07/09/2011

La fedeltà è di moda, soprattutto tra gay

La fedeltà è di moda, soprattutto tra gay

La ricerca promossa dalla Alliant International University di San Francisco. In netta diminuzione i tradimenti, in particolar modo tra le persone omosessuali

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24/09/2009

Aids, vaccino riduce il rischio del 31%

Aids, vaccino riduce il rischio del 31%

 

Ogni giorno nel mondo vengono infettate 7.500 persone. L'annuncio di alcuni ricercatori thailandesi e medici militari americani. Test effettuato su 16 mila volontari

 

MILANO - Per la prima volta un vaccino sperimentale ha tagliato il rischio di contrarre l'Aids. Lo sostengono alcuni ricercatori thailandesi che hanno dato l'annuncio nel corso di una conferenza stampa a Bangkok assieme a ufficiali medici militari americani. Secondo quanto riferito ai media, il vaccino ridurrebbe il rischio di infezione da virus Hiv di più del 31%. Il risultato deriva da un test su un campione di 16 mila volontari effettuato in Thailandia, il più grande campione mai utilizzato nella sperimentazione di un farmaco di questo genere.

PRIMA VOLTA - È la prima volta che un vaccino sperimentale dà questi risultati. La riduzione del rischio del 31% potrebbe essere considerato un risultato modesto. «Ma - sottolinea il colonnello Jerome Kim che ha guidato il team di ricerca per conto dell'esercito americano, che ha sponsorizzato la ricerca assieme all'Istituto nazionale di allergia e malattie infettive - è la prova che è possibile avere un vaccino preventivo sicuro ed efficace».

«MOLTO ANCORA DA FARE» - l risultato, quasi del tutto inatteso, ha stupito i ricercatori, che dicono di non sapersi spiegare come mai la combinazione di vaccini funzioni. «Io, come altri, non pensavo che ci fossero molte probabilità che funzionasse», spiega il dottor Anthony Fauci dell'Istituto Nazionale di Allergologia e Malattie Infettive degli Usa, che ha contribuito a finanziare lo studio. Ulteriore fattore di confusione sta nel fatto che le persone vaccinate e che si sono infettate ora hanno nel sangue la stessa concentrazione di virus delle persone infettate senza essersi vaccinate, e hanno subito gli stessi danni al sistema immunitario. Ciò significa che il vaccino sembra aiutare a prevenire le infezioni, ma non ha effetti sul virus una volta che questo ha colpito. «Non è la fine del percorso» ha precisato Fauci, «Ma c'è cauto ottimismo sulla possibilità di migliorare questo risultato». Secondo gli ultimi dati dell'agenzia dell'Onu Unaids, ogni giorno circa 7.500 persone in tutto il mondo vengono infettate dall'Hiv. Nel 2007 sono morte 2 milioni di persone a causa dell'Aids.

LO STUDIO - Lo studio si è basato sulla combinazione di due vaccini, il primo dei quali aumenta l'immunità agli attacchi dell'Hiv e il secondo rafforza la risposta dell'organismo. Si tratta dell'Alvac, della Sanofi Pasteur, e dell'Aidsvaz, sviluppato inizialmente dalla VaxGen e ora portato avanti dalla no profit Global Solutions for Incectious Diseases. La ricerca ha testato la combinazione dei due preparati in uomini e donne thailandesi Hiv negativi, di età comprese fra i 18 e 30 anni e con rischio di contagio nella media. A metà del campione è stata somministrata la combinazione di Alvac e Aidsvax per sei mesi, agli altri solo placebo. Nessuno ha però saputo cosa veniva loro somministrato fino alla fine del test. Non solo: a tutti sono stati forniti profilattici e consigli su come evitare infezioni sessualmente trasmissibili e a chiunque avesse poi contratto infezioni sarebbero state fornite cure antivirali gratuite.

I RISULTATI - I partecipanti al test sono stati seguiti per tre anni, al termine della vaccinazione.Sono state registrate nuove infezioni in 51 casi tra le 8.197 persone a cui sono stati somministrati i vaccini e in 74 tra le 8.198 che hanno invece ricevuto il placebo. Di qui la conclusione che il rischio si riduce del 31% nel caso di chi effettua la vaccinazione. Ulteriori dettagli sui risultati di questa ricerca costata complessivamente 105 milioni di dollari saranno diffusi a ottobre a Parigi nel corso di una conferenza specifica.

 


13/09/2009

Elton John vuole adottare un orfano ucraino

Elton John vuole adottare un orfano ucraino

 

Il piccolo ha 14 mesi e ha perso i genitori a causa dell'aids. Il cantante ha annunciato la decisione durante il tour della sua fondazione in Ucraina

 

LONDRA - Elton John vuole adottare un bambino. In visita in Ucraina nel quadro dei tour della sua Fondazione contro l'Aids, il cantante britannico ha suonato "Circle of Life" per i bambini di un orfanotrofio, molti dei quali hanno perso i genitori a causa dell'Aids. L'Ucraina registra il tasso di crescita più veloce di Hiv. Due anni fa il cantante si esibì in un concerto gratuito sulla principale piazza di Kiev, a cui assistettero decine di migliaia di persone, allo scopo di segnalare il problema dell'Hiv e dell'Aids.

LEV - Nel corso di una conferenza stampa, scrive la Bbc online, l'artista ha annunciato di voler adottare uno di loro, Lev, 14 mesi. «David e io abbiamo sempre parlato di adozione», ha spiegato il cantante seduto accanto al suo compagno David Furnish con il bimbo in braccio. «David ha sempre voluto adottare un bambino e io gli ho sempre risposto di 'no' perché ho 62 anni e penso che con il lavoro che faccio, con i viaggi, non sarebbe giusto per il bimbo, ma dopo aver visto Lev vorrei tanto adottarlo, non so come faremo, ma ha rubato il mio cuore e quello di David: oggi ho cambiato idea»


28/10/2008

Scoperta molecola che blocca il virus Hiv

Scoperta molecola che blocca il virus Hiv

Ferma l'azione della proteina DDX3, senza danneggiare cellule non infette. Nuove possibilità per la cura dell'Aids, ricerca congiunta del Cnr e dell'Università di Siena

 

 

 

 

 

Il virus Hiv fotografato al microscopio elettronico: le fasi di abbandono di un linfocita 
 
 
ROMA - L'Aids ha un nuovo nemico. È una piccola molecola in grado di bloccare l'infezione. La scoperta, frutto di una ricerca congiunta del Cnr e dell'Università di Siena, è stata pubblicata sul Journal of Medicinal Chemistry. «Il virus Hiv - spiega Giovanni Maga dell'Igm-Cnr - è un parassita delle cellule umane e dunque non è capace di riprodursi al di fuori dell'organismo infetto».

LA PROTEINA DDX3 - Per moltiplicarsi si introduce in una cellula, solitamente un linfocita del sangue, e la priva delle sue risorse nutritive ed energetiche per duplicare il proprio genoma e costruire nuovi virioni. «All'interno della cellula infetta - continua Maga - il virus prende il controllo di numerosi enzimi cellulari, obbligandoli a lavorare per produrre nuove particelle virali. Uno di questi enzimi è la proteina cellulare DDX3 che ha il compito di facilitare il flusso di informazione genetica tra il nucleo, dove l'informazione viene custodita, e il citoplasma, dove l'informazione viene tradotta in nuove proteine».

NUOVE POSSIBILITÀ - Partendo da queste premesse, i ricercatori hanno utilizzato tecniche avanzate per disegnare una molecola su misura per la proteina DDX3, che è stata poi sintetizzata e provata nei test in laboratorio. «Questa piccola molecola - sottolinea Maga - si è dimostrata in grado di bloccare l'azione di DDX3, causando l'interruzione della replicazione virale dell'Hiv, senza però danneggiare le cellule non infette». Una scoperta che apre nuove possibilità di cura dell'Aids dato che un farmaco diretto contro un enzima cellulare avrebbe più probabilità di conservare la sua efficacia anche per tempi lunghi di terapia. Le terapie attuali si basano invece su farmaci diretti contro enzimi virali, che sviluppano facilmente farmacoresistenze.


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09/10/2008

Io, sieropositiva: Milano fa paura

Io, sieropositiva: Milano fa paura

A rischio i quarantenni, sposati con figli, buon lavoro e con il tabù del profilattico. Sesso facile, tradimenti e ignoranza. Lo specialista Moroni: ogni giorno tre adulti si infettano in questa città

 


Aids: «Ci spogliamo, finalmenteè arrivato il momento, ma alt, ferma un attimo, è giusto dirglielo che sono sieropositiva. Glielo dico. E lui "ah no, guarda, così è diverso", e se ne va, nel senso che mi molla, non ci vediamo più, basta, chiuso, e io ero innamorata, giuro, non sono una facile. Purtroppo». Aids: «Tanti miei amici sanno che sono malata da anni. Sanno tutto, e gli faccio una testa così, sulle precauzioni. Mi dicono, certi giorni: "Angelina, stanotte sapessi che ho fatto...". E io: "Il preservativo l'hai usato, vero?". "Mica serve. Quella lì, sicuramente, non ce l'ha, l'Aids. È sposata, lavora, dovresti vedere che bellezza, che forme, no, non può essere malata». Dice l'infettivologo Mauro Moroni che in città ci son «tre nuovi infettati al giorno».

E questi nuovi infettati, un esercito di 30 e 40enni — gente con esistenze, professioni, famiglie, passatempi da milanesi, se vi piace usiamo l'aggettivo «normali», gente che si diverte, incontra, finisce a letto —, questi nuovi infettati Angela li vede, conta, ascolta, e ne piange l'ignoranza, o l'arroganza, o la presunzione. Angela fa la volontaria per Anlaids, l'associazione nazionale per la lotta all'Aids. Ha 46 anni. L'ha infettata un fidanzato, poi morto. «Aveva l'Aids. Non lo sapevo. A lungo non l'ha saputo nemmeno lui. E chi lo usa, oggi, il preservativo. I genitori non ne parlano coi figli: è ancora un tabù. E nel rapporto sessuale, il preservativo è ancora visto come un ostacolo, una cosa medievale... Certi pazzi, quando vanno a prostitute, pagano il triplo per non indossarlo, ma lì c'è l'adrenalina, il piacere del rischio... In tutti gli altri casi, è idiozia pura». Oppure non è semplice idiozia. «In fondo, un orgasmo cos'è? Una roba di cinque, dieci minuti? D'accordo, e poi? È questo soltanto il sesso, un orgasmo rapido? Nient'altro? E allora ci vorrebbe una rieducazione al sesso. Ci vorrebbe rispetto. Per se stessi. Per gli altri ». Noi e gli altri. Casi e storie. Amori e convivenze, passioni e tradimenti. E sesso, sesso, sesso. Casi e storie. Lui e lei. Lei: io moglie, mi comporto bene, sto solo con mio marito, lui va con altre, infettate, e m'infetta, rimango incinta, e infetto mio figlio. Lui: io marito, sono monogamo, solo mia moglie, e lei fa sesso con un amante, che ha contratto il virus in precedenza con un'altra, lo trasmette a mia moglie, e il virus arriva a me, tu pensa, maledizione, a me che una volta al mese puntualissimo faccio il test.

«Ogni giorno, a Milano, ci son tre nuovi infettati» ripete Moroni. «E non c'è nessun ragazzino, tra loro. Nessuno. Solo adulti» dice Angela. «Prendono un raffreddore, che non passa, o passa e torna più bastardo di prima. Vanno a fare dei controlli, e oplà, scoprono d'essere sieropositivi... Non subito. Anche anni dopo. Quando ti sei sistemato, hai messo su casa e messo al mondo due pargoli. Ti piomba dentro, e tu: "Io? E com'è possibile?"». Com'è possibile, Angela? «C'è chi è talmente sicuro di sé da non usare mai il preservativo. Dice: "Non scelgo persone malate, ho occhio, sono intelligente, conosco il mondo, io il mondo lo viaggio. Soprattutto, mi fido". Presuntuosi: pensano di guardare negli occhi un estraneo, e subire capire, con uno sguardo. Chi ha in mente l'immagine del sieropositivo come uno scheletro vivente, si sbaglia. Medicine, pillole, continui esami, oggi si muore più tardi, rispetto al passato. Si dura di più. Chiaro. Prendi continui raffreddori, polmoniti, il fisico è debole, debolissimo. Quanto alle medicine, sono come cicli di chemioterapia. Con certi effetti collaterali... Per dire, capita che sotto la cintura perdi tre taglie e sopra la cintura ne prendi quattro, diventi una figura grottesca, smilza e obesa al contempo. Ma alla fine, se t'impegni riesci a stare a galla, a non trasformarti in un mostro...». A non farlo vedere.

Angela aveva un lavoro («Non ti licenziano perché sieropositiva, però ti fanno capire che sarebbe meglio andar via, per te e per loro») e fa fatica perfino a trovarsi un dentista («Ah, sieropositiva...»). Non la turba, questa vita a ostacoli. «Faccio più fatica di altri a progettare. Non ho potuto aver figli, le relazioni son quelle che sono, il fisico anche. C'è depressione. Fa male. Ma fa più male, agli incontri in associazione, questa scena qui, frequente. Io arrivo, c'è gente nuova, non dico che sono sieropositiva, poi lo dico e vedo qualcuno che non ci crede, "Come, tu? Sei normale", perché fisicamente non si nota niente di strano. E io "Guarda che anche tu sei normale, ma che ne sai delle persone con cui fai sesso, e di quelle con cui loro l'hanno fatto, e di come l'hanno fatto, eh, che ne sai?».


16:06 Scritto in SALUTE | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: hiv, sieropositiva, aids, paura, morte | OKNOtizie | |  del.icio.us | | Digg! Digg |  Facebook