15/05/2010
Marea nera, Obama: "Pagherà Bp, non gli americani"
Marea nera, Obama: "Pagherà Bp, non gli americani"Attacco del presidente Usa alla compagnia petrolifera: "Scaricano le responsabilità, connivenze a Washington". Poi ha annunciato che sarà più difficile, dopo la moratoria di 30 giorni in corso, ottenere permessi per le trivellazioni
Il presidente americano, Barack Obama, è tornato sulla vicenda della marea nera nel Golfo del Messico e ha usato toni durissimi nei confronti delle compagnie petrolifere coinvolte nell'incidente, che sta provocando uno dei più gravi disastri ecologici di sempre. Il numero uno della Casa Bianca ha parlato di «spettacolo ridicolo» puntando il dito contro il continuo rimpallarsi di responsabilità dei soggetti più direttamente coinvolti. Dopo una riunione del gabinetto per discutere gli sforzi per bloccare la perdita e limitarne l'impatto sulle comunità della cosa del Golfo, Obama ha detto di essere arrabbiato e frustrato per la perdita, che minaccia di essere un disastro ecologico ed economico. «Devo dire inoltre di non aver apprezzato quel che considero uno spettacolo ridicolo nel corso delle udienze al Congresso su questo tema. Si sono sentiti dirigenti di Bp, Transocean ed Halliburton accusarsi reciprocamente e puntare il dito dell'accusa per condannare qualcun altro», ha detto. Obama faceva riferimento alla testimonianza questa settimana in Campidoglio dei capi delle tre compagnie coinvolte nel disastro. Nessuna delle tre si è assunta la responsabilità della perdita ed ha anzi accusato le altre. «Quel che conta è questo: c'è una perdita di petrolio ... ed abbiamo bisogno di fermarla il più presto possibile - ha detto Obama -. Ci sono abbastanza responsabilità in giro. E tutte le parti dovrebbero esser disposte ad accettarle». Obama ha ribadito l'idea che sia la Bp a dover pagare la pulizia dopo la perdita ed il resto dell'impatto economico sulla regione del Golfo ma ha detto che il governo Usa userà «ogni risorsa disponibile" per impedire che il petrolio arrivi sulla costa. Ed ha detto che non riposerà o sarà soddisfatto fino a quando la perdita non sarà fermata all'origine».
I NUOVI CALCOLI - Nel frattempo sta emergendo un'altra drammatica verità: la fuoriuscita di greggio sarebbe molto più pesante di quanto si pensasse, fino a 12 volte superiore a quella finora stimata: se così fosse si passerebbe dal disastro, ormai noto, all'apocalisse. La nuova notizia è riportata dal quotidiano inglese The Guardian che ha raccolto le valutazioni di un team di ricercatori e scienziati americani, coordinati dal prof. Steve Weely della Purdue University. Hanno esaminato il primo video della fuga di petrolio, le cui immagini sono state diffuse soltanto giovedì. Bp ha spiegato di aver pubblicato le immagini in ritardo, perché prima di lunedì non aveva ricevuto nessuna richiesta in merito ma emittenti e giornali americani, tra cui ABC News, hanno ribattuto che nelle settimane scorse hanno cercato con insistenza di ottenere un filmato che documentasse il disastro in profondità. «Nel video si vedono molti vortici che si formano alla fine del condotto, e ho usato un programma informatico per tracciarli e misurare la velocità con cui esce il petrolio - ha spiegato Steve Werely, uno dei ricercatori al Guardian - da qui è molto semplice calcolare qual è il flusso, che risulta molto più alto di quello indicato ufficialmente».
UNA EXXON VALDEZ OGNI QUATTRO GIORNI - Dallo studio sulle immagini svolto dal team di Steve Weely si giunge alla conclusione che il limite massimo potrebbe essere di 70 mila barili giornalieri, contro i 5mila stimati dalla Bp: equivalenti a un disastro come quello causato dal naufragio della Exxon Valdez ogni quattro giorni. La Bp dal canto suo non ha cambiato e ha ribattuto che le sue stime si basano sulle immagini satellitari e sull’osservazione dell’acqua, ritenendo impossibile effettuare una stima affidabile in base alle immagini sottomarine.
ANCHE IL NYTIMES CONTESTA LE STIME - Che la perdita di greggio possa essere molto maggiore di quanto stimato dal Noaa (l'organismo federale americano che si occupa della tutela ambientale delle acque e delle coste marine), forse 4-5 volte di più, lo afferma anche il New York Times, che ha riferito il parere di diversi esperti. La cifra fornita dal governo americano è stata ottenuta con un metodo chiamato "Bonn Convention" basato sui colori dell'acqua, che sono usati per stimare lo spessore della macchia di petrolio: «Ma questo protocollo è specificatamente non raccomandato per le macchie molto grandi - afferma al quotidiano Alun Lewis, un esperto britannico -, inoltre una sua applicazione corretta dovrebbe dare un intervallo di quantità». La stima iniziale fornita dalla Bp era di 1000 barili al giorno, alzata dal Noaa a 5 mila solo una settimana dopo la tragedia. I dirigenti dell'azienda britannica hanno sempre affermato che una stima è impossibile. Secondo il quotidiano però, due ricercatori del Massachussets, esperti nelle misure del flusso dei geyser sottomarini, erano stati invitati dalla Bp per provare i loro strumenti sulla falla, ma sono stati all'improvviso rimandati a casa. «Il governo ha la responsabilità di chiedere i numeri esatti - afferma Ian McDonald, oceanografo della Florida State university - ho fatto una stima sulle immagini satellitari, e il risultato è 4-5 volte maggiore di quanto detto finora». Intanto il Noaa ha reso noto un primo bilancio dei mezzi messi in campo per bloccare la falla. Secondo il sito dell'agenzia sono al lavoro 13 mila persone, che hanno disposto a difesa delle coste oltre 600 chilometri di barriere di contenimento e assorbenti, e sono stati spruzzati 712 mila litri di sostanze disperdenti.
LA BP MINIMIZZA: «PERDITA CONTENUTA» - La fuga di greggio dal pozzo sottomarino del Golfo del Messico è relativamente contenuta, invece, secondo Tony Hayward, Ceo della Bp, le cui dichiarazioni sono state riportate sempre dal Guardian. «Il Golfo del Messico è un oceano assai vasto, il volume del greggio e dei materiali diluenti che vi stiamo riversando è minuscolo in rapporto al volume totale», ha spiegato, dicendosi certo della possibilità di fermare la fuga ma senza dare una data. Secondo quanto riporta il Hayward si è detto inoltre sicuro che la trivellazione offshore negli Stati Uniti continuerà dato che si tratta di «un terzo della produzione di petrolio e gas naturale americana».
Redazione online
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13/05/2010
Marea nera, le immagini della fuoriuscita di petrolio
Marea nera, le immagini della fuoriuscita di petrolioLa BP, proprietaria del pozzo con la falla da cui si è sviluppata la marea nera, ha diffuso il primo video della perdita di greggio in mare. Intanto Obama vuole tassare le compagnie petrolifere.
Ventitrè giorni dopo il disastro della Deepwater Horizon, l'impianto offshore andato a fuoco e crollato nel Golfo del Messico il 20 aprile scorso, la BP ha pubblicato ora il primo filmato (una trentina di secondi in tutto) della gigantesca falla sottomarina. Nel video si vede il petrolio, evidenziato dal pennacchio nero, mescolarsi con il gas naturale e sgorgare come il vapore di un geiser dalla piattaforma danneggiata a 1500 metri di profondità nel mare del golfo del Messico. Immagini che la British Petroleum ha rilasciato dopo le forti pressioni arrivate nelle ultime ore dai media e dalla Casa Bianca. La BP, la multinazionale britannica responsabile del pozzo, ha spiegato che il petrolio e il gas nel video fuoriescono dalla «più grande delle due perdite della Deepwater Horizon», a 5.000 piedi sotto la superficie del mare.
BP ha inoltre spiegato di aver pubblicato il video solamente ora, perchè prima di lunedì non ha ricevuto nessuna richiesta in merito. Tuttavia, numerose emittenti e giornali americani, ribattono che nelle settimane scorse hanno cercato con insistenza di ottenere un filmato che documentasse il disastro in profondità, riferisce ABC News. Intanto Deepwater Horizon, continua a sversare nel mare tonnellate di greggio al giorno. Almeno quindici milioni di litri di petrolio sono fuoriusciti nel Golfo dal giorno dell'esplosione fino ad oggi, riferisce l'Associated Press. Perché nessuno sa come chiudere il rubinetto di greggio. I tentativi per fermare la marea nera sono finora tutti falliti. I tecnici sperano di poter iniziare a ridurre lo spaventoso flusso di greggio entro questa settimana, grazie ad una mini-cupola in acciaio - soprannominata «top hat» - che è stata calata martedì negli abissi del Golfo del Messico per tappare il pozzo.
Elmar Burchia
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10/05/2010
Lousiana: nessuno sa come fermare il greggio. La Bp chiede aiuto sul Web
Lousiana: nessuno sa come fermare il greggio. La Bp chiede aiuto sul WebVertice alla casa bianca con obama. Finora spesi 350 milioni di dollari. Aperto un sito per raccogliere le possibili soluzioni: «Magari spunta una buona idea»
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| Operai al lavoro sulla cupola che è poi stata calata sul fondo del mare |
NEW YORK - Il petrolio esce al ritmo di 750mila litri al giorno dal fondo del mare e ha raggiunto le coste dell’Alabama. In Lousiana, dopo il fallito tentativo di bloccare con una cupola la fuoriuscita dal fondo del mare, insieme all'allarme per il disastro ambientale cresce una convinzione drammatica: nessuno sa più cosa fare. La verità è che, dopo oltre due settimane di tentativi, la soluzione è ancora di là da venire: la Bp si è rivolta al pubblico e ha aperto un sito per raccogliere consigli e suggerimenti (deepwaterhorizonresponse.com), in cui le "idee" arrivano direttamente al tavolo dei "cervelloni" del gigante petrolifero: «Esperti da tutto il mondo che stanno collaborando», ha detto il portavoce, Bryan Ferguson, al centro emergenza allestito a Robert, in Louisiana. La Bp ha allestito anche un "numero verde". «Sono sicuro che ci sono un sacco di buone idee e molte altre idee che potrebbe essere non altrettanto praticabili». «Non so se funzionerà ma tutti vogliono fare qualcosa e la gente merita uno sforzo». Ma se il piano funzionasse per raccogliere il greggio fuoriuscito, come fare per chiudere la falla? Su questo il portavoce dello sceriffo della contea di Walton non si sbilancia: «Magari spunta qualcuno in Louisiana con un'idea...».
SECONDO TENTATIVO CON UNA CUPOLA. ALLO STUDIO ALTRE SOLUZIONI - A conferma che le si tentano tutte, la Bp ha reso noto che ci sarà un secondo tentativo, probabilmente con una cupola più piccola, per frenare la falla di petrolio. L’annuncio è dei tecnici, dopo aver fallito il posizionamento della speciale cupola di cemento sul fondale dell’oceano, per contenere la fuga di greggio nel Golfo del Messico. La compagnia petrolifera prenderà in considerazione anche altre opzioni, per bloccare la quotidiana fuoriuscita di greggio. Una delle ipotesi allo studio è quella dell’uso di un "tappo" di gomma e di altri materiali per cercare di chiudere la falla. La polizia della Florida ha invece suggerito di mettere balle di fieno in acqua. Un piano audace in tre fasi: chiatte galleggianti al largo dei 50 chilometri di coste incontaminate, riempite con giganteschi rotoli di fieno e dotate di compressori per "sparare" nelle acque oleose il fieno. «Il fieno si aggreghera insieme al greggio e renderà più agevole rimuovere i detriti dall'acque», ha spiegato il portavoce dello sceriffo, Mike Gurspan.
BP: FINORA SPESI 350 MILIONI di DOLLARI - Bp ha reso noto che la "marea nera" provocata dall'esplosione di una piattaforma situata nel Golfo del Messico gli è già costata 350 milioni di dollari. Il gruppo petrolifero ha elencato in una nota tutti gli sforzi finora compiuti per contenere e contrastare la fuoriuscita di greggio dalla piattaforma danneggiata Deepwater Horizon. La holding britannica appena la scorsa settimana aveva valutato i danni della catastrofe in 6 milioni di dollari.
VERTICE CON OBAMA - In giornata, in programma un vertice alla Casa Bianca con il presidente Obama per fare il punto della situazione.
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03/05/2010
Marea nera, anche il governo Usa conferma: «Tre mesi per tappare falle»
Marea nera, anche il governo Usa conferma: «Tre mesi per tappare falle»Il ministro Salazar e il capo della Bp: «Valvola difettosa, nessun errore umano». Tra 6-8 giorni una «cupola» per bloccare la fuoriuscita di greggio sotto il mare. Intanto arriva Obama
MILANO - Il governo Usa ha confermato quanto i tecnici avevano già fatto trapelare: occorreranno tre mesi per tappare le tre falle sottomarine dalle quali fuoriscono 5 mila barili di petrolio al giorno (pari a 800 mila litri). «Il nostro lavoro è tenere il fiato sul collo a Bp perché tenga fede alle sue responsabilità che ha, sia per legge che contrattualmente. Devono fermare la perdita», ha detto il ministro dell'Interno americano Ken Salazar. «È una società da molti miliardi di dollari e il governo degli Stati Uniti non risparmierà sforzi per far sì che ogni risorsa sia messa a frutto». Secondo il ministro «non c'è dubbio» che la valvola che avrebbe dovuto prevenire perdite di petrolio fosse difettosa. Per bloccare la fuoriuscita di greggio si sta pensando di scavare un secondo pozzo che intercetti il flusso del primo, ma ci vorranno tre mesi. Intanto il presidente americano Barack Obama si è recato personalmente a Venice per constatare gli effetti dello sversamento di greggio. E in una breve conferenza stampa ha detto che questo «è il peggior disastro ambientale di sempre».
BP SI GIUSTIFICA - Il presidente di Bp America, Lamar McKay, in un'intervista alla Abc, ha affermato che è tutta colpa di in un «pezzo dell'equipaggiamento difettoso», allontanando quindi le ipotesi di un errore umano. McKay ha detto che nel giro di 6-8 giorni le falle dovrebbero essere coperte da una «cupola» e non ha confemato che la stima di 5 mila barili al giorno di perdite sia corretta. La cupola sulle tre falle impedirà al greggio di disperdersi in acqua e aspirerà il petrolio portandolo in superficie.
IL PUNTO DELLA SITUAZIONE - La marea nera rischia di aggravarsi ulteriormente a causa delle avverse condizioni meteorologiche. Uno schieramento impressionante di uomini e mezzi è stato dispiegato nella zona. Il governatore della Louisiana, Bobby Jindal, ha detto di essere stato informato dai responsabili federali che il grosso della macchia di petrolio non raggiungerà le coste che domenica pomeriggio, ora americana. «La macchia di petrolio minaccia non solo le paludi e la pesca, ma anche il nostro stesso modo di vita», ha affermato il governatore. Diverse operazioni sono in corso simultaneamente per cercare di difendere le coste del Golfo del Messico, tanto da parte dei militari e della Guardia costiera che da parte della Bp. Diverse squadre continuano a spargere da navi e aerei prodotti chimici biodegradanti, mentre si prosegue nell’operazione di installazione di oltre 84 chilometri di barriere galleggianti. Nel frattempo sono stati pompati più di 3,8 milioni di litri di petrolio mischiato ad acqua. Quattro robot sottomarini stanno cercando di chiudere la valvola di sicurezza difettosa del pozzo. Obama ha nominato l’ammiraglio Thad Allen, che ha già operato sul campo dopo l'uragano Katrina, alla guida dell'emergenza. L'Institute for Marine Mammal Studies di Gulfport (Mississippi) si sta preparando per soccorrere gli animali colpiti dalla marea nera.
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02/05/2010
Marea nera, anche il governo Usa conferma: «Tre mesi per tappare falle»
Marea nera, anche il governo Usa conferma: «Tre mesi per tappare falle»Il ministro Salazar e il capo della Bp: «Valvola difettosa, nessun errore umano». Tra 6-8 giorni una «cupola» per bloccare la fuoriuscita di greggio sotto il mare. Intanto arriva Obama
Il governo Usa ha confermato quanto i tecnici avevano già fatto trapelare: occorreranno tre mesi per tappare le tre falle sottomarine dalle quali fuoriscono 5 mila barili di petrolio al giorno (pari a 800 mila litri). «Il nostro lavoro è tenere il fiato sul collo a Bp perché tenga fede alle sue responsabilità che ha, sia per legge che contrattualmente. Devono fermare la perdita», ha detto il ministro dell'Interno americano Ken Salazar. «È una società da molti miliardi di dollari e il governo degli Stati Uniti non risparmierà sforzi per far sì che ogni risorsa sia messa a frutto». Secondo il ministro «non c'è dubbio» che la valvola che avrebbe dovuto prevenire perdite di petrolio fosse difettosa. Per bloccare la fuoriuscita di greggio si sta pensando di scavare un secondo pozzo che intercetti il flusso del primo, ma ci vorranno tre mesi.
BP - Il presidente di Bp America, Lamar McKay, in un'intervista alla Abc, ha affermato che tutta la colpa sta in un «pezzo dell'equipaggiamento» e quindi allontanando le ipotesi di un errore umano. McKay ha detto che nel giro di 6-8 giorni le falle dovrebbero essere coperta da una cupola e non ha confemato che la stima di 5 mila barili al giorno di perdite sia corretta.
SITUAZIONE - La marea nera rischia di aggravarsi ulteriormente a causa delle avverse condizioni meteorologiche. Uno schieramento impressionante di uomini e mezzi è stato dispiegato nella zona, dove è atteso il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama. Il governatore della Louisiana, Bobby Jindal, ha detto di essere stato informato dai responsabili federali che il grosso della macchia di petrolio non raggiungerà le coste che domenica pomeriggio. «La macchia di petrolio minaccia non solo le nostre paludi e la pesca, ma anche il nostro stesso modo di vita», ha affermato il governatore. Diverse operazioni sono in corso simultaneamente per cercare di difendere le coste americane, tanto da parte dei militari e della guardiacosta americana che da parte della Bp. Diverse squadre continuano a spargere da navi e aerei prodotti chimici biodegradanti, mentre si continua nell’operazione di installazione di oltre 84 chilometri di barriere galleggianti. Nel frattempo sono stati pompati oltre 3,8 milioni di litri di petrolio mischiato ad acqua. Quattro robot sottomarini stanno cercando di chiudere la valvola di sicurezza dei pozzi. Obama ha nominato l’ammiraglio Thad Allen, che ha già operato sul campo dopo l'uragano Katrina, alla guida dell'emergenza.
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30/04/2010
La marea nera sulle coste Usa. Obama: stop a trivellazioni
La marea nera sulle coste Usa. Obama: stop a trivellazioniIl greggio fuoriuscito dalla piattaforma petrolifera tocca le coste della Louisiana. Dopo l’uragano nuovo incubo per New Orleans. Enormi i danni economici. Una terza falla nell'impianto.
Onda dopo onda la marea nera della Bp è arrivata a lambire le coste della Louisiana: i primi tentacoli di petrolio, le propaggini avanzate della gigantesca macchia di greggio fuoriuscita da un pozzo sottomarino del colosso britannico dell'energia, sono state avvistate al tramonto di ieri sulle coste del Delta del Mississippi in Louisiana.
La perdita dopo l'incidente della Deepwater Horizon si era rivelata ieri cinque volte più grave di quanto inizialmente previsto, con conseguenze che potrebbero eguagliare o superare quelle del disastro Exxon Valdez del 1989. Il presidente Barack Obama, costantemente informato, ha chiamato i governatori delle aree costiere a rischio: oltre alla Lousiana, il Texas, l'Alabama, il Mississippi, la Florida. I pescatori del Delta hanno passato ieri e stanotte a raccogliere gamberi prima che l'onda viscosa rosso-arancio del greggio li intrappolasse e li uccidesse tutti.
La marea nera potrebbe diventare il peggior disastro ambientale in decenni per gli Stati Uniti: a rischio sono centinaia di specie di pesci, uccelli e altre forme di vita di un ecosistema particolarmente fragile e già sottoposto a traumi al passaggio dell'uragano Katrina. A New Orleans, la città devastata dal ciclone del 2005, ieri l'aria era diventata pesante per i vapori acri del greggio: sono stati effettuati test per verificare le denunce dei residenti che hanno intasati i centralini comunali e della protezione civile.
La Casa Bianca ha annunciato lo stop alle trivellazioni petrolifere in nuove aree fino a che non verra' verificata la causa che ha determinato la fuoriuscita di greggio nel Golfo del Messico. Il consigliere della Casa Bianca David Axelrod ha annunciato il cambio di rotta alla Abc: "Non è stata autorizzata nè sarà autorizzata nessuna nuova trivellazione finche' non scopriamo quel che è successo e se è successo qualcosa di unico e di prevenibile', ha detto Axelrod a Good Morning America.
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29/04/2010
Marea nera: 5 volte peggio delle prime stime. E iniziano gli «incendi controllati»
Marea nera: 5 volte peggio delle prime stime. E iniziano gli «incendi controllati»Il governatore della Louisiana chiede aiuti supplementari. Sono tre le falle sottomarine da cui escono 5 mila barili di petrolio al giorno e non mille come detto in prededenza
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| Nella foto da satellite, l'estensione sulla destra della macchia di petrolio (Nasa) |
NEW ORLEANS - La fuoriuscita di petrolio dalla piattaforma della Bp Deepwater Horizon sprofondata nel Golfo del Messico il 22 aprile scorso è cinque volte più grande di quanto stimato inizialmente. Secondo quanto ha riferito la Guardia costiera americana, si stanno riversando in mare più di 5 mila barili di greggio al giorno, dopo la scoperta di una nuova falla. Michael Abdenhoff, portavoce della Bp, ha confermato l’esistenza di una terza falla a 1.550 metri sotto il mare, ma ritiene che questa non abbia provocato un incremento della fuoriuscita di petrolio. «C’è una leggera divergenza d’opinione. Abbiamo trovato una nuova falla, che si aggiunge alle due falle già esistenti. Ma noi pensiamo che il volume di petrolio che fuoriesce in mare resti invariato».
AIUTI - Il governatore della Louisiana, Bobby Jindal, ha lanciato un appello affinché siano inviati aiuti d’emergenza per scongiurare una catastrofe ambientale: «La nostra priorità assoluta è quella di proteggere i nostri cittadini e l’ambiente. Gli aiuti supplementari sono fondamentali per attenuare l’impatto della marea nera sulle nostre coste», ha detto il governatore in un comunicato.
INCENDI CONTROLLATI - La Guardia costiera Usa ha iniziato gli incendi controllati della marea nera che si sta pericolosamente avvicinando alle coste della Louisiana. La macchia è ormai arrivata a 32 chilometri dalle spiagge e le prime tracce potrebbero raggiungere le coste nel fine settimana. L’operazione è già cominciata e, se dovesse andare bene su piccole porzioni della chiazza, si continuerà su più larga scala. La macchia di petrolio ha ormai ha raggiunto una superficie di 74 mila chilometri quadrati (come Piemonte, Lombardia e Veneto messi insieme) e una circonferenza di 970 chilometri. Sono decine le navi e gli aerei che cercano di contenerla dopo che i robot sottomarini non sono riusciti ad applicare una valvola per turare le falle sottomarine.
Redazione online
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26/04/2010
Louisiana: rischio disastro ambientale senza precedenti
Louisiana: rischio disastro ambientale senza precedentiL'impianto Deepwater Horizon perde petrolio da giorni in seguito a un'esplosione. Navi, aerei e robot sottomarini sono all'opera per tentare di arginare l'allargarsi della macchia nera.
L'iniziale ottimismo della Guardia costiera americana è stato smentito dai fatti. Più che di un timore si tratta ormai di una certezza: l'incendio e poi il crollo della piattaforma petrolifera della Bp, 70 chilometri al largo delle coste della Louisiana, nel Golfo del Messico, sta causando un disastro ambientale. La sua portata è ancora tutta da valutare. E, in buona parte, tutto si lega al buon esito dell'ultimo disperato intervento dei robot di profondità, che stanno operando a 5mila metri per chiudere i "buchi". Quello che la compagnia BP, che gestiva l'impianto di estrazione, sta cercando di fare, ha sintetizzato l'ingegnere meccanico Richard Metcalf, «è di mettere un tappo di sughero a una bottiglia di champagne». Resta il fatto che non si tratta di champagne e che ogni giorno dal fondo marino di spargono circa mille barili di greggio, poco meno di 160mila litri. Le operazioni per tentare di bloccare questa perdite sono anche in parte ostacolate dal maltempo. La macchia nera potrebbe raggiungere presto le spiagge e la regione paludosa della Louisiana causando un disastro ecologico senza precedenti. A 30 km dal luogo del disastro si trova anche l'arcipelago delle Chandeleurs, un'oasi verde in cui depongono le uova pellicani e altri uccelli, già pesantemente danneggiata dall'uragano Katrina. Durante la notte la macchia si è allargata del 50% e ora copre un'area di oltre 1.500 chilometri quadrati, anche se secondo gli esperti si tratta perlopiù di un sottile velo di greggio sulla superficie.
11 MORTI, 17 FERITI. A BORDO 2,6 MILIONI DI LITRI DI PETROLIO - Nell'indicente alla piattaforma della piattaforma Deep Water Horizon 11 operai erano risultati dispersi e le loro ricerche si sono concluse sabato. In tutto erano 126 le persone presenti al momento dell'esplosione. I feriti sono 17 di cui quattro in gravi condizioni. La piattaforma conteneva circa 2,6 milioni di litri di petrolio. La BP, inizialmente ottimista sulle possibilità di evitare il disastro, ha assicurato di fare il possibile per bloccare la fuoriuscita di greggio dalle valvole e dalle tubature, un compito che si sta rivelando «estremamente complicato» e che «potrebbe non riuscire», come ha detto il responsabile delle perforazioni della Bp, Doug Suttles, citato dalla Bbc.
La compagnia ha inviato 32 navi speciali per pulire le acque e diversi velivoli che disperdono sulla macchia una spray diluente. Sul caso giovedì scorso era intervenuto anche Barack Obama: il presidente Usa aveva detto che il governo degli Stati Uniti considerava "una priorità" la risposta ad un’eventuale catastrofe ecologica.
IN AZIONE UNA FLOTTA DI ROBOT SOTTOMARINI - Intanto le speranze per evitare il disastro si concentrano su una flotta di robot mobilitata da British Petroleum che operano a 5mila metri i profondità e cercano di chiudere le falle nella struttura dalle quali esce il greggio. La Bp ha reso noto che sono quattro i robot sottomarini in azione contemporaneamente.
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22/04/2010
Usa, esplode piattaforma petrolifera. Si cercano i dispersi
Usa, esplode piattaforma petrolifera. Si cercano i dispersiAllarme al largo delle coste della Lousiana. Erano 126 le persone presenti al momento dello scoppio. Scatta l'allarme ambientale nella zona
HOUSTON - Proseguono le ricerche dei dispersi nel Golfo del Messico, dove una piattaforma petrolifera è esplosa martedì notte al largo delle coste della Louisiana: 11 sono le persone disperse, diciassette i feriti di cui quattro gravi. Al momento dell’esplosione erano presenti 126 impiegati della piattaforma. Enormi colonne di fuoco si innalzano ancora dalla piattaforma Deepwater Horizon, alta 122 metri, attorno alla quale continuano a circolare elicotteri e navi alla ricerca dei dispersi. L’esplosione si è prodotta verso le 22 di martedì sera ora locale su una piattaforma larga come due campi di calcio della società Transocean. L’incidente potrebbe rivelarsi il più grave degli ultimi 50 anni negli Stati Uniti. A causa delle alte temperature raggiunte con l’incendio la piattaforma si è inclinata e rischia di cadere in acqua, con possibili gravi danni ecologici nella zona. Parte del petrolio è già finito in mare.
AL LARGO DELLA LOUSIANA - La piattaroma esplosa, che si trova a 84 km a sud-est di Venice, in Louisiana, è della Transocean e lavora per BP. Le cause dell'esplosione non sono ancora note e sarà immediatamente avviata un'inchiesta.
RICERCA DEI DISPERSI E LOTTA ALLE FIAMME - La speranza è che gli undici che mancano all'appello siamo saliti su un battello di emergenza poi trascinato lontano dalla piattaforma dalle correnti. Alle operazioni di ricerca partecipano elicotteri, aerei e navi della guardia costiera. Almeno cinque unità navali stanno combattendo contro le fiamme che avvolgono al piattaforma. Non sono state ancora chiarite le cause della esplosione e del conseguente incendio che hanno devastato la piattaforma. Attorno alla piattaforma ancora in fiamme è stata dichiarata una "zona di sicurezza" per un raggio di cinque miglia nautiche. Le autorità devono valutare anche i danni all'ambiente provocato dall'incidente: quantità di petrolio sono finite in mare e una chiazza ha cominciato a formarsi nei pressi della piattaforma che si è inclinata di alcuni gradi per effetto dell' incendio. «Per adesso la priorità è trovare i dispersi - ha detto una portavoce della operazione di soccorso - dobbiamo inoltre estinguere le fiamme. In seguito sarà possibile indagare sulle cause dell'incidente».
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03/08/2009
Miami, atterraggio d'emergenza: 26 feriti
Miami, atterraggio d'emergenza: 26 feriti
L'aereo ha chiesto aiuto alla torre di controllo a causa di forti turbolenze. Il volo 128 della Continental stava andando da Rio de Janeiro a Houston in Texas
MIAMI- Un atterraggio d'emergenza all'aeroporto di Miami. Il primo bilancio parla di ventisei persone rimaste ferite. Di queste quattro sarebbero in gravi condizioni e sono stati trasportati al Jackson Memorial hospital. In pista i vigili del fuoco stanno cercando di aiutare i feriti.
L'AEREO- Il volo 128 della Continental stava andando da Rio de Janeiro, Brasile, a Houston ed è atterrato intorno alle 6 del mattino, ore locali. A bordo c'erano 168 persone. Un portavoce dell'aeroporto di Miami Marc Henderson ha spiegato che i passeggeri sono rimasti feriti a causa delle forti turbolenze nella zona. Per questo il comandante ha richiesto l'atteraggio d'emergenza. Il volo ha toccato terra senza alcun problema. I soccorsi sono intervenuti immediatamente.
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