11/11/2009

Giustizia, patto Berlusconi-Fini «Tempi brevi per i processi»

Giustizia, patto Berlusconi-Fini «Tempi brevi per i processi»

 

Il presidente della camera: «no alla prescrizione breve». E Bersani: niente colpi di spugna. Faccia a faccia di due ore per discutere di riforme: «Immunità, se ne parli ma non sia impunità»

 

Berlusconi e Fini in una foto d'archivio
Berlusconi e Fini

ROMA - Due ore di faccia a faccia. Per parlare di giustizia. E stabilire l'agenda del governo sulla riforma dei processi. Alla fine del colloquio con Fini, Berlusconi appare soddisfatto: «È andata bene» dice il premier. Che non aggiunge altro. Poco dopo, tocca al presidente della Camera delineare, in un'intervista a SkyTg24, i punti del patto tra i due leader del Pdl. Fini annuncia innanzitutto che nei prossimi giorni sarà presentato un disegno di legge per garantire tempi brevi per i processi. «Il premier - ha assicurato il presidente della Camera - ha garantito stanziamenti in finanziaria» per il settore della giustizia. «Si è ragionato - ha spiegato Fini - sulla possibilità di presentare un ddl per definire tempi certi entro cui si deve svolgere il processo nei suoi 3 gradi. Nei prossimi giorni sarà presentato e sarà relativo alla definizione dei tempi del processo unicamente per gli incensurati». Il tempo massimo sarà «entro sei anni». Una conferma sull'iter è arrivata poi da Maurizio Gasparri, presidente dei senatori del Pdl: «I tecnici stanno preparando il disegno di legge sulla durata dei processi. Lo presenteremo nei prossimi giorni al Senato. Sarà un ddl della maggioranza ed io sarò fra i firmatari».

LE IMMUNITA' - Niente «prescrizione breve», però, ha precisato Fini. «Si tratta di un'ipotesi impraticabile» ha dichiarato, spiegando che l'idea è stata scartata per l'impatto che potrebbe avere su migliaia di processi. L'ex leader di An afferma poi che parlare di immunità parlamentare non è «uno scandalo». La terza carica dello Stato osserva: «Abbiamo in Italia un assetto di tipo legislativo originale. Mentre infatti i parlamentari nazionali non godono di alcuna immunità, quelli europei sì. Già questa considerazione dimostra che discutere dell'opportunità dell’immunità parlamentare non è un’ipotesi che deve destare scandalo». Tuttavia, precisa Fini, «non deve essere impunità: bisogna garantire che vi sia per il potere legislativo la possibilità che la Costituzione definisce, cioè di agire in piena autonomia senza per questo limitare il diritto del potere giudiziario di indagare e stabilire la verità dei fatti».

ELEZIONE DIRETTA DEL PREMIER - Fini annuncia poi che «tra le ipotesi di riforma c'è anche l'elezione diretta del capo dell'esecutivo, come in Francia o come era in Israele, non mi soffermerei su questi aspetti». «Non considero motivo di preoccupazione se il capo dell'esecutivo è eletto direttamente dal popolo - afferma Fini - è evidente però che ci vuole un contrappeso, ci vuole un rafforzamento del potere del Parlamento».

BERSANI E D'ALEMA - Il presidente della Camera parla anche del nuovo segretario del Pd, che secondo Berlusconi sarebbe già «partito male». «È stato eletto da poco e non si può certo giudicarlo per quello che ha detto - dice invece Fini - semmai lo si giudica per quello che farà». E la candidatura di Massimo D'Alema a "mister Pesc"? «Sarebbe per l'Italia una dimostrazione di grande prestigio a livello internazionale. D'Alema è un uomo che si rivelerebbe all'altezza di un compito molto, molto impegnativo».

«CANCELLARE I PROCESSI? NO» - Lo stesso Bersani è poi intervenuto sui temi della giustizia, spiegando che «se vogliono migliorare il servizio giustizia siamo qua a dire sì, se vogliono cancellare i processi in corso siamo qua a dire no». - «Noi abbiamo già fatto una riflessione attenta, per noi la riforma dell'immunità parlamentare non è da mettere all'ordine del giorno - ha pio precisato Bersani incontrando i giornalisti in Transatlantico a Montecitorio -. È necessario invece ridurre il numero dei parlamentari, riformare la legge elettorale e parametrare i costi della politica a quelli europei».


09/06/2009

Intercettazioni: il governo pone la fiducia

Intercettazioni: il governo pone la fiducia

 

Non recepite le modifiche chieste dal procuratore nazionale antimafia. Lodo Alfano: boccciata la mozione Pd per l'abrogazione dell'immunità per le 4 più alte cariche dello Stato

 

Angelino Alfano (Epa)
Angelino Alfano (Epa)

ROMA - «C’è l’accordo di maggioranza sul testo e il governo porrà la questione di fiducia sul disegno di legge sulle intercettazioni». Lo ha annunciato il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, al termine della riunione con i ministri Maroni, Vito e Calderoli, i presidenti dei deputati di Pdl e Lega, il presidente della commissione Giustizia, Giulia Bongiorno, e l'on. Niccolò Ghedini, avvocato di Berlusconi e componente della stessa commissione. Nel maxiemendamento su cui il governo porrà la fiducia non dovrebbero essere state recepite le modifiche chieste dal procuratore nazionale antomafia, Piero Grasso. «Il testo è quello uscito dalla commissione Giustizia con un solo chiarimento tecnico», ha spiegato Ghedini.

LODO ALFANO - Nel frettempo la Camera ha bocciato la mozione del Partito democratico, presentata dal segretario Dario Franceschini, che chiedeva al governo di abrogare il lodo Alfano. L'Idv ha chiesto e ottenuto il voto separato delle tre parti di cui si componeva il dispositivo. Il primo conteneva la richiesta di cancellare la norma che garantisce l'immunità per le quattro più alte cariche dello Stato fin quando restano in carica. Nella mozione Franceschini chiedeva all’esecutivo di «sollecitare e favorire un confronto tra maggioranza e opposizione per discutere immediatamente la riforma della II parte della Costituzione» che riproduca la bozza Violante approvata dalla commissione affari Costituzionali di Montecitorio nella scorsa legislatura.