26/01/2011

Khodorkovskij: «Uscirò dal carcere Il futuro della Russia è la democrazia»

Khodorkovskij: «Uscirò dal carcere Il futuro della Russia è la democrazia»

Il detenuto più celebre e imbarazzante della Russia. Il magnate prigioniero: «Putin sa quanto è debole il suo potere e cosa potrebbe farlo cadere»

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30/11/2010

«Per il vostro premier è un'occasione: scelga finalmente la trasparenza»

«Per il vostro premier è un'occasione: scelga finalmente la trasparenza»

L'intervista - «Berlusconi ci ha riso su? Mi pare un modo di sottrarsi, di non rispondere». Blumenthal, il consigliere dei Clinton: si sapeva che è considerato inaffidabile

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09/10/2010

La tesi di laurea più «proibita»

La tesi di laurea più «proibita»

Il caso che imbarazza la prestigiosa Duke University. Una studentessa recensisce le sue notti di passione con 13 «colleghi». E il documento fa il giro del mondo

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06/08/2010

Livorno, arriva la gestione pisana nei bar nello stadio. E' battaglia

Livorno, arriva la gestione pisana nei bar nello stadio. E' battaglia

Guerra di campanile in Toscana. Cittadini e tifosi preoccupati per le conseguenze che può provocare nella tana del "lupo livornese"

 

La tifoseria livornese (Ansa)
La tifoseria livornese (Ansa)

LIVORNO - Da quando si è sparsa la voce dell'aggiudicazione del bando di gara anche il mondo politico è entrato in ebollizione. Interessamenti trasversali, da destra a sinistra, dal centro alle liste civiche. Tutti preoccupati delle "imponderabili conseguenze" che potrebbero manifestarsi allo stadio Armando Picchi di Livorno. E soprattutto nei suoi bar, frequentatissimi (non solo durante la partita) dai tifosi amaranto. Il motivo? A partire dal prossimo campionato di serie B i bar avranno un altro gestore, la società Chiosco Marameo Sas con sede a Cascina, provincia di Pisa, una delle cittadine dove il tifo nerazzurro è più accanito. Apriti cielo.

POLEMICHE - Polemiche a non finire, tifosi perplessi, qualche sfottò via Internet e persino un probabile ricorso da parte degli ex gestori (di fede livornese doc) che i sono rivolti all'avvocato perché vogliono vederci chiaro nell'aggiudicazione dell'appalto. Sostenuti da una pletora di politici locali, anch'essi di fede amaranto, preoccupati per "lo snaturamento" e le "conseguenze" che il bar pisano provocherebbe nella tana del lupo livornese. E poco importa che la "Chiosco Marameo" sia guidata da Roberto Santi, originario della provincia di Pistoia. I tifosi si dividono così come i cittadini non attratti dalla fede calcistica. E c’è chi sui blog giudica “indecente” un possibile ricorso, perché nelle gare pubbliche se regolari il campanile non c’entra. Una querelle che nasce proprio alla vigilia di un possibile riavvicinamento sportivo delle due città. Il vice sindaco di Pisa, Paolo Ghezzi, ha rilanciato l'idea di uno stadio unico tra le due città da costruire al Calambrone, località di confine, un po' pisana e un po' livornese. Un'idea già lanciata in passato da Romeo Anconetani il rimpianto presidente del Pisa calcio di serie A, accantonata dopo i no sdegnati delle due cittadinanze, ma oggi neppure troppo lontana. Il sindaco di Livorno Alessandro Cosimi, pur ammettendo che da tifoso avrebbe un'immediata pulsione a bocciare il progetto, "come sindaco penso che sia una soluzione intelligente".

Marco Gasperetti


25/05/2010

Cambridge: imbarazzo per l'errore ortografico sulla porta dell'ateneo

Cambridge: imbarazzo per l'errore ortografico sulla porta dell'ateneo

Nel nuovo dipartimento di studi classici. Storpiata una frase in greco antico di Aristotele: una sigma sostituita con la esse latina

 

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L'Università di Cambridge
L'Università di Cambridge

CAMBRIDGE - Per stimolare i propri studenti avevano deciso di scolpire sulle porte automatiche del nuovo dipartimento di studi classici di Cambridge il celebre motto del filosofo Aristotele: «Tutti gli uomini, per natura, tendono al sapere». Peccato che la frase, scritta in greco antico, presenti un grave errore ortografico. La lettera greca sigma nella parola φύσει (per natura) è stata sostituita dalla esse latina. Un errore che ha seriamente imbarazzato i professori e i dirigenti del famoso ateneo che hanno assicurato che lo strafalcione sarà velocemente corretto.

SVARIONE - I primi ad accorgersi dello svarione grammaticale sono stati alcuni studenti dell'ateneo. Ma a rendere popolare la gaffe è stata la professoressa di lettere classiche Mary Beard, che ha raccontato la vicenda sul blog del Timesonline su cui scrive abitualmente. In realtà la Beard, nel post intitolato Door rage, voleva criticare soprattutto le nuove porte di vetro dell'università che si aprono molto lentamente e costringono gli studenti a lunghe code. «Le porte - ha scritto sul blog la professoressa - possono essere azionate con un sistema elettronico destinato agli utenti su sedia a rotelle. Ma è così lento che provoca rabbia e ingorghi». Poi, dopo aver fatto riferimento allo strafalcione ortografico, ha aggiunto ironicamente: «Anche gli dei hanno mostrato la loro disapprovazione vendicandosi in una maniera inimitabile».

TRADIZIONE ANTICA - La stessa professoressa, più tardi, ha sdrammatizzato la vicenda e ha fatto notare che mescolare lettere latine e greche è una tradizione tramandata dal mondo antico: «C'è una dimora a Pompei perquisita dai cittadini locali all'indomani della famosa eruzione del 79 d. C. Essi vi entrarono scavando un tunnel e dopo averla visitata, lasciarono la scritta in latino "Casa perquisita", ma nella stessa frase erano presenti anche lettere greche». Un portavoce dell'università si difende e dichiara al sito web del Times di Londra: «Si tratta di un errore sciocco fatto dal grafico. Sarà rimosso in pochi giorni. Certo è un po’ imbarazzante».

Francesco Tortora


22/01/2010

Agguato delle Iene a David Beckham La Di Cioccio verifica la sua virilità

Agguato delle Iene a David Beckham La Di Cioccio verifica la sua virilità

 

I giornali inglesi: si profila un conflitto di interessi per berlusconi? L'inviata del programma ha tastato le parti intime del calciatore. Imbarazzo nel Milan, che non commenta.


 

Un'immagine del servizio delle 'Iene': Beckham con accanto la Di Cioccio (da Italia 1)
Un'immagine del servizio delle "Iene": Beckham con accanto la Di Cioccio (da Italia 1)

MILANO - Mediaset contro Milan. Si potrebbe sintetizzare così il servizio delle Iene mandato in onda mercoledì 20 gennaio: Elena Di Cioccio (figlia del batterista dei Pfm) ha fatto la posta a David Beckham, all'uscita di un locale milanese. Obiettivo: capire perché Armani lo abbia sostituito con Cristiano Ronaldo nei cartelloni pubblicitari della maison, dopo che il calciatore inglese aveva fatto tanto parlare delle sue misure virili.

LA PALPATINA - Una "leggenda" cui ha contribuito non poco la moglie Victoria, che ha descritto accuratamente (e con termini assai entusiastici) le dimensioni sessuali del consorte. Insomma la Di Cioccio voleva verificare se tutto questo corrispondesse al vero. Quindi si è fatta largo tra giornalisti e fotografi che assediavano il campione rossonero, e - indossando guanti gialli di resina - gli ha tastato le parti intime. Beckham è rimasto di stucco, poi si è allontanato velocemente, salendo in auto. Ma la Iena impietosa e senza il minimo imbarazzo lo ha seguito, gridando: «Di' la verità, ce l'hai piccolo!». Il tutto in tv, davanti a oltre tre milioni di telespettatori.

NO COMMENT - La vicenda ha imbarazzato non poco la squadra rossonera, che sta scaldando i muscoli per il derby con l'Inter di domenica. «Siamo dispiaciuti per l'incidente e ne abbiamo parlato con David, ma non abbiamo alcun commento da fare al riguardo» ha detto un portavoce del team. Ma i giornali inglesi, come The First Post che riporta ampiamente la notizia, si chiedono: come reagirà Berlusconi, al tempo stesso proprietario di Mediaset e Ac Milan (attraverso Fininvest)? Si profila per lui un nuovo "conflitto di interessi"? La Di Cioccio sarà richiamata all'ordine? Per il momento dall'azienda nessun commento, ma sul sito di Mediaset si parla di una puntata «imperdibile».

Redazione online

corriere.it


10/12/2009

La scuola degli scandali imbarazza la «Grande Mela»

La scuola degli scandali imbarazza la «Grande Mela»

 

La storia delle due prof scoperte in aula senza veli. Le due avvenenti professoresse sono state denunciate dal bidello dell'istituto. Ma c'è un'altra storia piccante

 

Le tre professoresse (da sinistra Allison Musacchio, Cindy Mauro e Alini Brito
Le tre professoresse (da sinistra Allison Musacchio, Cindy Mauro e Alini Brito

NEW YORK - Mentre gli studenti assistevano a uno spettacolo nel vicino auditorium, le due insegnanti di lingue restavano sole in classe completamente nude. Quella che può sembrare una scena di un film a luci rosse, è ciò che realmente accaduto lo scorso 20 novembre alla «James Madison High School» di New York. Cindy Mauro e Alini Brito, due avvenenti professoresse di francese e spagnolo, sono state trovate senza veli e in atteggiamenti sexy in un'aula da Robert Colantuoni, bidello dell'istituto che ha prontamente informato i suoi superiori. Le docenti sono state sospese dall'insegnamento e la scuola ha aperto un'indagine interna. La notizia, diffusa dal quotidiano della Grande Mela «New York Daily News» ha superato velocemente i confini cittadini e sta facendo il giro del mondo.

RELAZIONE INOPPORTUNA - Il bidello che avrebbe trovato le due professoresse in atteggiamenti sexy non ha voluto rilasciare alcun commento alla stampa, mentre i dirigenti scolastici hanno confermato che «è avvenuto un episodio sgradevole mentre gli studenti erano all'auditorium» e che «le due professoresse sono state momentaneamente sospese». Il marito della Brito, a telefono, ha dichiarato al New York Daily News di non credere a questa storia: «Sono tutte fandonie, il distretto scolastico non ha informato mia moglie di queste accuse».

SEXY E GIOVANILI - L'episodio naturalmente è diventato anche l'argomento più dibattuto tra i ragazzi dell'istituto. Addirittura è stato creato un gruppo su Facebook che discute con ironia, ma anche con fermezza «la storia delle insegnanti lesbiche». «Dopo quello che è accaduto bisognerebbe installare telecamere nascoste nelle classi, vero ragazzi? scherza uno studente sulla pagina del social network che ha già 500 fan. Tuttavia tra i liceali c'è anche chi difende a spron battuto le insegnanti e chi invece condanna senza mezzi termini la loro condotta: «La professoressa Brito e sempre stata elegante e molto carina con noi, ma non si è mai comportata da civetta» dichiara uno studente sedicenne al quotidiano newyorkese. Di diverso avviso Eddie Ramirez, che condanna entrambe le insegnanti e precisa: «Ad esempio la professoressa Mauro veniva in classe vestita come una teenager - portava top scollati e jeans corti - ed era sempre molto sexy. Sembrava la classica persona in cerca di un flirt». Alcuni studenti hanno anche raccontato che l’insegnante Mauro in estate aveva colorato di rosa alcune ciocche dei suoi capelli e avrebbe sul corpo diversi tatuaggi sexy: un sole sulla parte bassa della schiena, un fiore sulla gamba e una stella sul piede.

UN ALTRO EPISODIO - Tuttavia gli scandali della scuola di Brooklyn non finiscono qui. Secondo il quotidiano della Grande Mela un’altra storia piccante, nata nelle aule dell’istituto, toglierebbe il sonno ai dirigenti scolastici della James Madison High School. La professoressa di studi sociali Allison Musacchio, secondo i ben informati, avrebbe una relazione «inappropriata» con uno dei suoi studenti. Gli inquirenti avrebbero appurato che più di 200 telefonate e sms sarebbe stati scambiati tra la professoressa e il giovane nel giro di pochi mesi. Ma la Musacchio, che come le due colleghe è stata temporaneamente sospesa, ha negato ogni accusa: «Non potrei mai fare una cosa del genere. Ho dei principi morali che rispetto».

Francesco Tortora


28/11/2009

Imbucati alla Casa Bianca, stretta di mano con Obama

Imbucati alla Casa Bianca, stretta di mano con Obama

 

Lo staff del presidente ha deciso di giocare d'anticipo e di pubblicare la foto, che non era ancora apparsa. La coppia sarà interrogata. Chiesta un'indagine interna sulla sicurezza

 

 

 

Non solo sono riusciti ad imbucarsi nel party più esclusivo, e su presumeva, più protetto della Casa Bianca. Ma si sono avvicinati ed hanno salutato Barack Obama, come dimostra la foto di Michaele Salahi che stringe la mano al presidente sorridente e rilassato, mentre il marito Tareq assiste sorridente alla scena. Sempre più imbarazzata dalla vicenda, la Casa Bianca ha deciso di giocare d'anticipo e ha pubblicato le foto dell'incontro con il presidente, che finora non erano state fatte circolare dalla coppia protagonista della clamorosa beffa al Secret Service. Insieme alle foto è stato pubblicato un comunicato dell'uomo responsabile della sicurezza del presidente, Mark Sullivan, direttore del Secret Service, che chiede formalmente scusa per l'imperdonabile mancanza da parte dei suoi agenti addetti al controllo. «Siamo profondamente imbarazzati e preoccupati per la vicenda - ha detto - i risultati della nostra prima inchiesta interna indicano che non sono state seguite le procedure standard ai primi controlli, verificando la presenza delle due persone nella lista degli invitati».

INCHIESTA INTERNA - Anche se Sullivan ha sottolineato che «la responsabilità è tutta nostra», il portavoce del corpo dei «gorilla» del presidente «non esclude procedimenti penali contro la coppia», che ora dovrà essere interrogata. Intanto, l'opposizione repubblicana si è messa in moto con il deputato Peter King che intende chiedere alla commissione della Camera per la sicurezza interna un'inchiesta, soprattutto per verificare se vi sia stata una qualche manipolazione dei sistemi informatici per inserire i nomi degli imbucati nella lista.


08/09/2009

Il libro di Berlusconi imbarazza il Canada

Il libro di Berlusconi imbarazza il Canada

 

HA UN VALORE DI 460 mila dollari. Il volume donato dal Cavaliere durante il G8 finirà in un museo. «Il premier Harper non può tenerlo»

 

Il premier canadese Stephen Harper (Ap)
Il premier canadese Stephen Harper (Ap)

 

 

 

 

 

 

 

 

TORONTO - Ha un valore di 460 mila dollari il prezioso volume dalla copertina in marmo (foto in basso), donato dal premier Silvio Berlusconi al collega canadese Stephen Harper in occasione del G8 all'Aquila, secondo gli esperti canadesi citati dal quotidiano «Toronto Star».

Il libro su Antonio Canova, con la copertina in marmo di Carrara e dal peso di 25 kg, era stato donato ai leader dei paesi partecipanti al vertice. Il volume è stato prodotto in un numero limitatissimo di esemplari ed al Canada è toccata la copia numero uno (provocando un raddoppio del valore, secondo gli esperti canadesi). Il premier canadese non potrà tenere per sè il prezioso volume: la legge federale proibisce ai politici di accettare doni dal valore superiore ai mille dollari. Il libro, di proprietà del governo, finirà quindi in un museo.

 

 



31/05/2009

«Via la bigliettaia con il velo» E a Venaria lo indossano tutti

«Via la bigliettaia con il velo» E a Venaria lo indossano tutti

 

Protesta alla reggia sabauda. Del Noce: «Il razzismo non c'entra». La ragazza marocchina: «Non ci faccio più caso, sono stati i colleghi a volermi difendere»

 

Yamna Amellal, la ragazza marocchina che lavora alla biglietteria della Reggia di Venaria Reale (Emmevi)
Yamna Amellal, la ragazza marocchina che lavora alla biglietteria della Reggia di Venaria Reale (Emmevi)

TORINO - Ieri i ragazzi della biglietteria, le guide, gli addetti alla sicurezza — insomma tutto il personale della Reggia di Venaria — si sono presentati al lavoro indossando veli e kefiah. Una protesta e, allo stesso tempo, una manifestazione di solidarietà per una loro collega marocchina, Yamna Amellal, di 35 anni. Il perché dell'iniziativa lo spiega Michele Francabandiera, 29 anni e da cinque uno di responsabili alla reception del castello sabaudo: «Yamna è con noi dal 2007, sempre dietro lo sportello, e fa bene il suo lavoro. Ma il fatto che sia musulmana e indossi il velo ha provocato delle proteste da parte dei turisti».

Un susseguirsi di episodi imbarazzanti e, venerdì scorso, una lettera anonima pubblicata sulla Stampa: «Mi sono presentata alla biglietteria della Reggia di Venaria, storica residenza di Casa Savoia e mi ha colpito non poco notare — ha scritto una visitatrice torinese — che fosse presidiata da due donne islamiche, una addirittura con il velo in testa. Non sarebbe più corretto che il personale indossasse abiti d'epoca dei Savoia? Quella presenza, invece, era decontestualizzata, fuori posto». La risposta del direttore della Reggia, Alberto Vanelli, è stata decisa ma articolata: «Io non ci trovo nulla di male, l'integrazione passa anche attraverso queste cose. Però confesso che, la prima volta che l'ho vista, ho avuto un attimo di perplessità. Già in passato ci è stato fatto notare che sarebbe stato più opportuno avere personale con profonde conoscenze della storia sabauda, ma l'assunzione è avvenuta tramite il Collocamento e una cooperativa di servizi».

Una guida, Sabrina Soccol, 28 anni, aggiunge: «La donna che ha scritto la lettera non si è neppure accorta che l'altra ragazza da lei indicata come islamica è invece italiana, calabrese...». A gettare acqua sul fuoco, il presidente del consorzio che amministra la Reggia, l'ex direttore di Raiuno Fabrizio Del Noce: «L'opinione della signora, espressa in toni pacati e non oltranzisti, è da rispettare. Allo stesso modo la manifestazione dei colleghi della ragazza marocchina è stata altrettanto legittima e civile. Insomma, non siamo di fronte a un episodio di razzismo come quando l'intera curva di uno stadio insulta Balotelli». A storcere il naso, però, non è stata solo l'anonima lettrice. I colleghi della ragazza marocchina raccontano di episodi di razzismo («Torna a casa tua»; «Quel velo è una provocazione, sono tutti terroristi») e proteste quotidiane: «Spesso capita che qualcuno, per non acquistare il biglietto da Yamna, cambi fila — confida Sabrina Soccol —. E io, che accompagno i gruppi in visita, lo sento: c'è sempre chi commenta negativamente». Ieri, dunque, la protesta. In biglietteria, le colleghe di Yamna si sono presentate con un velo sul capo, i colleghi hanno indossato la kefiah. Ma i gesti di solidarietà hanno contagiato anche agli altri dipendenti (70 persone) delle due cooperative (la Copat e la Rear) che gestiscono i servizi turistici nel castello. «Noi hostess — dice Michela — abbiamo una divisa che prevede un foulard al collo: ce lo siamo messo tutte in testa».

Alla Reggia si è visto il vicesindaco della città, Salvino Ippolito: «Non possiamo discriminare nessuno per motivi religiosi e inoltre la ragazza fa bene il suo lavoro». Lei, Yamna Amellal, sposata con un pakistano, originaria di Khenifra in Marocco, vive a Torino da 5 anni e, per tutta la giornata, è sempre rimasta seduta al suo posto, a staccare biglietti: «A queste cose io quasi non ci faccio più caso, ci sono i miei colleghi a difendermi, è quasi come stare in famiglia. Lavoriamo in un bellissimo luogo e crediamo nella libertà e nella tolleranza. Togliermi il velo? Non ci penso proprio, rappresenta la mia fede. E io sono islamica qui come in qualunque altro posto».

Marco Bardesono