01/08/2011

Spacca una gamba a un senegalese «Parlavo in dialetto e non mi capiva»

Spacca una gamba a un senegalese «Parlavo in dialetto e non mi capiva»

NEL TREVIGIANO. Vittorio Veneto. Un pregiudicato disoccupato ha così giustificato l'aggressione a un 49enne immigrato. E' stato arrestato per lesioni aggravate

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29/08/2010

Il sindaco e l'ambulante picchiato «Non siamo razzisti, lancio un'idea»

Il sindaco e l'ambulante picchiato «Non siamo razzisti, lancio un'idea»

IL CASO DI CIVITANOVA MARCHE. La proposta di Massimo Mobili: «Tutti i venditori di spiaggia intorno a una tavola, serviti dai bambini»

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27/08/2010

Bambini prendono a calci un immigrato tra l'indifferenza e le risate degli adulti

Bambini prendono a calci un immigrato tra l'indifferenza e le risate degli adulti

L'episodio in spiaggia a Civitanova Marche. La vittima è un venditore ambulante bengalese

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08/07/2010

Arrestato un islamico che picchiava la moglie: "Posso farlo, è mia"

Arrestato un islamico che picchiava la moglie: "Posso farlo, è mia"

La legge di Maometto in Italia: arrestato dalla polizia un marocchino di 36 anni si giustifica così: "L'ho comprata con un regolare contratto e per il diritto del mio Paese sono a posto". Ma la nostra Costituzione, che lo vieta, vale per tutti: anche per gli islamici

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La sua donna: una schiava comprata al mercato. Di cui disporre a piacimento, di cui fare ciò che si vuole, con potere di vita e di morte su di lei. Sembra una storia antica come quelle dei gladiatori. Eppu­re si ripete ancora nel Terzo millennio. Protagonista una coppia marocchina, trapiantata in Italia, a Montecchio,in Emilia. L’immi­grato viveva da tempo in Italia e all’inizio del 2009, dopo il matrimo­nio a Casablanca, era stato raggiunto dalla moglie ventiduenne. Ora è in cella e deve rispondere di maltrattamenti in famiglia, vio­lenza, lesioni, violenza sessuale.

Un marocchino che picchia la moglie non fa quasi più notizia in Italia. Abbiamo purtroppo dovuto commentare casi ben più gravi, addirittura l'uccisione di una moglie o di una figlia sulla base di motivazioni assolutamente incomprensibili e inaccettabili per la legge e per il costume italiano. Questa volta, però, non sarà inutile tornarci sopra, per due aspetti particolari. Il primo è che si tratta di un caso non di una singola esplosione di violenza motivata da una ragione particolare, ma di maltrattamenti continuati e gravissimi da parte di un marocchino che vive da parecchio tempo in Italia e che la giovane moglie, sposata con regolare contratto a Casablanca, ha poi raggiunto nella sua sede italiana. Un uomo, quindi, violento e brutale di per sé, a prescindere dalla sua cultura e dal comportamento della moglie. Ci chiediamo perciò: che mestiere fa questa persona? A che titolo, per quali meriti è ammesso a vivere regolarmente in Italia? Come mai è stato concesso il ricongiungimento familiare? Siamo pieni di psicologi, di assistenti sociali nelle nostre strutture sanitarie: nessuno segue e assiste il processo di adattamento psicologico degli immigrati?

Il secondo aspetto è quello che riguarda noi, e soprattutto i nostri politici, i quali si sono sempre rifiutati di riflettere sull'abisso che esiste fra la società europea e quella musulmana. La nostra è una civiltà sostanziata dall'unico concetto laico di diritto esistente nell'antichità, quello creato da Roma, sul quale si è poi radicato il dettato evangelico che ha messo alla pari uomini e donne condannando ogni discriminazione e ogni gesto di violenza (ovviamente padri e mariti violenti ce ne sono sempre stati, ma si trattava appunto di casi singoli diventati sempre più rari). Quale punto di contatto può esistere con la cultura musulmana? Maometto ha costruito il Corano sui primi cinque Libri della Bibbia (i più antichi), riguardanti una popolazione di pastori nomadi il cui senso della giustizia si fondava sulla legge del taglione, ossia sulla pena fisica.

Su questo «diritto» è basata la legge islamica. «La donna è di un grado inferiore all'uomo», recita la Sura della Vacca. Essendo inferiore, dipende dagli ordini dell'uomo, padre o marito che sia, lo deve servire. Questa è la fede dei musulmani: che vivano in Marocco o in Italia non fa nessuna differenza. In che modo far capire ai musulmani che esiste un codice di diritto «laico» che non ha nulla a che fare con il Corano? Credo che sia impossibile.

I nostri politici si debbono convincere che, contrariamente a quanto prescritto dalle norme europee, le religioni vanno giudicate e criticate quando affermano o prescrivono concetti e valori che confliggono, prima che con le nostre leggi, con ciò cui noi abbiamo dato il massimo valore: l'uguaglianza delle persone, in primis l'uguaglianza fra uomo e donna. In alcuni Stati d'America si è creduto di risolvere i problemi giudiziari della numerosa popolazione musulmana permettendo l'instaurazione di tribunali coranici. Si tratta di una decisione vergognosa per una democrazia che si vanta di essere la migliore del mondo. Di fatto una cittadina americana di religione musulmana è «di un grado inferiore all'uomo».

L'Europa, ma per prima l'Italia, patria dei maggiori giuristi che siano mai apparsi nella storia, deve impegnarsi a trovare il modo, insieme alle autorità islamiche, per eliminare quest'affermazione. Sono i principi della Costituzione italiana che devono essere affermati, al di là dagli eventuali reati, affinché questa Costituzione non sia «falsa» per i musulmani che vivono da noi.

24/04/2010

Napoli, muore un immigrato per il crollo di una palazzina

Napoli, muore un immigrato per il crollo di una palazzina

Tragedia nel capoluogo partenopeo, dove l'ala d'uno stabile fatiscente ha ceduto. Un extracomunitario ha perso la vita, mentre altre due sono state estratte vive. Si cerca una quarta persona

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Tragedia a Napoli, dove ha ceduto il solaio del civico 50 di via Gianturco nella zona orientale della città. A seguito del crollo un immigrato dell'Europa dell'Est ha perso la vita, mentre altri due sono stati estratti dalla macerie e trasportati all'ospedale di Loreto Mare. Si cerca anche una quarta persona, che, con molta probabilità, aveva trovato rifugio nella palazzina abbandonata.

Lo stabile era fatiscente e da tempo veniva utilizzato come rifugio notturno per senzatetto. A lanciare l'allarme uno degli immigrati che, avendo avvertito uno scricchiolio, ha immediatamente chiamato col telefonino il 113. Sul posto sono arrivati vigili del fuoco e polizia. Traffico in tilt, dirottato con difficoltà dai numerosi agenti della polizia municipale.


17/01/2010

Ragazzo afghano di 15 anni dentro una valigia nel porto di Bari

Ragazzo afghano di 15 anni dentro una valigia nel porto di Bari

 

Immigrazione clandestina. Nascosto in auto con lui anche il fratello di 17 anni. Arrestato un cittadino greco

 

Il giovane clandestino trovato in una valigia (Ansa)
Il giovane clandestino trovato in una valigia (Ansa)

BARI - Ha nascosto due ragazzi di 15 e 17 anni, di origine afghana, nella sua auto, il più piccolo addirittura in una valigia, per farli entrare clandestinamente in Italia ma è stato arrestato nel porto di Bari dalla polizia di frontiera. Si tratta di Alexandros Lepesiotis, un cittadino greco di 42 anni, accusato di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina.

LA STORIA -L'uomo, alla guida di una Peugeot 207, era appena sbarcato dalla motonave «Sea Trade». Quando gli agenti hanno perquisito al sua auto, hanno trovato il più piccolo dei clandestini in una valigia sistemata nel bagagliaio e l'altro sotto le fodere di rivestimento del sedile posteriore sulle quali erano state successivamente sistemate delle coperte. I due ragazzi, di origini afghane, sono stati soccorsi e sono in buono stato di salute nonostante abbiano trascorso in auto tutto il tempo della traversata in mare. Per raggiungere l'Italia, uno dei due minorenni ha raccontato agli investigatori di aver pagato la somma di 2.600 euro a un connazionale in Grecia, mentre l'altro ha detto di aver lavorato come domestico per tre mesi al servizio di uno sconosciuto di origini afghane il quale, come compenso, gli ha organizzato il viaggio in Italia. I ragazzi, senza documenti, sono stati affidati al personale che collabora con l'assessorato al Welfare del Comune di Bari. Entrambi sono stati trasferiti in una comunità di Noicattaro.


30/12/2009

Ragazza aggredita nel box sotto casa, salvata dall'arrivo di un condomino

Ragazza aggredita nel box sotto casa, salvata dall'arrivo di un condomino

 

Il responsabile descritto come un immigrato di carnagione scura. Tentato stupro martedì sera in zona Cenisio. Forse in azione lo stesso uomo degli stupri di Affori e Isola

 

MILANO - Una donna di 32 anni è stata aggredita martedì sera da un uomo di colore che ha tentato di spogliarla e l'ha baciata. L'aggressore è stato messo in fuga da un condomino che si è avvicinato. L'episodio è avvenuto in zona Cenisio a Milano. Gli investigatori non escludono che questo episodio possa essere stato commesso dallo stesso uomo che ai primi di novembre ha aggredito un'altra donna in zona Affori con le stesse modalità: sorprendendola nel box di casa e riuscendo a portare a termine una violenza sessuale dopo averla rapinata. La descrizione combacia anche con quella dell'aggressore che ha colpito per strada al quartiere Isola.

L'AGGRESSIONE - La donna è rientrata a casa con la sua auto e, secondo quanto ha raccontato alla Polizia, è stata aggredita da un uomo alto circa 1.70, dalla carnagione scura, all'apparenza africano, che le ha strappato la catenina d'oro, un bracciale d'argento, e si è fatto consegnare 100 euro. Dopo averla rapinata l'ha spinta nell'auto e l'ha palpeggiata e baciata. La giovane ha gridato e chiesto aiuto colpendo il vetro della macchina. Un condomino, Francesco R., 45 anni, è stato attirato dalle urla e da uno zainetto abbandonato dall'aggressore nel box. Nella fuga l'uomo ha spintonato il condomino, è riuscito a recuperare lo zaino e poi si è dileguato scavalcando un cancello. Sul posto è stato chiesto l'intervento del 113. La vittima non ha riportato lesioni, ma si è rivolta al centro antiviolenze del Policlinico Mangiagalli di Milano per un aiuto psicologico.

I PRECEDENTI - Secondo gli inquirenti, l'aggressore potrebbe essere lo stesso responsabile di due episodi analoghi avvenuti a novembre, in via Pellegrino Rossi (Affori) e in via Borsieri (Isola). Nel primo caso la vittima, aggredita nello scantinato in casa, aveva attirato l'attenzione dei condomini spegnendo i contatori della luce, mentre in via Borsieri angolo via Pepe una ventunenne era stata rapinata, trascinata in un parcheggio e costretta a un rapporto orale dal suo aggressore.


07/08/2009

Un cittadino bengalese accoltellato nel negozio di alimentari dove lavorava

Un cittadino bengalese accoltellato nel negozio di alimentari dove lavorava

 

TOR BELLA MONACA. L'uomo è ricoverato in prognosi riservata. Fermati tre degli aggressori, identificato anche un dodicenne

 

Il negozio dove è avvenuta l'aggressione (foto Mario Proto)
Il negozio dove è avvenuta l'aggressione (foto Mario Proto)

Un immigrato di origine bengalese, di 23 anni, è stato aggredito mercoledì pomeriggio all'interno del negozio di frutta e verdura dove lavora in via Villabate, nel quartiere di Tor Bella Monaca, alla periferia di Roma. L'uomo è stato colpito con calci e bastoni e con un arma da taglio da un gruppo di italiani ed è stato poi trasportato al Policlinico di Tor Vergata dove è stato ricoverato in prognosi riservata per un trauma cranico, una ferita lacero contusa alla testa e due ferite da taglio al fianco destro. Secondo le prime ipotesi d'indagine, l'agguato sarebbe scattato come vendetta perché il giovane avrebbe fatto un commento a una ragazza, legata a uno degli appartenenti al branco.

TENTATO OMICIDIO - Nel giro di poche ore fermati i presunti aggressori sono stati identificati e e fermati dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Frascati e quelli del Nucleo Investigativo di Roma e della Compagnia di Frascati. Si tratta di tre uomini, un diciottenne, un diciannovenne e un trentottenne fermati con l'accusa di tentato omicidio. Al raid avrebbe preso parte anche un ragazzino di 12 anni, che per la sua età non è però imputabile. Sul movente dell'agguato sono in corso le indagini dei Carabinieri che, per ora, tendono ad escludere la natura razzista. Alcuni testimoni hanno confermato l'ipotesi legata a una battuta del giovane nei confronti di una ragazza, cliente del negozio di frutta, altri tendono invece ad escluderla.

I TITOLARI DEL NEGOZIO - Stupore da parte dei titolari del negozio di frutta e verdura. «Abbiamo aperto questo negozio circa 4 mesi fa. Non abbiamo mai avuto problemi nel quartiere». A raccontarlo una dei fratelli Mollah, titolari dell'omonima frutteria. All'indomani dell'aggressione nel negozio, con due ingressi su via di Villabate e un'insegna «Mollah alimentari» scritta con vernice rossa sul muro, sembra una giornata come tutte le altre. «Abdul ci aiuta qui in negozio da circa un mese - prosegue l'uomo che non era presente al momento dell'aggressione- da quando mia sorella è tornata nel nostro paese. È un bravo ragazzo, non ha mai creato problemi. So che gli aggressori hanno avvicinato Abdul qui fuori - prosegue - lui ha cercato di scappare ma è stato picchiato e si è accasciato per terra davanti ad un bar. Oggi sono andato a trovarlo e mi ha detto di sentirsi meglio e di aver riconosciuto dalle foto alcuni degli aggressori». Anche nel bar di via Ravanusa parlano di Abdul come «un bravo ragazzo, una persona silenziosa che non da fastidio a nessuno». Ieri pomeriggio quando Abdul si è accasciato davanti all'ingresso del locale c'era solo il figlio della titolare: «L'ho visto barcollare e accasciarsi per terra - dice il ragazzo - non ho visto gli aggressori perché penso siano scappati prima che lui arrivasse qui davanti. Mi dispiace per l'accaduto perché Abdul è un nostro cliente abituale e non da fastidio a nessuno, quindi non credo ci possano essere ipotetiche storie di ragazze infastidite».

I TESTIMONI - «Ho sentito qualcuno che piangeva in strada e mi sono affacciata dalla finestra. A quel punto ho visto un ragazzo per terra in un lago di sangue», ha raccontato una signora che abita nelle vicinanze. «Aveva delle ferite sulla testa e dei tagli sul corpo - prosegue la donna - c'era gente affacciata che si è precipitata in strada e poco dopo sono arrivati i soccorsi. È un ragazzo che conosco di vista, abita qui in zona e spero che stia bene. È assurdo che accadano cose del genere in pieno giorno». D'accordo anche altri residenti della zona di Tor Bella Monaca vecchia. «Siamo completamente abbandonati - dice un'altra residente e madre di una 14enne - servono controlli da parte della polizia e dei carabinieri. Altro che ronde, questo quartiere fa davvero paura». Una ragazza fa notare che nessuno è accorso in aiuto dell'aggredito. «So che aveva dato fastidio ad una ragazza della zona, una diciassettenne fidanzata da tempo con un ragazzo del quartiere. Lei ha raccontato tutto e da lì è stata organizzata una spedizione punitiva», spiega la ragazza che ha assistito all'aggressione. «Secondo me non c'è nulla di razzista, sarebbe successo anche con un italiano - aggiunge - ieri pomeriggio lo hanno preso a bastonate in testa lasciando quattro bastoni per terra spezzati a metà e ricoperti di sangue. La cosa assurda è che qui tutti hanno paura e non hanno mosso un dito finché non sono arrivati i soccorsi».


18/06/2009

Ricorso immigrato contro Atm respinto dal giudice del lavoro

Ricorso immigrato contro Atm respinto dal giudice del lavoro

 

Soddisfatta L'azienda dei trasporti: «tutto come previsto». La motivazione: «Ci dispiace, ma non ha presentato la domanda». Il legale: «Ora la presenteremo»

 

Moha­med Hailowa, 18 anni, elettricista
Moha­med Hailowa, 18 anni, elettricista

MILANO - Il giudice del Tribunale del lavoro di Milano, Maria Gabriella Mennuni, ha respinto il ricorso presentato da Mohamed Hailowa, marocchino di 18 anni, contro l'Atm (Azienda di trasporti milanesi), nel quale lamentava di non potere essere assunto in base a un decreto regio del 1931 che prevede la cittadinanza italiana o europea per lavorare nelle concessionarie del trasporto pubblico. La motivazione: il ragazzo non ha mai presentato la domanda di assunzione.

ATM SODDIFATTA, L'AVVOCATO RECLAMA - L'Atm esprime «soddisfazione» per l'ordinanza del giudice. «Siamo soddisfatti del risultato - spiega l'azienda in una nota -. Come ampiamente previsto è stato rigettato il ricorso». «A questo punto presentiamo la domanda di assunzione, e vediamo che succede», annuncia invece il legale di Hailowa, l'avvocato Alberto Guariso. Il legale ha aggiunto che lunedì presenterà reclamo contro la decisione del giudice che «contrasta con alcune sentenza della Corte di giustizia europea». «Una volta che l’Atm dichiara in giudizio che non vuole nè può assumerlo - ha chiarito l’avvocato - il giudice deve decidere nel merito, non può tirarsi indietro come ha fatto».

«NON HA FATTO DOMANDA» - Nelle motivazioni dell'ordinanza il giudice spiega che manca l'interesse ad agire da parte del giovane marocchino «difettando il requisito della concretezza che sarebbe stato raggiunto attraverso la presentazione alla convenuta (l'Atm, ndr) della domanda di assunzione». Il giovane, infatti, che voleva lavorare nell'azienda come operaio elettricista, non ha mai presentato la domanda, ma ha letto sul sito dell'azienda il bando di concorso vedendo che potevano essere assunti solo cittadini italiani o europei. Per questo ha deciso di presentare il ricorso. Il giudice nelle motivazioni però chiarisce che «il contenuto di un bando di concorso non sembra rappresentare un serio ostacolo alla semplice presentazione di una domanda di ammissione».

IL REGIO DECRETO - I legali del giovane (regolare in Italia), gli avvocati Alberto Guariso e Lidio Neri, avevano chiesto al giudice nel loro ricorso di dichiarare implicitamente abrogata la norma del regio decreto e quindi di far rimuovere il requisito di cittadinanza e, in subordine, di sollevare la questione di legittimità costituzionale davanti alla Consulta. Avevano parlato anche di «comportamento discriminatorio» da parte dell'azienda. Il giudice, nelle motivazioni dell'ordinanza, spiega che «solo una volta che sia stata presentata la domanda di partecipazione o ammissione diventa possibile per il giudice l'esame di quell'atto amministrativo presupposto di cui si deduce l'effetto discriminatorio». Nulla esclude infatti che, secondo il giudice, «il ricorrente possa avere accesso ad altro posto di lavoro e non avere più interesse a coltivare l'intenzione di lavorare» per l'azienda. Dunque, a parere del giudice, «sembra abnorme ordinare alla convenuta così come richiesto di accettare e valutare una domanda del ricorrente non ancora presentata», ricorrente che «si è limitato a sottoporre al giudice un astratto quesito giuridico».

LA DISCRIMINAZIONE: «VA APPROFONDITA» - Secondo il magistrato, tuttavia, «la questione per i suoi risvolti giuridici e sociali» merita «certamente un maggiore approfondimento nel merito», ma in questo caso «con profondo rincrescimento, deve fermarsi all'accertamento negativo della sussistenza delle condizioni» per il ricorso.


01/02/2009

Immigrato picchiato e bruciato a Roma

Immigrato picchiato e bruciato a Roma
 
Un gruppo ha assalito all'alba il senzatetto che dormiva L'indiano era solito dormire nell'atrio della stazione di Nettuno. Probabile aggressione xenofoba
 

ROMA - Selvaggia aggressione all'alba ai danni di un senzatetto, di origini indiane, che era solito dormire nell'atrio della stazione ferroviaria di Nettuno (Roma). L' uomo, 35 anni, è ricoverato in gravissime condizioni all'ospedale Sant'Eugenio di Roma. Un gruppo (di vigliacchi n.d.r.) lo ha assalito alle 4 di domenica mattina. Gli aggressori avevano con sé una bottiglia di liquido infiammabile: prima hanno selvaggiamente picchiato l'uomo, che stava dormendo, poi lo hanno cosparso di benzina e hanno appiccato il fuoco. Immediato l'intervento dei carabinieri, che hanno soccorso la vittima. L'uomo è stato accompagnato dal 118 al pronto soccorso dell'ospedale di Anzio e trasferito subito dopo al Centro grandi ustionati dell'ospedale Sant'Eugenio. Le sue condizioni sono gravissime. Sul caso indagano i carabinieri coordinati dall'autorità giudiziaria di Velletri.

AGGRESSIONE XENOFOBA - Il gesto, sottolinea un investigatore, in tutta probabilità ha una matrice razzista ed è stato premeditato e studiato nei minimi particolari. Gli aggressori infatti sono arrivati portando con sé il liquido infiammabile; sembra poco probabile quindi che si sia trattato di una rapina degenerata. I carabinieri, allertati da una persona rimasta ignota che ha telefonato al 112, hanno trovato l'indiano con le gambe già completamente ustionate e gli abiti ancora in fiamme. L'uomo è riuscito a dire pochissime parole, poi ha perso i sensi per il dolore. Nella stazione di Nettuno gli immigrati trovano spesso riparo per la notte. Ma stamani, al momento dell'aggressione razzista, l'indiano era l'unico che dormiva nella sala d'aspetto.

 

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