17/01/2011

In manette la nonna ladra, su di lei un film

In manette la nonna ladra, su di lei un film

Hollywood ha deciso di dedicarle un film: protagonista halle berry. Doris Payne, 80 anni autrice di furti in gioielleria da 50 anni, è stata presa solo ora: grazie alla tecnologia

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24/12/2010

Baldwin truffato da Costner, nel nome dell’ecologia

Baldwin truffato da Costner, nel nome dell’ecologia

Il disastro del golfo del Messico e una tecnologia depurativa. Un’intricata vicenda finanziaria vede protagonisti le due star di Hollywood

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03/09/2010

Snoop Dogg e gli altri: quando le star diventano esche per le truffe online

Snoop Dogg e gli altri: quando le star diventano esche per le truffe online

I trucchi utilizzati per carpire i dati privati degli utenti. Il rapper americano lancia una campagna contro il cybercrimine: «Anche io sono una vittima»

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06/08/2010

Dirigente indagata per abuso d'ufficio nell'inchiesta che ha portato alla chiusura della discoteca

Dirigente indagata per abuso d'ufficio nell'inchiesta che ha portato alla chiusura della discoteca

L'Avvocato Rita Amabile:«Io, nei guai per l'Hollywood:strega immolata sul rogo»

 

Rita Amabile (Newpress)
Rita Amabile (Newpress)

MILANO - La chiamano zarina, e le piace: «Sono donna e so comandare». Per il suo avviso di garanzia in Comune molti hanno brindato, e se ne compiace: «Ho amici e nemici. Più i nemici? Beh, io ho mandato via tantissima gente...». Andarsene, lei, per carità: «Mi sono messa a disposizione del sindaco. Non mi aspetto una difesa senza verifiche. Se nell'attesa resto al mio posto? Ci mancherebbe altro. Io, in questa inchiesta, servo a dare lustro. Servo a creare collegamenti con la Moratti». L'avvocato Rita Amabile, nata a Salerno il 3 novembre 1953, direttore generale di Milanosport, la società che si occupa delle strutture sportive di Milano, già capo gabinetto in Comune, è indagata nell'affaire Hollywood, ossia cocaina, belle donne drogate, mazzette, dirigenti comunali dal comportamento poco lindo, anche se i filoni sono due, distinti (le discoteche e la pubblica amministrazione).

Dalle carte emerge un'alleanza tra l'Amabile e Rudy Citterio. Di Citterio, ex boss del sindacato dei locali pubblici finito ai domiciliari, l'accusa scrive: «Uomo accecato dalla bramosia di denaro e dall'intento di soddisfare una carriera fulminea che lo porti alla direzione di centri di potere all'interno della struttura amministrativa milanese». A Citterio, l'Amabile ha affidato il figlio, i due sono stati in società per un ristorante aperto dal giovane. Ora, Citterio «è, sì, un furbetto», però «è stato ristoratore, è in Unione del commercio, era uno che poteva insegnare il mestiere. Così è stato». Decide di parlare, chiede di poterlo fare; dice che vuol chiarire anziché difendersi, la Amabile. «Sono una strega immolata sul rogo» premette e conclude. L'avviso di garanzia? L'ha avuto per una vicenda riconducibile a una mostra, spiega, una mostra internazionale, aggiunge, «sponsorizzata dalla famiglia Versace e da Rcs» dove «io intervengo, ma per risolvere un problema». Rileggiamo insieme le carte. Intercettazioni e ricostruzioni sostengono che lei e Citterio vi diate da fare per combattere «lo strapotere» dei pompieri nella commissione di vigilanza dei locali. Vero o falso? «La commissione è comunale. I vigili del fuoco stavano usando strapotere a casa nostra».

E ancora, Citterio e Amabile formano un'amicizia definita «inusuale»: Citterio la chiama e richiama, le manda sms, le chiede consigli e dritte, eppure lei, all'epoca, era un massimo dirigente del Comune, tutto normale? «Sa quante migliaia di persone mi hanno chiamata, in quegli anni, per sapere cose del Comune?». Spesso saranno state cose riservate, davvero le pare tutto normale? «Non lascio mai uscire notizie coperte dal segreto d'ufficio. Parlerei piuttosto di un sistema di relazioni. Con Citterio ho fatto quattro cene a casa mia, e a casa mia è venuta metà giunta, sono venuti i dirigenti. Si chiacchierava. È un reato?». Nell'inchiesta si parla di un concorso per dirigenti, si ipotizzano favori e raccomandazioni, ci sono intercettazioni... «Il concorso? Io mi incazzo, mi scusi il termine, perché è entrata gente impresentabile. Io mi arrabbio perché è rimasta fuori una persona che ha lavorato con Parisi, con me, con altri. Questa è la persona più qualificata del Comune. Non è passata».

Andrea Galli


05/08/2010

Milano, la cocaina delle showgirl «Era tua». «No, mai sniffato»

Milano, la cocaina delle showgirl «Era tua». «No, mai sniffato»

Verbali - L’inchiesta che ha portato alla chiusura della discoteca Hollywood. Yespica, Fabiani, Lessa, Belen: gli scambi di accuse sulla droga

 

Fernanda Lessa
Fernanda Lessa

MILANO - La modella Fernanda Lessa ricorda con certezza «di aver consumato cocaina anche insieme ad Alessia Fabiani e a Donatella Taranto». L’ex letterina di Passaparola, Francesca Lodo, racconta: «Ho consumato cocaina nel bagno del privé dell’Hollywood con Pietro Tavallini e ricordo che c’era anche Belen Rodriguez, anche se non sono certa del fatto che l’abbia consumata pure lei». La Belen, però, aggiunge particolari diversi: «Ho fatto uso di cocaina insieme a Francesca Lodo, a casa sua, solo due volte nei primi giorni di gennaio 2007. In entrambe le occasioni la droga me l’ha data Francesca. Lei mi invitava spesso ad andare nei bagni dell’Hollywood, le domeniche sera... ma io non la seguivo perché temevo l’effetto della cocaina ». È la primavera del 2007 quando le showgirl protagoniste delle notti di Milano vengono convocate, una dopo l’altra, dal pm Frank Di Maio. Le ragazze raccontano, in parte ammettono, spiegano in compagnia di chi abbiano «pippato ». Tre anni dopo, a inchiesta chiusa, le loro ricostruzioni dei fatti sono esplose. L’una contro l’altra. Francesca Lodo che ha annunciato una querela contro l’(ex?) amica, Belen. E la stessa Belen che, a sentire le parole del sindaco di Sanremo, Maurizio Zoccarato, rischia di non poter più condurre il Festival.

L’archiviazione
Tutte, sia chi ha ammesso di aver sniffato tanto o poco (Lodo, Fabiani, Lessa, Rodriguez), sia chi è stata chiamata in causa da altri (Aida Yespica, o Elisabetta Canalis, del cui consumo di cocaina ha parlato la modella francese Karima Menad), hanno scelto il silenzio. Vuole invece spiegare e parlare Ana Laura Ribas: «Non ho mai usato cocaina, già tre anni fa (all’epoca dell’inchiesta «Vallettopoli», ndr) la mia vita è stata rovinata, ho sofferto come persona e ho avuto enormi problemi sul lavoro— spiega al telefono — In tutto questo tempo ho lavorato per tornare a essere quella di sempre e recuperare la mia immagine. Non posso ricominciare a pagare adesso».
Il suo racconto è collegato a quello che disse al magistrato, il 5 aprile del 2007. Un verbale di poche righe, in cui ripete di continuo: «Non ho mai usato sostanze», «Confermo di non aver mai fatto uso», «Non ho mai visto nessuno» sniffare nel privé dell’Hollywood. All’epoca non venne ritenuta credibile. Entrata a palazzo di giustizia da testimone, si ritrovò indagata per essere stata reticente. Ma lo scorso aprile lo stesso pm ha chiesto l’archiviazione di quel procedimento (cosa avvenuta anche per la Fabiani, la Yespica e Francesco Arca). «Significa che ora — spiega la Ribas, assistita dagli avvocati Fabio e Francesco Mandalari — c’è la certezza che quel che ho detto era la verità. Io la cocaina non l’ho mai usata». Con un paradosso: «Visto che l’uso personale non è reato, avrei potuto raccontare una bugia e, senza altre conseguenze, avrei evitato altri guai e non sarei stata indagata. Avrò fatto errori o frequentato gente sbagliata, ma dopo 18 anni di Tv non merito di tornare nelle polemiche per cose, lo dice l’archiviazione, che non ho fatto».

«Gole profonde»
Era stato Pietro Tavallini, in passato principe delle notti milanesi e poi testimone principale dell’inchiesta, a chiamare in causa la Ribas. In uno dei suoi interrogatori disse: «Ho visto anche Aida Yespica e Ana Laura Ribas assumere cocaina e so che l’hanno fatto insieme ». Quando il pm presentò alla showgirl brasiliana questo verbale lei ammise di essersi trovata all’Hollywood quella sera, ma negò il resto. L’uomo che all’epoca trasformava in grandi serate le feste nelle discoteche, perché portava sempre il «suo» gruppo di bellezze, ha anche raccontato: «Il privé ha un bagno misto maschi e femmine senza chiave dove ho visto Francesca Lodo, Fernanda Lessa, Alessia Fabiani assumere cocaina». Funzionava che ricchi e riccastri seduti ai tavoli, onorati della presenza di veline e soubrette, sganciavano sacchetti di bamba gratis per tutti.
Il vecchio gruppo dell’agenzia di Lele Mora, con l’aggiunta di qualche altro volto noto dello spettacolo, si è ritrovato così a ricostruire in Procura il domino del «chi pippava insieme a chi», sempre nell’ipotesi accusatoria che i privé dell’Hollywood e del The Club fossero zone franche in cui cedere e sniffare in piena riservatezza. Così la Fabiani ha ammesso: «Ho assunto cocaina al The Club con Walter Agostoni (un pr, ndr)». E il suo ex fidanzato ha aggiunto di aver ricevuto due telefonate, in occasione di una festa al The Club a cui non partecipava, in cui Fabrizio Corona e un altro ragazzo gli raccontavano che «Alessia era strafatta di cocaina».

Pizza e coca
Belen Rodriguez spiega infine al magistrato, con un tono che somiglia a uno «state scoprendo l’acqua calda», che «è notorio che all’Hollywood circoli cocaina, un po’ come in altri locali». Poi, sulle abitudini di una ex letterina: «Tavallini aveva sempre la cocaina con sé e ne faceva uso insieme a Francesca Lodo all’interno del bagno del privé. Lo so perché, a parte una volta che li ho accompagnati ma mi sono fermata nell’antibagno, le altre volte li ho visti entrare e la stessa Lodo mi diceva che avevano "pippato"». Belen parla infine di una delle due sere in cui anche lei tirò, dopo una pizza a casa della Lodo insieme a Nicolò Oddi, ex fidanzato di varie veline e soubrette, e a Tavallini: «Io ne consumai una riga, Francesca Lodo almeno nove, e lo stesso Pietro quattro. Anche Oddi ne fece uso».

Gianni Santucci


16/06/2010

Eva Mendes, non ci sta!

Eva Mendes, non ci sta!

La splendida attrice e modella statunitense va controcorrente rispetto al desiderio di maternità delle colleghe. Il “mammismo” che ha contagiato le dive di Hollywood sembra non toccare Eva, tutt'altro. Guarda la il video hot.

 

 

Eva Mendes, nata a Miami il 5 marzo del 1974 potrebbe diventare mamma e seguire tante sue colleghe. Ma a quanto pare non si è fatta contagiare dalla febbre di maternità che ha colpito a ruota le star nazionali e internazionali più famose, dalle nostraneAnna Falchi, Elisabetta Gregoraci, Monica Bellucci eIlaria D’Amico a Heather Parisi, Julia Roberts, Sandra Bullock, Demi More e Claudia Schiffer. La Mendes si dissocia e dichiara al magazine americano W di non avere mai avuto il desiderio di avere bambini.

Controcorrente e sempre sulla cresta dell’onda Eva alle pappe e ai biberon preferisce le luci della ribalta ed è pronta a farsi ammirare nel film di
Adam McKay “The Other Guys”, in uscita nelle sale italiane il 19 novembre 2010. Per il resto sembra voglia continuare a godersi la sua bella vita in Califorinia con la sua dolce metà, il regista George Augusto con cui ha una relazione da circa otto anni. 

Ma che potrebbe accadere nella coppia se all’amato George scoppiasse il desiderio di paternità? La bella Eva ha parlato a titolo personale oppure lei ci ha messo la voce ma il pensiero era comune? Perché se così non fosse nella villa di Los Angeles presto potrebbero sentirsi delle urla. E non sarebbero certo quelle di un bebè.

 


15/01/2010

Anche Hollywood si mobilita per Haiti

Anche Hollywood si mobilita per Haiti

 

Clooney ha annunciato una maratona tv di vip in onda il 22 gennaio sui canali Mtv. Il rapper Wyclef Jean ha raggiunto Port-au-Prince. Da Brad Pitt e Angelina Jolie un milione di dollari a Msf

 

Wyclef Jean all'aeroporto di Port-au-Prince (Ap)
Wyclef Jean all'aeroporto di Port-au-Prince (Ap)

HOLLYWOOD - Di fronte all'apocalisse di Haiti si mobilita lo star system di Hollywood. A guidare l'esercito dei vip impegnati c'è il rapper haitiano-americano Wyclef Jean, nipote dell'ambasciatore negli Usa Raymond Joseph, che ha raggiunto Port-au-Prince passando per Santo Domingo. «Questo è un inferno. Ora è il momento di agire» ha detto. Sul suo profilo di Twitter si legge che «sta distribuendo aiuti e valutando la situazione» e chiede a tutti di ricordare il popolo haitiano nelle preghiere. Jean ha lanciato una raccolta fondi attraverso il sito di Yele Haiti, l'associazione da lui fondata nel 2005 per sostenere progetti educativi e di sviluppo nel Paese: per donare 5 dollari basta inviare un sms. Il musicista ha raccolto 750 mila dollari in poche ore e annunciato di voler arrivare a un milione al giorno. Anche l'attore Matt Damon è a Port-au-Prince. Attivissimo Jimmy Jean-Louis di Heroes, originario di Haiti e fondatore nel 2008 della ong "Hollywood uniti per Haiti": la casa dove è cresciuto è completamente distrutta e l'attore ha detto di non riuscire a mettersi in contatto con i genitori.

CLOONEY E PITT - Brad Pitt e Angelina Jolie, attraverso la Jolie-Pitt Foundation, hanno messo un milione di dollari a disposizione di Medici senza Frontiere. George Clooney ha annunciato una maratona televisiva di vip che andrà in onda il 22 gennaio su tutti i canali della rete Mtv: l'attore ha fatto un appello a colleghi e amici perché partecipino alla trasmissione che sarà prodotta da Joel Gallen, già autore del telethon a reti unificate organizzato dopo l'11 settembre 2001. Altri hanno usato i social network per lanciare messaggi di solidarietà. L’attore e produttore Ben Stiller ha messo a disposizione la sua fondazione Stillerstrong.org: «La gente di Haiti ha bisogno ora del nostro aiuto e della nostra attenzione». Chris Martin, voce dei Coldplay, ha invitato a fare donazioni all’associazione inglese Oxfam: anni fa, spiega, ha visitato Haiti restando colpito «dall'estrema povertà e le brutali condizioni di vita». Demi Moore e il marito Ashton Kutcher hanno chiesto ai fan su Twitter di fare donazioni all'Unicef. Inviti in tal senso sono arrivati anche da Jennifer Lopez, Shakira, Scarlett Johansson, Kirstie Alley, Tory Spelling, Nicole Richie, Jessica Alba Paris Hilton, P. Diddy, Adam Lambert e Lindsay Lohan. Oprah Winfrey ha chiesto agli spettatori del suo programma di inviare aiuti alla Croce Rossa. L'attrice Alyssa Milano, ambasciatrice Unicef, ha usato il suo blog su The Huffington Post per spronare le grandi aziende americane a mobilitarsi, superando se possibile la sua donazione personale di 50mila dollari.

ALTRI APPELLI - Il gruppo di "Artisti per la pace e la giustizia", di cui fanno parte il regista Oliver Stone e gli attori Charlize Theron, James Franco e Josh Brolin, ha diramato un appello di solidarietà e sollecitato la raccolta di fondi per Haiti: «La distruzione è immensa nella più povera regione dell'emisfero occidentale. - si legge sul loro sito -. Le case sono distrutte, la gente lontana dai suoi cari, molti haitiani hanno disperato bisogno di cure mediche. Per favore fate la differenza donando attraverso il sito». Lance Armstrong ha annunciato che donerà 250mila dollari attraverso Livestrong, la sua fondazione per la lotta al cancro. Infine, la stessa first lady Michelle Obama ha fatto un appello ai connazionali perché partecipino alla campagna della Croce Rossa di donazione via sms che ha già raccolto quasi 6 milioni di dollari.

 

 

Redazione online


23/02/2009

'THE MILLIONAIRE' TRIONFA AGLI OSCAR, 8 STATUETTE

'THE MILLIONAIRE' TRIONFA AGLI OSCAR, 8 STATUETTE

 


Una favola di Bollywood con sentimento, amore e tanta violenza è quella che si è portata a casa stasera al Kodak Theatre di Los Angeles ben otto Oscar tra i quali i più prestigiosi (miglior film e regia). Un film per giunta low budget (costato solo 15 milioni di dollari) che ha sbaragliato un colosso dai piedi di argilla come 'Il curioso caso di Benjamin Button' che ha messo in campo un budget moltiplicato per 10 (ovvero: 150 milioni di dollari). E in 'The Millionaire' di Danny Boyle, il regista inglese di Trainspotting, c'é dappertutto il marchio dell'India, di un mondo legato da sempre alle caste, non ultima quella di un conduttore tv che proprio non ci sta ad essere messo in ombra da un poveraccio che viene dagli 'slum', i sobborghi di Bombay e sta per diventare ricchissimo e famoso più di lui.

Tutto parte infatti in uno studio tv in India dove si svolge 'Chi vuol esser milionario?', format originariamente prodotto dalla tv inglese e poi approdato in tutto il mondo. Stessa sigla di quello di Canale 5, e poi, davanti ad un pubblico sempre più in crescita ed entusiasta, ecco il giovane Jamal Malik (Dev Patel). Un ragazzo di 18 anni che viene dagli slum di Mumbai e sta per affrontare l'ultima domanda, quella che potrebbe fargli vincere la somma di 20 milioni di rupie. Ma il conduttore dello show non ha affatto il carattere bonario di Gerry Scotti: è Prem Kumar (Anil Kapoor), uno che odia questo concorrente venuto dal nulla. Inoltre, roso dall'invidia, Prem rifiuta di credere che un ragazzo dei quartieri poveri possa sapere tutte le risposte. Arrestato perché sospettato di imbrogliare, Jamal viene così interrogato dalla polizia e, mentre si prepara alla domanda da 20 milioni di rupie, scorrono sullo schermo le immagini di un'India violenta e povera in cui il ragazzo è cresciuto. Tra le violenze subite, anche la morte della madre di religione hindu proprio per mano di una spedizione punitiva di fedeli dell'Islam. E ancora, nel film di Boyle (distribuito in Italia dalla Lucky Red), immagini della vita sofferta di Jamal condivisa con il fratello maggiore Salim (Madhur Mittal) e con il suo grande amore mai davvero dimenticato: la bellissima Latika (Freida Pinto).

In questo film, ha detto il regista in una intervista "ho voluto più abbracciare le contraddizioni dell'India che risolverle". E questo vale anche per i suoi toni melodrammatici: "non so dire se The Millionaire è stato influenzato da Bollywood o ne abbia preso degli aspetti solo di riflesso". 

 


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09/11/2008

Hollywood, l'agente dei vip finisce nei guai

Hollywood, l'agente dei vip finisce nei guai

È manager di Brad Pitt & Angelina Jolie, Leonardo Di Caprio, Christina Aguilera. Todd Shemarya è accusato dalla ex assistente di molestie sessuali e di aver rubato regali destinati ai suoi clienti

 

 

Brad Pitt & Angelina Jolie
Brad Pitt & Angelina Jolie

 

 

LOS ANGELES - A Hollywood è considerato uno dei migliori agenti sulla piazza e tra i suoi clienti vanta personaggi come Brad Pitt & Angelina Jolie, Leonardo Di Caprio, Christina Aguilera. Tuttavia Todd Shemarya, cofondatore dell'omonima Todd Shemarya Associates, rischia di passare diversi mesi in galera e di perdere per sempre i suoi contratti milionari: la sua ex assistente Heather Devlin lo ha citato in tribunale e accusandolo di molestie sessuali e di aver abusato della fiducia dei suoi clienti più famosi. Il processo, iniziato il 4 novembre davanti alla Corte d'Appello di Los Angeles, sta appassionando i tabloid più patinati del mondo per i tanti particolari piccanti che emergono.

LE ACCUSE - La Devlin ha confessato che durante la loro collaborazione il suo ex agente l'avrebbe più volte insultata con commenti volgari di natura sessuale e avrebbe cercato d'intimorirla con battute razziste e blasfeme. Inoltre Shemarya avrebbe costretto la sua ex assistente a prendere appunti mentre egli sfilava davanti al suo staff completamente nudo o mentre stava in bagno, a guardare sul suo computer video porno in cui una donna aveva rapporti sessuali con un cavallo. Secondo le accuse della Devlin, l'agente non sarebbe stato cauto nemmeno con i suoi principali clienti. Li avrebbe ripetutamente insultati, avrebbe rubato diversi regali che venivano loro spediti ed erano immancabili i suoi giudizi negativi sulla loro vita privata. Shemarya si sarebbe appropriato di due orologi Cartier regalati a Brad Pitt e all'allora moglie Jennifer Aniston per darli a un suo amico come regalo di nozze. Inoltre avrebbe usato il nome del protagonista di Seven e Fight Club per ottenere sconti da TAG Heuer, una nota compagnia svizzera leader nel settore dell'orologeria di lusso e in alcuni outlet di Prada. Infine, continua l'accusa, avrebbe mostrato più volte al suo staff il numero censurato di Playgirl messo in vendita nell'agosto del 1997: qui comparivano foto nude di Brad Pitt e Shemarya avrebbe in varie occasioni ironizzato sulle misure del pene dell'attore. Un'altra celebre vittima degli insulti di Shemarya era Jennifer Aniston: l'avrebbe più volte chiamata «la prostituta Jen», mentre definiva l'istruttrice di yoga della Aniston «la sua fidanzata lesbica».

«CALUNNIE» - Da parte sua Shemarya nega tutte le accuse e si difende: «Sono calunnie completamente false» dichiara al quotidiano inglese The Independent il noto agente dei vip. «È solo una persona scontenta perché l'ho licenziata circa un anno fa. E adesso sta cercando di estorcermi denaro». A sua volta la Devlin nega le parole del suo ex principale e dichiara di essere stata licenziata dopo 6 anni di lavoro perché si era rifiutata di assecondare l'agente nelle sue ruberie e nei suoi loschi traffici. Il suo posto di lavoro sarebbe stato assunto più tardi dall'amante gay di Shemarya. L'ex collaboratrice ha anche dichiarato che nel corso degli anni Shemarya ha sempre offerto un trattamento preferenziale ai dipendenti gay che accettavano di andare a letto con lui. Keith A. Fink, avvocato della Devlin, ha così sintetizzato le accuse al New York Post: «La mia cliente è stata sottoposta a continue offese di natura sessuale, razziale e religiosa. Inoltre i vip clienti della società sono stati più volte ridicolizzati».

 


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27/09/2008

Addio a Newman, il bello di Hollywood

Addio a Newman, il bello di Hollywood


 

La notizia del cancro ai polmoni era stata diffusa il 31 luglio. L'attore aveva detto: «Voglio morire a casa», l'ultimo film che ha interpretato È «era mio padre», del 2002

 

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LOS ANGELES - È morto Paul Newman, uno dei più noti attori di Hollywood, indimenticabile protagonista di film come «La stangata», «Lo spaccone» e l'ultimo, «Era mio padre», diretto nel 2002 da Sam Mendes. Lo ha detto Vincenzo Manes, presidente della fondazione Dynamo Camp di Limestre (Pistoia), che fa parte dell'organizzazione internazionale di solidarietà fondata dall'attore americano. Al momento però la notizia non ha altre conferme. «Stamani alle 7.30 ho ricevuto una mail dall'America che mi ha fatto sapere che Paul Newman non è più tra noi» ha detto Manes alla festa annuale della fondazione. I presenti hanno risposta alla notizia con un applauso durato alcuni minuti.

CANCRO AI POLMONI - La notizia del cancro ai polmoni che lo stava devastando è stata diffusa ufficialmente il 31 luglio di quest'anno dallo Sloan-Kettering Cancer Center di New York. Allora i media avevano scritto che Newman, sottoposto a pesanti cicli di chemioterapia, avrebbe avuto solo poche settimane di vita. Ad agosto aveva lasciato l'ospedale, confidando: «Voglio morire a casa». A maggio del 2007, a 82 anni, aveva annunciato di voler lasciare il cinema per dedicarsi solo a iniziative umanitarie e imprenditoriali.

LA VITA - Nato e cresciuto nell'Ohio, vicino a Cleveland, Paul era figlio del proprietario di un negozio di articoli sportivi, a sua volta figlio di emigranti europei, e di una donna ungherese. Giovanissimo si è arruolato nella Naval Air Corp sperando di diventare pilota, ma non ci è riuscito per un problema alla vista. Nel 1949 ha sposato Jackie Witte ed è stato allora che ha deciso di intraprendere la carriera di attore; dal matrimonio sono nato tre figli, ma l'unico maschio, Scott, è morto nel 1978 per overdose. Dopo aver frequentato per meno di un anno la scuola d'arte drammatica della Yale University, Paul si è iscritto all'Actor's Studio di New York e ha debuttato nel 1953 in un teatro a Broadway in «Picnic», opera resa famosa dall'omonimo film. L'esordio cinematografico nel 1954 in «Il calice d'argento». Allora il The New Yorker scrisse: «Recita la sua parte con il fervore emotivo di un autista di autobus che annuncia le fermate locali».

I GRANDI SUCCESSI - Due anni più tardi è andata meglio con la sua interpretazione del pugile Rocky Graziano in «Lassù qualcuno mi ama». Nel 1958 a Las Vegas Newman si è risposato con l'attrice Joanne Woodward, sua compagna fino all'ultimo e da cui ha avuto tre figlie. A cavallo degli anni '60 Paul è stato protagonista di alcuni fra i più grandi successi della storia di Hollywood: «La gatta sul tetto che scotta», «Lo spaccone», «Hud il selvaggio», «Intrigo a Stoccolma», «Il sipario strappato», «Nick mano fredda», «Butch Cassidy», «La stangata». Con la moglie ha recitato poi in «Paris Blues» (1961), «Il mio amore con Samantha» (1963) e «Indianapolis, sfida infernale» (1969). Newman l'ha anche diretta come regista ne «La prima volta di Jennifer» (1968), «The Effect of Gamma Rays on Man-in-the-Moon Marigolds» (1972), «The Shadow Box» (1980) e «Lo zoo di vetr»o (1987). Ha vinto l'Oscar come migliore attore nel 1986 per «Il colore dei soldi», sequel dello «Spaccone».

 


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