoso» per i rapporti tra i due Paesi, anche se - viene sottolineato - Pechino è disposta a proseguire nel dialogo.

«ACCUSE IRRAGIONEVOLI» - In una nota pubblicata sul sito, il ministero degli Esteri afferma che gli «irragionevoli» attacchi degli Usa negano la realtà: «Chiediamo agli Stati Uniti di rispettare i fatti e smettere di utilizzare la cosiddetta libertà su internet per formulare accuse senza fondamento. Internet in Cina è aperta e siamo il Paese più attivo nello sviluppo della rete - viene affermato -. Alla fine dell'anno scorso i netizens cinesi hanno raggiunto la cifra di 384 milioni e ci sono 3,68 milioni di siti e 180 milioni di blog. Pechino gestisce internet in accordo con le sue leggi e con le pratiche internazionali». La nota si conclude esprimendo la speranza che gli Usa rispettino gli impegni presi dai rispettivi leader per lo sviluppo delle relazioni bilaterali.

INTRUSIONI E CENSURA - Un discorso, quello del segretario di Stato, che ha sollevato una controversia sulla politica informatica dopo che Google ha minacciato di ritirarsi dalla Cina lamentando intrusioni di hacker ed episodi di censura. La Clinton ha chiesto a Pechino di indagare in modo «trasparente e approfondito» su quanto denunciato dal motore di ricerca. «Una nuova cortina sta scendendo sull'informazione in buona parte del mondo. I Paesi che limitano il libero accesso alle informazioni o violano i diritti basilari degli utenti di internet rischiano di tagliarsi fuori dal progresso del secolo» ha detto il segretario di Stato citando - oltre alla Cina - Iran, Tunisia, Uzbekistan, Arabia Saudita e Vietnam e minacciando «conseguenze» per chi vuole limitare la libertà nel cyberspazio. Una situazione che la Clinton ha paragonato al muro di Berlino. L'accusa di censura è stata respinta dal governo e dai media cinesi: ma, a dimostrazione che il problema esiste, gli articoli critici sono stati ancora una volta eliminati dalla rete.

COMMENTI ELIMINATI - Pechino ha inizialmente tentato di spostare l'attenzione dalla vicenda Google sollecitando l'amministrazione Obama ad affrontare temi più urgenti: il commercio, Taiwan e Tibet. Alcuni media cinesi tuttavia sono stati rapidi nel criticare i rilievi della Clinton, senza citare alcun commento ufficiale. Il Global Times ha condannato Washington per l'abitudine di fare prediche alle altre nazioni. Ma a riprova che il tema ha toccato un nervo scoperto, molte delle reazioni cinesi sono state eliminate dal web nel giro di poche ore dalla pubblicazione. Non è chiaro perché siano state rimosse, ma i siti spesso adattano o eliminano i contenuti in base alle istruzioni delle autorità.

Redazione online


31/12/2009

Hillary è la donna più popolare in Usa

Hillary è la donna più popolare in Usa

 

Fra gli stranieri «vince» papa benedetto XVI. Solo terza Michelle Obama, preceduta anche da Sarah Palin. Fra gli uomini sorprendente secondo posto di George W.Bush, dietro l'attuale presidente

 

Hillary Clinton (Afp)
Hillary Clinton (Afp)

WASHINGTON – Non Michelle Obama ma Hillary Clinton e Sarah Palin sono le donne più popolari in America secondo un sondaggio Gallup. La first lady figura al quarto posto, battuta anche da Oprah Winfrey, la regina della tv, un effetto della caduta di popolarità del marito presidente. Hillary Clinton, terza segretaria di stato della storia americana, ex first lady ed ex senatrice, e Sarah Palin, ex candidata repubblicana alla vicepresidenza degli Stati uniti, sono virtualmente alla pari: 16 per cento dei voti la prima, 15 per cento la seconda. Ma Hillary detiene un record quasi impossibile da superare: è ai vertici della classifica da 17 anni, dal ’93, quando mise piede alla Casa bianca. Questo mese, Michelle Obama ha perso il 7 per cento del proprio indice di popolarità, scendendo al 55 per cento, 5 punti in più del consorte. Ed è stata oggetto delle prime critiche per il proprio abbigliamento a volte inortodosso e per la franchezza che la distingue dalle tradizionali first lady. Ma la sua temporanea eclissi è dovuta soprattutto alla politica: la parte conservatrice dell’America, che è all’attacco, l’identifica con il marito.

LA RISALITA DI GEORGE W.BUSH - Questa parte non ha solo premiato Sarah Palin, ora probabile candidata alla presidenza nel 2012. Ha anche spinto il tanto contestato ex presidente George Bush al secondo posto, subito dopo Barack Obama – una vera sorpresa - riuscendo a inserire la moglie, la ex first lady Laura, tra le prime dieci. La forza dei repubblicani nostalgici si rispecchia nella graduatoria maschile. Obama è in testa davanti a Bush, e al terzo posto figura Nelson Mandela, l’ex presidente del Sud Africa, premio Nobel della pace. Ma quarto è un aggressivo neocon, Glenn Beck, un commentatore televisivo. E i grandi stranieri? Il più valutato dagli americani, sempre stando alla Gallup, è il Papa Benedetto XVI, quinto. Si dimostrano resistenti agli scandali Bill Clinton e il campione di golf Tiger Woods, decimi a pari merito. Woods, incidentalmente, patisce le conseguenze dei tradimenti coniugali che hanno infranto il mito del marito e padre modello: l’ultimo sponsor a lasciarlo è la At&t. Tutti segni che il 2010 rischia di essere uno degli anni più rissosi della politica americana, peggio che in Italia. Se ne ha riscontro nelle polemiche sul fallito attentato al volo 253 della Delta, che ha messo a nudo traumatiche falle dei servizi segreti e della sicurezza americani. Per tacere delle polemiche sul 2008 e 2009, i due anni terribili della economia.

Ennio Caretto


03/04/2009

Telefono a luci rosse al posto di Hillary

Telefono a luci rosse al posto di Hillary

 

La gaffe della Casa Bianca

 

Clinton (Ap)
Hillary Clinton (Ap)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

WASHINGTON - Gaffe della Casa Bianca con sorpresa per i giornalisti americani. Un numero divulgato per ascoltare un briefing di Hillary Clinton sul vertice Nato corrispondeva invece quello di un telefono a luci rosse. E così i cronisti che si aspettavano di sentire la voce del segretario di Stato si sono trovati invece dall'altro capo del telefono una voce calda e provocante che chiedeva se avessero dei desideri segreti. «Se volete dare sfogo ai vostri desideri peggiori siete arrivati nel posto giusto». Dopo le proteste dei giornalisti la Casa Bianca ha scoperto di aver sbagliato una cifra nel numero fornito ai reporter, senza fornire spiegazioni in merito all'errore. «Troppe cose importanti a cui badare oggi», si è limitato a dire un portavoce